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	<title>carvacrolo Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>carvacrolo Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Lippia nodiflora</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lippia-nodiflora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 11:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Lippia nodiflora, detta anche Lippia repens,  è una pianta perenne rustica evidentemente tappezzante, molto apprezzata da tutti coloro che hanno un giardino oppure dei vasi sospesi da riempire di verde e di fiori che verso la tarda primavera spuntano e durano fino all’autunno inoltrato. Produce piccoli fiori di colore lilla-rosa, che formano tappeti erbosi &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Lippia nodiflora, </strong>detta anche <strong><em>Lippia repens,</em></strong>  è una pianta perenne rustica evidentemente tappezzante, molto apprezzata da tutti coloro che hanno un giardino oppure dei vasi sospesi da riempire di verde e di fiori che verso la tarda primavera spuntano e durano fino all’autunno inoltrato. Produce piccoli fiori di colore lilla-rosa, che formano tappeti erbosi fioriti che resistono a temperature sotto lo zero ed al calpestio.</p>
<p>Oltre a <em>Lippia repens</em>  o <em>Lippia nodiflora</em> la pianta ha diversi nomi comuni,  viene infatti chiamata  la <strong>frutta rana</strong>, <strong>pianta a dente di sega</strong>, <strong>fogfruit </strong>o <strong>groviglio di tacchino</strong>, <strong>Erba di San Luigia minore</strong>.</p>
<p>Il nome generico deriva dal greco φῦλον (tribù) ed è riferito alle fitte colonie dei fiori che spuntano in assembramenti così fitti da apparire da lontano come una piccola grande tribù di colori. L’epiteto specifico <em>nodiflora </em>invece deriva dal latino dall’unione di due parole <em>nōdus</em> (nodo, giuntura) e da <em>flos </em>(fiore) ovvero fiori sui nodi e descrive in parte la forma che la pianta assume.</p>
<p>Il genere Lippia prende il nome da Augustin Lippi (1678-1701), medico e naturalista francese morto giovanissimo, ucciso durante una spedizione in Abissinia. <em>Nodiflora</em> deriva dal latino, dall’unione di due parole <em>nōdus</em> (nodo, giuntura) e da <em>flos</em> (fiore) ovvero fiori sui nodi</p>
<p>Il genere comprende circa 200 specie tropicali di arbusti distribuiti in tutto il mondo. Queste piante sono fragranti a causa del loro contenuto di oli essenziali, la cui composizione varia a seconda della specie, che può includere <strong>estragolo</strong>, <strong>carvacrolo</strong>, <strong>linalolo </strong>o <strong>limonene</strong>.</p>
<p>Si tratta di una pianta erbacea di piccole dimensioni appartenente alla famiglia delle <em>Verbenaceae </em>originaria dell’America meridionale. In Europa e anche in Italia è diffusa da molto tempo e cresce in modo anche spontaneo soprattutto dove può godere di un clima mite come quello mediterraneo. Il portamento di questa pianta è tappezzante o ricadente, non arriva quindi a grandi altezze ma cresce molto velocemente in orizzontale sul terreno, ricoprendo ampie superfici in un tempo relativamente breve.</p>
<p>Le radici non sono molto profonde mentre la parte aerea consiste in una serie di fusti molto sottili che si allungano quasi strisciano sul terreno e man mano che guadagnano centimetri emettono piccole radici che attecchiscono e via così, fino a ricoprire metri quadrati interi.</p>
<p>Sugli steli spuntano poi le foglie, a coppie opposte, con piccioli corti a forma di cuneo e con una forma ovale e il margine che può essere sia dentellato che frastagliato. Il colore delle foglie può variare a seconda della tipologia di <em>Lippia nodiflora</em> e dell’ambiente in cui essa si trova a proliferare. Possono essere di colore blu-verde ma quando affrontano inverni rigidi allora diventano brunastre e possono anche cadere.</p>
<p>Nella tarda primavera spuntano anche i fiori che sono di piccole dimensioni e di vari colori, che possono spaziare dal giallo al rosa porpora, oppure al bianco rosato. Hanno una delicata corolla di 5 petali e sono profumatissimi, restano per circa due mesi e piacciono molto sia alle api che alle farfalle. Molto meno appariscenti dei fiori ma ci sono anche i fiori che sono delle capsule con due celle contenenti dei semi grigi. Cadono a terra quando maturi e danno vita a delle nuove piantine sempre più tappezzanti tanto che è possibile tranquillamente parlare di “colonie” di <em>Lippia nodiflora</em>.</p>
<p>Questa pianta si adatta a qualsiasi tipologia di terreno e di pH, anche se predilige quello sciolto, asciutto, ben drenato, e ricco di nutrienti; produce abbondanti fioriture dalla tarda primavera fino all’autunno inoltrato, da Maggio a Ottobre.</p>
<p>Alla pianta sono state riconosciute <strong>proprietà calmanti, antibatteriche, diuretiche, e refrigeranti</strong>.</p>
<p>In erboristeria, <strong>il succo della pianta viene consigliato per sedare la tosse e lenire i sintomi dell’influenza, del raffreddore</strong>, nel trattamento di disturbi gastrici e di suppurazione.</p>
<p>Una precisa varietà di Lippia, la <strong><em>Lippia dulcis</em></strong>, è poi anche un dolcificante per i diabetici e, sapendo di menta, viene sfruttata anche per dentifrici e collutori rinfrescanti.</p>
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		<title>Stregonia siciliana &#8211; Sideritis syriaca</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/stregonia-siciliana-sideritis-syriaca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 16:41:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Polygonatum odoratum (Miller) Druce, conosciuto come Sigillo di Salomone, appartenente alla famiglia delle Liliaceae è una pianta erbacea perenne, alta anche 50 cm, con rizoma strisciante. I fusti sono da eretti ad arcuati, lisci ma angolosi. Le foglie sono alterne, quelle inferiori lungamente ovate le superiori più lanceolate, ruvide e di colore verde chiaro. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il<em> Polygonatum odoratum (Miller) Druce</em>, conosciuto come <strong>Sigillo di Salomone</strong>, appartenente alla famiglia delle <em>Liliaceae</em> è una pianta erbacea perenne, alta anche 50 cm, con rizoma strisciante. I fusti sono da eretti ad arcuati, lisci ma angolosi. Le foglie sono alterne, quelle inferiori lungamente ovate le superiori più lanceolate, ruvide e di colore verde chiaro.<br />
I fiori, piccoli e profumati come quelli del Giacinto, nascono all&#8217;ascella delle foglie, sono biancastri e tubulosi, retti da un sottile, corto peduncolo. Il frutto, autunnale, è una bacca globosa di colore bluastro, pruinosa. Contiene 1-3 semi, grinzosi. Cresce nei boschi della zona montana e submontana. E’ adatta a tappezzare le zone ombreggiate dei giardini con la sua splendida fioritura bianca e profumata che contrasta con il fogliame verde.</p>
<p>Il nome generico <em>Polygonatum</em> deriva dai termini greci πολύς, πολλή, πολύ (= molto) e γόνυ, γόνατος (= ginocchio, nodo) a indicare i rami nodosi e angolosi delle piante di questo genere. Il nome volgare, Sigillo di Salomone, dato alla pianta è riferito alla forma particolare dei segni circolari o cicatrici, simili a un sigillo, lasciati sul rizoma dalla pianta quando essicca.</p>
<p>In Italia il <em>Polygonatum</em> viene chiamato comunemente anche <strong>Ginocchietto</strong>.</p>
<p>Secondo antiche credenze popolari coltivare il Sigillo di Salomone in vaso o nel giardino è di buon augurio e serve a tenere lontano dalla propria casa sventure e spiriti maligni.</p>
<p>Di questa pianta, che fiorisce tra aprile e giugno nel periodo primaverile, si utilizzano soprattutto le radici per la preparazione di rimedi naturali utili sia in ambito estetico sia digestivo. Tra i suoi <strong>principi attivi</strong> si annoverano mucillagine, <strong>glucochinina </strong>(molto utile per la salute grazie alla sua azione ipoglicemizzante), <strong>gomma arabica</strong>, <strong>saponine</strong>, <strong>tannini</strong>, <strong>idrocolloidi </strong>e <strong>asparagina</strong>.</p>
<p>Dal Sigillo di Salomone si ricavano prevalentemente <strong>tisane e impasti curativi</strong> da applicare sulla pelle, i cosiddetti <strong>cataplasmi</strong>, che rappresentano soluzioni efficaci del tutto naturali fin da tempi remoti.</p>
<p><strong>Tutta la pianta è velenosa, in particolare rizomi e frutti. </strong></p>
<p>Alla pianta vengono attribuite le seguenti <strong>proprietà: </strong><strong>bechica, cardiotonica, diuretica, ipoglicemizzante, lenitiva, oftalmica, risolvente, sedativa, tonica</strong>.</p>
<p>Molto note sono le sue qualità digestive e la <strong>capacità di limitare l’assorbimento di glucosio</strong>, così come gli effetti benefici per il benessere delle vie urinarie grazie alla presenza dell’<strong>asparagina</strong> che <strong>stimola la diuresi</strong>. A questi vantaggi si aggiunge la capacità di garantire il benessere dell’intestino e contrastare la stipsi, grazie al potenziale benefico dell’asparagina, ma non mancano qualità vantaggiose anche per favorire la digestione e dare sollievo allo stomaco appesantito. Infine, tra i vantaggi che derivano dall’uso di questa pianta si può inserire anche la cura dei reumatismi.</p>
<p>Inoltre, il Sigillo di Salomone vanta <strong>qualità cicatrizzanti</strong> e favorisce il rinnovamento delle cellule, agevolando e velocizzando la guarigione delle ferite. Molto efficace, inoltre, è il potere schiarente di questa pianta che riduce visibilmente le macchie cutanee in modo naturale. Risorsa naturale per ridare luminosità alla pelle, il Sigillo di Salomone può essere adoperato per creare preparati efficaci per <strong>schiarire le macchie cutanee</strong>, inestetismi spesso causati dall’esposizione al sole, da fattori ormonali o dall’assunzione di terapie farmacologiche in modo prolungato.</p>
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		<title>Origano Cretico &#124; Origanum Onites</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/origano-cretico-origanum-onites/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 18:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[carvacrolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Origanum onites, noto anche come origano cretico, origano turco, pot marjoram e rίgani in lingua greca (Ελληνική ρίγανη), è una pianta è erbacea perenne della famiglia delle Labiatae, conosciuto come maggiorana comune; si coltiva per il caratteristico odore aromatico simile a quello della maggiorana bianca. Pianta del genere Origanum  si trova in Sicilia (solo nella &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Origanum onites</em>, noto anche come <strong>origano cretico</strong>, <strong>origano turco</strong>, pot marjoram e <strong>r</strong><strong>ί</strong><strong>gani</strong> in lingua greca (<em>Ελληνική</em> <em>ρίγανη</em>), è una pianta è erbacea perenne della famiglia delle <em>Labiatae</em>, conosciuto come <strong>maggiorana comune</strong>; si coltiva per il caratteristico odore aromatico simile a quello della maggiorana bianca.</p>
<p>Pianta del genere <em>Origanum</em>  si trova in Sicilia (solo nella zona di Catania e Siracusa), Grecia e Turchia. Ha un sapore simile a quello dell&#8217;origano e il suo olio essenziale è distinguibile da quello di altre specie come ad esempio l&#8217;origano greco (<em>Origanum vulgare</em> ssp. hirtum) ed ha capacità antimicrobiche.</p>
<p>Il termine <em>Origanum</em> viene dal greco ὄρος <em>óros</em> monte e da γάνος <em>gános</em> ornamento, piacere: splendore del monte, riferimento all&#8217;habitat naturale; il termine <em>onites</em> viene dal greco ὄνος <em>ónos</em> asino: degli asini.</p>
<p>L’<em>Origanum onites</em> ha fusto eretto, legnoso alla base, ramoso-corimboso nell’infiorescenza, con fitti peli papillosi di 0,1-0,2 mm e sparse setole patenti di 1,0-1,5 mm. Foglie sessili o quasi ovate o subrotonde (4-9 x 7-9 mm), troncate o cordate alla base. Spighe dense, ovate (5-6 x 7-9 mm); brettee ovali rombiche, le inf. di 3 x 4,5 mm, cigliate sul bordo; calice 2-3 mm; corolla bianca (gialla nel secco). Cresce su rupi, muri, incolti aridi da 0 a 300 m. Fioritura: da giugno a settembre.</p>
<p>L&#8217;origano onite è noto anche per le sue proprietà medicinali avendo un contenuto di <strong>fenoli, timolo e carvacrolo</strong>. L&#8217;olio essenziale c<strong>ontiene sostanze dall&#8217;azione sedativa, antireumatica, antispastica e carminativa</strong>. In erboristeria è consigliato in caso di disturbi digestivi, dolori muscolari, infezioni respiratorie come laringite, tosse ecc.</p>
<p>L&#8217;<em>Origanum onites </em>si utilizza in cucina come <strong>aromatizzante</strong>, soprattutto d&#8217;inverno, in mancanza della maggiorana gentile. Le foglie vengono utilizzate sia fresche che secche. Si raccolgono le foglie e le estremità all&#8217;inizio della fioritura e vengono fatte essiccare in un luogo ombroso e ventilato. Ha un aroma e sapore inferiore all&#8217;Origano officinale. E&#8217; particolarmente adatto nella salsa di pomodoro, sulla pizza, nelle grigliate, nei formaggi, nelle insalate di pomodori, per conservare ortaggi sotto olio e sotto aceto. L&#8217;Origano onite, essiccato, va aggiunto a fine cottura in modo che possa mantenere tutte le sue proprietà aromatiche. Unito a Basilico, Timo e Rosmarino sostituisce il sale.  Ha un gusto più delicato dell&#8217;Origano officinale.</p>
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		<title>Fiordaliso &#124; Centaurea Cyanus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/fiordaliso-centaurea-cyanus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 12:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fiordaliso (nome scientifico Centaurea cyanus L., 1753) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia Asteraceae originaria dell’America del nord, Europa ed Asia. E&#8217; una pianta annuale con una radice fusiforme di colore giallo; il fusto, abbastanza ramificato e tomentoso, è alto fino a 80 cm.; le foglie sono verdastre o più spesso bianche per &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>fiordaliso</strong> (nome scientifico <em>Centaurea cyanus</em> L., 1753) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia <em>Asteraceae </em>originaria dell’America del nord, Europa ed Asia. E&#8217; una pianta annuale con una radice fusiforme di colore giallo; il fusto, abbastanza ramificato e tomentoso, è alto fino a 80 cm.; le foglie sono verdastre o più spesso bianche per un denso tomento; quelle inferiori sono pennato-partite e hanno i segmenti lineari acuminati, fra i quali il terminale è più grande e più allungato degli altri; le foglie superiori, semplici e sessili, sono alterne lungo il fusto, hanno forma lanceolato-lineare e sono lungamente acuminate all&#8217;apice; i fiori sono riuniti in capolini solitari all&#8217;apice dei rami; questi hanno un involucro di numerose brattee con il margine nerastro e variamente sfrangiato all&#8217;apice; i fiori situati alla periferia del capolino hanno la corolla tubulare molto lunga e divisa alla fauce in cinque lobi e sono azzurri; i fiori interni sono molto più piccoli e di colore porporino; il frutto è un achenio biancastro cilindrico, incavato e pelosetto alla base; nella parte superiore è inserito il pappo, lungo quanto l&#8217;achenio e formato da numerose serie di setole di differente lunghezza.</p>
<p>Il nome generico, di antico uso, è di etimologia incerta: potrebbe riferirsi al mitologico centauro Chirone (la leggenda narra che Chirone venne colpito ad un piede da una freccia avvelenata scagliata da Hercules; grazie ad un impacco di fiori di Fiordaliso riuscì a rimettersi in piedi) oppure essere assonante con il greco “kéntron” (pungolo) per la forma dei boccioli; il nome specifico deriva dal greco “kyanos” (turchino), per il colore dei fiori esterni.</p>
<p>Il Fiordaliso è originario delle regioni asiatiche che si affacciano sul Mediterraneo. In Italia è stato introdotto in epoca preromana; cresce dalla regione mediterranea fino a quella montana; si trova nei luoghi erbosi, nelle ghiaie e negli incolti, ma il luogo dove è più comune sono i campi di grano dove però non siano stati usati diserbanti chimici. Per questo motivo è anche chiamato <strong>garofano del grano</strong>. Il suo nome fa riferimento al fatto che cresce nei campi coltivati o seminati, mentre <em>cyanus</em> fa riferimento al suo colore blu. Il fiordaliso è uno dei pochi fiori veramente blu. Il suo nome inglese è <em>Cornflower</em>; <strong>è il fiore nazionale dell’Estonia e rappresenta la resistenza contro il comunismo</strong>.</p>
<p>Il fiordaliso contiene soprattutto nei semi il <strong>timolo</strong>, poi <strong>carvacrolo</strong>, <strong>mucillaggini</strong>, <strong>resine</strong>, tannini, sali, lipidi, <strong>centaurina</strong> flavonoidi e composti amari.</p>
<p>Le proprietà benefiche del fiordaliso sono note sin da tempi antichissimi. Gli estratti dei fiori, in particolare, svolgono un’<strong>azione espettorante</strong> ed <strong>anti infiammatoria</strong> in quanto disinfetta le mucose della bocca e della gola e svolge un’attività decongestionante dei bronchi. Inoltre stimola l’espulsione del catarro e calma la tosse persistente. La pianta inoltre ha <strong>effetto diuretico</strong>, <strong>depurativo, tonico ed astringente intestinale</strong>.</p>
<p>In fitoterapia, trova applicazione soprattutto per la cura degli occhi (congiuntiviti, blefariti, orzaioli) e per le palpebre arrossate. I colliri a base di fiordaliso sono ideali per gli occhi arrossati o affetti da congiuntivite.</p>
<p>L’infuso, inoltre, è un ottimo trattamento per combattere la forfora. Utilizzato sui capelli come risciacquo finale dopo lo shampoo dona lucentezza e riflessi azzurri ai capelli grigi o bianchi e attenua le alterazioni del cuoio capelluto.</p>
<p>In cucina, il gusto del fiordaliso ricorda il carciofo. Del fiordaliso generalmente si raccoglie tutta la pianta tenera prima della fioritura (i giovani virgulti si consumano nelle zuppe di verdura). I petali dei fiori sono commestibili e decorativi nelle insalate.</p>
<p>Dai fiori si estrae un colorante utilizzato sia in pasticceria sia in passato dai miniaturisti per ottenere colori dal violetto all&#8217;azzurro.</p>
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		<title>Cataria &#124; Nepeta Cataria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cataria-nepeta-cataria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 12:55:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gattàia, gattària, erba gatta o erba gattaria (nome scientifico Nepeta cataria L., 1753) è una piccola pianta perenne erbacea aromatica dai delicati fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Il nome generico (Nepeta) si trova per la prima volta negli scritti di Gaio Plinio Secondo, scrittore e naturalista romano, e deriva da un antico &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>gattàia</strong>, <strong>gattària</strong>, <strong>erba gatta</strong> o <strong>erba gattaria</strong> (nome scientifico <em>Nepeta cataria</em> L., 1753) è una piccola pianta perenne erbacea aromatica dai delicati fiori labiati appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>.</p>
<p>Il nome generico (<em>Nepeta</em>) si trova per la prima volta negli scritti di Gaio Plinio Secondo, scrittore e naturalista romano, e deriva da un antico nome latino per una pianta aromatica originaria di Nepi (Etruria), oggi Viterbo, nel Lazio. L&#8217;epiteto specifico (<em>cataria</em>) deriva dal tardo latino &#8220;<em>cattus</em>&#8221; o &#8220;<em>cathus</em>&#8221; (= dei gatti, relativa ai gatti). Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778).</p>
<p>E’ una pianta erbacea perenne, ermafrodita, munita di radici tuberose da cui si dipartono i rizomi; è alta dai 35 cm, ma può anche raggiungere i 200 cm. Il fusto è eretto, tetragono, tormentoso, ramoso e di colore rosso nella parte abassiale. Le foglie sono opposte e picciolate. Inferiormente il picciolo è lungo da 1 a 3,5 cm, mentre man mano che si sale lungo il fusto, il picciolo si accorcia. La lamina fogliare superiore è lucida, verde chiaro e quasi glabra, mentre quella inferiore è grigiastra e pubescente. La forma della lamina è triangolare-ovata a base cordata, mentre il margine è dentato-crenato. le foglie possiedono brattee picciolate. L’infiorescenza è ramosa e forma verticillati con un peduncolo, sono presenti bratteole. Il calice è zigomorfo, di 5-8 mm e di colore verde-violetto, ricoperto di peli, mentre la corolla è bianca o lilla pallido di 5,5-9 mm, con labbro superiore a 2 lobi e quello inferiore a 3. La fioritura avviene tra Giugno e Agosto. La pianta cresce nei luoghi incolti, ai margini di sentieri collinari, presso macerie e vecchi muri. Cresce bene in pieno sole e su terreno piuttosto sabbioso. Si propaga per seme o anche per divisione della radice di individui già formati.</p>
<p>Coltivata come ornamentale, contiene un <strong>olio repellente</strong> per gli insetti e mentolo.</p>
<p>Per i felini la pianta rappresenta una vera e propria “<strong>droga</strong>”, seppur benefica, perché non ha effetti nocivi e non dà alcuna dipendenza. L’erba gattaia ha infatti la nomea di far impazzire i gatti, ma in generale la maggior parte dei felini. La reazione consiste in annusate e leccate che evolvono anche in scuotimenti della testa, sfregamenti del mento e del corpo attorno alla fonte del profumo che proviene dall’olio essenziale contenuto nella pianta e che si sprigiona, come per tutte le piante essenziere, allo sfregamento delle foglie. La motivazione che si è ipotizzata è quella che l’odore della pianta ricordi quello dell’urina del felino domestico e che quindi i gatti lo associno al corteggiamento, comportandosi di conseguenza.</p>
<p>I principali componenti dell’olio essenziale contenuto nella Nepeta gattaia sono il <strong>carvacrolo </strong>ed il <strong>timolo</strong>, molecole ad azione espettorante ed anticatarrale. La Nepeta contiene inoltre una sostanza fitochimica chiamata <strong>nepetalactone, </strong>che ha la capacità di esercitare un effetto calmante sul sistema nervoso centrale.</p>
<p>Nel Medioevo la Nepeta era utilizzata come <strong>tonico rilassante</strong> ed è stata una delle principali piante curative coltivate dai monaci nei giardini dei monasteri. Si consigliava in decotto, addolcito con il miele,<strong> per alleviare la tosse</strong>, ma veniva anche utilizzata per medicare lividi, irritazioni del cuoio capelluto e lesioni alla cute; somministrata ai lattanti, era in grado di alleviare le coliche gassose, gas intestinali e ansia. Gli Indiani d’America la utilizzavano per spasmi, raffreddore e tosse, orticaria, foruncoli, edemi.</p>
<p>L’erboristeria moderna raccomanda <strong>la Nepeta per curare i disturbi di stomaco, dolori mestruali, risolvere le coliche, raffreddori, influenza, febbre, ma anche il mal di testa e come blando sedativo</strong>; da alcuni è fumata come euforizzante (non contiene alcaloidi che diano dipendenza).  Addirittura, per il suo effetto positivo sui felini, la pianta essiccata viene usata per imbottire o profumare i giocattoli dei gatti domestici.</p>
<p>In cosmesi le sommità fiorite sono utilizzate nei pediluvi avendo proprietà <strong>deodoranti </strong>detergenti. E’ anche una pianta che può essere utilizzata in cucina per condire diverse pietanze come carne e patate. Inoltre è anche utile come repellente contro gli insetti.</p>
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		<title>Santoreggia ortense &#124; Satureja hortensis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 14:49:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La santoreggia annua è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Lamiaceae e del genere Satureja; ha fusti eretti alti circa 30 cm.; le foglie, opposte, sono lanceolate; i fiori compaiono da giugno a settembre, sono bianchi o rosei e riuniti in verticillastri ascellari. Originaria dell’Asia occidentale è diffusa nell’Europa meridionale; in Italia è presente, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>santoreggia</strong> annua è una pianta erbacea perenne della famiglia delle <em>Lamiaceae </em>e del genere <em>Satureja</em>; ha fusti eretti alti circa 30 cm.; le foglie, opposte, sono lanceolate; i fiori compaiono da giugno a settembre, sono bianchi o rosei e riuniti in verticillastri ascellari.</p>
<p>Originaria dell’Asia occidentale è diffusa nell’Europa meridionale; in Italia è presente, spontanea o naturalizzata, al Nord e al Centro, nelle zone aride.</p>
<p>Periodo di fioritura: giugno-settembre.</p>
<p>L&#8217;etimologia del nome generico è molto incerta e deriverebbe da &#8220;<em>séro, sátum</em>&#8221; io semino, seminato, o dal greco &#8220;<em>sátyros</em>&#8221; satiro (in riferimento alle sue proprietà afrodisiache che le venivano attribuite) o ancora dall&#8217;arabo &#8220;<em>s&#8217;átar</em>&#8221; nome di molte piante. Il nome specifico deriva dal fatto che fu presto considerata un&#8217;erba da orto e da giardino e coltivata già dal IX sec. in Italia.</p>
<p>La pianta è ricca di <strong>olio essenziale</strong> (sino all&#8217;1,5%) <strong>ricco di carvacrolo, timolo, linalolo, carvone, borneolo; sostanze fenoliche, resine, tannini, mucillagine</strong>.</p>
<p>Proprietà terapeutiche: digestive, carminative, tonico-stimolanti. Per uso esterno, come antisettico nelle infiammazioni orali; viene usata contro i disturbi gastrici, come stimolante dell&#8217;appetito e digestivo; ha una benefica azione antielmintica e può essere usata come colluttorio antisettico.</p>
<p>Secondo la medicina popolare la pianta ha le seguenti <strong>proprietà medicamentose</strong>:</p>
<ul>
<li>antireumatica (attenua i dolori dovuti all&#8217;infiammazione delle articolazioni);</li>
<li>antisettica (proprietà di impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi);</li>
<li>carminativa (favorisce la fuoriuscita dei gas intestinali);</li>
<li>digestiva: aiuta la digestione dei cibi;</li>
<li>stomachica</li>
<li>stimolante</li>
<li>vermifuga</li>
<li>diuretica</li>
<li>espettorante (favorisce l&#8217;espulsione delle secrezioni bronchiali).</li>
</ul>
<p>Le foglie, fortemente aromatiche, vengono usate per dare sapore a piatti di carne e pesce.</p>
<p>La santoreggia è perfetta su pesci al forno e alla griglia e su piatti di carni, anche molto saporite: carni alla griglia, marinate (si aggiunge direttamente alla marinatura), spezzatini e stufati; è un&#8217;erba molto affine al timo e alla salvia negli usi in cucina; ma si usa anche per aromatizzare l’impasto delle salsicce. Sui fagioli conditi con olio, aceto, sale e pepe la santoreggia dà un inconfondibile tocco in più. Sperimentatela sulle frittate, al forno o in padella, e osate sulle verdure crude, compresa l’insalata (magari, in questo caso, meglio foglie fresche). Da sola o insieme ad altre erbe si può usare per insaporire una scamorza alla piastra, teglie di verdure estive al forno, melanzane sott’olio e ripieni di torte salate, uova sode. Con la santoreggia si preparano anche <strong>liquori</strong> a base di foglie essiccate, alcol, zucchero e acqua: il sapore finale di questi digestivi è acuto, quasi piccante, e richiama sentori di limone.</p>
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		<title>Santoreggia montana &#124; Satureja montana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 14:40:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La santoreggia montana (nome scientifico Satureja montana L.) è una pianta perenne aromatica appartenente alla famiglia delle Lamiaceae . Suffruticosa, presenta fusti eretti o ascendenti, ramificati, alti fino a 50 cm. Le foglie opposte sono lineari, scure, cigliate al margine, molto aromatiche. Le infiorescenze sono dei verticillastri di fiori bianchi o rosei. Le parti edibili &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>santoreggia montana</strong> (nome scientifico <em>Satureja montana L</em>.) è una pianta perenne aromatica appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em> .</p>
<p>Suffruticosa, presenta fusti eretti o ascendenti, ramificati, alti fino a 50 cm. Le foglie opposte sono lineari, scure, cigliate al margine, molto aromatiche. Le infiorescenze sono dei verticillastri di fiori bianchi o rosei.</p>
<p>Le parti edibili sono le foglie con le quali si può fare un infuso, trattandosi di un&#8217;erba officinale e erba medicinale; inoltre esse possono essere usate come condimento in molte ricette. In cucina la santoreggia è ottima per aromatizzare carne, pesce, verdure ma anche bevande alcoliche e liquori, in particolare il <strong>Vermouth</strong>. In campo cosmetico la santoreggia è invece usata per creare profumi e creme.</p>
<p>La Santoreggia Montana differisce dalla comune Santoreggia dal fatto di essere tendenzialmente perenne piuttosto che annuale; e dall’aspetto, crescendo più alta della comune santoreggia ed avendo un colore delle foglie più scuro. Ne conserva le stesse identiche proprietà e sapore. Santoreggia, Timo e Rosmarino appartengono alla stessa famiglia botanica e condividono numerose proprietà tra loro.</p>
<p>Come pianta officinale la santoreggia è dotata di molte <strong>proprietà</strong> quali: <strong>antisettica, antispasmodica, carminativa, espettorante, stimolante, stomachica</strong>. Della pianta vengono utilizzate soprattutto le foglie, il cui profumo ricorda un mix tra timo e limone, un aroma gradevole e intenso.</p>
<p><strong>L&#8217;olio essenziale di santoreggia </strong>svolge un&#8217;azione vermifuga: basta utilizzarne poche gocce nel tè per combattere i vermi intestinali; inoltre <strong>ha proprietà antivirali e antibatteriche</strong> grazie alla presenza di <strong>eugenolo, carvacrolo, timolo</strong> e viene quindi consigliato in casi di raffreddori ed influenza. La santoreggia contiene una discreta quantità di sali minerali tra cui calcio, sodio, fosforo, potassio, ferro, zinco, rame, manganese, magnesio e selenio. Altre sostanze sono costituite da fibre alimentari, ceneri, proteine e grassi. L&#8217;acqua è contenuta nella percentuale del 9%.</p>
<p>Nella santoreggia sono presenti anche composti chimici appartenenti alla famiglia dei <strong>terpeni</strong> come il borneolo, il nerolo, il geraniolo. Altre sostanze contenute nella santoreggia sono la vitamina C, limonene, cimene, canfene e mircene. Queste sostanze hanno proprietà aromatiche intense e vengono spesso utilizzate in profumeria. Questi composti chimici sono attivi anche contro afflizioni renali, polmonari e le infezioni intestinali.</p>
<p>La santoreggia contiene anche importanti elementi che svolgono un&#8217;<strong>azione antinfiammatoria </strong>come i <strong>tannini</strong> che proteggono l&#8217;organismo in caso di infezioni ai reni, ai polmoni e all&#8217;intestino. Inoltre la santoreggia ha proprietà espettoranti, per questo è utile in caso di tosse e raffreddore in quanto aiuta a sciogliere i muchi favorendone l&#8217;espulsione.</p>
<p>Sia le foglie che i germogli di santoreggia contengono una buona quantità di antiossidanti che aiutano a contrastare l&#8217;azione dannosa dei radicali liberi, rallentando l&#8217;invecchiamento cellulare, ma proteggendo anche l&#8217;organismo da malattie cardiovascolari e tumori.</p>
<p>Grazie alla presenza di una particolare sostanza, il carvacrolo, la santoreggia è in grado di lenire dolore e irritazione in caso di punture di vespe e api.</p>
<p>Dal punto di vista cosmetico la santoreggia svolge un&#8217;azione astringente riducendo il problema dei pori dilatati. Inoltre, l&#8217;infuso di santoreggia applicato sui capelli previene la comparsa dei pidocchi oltre a fortificare il bulbo pilifero prevenendo la caduta dei capelli.</p>
<p>Fin dai tempi antichi sono state attribuite alla santoreggia proprietà afrodisiache (per cui era nota anche come &#8220;<strong>erba del satiro</strong>&#8220;). Inoltre la santoreggia avrebbe <strong>proprietà cardiotoniche</strong>; la fibra alimentare contenuta nella pianta officinale aiuta a ridurre i livelli di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue aumentando quello buono (HDL), tenendo così libere le arterie. In caso di cattiva digestione l&#8217;infuso di santoreggia aiuta a ridurre dolori gastrici, problemi di fermentazione intestinale e meteorismo, grazie alle sue proprietà carminative. La santoreggia è infatti conosciuta anche come &#8220;<strong>erba dei fagioli</strong>&#8221; sia perché le piante crescono nello stesso periodo, ma anche perché il suo utilizzo, associato al consumo di fagioli, riduce la formazione di gas intestinali.</p>
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