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	<title>canfene Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Pino Silvestre &#8211; Pinus sylvestris L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pino-silvestre-pinus-sylvestris-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 09:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pino silvestre (Pinus sylvestris L., 1753), conosciuto anche come pino di Scozia, Pino rosso, Pigno selvadego, ed altri nomi, è un albero sempreverde della famiglia delle Pinaceae. È una specie arborea di primaria importanza nel settore forestale e selvicolturale. Morfologia E’ un albero dalla chioma irregolare e rada di un gradevole colore verde glauco. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>pino silvestre</strong> (Pinus sylvestris L., 1753), conosciuto anche come <strong>pino di Scozia, Pino rosso, Pigno selvadego,</strong> ed altri nomi, è un <strong>albero sempreverde</strong> della famiglia delle <em>Pinaceae</em>. È una specie arborea di primaria importanza nel settore forestale e selvicolturale.</p>
<p><strong>Morfologia</strong></p>
<p>E’ un albero dalla chioma irregolare e rada di un gradevole colore verde glauco. Può raggiungere un’altezza di 20-30 m. La corteccia è profondamente solcata, rossastra nelle prime fasi di vita per poi diventare cenerina. Le foglie aghiformi, lunghe da 3 a 7 cm, riunite in gruppi di due su un piccolo ramo; lunghe circa 3-5 cm (talvolta fino a 10 cm), di colore verde glauco, ritorte e con guaine brunastre alla base.si sviluppano longitudinalmente alla base; quelli maschili producono molto polline e sono riuniti in coni nella parte inferiore dei giovani rami, i fiori femminili sono anch’essi riuniti in coni, posti invece nella parte superiore dei rami. Il frutto si sviluppa a partire dai fiori femminili che si trasformano in una pigna ovale di 3-7 cm, con la base tonda e l’apice via via più acuto. Inizialmente verdi, poi grigio-marroncine scure, le pigne si trovano in coppie o in gruppi sugli steli ricurvi. Esse maturano e liberano i semi in tre anni.</p>
<p>Il pino ha un sistema di radici a fittone con radici laterali che si approfondano e si allontanano orizzontalmente, con cui può penetrare in profondità anche in strati acquiferi.</p>
<p><strong>Sottospecie e varietà</strong></p>
<p>Sono state descritte più di <strong>140 sottospecie</strong>, varietà e forme botaniche. Normalmente vengono accettate tre varietà che risultano debolmente distinguibili a livello morfologico:</p>
<ul>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>sylvestris</em> → in Europa, in Siberia fino all&#8217;estremo orientale del continente asiatico.</li>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>hamata</em> Steven → in Ucraina, Caucaso e Turchia.</li>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>mongolica</em> Litv. → nel nord della Cina ed attorno al lago Baikal in Siberia.</li>
</ul>
<p>Il portamento è simile al pino marittimo (<em>Pinus pinaster</em>) dal quale si distingue però completamente per il colore della corteccia e delle foglie, che sono più corte e leggermente avvolte, e per gli strobili più piccoli. Nelle forme mature può ricordare il pino da pinoli (<em>Pinus pinea</em>) dato che la chioma è presente solo nel terzo apicale del fusto.</p>
<p><strong>Distribuzione del pino silvestre</strong></p>
<p>È una pianta colonizzatrice con poche pretese nei riguardi del terreno e della necessità di acqua. È una specie adattabile che preferisce terreni calcarei tra cui quelli argillosi, ma cresce molto bene sia in terreni vulcanici che acidi in generale. Resiste al freddo (microterma) ed al secco; è spiccatamente una pianta eliofila. In Italia cresce spontaneo dalle Prealpi fino a tutta la zona alpina, fino ad una quota di 2000 m..</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>L’origine della denominazione del genere “Pinus” è controversa; quella più accreditata è che nasca dal latino “pix”, “picis” ovvero “resina” riferito all’essudato che viene prodotto dalla corteccia di questi alberi. Mentre il nome “silvestre” deriva del latino “silva” ovvero “selvaggio” o “abitante delle foreste”.</p>
<p><strong>Utilizzi fitoterapici</strong></p>
<p>Nella medicina popolare gli aghi di pino venivano utilizzati come tali nei suffumigi. Attualmente, da essi si ottiene, per distillazione, un olio essenziale, ricco in monoterpeni, che ha azione balsamica, sedativa della tosse ed antinfiammatoria. Ad uso topico, ha azione antinfiammatoria e decontratturante. Talvolta l&#8217;olio essenziale di pino può determinare effetti irritativi sulle mucose o sulla cute soprattutto quando viene utilizzato tramite aerosol.</p>
<p><strong>Impieghi</strong></p>
<p>Gli impieghi del pino silvestre sono variabili. Il legname del pino silvestre si utilizza per costruzioni edilizie e navali, serramenti, strumenti musicali, mobilio, imballaggi, pasta da carta, lavori idraulici ecc.</p>
<p>I principali <strong>costituenti chimici delle gemme di pino</strong>, sono:</p>
<ul>
<li><strong>Olio essenziale</strong> (0,2%-0,5%), i cui componenti principali sono <strong>acetato di bornile</strong>, <strong>alfa-pinene e limonene</strong>;</li>
<li><strong>Coniferoside</strong>;</li>
<li>Sostanze amare (<strong>pinicrina</strong>);</li>
<li>Vitamina C (<strong>Acido ascorbico</strong>).</li>
</ul>
<p>I <strong>componenti principali dell&#8217;olio essenziale</strong> ottenuto dagli aghi di pino, invece, sono: <strong>alfa-pinene, carene, canfene, beta-pinene, limonene, mircene, cineolo, linalolo e acetato di bornile</strong>.</p>
<p>Per quel che riguarda l&#8217;<strong>olio essenziale di trementina purificato </strong>&#8211; ottenuto per distillazione in corrente di vapore delle oleoresine di <em>P. sylvestris</em> &#8211; i principali costituenti chimici sono: <strong>alfa-pinene</strong> (70-87%), <strong>beta-pinene</strong> (17-27%), <strong>carene</strong>, <strong>limonene</strong>, <strong>canfene</strong>, <strong>linalolo</strong> e <strong>mircene</strong>.</p>
<p><strong>Proprieta’ salutistiche principali</strong></p>
<p>Usato in suffumigi, rsulta fluidificante del catarro, facilitandone l&#8217;eliminazione. Viene perciò utilizzato come antisettico in caso di raffreddore, sinusite, influenza, tosse, laringite, bronchiti croniche, nelle sindromi influenzali. Pertanto, le principali proprietà terapeutiche del Pino silvestre sono: balsamica, espettorante/emolliente delle vie respiratorie, antisettica, antireumatica.</p>
<p>Infuso: lasciare in infusione 2g di gemme di Pino silvestre in una tazza di acqua bollente per circa 10 minuti, filtrare e bere 2-3 tazze al giorno. Utile per un’azione balsamica e purificante su vie aeree e sulle vie urinarie.</p>
<p>Suffumigi: mescolare 3-4 gocce di olio essenziale con un cucchiaio di bicarbonato, successivamente sciogliere il tutto in acqua bollente. Coprire il capo con un asciugamano per inalare i vapori. Effetto espettorante ed emolliente sulle vie aeree.</p>
<p>Frizioni sulla pelle: diluire l’olio essenziale al 1-2% in un olio vegetale. Applicare nelle zone di interesse e massaggiare fino a completo assorbimento. Stimola la circolazione e scioglie le tensioni artro-muscolari. Favorisce la preparazione e il recupero muscolare.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: La letteratura non riporta effetti tossici e secondari alle dosi indicate, fatta eccezione di sensibilità individuali alla pianta.</p>
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		<title>Semi di finocchio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/semi-di-finocchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 15:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spezie]]></category>
		<category><![CDATA[acido metilcavicolo]]></category>
		<category><![CDATA[canfene]]></category>
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		<category><![CDATA[semi di finocchio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I semi di finocchio sono piccoli semini molto aromatici, ricavati dal Foeniculum vulgare Mill. ed ampiamente utilizzati in cucina come condimento ed insaporitore nonché per preparare tisane ed infusi; pur essendo indicati come seme, dal punto di vista botanico sono in realtà i frutti della pianta. Il Foeniculum vulgare appartiene alla famiglia delle ombrellifere, la stessa di &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I semi di finocchio sono piccoli semini molto aromatici, ricavati dal <em>Foeniculum vulgare</em> Mill. ed ampiamente utilizzati in cucina come condimento ed insaporitore nonché per preparare tisane ed infusi; pur essendo indicati come seme, dal punto di vista botanico sono in realtà i frutti della pianta.</p>
<p>Il <a href="/finocchio-selvatico-foeniculum-vulgare-miller/"><strong><em>Foeniculum vulgare</em> </strong></a>appartiene alla famiglia delle ombrellifere, la stessa di cui fanno parte anche aneto, prezzemolo, cumino, coriandolo e carote. Si tratta di una pianta erbacea mediterranea caratterizzata da un fusto ramificato che può raggiungere un’altezza di circa 2 metri. Le foglie sono di colore verde vivido e ricordano quelle del fieno (da qui il nome Foeniculum) mentre le infiorescenze sono costituite da ombrelle con 10-20 raggi ricoperte da piccolissimi fiori gialli. I frutti sono acheni di colore verde che diventano grigiastri a maturazione. Della pianta si utilizzano sia le radici che i fiori, i frutti e le foglie; in particolare dai frutti si ricava un benefico olio essenziale ricco di limonene, anetolo e pinene che presenta le stesse proprietà dei semi.</p>
<p>Le varietà del finocchio sono due:</p>
<ul>
<li>il <strong>finocchio selvatico</strong> è una pianta che nasce spontaneamente nelle zone marittime e di bassa collina, specie dove c’è una buona esposizione al sole; può crescere fino a 2 m di altezza, possiede dei rami erbosi molto fitti a forma di ombrello le cui cime fioriscono in estate e sviluppano dei piccoli frutti definiti impropriamente semi;</li>
<li>il <strong>finocchio coltivato</strong> è una pianta annuale o biennale con radice a fittone; raggiunge i 60-80cm di altezza e se ne consuma il grumolo bianco, cioé la parte che si sviluppa nel terreno e che si mangia sia crudo che cotto (la distinzione &#8220;popolare&#8221; tra maschio è femmina si riferisce esclusivamente alla forma che assume la pianta ma è totalmente infondata).</li>
</ul>
<p><strong>Nutrienti e Principi attivi</strong></p>
<p>I semi di finocchio (più correttamente definiti &#8220;<strong>acheni</strong>&#8221; (per achenio si intende un frutto secco con un pericarpo più o meno indurito e che contiene un unico seme che è distinto dal pericarpo stesso) presentano una composizione chimica ricca di oli essenziali; i principi attivi più importanti sono:</p>
<ul>
<li><strong>trans-anetolo</strong> &#8211; (etere insaturo aromatico) &#8211; dolce</li>
<li><strong>fencone</strong> e <strong>feniculina </strong>&#8211; amaro</li>
<li><strong>chetone anisico</strong> &#8211; (p-metossifenalacetone)</li>
<li><strong>dipinene</strong> &#8211; (terpene biciclico)</li>
<li><strong>canfene</strong> &#8211; (monoterpene biciclico) odore pungente</li>
<li><strong>fellandrene</strong> &#8211; (idrocarburo terpenico ciclico insaturo)</li>
<li><strong>dipentene</strong> &#8211; (idrocarburo terpenico) odore gradevole di limone</li>
<li><strong>acido metilcavicolo</strong> &#8211; (etere metilico di un derivato allilico del benzene)</li>
<li><strong>estragolo</strong> &#8211; (methyl chavicol) &#8211; odore gradevole di anice &#8211; a dosi elevate, potenzialmente cancerogeno</li>
<li><strong>limonene</strong> &#8211; (idrocarburo monoterpene ciclico) odore di limone</li>
<li><strong>flavonoidi </strong>&#8211;</li>
</ul>
<p><strong>N.B.: I principi attivi del finocchio, se assunti a dosi concentrate ed elevate, possono indurre effetti allucinogeni.</strong></p>
<p><strong>Proprietà<br />
</strong>I semi di finocchio sono considerati una<strong> spezia </strong>da utilizzare in cucina per arricchire di sapore molti piatti e come ingredienti nella preparazione casalinga di pane, crackers e grissini. I semi di finocchio vengono<strong> utilizzati con altri aromi per insaporire il vin brulè e i liquori. I semi di finocchio hanno un sapore simile all&#8217;anice, possono essere consumati così come si presentano o previa tostatura. Possono essere consumati sia interi che pestati, con l&#8217;aiuto di un mortaio, per preparare salse. </strong>Il loro sapore è piuttosto dolce e ricorda quello dell&#8217;anice, ma meno dolce.</p>
<p>Dai semi si estrae anche un <strong>olio essenziale</strong> di finocchio conosciuto per le <strong>virtù carminative, diuretiche, galattagoghe, cioè stimolanti del latte, antidolorifiche, digestive e disinfiammanti.</strong></p>
<p>In effetti, nella medicina popolare i semi di finocchio erano consigliati alle puerpere per facilitare la montata lattea, ma non ci sono riscontri scientifici a provarlo. Anzi in generale si sconsiglia un uso eccessivo delle tisane e degli infusi ai semi di finocchio perché l’olio essenziale contenuto, se eccessivamente concentrato, può dare effetti allucinogeni.</p>
<p>A scopo curativo vengono utilizzati soprattutto per la preparazione di tisane adatte a ridurre i gonfiori e <strong>i sintomi correlati alle difficoltà digestive</strong> nonché stimolare la diuresi.</p>
<p>L&#8217;infusione a caldo dei semi di finocchio (un grammo di acheni per 100 ml di acqua a 60-70°C per 6-8 minuti circa) consente (se consumata prima del pasto) di assumere principi attivi utili al miglioramento di: <strong>pesantezza epigastrica, sonnolenza, aerofagia, singhiozzo, vomito gravidico, fermentazione-tensione intestinale e crampi addominali</strong>. Sarebbero anche in grado di ridurre lo stress ossidativo dell&#8217;apparato cardio-circolatorio e di proteggere l&#8217;organismo dai danni neurologici. I flavonoidi contribuiscono inoltre a prevenire l&#8217;invecchiamento precoce, contrastando i radicali liberi.</p>
<p>L&#8217;aroma rinfrescante dei semi di finocchio li rende un complemento perfetto nella preparazione di piatti a base di pesce, verdure e carni bianche.</p>
<p>Masticare semi di finocchio può rinfrescare l’alito, non diversamente da quello che succede con l’anice o la liquirizia, ragion per cui possono rappresentare un semplicissimo rimedio naturale per l’alitosi.</p>
<p><strong>Effetti collaterali</strong></p>
<p>I semi di finocchio consumati in dosi moderate non presentano effetti collaterali. Il consumo eccessivo (diretto o indiretto) di semi di finocchio, e di conseguenza di estragolo, potrebbe aumentare il rischio cancerogeno sia per l&#8217;adulto che per il feto ed il lattante.</p>
<p><strong>Curiosità<br />
</strong>Il sapore aromatico dei semi veniva utilizzato per coprire gusti poco gradevoli. Si narra che gli osti erano soliti servire ai propri clienti del pane con finocchio per mitigare il gusto scadente e poco gradevole del loro vino. Questa usanza portò alla nascita dell’espressione “farsi infinocchiare”, ovvero farsi imbrogliare.</p>
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		<title>Zedoaria &#124; Curcuma zedoaria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/zedoaria-curcuma-zedoaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[borneolo]]></category>
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		<category><![CDATA[tradizione indonesiana e indiana]]></category>
		<category><![CDATA[Zedoaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Zedoaria è una pianta erbacea perenne del genere Curcuma Linn., famiglia delle Zingiberacee, che trova la sua origine e quindi il suo habitat naturale nelle foreste pluviali del sud est asiatico (India Bangladesh, Himalaya orientale, Sri Lanka, Malaysia, Indocina, Vietnam). La curcuma zedoària, anche detta comunemente curcuma bianca o mango tumerico, presenta un grosso &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Zedoaria</strong> è una pianta erbacea perenne del genere <em>Curcuma Linn</em>., famiglia delle <em>Zingiberacee</em>, che trova la sua origine e quindi il suo habitat naturale nelle foreste pluviali del sud est asiatico (India Bangladesh, Himalaya orientale, Sri Lanka, Malaysia, Indocina, Vietnam).</p>
<p>La <strong>curcuma zedoària</strong>, anche detta comunemente <strong>curcuma bianca o mango tumerico</strong>, presenta un grosso rizoma tuberoso, dalla polpa color arancio, molto profumato e gustoso, da cui si originano, sia rami sterili con foglie lanceolate, sia rami fertili con fiori bianco-giallastri con sfumature porporine, terminanti con un ciuffo di brattee bianco-porporine; può raggiungere l’altezza di 1 mt.. Il suo rizoma ha un aroma pungente, muschiato e con una nota di rosmarino.</p>
<p>Talvolta <strong>impiegata in cucina come spezia</strong>, accompagnando specialmente i <strong>piatti tipici della tradizione indonesiana e indiana</strong> a base di pollo e agnello, mentre le foglie vengono utilizzate come erbe aromatiche. A Singapore viene largamente impiegata nella <strong>preparazione di liquori e vini aromatici e carminativi</strong>; in particolare rientra nella composizione di alcuni liquori amaro-tonici, possedendo una spiccata azione sull&#8217;apparato digerente come eupeptico e carminativo.</p>
<p>In India, paese che attualmente ne detiene il primato mondiale produttivo, la Zedoaria è impiegata da secoli nella medicina Ayurvedica per le riconosciute preventive e come cicatrizzante e antinfiammatorio.</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> contenuti nella Zedoaria sono: <strong>curcumina, cineolo, borneolo, curcumodiolo, pinene, zingiberene, canfene,</strong> amido, fruttosio, arabinosio, minerali (Ca, Mg, Fe, P, Na, K), vitamine B1, B2, B6, C, resine, mucillagini.</p>
<p>Per molti aspetti la Zedoaria trova similitudini con lo Zenzero. Nella medicina naturale è ampiamente diffusa grazie alle sue <strong>proprietà antisettiche, antiossidanti, antiinfiammatorie, antimicotiche, aromatiche, digestive, stimolanti, antiasmatiche, febbrifughe, vermifughe e addirittura antireumatiche</strong>; essa, inoltre, viene impiegata per le sue <strong>virtù stomachiche e carminative</strong>.</p>
<p>In campo erboristico solitamente viene associata ad altre piante amare, soprattutto nei preparati per massaggi sportivi o adiposità cutanea.</p>
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		<title>Labdano &#124; Cistus ladanifer</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/labdano-cistus-ladanifer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 15:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[canfene]]></category>
		<category><![CDATA[cineolo]]></category>
		<category><![CDATA[cisto ladanifero]]></category>
		<category><![CDATA[eugenolo]]></category>
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		<category><![CDATA[industria dei profumi]]></category>
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		<category><![CDATA[laudano Rosa di roccia cretese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cisto ladanifero è una pianta appartenente alla famiglia delle Cistaceae. Il nome del genere deriva dal greco “kisthò”, scatoletta, per descrivere la forma del frutto maturo: una capsula che, aprendosi di scatto, fa uscire i semi. A volte è difficile identificare un esemplare perché le diverse specie si possono tutte ibridare tra loro e &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>cisto ladanifero</strong> è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Cistaceae</em>.</p>
<p>Il nome del genere deriva dal greco “kisthò”, scatoletta, per descrivere la forma del frutto maturo: una capsula che, aprendosi di scatto, fa uscire i semi. A volte è difficile identificare un esemplare perché le diverse specie si possono tutte ibridare tra loro e gli stessi ibridi possono ibridarsi a loro volta con altri ibridi e si trovano talvolta degli esemplari che derivano da 3 o 4 specie differenti.</p>
<p>Contrariamente alla <strong>Rosa di roccia cretese</strong> (<em>Cistus creticus</em>), che si trova principalmente nel Mediterraneo orientale, la rosa di roccia da resina popola l&#8217;area del Mediterraneo occidentale (penisola iberica, Francia, Africa nord-occidentale) e le Isole Canarie.</p>
<p>Si tratta di una pianta da pieno sole su terreni ben drenati, anche poveri; tollera bene la siccità e anche l’esposizione marittima; è una specie arbustiva alta da uno a 2,5 m con foglie sempreverdi lanceolate, lunghe 3-10 cm e larghe 1-2 cm, pagina superiore verde scuro, inferiore più chiara. I fiori sono assai vistosi, con un diametro di 5-11 cm, con 5 petali bianchi di consistenza membranosa, stami e pistilli gialli. Può essere presente un bottone scuro di colore variabile dal rosso al granata alla base di ogni petalo (se non presenta il bottone viene denominato <em>C. ladanifer</em> <em>var. albiflorus</em>). Fioritura nei mesi di maggio-giugno con semi che maturano ad agosto. Il fogliame è ricoperto da un essudato appiccicoso dovuto a una <strong>resina profumata</strong>, nota come <strong>labdanum</strong> (<strong>ladano</strong>), utilizzata in erboristeria e in profumeria sia per le proprietà olfattive, sia per le proprietà fissative. La pianta viene anche utilizzata a scopo ornamentale per la bellezza e grandezza dei fiori.</p>
<p>Il <strong>Labdano</strong>, chiamato anche <strong>ladano</strong> o <strong>laudano</strong>, è una resina marrone appiccicosa che viene estratta dal Cisto ladanifero (<em>Cistus ladanifer</em> L., 1753), dal Cisto di Creta (<em>Cistus creticus</em> L., 1753) e dal Cisto marino (<em>Cistus monspeliensis</em> L., 1753).</p>
<p>L’aroma dolce, vanigliato e ambrato del ladano era molto amato dagli antichi Egizi che lo usavano nelle miscele tradizionali come il Kyphi. Era storicamente usato nella fitoterapia ed è ancora usato nella preparazione di alcuni profumi.</p>
<p>Il profumo sprigionato durante le fumigazioni pare che aiuti a raggiungere l’inconscio e riporta alla luce i ricordi.</p>
<p>Anticamente, il ladano veniva raccolto, pettinando le capre e le pecore che avevano pascolato sugli arbusti di cisto, con l’ausilio di attrezzi e strumenti indicati nella Creta del XIX secolo come ergastiri. Questi venivano usati per spazzare gli arbusti e raccogliere la resina che veniva estratta successivamente. La resina veniva raccolta dai pastori e venduta ai commercianti costieri. La resina è stata utilizzata per molto tempo come ingrediente per l’incenso e in medicina per trattare raffreddori, tosse, problemi mestruali e reumatismi.</p>
<p>Il libro della Genesi contiene due menzioni sul ladano trasportato in Egitto dalla Palestina. In queste due citazioni la parola resina viene generalmente interpretata come riferita al ladano.</p>
<p>Ai giorni d’oggi il ladano è un prodotto <strong>utilizzato principalmente per l’industria dei profumi</strong>. La resina grezza viene solitamente estratta bollendo foglie e ramoscelli. La resina pura viene stratta per estrazione con solvente, mentre un olio essenziale viene prodotto per distillazione a vapore.</p>
<p>La gomma grezza ricavata dal ladano si presenta sotto forma di massa profumata nera o talvolta marrone scuro contenente fino al 20% o più di acqua. L’odore è molto ricco, complesso e tenace. Il ladano è molto apprezzato in profumeria per la sua somiglianza con l’ambra grigia, che è stata vietata dall’uso in molti Paesi in quanto ricavata dal capodoglio, che è una specie in via di estinzione.</p>
<p>Il ladano <strong>è pertanto l’ingrediente principale nel profumo d’ambra in profumeria</strong>. L’odore del ladano è variamente descritto come dolce, fruttato, legnoso, di ambra grigia o muschio secco.  Se fumato o applicato come profumo, non è solo disinfettante, ma anche rilassante grazie alla sua fragranza calda e ambrata. A Cipro era dedicato alla dea Afrodite.</p>
<p>L&#8217; olio essenziale di ladano ha proprietà benefiche perché composto da oltre 170 pineni, tra cui <strong>canfene, sabinene, limonene</strong> e <strong>cineolo, terpeni, fenolo</strong> ed <strong>eugenolo</strong> così come acido acetico e formico, grazie alle <strong>proprietà antisettiche e tonificanti è indicato nella cura delle malattie cutanee</strong>. All’essenza di cisto sono inoltre attribuite proprietà emostatiche, immunostimolanti, antibatteriche, antivirali e rilassanti, sfruttate per il benessere, la bellezza e in aromaterapia.</p>
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		<title>Fellandrio &#124; Oenanthe Phellandrium</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 16:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiamato anche peperoncino selvatico, cucuzzella pazza, zucchetta marina, il cocomero asinino è una pianta annua erbacea perenne della famiglia delle Cucurbitacee, diffusa nel bacino del Mediterraneo; alta fino a 50 cm, con fusto prostrato ispido e verrucoso; i rami fioriferi sono ascendenti; le foglie sono ovate, quasi astate alla base con apice acuto e margine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chiamato anche peperoncino selvatico</strong>, <strong>cucuzzella pazza</strong>, <strong>zucchetta marina</strong>, il <strong>cocomero asinino</strong> è una pianta annua erbacea perenne della famiglia delle Cucurbitacee, diffusa nel bacino del Mediterraneo; alta fino a 50 cm, con fusto prostrato ispido e verrucoso; i rami fioriferi sono ascendenti; le foglie sono ovate, quasi astate alla base con apice acuto e margine crespato ondulato; i fiori sono piccoli unisessuali, giallo-bianchi, con calice e corolla divisi in 5 lobi.</p>
<p>I frutti hanno la forma di un piccolo cocomero spinoso, ovvero di bacca pendula irsuta di forma ovale delle dimensioni di 3–4 cm. È l&#8217;unica specie del genere <em>Ecballium</em>. Cresce in vegetazioni ruderali come discariche e margini di strade, in siti assolati e su suoli abbastanza ricchi in composti azotati, aridi d&#8217;estate, con optimum nella fascia mediterranea.</p>
<p>Il suo nome botanico deriva, dai termini greci &#8220;έκτο&#8221;= al di fuori, e &#8220;βάλλω&#8221;= lanciare e fa riferimento ad una particolarità dei frutti: al loro interno infatti si sviluppa una pressione idraulica notevole che serve a &#8220;sparare&#8221; i semi il più lontano possibile; i piccioli dei frutti funzionano come tappi che, quando il frutto è maturo, al minimo tocco lasciano fuoriuscire liquido e semi. La pressione che si accumula in un frutto maturo è molto superiore a quella di uno pneumatico d&#8217;auto: quando il frutto si stacca dal peduncolo il liquido ed i semi vengono sparati fuori ad una velocità di circa 10 m/s e ad una distanza anche di oltre 12 m.</p>
<p>Il succo contenuto nella polpa del frutto è amarissimo e altamente tossico; di qui il nome volgare di “<strong>sputaveleno</strong>”; può causare infiammazioni alle mucose e agli occhi e irritazioni gravi all&#8217;intestino crasso, con conseguenti seri problemi gastrointestinali. Periodo di fioritura: maggio-ottobre.</p>
<p>La pianta è di antico uso medicinale, ma <strong>contiene diversi alcaloidi che la rendono tossica</strong>. Tutte le parti della pianta sono tossiche, ma in particolare i semi e il liquido che li avvolge all’interno del frutto. La tossicità è dovuta alla presenza di un alcaloide glucoside, ovvero l’<strong>elaterina</strong>, di <strong>cucurbitacine</strong> e di acidi grassi. Questi principi attivi hanno forti proprietà purgative, diuretiche, emmenagoghe, citotossiche, emetiche, rubefacenti.</p>
<p>Nell&#8217;antichità Teofrasto ne consigliava l&#8217;uso della radice per combattere la scabbia delle pecore. In medicina si può usare il liquido essiccato come forte purgativo; <strong>in erboristeria ne è vietato l&#8217;uso data l&#8217;elevatissima tossicità</strong>.</p>
<p>Il cocomero asinino può causare gravi effetti collaterali in caso di assunzione, accidentale o voluta, del suo succo. Basti pensare che anche il contatto esterno provoca infiammazioni severe delle mucose del naso e della bocca. Non va quindi toccato a mani nude o, peggio ancora, non bisogna giocarci imprudentemente per far schizzare via i semi.</p>
<p>All’interno del corpo, gli effetti avversi sono a carico del sistema gastrointestinale, e i sintomi sono nausea, vomito, diarrea intensa, cefalgia, dolori addominali. In persone con problemi patologici pregressi e con un’assunzione elevata, vi è anche il rischio di morte.</p>
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		<title>Eucalipto &#124; Eucalyptus Globulus Labill</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/eucalipto-eucalyptus-globulus-labill/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 17:16:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[canfene]]></category>
		<category><![CDATA[eucalipto]]></category>
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		<category><![CDATA[foreste senza ombra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;eucalipto è un albero sempreverde della famiglia delle Myrtaceae. Il nome deriva dal greco εὖ, &#8220;bene&#8221;, e καλύπτω, &#8220;nascondere&#8221;, in quanto il fiore ha la caratteristica di possedere un opercolo che racchiude completamente il calice nel bocciolo fiorale e nasconde il resto del fiore. Globulus invece fa riferimento alla forma sferica dei fiori. Si tratta &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>eucalipto</strong> è un albero sempreverde della famiglia delle <em>Myrtaceae</em>.</p>
<p>Il nome deriva dal greco εὖ, &#8220;bene&#8221;, e καλύπτω, &#8220;nascondere&#8221;, in quanto il fiore ha la caratteristica di possedere un opercolo che racchiude completamente il calice nel bocciolo fiorale e nasconde il resto del fiore. <em>Globulus</em> invece fa riferimento alla forma sferica dei fiori.</p>
<p>Si tratta di un albero maestoso, con una corteccia che si sfalda a placche, dal colore bianco-grigiastro, che può raggiungere un’altezza di 70 m. Le sue caratteristiche sono le eleganti <strong>foglie</strong> dalla forma arcuata a falce, che possono raggiungere una lunghezza di 30 cm e che<strong>, se strofinate, rilasciano l’intenso tipico aroma</strong>. Le strette foglie pendono giù in senso verticale per proteggerle dal forte calore del sole. Per questo le foreste di Eucalipto vengono qualche volta denominate “<strong>foreste senza ombra</strong>”.</p>
<p>Se si solleva una foglia alla luce si può osservare come sia <strong>tempestata di tanti minuscoli puntini, le ghiandole contenenti l’olio essenziale</strong>. Le foglie giovani in cima ai rami sono ovali e cuoriformi, la superficie superiore di colore verde-bluastro, la superficie inferiore rivestita da una sostanza biancastra. I boccioli floreali sono contenuti in capsule coperte da un opercolo che nella stagione della fioritura si dischiude sprigionando una corona di stami gialli biancastri simili ad una spazzola rotonda. I fiori impollinati si sviluppano in dure capsule che racchiudono i semi. Le Australiane Montagne Blu, nell’entroterra di Sidney, devono il loro nome alle estese foreste di eucalipto dai riflessi blu. Delle numerose specie classificate, solo una sessantina hanno anche interesse economico e provengono tutte dalle zone costiere dell&#8217;Australia, le zone caratterizzate da clima mite e da ricchezza di precipitazioni atmosferiche.</p>
<p>L’eucalipto è arrivato in Europa a metà del IXX secolo quando fu importato dall’Australia e dalla Tasmania per bonificare i terreni paludosi dell’Agro pontino durante il periodo fascista, avendo delle profonde radici che assorbono bene grandi quantità d’acqua. Per questo motivo, sono diffusi anche in zone soggette a bonifica nel resto d’Italia. Inoltre, vista l’altezza, gli esemplari di eucalipto piantati fungevano anche da efficace <strong>barriera contro il vento</strong>.</p>
<p>Gli impieghi prevalenti delle specie di eucalipti riguardano <strong>l&#8217;uso farmacologico e fitoterapico dell&#8217;olio essenziale</strong>, l&#8217;utilizzo del legno come legna da opera o da ardere o per la fabbricazione della carta, l&#8217;allestimento di apprestamenti protettivi (frangiventi) e, infine, come pianta ornamentale e in floricoltura per la produzione di fronde. L&#8217;eucalipto è inoltre una <strong>fonte nettarifera</strong> importante per la sopravvivenza delle api in Sardegna. Qui il miele di eucalipto rappresenta il 50% della produzione di miele isolano.</p>
<p>L’olio essenziale contenuto nelle foglie di eucalipto è prezioso per la quantità di <strong>eucaliptolo </strong>(70-78%), <strong>pinene </strong>(4-28%), <strong>canfene </strong>(0-23%), <strong>limonene </strong>(3,5%), <strong>terpienolo </strong>(2-3%), <strong>terpinen-4-olo </strong>(0,35%), <strong>linalolo </strong>(0,25%)<strong>, </strong>che svolgono un’a<strong>zione balsamica, fluidificante ed espettorante ideale per combattere stati infiammatori, congestioni, sinusiti e tosse; </strong>è impiegato anche per il trattamento cosmetico della pelle.<strong> L’olio essenziale di eucalipto è </strong>anche<strong> ideale per disinfettare e depurare l’aria della stanza; </strong>lasciar sprigionare dell’olio essenziale di eucalipto in una lampada per aromi o su una pietra aromatica libera l’aria dai germi.</p>
<p>All&#8217;eucalipto, soprattutto all&#8217;olio essenziale, sono attribuite numerose <strong>proprietà</strong>, fra cui spiccano quelle <strong>antisettiche, antifungine, antinfiammatorie, iperemiche ed espettoranti secretolitiche</strong>. Per questo motivo l&#8217;eucalipto è utilizzato per la sua <strong>attività balsamica, fluidificante delle secrezioni catarrali dell&#8217;apparato respiratorio e sedativa della tosse</strong>.</p>
<p>L&#8217;olio essenziale di eucalipto è presente in molte specialità farmaceutiche registrate, in forma di supposte, sciroppi, unguenti balsamici e gocce nasali.</p>
<p>In <strong>cosmetica </strong>l’Eucalipto viene usato come disinfettante e purificante per pelli e capelli grassi e come cicatrizzante e lenitivo in caso di piccole feriti e lievi scottature; l’olio essenziale svolge un’azione antisettica e risulta sgradito agli insetti, molto utile quindi per problemi di pediculosi e per allontanare zanzare ed altri insetti; svolge inoltre un’azione deodorante e rinfrescante e per questo si ritrova molto spesso in deodoranti, dentifrici e colluttori.</p>
<p>E’ controindicato in pazienti con infiammazioni del tratto gastrointestinale e biliare, gravi epatopatie. Inoltre, l&#8217;utilizzo di eucalipto è controindicato anche in gravidanza, durante l&#8217;allattamento e in pazienti in età pediatrica. In rari casi può provocare nausea, vomito, diarrea. L’inalazione dell’olio essenziale è sconsigliata nelle persone, soprattutto bambini, con tendenza a broncospasmi o con asma bronchiale, in quanto potrebbe scatenare una crisi respiratoria.</p>
<p>Da sapere che i koala si alimentano principalmente di foglie di alcune varietà di eucalipto.</p>
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