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	<title>caffeina Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Effetti sulla salute del consumo di Coca Cola</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/effetti-sulla-salute-del-consumo-di-coca-cola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Aug 2024 09:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[acido fosforico]]></category>
		<category><![CDATA[bibita gassata]]></category>
		<category><![CDATA[caffeina]]></category>
		<category><![CDATA[caramello]]></category>
		<category><![CDATA[Coca-Cola]]></category>
		<category><![CDATA[edulcoranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Coca-Cola è una bibita dolce, di colore caramellato, ricca di acqua e zuccheri e quasi priva di qualunque altro nutriente; la sua composizione è poco trasparente, e gli effetti sulla salute sono spesso oggetto di discussione. Il consumo quotidiano di Coca Cola può avere a lungo termine un impatto significativo sulla salute; è comunque &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Coca-Cola</strong> è una bibita dolce, di colore caramellato, ricca di acqua e zuccheri e quasi priva di qualunque altro nutriente; la sua composizione è poco trasparente, e gli effetti sulla salute sono spesso oggetto di discussione. Il consumo quotidiano di Coca Cola può avere a lungo termine un impatto significativo sulla salute; è comunque da escludere il suo consumo nella dieta contro il diabete, il sovrappeso e l&#8217;ipertrigliceridemia.</p>
<p>Di seguito una panoramica della composizione analitica della Coca-Cola e dei relativi effetti sulla salute.</p>
<p><strong>Composizione della Coca-Cola</strong> (versione italiana)</p>
<ol>
<li><strong>Acqua gassata (circa 89%)</strong></li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>L’acqua è il componente principale della Coca-Cola, costituita da acqua potabile addizionata con <strong>anidride carbonica</strong> (CO₂); è il solvente in cui sono disciolti tutti gli altri ingredienti.</li>
<li><strong>Quantità</strong>: Rappresenta circa il 89% del prodotto.</li>
<li><strong>Effetti sulla salute</strong>: L’acqua gassata è generalmente innocua. Tuttavia, il gas può causare gonfiore, eruttazioni e in alcune persone sensibili può peggiorare problemi gastrointestinali.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="2">
<li><strong>Zucchero (saccarosio, circa 10.6%)</strong>
<ul>
<li>In Italia, viene utilizzato saccarosio, che è un disaccaride composto da glucosio e fruttosio in parti uguali. Nei paesi dove si utilizza lo sciroppo di glucosio-fruttosio (fruttosio al 55%), il contenuto zuccherino resta equivalente, ma cambia la fonte.</li>
<li><strong>Quantità</strong>: Una lattina da 330 ml contiene circa 35 g di zucchero (7-9 cucchiaini). Questo equivale a circa il 10.6% del prodotto.</li>
<li><strong>Effetti sulla salute</strong>: L’assunzione eccessiva di zucchero è collegata a numerosi problemi di salute, tra cui obesità, diabete di tipo 2, sindrome metabolica e carie. Il consumo frequente di bevande zuccherate è uno dei principali fattori di rischio per queste condizioni.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="3">
<li><strong>Colorante caramello (E150d)</strong></li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Il colorante E150d (caramello solfito-ammoniacale) viene prodotto riscaldando zucchero in presenza di composti contenenti ammoniaca e solfiti. Conferisce alla Coca-Cola il caratteristico colore marrone scuro.</li>
<li><strong>Quantità</strong>: Non dichiarata ufficialmente, ma rappresenta una piccola frazione del totale.</li>
<li><strong>Effetti sulla salute</strong>: Esistono preoccupazioni riguardo al <strong>4-metilimidazolo </strong>(4-MEI), un sottoprodotto di questo colorante, che in alte dosi è stato classificato (dalla IARC, Agenzia Internazionale di Ricerca contro il Cancro dell’OMS) come potenzialmente cancerogeno. Tuttavia, le quantità utilizzate nelle bevande commerciali sono considerate sicure dalle autorità regolatorie come l’EFSA (European Food Safety Authority) e la FDA (Food and Drug Administration).</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="4">
<li><strong>Acido fosforico (E338)</strong></li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>L’acido fosforico è utilizzato come acidificante per dare alla bevanda il suo caratteristico sapore pungente.</li>
<li><strong>Quantità</strong>: La concentrazione tipica è circa 170 mg per lattina da 330 ml.</li>
<li><strong>Effetti sulla salute</strong>: L’acido fosforico è associato a una riduzione della densità ossea, in quanto può interferire con l&#8217;assorbimento del calcio e portare a problemi ossei, come l’osteoporosi. Inoltre, contribuisce all’erosione dello smalto dentale, aumentando la probabilità di carie. L‘acidosi continuata crea le condizioni ideali per una condizione di infiammazione minima persistente.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="5">
<li><strong>Aromi naturali e artificiali (miscela segreta)</strong></li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>La Coca-Cola contiene una miscela segreta di aromi, nota come &#8220;7X&#8221;, che include oli essenziali, estratti vegetali e spezie, estratti di agrumi (come lime, limone e arancia), vaniglia, cannella, noce moscata, neroli e coriandolo.</li>
<li><strong>Quantità</strong>: Non dichiarata ufficialmente, ma rappresenta una piccola percentuale.</li>
<li><strong>Effetti sulla salute</strong>: Gli aromi naturali e artificiali sono generalmente considerati sicuri, ma non è possibile valutare tutti i rischi potenziali a causa della mancanza di trasparenza su quali esattamente siano utilizzati.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="6">
<li><strong>Caffeina (circa 10 mg/100 ml)</strong></li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>La caffeina è una sostanza stimolante che può aumentare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna; contribuisce al sapore amaro della bevanda.</li>
<li><strong>Quantità</strong>: Una lattina da 330 ml contiene circa 32 mg di caffeina.</li>
<li><strong>Effetti sulla salute</strong>: La caffeina ha effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, può migliorare la concentrazione e l’attenzione. Tuttavia, il consumo eccessivo può portare a nervosismo, insonnia, ansia e tachicardia. Può anche causare dipendenza.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p><strong>Additivi minori</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acido citrico</strong> (in alcune versioni): Talvolta aggiunto come ulteriore acidificante.</li>
<li><strong>Conservanti</strong>: In alcune varianti locali potrebbero essere aggiunti conservanti come il benzoato di sodio (E211), anche se nella formula tradizionale non è presente.</li>
</ul>
<p><strong>Effetti sulla Salute complessivi</strong></p>
<ol>
<li><strong>Obesità e Sindrome Metabolica</strong>: Il consumo regolare di bevande zuccherate è uno dei principali fattori di rischio per l’aumento di peso e l’obesità. Le calorie liquide provenienti dallo zucchero non vengono percepite dal corpo allo stesso modo delle calorie solide, portando a un eccesso calorico.</li>
<li><strong>Diabete di tipo 2 e insulino-resistenza</strong>: Lo zucchero aumenta rapidamente i livelli di glucosio nel sangue, sollecitando il pancreas a produrre insulina. Un consumo frequente può portare a insulino-resistenza e, a lungo termine, al diabete di tipo 2.</li>
<li><strong>Carie e danni dentali</strong>: La combinazione di zuccheri e acidi (fosforico e citrico) favorisce la proliferazione dei batteri nel cavo orale e accelera l’erosione dello smalto, aumentando il rischio di carie. L’acido fosforico, se consumato in eccesso, può interferire con l’assorbimento del calcio, aumentando il rischio di osteoporosi.</li>
<li><strong>Problemi cardiovascolari</strong>: Esistono evidenze che collegano il consumo di zuccheri aggiunti con un aumento dei livelli di trigliceridi, infiammazione e un rischio maggiore di malattie cardiovascolari.</li>
<li><strong>Effetti gastrointestinali: </strong>L’anidride carbonica, che può causare gonfiore, flatulenza e disturbi gastrointestinali. Inoltre, l’alta concentrazione di zucchero e l’acido fosforico possono aumentare l’acidità dello stomaco e favorire il reflusso gastroesofageo.</li>
<li><strong>Dipendenza e assuefazione</strong>: La combinazione di zucchero e caffeina può stimolare il rilascio di dopamina nel cervello, creando un effetto di ricompensa che può portare alla dipendenza. La caffeina può migliorare temporaneamente l’attenzione, la concentrazione e l’energia, ma un consumo eccessivo può causare nervosismo, ansia e irritabilità. Inoltre, il consumo regolare di bevande zuccherate come la Coca Cola è stato associato a un aumento del rischio di depressione.</li>
</ol>
<p><strong>Conclusioni<br />
</strong>La Coca-Cola, come altre bevande zuccherate, va consumata con moderazione. In genere, il consumo medio di Coca Cola dovrebbe limitarsi a 150-250ml/die se si vuole rispettare il tetto massimo di un 10-12% delle calorie quotidiane fornite dai glucidi semplici.</p>
<p>Il consumo continuativo di bevande gassate zuccherate comporta un disequilibrio nutrizionale in quando correlato ad una minore assunzione di minerali e vitamine come: calcio, magnesio, acido ascorbico (vit. C), riboflavina (vit. B2) e retinolo equivalenti (vit. A) con le conseguenti ricadute sullo stato di salute a lungo termine, soprattutto se non bilanciato da una dieta sana e da un’attività fisica adeguata.</p>
<p>Per una migliore salute, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia di limitare l’assunzione giornaliera di zuccheri aggiunti a non più del 5-10% del totale delle calorie, ovvero circa 25-50 g al giorno per un adulto (meno è meglio). Una lattina di Coca Cola da 330 ml contiene 35 grammi di zucchero, cioè circa 7-8 cucchiaini.</p>
<p>Ad ogni modo, sebbene un’occasionale lattina di Coca Cola non sia dannosa per la salute, è importante fare attenzione al consumo regolare e cercare alternative più salutari. Ad esempio, è possibile considerare bevande come l’acqua, il tè verde non zuccherato o le bevande a base di frutta senza aggiunta di zucchero. Queste alternative possono aiutare a idratarsi senza l’aggiunta di caffeina o zucchero in eccesso.</p>
<p>È importante ricordare che i singoli effetti del consumo di Coca Cola possono variare da persona a persona. Alcune persone potrebbero non sperimentare alcun problema significativo con un consumo moderato, mentre altre potrebbero notare effetti negativi anche con un consumo limitato.</p>
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		<title>Taurina</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/taurina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Aug 2023 08:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Aminoacidi]]></category>
		<category><![CDATA[acidi biliari]]></category>
		<category><![CDATA[acido sulfonico]]></category>
		<category><![CDATA[bevande energetiche]]></category>
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		<category><![CDATA[cisteina]]></category>
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		<category><![CDATA[taurina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La taurina è un amminoacido che si trova naturalmente in vari alimenti, specialmente nei prodotti di origine animale. È anche un ingrediente comune in molte bevande energetiche e integratori alimentari. Ha guadagnato una certa popolarità grazie ai suoi presunti effetti stimolanti ed energizzanti, anche se il suo impatto reale sull&#8217;energia e sulla salute è oggetto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La taurina è un amminoacido che si trova naturalmente in vari alimenti, specialmente nei prodotti di origine animale. È anche un ingrediente comune in molte bevande energetiche e integratori alimentari. Ha guadagnato una certa popolarità grazie ai suoi presunti effetti stimolanti ed energizzanti, anche se il suo impatto reale sull&#8217;energia e sulla salute è oggetto di dibattito.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/taurina.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-27875" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/taurina-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/taurina-300x173.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/taurina.jpg 594w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La taurina viene attualmente considerata un <strong>amminoacido condizionatamente essenziale</strong> dato che in particolari circostanze può non essere sintetizzata a velocità sufficiente per far fronte alle richieste metaboliche dell&#8217;organismo (stress psicofisici elevati, attacchi cardiaci); per questo motivo viene aggiunto in molti integratori e bevande energizzanti.</p>
<p>La taurina fu isolata per la prima volta nel 1827 dalla bile di un toro (di qui il nome), dove fu trovata in elevate concentrazioni. Dal punto di vista biologico la taurina si differenza dai venti alfa aminoacidi che formano le proteine per la presenza di <strong>acido sulfonico</strong> (SOOOH) al posto del tradizionale gruppo carbossilico (COOH).</p>
<p>La taurina svolge un ruolo fondamentale nella <strong>sintesi degli acidi biliari</strong>; questi acidi, prodotti nel fegato ed incorporati nella bile, derivano dal colesterolo e ne facilitano l&#8217;eliminazione; la bile è inoltre <strong>essenziale per la digestione dei grassi e per l&#8217;assorbimento delle vitamine liposolubili</strong>.</p>
<p>La taurina è coinvolta nella <strong>regolazione dei minerali</strong> come il calcio e il potassio all&#8217;interno delle cellule.</p>
<p>La taurina è legata alla salute del cuore e può contribuire a migliorare la funzione cardiaca e la pressione sanguigna in determinate circostanze.</p>
<p>La taurina <strong>interviene nel processo di crescita del sistema nervoso centrale, dei muscoli scheletrici e aiuta il sistema cardiovascolare</strong>; indirettamente agisce nella regolazione dei livelli di colesterolo.</p>
<p>La taurina è importante per la <strong>sintesi di ossido nitrico</strong>; ha proprietà antiossidanti e <strong>può aiutare a proteggere le cellule dai danni ossidativi</strong>; contrasta il processo di invecchiamento grazie alla sua azione anti-radicali liberi; insieme allo zinco, è importante anche per la visione e per la salute degli occhi.</p>
<p>La taurina <strong>si trova in grandi quantità nei tessuti corporei</strong>; è particolarmente concentrata a livello dei globuli bianchi, dei muscoli scheletrici, del cuore e del sistema nervoso centrale (regolarizza la trasmissione degli impulsi nervosi e stabilizza le membrane cellulari).</p>
<p>A livello alimentare la taurina è presente in uova, pesci, carne e latte, ma non negli alimenti di origine vegetale. Nell&#8217;organismo adulto la taurina può comunque essere <strong>sintetizzata</strong> nel fegato <strong>a partire da cisteina e da metionina</strong> (altri due aminoacidi) in presenza di sufficienti quantità di vitamina B6.</p>
<p>Alcuni studi suggeriscono che la taurina potrebbe avere un lieve effetto nell&#8217;aumentare le prestazioni fisiche e la resistenza durante l&#8217;esercizio.</p>
<p>È importante considerare che la maggior parte delle persone ottiene una quantità sufficiente di taurina dalla propria dieta normale e che l&#8217;assunzione di integratori di taurina di solito non è necessaria per la maggior parte delle persone. <strong>Le bevande energetiche che contengono taurina spesso contengono anche caffeina e altri ingredienti stimolanti</strong>, che possono contribuire agli effetti percettuali di energia.</p>
<p><strong>L&#8217;integrazione di taurina potrebbe</strong> <strong>essere utile nei vegetariani</strong>, anche se i due aminoacidi precursori (cisteina e metionina) si trovano in discrete quantità anche nei legumi.</p>
<p>I neonati non riescono invece a sintetizzare autonomamente la taurina che ricavano dal latte materno che ne è particolarmente ricco.</p>
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		<item>
		<title>Il Caffè “Kopi Luwak”</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-caffe-kopi-luwak/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 07:29:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Napoli, ‘o ccafé è un rito, una delle massime espressioni della napoletanità. Quanto è stato scritto in versi e note sulla tazzulella ‘e cafè, da Modugno a De André a Pino Daniele. Ma chiedete a internet qual è il caffè più buono? La risposta non è facile. Certamente il più costoso al mondo è &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Napoli, <em>‘o ccafé</em> è un rito, una delle massime espressioni della napoletanità. Quanto è stato scritto in versi e note sulla <em>tazzulella ‘e cafè</em>, da Modugno a De André a Pino Daniele. Ma chiedete a internet qual è il caffè più buono? La risposta non è facile.</p>
<p>Certamente il più costoso al mondo è l’indonesiano “Kopi Luwak”, il cui prezzo medio può variare dai 500 ai 900 euro al kg e quindi una tazzina di questo caffè può costare addirittura più di 10 euro. Ovviamente il prezzo varia a seconda del mercato, quindi in base all&#8217;annata, alla qualità del raccolto. Il kopi luwak viene prodotto principalmente per il mercato americano e nipponico ma con il tempo si sta diffondendo in tutto il mondo.</p>
<p>Personalmente non lo berrei mai, ma non per il costo. In lingua indonesiana Kopi significa caffè, mentre Luwak, identifica lo <strong>zibetto</strong>, un piccolo mammifero onnivoro, anche detto <strong>civetta delle palme</strong>, che si nutre delle bacche mature ma le digerisce solo parzialmente: gli enzimi digestivi intaccano solo la parte esterna della bacca e modificano la struttura di quelle proteine che determinano l’acidità del caffè. I chicchi defecati vengono raccolti da lavoratori addetti, portati in siti di stoccaggio, privati degli scarti e lavati con molta cura; dopo questo processo avviene la tostatura. Il prodotto, conosciuto anche come <strong><em>civet coffee</em></strong>, ha un aroma nettamente diverso, con un particolare retrogusto di cioccolato e caramello, molto delicato, che insieme alla naturale dolcezza rende questo caffè “speciale”.</p>
<p>Purtroppo, la sempre maggiore richiesta di kopi luwak soprattutto nei mercati orientali, ha prodotto la nascita di allevamenti intensivi di zibetti ove gli animali catturati devono affrontare condizioni terribili (di qui le proteste degli animalisti): vengono tenuti in gabbie in batteria, affamati e quindi alimentati forzatamente con bacche di caffè, per poi recuperare dagli escrementi i chicchi di caffé.</p>
<p>La scienza ha cercato di venire incontro e trovare una soluzione e soddisfare la richiesta del Kopi luwak in Asia. Sicché il caffè kopi luwak è stato in un certo senso riprodotto in laboratorio da un team della <em>Pingtung University of Technology and Science</em>, che ha creato una versione del caffè kopi attraverso l&#8217;utilizzo di 16 su 136 ceppi di batteri si trovano naturalmente nelle feci dello zibetto. In questo modo i ricercatori hanno dato modo di immettere sul mercato una varietà più economica del caffè più costoso al mondo, ma che comunque resta molto gustoso senza sfruttare gli animali.</p>
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		<item>
		<title>Galio &#124; Galium aparine</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/galio-galium-aparine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 15:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi fenolici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Galium aparine L. è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, inconfondibile al tatto a causa dei peli ruvidi (simili a del velcro) che la rivestono in tutte le parti. Per questo viene chiamata anche &#8220;attaccamani&#8221; o &#8220;attaccaveste&#8220;. Estremamente comune, vive senza difficoltà nei campi incolti. Il Galium aparine è una pianta erbacea annuale, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Galium aparine</em> L. è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle <em>Rubiaceae</em>, inconfondibile al tatto a causa dei peli ruvidi (simili a del velcro) che la rivestono in tutte le parti. Per questo viene chiamata anche &#8220;<strong>attaccamani</strong>&#8221; o &#8220;<strong>attaccaveste</strong>&#8220;. Estremamente comune, vive senza difficoltà nei campi incolti.</p>
<p>Il <em>Galium aparine</em> è una pianta erbacea annuale, ascendente o strisciante; i fusti quadrangolari sono molto ruvidi e muniti di piccoli uncini. Le foglie caratterizzate da pseudo verticilli di 4-12, in parte vere foglie e per il resto stipole modificate ad assomigliarvi, e fiori piccoli bianchi, muniti anch’essi di piccoli uncini. I fiori, di colore bianco, sono molto piccoli, ermafroditi e riuniti in cime ascellari. Il frutto, grande come un chicco di riso, è anch&#8217;esso coperto di spine uncinate che, rimanendo attaccate al pelo degli animali favoriscono, la propagazione e diffusione della pianta; questa dovrebbe essere raccolta in primavera o all’inizio dell’estate, subito prima del periodo di fioritura.</p>
<p><em>Galium</em> deriva dalla parola greca <em>gála</em>, che significa “latte” per la <strong>capacità</strong> della pianta <strong>di favorire la coagulazione del latte</strong> dovuta alla presenza dell’<strong>enzima fitochinasi</strong>; Aparine dal greco <em>Aparein</em> che significa “attaccarsi”, per la capacità della pianta ad attaccarsi, per i peli uncinati di cui è rivestita, agli abiti e al pelo degli animali.</p>
<p>Questa pianta ha una lunga storia nella medicina popolare; veniva utilizzata sia per uso esterno che per uso interno, per trattare ulcere, ferite e problemi della cute. È anche commestibile, ha sapore amaro, acre, ma solo i germogli primaverili lessati. Il nome <em>galium </em>ricorda che in passato probabilmente era usata come <strong>caglio; il vero Caglio</strong>, usato fin dal passato dai Romani,<strong> è il <em>Gallium verum</em> </strong>, cioè proprio, il vero caglio.</p>
<p><strong>Principi attivi</strong>: <strong>glicosidi iridoidi</strong> (tra cui <strong>galiosina, aucubina</strong> e <strong>asperuloside</strong>), alcaloidi tra cui <strong>caffeina</strong> contenuta nei semi, <strong>acidi fenolici, antrachinone, flavonoidi, cumarina</strong> (che dà il caratteristico odore dolciastro dell’erba tagliata quando la pianta è secca), acido citrico.</p>
<p><strong>Indicazioni</strong>: <strong>antispasmodica, lievemente diuretica, astringente, vulneraria, ipotensiva, antiflogistica e sudorifera</strong>.</p>
<p>Altre indicazioni: in caso di disturbi dell’apparato digerente, affezioni cutanee, e manifestazioni dolorose soprattutto di natura nervosa. Agisce in modo efficace sul sistema linfatico. Buon diuretico, e come tale, promuove un maggiore flusso di urina che aiuta a liberare i reni e la vescica da sostanze di scarto, per evitare l’insorgenza di infezioni del tratto urinario (come la cistite), ed alleviare i disturbi della prostata.</p>
<p>La pianta si utilizza sia fresca che essiccata.</p>
<p>Nella Medicina tradizionale veniva utilizzata su ferite e piaghe sotto forma di impacchi cicatrizzanti con decotto di fiori e foglie. Il succo veniva usato per cagliare il latte e i fusti intrecciati venivano impiegati per filtrarlo, la radice si utilizzava per colorare la lana di rosso-arancio ed i semi torrefatti per preparare bevande, e le giovani foglie e sommità come verdura.</p>
<p>Dioscoride, medico greco del I secolo d.C., la considerava utile come rimedio alla stanchezza e scriveva che i pastori usavano i gambi per fare dei setacci per filtrare il latte. Il Mattioli (1559), medico senese, gli attribuiva proprietà diuretiche e proprietà calmanti del male alle orecchie. Suggeriva inoltre l’uso del succo dei frutti e delle foglie contro i morsi delle vipere e degli scorpioni. Nella medicina popolare il succo fresco o un cataplasma di foglie fresche triturate, applicate su una ferita o su un’ulcera, erano impiegate per arrestare il sanguinamento, inibire la necrosi e favorire la cicatrizzazione.</p>
<p>Le cime tenere possono essere mangiate come asparagi, prima che siano prodotti i frutti; certamente è bene sbollentarla per evitare lo spiacevole effetto dei piccoli peli uncinati che coprono la pianta.</p>
<p>I frutti, una volta maturi, venivano torrefatti ed i semi torrefatti e usati come succedaneo del caffè; infatti contengono caffeina (anche se in misura minore del caffè). La radice si utilizzava per sostituire la cicoria; da essa si può estrarre un colorante rosso-arancio.</p>
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		<title>Guaranà &#124; Paullinia sorbilis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/guarana-paullinia-sorbilis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 13:21:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido tannico]]></category>
		<category><![CDATA[caffeina]]></category>
		<category><![CDATA[dimagrante]]></category>
		<category><![CDATA[energizzante]]></category>
		<category><![CDATA[guaranà]]></category>
		<category><![CDATA[guaranina]]></category>
		<category><![CDATA[pasta Guaranà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il guaranà (nome scientifico Paullinia cupana, sin. Paullinia sorbilis) è una pianta rampicante (liana), sempreverde, nativa della foresta amazzonica appartenente alla famiglia delle Sapindaceae; è presente anche in Venezuela, Paraguay e Uruguay. In fitoterapia sono utilizzati i semi. La pianta si presenta come arbusto legnoso, con l’aspetto di una grossa e volubile liana, rampicante, sempreverde, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>guaranà</strong> (nome scientifico <em>Paullinia cupana</em>, sin. <em>Paullinia sorbilis</em>) è una pianta rampicante (liana), sempreverde, nativa della foresta amazzonica appartenente alla famiglia delle <em>Sapindaceae</em>; è presente anche in Venezuela, Paraguay e Uruguay. In fitoterapia sono utilizzati i semi.</p>
<p>La pianta si presenta come arbusto legnoso, con l’aspetto di una grossa e volubile liana, rampicante, sempreverde, con rami molto flessibili; raggiunge un’altezza di 10 m circa e cresce spontanea e coltivata a scopo commerciale nei paesi d’origine. È una pianta delicata che cresce preferibilmente in terreno ricco di humus, umido e ben drenato. Richiede un’esposizione parzialmente ombreggiata e non sopporta temperature inferiori ai 18-20°C. Le foglie, costituite da foglioline ovali-oblunghe, sono glabre, composte, imparipennate, con margini grossolanamente dentato-crenati; disposte in posizione alterna, presentano l’apice acuminato e hanno una consistenza piuttosto coriacea; le nervature sulla pagina inferiore sono ben visibili e leggermente vellutate. I fiori, poco appariscenti, bianchi o gialli, sono riuniti a mazzetto in infiorescenze lunghe fino a 10 cm circa. Il frutto è costituito da una capsula trigona piriforme, con deiscenza in tre valve longitudinali; presenta all’incirca le dimensioni di una nocciola e a maturità è di un bel colore rosso o arancione; all’interno contiene da uno a tre semi lucidi, bruno-porpora, più o meno globoidali, a forma di castagna e con un diametro di 1,5 cm. Si riproduce per talea di legno maturo alla fine della stagione di crescita.</p>
<p>La parola <strong>guaranà significa “vite</strong>” in molti dialetti indigeni e si riferisce allo sviluppo caratteristico a “liana” di questa pianta in presenza di tronchi che le facciano da supporto; può raggiungere fino ai 10 m di altezza. Il nome <strong>Paullinia</strong> deriva da quello di un dotto naturalista del &#8216;600, tal Paulli, cui lo stesso Linneo dedicò un intero genere al quale, attualmente, si attribuiscono circa 140 specie, in grandissima parte proprie della flora spontanea dei paesi dell&#8217;America tropicale.</p>
<p>Circa il 70% della produzione di Guaranà del Brasile viene utilizzato per la preparazione di succhi e di bevande energetiche, mentre dal restante 30% si ricava la polvere di Guaranà, utilizzata in forma di capsule o soluzioni acquose per l’industria farmaceutica e cosmetica.</p>
<p><strong>La droga è costituita da una pasta essiccata di colore bruno ottenuta dalla lavorazione dei semi di guaranà</strong>, tostati, macinati e pressati (<strong>pasta Guaranà</strong>): questa viene essiccata sotto forma di bastoncini e poi grattugiata in acqua per ottenere una bevanda simile al tè. Viene inoltre utilizzata come <strong>fonte di caffeina</strong>,<strong> aromatizzante per bevande analcoliche, liquori e prodotti dolciari</strong>. Le popolazioni indigene la usano da centinaia di anni come pianta curativa ed “<strong>elisir</strong>” di lunga vita.</p>
<p>Il Guaranà contiene, in concentrazioni variabili dal 3 all&#8217;8%, un analogo della caffeina, noto come <strong>guaranina</strong>, che gli conferisce le sue proprietà stimolanti analoghe a quelle ascritte al caffè; inoltre contiene <strong>teofillina, teobromina, acido tannico e saponine</strong>.</p>
<p>Il Guaranà è <strong>stimolante delle funzioni cognitive</strong> (attenzione e memoria), <strong>tonico generale; </strong>storicamente il guaranà veniva utilizzato dalle tribù dell’Amazzonia per le sue proprietà stimolanti al fine di aumentare la resistenza fisica.</p>
<p>Il Guaranà è specialmente utile per dare una <strong>carica energetica</strong> in caso di esaurimento, astenia: contrasta efficacemente gli stati di affaticamento. Trova impiego <strong>nel mondo dello sport</strong> ed è associato a molte <strong>diete </strong>(dimagranti) in quanto favorisce la combustione dei grassi, aumentando la termogenesi, e l&#8217;utilizzo (lipolisi) dei grassi di riserva depositati nelle cellule adipose. Per il suo contenuto in tannini può esercitare un&#8217;azione <strong>astringente</strong> a livello intestinale. Esso, inoltre, <strong>stimola le funzioni cerebrali e l&#8217;attività intellettuale</strong>.</p>
<p><strong>Contenendo caffeina, il Guaranà </strong>può essere utile nelle emicranie<strong>; è un </strong>cardiotonico<strong> e produce un&#8217;azione simile a quella del caffè, ma con importanti differenze</strong>, dovute agli altri componenti del fitocomplesso, tra cui i tannini, per cui varia la farmacocinetica del principio attivo; ciò si traduce in un <strong>effetto stimolante più prolungato</strong> e di entità superiore a quello della caffeina isolata. Questo rappresenta un valido esempio del fatto che l&#8217;azione di un fitocomplesso, non può essere sostituita da quella di un unico principio attivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli effetti indesiderati più comuni dopo assunzione del guaranà, sono riconducibili alla presenza di caffeina (agitazione, ipereccitabilità, nervosismo, insonnia, aritmie di vario genere in soggetti predisposti, ipertensione arteriosa). L’uso dei prodotti contenenti guaranà è perciò <strong>sconsigliato nei soggetti con ulcere</strong> gastriche e intestinali, <strong>ipertiroidismo</strong> (sindrome derivante da un’iperattività della tiroide) o disturbi cardiovascolari tra cui <strong>ipertensione </strong>(elevata pressione sanguigna) e <strong>aritmie</strong> (alterazioni del normale ritmo cardiaco).</p>
<p>. Inoltre sono riportate le seguenti <strong>principali interazioni farmacologiche</strong>:</p>
<ul>
<li>I-MAO: crisi ipertensive;</li>
<li>contraccettivi orali, cimetidina, verapamil, disulfiram, fluconazolo e chinolonici inibiscono il metabolismo della caffeina, con possibile aumento dei suoi effetti stimolanti;</li>
<li>ormoni tiroidei, adrenalina, alcaloidi della segale cornuta, efedra, sinefrina: ne potenzia gli effetti;</li>
<li>anticoagulanti orali: ne riduce l&#8217;attività;</li>
<li>fenilpropanolamina: aumento della pressione arteriosa;</li>
<li>litio: riduzione dei livelli di litio nel sangue;</li>
<li>benzodiazepine: riduzione degli effetti sedativi;</li>
<li>antiaritmici: aumento della concentrazione plasmatica di caffeina;</li>
<li>ferro: ne riduce l&#8217;assorbimento;</li>
<li>Aspirina: la caffeina ne aumenta la biodisponibilità;</li>
<li>fenitoina: aumenta il metabolismo della caffeina;</li>
<li>fluorochinolonici: aumentano la concentrazione di caffeina nel sangue;</li>
<li>ipriflavone: possibile aumento della concentrazione di caffeina nel sangue;</li>
<li>induttori enzimatici: riduzione della caffeina nel sangue;</li>
<li>macrolidi: aumento della caffeina nel sangue;</li>
<li>ticlopidina: aumento della caffeina nel sangue.</li>
</ul>
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		<title>Mate &#124; Ilex Paraguariensis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/mate-ilex-paraguariensis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 09:12:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[bombilla]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[caffeina]]></category>
		<category><![CDATA[calebassa]]></category>
		<category><![CDATA[colina]]></category>
		<category><![CDATA[mate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Mate (Ilex paraguariensis), detto anche Erva o Cimarrón, è un bellissimo albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Aquifoliacee. Si ascrive al numeroso genere Ilex, che comprende circa 400 specie di alberi e arbusti, decidui e sempreverdi, ampiamente diffusi in tutto il mondo, ma con una predilezione per i climi caldo-temperati o addirittura tropicali. Originario &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Mate</strong> (<em>Ilex paraguariensis</em>), detto anche Erva o Cimarrón, è un bellissimo albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Aquifoliacee. Si ascrive al numeroso genere Ilex, che comprende circa 400 specie di alberi e arbusti, decidui e sempreverdi, ampiamente diffusi in tutto il mondo, ma con una predilezione per i climi caldo-temperati o addirittura tropicali. Originario del Brasile e del Paraguay, è diffuso anche in altre regioni del Sudamerica.</p>
<p>È un albero che può crescere fino a 20 m di altezza. Cresce preferibilmente in terreno umido e ben drenato, richiede un’esposizione parzialmente al sole o ombreggiata, non sopporta temperature inferiori ai 7° C. Possiede tronco eretto con rami glabri; le foglie, persistenti, disposte in posizione alterne, sono ovato-lanceolate e cuneiformi alla base, lunghe circa 5 cm, sono irregolarmente dentato-crenate, lucenti e di colore verde più scuro sulla pagina inferiore. I fiori, bianchi, di grandezza simile a quelli del nostro comune agrifoglio, sono ascellari e fascicolati raggruppati in piccoli mazzi. I frutti sono costituiti da piccole bacche rossastre, di forma sferica, all’interno della quale sono contenuti quattro noccioli con la superficie solcata da striature longitudinali. Si riproduce per seme in primavera, oppure per talea di legno semi maturo nella tarda estate o all’inizio della stagione autunnale.</p>
<p>La pianta cresce spontanea in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay; <strong>dalle sue foglie sminuzzate si ricava la yerba mate o </strong>semplicemente <strong>mate, una bevanda molto popolare nell&#8217;America meridionale</strong> (Paraguay, Uruguay, Brasile, Argentina e Cile). Gli indigeni bevono il mate in una <strong>calebassa</strong> (<strong>zucca svuotata ed essiccata</strong>), servendosi di una cannuccia metallica o, talvolta, di legno, dotata di un filtro ad una estremità chiamata <strong>bombilla</strong>. <strong>La parola mate in spagnolo significa “zucca vuota”</strong> e si riferisce a questa zucca svuotata. Attualmente il mate è un infuso molto popolare nei paesi dell’America Latina, soprattutto in Uruguay, dove è bevuto quotidianamente da gran parte della popolazione. In paesi come l&#8217;Argentina, incluso nella sua capitale Buenos Aires, bere il mate è un <strong>rito quotidiano</strong> in quasi tutte le famiglie, come per gli italiani bere una buona tazza di caffè o per gli inglesi il tè.</p>
<p>L’albero del Mate, oltre a trovare impiego come tè aromatico, possiede preziose proprietà medicinali che l’hanno reso un ottimo rimedio della medicina popolare e della fitoterapia. Un tempo era utilizzato dagli Indios sudamericani per le sue proprietà stimolanti, soprattutto durante le lunghe traversate dalle Ande. A scopo medicinale e terapeutico sono impiegate esclusivamente le foglie essiccate. Il Mate <strong>contiene: caffeina, teobromina, tannini, alcuni minerali (particolarmente abbondante è il potassio), vitamina C, alcune vitamine del gruppo B e la vitamina J conosciuta anche col nome di colina</strong>. Sono presenti anche <strong>steroli</strong> simili all’ergosterolo e al colesterolo e alcune saponine localizzate nella foglia (chiamate <strong>metasaponine</strong>). Le saponine sono elementi chimici dalle rinomate attività farmacologiche, inclusa l’azione di stimolante del sistema immunitario. Grazie a tali componenti la yerba mate possiede molteplici <strong>proprietà</strong>: si può consumare sotto forma di tè mate, classico e delizioso, o come infusione (si può bere caldo o freddo); le sue proprietà rimangono le stesse e sono:</p>
<ul>
<li><strong>azione energizzante</strong>: l’Erba Mate contiene una sostanza simile alla caffeina, la <strong>mateina</strong>, una sostanza chimica che agisce stimolando il sistema nervoso, migliora le attività mentali, aumenta l’energia e contribuisce a una migliore concentrazione; la sua assunzione viene consigliata nel caso si sia alla ricerca di una bevanda energizzante, alternativa al caffè e priva di effetti collaterali; essendo un energizzante naturale può essere raccomandato alle persone che praticano molte attività fisiche o sportive;</li>
<li><strong>azione digestiva</strong>: è in grado di favorire la digestione ed il transito di cibo nell’intestino, contribuendo così ad una sensazione di sazietà e ad un apporto di energia alle cellule molto più efficace e veloce. Per tale motivo l’erba Mate è spesso indicata come coadiuvante completamente naturale nelle diete dimagranti, anche perché stimola il metabolismo corporeo e di conseguenza aiuta a eliminare grassi e calorie in eccesso;</li>
<li><strong>azione diuretica</strong> utile per la prevenzione della formazione di calcoli oltre che per purificare l&#8217;organismo da tossine ed altre sostanze di scarto dell&#8217;organismo;</li>
<li><strong>azione antiossidante</strong> grazie alla ricchezza in polifenoli;</li>
<li><strong>azione ipocolesterolemizzante ed ipoglicemizzante</strong>;</li>
<li><strong>azione cardioprotettiva</strong>: la yerba mate accresce la circolazione sanguigna nell’organismo e l’apporto di ossigeno al cuore, grazie alla presenza in essa di teofillina che stimola il muscolo cardiaco.</li>
<li><strong>azione antitumorale</strong> nei confronti del tumore al colon</li>
</ul>
<p>Pertanto, la yerba mate viene tipicamente usata anche come supplemento per incrementare la stimolazione mentale, per rafforzare il sistema immunitario e per alleviare il dolore fisico. Assumere un infuso di Erba Mate alla sera può essere utile per aiutare l’organismo a recuperare le energie perdute nel corso della giornata. Questa bevanda, inoltre, è adatta come dopo pasto per le sue note proprietà digestive in grado di favorire l’attività di stomaco ed intestino.</p>
<p>La bevanda di yerba mate può essere preparata come un normale tè, lasciando cioè in infusione per alcuni minuti le foglie in acqua bollente e filtrando il liquido subito dopo. Il dosaggio raccomandato di yerba mate varia da individuo a individuo e dipende anche dalle modalità attraverso le quali si assume tale sostanza.</p>
<p>La yerba mate, proprio come il tè ed il caffè, contiene caffeina ed altre sostanze con proprietà stimolanti, per cui la sua assunzione è sconsigliata alle persone cardiopatiche o interessate da problemi di ipertensione.</p>
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		<title>Caffè &#124; Coffea arabica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/caffe-coffea-arabica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2022 10:51:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[caffè decaffeinato]]></category>
		<category><![CDATA[caffeina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Coffea arabica o pianta del caffè è un arbusto o piccolo albero sempreverde, appartenente alla famiglia delle Rubiaceae; è alto intorno a 5-7 m, presenta foglie opposte di forma pressoché ellittica, di colore verde intenso lucido, lunghe fino a 15 cm e larghe 7; i fiori, in gruppi ascellari, sono larghi intorno a 20 &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <em>Coffea arabica</em> o <strong>pianta del</strong> <strong>caffè</strong> è un arbusto o piccolo albero sempreverde, appartenente alla famiglia delle <em>Rubiaceae</em>; è alto intorno a 5-7 m, presenta foglie opposte di forma pressoché ellittica, di colore verde intenso lucido, lunghe fino a 15 cm e larghe 7; i fiori, in gruppi ascellari, sono larghi intorno a 20 mm, di colore bianco brillante e lievemente profumati.</p>
<p>I frutti, contenenti generalmente due semi, sono drupe ovoidi, lunghe circa 15 mm, di colore verde, virante – durante la maturazione che dura circa 9 mesi – prima al giallo, quindi al rosso ed infine al nero. Si riproduce generalmente per seme, da cui si ottengono piante in grado di fruttificare già al terzo, quarto anno di età.</p>
<p>E’ originaria degli altopiani del Sudan, Kenia ed Etiopia. Il suo habitat ideale è compreso tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno, cioè le regioni tropicali di Asia, Africa e America: queste regioni hanno infatti terreni ricchi di humus, azoto e potassio, e assicurano una temperatura tra i 17° e i 30°C e precipitazioni annue comprese tra i 1.200 e i 2.000 ml.</p>
<p>Sarà soltanto durante il 1700 che il caffè raggiungerà Brasile e Caraibi, dando origine alle grandi piantagioni odierne. Le prime coltivazioni in Brasile iniziarono nel 1727.</p>
<p><strong>Il termine caffè</strong> deriva dalla parola araba &#8220;qahwa&#8221;, che in origine identificava una bevanda prodotta dal succo estratto da alcuni semi, che provocava effetti eccitanti e stimolanti. Dal termine &#8220;qahwa&#8221; si passò alla parola turca &#8220;qahvè&#8221;, parola riportata in italiano con &#8220;caffè&#8221;. Alcuni pensano invece che il termine caffè derivi dalla regione di Caffa, nell&#8217;Etiopia sud-occidentale, dove si coltiva la pianta del caffè.</p>
<p>Nel XV secolo la conoscenza del caffè si estese nel Medio Oriente fino ad Istanbul, dove il suo consumo avveniva nei luoghi d&#8217;incontro dell&#8217;epoca, locali simili a taverne in cui i turchi solevano sedersi e consumare questa bevanda.</p>
<p>Venezia, grazie ai suoi rapporto con l&#8217;Oriente, fu la prima ad introdurre il caffè in Italia: le prime botteghe del caffè comparvero nel 1645.</p>
<p>L’importanza di questa pianta nell’economia mondiale è ben nota; la specie arabica da sola copre il 70% della produzione mondiale di caffè, come pure sono ben noti gli effetti della bevanda che si trae dai suoi semi tostati e le controindicazioni ad un uso eccessivo.</p>
<p>Le <strong>varietà di caffè</strong> esistenti sono oltre 100 ma solo 25 producono frutti con un valore commerciale. Tra questi sono 4 i tipi di caffè utilizzati per preparare la bevanda:</p>
<ul>
<li><strong>la <em>Coffea arabica L.</em>, varietà più conosciuta</strong> (rappresenta i ¾ della produzione mondiale) è semplicemente denominata <strong>Arabica</strong>, tra cui la più rinomata è la <strong>Moka </strong>(le altre varietà di caffè ottenibili dalla coffea arabica sono la <em>Tipica</em>, la <em>Bourbon</em> e la <em>Maragogype</em>). Il nome &#8220;moka&#8221; origina dalla città di Mokha, nello Yemen, zona di produzione di pregiate varietà di caffè arabica. Originaria della penisola arabica, tale varietà è coltivata oggi sia nei luoghi di origine sia in altri paesi del Centro e Sud America su terreni di montagna ricchi di minerali (più alta è la quota, migliori saranno le qualità organolettiche del chicco di caffè tostato);</li>
<li>la <em>Coffea canephora Pierre ex Froehner</em>, denominata <strong>Robusta</strong>, una varietà di caffè originaria dello Zaire molto diffusa perché la pianta, come dice il suo nome, resiste molto bene alle malattie e può essere coltivata anche in pianura. È originaria del Congo ma oggi è coltivata in diversi paesi;</li>
<li>la <strong>Liberica</strong>, coltivata soprattutto in Liberia e in Costa d’Avorio. I semi sono grandi e resistenti ai parassiti. La sua qualità è inferiore a quella dell’Arabica e della Robusta, anche se i chicchi sono molto profumati;</li>
<li>l’<strong>Excelsa</strong>, cresce ovunque ed è molto resistente, fornisce una resa elevata e ha un gusto simile a quello dell’Arabica.</li>
</ul>
<p>Le varietà più diffuse in Italia sono l’Arabica e la Robusta, che presentano differenze sia qualitative (i caffè Arabica sono molto profumati, dolci, rotondi, leggermente acidi; i caffè Robusta sono invece spigolosi, astringenti, poco profumati e più amari), sia quantitative nella loro composizione chimica.</p>
<p><strong><em>La produzione del caffè</em></strong></p>
<p>Il frutto del caffè è una drupa o ciliegia che al momento della maturazione è di colore rosso (eccetto la varietà Bourbon, che diventa gialla). All’interno si trovano la polpa e due semi, posti uno di fronte all’altro, avvolti dal <strong>pergamino</strong>, una pellicola rigida e spessa che li protegge. Sotto il pergamino si trova un’altra pellicola molto sottile e perfettamente aderente al seme: la pellicola argentea. Ogni frutto contiene normalmente due semi; talvolta se ne trova uno solo, chiamato <strong>caffè perla</strong> o <strong>caracolito</strong>.</p>
<ul>
<li><strong><em>Raccolta</em></strong></li>
</ul>
<p>L’uniformità del clima che caratterizza i paesi tropicali, fa sì che le piante siano sempreverdi e fruttifichino a ciclo continuo; la loro fioritura (e la conseguente fruttificazione), non dipende dall’aumento di temperatura primaverile, come avviene nei nostri paesi, ma deriva dalle piogge: quanto più sono numerose, tanto più saranno numerose le fioriture: i frutti della pianta, quindi, non maturano tutti contemporaneamente, anzi è normale trovare sulla stessa pianta fiori, frutti acerbi e frutti maturi.</p>
<p>La raccolta dei frutti può essere manuale o meccanica, quest’ultima avviene con macchine che scuotono la pianta e prelevano le bacche cadute. La raccolta manuale avviene in due modi: <em>picking</em> oppure <em>stripping</em>.</p>
<p>Il metodo <em>picking</em> prevede che i lavoratori passino più volte per la piantagione, raccogliendo solo le bacche mature e sane; è il sistema migliore, anche se meno usato per i costi elevati.</p>
<p>Il metodo <em>stripping</em> consiste nell’attendere che la maggioranza dei frutti sia a giusta maturazione, poi si passa nella piantagione una sola volta raccogliendo tutti i frutti presenti, a prescindere dal grado di maturazione. I frutti sono raccolti raschiando i rami dall’interno verso l’esterno, facendoli cadere a terra su reti disposte in precedenza o in ceste. Prima della lavorazione si effettua una pulitura per separare dai frutti le foglie, i rami, eventuali sassi o altro. Con lo <em>stripping</em> si ottiene un prodotto non omogeneo per maturazione, non selezionato, con una qualità finale inferiore, ma raccolto rapidamente e quindi con un costo molto più basso.</p>
<ul>
<li><strong><em>Lavorazione</em></strong></li>
</ul>
<p>Dopo il raccolto, è importante estrarre in pochi giorni i chicchi dal frutto, altrimenti si deteriorano; per far ciò si può operare con il trattamento a secco o con il trattamento in umido.</p>
<p>Nel <strong>trattamento a secco</strong> i frutti sono fatti essiccare distendendoli al sole muovendoli più volte per evitare eventuali fermentazioni; l’operazione può essere eseguita anche in essiccatoi, con un risultato più rapido e sicuro, ma qualitativamente inferiore. Quando la polpa è secca si effettua la snocciolatura: si fanno passare le bacche in una macchina decorticatrice che spezza la buccia e il pergamino liberando i chicchi. Al termine, si fa la setacciatura, che prevede la separazione e contemporanea selezione per grandezza: con macchine setacciatrici si separano i chicchi da buccia e polpa, poi si dividono per grandezza facendo cadere e raccogliendo prima i chicchi più piccoli poi quelli di dimensioni maggiori. Il caffè così prodotto si chiama naturale o non lavato.</p>
<p>Nel <strong>trattamento in umido</strong> i frutti dopo la raccolta subiscono la spolpatura: passano attraverso macchine spolpatrici che, in un flusso continuo di acqua, rompono buccia e polpa liberando i semi. Questi, ancora ricoperti da mucillagine di polpa e pergamino, sono avviati alla fermentazione: vengono lasciati in vasche con acqua per 1-3 giorni, in modo che la mucillaggine fermenti e si decomponga. Di seguito i chicchi sono lavati dentro piccoli canali, poi sono essiccati al sole (o in essiccatoi). Terminato l’essiccamento, come per il caffè naturale, si effettua la snocciolatura: il caffè viene passato in apposite macchine decorticatrici, che spezzano il pergamino senza danneggiare i chicchi e inviato alla setacciatura, con macchine setacciatrici che li selezionano e dividono per dimensione. Il caffè così ottenuto si chiama lavato. Il caffè lavato è di solito raccolto con il metodo <em>picking</em>, affinché tutti i frutti siano maturi e con la polpa tenera, per liberare i semi dalla polpa, per lavorare semi della stessa dimensione e per non rovinarli con le macchine durante la spolpatura. Questo metodo necessita di molta acqua ed è più lungo e costoso, ma il prodotto ottenuto ha una qualità migliore, e le partite sono più omogenee e costanti.</p>
<ul>
<li><strong><em>Spedizione</em></strong></li>
</ul>
<p>Dopo questi passaggi il caffè verde è spedito in sacchi di juta (in genere da 60 kg) verso i paesi importatori.</p>
<p>Poiché il sistema di raccolta a <em>stripping</em> o meccanico sono molto diffusi, per avere un prodotto di qualità è opportuno effettuare una selezione del caffè, eliminando i chicchi non al giusto grado di maturazione, rovinati o fermentati. L’operazione avviene con selezionatrici ottiche, che agiscono inviando una luce su ogni singolo chicco e, in base al tipo di luce riflessa, la fotocellula fa o meno scattare un meccanismo di scarto; i chicchi non idonei sono espulsi con un getto di aria compressa.</p>
<p>Questa operazione è svolta, assai raramente da alcuni paesi produttori e, più spesso, dalle migliori aziende torrefattrici.</p>
<ul>
<li><strong><em>Miscelazione</em></strong></li>
</ul>
<p>Per ottenere una bevanda dal giusto corpo, con buon aroma e gusto, è necessario miscelare più tipi di caffè, di varie qualità e provenienze.</p>
<p>La miscelazione consente anche di fornire un prodotto che nel tempo mantiene le stesse caratteristiche; il cliente abituale può così bere un caffè che nei vari anni ha lo stesso corpo, sapore e profumo. La miscelazione è impiegata per molti prodotti (tè, cognac, whisky, champagne&#8230;) perché il ciclo produttivo naturale non dà mai prodotti con caratteristiche identiche negli anni; miscelando più materie prime si riesce a mantenere una qualità pressoché costante nelle varie annate. Considerato che il consumatore si abitua a un gusto e lo abbina a una determinata marca, questa operazione è importantissima e viene programmata, di volta in volta, da personale esperto.</p>
<p>La miscelazione del caffè può avvenire prima o dopo la torrefazione; se si miscela prima si ottiene un prodotto più omogeneo per gusto e profumi, miscelando dopo si regola meglio la tostatura delle varie partite in base alla dimensione e tipologia dei vari caffè.</p>
<p>Si può miscelare prima solo se si utilizza un’unica tipologia di caffè (arabica) e i chicchi hanno una grandezza uniforme; in caso contrario dopo la torrefazione si otterranno chicchi bruciati o crudi.</p>
<ul>
<li><strong><em>Torrefazione o tostatura</em></strong></li>
</ul>
<p>All’arrivo in azienda, dopo l’eventuale miscelazione, il caffè è pronto per essere torrefatto, a una temperatura di circa 200-230 °C, per 10-15 minuti<strong>. La tostatura provoca importanti modifiche al chicco, che cala di peso, aumenta di volume, diventa friabile, prende un colore bruno e sviluppa al proprio interno circa 800 componenti aromatici volatili responsabili del gusto e dell’aroma del caffè tostato, insieme ai pigmenti marroni, le melanoidine</strong>, sostanze prevalentemente non assorbite dall’intestino e la cui struttura e ruolo sono oggi di grande interesse per il loro <strong>potere antiossidante</strong>. <strong>È dunque la tostatura che dona al caffè il gusto, l’aroma e il colore che lo caratterizzano</strong>.</p>
<p>Il grado di tostatura varia da paese a paese. In Italia, dove si preferisce una bevanda dal gusto forte e marcato, la tostatura è effettuata con temperature e tempi più elevati (al sud più che al nord); nei paesi che gradiscono un caffè dal gusto più leggero (come in Nord Europa e America del Nord) il grado di torrefazione è inferiore.</p>
<p>Dopo la tostatura, il caffè è velocemente raffreddato con getti d’aria fredda (più raramente con acqua), per evitare surriscaldamenti e bruciature, dovuti anche ai fenomeni chimici che si verificano all’interno dei singoli chicchi. È importante evidenziare che un caffè forte non è indice di un caffè di qualità maggiore, ma solo di una maggiore tostatura.</p>
<ul>
<li><strong><em>Confezionamento</em></strong></li>
</ul>
<p>Il caffè verde si conserva a lungo senza problemi, ma dopo essere stato torrefatto le sue caratteristiche gustative e aromatiche durano pochi mesi; per questa ragione (e anche perché il grado di tostatura varia da paese a paese) la torrefazione avviene sempre nel paese consumatore. Se lasciato aperto, il caffè tostato perde gran parte delle sue qualità in soli quindici giorni; il suo confezionamento è perciò molto importante. Una volta torrefatto, il caffè – ancora caldo – viene confezionato immediatamente, per conservare più a lungo le sue qualità. I chicchi di caffè tostati, però, sprigionano gas derivanti dalla combustione, dei quali le tecniche di confezionamento devono tenere conto per evitare che i contenitori scoppino.</p>
<p>Per confezionare il caffè si utilizzano i quattro metodi sotto indicati.</p>
<ol>
<li>Confezionamento con chiusura non ermetica: il caffè viene chiuso in sacchetti praticando nella confezione 1-2 piccoli fori (in posizione poco visibile) che permettono ai gas sprigionati dai chicchi di uscire, ma anche all’aria di entrare. Il caffè così confezionato andrebbe utilizzato entro un mese dalla torrefazione. È una soluzione idonea per tutte le aziende che smerciano il prodotto in tempi rapidi.</li>
<li>Confezionamento sottovuoto: il caffè viene confezionato previa eliminazione dell’aria; il contenitore è dotato di una valvola unidirezionale che fa uscire i gas, ma impedisce all’aria esterna di entrare. Questo sistema, molto usato per le confezioni di caffè in grani, consente al prodotto di mantenersi ottimamente per circa sei mesi.</li>
<li>Confezionamento con pressurizzazione: il caffè è confezionato in contenitori metallici a tenuta stagna molto resistenti, creando il sottovuoto e immettendo gas inerti (azoto o anidride carbonica) con una bassa pressione. Una valvola di sicurezza unidirezionale elimina eventuali eccessi di pressione dovuta ai gas sprigionati dal caffè. Questo metodo, più costoso, consente una lunga conservazione (anche oltre 3 anni) e una migliore preservazione degli aromi volatili.</li>
<li>Confezionamento sottovuoto spinto: il caffè viene confezionato eliminando l’aria all’interno del contenitore, ma in questo modo si aspira anche parte delle sostanze aromatiche volatili e l’anidride carbonica che si sprigionano dai chicchi dopo la tostatura (per evitare rotture). Questo metodo si utilizza in genere per il caffè macinato, che si mantiene bene per circa tre mesi, anche se il degasamento impoverisce la miscela di aromi.</li>
</ol>
<p><strong>Caffè decaffeinato</strong></p>
<p><strong>Il caffè decaffeinato contiene caffeina in quantità non superiore allo 0,1% sulla sostanza secca</strong>. La caffeina è eliminata dal chicco verde con acqua o con anidride carbonica oppure con solventi chimici (oggi poco usati). Al bar il decaffeinato si presenta già macinato in confezioni monodose oppure in grani, macinato al momento con un secondo macinino più piccolo; quest’ultima soluzione offre risultati qualitativi notevolmente superiori.</p>
<p><strong>Il caffè contiene centinaia di sostanze</strong> e le sue caratteristiche chimiche variano a seconda della specie della pianta, del luogo di crescita e della lavorazione delle drupe, nonché della tostatura dei semi e del processo termico che trasforma il chicco verde in chicco tostato, pronto per essere macinato e usato per la preparazione della bevanda.</p>
<p>La <strong>caffeina</strong>, nonostante rappresenti solo dall’1.3 al 2.4% di materia grezza del caffè, è la sostanza più nota; ma nel caffè si ritrovano in quantità minori anche altre <strong>metilxantine</strong>, sostanze alcaloidi come la 1,3 di-metilxantina (nota come “<strong>teofillina</strong>” prevalentemente presente nel tè) e la 3,7 di-metilxantina (nota come “<strong>teobromina</strong>” prevalentemente presente nel cioccolato).</p>
<p>La caffeina, conosciuta con il nome chimico di 1,3,7-trimetilxantina, o secondo la nomenclatura ufficiale IUPAC 1,3,7-trimethylpurine-2,6-dione è un alcaloide naturale presente nelle piante di caffè, cacao, tè, cola, guaranà e mate e anche nelle noci di cola ma in concentrazioni più basse nonché nelle bevande da esse ottenute.</p>
<p>Gli <strong>effetti della caffeina</strong> si manifestano con <strong>azione stimolante </strong>sul Sistema Nervoso Centrale (per cui il caffè rientra tra i <strong>cibi nervini</strong>), sull’apparato cardiovascolare, sul rilascio delle catecolamine, sulla sintesi acida a livello gastrico e sul metabolismo in generale.</p>
<p><strong>La caffeina può inibire il metabolismo della clozapina</strong> e ridurre la clearance del farmaco di oltre il 14% attraverso l’<strong>inibizione</strong> <strong>dell’isoforma CYP<sub>1</sub>A<sub>2</sub> del citocromo P450</strong> [Bertilsson L et al, 1994]. Nei pazienti in trattamento con clozapina in particolare quelli con psicosi refrattaria al trattamento, l’uso di prodotti a base di caffeina dovrebbe essere ridotto il più possibile [Dratcu L et al, 2007].</p>
<p>Alcuni chinoloni possono inibire con un meccanismo dose-dipendente la clearance epatica della caffeina. Enoxacina ed in minor misura ciprofloxacina, grepafloxacina, levofloxacina e norfloxacina riducono la clearance della caffeina mentre ofloxacina e lomefloxacina non sembrano esercitare tale effetto [Robson RA, 1992]. L’<strong>effetto tossico della caffeina </strong>si può manifestare con <strong>nausea, vomito, nervosismo, ansia, tachicardia e convulsioni</strong>. Gli anziani, gli individui con ridotta funzionalità epatica e coloro che consumano grosse quantità di prodotti contenenti caffeina dovrebbero essere particolarmente attenti a tale interazione durante il trattamento con chinoloni.</p>
<p>La caffeina <strong>riduce i livelli plasmatici di litio</strong> [Mester R et al, 1995]. In uno studio condotto su 11 pazienti stabilizzati con litio e forti bevitori di caffè, è stato osservato che i livelli plasmatici di litio aumentavano quando l’assunzione di caffè veniva ridotta e si abbassavano al momento in cui veniva ripreso l’uso di caffè. È stato inoltre osservato un aumento dell’incidenza di ADR indotte dal farmaco al momento in cui veniva ripreso il consumo di caffè.</p>
<p>La caffeina <strong>interagisce con gli inibitori delle MAO</strong> (inclusi farmaci quali furazolidone, isoniazide, linezolid, procarbazina che possono inibire l’attività di tali enzimi) [Nardil® (phenelzine)]. Per effetto di tale interazione possono verificarsi casi di aritmie cardiache o di grave ipertensione dovute all’aumento degli effetti simpaticomimetici indotti degli inibitori delle MAO.</p>
<p>Il succo di pompelmo è in grado di inibire il metabolismo indotto dagli enzimi del citocromo P450. L’uso elevato di tale integratore può aumentare gli effetti clinici e la durata dell’azione della caffeina [Maish WA et al, 1996; Fuhr U et al, 1993].</p>
<p>I pazienti in terapia con benzodiazepine o zolpidem per il trattamento dell’insonnia non dovrebbero assumere prodotti caffeinici prima di andare a dormire in quanto questi potrebbero antagonizzarne gli effetti sedativi [Bonnet MH, Arand DL, 1992].</p>
<p><strong>Un consumo di caffeina superiore ai 400 mg/die è stato associato allo sviluppo di incontinenza urinaria</strong>. Poiché la caffeina può contrastare l’efficacia clinica dei farmaci utilizzati per il trattamento di tale patologia (per es. darifenacina, ossibutinina, trospio o tolterodina), i pazienti affetti da incontinenza urinaria dovrebbero evitare l’ingestione di prodotti contenenti la metilxantina inclusi integratori erboristici (maté, guaranà, ecc.), bibite (tè, caffè, cola) o cibi (cioccolata) [Holroyd-Ledu JM, Straus SE, 2004].</p>
<p>La <strong>contemporanea somministrazione di caffeina con teofillina, aminofillina o con altre xantine</strong> correlate può causare un’eccessiva stimolazione centrale che si manifesta con nervosismo, irritabilità, tremori o insonnia cui può associarsi un aumento degli effetti collaterali indotti dalla caffeina come nausea, aritmie o convulsioni [Cafcit® (caffeine citrate) package insert].</p>
<p>Il metabolismo delle xantine può essere incrementato dalla contemporanea somministrazione di barbiturici [Hansten PD, Horn JR, 2007]. Altri farmaci che possono indurre il metabolismo della caffeina includono carbamazepina [Hansten PD, Horn JR, 2007], fenitoina e fosfenitoina (che viene metabolizzata a fenitoina] [Cerebyx® (fosphenytoin sodium) package insert], rifampicina [Hansten PD, Horn JR, 2007] ed erba di S. Giovanni [Henderson L et al, 2002]. I pazienti in trattamento con tali farmaci dovrebbero ridurre al minimo l’assunzione di bevande caffeiniche al fine di evitare la comparsa di eventi avversi quali nausea, vomito, palpitazioni o tremori [Fluvoxamine maleate].</p>
<p>Le <strong>metilxantine</strong> bloccano in maniera competitiva gli effetti dell’adenosina e possono causare falsi positivi alla scintigrafia con dipiridamolo o tallio 201. Per tale ragione si raccomanda ai pazienti che devono effettuare tale indagine di evitare l’assunzione di prodotti contenenti caffeina, teofillina o teobromina nelle 24 ore precedenti all’esecuzione del test [Underwood DA, 2002].</p>
<p>La <strong>mexiletina</strong> è un inibitore del CYP<sub>1</sub>A<sub>2</sub> e può ridurre il metabolismo della caffeina aumentandone i livelli plasmatici di oltre il 23% [Hansten PD, Horn JR, 2007]. È stato inoltre osservato che il farmaco può ridurre di circa il 50% l’escrezione della caffeina. I pazienti affetti da aritmie cardiache ed in trattamento con mexiletina dovrebbero pertanto diminuire l’assunzione di caffè e di bevande contenenti caffeina [Carrillo JA, Benitez J, 2000].</p>
<p>Il fumo di sigarette contiene idrocarburi che inducono gli enzimi microsomiali appartenenti al citocromo P450 (CYP<sub>1</sub>A<sub>1</sub>, CYP<sub>1</sub>A<sub>2</sub> e CYP<sub>2</sub>E<sub>1</sub>) [Zevin S, Benowitz NL, 1999]. L’incremento della clearance della caffeina indotto dal fumo può contribuire all’aumento nel consumo di caffè. Come conseguenza di tale interazione possono manifestarsi effetti collaterali associati alla caffeina quali nausea, nervosismo, irritabilità, tremori o insonnia.</p>
<p>Dati <em>in vivo</em> indicano che <strong>l’echinacea può inibire il metabolismo della caffeina</strong> di circa il 27% [Gorski JC et al, 2004]. Nei pazienti trattati con echinacea si raccomanda di ridurre l’assunzione di caffè [Hansten PD, Horn JR, 2007].</p>
<p>I livelli serici di caffeina possono essere aumentati dalla contemporanea assunzione di contraccettivi orali che sono in grado di inibire l’ossidazione enzimatica delle metilxantine a livello epatico [Rietveld E et al, 1984].</p>
<p>Infine, in un recentissimo studio è stato osservato che <strong>in pazienti trattati con alte dosi di paracetamolo, l’assunzione di elevati quantitativi di caffeina può favorire la formazione di un metabolita epatotossico</strong> [Cameron MD et al, 2007]. Sulla base di tali dati, gli autori dello studio suggeriscono di evitare in tali pazienti un’eccessiva assunzione di caffeina.</p>
<p><strong>Il caffè è una bevanda sorprendentemente ricca in antiossidanti</strong> infatti contiene centinaia di molecole biologicamente attive tra cui <strong>composti fenolici</strong> (acidi clorogenici, acido caffeico, ferulico e para-cumarico) e <strong>melanoidine</strong> che hanno una notevole attività antiossidante.</p>
<p>Sull’apparato cardiovascolare, la caffeina, oltre ad avere degli effetti diretti sulla contrazione del muscolo cardiaco è stata associata a una serie di fattori di rischio per la patologia cardiovascolare. Tra questi è stata soprattutto associata all’aumento della pressione arteriosa.</p>
<p>Sull’apparato gastrointestinale la caffeina aumenta la secrezione di acido cloridrico e pepsina nello stomaco. Pertanto il caffè non è indicato nei soggetti con gastrite e ulcera. Però la caffeina non causa reflusso gastro-esofageo, gastrite o ulcera nei soggetti sani.</p>
<p>La caffeina in acuto ha un <strong>effetto termogenetico</strong> nell&#8217;uomo, innalzando il dispendio energetico di circa 100kcal. Tale effetto, anche se in modo più lieve, permane anche durante l’abituale consumo di caffè. Se all’effetto termogenetico si aggiunge anche la proprietà della caffeina di stimolare e migliorare l’utilizzazione dell’energia per il lavoro fisico a partire dai substrati lipidici (i grassi del corpo), risulta chiaro come la caffeina, alle dosi assunte con un moderato consumo di caffè, possa contribuire al mantenimento del peso corporeo e a utilizzare al meglio le fonti energetiche dell’organismo.</p>
<p><em>Benefici e controindicazioni del caffè</em></p>
<p><strong>Dopo il tè, il caffè è la bevanda più consumata al mondo</strong>. In passato bere caffè era considerata una cattiva abitudine paragonata all’eccedere nel bere alcol o a fumare. Tuttavia, a differenza di alcol e fumo che sono davvero nocivi per la salute, nel tempo si sono accumulate numerose evidenze scientifiche a dimostrazione che non solo il caffè non fa male (tranne in soggetti con alcune patologie) ma, se consumato in dosi moderate, può addirittura far bene costituendo una buona fonte di antiossidanti. Tale affermazione sembra essere valida anche per il caffè decaffeinato.</p>
<p>Ma quante tazzine di caffè si possono consumare? Tenendo presente che la quantità di caffeina da non superare è di circa 2-3 mg al giorno per kg di peso corporeo e tenendo presente che una tazzina di espresso o moka contiene dai 40 agli 80 mg di caffeina, il quantitativo di <strong>3-5 tazzine al giorno</strong> è quello che permette al corpo di non far accumulare la caffeina ma di metabolizzarla nell’arco della giornata senza avere “effetti dose farmacologici”.</p>
<p>Molto significativo uno studio cinese<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> condotto su dati del Regno Unito, secondo cui un consumo moderato di caffè, tra una e quattro tazzine al giorno, porterebbe a una riduzione di morte precoce del 31%. Quindi, qualche tazzina di caffè ogni giorno, non solo fa bene all&#8217;umore, ma allungherebbe la vita. L’aggiunta o meno di zucchero avrebbe scarsa influenza.</p>
<p>Gli studiosi hanno rilevato inoltre una minore probabilità di morire di cancro o di malattie cardiache. Tutti questi benefici derivano dai composti chimici presenti nel caffè, in grado di determinare una serie di effetti positivi, tra cui la riduzione delle infiammazioni, la stimolazione del metabolismo e il miglioramento della sensibilità all&#8217;insulina.</p>
<p>Recentemente è stata presentata la candidatura per il caffè espresso a patrimonio immateriale dell&#8217;Umanità dell&#8217;Unesco.</p>
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