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	<title>bevanda Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>bevanda Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Una sola bibita dietetica al giorno può aumentare il rischio di diabete di tipo 2 del 38%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 14:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[bevanda]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto da ricercatori provenienti da diverse istituzioni in Australia e nei Paesi Bassi, i cui risultati sono stati pubblicati su Diabetes &#38; Metabolism. suggerisce che bere una sola lattina di bevanda analcolica zuccherata artificialmente al giorno per diversi anni è associato a un rischio del 38 percento più elevato di sviluppare il diabete di tipo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio condotto da ricercatori provenienti da diverse istituzioni in Australia e nei Paesi Bassi, i cui risultati sono stati pubblicati su <em>Diabetes &amp; Metabolism</em>. suggerisce che bere una sola lattina di bevanda analcolica zuccherata artificialmente al giorno per diversi anni è associato a un rischio del 38 percento più elevato di sviluppare il diabete di tipo 2, rispetto alle persone che bevono raramente bevande zuccherate.</p>
<p>Ironicamente, questa percentuale è superiore all&#8217;aumento del 23 percento del rischio di diabete associato alle bevande zuccherate.</p>
<p>Questi risultati si basano sulle abitudini alimentari e di consumo di bevande di 36.608 australiani di età compresa tra 40 e 69 anni. I partecipanti hanno segnalato il loro consumo di dolcificanti artificiali e zucchero e le loro cartelle cliniche sono state poi seguite per una media di 14 anni.</p>
<p>Curiosamente, quando si considerava il peso corporeo, il legame tra bevande zuccherate e diabete di tipo 2 scompariva, suggerendo che il sovrappeso fosse la causa di quella particolare associazione. Tuttavia, quando si considerava il peso corporeo nel legame con i dolcificanti artificiali, l&#8217;aumento del rischio persisteva.</p>
<p>Considerando i numerosi fattori noti che contribuiscono al rischio di diabete di tipo 2, i ricercatori non possono affermare con certezza che i dolcificanti artificiali ne siano la causa diretta. Tutti i dati dimostrano che esiste un collegamento, ma sono necessarie ulteriori indagini per chiarirlo.</p>
<p>Eppure, i dolcificanti artificiali vengono spesso commercializzati come alternative più salutari allo zucchero; ma come sottolinea questo nuovo studio, questi sostituti comportano dei rischi per la salute.</p>
<p>Ulteriori prove di questa associazione sono già state raccolte in studi precedenti, sebbene non in Australia. Considerando che i dolcificanti artificiali venduti in diversi Paesi e le diverse abitudini alimentari e di consumo di bevande in tutto il mondo, è importante raccogliere quanti più dati possibili sui potenziali rischi. &#8220;I dolcificanti artificiali sono spesso consigliati alle persone a rischio di diabete come alternativa più sana, ma i nostri risultati suggeriscono che potrebbero comportare rischi per la salute&#8221;, afferma Barbora de Courten, scienziata biomedica presso la Royal Melbourne Institute of Technology (RMIT) University.</p>
<p>I ricercatori sospettano che alcuni dolcificanti artificiali possano interferire con i livelli di zucchero nel sangue, contribuendo a sua volta ad aumentare il rischio di diabete di tipo 2. Ad esempio, è stato precedentemente dimostrato che l&#8217;aspartame, un dolcificante ampiamente utilizzato, innesca la stessa risposta insulinica dello zucchero.</p>
<p>Del resto è anche emerso che i dolcificanti possono alterare la flora batterica intestinale, aumentando l&#8217;intolleranza al glucosio nell&#8217;organismo. Questo tipo di interazioni, e altre ancora, potrebbero aumentare il rischio di diabete di tipo 2, anche nelle persone che non aumentano di peso.</p>
<p>I ricercatori auspicano che si faccia di più per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sui possibili rischi per la salute derivanti dai dolcificanti artificiali. Negli ultimi anni, la ricerca ha anche collegato questi sostituti dello zucchero a problemi di integrità cerebrale e danni cardiaci.</p>
<pre>Kabthymer RH, Wu T, Beigrezaei S, Franco OH, Hodge AM, de Courten B. The association of sweetened beverage intake with risk of type 2 diabetes in an Australian population: A longitudinal study. Diabetes Metab. 2025 May 16:101665. doi: 10.1016/j.diabet.2025.101665. Epub ahead of print. PMID: 40383372.</pre>
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		<title>Bevande e bibite</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/bevande-e-bibite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 09:04:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acqua, bevande e bibite]]></category>
		<category><![CDATA[amari]]></category>
		<category><![CDATA[bevanda]]></category>
		<category><![CDATA[bevande alcoliche]]></category>
		<category><![CDATA[bevande analcoliche]]></category>
		<category><![CDATA[bevande calde]]></category>
		<category><![CDATA[bevande superalcoliche]]></category>
		<category><![CDATA[bibita]]></category>
		<category><![CDATA[energy drink]]></category>
		<category><![CDATA[infusi]]></category>
		<category><![CDATA[liquori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una bevanda è un termine generico per indicare qualsiasi liquido che si beve per dissetarsi, per rinfrescarsi o anche a scopo curativo. Anche se la bevanda per eccellenza è sicuramente l&#8217;acqua, elemento indispensabile per la vita più del cibo, il termine molto spesso si riferisce per antonomasia alle bevande non alcoliche, fredde o calde, e &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una <strong>bevanda</strong> è un termine generico per indicare <strong>qualsiasi liquido che si beve</strong> per dissetarsi, per rinfrescarsi o anche a scopo curativo. Anche se la bevanda per eccellenza è sicuramente l&#8217;acqua, elemento indispensabile per la vita più del cibo, il termine molto spesso si riferisce per antonomasia alle bevande non alcoliche, fredde o calde, e a quelle alcoliche.</p>
<p>Molte bevande vengono preparate con una dose concentrata di prodotto (succo d&#8217;arancia, succo di limone) che viene diluita con acqua normale (bibite non gassate) o con acqua satura di anidride carbonica (bibite gassate). E’ pertanto necessario far comprendere bene le differenze:</p>
<ul>
<li><strong>bevanda</strong>: nome generico per indicare <strong>qualsiasi liquido che si beve</strong>, sia per dissetarsi sia per ristorarsi o a scopo terapeutico</li>
<li><strong>bibita</strong> dal latino <em>bibĕre</em> «bere»: <strong>bevanda artificiale senza alcol</strong> (o con bassissimo contenuto alcolico), <strong>fatta in genere diluendo con acqua semplice o gassata sciroppi o succhi spremuti di frutta, con eventuale aggiunta di zucchero</strong>.</li>
</ul>
<p>Oltre all’acqua, che sicuramente è la <strong>bevanda</strong> per eccellenza, ed il vino, bevanda alcolica frutto della vite e componente essenziale della Dieta Mediterranea, esistono numerosissime altre bevande che possono accompagnare i momenti di vita degli italiani.</p>
<p><strong>Nella tradizione italiana il pasto è spesso accompagnato da un vino</strong> unico o da vari vini la cui scelta dipende principalmente dal tipo di menu e di pietanze, ma anche dall&#8217;importanza del pasto, dall’occasione (pranzo, cena, ed altri momenti conviviali), dai gusti dei commensali, dalle loro abitudini e, non ultime, dalle loro possibilità economiche. <strong>Bere un buon bicchiere di vino rosso a pasto è considerata un&#8217;abitudine salutare per la presenza dei polifenoli che combattono i radicali liberi</strong> e riducono il rischio di malattie cardiovascolari, anche se i possibili benefici vengono annullati dalla presenza di alcol che è a tutti gli effetti un veleno.</p>
<p>Non diffusa in Italia è l&#8217;abitudine di accompagnare i pasti con bevande calde, quali tè, tisane, latte o frappé, mentre è frequente il ricorso alla birra o alle bevande gassate, soprattutto se si gusta una pizza o si fa uno spuntino.</p>
<p>Le minestre asciutte richiederebbero di essere accompagnate in genere da solo acqua.</p>
<p>Molte bevande vengono preparate con una dose concentrata di prodotto (succo d&#8217;arancia, succo di limone) che viene diluita con acqua normale (bibite non gassate) o con acqua satura di anidride carbonica (bibite gassate).</p>
<p>Tra le bevande più diffuse:</p>
<ul>
<li><strong>Bevande analcoliche</strong>
<ul>
<li>Succo
<ul>
<li>Succo di frutta</li>
<li>Succo di verdura</li>
</ul>
</li>
<li>Bibite (gassate e non gassate)
<ul>
<li>Aranciata</li>
<li>Birra analcolica</li>
<li>Limonata</li>
<li>Cedrata</li>
<li>Chinotto</li>
<li>Cola (Coca-Cola, ecc.)</li>
<li>Ginger ale</li>
<li>Energy drink (Red Bull, ecc.)</li>
</ul>
</li>
<li>Sport drink (Gatorade, Powerade, ecc.)</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Bevande non alcoliche a base di latte</strong>
<ul>
<li>Latte aromatizzato</li>
<li>Latte con cacao</li>
<li>Ovomaltina</li>
<li>Frappé</li>
<li>Bevande a base di yogurt</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Bevande non alcoliche a base di latte vegetale</strong>
<ul>
<li>Latte di mandorla</li>
<li>Latte di riso</li>
<li>Latte di soia</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Bevande calde, infusi</strong>
<ul>
<li>Bevande a base di caffè:
<ul>
<li>Cappuccino</li>
<li>Cioccolata liquida*</li>
<li>Caffè*<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a></li>
<li>Espresso</li>
</ul>
</li>
<li>Latte</li>
<li>Bevande a base di tè:
<ul>
<li>Tè*</li>
<li>Tè aromatizzato (come i chai dell&#8217;India e Paesi limitrofi, tra cui il masala chai ecc.)</li>
<li>Tè freddo</li>
<li>Bubble tea</li>
<li>Jagertee</li>
</ul>
</li>
<li>Mate</li>
<li>Tisane</li>
<li>Decotti</li>
<li>Vin brulé</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Bevande alcoliche </strong>(con gradazione alcolica inferiore ai 21 %vol.)
<ul>
<li>Birra</li>
<li>Vino</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li>Vino bianco</li>
<li>Vino rosso</li>
<li>Rosé o rosato</li>
<li>Vino biologico</li>
</ul>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Vino spumante</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li>Spumante secco</li>
<li>Spumante brut</li>
<li>Spumante dolce</li>
<li>Champagne</li>
</ul>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Sidro</li>
<li>Idromele</li>
<li>Sakè</li>
<li>Cocktail alcolici</li>
<li>Aperitivo</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Bevande superalcoliche</strong> (con gradazione alcolica superiore ai 21 %vol.)
<ul>
<li>Acquaviti o distillati (tra i 30° ed i 60°)
<ul>
<li>Distillato di vino: brandy, cognac, armagnac</li>
<li>Distillato delle vinacce: grappa</li>
<li>Distillato di frutta: kirsch, peach brandy, slivoviz e calvados</li>
<li>Distillato di bacche: cassis (more) e fraises (fragole)</li>
<li>Distillato di cereali: whisky, gin e vodka</li>
<li>Distillato di piante: rum, tequila e Cachaça.</li>
</ul>
</li>
<li>Pastis</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Liquori </strong>(soluzione composta da alcol, zucchero e acqua, preparata a caldo o a freddo, aromatizzata con estratti di origine vegetale).</li>
</ul>
<ul>
<li>Creme (tra i 15° ed i 28°)
<ul>
<li>crema di banana</li>
<li>crema di cassis</li>
<li>crema di menta bianca o verde</li>
<li>crema di cacao</li>
<li>crema di caffè</li>
<li>crema di limone</li>
<li>crema di arancia</li>
<li></li>
</ul>
</li>
<li><strong>Amari</strong></li>
</ul>
<p>La <strong>bibita</strong> è un tipo di bevanda analcolica a base di acqua naturale o acqua gassata con carbonato di sodio (volgarmente: soda) e quasi sempre addizionata da aromi e sostanze dolci (zucchero oppure dolcificanti o fruttosio). Tali bevande possono contenere anche caffeina, taurina (in particolare i cosiddetti <strong><em>energy drink</em></strong>) e/o gomma arabica e vengono utilizzate a volte nella preparazione di cocktail.</p>
<p><strong>Tra le bibite rientrano la gazzosa, il chinotto, l&#8217;acqua tonica, le spume all&#8217;arancia, al cedro o al pompelmo e le bibite a base di cola</strong>.</p>
<p>Per il confezionamento è diffusa, oltre alla confezione in lattina, l&#8217;imbottigliamento in bottiglie in vetro o plastica PET.</p>
<p>Il termine più diffuso e utilizzato per indicare questo tipo di bevande è <strong><em>soft drink</em></strong>, ma possono essere utilizzati nomi differenti, mutuati da quelli in uso sul mercato anglosassone, come <em>pop, soda, coke, soda pop, fizzy drink, tonic o carbonated beverage</em>.</p>
<p>Prodotti come le <strong>bevande energetiche</strong> in uso fra gli sportivi e i succhi di frutta in genere non sono considerati soft drink, così come non lo possono essere le bevande calde a base di cioccolata, the, caffè e latte (inclusi frullati e frappé).</p>
<p>Solitamente servite fredde o a temperatura ambiente, le bibite sono chiamate <em>soft drink</em> in contrasto con le bevande definite &#8211; sempre nel mercato anglosassone &#8211; <strong><em>hard drink</em></strong>, ovvero le bevande alcoliche. Piccole quantità di etanolo, tuttavia, possono essere presenti anche nei soft drink, sebbene il titolo alcolometrico non dovrebbe superare lo 0.5% del volume totale del prodotto nel caso in cui il drink debba essere classificato come analcolico.</p>
<p>Le <strong>bibite più diffuse</strong> sono, oltre alle già citate cole, spume e gassose, la limonata e l&#8217;aranciata, oltre alle bibite a base di lime, la <strong><em>root beer</em></strong> (un particolare tipo di birra gassata diffusa in Nord America), la <strong><em>grape soda</em></strong>, la <strong><em>cream soda</em></strong> a base di vanillina, il <strong><em>ginger ale</em></strong>, il <strong><em>punch</em></strong> a base di frutta da servire freddo e senza alcool (Delaware Punch), lo <strong><em>squash</em> </strong>a base di sciroppo di frutta, lo <strong><em>Julmust</em></strong>.</p>
<p>Vi è un generale consenso circa l’associazione tra <strong>consumo di bibite zuccherate e malattie </strong>come obesità, diabete mellito di tipo 2, carie dentaria e bassi livelli nutrizionali, alcuni tumori<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a></p>
<p>Da tener ben presente che molte bibite contengono additivi e ingredienti di per sé fonte di preoccupazione.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> * Bevande nervine</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Malik VS, Schulze MB, Hu FB. Intake of sugar-sweetened beverages and weight gain: a systematic review. Am J Clin Nutr. 2006 Aug;84(2):274-88; Gibson S. Sugar-sweetened soft drinks and obesity: a systematic review of the evidence from observational studies and interventions. Nutr Res Rev. 2008 Dec;21(2):134-47. doi: 10.1017/S0954422408110976; Chun S, Choi Y, Chang Y, Cho J, Zhang Y, Rampal S, Zhao D, Ahn J, Suh BS, Pastor-Barriuso R, Lima JA, Chung EC, Shin H, Guallar E, Ryu S. Sugar-sweetened carbonated beverage consumption and coronary artery calcification in asymptomatic men and women. Am Heart J. 2016 Jul;177:17-24. doi: 10.1016/j.ahj.2016.03.018. Epub 2016 Apr 16; Malik VS, Popkin BM, Bray GA, Després JP, Willett WC, Hu FB. Sugar-sweetened beverages and risk of metabolic syndrome and type 2 diabetes: a meta-analysis. Diabetes Care. 2010 Nov;33(11):2477-83. doi: 10.2337/dc10-1079. Epub 2010 Aug 6; Stepien M, Duarte-Salles T, Fedirko V, Trichopoulou A, Lagiou P, Bamia C, Overvad K, Tjønneland A, Hansen L, Boutron-Ruault MC, Fagherazzi G, Severi G, Kühn T, Kaaks R, Aleksandrova K, Boeing H, Klinaki E, Palli D, Grioni S, Panico S, Tumino R, Naccarati A, Bueno-de-Mesquita HB, Peeters PH, Skeie G, Weiderpass E, Parr CL, Quirós JR, Buckland G, Molina-Montes E, Amiano P, Chirlaque MD, Ardanaz E, Sonestedt E, Ericson U, Wennberg M, Nilsson LM, Khaw KT, Wareham N, Bradbury KE, Ward HA, Romieu I, Jenab M. Consumption of soft drinks and juices and risk of liver and biliary tract cancers in a European cohort. Eur J Nutr. 2016 Feb;55(1):7-20. doi: 10.1007/s00394-014-0818-5. Epub 2014 Dec 21.</p>
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		<item>
		<title>Il Tè</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-te/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2022 10:39:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tè]]></category>
		<category><![CDATA[bevanda]]></category>
		<category><![CDATA[carcadè]]></category>
		<category><![CDATA[Matcha]]></category>
		<category><![CDATA[pu'er]]></category>
		<category><![CDATA[tè]]></category>
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		<category><![CDATA[tè nero]]></category>
		<category><![CDATA[tè postfermentato]]></category>
		<category><![CDATA[tè rosso]]></category>
		<category><![CDATA[tè verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tè (con grafia meno corretta the o thè) è una bevanda originaria della civiltà cinese, consistente in un infuso o decotto ricavato dalle foglie (spesso miscelate con altre spezie, erbe o essenze) della Camellia sinensis. E’ seconda solo all’acqua come bevanda. La parola tè deriva dall&#8217;inglese tea, ed a sua volta dalla pronuncia dialettale &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tè (con grafia meno corretta the o thè) è una bevanda originaria della civiltà cinese, consistente in un infuso o decotto ricavato dalle foglie (spesso miscelate con altre spezie, erbe o essenze) della <em>Camellia sinensis. </em></p>
<p><strong>E’ seconda solo all’acqua come bevanda</strong>.</p>
<p>La parola tè deriva dall&#8217;inglese <em>tea</em>, ed a sua volta dalla pronuncia dialettale <em>t&#8217;e</em> della parola <em>cha</em> (茶) in Amoy &#8211; 廈門 Xiamen, Fujian &#8211; lingua usata nella Cina meridionale. Da quest&#8217;ultima pronuncia cinese derivano, con lievi varianti, le parole per tè in arabo, persiano, turco, giapponese e russo nonché, tutto sommato, lo stesso inglese.</p>
<p>In italiano viene usata la grafia francese <em>thé </em>da cui derivano le forme italianizzate &#8220;<em>the</em>&#8221; e &#8220;<em>thè</em>&#8220;. In giapponese viene tradotto in cha, da cui derivano le denominazioni di <strong>matcha</strong>, <strong>genmaicha</strong> (tè verde con riso), <strong>sencha</strong>, <strong>shincha</strong> (ottenuto dalle prime foglie di tè dell&#8217;anno) e <strong>kukicha</strong>.</p>
<p><strong>Tutto il tè del mondo proviene dalla <em>Camellia Sinensis</em></strong>.  Gli infusi di erbe provengono invece dai fiori e anche dalla corteccia di alcune piante. Bisognosa di un clima caldo e umido, la pianta del tè può essere coltivata fino a tremila metri di altitudine, come avviene in alcuni giardini nella regione del Darjeeling, ai piedi dell’Himalaya.</p>
<p>Non tutte le foglie della pianta si utilizzano per fare il tè, ma vengono raccolte solamente le prime quattro, ovvero quelle più giovani. Nei paesi caldi le piante producono foglie in continuazione dando luogo ad un tè dalle caratteristiche costanti, mentre in quelli dove il clima varia tra inverno e estate il tè assume qualità differenti a seconda del periodo di raccolta.</p>
<p>Il tè ha una ampia gamma di <strong>aromi: floreale, fruttato, dolce, erbaceo</strong> oppure un <strong>sapore</strong> volutamente <strong>amaro e astringente. </strong></p>
<p>I sei tipi base di tè sono: il <strong>tè nero</strong>, il <strong>tè verde</strong>, il <strong>tè blu</strong>, il <strong>tè bianco</strong>, il <strong>tè giallo</strong> e il <strong>tè postfermentato</strong>. Tutte le diverse varietà derivano dalle foglie della <em>Camellia sinensis</em>. Si differenziano per i diversi trattamenti lavorativi che permettono diversi gradi di ossidazione delle foglie, comunemente chiamata &#8220;fermentazione&#8221;. I <strong>tè rossi</strong> (detti &#8220;<strong>neri</strong>&#8221; in Occidente) <strong>sono tè fermentati</strong>, <strong>i verdi sono tè non fermentati</strong>, <strong>i blu</strong> (oolong) <strong>e gialli sono semifermentati</strong>, e <strong>i neri</strong> (<strong>pu&#8217;er</strong>) sono &#8220;<strong>postfermentati</strong>&#8220;. I tè bianchi sono ottenuti dalle gemme e dalle prime foglie con fermentazione parziale.</p>
<p>Una volta essiccato, il tè può essere ulteriormente lavorato per dare vita a tè aromatizzato, tè pressato e tè deteinato. Il termine &#8220;tè&#8221; è stato usato in modo improprio in passato anche come sinonimo di &#8220;tisana&#8221;, per indicare infusioni preparate con piante diverse dalla <em>Camellia sinensis</em>. Il termine &#8220;<strong>tè rosso</strong>&#8221; si riferisce comunemente, ma impropriamente, anche al <strong>carcadè </strong>o all&#8217;infusione di <em>rooibos </em>del Sudafrica, che non sono infusioni di <em>Camellia sinensis</em>, quindi non vanno chiamati &#8220;tè&#8221; ma &#8220;infusi&#8221; o &#8220;infusioni&#8221;.</p>
<p>Il tè blu, detto anche <strong><em>Butterfly pea flower tea</em></strong>, è una bevanda antichissima, usata per le sue proprietà curative; origina da un fiore a forma di farfalla, sacro per le donne in India. Si tratta di una tisana che non contiene teina e si ottiene mettendo in infusione i petali della <em>Clitoria ternatea</em>, una pianta asiatica della famiglia dei piselli che, in primavera, si riempie di fiori a forma di farfalla, dalle incredibili proprietà coloranti e medicinali. In india questi fiori blu vengono offerti durante le cerimonie per onorare l’energia femminile, inoltre, è uno dei principali rimedi per rilassare la mente, cancellare lo stress e favorire la depurazione del corpo.</p>
<p>Questa tisana è usata per stimolare l’attività celebrale in modo da alleviare stati di depressione, ansia, agitazione e per combattere l’insonnia.Studi in laboratorio hanno messo in evidenza gli effetti antinfiammatori e antiossidanti di questa pianta, contiene polifenoli e flavonoidi in grado di abbassare i livelli di trigliceridi e colesterolo e di lavorare sul metabolismo, come testimoniato da uno studio pubblicato sull’International Journal of Obesity and related metabolic disorder di Londra.</p>
<p>Oltre che in Oriente, il tè blu è diventato molto popolare anche in Occidente, grazie al fatto che il liquido cambia colore in base al livello di pH della sostanza che viene aggiunta, ad esempio, se si unisce del latte vegetale, il blu che lo caratterizza risulterà ancora più brillante, mentre una fettina di limone lo renderà viola.</p>
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