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	<title>betaglucani Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Orzo &#124; Hordeum Vulgare</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/orzo-hordeum-vulgare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 12:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;orzo comune (o orzo coltivato, o semplicemente orzo, per antonomasia; nome scientifico Hordeum vulgare L., 1753) è la specie economicamente più importante tra quelle coltivate del genere Hordeum, quella da cui si ricava l&#8217;orzo alimentare da cui dipende una conside-revole parte dell&#8217;alimentazione mondiale. Originario del medio oriente è stato probabilmente il primo cereale coltivato dall&#8217;uomo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>orzo comune </strong>(o orzo coltivato, o semplicemente <strong>orzo</strong>, per antonomasia; nome scientifico <em>Hordeum vulgare</em> L., 1753) è la specie economicamente più importante tra quelle coltivate del genere <em>Hordeum</em>, quella da cui si ricava l&#8217;<strong>orzo alimentare </strong>da cui dipende una conside-revole parte dell&#8217;alimentazione mondiale. Originario del medio oriente è stato probabilmente il primo cereale coltivato dall&#8217;uomo nel neolitico (le testimonianze più antiche di coltivazione risalgono al 10.500 a.C.), ancora prima del frumento. Conosciuto fin dall’età della pietra e del bronzo, era largamente diffuso presso gli Egizi, in Grecia e a Roma. In Egitto nel 3000 A.C. veniva già impiegato per produrre la birra. La subspecie ancestrale selvatica <em>H. vulgare spontaneum</em> è invece originaria di Tibet e Cina.</p>
<p>L’<strong>orzo comune </strong>è un cereale prodotto da una pianta erbacea annuale di media altezza, che appartiene alla numerosa famiglia delle <em>Graminacee</em> genere <em>Hordeum vulgare </em>che deriva dalla specie orientale selvatica <em>Hordeum spontaneum</em>, di origini incerte, ma sicuramente proveniente da zone temperate. Oggi l’Orzo è sottoposto ad un’estesa coltivazione su scala mondiale. E’ infatti il quarto cereale più coltivato del mondo, dopo il Grano, il Riso e il Mais. La Russia rappresenta il maggior produttore, seguita da Francia, Cina, Inghilterra, Canada e Germania. Anche se viene impiegato per l’alimentazione, è molto apprezzato come <strong>ingrediente di bevande alcoliche come la birra, il whisky e la vodka</strong>.</p>
<p>L’orzo è una pianta annuale erbacea, in grado di raggiungere anche i 120 centimetri d’altezza, a piena maturità; cresce bene in zone a clima temperato, in terreni fertili, abbastanza ricchi e ben drenati. Gli steli sono fistolosi, di forma cilindrica e cavi all’interno; le foglie sono lineari, lanceolate e con la superficie ruvida. La spiga è eretta, talvolta casualmente ricurva, ed è a sua volta composta da tre spighette, che presentano delle glumette esterne; generalmente le spighe compaiono in maggio-giugno. I frutti (chicchi), che sono contenuti all’interno delle glumette, sono costituiti da cariossidi dalla forma più o meno allungata. L’Orzo si riproduce per semina ed è un cereale a mietitura precoce, pertanto, a seconda del clima e del periodo di semina, nonché dal luogo stesso della coltivazione, si può avere questo cereale per quasi tutto l’anno.</p>
<p>L’orzo si coltiva, oltre che per <strong>granella</strong>, anche come <strong>pianta da foraggio</strong>. Nelle zone dove il clima è meno adatto alla coltivazione del frumento, l’orzo è stato, ed in molti Paesi in via di sviluppo è tuttora, un importante alimento per l’uomo, come fonte di carboidrati e secondariamente di proteine. Invece nei Paesi più sviluppati, la granella di orzo trova la destinazione principale (85-90%) nella mangimistica zootecnica e secondariamente (10-15%) nell&#8217;<strong>industria del malto (il malto, cioè la granella in cui l’amido è stato idrolizzato, è la materia prima per la fabbricazione della birra, del whisky e per la preparazione di farine al malto, ecc.)</strong>. Impiego molto secondario dell’orzo è come surrogato del caffé.</p>
<p>In commercio si trovano tre differenti tipi di orzo, dalle diverse proprietà e modalità di preparazione. Nello specifico esiste:</p>
<ul>
<li><strong>Orzo perlato </strong>&#8211; È la tipologia più diffusa nei supermercati. Questo tipo di orzo è sottoposto ad un processo di raffinazione che elimina totalmente la crusca ed il germe del chicco. I tempi di cottura sono molto rapidi e risulta più digeribile perché ha un ridotto contenuto di fibra rispetto all’orzo decorticato ed integrale. Nonostante ciò è una tipologia di orzo <strong>da sconsigliare a chi soffre di diabete</strong> poiché la scarsa presenza di fibra può determinare un aumento repentino della glicemia. Inoltre, contiene meno vitamine e minerali rispetto alle versioni meno raffinate.</li>
<li><strong>Orzo decorticato </strong>&#8211; Questa tipologia di orzo è sottoposto ad una lavorazione che elimina solo la parte più esterna del chicco, la crusca, conservando germe ed endosperma. Ha dei tempi di cottura intermedi, ma rispetto all’orzo perlato mantiene pressoché intatte gran parte delle caratteristiche nutrizionali. L’orzo decorticato è facilmente reperibile nei supermercati e nei negozi di alimenti bio, pertanto, rappresenta un buon compromesso tra il tipo perlato e l’integrale.</li>
<li><strong>Orzo integrale </strong>&#8211; L’orzo integrale è definito tale poiché non subisce alcun processo di lavorazione. Questa tipologia di orzo necessita di una cottura prolungata ma conserva al massimo le sue caratteristiche nutrizionali e, per questo motivo, dal punto di vista nutrizionale sarebbe da preferire all’orzo perlato ed a quello decorticato nonostante non sia di facile reperibilità e per essere consumato deve essere prima posto in ammollo e poi cotto per alcune ore. L’orzo integrale conserva intatta tutta la fibra alimentare del chicco, questa caratteristica lo rende un alimento utile per chi soffre di diabete poiché evita sbalzi glicemici.</li>
</ul>
<p>L’Orzo contiene amido per il 75-80% circa, proteine per il 10,5 %, lipidi per l’1,5%, vitamine del gruppo B, vitamina E, mucillaggine, un alcaloide quale l’<strong>ordeina</strong>, <strong>maltina</strong>, calcio, potassio, ferro, fosforo e magnesio. Fornisce circa 355 kcal/100 g di prodotto.</p>
<p>L’orzo è benefico per la salute:</p>
<ul>
<li><strong>fa bene all’intestino</strong>: l’orzo è in grado di stimolare la produzione dei succhi necessari alla digestione, facilitando quindi la processazione dei nutrienti. È particolarmente indicato per chi ha difficoltà a digerire e per bambini e anziani. In questo caso, tuttavia, si consiglia la versione perlata o decorticata, evitando invece quella integrale poiché, avendo più fibra, potrebbe risultare più difficile da digerire.</li>
</ul>
<p>previene la stitichezza,</p>
<ul>
<li><strong>aiuta ad abbassare il colesterolo</strong>: l’azione della <strong>vitamina B1</strong> e della <strong>niacina</strong> contribuiscono a ridurre i livelli di colesterolo LDL, mentre i <strong>betaglucani</strong> ne contrastano l’assorbimento; l’Autorità per la sicurezza alimentare europea (EFSA) afferma che “il consumo regolare di betaglucani contribuisce al mantenimento delle concentrazioni normali di colesterolo nel sangue”, ovviamente a patto di avere uno stile di vita e alimentare complessivamente sano. L’orzo contiene, inoltre, <strong>tocotrienolo</strong>, una sostanza in grado di inibire la sintesi del colesterolo LDL (quello “cattivo”) a livello epatico;</li>
<li><strong>previene la formazione di calcoli biliari</strong>: grazie alla presenza di fibra insolubile, che riduce la secrezione di acido biliare e conseguentemente riduce la possibilità che si vadano a formare i calcoli biliari.</li>
<li><strong>svolge un’ottima azione remineralizzante</strong> nei confronti delle ossa grazie all’elevato contenuto di fosforo;</li>
<li>facilita la concentrazione e l&#8217;attività cerebrale in quanto contiene magnesio, fosforo, potassio, vitamina PP, E, calcio e ferro.</li>
<li><strong>rinforza unghie e capelli</strong>, grazie alla presenza di acido silicico.</li>
</ul>
<p>Le cariossidi dell&#8217;orzo vengono impiegate per la panificazione, per la produzione di birra, come surrogato del caffè e in molte preparazioni alimentari. Sono ben note le caramelle d&#8217;orzo contro il mal di gola (il decotto utilizzato sotto forma di gargarismi aiuta nei casi di angina e di infiammazioni della cavità orale), ma l&#8217;azione antinfiammatoria si esercita anche sul sistema digerente e urinario. L&#8217;orzo è molto facile da digerire ed è altamente energetico, tanto che in passato veniva utilizzato in tutti gli ospedali.</p>
<p>L&#8217;<strong>ordenina</strong>, contenuta nel malto d&#8217;orzo (semi d&#8217;orzo germinati), stimola la circolazione periferica, ha un effetto bronchiolitico grazie alla vasocostrizione, ed esercita un&#8217;azione antisettica sull&#8217;intestino.</p>
<p>Il consumo di orzo non ha particolari controindicazioni, tranne nel caso dei <strong>celiaci </strong>o di chi soffre di intolleranza al glutine, in quanto l’orzo non ne è privo. Un consumo eccessivo potrebbe provocare un fastidioso meteorismo. Questo cereale ne contiene in discrete quantità di <strong>nichel</strong>, da tenere in considerazione in caso di allergia al nichel.</p>
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		<title>Papaya &#124; Carica papaya</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/papaya-carica-papaya/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 15:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La papaya o papaia è il frutto di una pianta, Carica papaya L., appartenente alla famiglia delle Caricacee, originaria dell&#8217;America Centrale e Meridionale che conta circa 25 specie e circa 50 varietà coltivate. Amante del caldo umido cresce anche nelle regioni tropicali e subtropicali come in Brasile, Africa e India. Le varietà più conosciute sul &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>papaya</strong> o papaia è il frutto di una pianta, <em>Carica papaya</em> L., appartenente alla famiglia delle <em>Caricacee</em>, originaria dell&#8217;America Centrale e Meridionale che conta circa 25 specie e circa 50 varietà coltivate. Amante del caldo umido cresce anche nelle regioni tropicali e subtropicali come in Brasile, Africa e India. Le varietà più conosciute sul mercato italiano sono: Solo, Hortus Gold, Cera, Kagdum, Semangka.</p>
<p>La pianta della papaya ha una forma simile alle palme (ma non è un albero!); si presenta come un piccolo arbusto con tronco poco ramificato che termina con un ciuffo grande di foglie e che può raggiungere un&#8217;altezza anche di 10 metri.</p>
<p>La papaya è il suo frutto, dalla forma e dalle dimensioni molto variabili, di colore giallo-arancio e dalla polpa dolce, morbida e succosa (esiste anche una varietà con polpa di colore bianca che è utilizzata per ottenere la <strong>papaya fermentata</strong>).</p>
<p>Nella papaya sono presenti <strong>antiossidanti </strong>come i carotenoidi e i flavonoidi che proteggono le cellule dai radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare e da alcune gravi patologie.</p>
<p>Tra i carotenoidi spicca il <strong>licopene</strong> (una papaya media ne contiene 2,5 mg – Fonte: <em>Carotenoid Database for U.S. Food</em>, 1998), potente antiossidante naturale la cui azione è quella di combattere l&#8217;invecchiamento cellulare e la proliferazione cellulare causa di molteplici malattie cronico-degenerative. Non sintetizzato dall’organismo, occorre procurarlo dagli alimenti che lo contengono e che sono rappresentati, come fonte privilegiata, per il 90% dal pomodoro e i suoi derivati, dal pompelmo rosa, dall’anguria, dall’uva, dall’albicocca e appunto dalla papaya.</p>
<p>Molto simile al melone, la papaya è un <strong>frutto</strong> molto <strong>dissetante</strong> grazie al suo elevato contenuto di acqua (circa 88%); inoltre ha ottime proprietà nutritive perché <strong>ricchissima di vitamine A, vitamina C</strong> (più del kiwi e delle carote!) e <strong>vitamina P</strong>, ha molte fibre, pochissimi grassi (0,3%) e un <strong>basso apporto calorico</strong> (100 grammi di papaia contengono 43 kcal).</p>
<p>Grazie al contenuto di vitamina C, vitamina A e di minerali come il potassio, lo zinco e il magnesio, la papaya <strong>aiuta a combattere la stanchezza e a rimineralizzare l&#8217;organismo</strong> donando energia e rivelandosi utile anche contro lo stress psico fisico, per questo è denominata anche &#8220;frutto della vitalità”.</p>
<p>Dai frutti immaturi si ricava la <strong>papaina</strong>, un enzima proteolitico che può essere usato per la cura di difficoltà digestive grazie alla sua capacità di degradare le proteine. Questo enzima, infatti, facilita la digestione delle proteine ingerite e la sua azione è particolarmente evidente dopo i pasti frettolosi e abbondanti. Nel frutto maturo la quantità di questo enzima risulta però più bassa. Questa funzione è particolarmente utile poiché dopo i 35 anni di età la produzione, da parte del pancreas, di enzimi con attività proteolitica diminuisce. Inoltre la papaina, grazie a un suo effetto alcalinizzante, ristabilisce nell’organismo l’equilibrio acido-base spesso compromesso e squilibrato verso l’iperacidità da diversi fattori, come un’alimentazione non corretta, povera di frutta fresca e verdura, lo stress, un consumo eccessivo di farmaci, l’inquinamento ambientale e un’insufficiente attività fisica. Una delle conseguenze dell’iperacidità è un aumento della formazione di radicali liberi che danneggiano le strutture cellulari. Pertanto, grazie alla presenza nella papaya di enzimi proteolitici, è particolarmente adatta per <strong>problemi digestivi</strong> causati da pasti ricchi di grassi e proteine, per problemi di gastrite e gastroduodenite. Utile in caso di stitichezza (grazie all’azione lassativa prodotta dall&#8217;ingestione della polpa e soprattutto dall&#8217;effetto trainante dei suoi numerosissimi semi piccoli, grigiastri e ricoperti di mucillaggine; da non ingerire se in gravidanza!) e anche alle <strong>proprietà rimineralizzanti e diuretiche</strong> (grazie al suo alto contenuto in acqua).</p>
<p>L’esperienza della cultura Giapponese relativa alla fermentazione degli alimenti ha portato inoltre alla produzione di <strong>papaya fermentata</strong> la cui trasformazione porta, da un lato, al <strong>profondo cambiamento</strong> del contenuto di proteine e carboidrati presenti nel frutto fresco e, dall’altro, alla capacità di generare un pool di nuove sostanze, <strong>betaglucani</strong>, con forti proprietà antiossidanti e immunomodulanti. Il frutto intero (polpa, buccia e semi) della papaya è fatto fermentare con l&#8217;aggiunta di un lievito (<em>Saccaromyces Boulardii</em>) e glucosio tramite un processo biotecnologico. I suoi componenti naturali svolgono un&#8217;efficace azione antiossidante. La papaya fermentata è quindi efficace per garantire il corretto apporto di energia quotidiana e di sostanze antiossidanti, e pertanto <strong>è capace di offrire un valido aiuto alle difese immunitarie</strong> dimostrando virtù immunomodulanti in quanto aiuta a ristabilire l&#8217;equilibro acido-base dell&#8217;organismo grazie all&#8217;effetto alcalinizzante dell&#8217;enzima papaina.</p>
<p>La papaya è anche detta</p>
<ul>
<li>&#8220;<strong>Frutto della vitalità</strong>&#8220;: appellativo usato per richiamare le proprietà toniche, energetiche e rivitalizzanti.</li>
<li>&#8220;<strong>Frutto degli angeli</strong>&#8220;: la papaya è così chiamata dagli abitanti dei caraibi. Fu Cristoforo Colombo, approdando nel Nuovo Mondo, a sentire chiamare così questo frutto.</li>
<li>&#8220;<strong>Albero d&#8217;oro dell&#8217;eterna giovinezza</strong>&#8220;: così è descritta la pianta di papaya dal navigatore portoghese Vasco De Gama.</li>
<li>&#8220;<strong>Melone dei caraibi</strong>&#8220;: Marco Polo verificò le sue proprietà contro lo scorbuto.</li>
</ul>
<p>La papaya è un frutto potenzialmente sicuro per la maggior parte delle persone, ma occorre sempre prestare attenzione e mostrare moderazione nel consumo per non incorrere in effetti collaterali. Le donne in gravidanza e allattamento dovrebbero evitare di consumare papaya eccessiva.</p>
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