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		<title>Remannia &#124; Rehmannia glutinosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 15:43:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>remannia glutinosa </strong>è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle <em>Gesneriaceae</em>; è conosciuta da tempi antichi per le sue proprietà officinali, tanto da essere <strong>inserita nella lista delle cinquanta erbe fondamentali in medicina tradizionale cinese</strong>: conosciuta anche come <strong><em>di-huang</em></strong>, <strong><em>terra gialla</em></strong>, o <strong><em>digitale cinese</em></strong> il suo estratto viene considerato stimolante del sistema immunitario e utile nel trattamento del diabete in quanto <strong>abbassa i livelli di glicemia</strong> (anche se non esistono studi sufficienti che possano confermarne l&#8217;efficacia).</p>
<p><strong>La Rehmannia glutinosa è una piccola pianta erbacea perenne pelosa</strong>, rizomatosa, a rosetta, che normalmente cresce da 0,3 a 0,6 m di altezza ed è ricoperta da peli ghiandolari lunghi, morbidi, grigio-bianchi su tutta la pianta. Ha una radice spessa e di colore giallo rossastro. Le radici e i rizomi freschi e secchi hanno una consistenza morbida, con profonde rughe longitudinali sulla superficie esterna e una corteccia centrale più scura. Il fusto è eretto, semplice o ramificato dalla base. Le foglie basali sono generalmente rosate, a stelo che decrescono gradualmente o bruscamente di dimensioni o si riducono a brattee verso l’alto. La lama fogliare è da ovata a strettamente ellittica, lunga 2-13 cm e larga 1-6 cm, base affusolata, margine irregolarmente crenato o da ottuso seghettata a dentata. Le infiorescenze sono a volte scapose. I fiori sono ascellari e solitari o in racemi terminali, pedicellati. Le brattee possono essere presenti o assenti. Il calice è 5(-7)-lobato. La corolla è rosso porpora o gialla, tubolare; tubo leggermente ricurvo o diritto, compresso dorso-ventralmente, con 2 trecce dalla base del tubo alla gola; arto 2 labbra, 5 lobi. Gli stami sono 4, didinamici, raramente 5 e 1 più piccoli di altri 4 compresi; antere coerenti in coppia, loculi fertili. Base ovarica con disco, a 2 loculi, raramente a 1 loculo; ovuli numerosi. Stigma 2-lamellare. La fioritura avviene normalmente da aprile a giugno. Dai fiori fertili si formano delle capsule con semi, da ovoidali a strettamente ovoidali, lunghe 1-1,5 cm che consistono in quasi 300-400 semi. I frutti iniziano a maturare da maggio a inizio giugno.</p>
<p><strong>Il termine Rehmannia</strong> prende il nome da Joseph Rehmann (1788–1831), un medico di San Pietroburgo. L’epiteto specifico Glutinosa proviene da <em>glúten</em> glutine, colla: glutinoso, vischioso.</p>
<p>La remannia contiene vari tipi di vitamine al suo interno, tra cui la A, la C, la D e quelle del gruppo B. Inoltre, questa famiglia di arbusti possiede al suo interno i 25 <strong>glicosidi iridoidi</strong>,  <strong>naftopirone</strong>, <strong>glicosidi fenetil alcolici</strong> <strong>(catalpolo)diidrocatalpolo</strong>, <strong>leonuride, aucubina, monomelittoside, ramanniosidi A,B,C,D, acteoside, isoacteoside A e F, ionosidi</strong>, <strong>polisaccaridi</strong> (galattosio, glucosio, xilosio, mannosio, arabinosio), <strong>glicosidi fenitil alcolici</strong>, <strong>15 aminoacidi liberi</strong>, esteri degli acidi grassi, <strong>metil linoleato, metil palmitato, metil-n-octadecanoato, beta-sitosterolo, daucosterolo, acido palmitico, acido succinico, acido glutannico, composti ciclici</strong>, zuccheri (<strong>stachiosio</strong> che è un monosaccaride, saccarosio e monosaccaridi), minerali in traccia, <strong>campesterolo</strong>, <strong>acido-alfa-aminobutirrico</strong>, <strong>mannitolo</strong>, <strong>beta-sitosterolo</strong>.</p>
<p>La pianta, originaria della Cina, è coltivata nella regione dello Hunan; unisce in sé innumerevoli virtù salutistiche: viene globalmente considerata come <strong>rinvigorente e tonica</strong> in generale. Possiede inoltre <strong>proprietà diaforetiche, antiinfiammatorie,</strong> immunomodulanti, ipoglicemizzanti<strong>, antipiretiche</strong>.</p>
<p>La Rehmannia glutinosa è stata considerata una panacea nella medicina tradizionale cinese, principalmente in combinazione con altre erbe. Si dice che il rizoma di Rehmannia essiccato “nutri lo yin” e rimuova il calore dal sangue, ed è usato come tonico per il fegato. La radice è un ingrediente della ‘Four Things Soup’, il tonico femminile più utilizzato in Cina.  Gli usi storici documentati includono le infiammazioni epatiche, e, con la radice di liquirizia, per ridurre i fenomeni infiammatori nell’artrite reumatoide. Questo rimedio viene utilizzato per il suo effetto benefico sui problemi che riguardano i reni e le ghiandole surrenali dal momento che purifica questi organi. Non solo, la rehmannia aiuta ad attenuare i sintomi legati alla menopausa quali irritabilità, insonnia e vampate; è di aiuto in caso di mestruazioni irregolari. Grazie alla presenza di ferro, aiuta a trattare l’anemia.</p>
<p>Non assumere il rimedio in gravidanza, allattamento e se si è in trattamento per diabete.</p>
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		<title>Psillio &#124; Plantago Psyllium L. + spp.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/psillio-plantago-psyllium-l-spp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 14:21:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Plantago psyllium L. o psillio è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Plantaginaceae, con fusto alto fino a 30-40 cm. tutta pubescente, il fusto semplice o ramificato, ha foglie opposte, fiori riuniti in spighe tanto vicini da sembrare un capolino; tali spighe hanno un lungo peduncolo con cui sono inserite a livello dell’ascella delle foglie superiori; &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Plantago psyllium </em>L. o <strong>psillio</strong> è una pianta erbacea annuale della famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>, con fusto alto fino a 30-40 cm. tutta pubescente, il fusto semplice o ramificato, ha foglie opposte, fiori riuniti in spighe tanto vicini da sembrare un capolino; tali spighe hanno un lungo peduncolo con cui sono inserite a livello dell’ascella delle foglie superiori; la corolla tubulare si divide in 4 lobi acuti all’apice; caratterizzata da lunghi stami. Il frutto è una capsula divisa in 2 logge, ciascuna delle quali contiene un seme. I semi sono a forma di barca, con la parte esterna lucida e bruna con una macchia più scura al centro.   In Italia cresce nella zona mediterranea, nei luoghi erbosi, nei prati, nei pascoli e località arenose.</p>
<p>Il nome deriva dal greco &#8220;<em>psylla</em>&#8220;, pulce, per l&#8217;aspetto dei semi; il nome botanico della famiglia deriva dal latino “<em>planta</em>” ovvero “pianta del piede”, molto probabilmente in riferimento alla forma delle foglie.</p>
<p>I principali <strong>componenti </strong>sono costituiti da <strong>mucillagini</strong> (10-20%), presenti solo nel tegumento del seme, <strong>lipidi</strong>, <strong>proteine</strong> (5-10%), <strong>iridoidi</strong> (<strong>aucubina</strong>) in piccole quantità, <strong>alcaloidi </strong>(in tracce). Le mucillagini sono polisaccaridi di composizione chimica complessa, appartenenti alla categoria delle <strong>fibre solubili</strong> e dotati di effetto emolliente, protettivo, antiflogistico, lassativo &#8211; costipante.</p>
<p>La droga è data dai semi di color bruno o marrone scuro, quasi nero; sono lisci e lucidi, di forma ellittica oblunga, sono lunghi da 2-3 mm. e larghi 0,8-1 mm.</p>
<p>Lo Psillo è noto come <strong>lassativo naturale</strong> dalle proprietà lenitive; è utile anche contro il colesterolo e l’intestino irritabile. La principale caratteristica dei semi di psillio è legata proprio al <strong>rivestimento mucillaginoso</strong> (composto da <strong>xilosio; arabinosio; acido galatturonico; ramnosio</strong>) che li ricopre, che a contatto con l&#8217;acqua si espande fino ad aumentare di 25 volte il proprio peso. L’effetto lassativo dipende quindi dalla capacità di richiamare liquidi nel lume dell&#8217;intestino, gonfiarsi, aumentando il contenuto intestinale e stimolando di conseguenza la peristalsi e l&#8217;evacuazione. Questo effetto è tipico dei <strong>lassativi</strong> detti &#8220;<strong>meccanici</strong>&#8220;, che aumentano ed ammorbidiscono la massa fecale, particolarmente apprezzati per la loro sicurezza ed efficacia. Come tutti i lassativi appartenenti a questa categoria, per ottenere l&#8217;effetto ricercato, devono essere assunti insieme ad abbondanti liquidi.</p>
<p>Oltre che nella stipsi, lo psillio è efficace anche per alleviare la <strong>diarrea</strong>, proprio grazie alla sua capacità di assorbire i liquidi in eccesso, aumentando il volume delle feci e rallentandone il passaggio attraverso il colon.</p>
<p>I semi di psillio vantano anche <strong>proprietà prebiotiche</strong>, grazie alla loro <strong>capacità di favorire la crescita di una flora batterica acidofila</strong> a discapito di specie batteriche ad azione putrefattiva. Sono quindi utili per rinforzare le difese immunitarie, migliorare l&#8217;efficienza intestinale e prevenire il cancro al colon-retto (la loro fermentazione dà origine ad acidi grassi a corta catena che, oltre a fungere da substrato energetico per le cellule della mucosa del colon, sembrano esercitare un ruolo protettivo sullo sviluppo di questa patologia).</p>
<p>Lo psillio ha un’<strong>azione </strong></p>
<ul>
<li><strong>ipoglicemizzante</strong>: può aiutare, infatti, a modulare la risposta glicemica dell’organismo ai pasti, riducendo i livelli di insulina e di zucchero nel sangue;</li>
<li>i<strong>pocolesterolizzante</strong>: ha la capacità di ridurre il colesterolo LDL, quello “cattivo”, e i trigliceridi.</li>
<li><strong>depurativa</strong>: la sua fibra è solubile ma non fermentabile pertanto esercita un&#8217;azione depurativa da batteri e scorie presenti nell&#8217;intestino.</li>
</ul>
<p>Lo psillio non è adatto nei casi in cui l&#8217;aumento della massa fecale può presentare delle controindicazioni, in particolare in soggetti anziani con deviazioni e malformazioni dell&#8217;intestino, questi soggetti possono venir costipati maggiormente dalle fibre dello psillio.</p>
<p>Lo psillio possiede anche <strong>proprietà emollienti, antinfiammatorie, lenitive, viscosizzanti</strong>, assorbenti le tossine.</p>
<p>Per uso esterno può essere usato come protettivo dell&#8217;epidermide in applicazioni estemporanee per pelli secche e delicate.</p>
<p>Lo psillio è un ingrediente comune di alcuni cereali per la prima colazione, ma anche un componente importante di <strong>integratori alimentari</strong>, come normalizzatore delle funzioni intestinali.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: Evitare l’assunzione in contemporanea con farmaci, in quanto le mucillagini potrebbero ridurre l’assorbimento. Per quanto riguarda i possibili effetti collaterali, evitare in caso di sensibilità individuale alla pianta.</p>
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		<title>Piantaggine maggiore &#124; Plantago major L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/piantaggine-maggiore-plantago-major-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La piantaggine maggiore (Plantago major L., 1753) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Plantaginaceae. Pianta erbacea perenne priva di fusto, le foglie di colore verde sono tutte basali riunite in rosette a filo terreno, sono portate da un picciolo alato alla base, sono di forma ovata, intere e arrotondate all&#8217;apice, con 9 nervature &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La piantaggine maggiore (<em>Plantago major</em> L., 1753) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>.</p>
<p>Pianta erbacea perenne priva di fusto, le foglie di colore verde sono tutte basali riunite in rosette a filo terreno, sono portate da un picciolo alato alla base, sono di forma ovata, intere e arrotondate all&#8217;apice, con 9 nervature evidenti e parallele che si congiungono verso il picciolo e all&#8217;apice. L&#8217;infiorescenza è una spiga cilindrica e compatta portata da un peduncolo che può raggiungere i 24-40 cm, i fiori hanno brattee saldate alla base da ovali a oblunghe con margine scarioso e glabro, hanno 4 petali lanceolati di aspetto membranoso, 4 stami su filamenti bianchi e antere giallo chiaro sporgenti. E’ una <strong>pianta infestante</strong> ovvero una pianta spontanea considerata un&#8217;erbaccia che cresce un po’ ovunque dal mare alla montagna; presenta numerose varianti cromatiche: foglia verde, rossa, variegata e riccia. Si trova soprattutto nei prati, nei giardini, nei campi e lungo le strade. Il frutto è un pissidio contenente semi poliedrici con la faccia interna piana. Fiorisce da marzo a novembre, da 0 a 1800 m s.l.m., sui bordi stradali, luoghi incolti e suoli umidi, presente in tutta Italia.</p>
<p>Esistono altre due specie di Piantaggine ossia la <strong><em>Plantago lanceolata</em> </strong>L. e la <strong><em>Plantago minor</em></strong> L., dotata di foglie ovali e piccole. Tutte 3 le specie sono considerate officinali e possiedono le stesse proprietà salutistiche. Si riconosce facilmente la <em>Plantago major</em> dalla Piantaggine Lanceolata (<em>Plantago Lanceolata</em> L.) perché dalla rosetta basale crescono sempre foglie ovali o ellittiche, ben distinte e grosse, e sempre aderenti al terreno, mentre la Lanceolata le foglie creano un vero e proprio cespo, crescono verticalmente verso l’alto e sono strette e lanceolate, mai aderenti al terreno se non per quelle oramai vecchie. Entrambe comunque hanno le classiche cinque nervature che corrono lungo il margine della foglia.</p>
<p>Il nome generico (<em>Plantago</em>) deriva dalla parola latina &#8220;planta&#8221; che significa &#8220;pianta del piede&#8221; e fa riferimento alle piatte foglie basali di questa pianta simili a &#8220;piante di un piede&#8221; ma anche perché le specie più comuni crescono in ambienti calpestati; il nome specifico (<em>major</em>) significa &#8220;maggiore, più grande, più importante&#8221; e si riferisce alle dimensioni delle foglie, che sono maggiori di quelle di molte altre specie congeneri; il nome della sottospecie deriva dal greco “pléion” (più, molti) e “spérma” (seme) e significa quindi “con molti semi”. Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo. Periodo di fioritura: maggio-settembre.</p>
<p>È conosciuta con numerosi nomi comuni: ansoglossa, centonervi, cinquenervi, coda di topo, erba bruna, erba di cento nervi, erba dei sette nervi, lanciola, lingua di cane, lingua di pecora, lingua d&#8217;oca, mestolaccio, orecchio d&#8217;asino, orecchio di lepre, orecchiella, pentinervi, petacciola pelosa, tirafilo</p>
<p>La droga vegetale che viene presa in considerazione è costituita dalle parte aeree o dalle sole foglie. E’ molto simile quindi alla Piantaggine Lanceolata, quindi anche gli impieghi sono similari.</p>
<p>La direttiva del Ministero della Salute del 2010 consente di inserire negli integratori alimentari le sostanze e gli estratti vegetali di questa pianta.</p>
<p>I costituenti principali sono <strong>allantonina, apigenina, aucubina, baicaleina, vitamina C, acido linoleico, acido oleanolico, acido silicico, sorbitolo e tannino</strong>. In particolare sono presenti iridoidi (<strong>aucubina</strong>) e <strong>composti fendici</strong>, flavonoidi, acidi fenoli, esteri, eterosidici fenilpropanolici (<strong>verbascoside, plantamajoside</strong>), <strong>mucillagine</strong> (6,5%), <strong>tannino</strong> (5%), <strong>acido silicico</strong> (1 %), sali minerali (<strong>zinco e potassio</strong>), tracce di olio essenziale.</p>
<p>Per la presenza di aucubina la pianta è <strong>efficace contro le punture degli insetti </strong>e per la cura delle ferite.</p>
<p>Ha proprietà <strong>astringenti, antiinfiammatorie, cicatrizzanti, batteriostatiche; diuretiche; espettoranti ed antiallergiche</strong> e delle altre specie della famiglia.</p>
<p>In erboristeria le foglie fresche, che contengono <strong>mucillatannino</strong>, minutamente tritate, poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie.</p>
<p>La <strong>piantaggine maggiore</strong> per uso esterno, sotto forma di decotto o di cataplasma, ha un&#8217;azione antinfiammatoria e antipruriginosa che è utile soprattutto <strong>per trattare infiammazioni della bocca, della gola e delle vie aeree</strong> come tracheiti, gengiviti, ecc. Grazie al contenuto di mucillagini e tannini, infatti, la piantaggine ha <strong>azione emolliente, sedativa e astringente</strong> e aiuta a dare sollievo in caso di tosse, mal di gola, bronchite. La presenza di aucubina &#8211; un glicoside iridoide &#8211; fa della piantaggine un rimedio utile anche in caso di allergia, in particolare per le reazioni allergiche che coinvolgono le vie respiratorie</p>
<p>I semi agiscono come regolatori intestinali e decongestionanti nelle infiammazioni intestinali e bronchiali.</p>
<p><strong>La piantaggine è anche una tra le molte piante commestibili</strong>. Le foglie, raccolte prima della fioritura della pianta, possono ad esempio essere usate crude per preparare un&#8217;insalata di piantaggine o di erbe miste. Trova l’utilizzo in minestroni, nei ripieni di rustici o torte salate. Viene anche lessata insieme ad altre verdure commestibili e poi ripassata in padella.</p>
<p>Una classica zuppa è realizzata lessando le foglie di piantaggine maggiore e poi ripassate con cipolla e maggiorana. Questo condimento, lasciato brodoso, viene versato sulle fette di pane tostato ed infine condito con olio a crudo extravergine di oliva.</p>
<p>Anche un’insalata di menta e piantaggine ha una sua caratteristica: le foglie tenere di piantaggine vengono tagliate a striscioline sottili, ed aggiunte a foglie di menta romana, le arance a spicchi, olio e sale.</p>
<p>La pianta fornisce cibo per i bruchi di farfalla, conigli, cervi e galli cedroni, i semi sono apprezzati dagli uccelli.</p>
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		<title>Piantaggine lanceolata &#124; Plantago lanceolata L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/piantaggine-lanceolata-plantago-lanceolata-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (Plantago lanceolata L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle Plantaginaceae. È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale. Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (<em>Plantago lanceolata</em> L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>.</p>
<p>È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale.</p>
<p>Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine in Italia sono tre, utilizzate ugualmente: <em>Plantago lanceolata</em>, <em>Plantago media</em>, <strong>Plantago major</strong>, rispettivamente, <strong>piantaggine lanceolata</strong> (anche detta minore), <strong>piantaggine media</strong> e <strong>piantaggine maggiore</strong>. In questo articolo, per praticità, descriveremo la piantaggine lanceolata, ma tutti gli utilizzi e le indicazioni possono essere estese anche alle altre due specie. La piantaggine lanceolata si può riconoscere per le sue foglie percorse da cinque nervature ben marcate, più evidenti sulla pagina inferiore; quando è in fiore, invece, bisogna osservare le sue infiorescenze a spiga cilindrica che sbucano dai campi.</p>
<p>Il nome generico (<em>Plantago</em>) deriva dalla parola latina &#8220;planta&#8221; e significa &#8220;pianta del piede&#8221; e fa riferimento alle piatte foglie basali di questa pianta simili a &#8220;piante di un piede&#8221;, ma anche perché le specie più comuni crescono in ambienti calpestati; l’epiteto specifico (<em>lanceolata</em>) deriva dal latino &#8220;lanceolatum&#8221; e fa riferimento alla forma delle foglie simile alla punta delle lance.</p>
<p>La piantaggine è una pianta perenne con radice forte e molte fibre radicali. Sopra la radice nascono subito le foglie dritte e orizzontali, lanceolate. Il tempo di fioritura va dalla primavera ad ottobre. Cresce in vegetazioni erbacee seminaturali, nei prati da sfalcio, ma anche lungo strade e nei coltivi, su suoli limoso-argillosi piuttosto profondi, ricchi in composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana.</p>
<p>Le foglie sono disponibili tutto l&#8217;anno e sono usate come radicchio, crude in insalata, oppure cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Le foglie hanno proprietà astringenti.</p>
<p>Le foglie di piantaggine contengono <strong>glucosidi iridoidi</strong>, flavonoidi (luteolina), <strong>mucillagini, tannini, pectine, acido salicilico, sali minerali</strong>. La presenza di questi principi attivi conferisce alla pianta <strong>proprietà bechiche, espettoranti, antibatteriche, antinfiammatorie, astringenti</strong>.</p>
<p>L&#8217;azione antinfiammatoria della piantaggine è dovuta all&#8217;<strong>aucubina</strong>, che per idrolisi libera una genina biciclica di nome <strong>aucubigenina</strong>. Questo principio attivo possiede una marcata proprietà antiallergica e decongestionante, il cui meccanismo di azione si esplica nell&#8217;inibizione della sintesi dei mediatori dell&#8217;infiammazione: è efficace contro le punture degli insetti e per la cura delle ferite.</p>
<p>L&#8217;<strong>aucubigenina</strong> inoltre contrasta la proliferazione del batterio <em>Staphilococco Aureo</em>, rivelandosi un rimedio <strong>batteriostatico</strong> nei confronti di questo microrganismo. Per questa ragione la piantaggine è utilizzata efficacemente negli <strong>stati infiammatori della cute e delle mucose</strong>, che rivestono bocca, gola e vie respiratorie in genere, in caso di tosse, catarro bronchiale, bronchite cronica, allergia, sinusite; e per le infiammazioni dell&#8217;apparato urogenitale; in presenza di reazioni allergiche e infezioni batteriche, grazie anche all&#8217;<strong>azione antisettica</strong>, esercitata dagli acidi fenolici (<strong>acido clorogenico</strong> e <strong>idrossibenzoico</strong>). Infine, trova impiego come rimedio diuretico e remineralizzante per il suo contenuto di acido silicico, zinco e potassio.</p>
<p>Per uso esterno, la piantaggine, come tutte le plantago, possiede <strong>doti fortemente cicatrizzanti</strong> e difatti in erboristeria le foglie fresche, che contengono <strong>mucillatannino</strong>, minutamente tritate, poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie. <strong>È consigliato l&#8217;uso contro le congiuntiviti e le infiammazioni palpebrali. Ha azione lenitiva, antipruriginosa, decongestionante</strong>, per cui è indicata in caso di dermatosi, piccole lesioni della pelle, acne, infiammazioni palpebrali e oculari anche di natura allergica.</p>
<p>In cucina, la piantaggine può essere utilizzata per fare il pesto, oppure nei minestroni, lessata con un po&#8217; di olio o per fare la pasta verde, per via del bel colore delle sue foglie negli impasti. Le giovani foglie si possono usare a crudo nelle insalate; ha tuttavia un sapore molto amaro.</p>
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		<title>Verbasco &#124; Verbascum Thapsus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/verbasco-verbascum-thapsus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 10:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il verbasco (nome scientifico Verbascum thapsus L.), anche volgarmente detto tasso barbasso (barbaraschio, barbaresco, tasse barbasse, tass’, barbalase), è una pianta erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Scrofulariaceae. Cresce fino a oltre 2 metri di altezza, è ricoperto di fitta e soffice peluria; i fiori sono grandi e gialli, hanno un diametro di 1,5-3 cm., &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>verbasco</strong> (nome scientifico <em>Verbascum thapsus</em> L.), anche volgarmente detto <strong>tasso barbasso</strong> (barbaraschio, barbaresco, tasse barbasse, tass’, barbalase), è una pianta erbacea biennale appartenente alla famiglia delle <em>Scrofulariaceae</em>. Cresce fino a oltre 2 metri di altezza, è ricoperto di fitta e soffice peluria; i fiori sono grandi e gialli, hanno un diametro di 1,5-3 cm., riuniti in numerose infiorescenze cimose, distribuite più o meno regolarmente lungo un grande asse fiorale. Fiorisce prima il fiore terminale della piccola cima inferiore, poi i fiori terminali delle infiorescenze superiori e allo stesso tempo i fiori laterali inferiori, mostrando così un’infiorescenza apparentemente disordinata. Il calice è diviso in cinque lacinie strette, la corolla è imbutiforme e larga circa due centimetri. I frutti sono capsule lunghe circa un centimetro, i semi sono grigi e piccolissimi.</p>
<p>Le foglie radicali sono lunghe fino a trenta centimetri, larghe dodici centimetri, ellittiche, ristrette alla base. Le caulinari sono lungamente scorrenti sul fusto, e si rimpiccioliscono man mano che si sale lungo il fusto. Tutte le foglie sono piuttosto rigide, piane, con margine intero o a denti piccolissimi, nascosti dalla fittissima peluria della foglia. I peli sono bianco-grigiastri, lunghi un paio di millimetri o poco più, ramificati.</p>
<p>I fiori possono essere raccolti quando sono ancora riuniti nelle piccole infiorescenze anche se sono preferite le sole corolle, che sono di colore giallo, coperte di peli biancastri, ramificati come quelle delle foglie, ma più brevi. Le corolle posseggono 5 stami, i 3 superiori con filamento più breve, incurvato, coperto da peli gialli, lunghi e molli, dal quale sporgono le tre antere di forma reniforme; mentre i 2 stami inferiori hanno un filamento dritto, glabro o poco tomentoso.</p>
<p>Il verbasco prospera su terreno secco, pietroso, ben drenato e in pieno sole. La pianta si propaga per seme e in condizioni favorevoli, si auto insemina. Gran parte del verbasco utilizzato in erboristeria proviene da piante coltivate in Bulgaria, Repubblica Ceca ed in Egitto.</p>
<p>La <strong>droga è rappresentata da foglie e fiori</strong> che contengono polifenoli; mucillagini; <strong>saponine</strong>; <strong>flavonoidi</strong>; <strong>glucosidi iridoidi</strong> (<strong>aucubina</strong>, <strong>arpagoside</strong>) e tracce di olio essenziale.</p>
<p><strong>L’uso principale è quello espettorante</strong>, dovuto alle saponine, mentre le mucillagini riescono a sfiammare le mucose irritate. I flavonoidi esercitano un’azione blandamente diuretica e i glucosidi relativi sembra abbiano un’attività antinfiammatoria.</p>
<p>La tisana di <strong>tasso barbasso è un vecchio rimedio contro tosse o raffreddore</strong>, apprezzata come mucolitica ed espettorante. La bevanda va scrupolosamente filtrata attraverso un panno a maglia fitta, per rimuovere dal liquido anche il minimo residuo di lanugine, potenzialmente irritante.</p>
<p>Nell’uso popolare italiano oltre alla tisana l’utilizzo della pianta era esteso anche all’uso esterno sia per curare l’acne, sia per risolvere le mastiti, sia come cosmetico per rendere i capelli brillanti ed esaltare il colore biondo. Inoltre i fiori erano la base per la preparazione di un unguento per curare i geloni, mentre le foglie fresche erano poste come cicatrizzanti sulle ferite.</p>
<p>Nei tempi passati, le spighe del Verbasco venivano chiamate dagli inglesi <em>shepherd’s club</em> cioè “<strong>bastoni del pastore</strong>” o anche <em>candlewick plant</em> (<strong>pianta dello stoppino</strong>) perché durante il Medioevo la lanugine delle foglie e steli veniva raccolta ed essiccata per ricavare stoppini delle lampade. Un altro nome popolare è quello di “<strong>pianta di velluto</strong>” per la sofficità delle foglie, che ricorda le vellutate orecchie di un coniglietto, ma anche “<strong>candela del re</strong>” (in Germania) perché al tempo dei Romani il suo alto fusto secco veniva usato come torcia. In passato le foglie venivano usate come <strong>carta igienica d’emergenza</strong> (da tener conto quando si va per boschi) oppure messe nelle scarpe per alleviare la fatica nel cammino.</p>
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		<title>Galio &#124; Galium aparine</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/galio-galium-aparine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 15:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi fenolici]]></category>
		<category><![CDATA[antrachinone]]></category>
		<category><![CDATA[asperuloside]]></category>
		<category><![CDATA[attaccamani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Galium aparine L. è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, inconfondibile al tatto a causa dei peli ruvidi (simili a del velcro) che la rivestono in tutte le parti. Per questo viene chiamata anche &#8220;attaccamani&#8221; o &#8220;attaccaveste&#8220;. Estremamente comune, vive senza difficoltà nei campi incolti. Il Galium aparine è una pianta erbacea annuale, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Galium aparine</em> L. è una piccola pianta appartenente alla famiglia delle <em>Rubiaceae</em>, inconfondibile al tatto a causa dei peli ruvidi (simili a del velcro) che la rivestono in tutte le parti. Per questo viene chiamata anche &#8220;<strong>attaccamani</strong>&#8221; o &#8220;<strong>attaccaveste</strong>&#8220;. Estremamente comune, vive senza difficoltà nei campi incolti.</p>
<p>Il <em>Galium aparine</em> è una pianta erbacea annuale, ascendente o strisciante; i fusti quadrangolari sono molto ruvidi e muniti di piccoli uncini. Le foglie caratterizzate da pseudo verticilli di 4-12, in parte vere foglie e per il resto stipole modificate ad assomigliarvi, e fiori piccoli bianchi, muniti anch’essi di piccoli uncini. I fiori, di colore bianco, sono molto piccoli, ermafroditi e riuniti in cime ascellari. Il frutto, grande come un chicco di riso, è anch&#8217;esso coperto di spine uncinate che, rimanendo attaccate al pelo degli animali favoriscono, la propagazione e diffusione della pianta; questa dovrebbe essere raccolta in primavera o all’inizio dell’estate, subito prima del periodo di fioritura.</p>
<p><em>Galium</em> deriva dalla parola greca <em>gála</em>, che significa “latte” per la <strong>capacità</strong> della pianta <strong>di favorire la coagulazione del latte</strong> dovuta alla presenza dell’<strong>enzima fitochinasi</strong>; Aparine dal greco <em>Aparein</em> che significa “attaccarsi”, per la capacità della pianta ad attaccarsi, per i peli uncinati di cui è rivestita, agli abiti e al pelo degli animali.</p>
<p>Questa pianta ha una lunga storia nella medicina popolare; veniva utilizzata sia per uso esterno che per uso interno, per trattare ulcere, ferite e problemi della cute. È anche commestibile, ha sapore amaro, acre, ma solo i germogli primaverili lessati. Il nome <em>galium </em>ricorda che in passato probabilmente era usata come <strong>caglio; il vero Caglio</strong>, usato fin dal passato dai Romani,<strong> è il <em>Gallium verum</em> </strong>, cioè proprio, il vero caglio.</p>
<p><strong>Principi attivi</strong>: <strong>glicosidi iridoidi</strong> (tra cui <strong>galiosina, aucubina</strong> e <strong>asperuloside</strong>), alcaloidi tra cui <strong>caffeina</strong> contenuta nei semi, <strong>acidi fenolici, antrachinone, flavonoidi, cumarina</strong> (che dà il caratteristico odore dolciastro dell’erba tagliata quando la pianta è secca), acido citrico.</p>
<p><strong>Indicazioni</strong>: <strong>antispasmodica, lievemente diuretica, astringente, vulneraria, ipotensiva, antiflogistica e sudorifera</strong>.</p>
<p>Altre indicazioni: in caso di disturbi dell’apparato digerente, affezioni cutanee, e manifestazioni dolorose soprattutto di natura nervosa. Agisce in modo efficace sul sistema linfatico. Buon diuretico, e come tale, promuove un maggiore flusso di urina che aiuta a liberare i reni e la vescica da sostanze di scarto, per evitare l’insorgenza di infezioni del tratto urinario (come la cistite), ed alleviare i disturbi della prostata.</p>
<p>La pianta si utilizza sia fresca che essiccata.</p>
<p>Nella Medicina tradizionale veniva utilizzata su ferite e piaghe sotto forma di impacchi cicatrizzanti con decotto di fiori e foglie. Il succo veniva usato per cagliare il latte e i fusti intrecciati venivano impiegati per filtrarlo, la radice si utilizzava per colorare la lana di rosso-arancio ed i semi torrefatti per preparare bevande, e le giovani foglie e sommità come verdura.</p>
<p>Dioscoride, medico greco del I secolo d.C., la considerava utile come rimedio alla stanchezza e scriveva che i pastori usavano i gambi per fare dei setacci per filtrare il latte. Il Mattioli (1559), medico senese, gli attribuiva proprietà diuretiche e proprietà calmanti del male alle orecchie. Suggeriva inoltre l’uso del succo dei frutti e delle foglie contro i morsi delle vipere e degli scorpioni. Nella medicina popolare il succo fresco o un cataplasma di foglie fresche triturate, applicate su una ferita o su un’ulcera, erano impiegate per arrestare il sanguinamento, inibire la necrosi e favorire la cicatrizzazione.</p>
<p>Le cime tenere possono essere mangiate come asparagi, prima che siano prodotti i frutti; certamente è bene sbollentarla per evitare lo spiacevole effetto dei piccoli peli uncinati che coprono la pianta.</p>
<p>I frutti, una volta maturi, venivano torrefatti ed i semi torrefatti e usati come succedaneo del caffè; infatti contengono caffeina (anche se in misura minore del caffè). La radice si utilizzava per sostituire la cicoria; da essa si può estrarre un colorante rosso-arancio.</p>
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		<title>Eufrasia &#124; Euphrasia Officinalis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/eufrasia-euphrasia-officinalis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 16:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[apigenina]]></category>
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		<category><![CDATA[derivati idrocinnamici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Euphrasia L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Orobanchaceae, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee annuali o perenni e dai piccoli fiori labiati. L’eufrasia è un&#8217;erba che cresce comunemente in Europa, Asia e Nord America, caratterizzata da piccoli fiori bianchi che presentano striature violacee e una spruzzata di giallo vicino al &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Euphrasia</em> L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle <em>Orobanchaceae</em>, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee annuali o perenni e dai piccoli fiori labiati.</p>
<p>L’eufrasia è un&#8217;erba che cresce comunemente in Europa, Asia e Nord America, caratterizzata da piccoli fiori bianchi che presentano striature violacee e una spruzzata di giallo vicino al centro.</p>
<p>Il nome di questo genere (<em>Euphrasia</em>) venne introdotto per la prima volta da Linneo nel 1735 ed è derivato da un vocabolo greco &#8220;εuφροσύνη&#8221; il cui significato è pressappoco “ilarità” oppure “diletto, gioia”. Qualche altro testo fa riferimento a una delle “tre Grazie” (celebrate nell&#8217;opera più conosciuta di Antonio Canova), chiamata appunto “Eufrosine”, figlia di Zeus.</p>
<p>Il nome botanico dell&#8217;eufrasia deriva dalla composizione delle parole greche <em>eu</em>, “bene”, e <em>phren</em>, “animo”; forse in allusione al suo elegante portamento. Infatti, la pianta non viene citata dagli antichi per scopi terapeutici. È segnalata per la prima volta da Ildegarda di Bingen, che la consiglia nelle ferite e non per la cura degli occhi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’eufrasia è dotata di <strong>proprietà decongestionanti, stomachiche, amaro-toniche, astringenti, antinfiammatorie, antisettiche oculari e antiallergiche</strong> dovute alla presenza di:</p>
<ul>
<li>Flavonoidi, composti con grandi effetti antiossidanti e antistaminici: 0,38%: apigenina, luteolina, kampferolo, ramnetina, quercetina</li>
<li>Polifenoli, sostanze naturali con proprietà antiossidanti, anticancerogene, antinfiammatorie e antibatteriche: 1,47%;</li>
<li>Acidi fenolici: acido caffeico e derivati, acido clorogenico e derivati</li>
<li>Derivati idrocinnamici: 1.97%</li>
<li>Tannini, molecole con proprietà astringenti, antibiotiche, antimicotiche e antivirali;</li>
<li>Iridoidi, molecole con proprietà spasmolitiche, antiallergiche e ipotensive: aucubina 0,05%</li>
</ul>
<p>Nella tradizione medica europea, l’eufrasia è stata usata per secoli come <strong>rimedio per trattare i disturbi degli occhi </strong>come congiuntiviti, blefariti, orzaioli, stanchezza oculare o altre affezioni degli occhi; il sollievo da tali affezioni era motivo di grande gioia, da ciò il nome scientifico (dal greco <em>euphrasia</em> = gaiezza) e i numerosi appellativi popolari (in inglese la pianta è nota come <em>Eyebright</em> = occhio luminoso, mentre in Francia si parla di <em>Casse-Lunettes</em> = rompi-occhiali). Per tale motivo, l’eufrasia è frequentemente utilizzata all&#8217;interno di colliri o impacchi oculari.</p>
<p>L’attività antinfiammatoria, da impiegarsi in caso di congiuntiviti, blefariti o altre affezioni degli occhi (utilizzo che comunque non è stato ufficialmente approvato).</p>
<p>Altro impiego è costituito dai <strong>disturbi delle vie aeree, </strong>come la tosse, il raffreddore e febbre da fieno.</p>
<p>L&#8217;<strong>aucubina</strong>, inoltre, ha dimostrato di esercitare un&#8217;<strong>attività epatoprotettiva </strong>nei confronti dei danni causati da avvelenamenti da tetracloruro di carbonio e da alfa-amanitina, ma non solo. Infatti, da alcuni studi condotti in vitro è anche emerso che l&#8217;aucubina sarebbe in grado di inibire il virus dell&#8217;epatite B. Ad ogni modo, prima di poter approvare simili applicazioni mediche dell&#8217;eufrasia, è necessario condurre ulteriori e più approfonditi studi.</p>
<p>L&#8217;eufrasia è ampiamente impiegata anche in ambito omeopatico, dove la si può trovare sotto forma di granuli, gocce orali e collirio.</p>
<p>La medicina omeopatica sfrutta questa pianta in caso di riniti allergiche, congiuntivite, eccessiva lacrimazione, irritazione, bruciore e arrossamento oculare.</p>
<p>La quantità di rimedio omeopatico da assumersi può essere differente da individuo a individuo, anche in funzione del tipo di disturbo che è necessario trattare e a seconda della tipologia di preparazione e di diluizione omeopatica che s&#8217;intende impiegare.</p>
<p>N.B.: le applicazioni dell&#8217;eufrasia per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere prive di efficacia terapeutica o risultare addirittura dannose per la salute.</p>
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		<title>Verbena officinale &#124; Verbena officinalis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/verbena-officinale-verbena-officinalis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 18:15:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido ursolico]]></category>
		<category><![CDATA[aucubina]]></category>
		<category><![CDATA[beta-sitosterolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Verbena officinalis L. o verbena comune è un&#8217;erba perenne nativa dell&#8217;Europa appartenente alla famiglia delle Verbenaceae ed è volgarmente chiamata erba colombina o anche erba crocina. È una pianta con fusto alto 30-40 cm, ma che può essere anche più alto; il fusto è quadrangolare, ruvido, pubescente, lignificato, ascendente e ramificato alla base oppure &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong><em>Verbena </em></strong><em>officinalis</em> L. o <strong>verbena comune</strong> è un&#8217;erba perenne nativa dell&#8217;Europa appartenente alla famiglia delle <em>Verbenaceae </em>ed è volgarmente chiamata <strong>erba colombina</strong> o anche <strong>erba crocina</strong><em>.</em></p>
<p>È una pianta con fusto alto 30-40 cm, ma che può essere anche più alto; il fusto è quadrangolare, ruvido, pubescente, lignificato, ascendente e ramificato alla base oppure si può presentare eretto e ramificato in alto. Il rizoma è breve e fusiforme. Le foglie sono opposte, le inferiori sono picciolate e con lamina crenata, le superiori sono sessili, crenate o intere; mentre le intermedie sono più grandi (lunghe 4-6 cm), pennatolobate o pennatifide e con alla base due lobi grandi, tanto che la foglia potrebbe apparire tripartita. Tutte le foglie sono coriacee, grigio-verdi e dotate di peli e nervature sporgenti nella pagina inferiore. I fiori di colore lilla sono riuniti in spighe terminali che si formano all’ascella di piccole brattee; il calice è tubuloso diviso in 4-5 denti, la corolla è pentamera. Il frutto è un tetrachenio, formato da 4 logge con un seme per ciascuna. La fioritura avviene tra maggio ed ottobre e la droga è costituita dalle parti aeree fiorite.</p>
<p>Oltre alla <em>Verbena officinalis</em> usata in erboristeria esistono <strong>numerose varietà</strong> di questa pianta, coltivate principalmente a scopo ornamentale. Si tratta di verbene perenni coltivate però come annuali dove l’inverno è particolarmente rigido. È importante comunque la distinzione tra <em>verbena officinalis</em> dalla sorella <em>verbena odorosa</em>, detta anche erba limoncina, parte della stessa famiglia ma molto <strong>più indicata nelle preparazioni culinarie</strong> a cui conferisce uno spiccato sentore dolce e agrumato.</p>
<p>Il termine Verbena proviene da <em>verbēna</em>, solitamente usato al plurale: ramoscelli sacri (di ulivo, mirto, alloro) usati nelle cerimonie religiose; presumibilmente dal protoindoeuropeo *<em>werb</em>&#8211; ramoscello, ramo, da *<em>werb</em>&#8211; girare, piegare, avvolgere, intrecciare. L’epiteto specifico <em>officinalis</em> viene da <em>offícina</em> laboratorio medioevale: in quanto piante usabili in farmaceutica, erboristeria, liquoristica, profumeria e simili. Altre versioni fanno derivare il nome dal celtico <em>ferfaen</em>, “<strong>scacciare le pietre</strong>” poiché la verbena veniva utilizzata per eliminare i calcoli, oppure dal verbo latino <em>verbenare</em> “<strong>colpire con la verga</strong>”, dato che i trattati vanivano toccati con questa pianta per renderli ufficiali.</p>
<p><strong>La droga </strong>costituita dalle parti aeree<strong> contiene glucosidi iridoici</strong> (che le conferiscono il sapore amaro), <strong>verbascoside</strong>, <strong>isoverbascoside</strong>, <strong>martinoside</strong>, <strong>verbenina</strong>, <strong>aucubina</strong>; <strong>olio essenziale</strong> (caratterizzato da <strong>citrale, limonene, geraniolo, verbenone</strong>), <strong>flavonoidi</strong>, <strong>triterpeni</strong> e <strong>fitosteroli</strong> (<strong>beta-sitosterolo, acido ursolico, lupeolo</strong>), <strong>polifenoli</strong> e <strong>mucillagini</strong>.</p>
<p>La <em>Verbena officinalis</em>, già nell’antichità, era considerata una pianta pregiata per le sue proprietà medicamentose. L’utilizzo principe della verbena (fiori e foglie) è da sempre come ingrediente in infusi e <strong>preparati erboristici con azione spasmolitica, drenante e diuretica</strong> (viene usata anche per curare i calcoli),<strong> analgesica, antipiretica, vermifuga, febbrifuga, calmante a livello del sistema nervoso</strong>.</p>
<p>L’uso tradizionale è consigliato da secoli come <strong>pianta tonica amara, stomachica digestiva</strong>, deostruente splenico-biliare. Protegge il fegato grazie all’aucubina. Il verbascoide in essa contenuto è un potente antimicrobico.</p>
<p>Gli oli essenziali estratti tramite gli infusi sono capaci di disinfettare il cavo orale e le cavità nasali. Protegge e cura la pelle aiutando anche a cicatrizzare. Aiuta le articolazioni (specie in caso di reumatismi e dolori cervicali). Combatte le infiammazioni muscolari.</p>
<p>Alla verbena erano attribuiti poteri magici ed era considerata sacra sia dagli Egizi che dai Greci che dai Romani; i druidi anglosassoni e gallici la usavano anche per le cerimonie sciamaniche. In quelle regioni è conosciuta anche con il nome di &#8220;<strong>Devil&#8217;s Bane</strong>&#8220;. In Germania è conosciuta come <strong><em>Eisenkraut</em></strong> (<strong>erba di ferro</strong>) perché era considerata un ottimo rimedio per la guarigione di tagli e ferite inflitte con armi di ferro. Nella medicina popolare, viene applicata esternamente su ferite ed ulcere e facilita una rapida guarigione delle ferite. Mel Medioevo inferiore, era collegata ad alcuni misteri della religione cristiana ed usata come rimedio contro gli incantesimi delle streghe. I fiori venivano anche sistemati fuori dalle abitazioni per proteggere dai vampiri. Più recentemente è stata introdotta tra i famosi <strong>fiori di Bach</strong> (<em>Vervain</em>) ed è un rimedio consigliato <strong>per migliorare l’attività onirica</strong> (gli indiani Pawnee l&#8217;hanno utilizzata per migliorare i loro sogni) e <strong>per trarre ispirazione</strong> da poeti e scrittori.</p>
<p>La Verbena appartiene al numeroso gruppo delle “<strong>erbe magiche</strong>” <strong>di San Giovanni</strong>. Il suo uso tradizionale era associato ad altre piante (Maggiorana, Valeriana e Salvia) che raccolte la notte di San Giovanni, il 24 giugno, erano utili alla conquista del cuore di una donna ritrosa; bastava lanciare una manciata di queste erbe secche in direzione dell’abitazione dell’amata per vincere la sua resistenza. È per questo motivo che la Verbena è anche chiamata “<strong>herba veneris</strong>” ossia <strong>erba di Venere</strong>.</p>
<p>Era considerata anche <strong>simbolo di pace</strong> ai tempi degli antichi Romani, questo spiega perché per dimostrarsi concilianti e diplomatici gli ambasciatori di Roma si presentavano con un ramoscello di Verbena tra le mani.</p>
<p>Nella mitologia cristiana invece la Verbena era definita “<strong>erba croce</strong>”; si riteneva infatti fosse stata impiegata sulle ferite di Cristo crocifisso per fermarne il sangue, e da qui la credenza che chi raccoglie questa pianta deve prima benedirla.</p>
<p>Per quanto attiene eventuali controindicazioni, evitarne l&#8217;uso in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. Inoltre, l&#8217;utilizzo della verbena o delle sue preparazioni è controindicato anche durante la gravidanza, come pure nei soggetti con problemi di funzionalità della tiroide.</p>
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