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	<title>aspartame Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>aspartame Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>L&#8217;aspartame può alterare i livelli di insulina e favorire la formazione di placche nelle arterie</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/laspartame-puo-alterare-i-livelli-di-insulina-e-favorire-la-formazione-di-placche-nelle-arterie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 07:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[aspartame]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aspartame, un dolcificante artificiale, può alterare i livelli di insulina e favorire la formazione di placche nelle arterie. Lo afferma un nuovo studio svedese, realizzato dal Karolinska Institutet e pubblicato sulla rivista scientifica Cell Metabolism. Gli effetti negativi del dolcificante sono stati osservati sui topi, ma già ricerche precedenti avevano indagato l’impatto dell’edulcorante sulla salute &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/laspartame-puo-alterare-i-livelli-di-insulina-e-favorire-la-formazione-di-placche-nelle-arterie/">L&#8217;aspartame può alterare i livelli di insulina e favorire la formazione di placche nelle arterie</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’aspartame, un dolcificante artificiale, può alterare i livelli di insulina e favorire la formazione di placche nelle arterie. Lo afferma un nuovo studio svedese, realizzato dal <em>Karolinska Institutet</em> e pubblicato sulla rivista scientifica <em>Cell Metabolism</em>. Gli effetti negativi del dolcificante sono stati osservati sui topi, ma già ricerche precedenti avevano indagato l’impatto dell’edulcorante sulla salute cardiovascolare.</p>
<p>L’insulina è l’ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue. Lo studio mostra che l’aspartame può provocare un aumento della sua produzione, anche in assenza di zucchero da metabolizzare. Nei topi alimentati con il dolcificante artificiale si sono osservati livelli più elevati di infiammazione nei vasi sanguigni e placche aterosclerotiche più grandi rispetto ai topi di controllo (alimentati senza). Le placche arteriose, formate da accumuli di grassi come colesterolo e trigliceridi, possono restringere le arterie e aumentare il rischio di trombosi, infarto e ictus.</p>
<p>I ricercatori hanno somministrato ai topi dosi giornaliere di cibo contenente 0,05%, 0,1% e 0,15% di aspartame per 12 settimane; la dose dello 0,15% corrisponde al consumo di circa tre lattine di «bevande zero» al giorno per gli esseri umani. Alla fine del periodo di osservazione,</p>
<p>rispetto ai topi del gruppo di controllo, i topi alimentati con aspartame hanno sviluppato placche lipidiche più ampie nelle arterie e hanno mostrato livelli più elevati di infiammazione, entrambi tratti distintivi di una salute cardiovascolare compromessa</p>
<p>Quando il team ha analizzato il sangue degli animali, ha scoperto un aumento dei livelli di insulina dopo l’ingestione dell&#8217;aspartame: essendo 200 volte più dolce dello zucchero, probabilmente ha «ingannato» i recettori del gusto dolce, inducendoli a rilasciare più insulina nonostante la mancanza di zucchero da assorbire.</p>
<p>I ricercatori hanno poi dimostrato che i livelli elevati di insulina nei topi alimentavano la crescita delle placche nelle loro arterie, suggerendo che l&#8217;insulina potrebbe essere il collegamento chiave tra il consumo di dolcificanti e la salute cardiovascolare.</p>
<p>In seguito, hanno identificato un segnale immunitario chiamato CX3CL1 che avrebbe un ruolo importante in questo processo e potrebbe essere in futuro un potenziale bersaglio per lo sviluppo di farmaci che trattino le malattie associate all&#8217;aterosclerosi.</p>
<p>Il team ha in programma di verificare la scoperta fatta sugli esseri umani: «I dolcificanti artificiali sono penetrati in quasi tutti i tipi di alimenti, quindi dobbiamo conoscere l&#8217;impatto sulla salute a lungo termine», hanno scritto gli scienziati e hanno precisato che il loro studio ha riguardato solo l’aspartame, che «potrebbe non rappresentare tutti i dolcificanti-non-nutritivi perché le loro strutture, modalità di azione, metabolismo e meccanismi sottostanti differiscono tra loro».</p>
<p>Lo studio, anche se servono verifiche sugli umani, sembrerebbe suggerire di evitare il consumo dei dolcificanti, anche se gli effetti descritti riguardano una notevole esposizione (<em>tre lattine al giorno per i topi, ndr</em>) sul lungo periodo, quindi qualcosa che non deve destare allarme ma consapevolezza: impariamo a leggere le etichette con la lista degli ingredienti.</p>
<p>In conclusione, l’invito è a considerare il consumo di edulcoranti con attenzione: recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha sconsigliato il loro uso anche rispetto allo scopo per cui sono nati: il controllo del peso. La nota Oms si basa su una revisione sistematica degli studi scientifici disponibili e suggerisce che «l’uso di dolcificanti (compresi quelli aggiunti alle bevande cosiddette «light») non conferisce alcun beneficio a lungo termine nella riduzione del grasso corporeo negli adulti o nei bambini».</p>
<p>La raccomandazione si applica a tutte le persone (eccetto quelle con diabete) e include «tutti i dolcificanti non nutritivi sintetici presenti in natura o modificati che non siano classificati come zuccheri presenti negli alimenti stessi e nelle bevande, sia che siano lavorati, sia che siano venduti da soli per essere aggiunti ad alimenti e bevande».</p>
<p>La stessa revisione Oms ha posto l’attenzione su «potenziali effetti indesiderati con l’uso a lungo termine di dolcificanti, ad esempio un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità negli adulti».</p>
<p>Sempre l’Oms suggerisce pertanto di ridurre nella dieta l’assunzione di zuccheri liberi e consumare alimenti con zuccheri naturali (tipo frutta, latte o cibi e bevande non zuccherati), cercando di ridurre il livello di dolce nei gusti degli alimenti consumati, iniziando a farlo presto nella vita.</p>
<pre>Wu W, Sui W, Chen S, Guo Z, Jing X, Wang X, Wang Q, Yu X, Xiong W, Ji J, Yang L, Zhang Y, Jiang W, Yu G, Liu S, Tao W, Zhao C, Zhang Y, Chen Y, Zhang C, Cao Y. Sweetener aspartame aggravates atherosclerosis through insulin-triggered inflammation. <em>Cell Metab</em>. 2025 Feb 7:S1550-4131(25)00006-3. doi: 10.1016/j.cmet.2025.01.006. Epub ahead of print. PMID: 39978336. Debras C, Chazelas E, Sellem L, Porcher R, Druesne-Pecollo N, Esseddik Y, de Edelenyi FS, Agaësse C, De Sa A, Lutchia R, Fezeu LK, Julia C, Kesse-Guyot E, Allès B, Galan P, Hercberg S, Deschasaux-Tanguy M, Huybrechts I, Srour B, Touvier M. Artificial sweeteners and risk of cardiovascular diseases: results from the prospective NutriNet-Santé cohort. BMJ. 2022 Sep 7;378:e071204. doi: 10.1136/bmj-2022-071204. PMID: 36638072; PMCID: PMC9449855.</pre>
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		<title>Considerazioni sugli edulcoranti</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/considerazioni-sugli-edulcoranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 09:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolci e Dolcificanti]]></category>
		<category><![CDATA[aspartame]]></category>
		<category><![CDATA[diete ipocaloriche]]></category>
		<category><![CDATA[dietologi]]></category>
		<category><![CDATA[dolcificante]]></category>
		<category><![CDATA[dolcificante naturale]]></category>
		<category><![CDATA[dolcificanti ipocalorici]]></category>
		<category><![CDATA[edulcorante]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[saccarina]]></category>
		<category><![CDATA[sucralosio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le diverse sostanze dolcificanti hanno potere dolcificante e apporto calorico molto vari, più o meno intenso. Questo spiega perché soltanto alcune possono essere considerate la versione light dello zucchero (saccarosio). L&#8217;Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la nutrizione ne sconsiglia l&#8217;uso fino al terzo anno di età e durante la gravidanza e l&#8217;allattamento. &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/considerazioni-sugli-edulcoranti/">Considerazioni sugli edulcoranti</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le diverse sostanze dolcificanti hanno potere dolcificante e apporto calorico molto vari, più o meno intenso. Questo spiega perché soltanto alcune possono essere considerate la versione light dello zucchero (saccarosio).</p>
<p>L&#8217;Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la nutrizione ne sconsiglia l&#8217;uso fino al terzo anno di età e durante la gravidanza e l&#8217;allattamento. Particolare attenzione va riservata ai bambini di età superiore ai tre anni: l&#8217;eventuale somministrazione di prodotti contenenti dolcificanti deve avvenire con cautela.</p>
<p>I dolcificanti sono grandemente utilizzati &#8211; e spesso <strong>prescritti anche da molti dietologi per contenere il peso</strong> &#8211; al posto dello zucchero poiché, a fronte di un potere dolcificante di centinaia di volte superiore rispetto al normale zucchero, hanno al contrario scarsissime calorie, da zero a 2 per grammi contro le quasi 4 dello zucchero. Si nascondono negli snack, nei soft drink e nelle caramelle. Sono contenuti in bevande dolcificate o soft drink, snack, caramelle, gomme da masticare, yogurt, biscotti e spesso si è discusso sul fatto che siano dannosi per la salute, con risultati diversi e anche contrastanti. Il loro consumo è però sconsigliato da molte istituzioni scientifiche nei bambini sotto i tre anni, nelle donne in gravidanza e in allattamento.</p>
<p>Un interessante studio<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> suggerisce tuttavia che taluni dolcificanti artificiali (in particolare aspartame, saccarina e sucralosio) possono provocare alterazioni metaboliche che si traducono in un aumento della glicemia. Lo studio è stato condotto su topi e su uomini da un gruppo di ricercatori israeliani. Il gruppo ha nutrito dei topi aggiungendo saccarina, aspartame o sucralosio alla normale dieta scoprendo che i dolcificanti alteravano il metabolismo degli animali facendo aumentare la glicemia a livelli significativi e inoltre sviluppava una condizione di intolleranza glucidica definita pre diabete. Il passaggio successivo è stato di analizzare il cosiddetto <strong>microbiota</strong> intestinale, ormai considerato un vero e proprio organo, individuando anche lì una modifica sostanziale della flora batterica intestinale rispetto ai topi del gruppo di controllo. Trapiantando poi da topi con glicemia elevata a topi sani il microbiota intestinale si aveva un innalzamento della glicemia anche nei topi con livelli precedentemente normali.</p>
<p>Il gruppo di Suez ha anche studiato il <strong>microbiota</strong> intestinale di oltre quattrocento persone scoprendo che la popolazione batterica dei consumatori di dolcificanti era profondamente diversa da quella dei non consumatori. Inoltre il consumo di dolcificanti era correlato con livelli più elevati di glicemia. Gli autori dello studio hanno così arruolato sette volontari non consumatori di dolcificanti facendoglieli consumare per una settimana. Dopo soli quattro giorni la metà di loro aveva glicemia alta e un&#8217;alterata composizione della popolazione batterica intestinale, proprio come nei topi. Infine il trapianto fecale dai volontari consumatori di dolcificanti a topi non consumatori provocava anche in questi ultimi un innalzamento della glicemia.</p>
<p>Questi studi, anche se bisognerà aspettare ulteriori conferme, suggeriscono che i dolcificanti sono capaci di modificare il microbiota intestinale e che questa modifica è alla base dell’aumento della glicemia. I dolcificanti, quindi, possono modulare il microbiota, come del resto tutti gli alimenti.</p>
<p>I risultati di questi studi sono indirettamente confermati da quelli ottenuti col sucralosio; questo dolcificante artificiale sarebbe particolarmente sconsigliato per i soggetti obesi, in quanto potrebbe incrementare il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari. E&#8217; quanto emerge da una ricerca della George Washington University di Washington DC, presentata in occasione del 100esimo incontro annuale della Endocrine Society a Chicago (ENDO 2018) negli USA. Lo studio ha dimostrato che gli edulcoranti ipocalorici promuovono l&#8217;accumulo di grasso aggiuntivo all&#8217;interno delle cellule staminali adipose (prelevate da tessuto grasso umano e messe in coltura per imitare un ambiente che promuove l&#8217;obesità e hanno quindi aggiunto sucralosio a una dose simile alle concentrazioni riscontrate nel sangue delle persone con alto consumo di questo dolcificante) rispetto a quelle non esposte a tali sostanze e che ciò avviene in modo dose-dipendente, il che significa che con l&#8217;aumento della dose di sucralosio le cellule hanno mostrato un maggiore accumulo di gocce di grasso. Ciò molto probabilmente si verifica attraverso l&#8217;ingresso del glucosio nelle cellule attraverso l&#8217;aumento dell&#8217;attività dei geni chiamati trasportatori di glucosio. Tale eventualità sarebbe confermata da un altro test effettuato su campioni di grasso estratti da soggetti obesi e consumatori di edulcoranti ipocalorici. Questo esperimento avrebbe mostrato un&#8217;attività analoga dei geni trasportatori di glucosio. Con una dose di sucralosio pari a 0,2 millimolare, simile alla concentrazione riscontrata nel sangue di persone con alto consumo di edulcoranti ipocalorici (pari a quattro lattine di soft drink dietetico al giorno), i ricercatori hanno osservato una maggiore espressione (sovraregolazione) dei geni che sono indicatori della produzione di grasso e infiammazione.</p>
<p>Gli investigatori hanno anche condotto un esperimento separato, analizzando campioni di biopsia di grasso addominale ottenuti da 18 soggetti che hanno dichiarato di aver consumato edulcoranti ipocalorici (principalmente sucralosio e una traccia di aspartame e/o acesulfame di potassio). Quattro dei soggetti erano di peso sano e quattordici avevano l’obesità. Nei soggetti con peso sano, la differenza nell’espressione genica non era significativa. Tuttavia, nei soggetti con obesità o sovrappeso, i ricercatori hanno notato una significativa evidenza di aumento del trasporto di glucosio (zucchero) nelle cellule e di sovraespressione di geni noti per la produzione di grassi, rispetto ai campioni di biopsia del grasso di soggetti che non consumavano edulcoranti ipocalorici. In un nuovo studio su colture cellulari, gli stessi autori hanno scoperto che il sucralosio sembra favorire l’accumulo di radicali di ossigeno, agenti che interferiscono con l’attività cellulare e rallentano il metabolismo, favorendo l&#8217;accumulo di grasso intracellulare e causando infiammazione e malattie.</p>
<p>Da questi risultati i ricercatori hanno dedotto che i <strong>dolcificanti ipocalorici</strong> sarebbero più dannosi nei soggetti a cui sono destinati questi prodotti, ovvero gli individui obesi, forse perché questi hanno una maggiore resistenza all&#8217;insulina e possono avere più glucosio nel sangue. Pertanto, le persone in sovrappeso o obese dovrebbero evitare completamente di consumare dolcificanti ipocalorici.</p>
<p><strong>Indicazioni sulla salute correlate ai dolcificanti intensivi</strong></p>
<p>Nel 2011 il gruppo NDA dell&#8217;EFSA ha valutato la fondatezza scientifica delle indicazioni sulla salute relative ai dolcificanti intensivi e alcuni dei benefici effetti sulla salute proposti. Il gruppo è giunto alla conclusione che esistono sufficienti informazioni scientifiche a supporto di quelle indicazioni che affermano come i dolcificanti intensivi, e tutti i dolcificanti alternativi allo zucchero, portino a un minore innalzamento dei livelli di zucchero nel sangue se consumati al posto degli zuccheri, e come mantengano la mineralizzazione dei denti attraverso una riduzione della loro demineralizzazione, sempre se consumati al posto degli zuccheri. Tuttavia gli esperti dell&#8217;EFSA non hanno riscontrato nessun chiaro rapporto causa-effetto a convalida delle indicazioni che affermano come i dolcificanti intensivi, se utilizzati al posto degli zuccheri, contribuiscano al mantenimento dei normali livelli di zuccheri nel sangue, o al mantenimento/raggiungimento di un peso corporeo normale.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>[1] Suez J, Korem T, Zeevi D, Zilberman-Schapira G, Thaiss CA, Maza O, Israeli D, Zmora N, Gilad S, Weinberger A, Kuperman Y, Harmelin A, Kolodkin-Gal I, Shapiro H, Halpern Z, Segal E, Elinav E. Artificial sweeteners induce glucose intolerance by altering the gut microbiota. Nature. 2014 Oct 9;514(7521):181-6. doi: 10.1038/nature13793. Epub 2014 Sep 17</p>
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