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	<title>arabinosio Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Noni &#124; Morinda citrifolia L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 14:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Noni o gelso indiano è una pianta appartenente alla famiglia delle Rubiaceae. È conosciuta anche come nonu, nono, bumbo, lada, munja, e Canary wood. Il nome latino del genere, Morinda, deriva dalla fusione delle due parole Morus (Gelso) e India; l&#8217;epiteto specifico, citrifolia, allude alle foglie, che hanno una certa somiglianza con quelle del &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Noni</strong> o <strong>gelso indiano</strong> è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Rubiaceae</em>. È conosciuta anche come <strong>nonu, nono, bumbo, lada, munja, e <em>Canary wood</em>.</strong></p>
<p>Il nome latino del genere, <em>Morinda</em>, deriva dalla fusione delle due parole <em>Morus</em> (Gelso) e <em>India</em>; l&#8217;epiteto specifico, <em>citrifolia</em>, allude alle foglie, che hanno una certa somiglianza con quelle del limone (<em>citrus</em>). Il nome comune più usato, noni, è invece di origine polinesiana.</p>
<p>Il noni è un piccolo albero sempreverde, con altezza di solito compresa tra 3 e 6 m (eccezionalmente fino a 10). Le foglie sono ellittiche o ovate e piuttosto grandi (da 20 a 45 cm). I fiori sono &#8220;perfetti&#8221;, contengono cioè sia l&#8217;apparato maschile (polline) che femminile (ovario); essi sono forniti di 5 petali (anche 6) e sono riuniti in infiorescenze globose. Quando i fiori appassiscono e cadono, lasciano sulla massa sottostante delle cicatrici chiamate &#8220;<strong>occhi</strong>&#8220;, circondate da una marcatura pentagonale o esagonale (a seconda di quanti petali aveva il fiore). Ciò che viene chiamato <strong>frutto è in realtà un sincarpo</strong>, cioè la fusione di molti piccoli frutti in un&#8217;unica massa (come accade per le more di gelso).</p>
<p>I frutti del Noni nascono sullo stesso ramo in tempi successivi per cui si possono avere dei frutti maturi, frutti acerbi, frutti in fiore e boccioli che daranno origine a nuovi frutti. Il Noni è una delle poche piante che produce fiori in presenza del frutto e produce frutti in tutti i mesi dell&#8217;anno.</p>
<p>Il frutto del Noni, attraverso le sue fasi di maturazione, assume un colore verdastro che man mano tende al giallo per diventare giallo biancastro e traslucido nella piena maturazione. Quando è maturo, è lungo 5–10 cm, è tenero ed esala un odore sgradevole, che richiama alla mente l&#8217;odore del formaggio maturo.</p>
<p>Si ritiene che la diffusione del Noni in un&#8217;ampia area geografica sia dovuta alla particolarità dei semi che, dotati di una sacca d&#8217;aria, possono galleggiare sull&#8217;acqua per mesi restando vitali e, portati dalle correnti, possono percorrere grandi distanze.</p>
<p>Le radici hanno una forte capacità di espandersi lateralmente. Nelle Hawaii si trovano spesso piante che affondano le loro radici nella roccia lavica solidificata e sprofondano negli anfratti per trovare nutrimento ed acqua.</p>
<p>La <em>Morinda citrifolia</em> è originaria del sud-est asiatico, tropicale e temperato-caldo, dall&#8217;India fino a Taiwan e fino all&#8217;Australia settentrionale; oggi prospera in tutto il mondo, soprattutto in tutta la fascia tropicale: nei Caraibi, in Polinesia, in Africa, in India ecc. Il massimo centro di coltivazione è la Polinesia, in particolare Tahiti.</p>
<p>Il Noni viene impiegato da diversi secoli per scopi alimentari, ma tale uso è sempre stato scoraggiato dall&#8217;<strong>odore sgradevole </strong>(<strong>di formaggio</strong>). Le parti principalmente utilizzate in ambito culinario sono i frutti maturi (crudi e cotti), le foglie ed i semi arrostiti.</p>
<p>Le foglie del Noni vengono usate anche come alimento per gli animali domestici e per i bachi da seta (India). A Porto Rico i frutti vengono usati come alimento per i maiali.</p>
<p>La corteccia del Noni contiene un pigmento rosso e le radici contengono un pigmento giallo; entrambi sono usati, con minori rese di altre specie del genere Morinda, per la produzione di coloranti per tessuti e pellami.</p>
<p>Il legno è utilizzato, come il legno di altre specie arboree, per costruzioni, legna da ardere, sculture ecc.</p>
<p>Dai semi si ricava un <strong>olio repellente per gli insetti</strong>.</p>
<p>Molte delle proprietà del Noni sono da attribuire all&#8217;enzima <strong>xeronina</strong>, un importante componente della membrana cellulare <strong>che esercita un&#8217;azione rigenerativa e riparatrice sulle cellule danneggiate</strong> e regola la funzione delle proteine.</p>
<p>Il succo conferisce energie e <strong>combatte la debolezza</strong>, perché gli enzimi in esso contenuti favoriscono l&#8217;assimilazione degli aminoacidi, delle vitamine e dei sali minerali. Il Noni <strong>stimola anche la secrezione delle endorfine e della serotonina</strong>, migliorando l&#8217;efficienza mentale e il tono dell&#8217;umore. Il Noni, inoltre ha le seguenti proprietà:</p>
<ul>
<li>Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.</li>
<li>Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate.</li>
<li>Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come <em> Coli</em>.</li>
<li>Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario (le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).</li>
<li>Inibisce la crescita dei tumori.</li>
<li>Ha proprietà adattogeniche.</li>
</ul>
<p>I <strong>costituenti più importanti</strong> del Noni sono:</p>
<ul>
<li><strong>Vitamine e minerali</strong>: il Noni è ricco di vitamina A e C, fondamentali per il nostro corpo, in quanto sono entrambe coinvolte in numerose attività biochimiche. In particolare, il succo è una buona fonte di vitamina C (o acido ascorbico), importante per il sistema immunitario e per l’azione antiossidante. Inoltre, il frutto di Noni contiene minerali come magnesio, ferro, potassio, selenio, zinco, calcio, sodio, rame e zolfo.</li>
<li><strong>Proxeronina e xeronina</strong>: la proxeronina è un alcaloide e rappresenta un precursore della xeronina. Quest&#8217;ultima sostanza è implicata in un gran numero di processi biochimici e sembra prendere parte al metabolismo delle proteine. Inoltre, favorisce l&#8217;assorbimento a livello intestinale di minerali, aminoacidi e vitamine, assunti con l&#8217;alimentazione.</li>
<li><strong>Cumarine</strong>: sono sostanze naturali con funzioni anticoagulanti, flebotoniche, antispasmodiche ed antibatteriche. La <strong>scopoletina </strong>è tra le principali cumarine presenti. Questa ha dimostrato di possedere un&#8217;attività epatoprotettiva ed un effetto <strong>adattogeno</strong>. La scopoletina protegge il sistema cardiocircolatorio, normalizza la pressione sanguigna, esercita un&#8217;azione antinfiammatoria ed antistaminica.</li>
<li><strong>Terpeni e terpenoidi</strong>: i terpeni svolgono un&#8217;azione antiossidante contrastando i radicali liberi. Nel Noni sono presenti: l&#8217;<strong>eugenolo</strong> (antisettico e anestetico), il <strong>beta-carotene </strong>(precursore della vitamina A) e l&#8217;<strong>acido ursolico</strong>. I terpenoidi sono composti correlati ai terpeni e possiedono importanti <strong>proprietà antiossidanti</strong>.</li>
<li><strong>Polisaccaridi</strong> (<strong>acido glucuronico</strong>, <strong>arabinosio</strong>, <strong>galattosio</strong>): sono polimeri costituiti da monosaccaridi che possono agire come immunostimolanti.</li>
<li><strong>Serotonina</strong>: è un neurotrasmettitore che svolge a livello del sistema nervoso centrale un ruolo importante nella regolazione dell&#8217;umore, del ritmo sonno-veglia, dello stimolo della fame e della termoregolazione. La serotonina influenza la percezione del dolore e stimola la biosintesi della melatonina. Infine, l&#8217;effetto sinergico di scopoletina, serotonina e xeronina è in grado di stabilizzare anche i valori della glicemia.</li>
<li><strong>Damnacantale</strong>: è un alcaloide che incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi e sembra avere un&#8217;azione inibitrice su alcune cellule pre-cancerogene.</li>
<li>Altre importanti <strong>sostanze fitochimiche</strong> contenute nel Noni sono: <strong>antiossidanti, acido deacetilasperulosidico, niacina</strong> (vitamina B3), <strong>caroteni, acido linoleico, acido caprilico e caproico, antrachinoni, flavonglicosidi, alcaloidi, beta-sitosterolo, flavonoidi, catechina, aminoacidi, proteine, carboidrati, fibre, fruttosio</strong>.</li>
</ul>
<p>Tutti questi elementi aiutano a migliorare e potenziare le prestazioni del nostro sistema immunitario, oltre a conferire molte altre proprietà come ad esempio di tipo analgesico, sedativo e antinfiammatorio.</p>
<p>Tradizionalmente i <strong>guaritori indigeni della Polinesia</strong> preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi talune aziende seguono l&#8217;antico e tradizionale metodo di fermentazione per produrre <strong>succo di Noni</strong>. Questo sarebbe in grado di stimolare il sistema immunitario, grazie alla presenza dell&#8217;<strong>acido deacetilasperulosidico</strong>, che è spesso compromesso da un&#8217;alimentazione squilibrata e dalle negative ricadute dello stress, per cui è la causa originale di moltissime malattie; e favorirebbe inoltre la produzione di melatonina e serotonina. Il succo avrebbe anche altri effetti benefici, contenendo, in forma non concentrata, la maggior parte dei principi officinali presenti nel frutto. Nel 2003 la Commissione europea ha autorizzato la commercializzazione del succo di Noni in Europa come &#8220;<strong>nuovo ingrediente alimentare</strong>&#8220;. Nel corso del procedimento che ha portato a questa decisione, il Comitato Scientifico per i Prodotti Alimentari ha rilasciato un parere favorevole, rilevando però che <strong>non ci sono prove di &#8220;particolari effetti benefici del succo di Noni, superiori a quelli di altri succhi di frutta</strong>&#8220;.</p>
<p>La Morinda citrifolia può essere <strong>controindicata in caso di problemi ai reni, livelli elevati di potassio e malattie epatiche</strong>. Inoltre non deve essere assunta durante la gravidanza: è stata utilizzata per indurre aborti.</p>
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		<title>Epimedio &#124; Epimedium alpinum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/epimedio-epimedium-alpinum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 14:46:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;epimedio alpino (Epimedium alpinum L.) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Berberidacee, una specie dell&#8217;Europa sudorientale con areale centrato sull&#8217;area carpatico-danubiana, presente in tutte le regioni dell&#8217;Italia settentrionale salvo che in Val d&#8217;Aosta, Liguria ed Emilia-Romagna; è dotata di rizoma sotterraneo dal quale emerge il fusto eretto, alto 10-40 cm.; foglie biternate; lamine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>epimedio alpino </strong> (<em>Epimedium alpinum </em>L.) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Berberidacee, una specie dell&#8217;Europa sudorientale con areale centrato sull&#8217;area carpatico-danubiana, presente in tutte le regioni dell&#8217;Italia settentrionale salvo che in Val d&#8217;Aosta, Liguria ed Emilia-Romagna; è dotata di rizoma sotterraneo dal quale emerge il fusto eretto, alto 10-40 cm.; foglie biternate; lamine picciolate, ovato-cuoriformi, con margine spinuloso-dentato ed apice acuminato, lunghe anche oltre 12 cm. Dalla base si diparte un racemo peloso e rado, portante i fiori, posti su peduncoli di circa 1 cm; i fiori sono quadrifidi con sepali rossi, petali gialli e quattro stami. Fiorisce in marzo-aprile.</p>
<p>Il nome generico, usato dal botanico italiano Luigi Anguillaria (1571-1570) nella sua unica pubblicazione “Semplici” (Venezia, 1561) è di etimologia incerta; alcuni suppongono provenga dal fatto che gli E. furono trovati allo stato spontaneo in Media. Epimedio dal greco &#8220;epí&#8221; su, sopra e &#8220;médium&#8221; genere vegetale; <em>alpinum</em> =   delle Alpi, alpino.</p>
<p>In Italia è l&#8217;unica specie di <em>Epimedium </em>presente; la gran parte delle specie sono asiatiche; si trova nel nord fino all&#8217;Emilia-Romagna dai 100 ai 1000 m. Cresce in boschi e boscaglie di latifoglie decidue, nel sottobosco di querco-carpineti e castagneti, più raramente in faggete termofile, su suoli piuttosto freschi ma ben drenati, ricchi in sostanza organica, dalla fascia planiziale a quella montana inferiore.</p>
<p>L’Epimedio contiene:</p>
<ul>
<li><strong>flavonoidi</strong>, responsabili principalmente dell&#8217;attività antiossidante e cardioprotettiva (capacità di controllare il danno citologico indotto dalle specie reattive dell&#8217;ossigeno o dall&#8217;ipossia a carico dei miocardiociti) attribuita a questa pianta.</li>
<li><strong>polisaccaridi</strong> dotati di attività biologica; la quota di polisaccaridi presenti nell&#8217;<em>Epimedium</em> si attesta tra il 19% ed il 31%; prevalgono monosaccaridi come il mannosio, il glucosio, il 6-deossimannosio, il galattosio, l&#8217;arabinosio e l&#8217;acido galatturonico. Oltre al ruolo evidentemente energetico, sarebbero responsabili delle proprietà antimicrobica ed immunoprotettiva, antiossidante indiretta e diretta.</li>
<li><strong>vitamina C </strong>efficace sia nel coadiuvare la funzione antiossidante sia nel contribuire alle capacità ergogeniche e metaboliche tipiche dell&#8217;acido ascorbico; l&#8217;associazione della vitamina C e dei flavonoidi presenti in <em>Epimedium</em> può determinare un abbassamento dei livelli sierici di colesterolo e trigliceridi, una riduzione del danno endoteliale, ed un maggior contributo protettivo nei confronti dei danni indotti dalle specie reattive dell&#8217;ossigeno;</li>
<li><strong>icariina</strong>, il principio attivo dotato di maggiore potere fitoterapico e principale responsabile dell&#8217;azione antiossidante, neuroprotettiva, osteoprotettiva, cardioprotettiva e rinvigorente dell&#8217;<em>Epimedium</em>.</li>
</ul>
<p>Tale attività è stata generalmente attribuita a due meccanismi differenti, uno di tipo nervoso &#8211; per il quale <strong>l&#8217;icariina potrebbe migliorare le proprietà di conduzione nervosa periferica</strong>, rinvigorendo strutturalmente tali nervi e proteggendoli dall&#8217;azione ossidante di varie specie chimiche &#8211; ed uno di tipo emodinamico, che attribuisce a questo principio attivo la capacità di incrementare la produzione locale di ossido nitrico, aumentando pertanto il flusso vascolare locale.</p>
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		<title>Lino &#124; Linum Usitatissimum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lino-linum-usitatissimum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 18:08:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: Linum usitatissimum ovvero «lino comunissimo». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (semi di lino). Il lino (Linum Usitatissimum] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: <em>Linum usitatissimum</em> ovvero «<strong>lino comunissimo</strong>». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (<strong>semi di lino</strong>).</p>
<p>Il <strong>lino </strong>(<em>Linum Usitatissimum</em>] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 cm, è sottile, eretto, ramificato nelle varietà da seme, meno in quelle da fibra. Le foglie sono sessili, intere, allungate, glabre, alterne, raramente opposte. I fiori, solitari o riuniti in corimbi, sono formati da 5 sepali, 5 petali di color azzurro, bianco o violaceo, 5 stami saldati alla base e da un ovario pentaloculare con 5 stili saldati alla base. Sono prettamente a fecondazione autogama. Il frutto è una capsula pentarcapellare con carpelli biloculari. Ogni loggia contiene un seme, oviforme, lunato, oleaginoso, di colore giallo-bruno o verdastro.</p>
<p>La pianta, probabilmente tra le prime ad essere utilizzata a scopo terapeutico, ha origine indiane; in passato è stato vastamente utilizzato da Egizi, Greci e Romani. Nella zona mediterranea le prove di coltivazione risalgono a ben 6.000 anni fa. Cresce nelle zone con clima mite. In paesi più freddi si ottiene la miglior produzione di fibra di lino, in particolare in Russia, Francia, Paesi bassi e Romania.</p>
<p>Il nome “Linum” deriva dalla famiglia a cui appartiene “<em>Linaceae</em>” che proviene dal greco “<em>lìnon</em>” (filo) che successivamente divenne “<em>linum</em>” in latino e “lino” in italiano. Mentre il termine “<em>usitatissimum</em>” deriva dal latino ed è il superlativo di “<em>usitatus</em>” ovvero “usuale, comune” e quindi “comunissimo”.</p>
<p>Il lino viene coltivato per il seme o per la fibra (per produrre tessuti, carta, cordame). La raccolta dei semi di lino avviene quando le capsule si scuriscono, mentre per il lino da fibra il periodo migliore è quando perde le foglie basali e il fusto si ingiallisce.</p>
<p>Il lino è la pianta che si dice abbia la più lunga tradizione nella <strong>produzione di abbigliamento</strong>. Ciò avveniva già nel Neolitico e ancora oggi è considerato un materiale molto nobile e naturale che viene spesso utilizzato per l&#8217;abbigliamento estivo. Inoltre, le fibre sono utilizzate anche per materiali isolanti, per l&#8217;imbottitura di mobili, per la tela, per rivestire le copertine dei libri e anche come materiale per la tomaia di scarpe leggere.</p>
<p>I semi, maturi ed essiccati, contengono acidi grassi (<strong>acido linoleico </strong>&#8211; capostipite degli ω6 (25%)<strong> -, acido alfa-linolenico &#8211; </strong>capostipite degli ω3 (&gt; 50%) -,<strong> acido oleico</strong>), <strong>proteine e mucillagini </strong>(arabinosio, galattosio, ramnosio, xilosio, acido mannuronico e acido galatturonico), fosfatidi, <strong>triterpeni</strong> e <strong>steroli</strong>. Contengono inoltre una piccola percentuale di <strong>glucosidi cianogenetici</strong> (1%] (<strong>neolinustatina</strong>, <strong>linustatina</strong>) che in piccola parte vengono trasformati in <strong>tiocianato</strong>, tossico solo ad alte dosi, e composti noti come <strong>lignine</strong>. Queste vengono metabolizzate in composti (<strong>enterolattone</strong> ed <strong>enterodiolo</strong>) che hanno la capacità di legare il recettore degli estrogeni, ma non è chiaro se svolgano azione agonista od antagonista. Comunque, questa capacità di legame potrebbe modulare l&#8217;effetto di farmaci per la terapia ormonale (tamoxifene, raloxifene, etc.).</p>
<p>Dai semi di lino si ricava la farina e l’olio, utilizzati per preparare diverse pietanze e ricette. Esistono due principali varietà di semi di lino: gialli (detti <em>golden</em>) e marroni. La maggior parte delle varietà presenta simili caratteristiche nutrizionali, incluse analoghe concentrazioni di omega tre.</p>
<p><strong>L&#8217;olio dei semi viene utilizzato come ingrediente cosmetico in gel, oli per capelli e saponi</strong> oppure somministrato per via orale viene tradizionalmente fatto per sfruttarne <strong>l’azione dolcemente lassativa</strong>. La destinazione principale dell’olio è tuttavia quella industriale, per la fabbricazione di colori, vernici, inchiostro da stampa, linoleum, emulsioni. Questo grazie al fatto che a contatto con l’aria, in seguito all’assorbimento dell’ossigeno, l’olio di lino indurisce ed essicca rapidamente.</p>
<p>Dall’estrazione dell’olio residua un panello che presenta un contenuto proteico intorno al 40% e viene destinato all’alimentazione zootecnica. Anche le capsule residuate possono essere impiegate in mangimistica.</p>
<p>Da considerare il fatto che le fibre di lino possono alterare l&#8217;assorbimento di farmaci, in particolare warfarina e digitale, per azione delle mucillagini, che li legano irreversibilmente rendendoli inassorbibili, così come quello di vitamine e minerali. Di conseguenza il lino dovrebbe essere assunto due ore prima o due ore dopo l&#8217;assunzione di altri prodotti (farmaci, vitamine o minerali).</p>
<p>Il lino ha inoltre la capacità di ridurre i livelli serici di colesterolo, trigliceridi e LDL perché lega gli acidi biliari del tratto intestinale interferendo con il riassorbimento dei grassi. Tale blocco del riassorbimento rende le feci più morbide e mobili. Viene quindi sconsigliata l&#8217;assunzione contemporanea di lassativi per evitare un potenziamento del loro effetto farmacologico.</p>
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		<title>Edera helix &#124; Hedera helix</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/edera-helix-hedera-helix/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 17:24:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;edera comune (Hedera helix L., 1753) è una pianta arbustiva lianosa e sempreverde, rampicante o strisciante al suolo e radicante, appartenente al genere Hedera, che appartiene alla famiglia delle Araliaceae. Il nome deriva dal latino “haerere” ovvero “essere attaccato”, proprio per la sua natura rampicante: si sviluppa attaccandosi a muri, alberi, ecc. I suoi fusti &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>edera comune </strong>(<em><strong>Hedera helix L</strong></em>., 1753) è una pianta arbustiva lianosa e sempreverde, rampicante o strisciante al suolo e radicante, appartenente al genere <em>Hedera</em>, che appartiene alla famiglia delle <em>Araliaceae</em>.</p>
<p>Il nome deriva dal latino “haerere” ovvero “essere attaccato”, proprio per la sua natura rampicante: si sviluppa attaccandosi a muri, alberi, ecc.</p>
<p>I suoi fusti sono volubili e aderiscono a qualsiasi elemento ne permetta lo sviluppo in verticale grazie a radici avventizie, emesse ai nodi delle ramificazioni. Dove ciò non fosse possibile, i fusti assumono allora un portamento strisciante aderendo al suolo. I fusti sono dapprima erbacei, poi semi-legnosi e villosi per la presenza delle radici avventizie. Presentano dapprima una corteccia liscia e glabra, poi scabra; in quelli più vecchi la corteccia è grigiastra e fessurata.</p>
<p>Può raggiungere i 20 m di lunghezza. Le foglie sono sparse, persistenti e coriacee, con margine liscio; hanno colore verde cupo con nervature biancastre, lucide nella pagina superiore, picciolate e di forma variabile. Le foglie dell’Edera comune consentono di osservare il fenomeno dell&#8217;eterofillia: le foglie dei rami giovani, striscianti sul terreno o rampicanti sulla parte bassa dei tronchi, hanno forma palmato-lobata, mentre sui rami fiorieri più alti, in pieno sole, le foglie sono ovato-romboidali. Le infiorescenze sono costituite da 2÷3 piccole ombrelle nude riunite all&#8217;apice dei rami fertili; ciascuna è composta da 8÷20 fiori giallo verdastri che compaiono in autunno e sono ricchi di nettare. Il calice è coperto da peluria biancastra e presenta 5 denti saldati all&#8217;ovario; i 5 petali lanceolati sono ripiegati verso il picciolo, 5 stami alternati ai petali con antere gialle e un solo pistillo; ovario infero pentaloculare, stigma sessile.</p>
<p>I frutti che compaiono nella primavera successiva, sono bacche globose prima verdi, poi rossastre e quindi nero-bluastre, del diametro di 4-6 mm. Ogni bacca contiene 2-5 semi che misurano 4,8-5,9 x 2,9-3,7 mm, reniformi, rugosi, con ornamentazioni cerebriformi, castani, neri o a volte di colore verde-scuro.</p>
<p>L&#8217;<em><strong>Hedera helix</strong></em><em> non va confusa con l’</em><em>Hedera ibernica</em> [G. Kirchn.] Bean o <strong>Edera irlandese</strong>, una specie neofita naturalizzata e prossima a divenire invasiva, che si distingue dall’Edera comune principalmente</p>
<ul>
<li>per i peli stellati (i cui raggi sono disposti orizzontali, mentre si presentano eretto-patenti in Edera comune),</li>
<li>per pelosità sui rametti e sulle foglie giovani (che appare sericea o sub-sericea),</li>
<li>per le foglie mediamente maggiori (6÷10 cm) così come per il reticolo biancastro di fondo delle nervature fogliari della pagina superiore che è irrilevante.</li>
</ul>
<p>L&#8217;Edera comune è pianta a distribuzione mediterraneo-atlantica. È presente in tutte le regioni d&#8217;Italia.</p>
<p>Pianta ubiquitaria, invasiva, vegeta allo stato spontaneo abbarbicandosi ai muri, alle rocce, ai tronchi, oppure aderendo al suolo divenendo tappezzante, sempre preferendo i luoghi freschi, umidi ed ombrosi. Vegeta da 0 a 1.450 m s.l.m.</p>
<p><strong>L’edera è considerata erroneamente una pianta parassita</strong> in grado di succhiare la linfa delle piante tramite le radici avventizie; queste invece hanno esclusivamente una funzione di sostegno.</p>
<p>L’Edera invece costituisce non solo un ottimo rifugio per la sosta e la riproduzione di animali (in particolare gli uccelli) ma contribuisce anche alla selezione naturale del bosco: quando si abbarbica lungo i tronchi, con il suo peso appesantisce e fa cadere gli alberi meno resistenti e già malati, accelerando il rinnovo naturale e il completamento dei cicli biologici dell’ecosistema forestale.</p>
<p>La capacità di emettere radici dal fusto consente all&#8217;Edera comune di aderire con grande tenacia al substrato; per questa caratteristica è ampiamente coltivata e diffusa a scopo ornamentale, al fine di ricoprire muri e pergole in mezz&#8217;ombra.</p>
<p>I suoi fiori sono disponibili fra settembre e novembre, quando sono scarse o assenti altre fioriture: sono quindi di enorme importanza per le api, che in questi mesi sfavorevoli li visitano assiduamente bottinando grandi quantità di nettare e polline.</p>
<p>I suoi frutti, velenosi per l&#8217;uomo, sono invece un importante cibo invernale per tordi, merli e altri uccelli.</p>
<p><strong>Tutte le parti della pianta, in particolare le foglie giovani e le bacche, sono tossiche</strong>.</p>
<p>Per uso interno possono provocare intossicazione, che si manifesta con sintomi di nausea e vomito e depressione del sistema nervoso centrale, fino a coma con depressione respiratoria.</p>
<p>Per contatto possono provocare gravi irritazioni e allergie cutanee.</p>
<p>È quindi necessario utilizzarla le diverse parti dell’Edera solo seguendo le prescrizioni e le posologie indicate da un erborista esperto.</p>
<p>In erboristeria e in <strong>fitoterapia</strong> viene infatti impiegata per uso interno in caso di gotta, dolori reumatici, pertosse, bronchite, per uso esterno in caso di eruzioni cutanee, gonfiore dei tessuti, varici, articolazioni dolorose, nevralgie, scottature, verruche, scabbia, impetigine.</p>
<p>È una delle piante più utilizzate anche nel campo della <strong>cosmesi</strong>. L&#8217;estratto ha azione tonificante su tutte le parti del corpo che tendono a rilassarsi e a perdere tono, mentre l’azione astringente favorisce il riassorbimento dei liquidi; per tali proprietà, è presente in numerosi preparati ad uso topico come creme, gel e fanghi contro la formazione della cellulite.</p>
<p>L&#8217; Edera comune era <strong>uno dei simboli di Dioniso</strong> (Bacco per i romani), chiamato anche <em>Kissós</em> dal nome greco della pianta. Il mito racconta che l’edera comparve subito dopo la nascita di Dioniso per proteggerlo. I tebani consideravano sacra al dio una corona di rami d&#8217;edera chiamata <em>perikiósos</em> che significa “avvolgitore di colonne”.</p>
<p>Bacco era considerato anche dio del trasporto amoroso e la pianta divenne per il popolo simbolo della passione che spinge gli amanti ad unirsi, in un abbraccio che si vorrebbe perpetuare per sempre, come quello dell&#8217;Edera al tronco di un albero.</p>
<p>Le baccanti masticavano e mangiavano foglie e germogli per entrare in uno stato di euforia, di estasi, di furore. Anche gli antichi druidi la utilizzavano mischiata a vino e birra per stimolare le proprie capacità divinatorie.</p>
<p>In Europa centrale e settentrionale, l&#8217;edera veniva usata insieme all&#8217;Agrifoglio come decorazione natalizia appendendola sulle travi, sulle porte delle case e sui camini; tale usanza derivava da tradizioni più arcaiche nate per tener lontani i folletti dalle abitazioni.</p>
<p>I celti associavano l’Edera al culto di Arianrhod &#8220;la ruota d&#8217;argento&#8221;cioè la luna. Arianrhod presiedeva all&#8217;aurora, alle fasi lunari, alle nascite, ai matrimoni, alla fertilità, ma il compito principale, soprattutto in concomitanza dell’aurora boreale, era quello di guidare le anime dei morti nella sua dimora: Caer Arianrhod, luogo dove sostavano le anime prima di reincarnarsi o morire definitivamente. La festa di Arianrhod viene celebrata il 31 ottobre, è universalmente nota come Holloowin.</p>
<p>Principali componenti attive: <strong>saponine</strong>, <strong>derivati triterpenici della beta amirina, delta glicosidi, rutina, acido clorogenico, acido caffeico, scopolina, ossalato di calcio, zinco manganese e rame</strong> (tracce), <strong>sostanza estrogenica; flavonoidi (rutina, kaempferolo, acido caffeico, acido clorogenico), ederina</strong> (glucoside amaro, velenoso) che per idrolisi si scinde in <strong>ederogenina, ederosio e arabinosio</strong>; <strong>tannino, acido ederico, formico, caffeico, malico, una sostanza grassa, una gommoresina; rutina, scopolina, carotene, colesterina, tocoferolo, sali minerali</strong>. <strong>Nelle foglie sono presenti estrogeni</strong>.</p>
<p><strong>La pianta non è commestibile</strong> in alcuna delle sue parti, benché i semi siano ricchi in proteine e grassi.</p>
<p>Alcuni dei componenti presenti nella pianta svolgono attività anticellulite ed <em>H. helix</em> viene usata a tale scopo sotto forma di oli, pomate, estratti ed entra come ingrediente in <strong>prodotti cosmetici</strong>.</p>
<p>Le sostanze estrogene contenute, soprattutto nelle foglie, favoriscono le mestruazioni e ne calmano i dolori. Recenti studi hanno, inoltre, dimostrato che le foglie contengono <strong>emetina</strong>, un alcaloide antiamebico, e saponine triterpeniche, che risultano efficaci contro la <em>Fasciola Epatica</em> (parassita delle vie biliari di molti animali domestici ed in particolare di bovini ed ovini), altri parassiti interni ed infezioni fungine.</p>
<p>I flavonoidi e le saponine naturali svolgono attività espettorante.</p>
<p>In fitoterapia la pianta viene usata in varie preparazioni. Per uso esterno <strong>favorisce la cicatrizzazione di piaghe e ferite</strong> ed è utile contro i funghi dello strato superficiale della pelle, come il “Piede dell’atleta”. Per uso interno si utilizza nel trattamento della gotta, di dolori reumatici, pertosse, bronchite e come parassiticida. Poiché <strong>la specie risulta alquanto tossica</strong> è necessario che l’assunzione avvenga sotto controllo medico: dosi eccessive possono causare vomito e diarrea e danneggiare i globuli rossi del sangue. L’uso per via esterna, invece, non manifesta queste controindicazioni. Ma l’uso per via esterna delle foglie fresche può causare dermatiti da contatto (di natura allergica); l’ingestione delle bacche provoca depressione respiratoria.</p>
<p>Dai rami si ottengono <strong>una tintura gialla ed una marrone</strong>. Il decotto di foglie restituisce il colore nero ai tessuti scoloriti e, usato per risciacquare i capelli, conferisce alla chioma una sfumatura bruna. <strong>Bollendo le foglie con l’aggiunta di soda si ottiene un buon sostituto del sapone per lavare i panni.</strong></p>
<p>L&#8217;edera comune è molto <strong>apprezzata in cosmetica</strong> per le sue <strong>proprietà tonificanti e drenanti</strong>; è molto utile contro gli inestetismi della cellulite, ritenzione idrica e gonfiori, ma anche per la cura dei capelli e piccole irritazioni o scottature. Fra i prodotti cosmetici più apprezzati ricavati da questa pianta vi è l&#8217;<strong>estratto di edera</strong>.</p>
<p>L&#8217;edera è una <strong>pianta mellifera</strong>, il cui fiore è bottinato intensamente dalle api. Molto importante perché è l&#8217;ultima pianta a fornire quantità cospicue di nettare e polline prima dell&#8217;inverno, fiorendo a settembre-ottobre. Una peculiarità di questo miele che ne rende difficile l&#8217;estrazione è dovuto alla cristallizzazione rapida, spesso già nei favi dentro l&#8217;arnia, rendendo inutile la normale centrifugazione.</p>
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