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	<title>antiossidante Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Il caffè espresso è un potente antiossidante e antinfiammatorio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-caffe-espresso-e-un-potente-antiossidante-e-antinfiammatorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 14:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[antinfiammatorio]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[caffè espresso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caffè espresso è un’abitudine che coinvolge almeno due terzi degli italiani ogni giorno. Uno studio pubblicato sulla rivista Antioxidants ha ora dimostrato che il caffè espresso è una bevanda con proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Lo studio ha preso di mira il metabolismo della microflora intestinale in condizioni di eccessiva assunzione di proteine animali e/o di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caffè espresso è un’abitudine che coinvolge almeno due terzi degli italiani ogni giorno.</p>
<p>Uno studio pubblicato sulla rivista <em>Antioxidants</em> ha ora dimostrato che il caffè espresso è una bevanda con proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Lo studio ha preso di mira il metabolismo della microflora intestinale in condizioni di eccessiva assunzione di proteine animali e/o di alterato <strong>valore dello scatolo<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></strong> nel microbiota intestinale (disbiosi). Infatti, se prodotto in quantità eccessive, quest’ultima sostanza costituisce un potente agente con un ruolo in patologie come la sindrome dell’intestino irritabile (IBD) o forme tumorali del colon-retto.</p>
<p>Nella linea cellulare di cancro del colon umano HT-29 si evidenzia che l’esposizione allo scatolo induce stress ossidativo e un aumento del rilascio di molecole infiammatorie quali TNF-α, IL-1β, IL-8 e IL12. Rispetto alle cellule trattate solo con scatolo, il co-trattamento con estratti di caffè è risultato essere in grado di ridurre sia la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), e quindi lo stato di stress ossidativo, che il rilascio di molecole pro-infiammatorie. Il caffè sembra dunque in grado di contrastare gli effetti dei composti putrefattivi modulando lo stress ossidativo ed esercitando un’attività antinfiammatoria nei colonociti. Anche il tipo di preparazione del caffè (espresso, americano o solubile) può avere un ruolo nello sviluppo di effetti protettivi. I risultati sono in accordo con quanto osservato in studi precedenti che avevano dimostrato che il caffè espresso presenta un maggiore contenuto di polifenoli, con particolare riferimento ai tre isomeri dell’acido caffeilchinico (CQA) che costituiscono dal 66% al 71% dei polifenoli totali nel caffè espresso. Tutti antiossidanti che inibiscono la disbiosi.</p>
<p>In conclusione, il consumo di caffè influenza positivamente la salute del colon. Al contrario, alti livelli di metaboliti del triptofano come lo scatòlo rilasciato dalla fermentazione putrefattiva intestinale in presenza di un&#8217;eccessiva assunzione di proteine ​​animali nella dieta e alterazioni del microbiota intestinale possono avere diversi effetti avversi, tra cui lo sviluppo del cancro del colon-retto. il caffè invece può contrastare gli effetti avversi dei composti putrefattivi modulando lo stress ossidativo ed esercitando attività antinfiammatoria nei colonociti, suggerendo così che l&#8217;assunzione di caffè potrebbe migliorare le condizioni di salute in presenza di un metabolismo alterato del microbiota intestinale.</p>
<pre>Castaldo L, Toriello M, Izzo L, Sessa R, Lombardi S, Trombetti S, Rodríguez-Carrasco Y, Ritieni A, Grosso M. Effect of Different Coffee Brews on Tryptophan Metabolite-Induced Cytotoxicity in HT-29 Human Colon Cancer Cells. Antioxidants (Basel). 2022 Dec 14;11(12):2458. doi: 10.3390/antiox11122458. PMID: 36552667; PMCID: PMC9774627.</pre>
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		<title>Rambutan &#8211; Nephelim lappaceum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/rambutan-nephelim-lappaceum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 08:33:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[korlan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rambutan è il frutto della Nephelim lappaceum, specie appartenente alla famiglia delle Sapindaceae. La sua origine è collocata tra Malesia e Indonesia, dove è maggiormente consumato, ma oggi questa pianta è coltivata in tutte le zone dell’area tropicale dal clima umido. A caratterizzarla è il tipico frutto, simile al litchi ma con spine più &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>rambutan</strong> è il frutto della <em>Nephelim lappaceum</em>, specie appartenente alla famiglia delle <em>Sapindaceae</em>. La sua origine è collocata tra Malesia e Indonesia, dove è maggiormente consumato, ma oggi questa pianta è coltivata in tutte le zone dell’area tropicale dal clima umido.</p>
<p>A caratterizzarla è il tipico frutto, simile al litchi ma con spine più lunghe e morbide dalle quali deriva il nome (“rambout” significa infatti “capelli”, “massa di capelli”, “frutto dai capelli” o “capelli ingarbugliati”).</p>
<p><strong>Descrizione della pianta</strong></p>
<p>Il nome della pianta e dei frutti ha a che fare col suo aspetto: la buccia è ricoperta di protuberanze, in realtà spine modificate, dall&#8217;aspetto di peluria ricurva e rossiccia.</p>
<p>È imparentato col litchi, col mamoncillo e col longan. La curiosa buccia racchiude una <strong>polpa cerulea e traslucida</strong> raccolta attorno ad un seme.</p>
<p>Si può consumare sia fresco che cucinato e caramellato, ed ha un sapore dolciastro, che ricorda la rosa.   Si mangia esattamente come un litchi: si apre la buccia e si consuma la polpa biancastra (l&#8217;arillo) stando attenti al seme nascosto al suo interno. Al momento dell&#8217;acquisto è importante vagliarne la freschezza e scegliere sempre e solo frutti dai colori brillanti e senza macchie o aloni marroni o nerastri.</p>
<p>Il sapore del rambutan varia da dolce, delicato e fragrante fino ad essere un po&#8217; acido, a secondo delle varietà. Il suo profumo è meno pronunciato di quello del litchi.</p>
<p><strong>Proprietà nutrizionali </strong></p>
<p>Il Rambutan contiene 82 kcal ogni 100 g. Inoltre, 100 g di prodotto contengono: Grassi 0.2 g; Colesterolo 0 g; Sodio 11 mg; Potassio 42 mg; Carboidrati 21 g; Fibre 0.9 g; Zuccheri 15 g; Proteine 0.7 g.</p>
<p>Pochi sanno che <strong>i semi del rambutan sono edibili</strong> e che contengono soprattutto <strong>acido oleico, acido arachidico</strong>, e varie sostanze per le quali vengono usati nelle medicine popolari come analgesici. Contiene buone quantità di tutte le vitamine del gruppo B, specie la <strong>niancina </strong>(importante per la salute del sistema nervoso), e di acido ascorbico e citrico. Riguardo ai minerali contenuti nel frutto, spicca il <strong>manganese</strong> (13%) seguito dal <strong>fosforo </strong>e dal <strong>ferro</strong>. È un buon antiossidante per via dell&#8217;acido citrico e della presenza di vitamina C, inoltre ha <strong>proprietà toniche ed energizzanti</strong> per via del contenuto di glucosio e del basso contenuto di calorie.</p>
<p>Del rambutan vengono pubblicizzate la capacità di uccidere parassiti intestinali, di alleviare i sintomi della diarrea e di abbassare la febbre. Le ricerche condotte fino ad oggi sembrano accertare solo che si tratta di una buona <strong>fonte di antiossidanti</strong> di origine naturale; per quanto riguarda, invece, benefici specifici derivanti dal suo consumo non sono state ancora raccolte prove scientifiche che li dimostrino.</p>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, il suo potere antiossidante è giustificato dalla presenza di <strong>quantità significative di vitamina C</strong>, un micronutriente alleato del sistema immunitario e dei tessuti connettivi (perché partecipa alla sintesi del collagene). Inoltre apporta <strong>ferro </strong>(importante per la produzione dei globuli rossi) e <strong>fosforo</strong> (che insieme alle piccole quantità di calcio presenti nel rambutan potrebbe aiutare a proteggere la salute di ossa e denti).</p>
<p>Introdurre rambutan nell’alimentazione aiuta inoltre ad assumere il quantitativo di fibre alimentari raccomandato dagli esperti (per un individuo adulto in buone condizioni di salute tra i 25 e i 30 grammi al giorno).</p>
<p>Il rambutan può scatenare reazioni allergiche.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>Non esistono particolari controindicazioni. L&#8217;unico appunto dettato dal buon senso riguarda il consumo dei semi: pur non essendo ritenuti tossici è sempre bene moderarsi in quanto bisogna tenere presente l&#8217;alto contenuto di terpeni, di tannini, saponine ed altre sostanze potenzialmente tossiche in caso di largo consumo, e che i loro impiego è contemplato solo in alcune forme di medicina tradizionale.</p>
<p><strong>Curiosità sul rambutan</strong></p>
<p>Oltre che ai più famosi <strong>litchi</strong> (dalla buccia rossastra e sottile simile ad un guscio) e <strong>longan </strong>(simile al litchi ma più morbido, giallastro, più aromatico ma meno dolce), il rambutan ha anche altri “cugini” più sconosciuti e meno disponibili sul mercato dei frutti esotici: il <strong>mamoncillo</strong> (<em>Melicoccus bijugatus</em>), buccia verde e polpa arancione, talvolta piacevolmente aspro; il <strong>pulasan</strong> (<em>Nephelium mutabile</em>), scuro, discretamente più grande e con una “peluria” più ridotta; il  <strong>korlan</strong> (<em>Nephelium hypoleucum</em>), apparentemente un incrocio tra litchi e longan; e il più raro rambutan pelato (<em>Nephelium xerospermoides</em>), più piccolo e oblungo.</p>
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		<title>Vitamina E</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/vitamina-e/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 15:58:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[aggregazione piastrinica]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[glutatione]]></category>
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		<category><![CDATA[vitamina E]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vitamina E è una sostanza prodotta dalle piante; è presente in natura in otto forme differenti che prendono il nome di α-, β-, γ-, e δ-tocoferoli, e α-, β-, γ-, e δ-tocotrienoli. Di tutti questi, l&#8217;α-tocoferolo è considerato la molecola biologicamente più attiva; per tale motivo, la vitamina E viene identificata col tocoferolo, che &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vitamina E è una sostanza prodotta dalle piante; è presente in natura in otto forme differenti che prendono il nome di α-, β-, γ-, e δ-<strong>tocoferoli</strong>, e α-, β-, γ-, e δ-<strong>tocotrienoli</strong>. Di tutti questi, <strong>l&#8217;α-tocoferolo è considerato la molecola biologicamente più attiva; </strong>per tale motivo, la <strong>vitamina E</strong> viene <strong>identificata col tocoferolo</strong>, che significa “<strong>utile per la gravidanza</strong>”.</p>
<p>E’ una <strong>vitamina liposolubile</strong>, cioè viene assorbita in presenza di sali biliari e grassi. Viene assimilata nell&#8217;intestino e passa nel sangue per arrivare al fegato, dove viene immagazzinata in alte concentrazioni; dal fegato viene rilasciata a seconda delle necessità dell’organismo. Si deposita anche nei tessuti grassi, nel cuore, nei muscoli, nei testicoli, nell&#8217;utero, nel sangue e nelle ghiandole surrenali e pituitaria.</p>
<p><strong>Circa il 90% della vitamina E si perde nel processo di macinazione del grano.</strong> L’industria alimentare è responsabile della perdita di gran parte della vitamina E contenuta nei cibi durante la lavorazione, la surgelazione e la conservazione. Anche l’ossigeno contenuto nell’aria può distruggere la vitamina E contenuta nei cibi.</p>
<p><strong>La vitamina E è sensibile al calore e alla luce</strong>, quindi tende a degradarsi in presenza di alte temperature come durante i processi di cottura, soprattutto dalla frittura e dalla cottura al forno. La vitamina E può perdersi anche stando a contatto con l’ossigeno.</p>
<p><strong>Attività e funzioni<br />
</strong>La vitamina E, grazie alle sue <strong>proprietà antiossidanti</strong>, è in grado di proteggere le membrane cellulari dal danno ossidativo e favorisce il rinnovamento cellulare.</p>
<p>L<strong>a vitamina E </strong><strong>protegge la vitamina A</strong> facilitandone l’assorbimento e la funzione evitando che gli acidi grassi saturi e la vitamina A si scompongano e si combinino con altre sostanze diventando così nocivi all&#8217;organismo.</p>
<p><strong>La vitamina E protegge altresì </strong><strong>gli acidi grassi polinsaturi</strong><strong> dall&#8217;ossidazione che darebbe origine a radicali liberi</strong>. <strong>L</strong><strong>’effetto antiossidante è rafforzato dalla contemporanea presenza di vitamina C, glutatione, selenio</strong>.</p>
<p>Inoltre, essa aiuta anche a migliorare l’attività dei neuroni e, insieme alla vitamina A, svolge un ruolo nel processo che regola la vista.</p>
<p><strong>La Vitamina E </strong>in associazione alla vitamina A, riduce il tasso di colesterolo ed evita depositi di grasso lungo le pareti dei vasi; si mostra efficace nelle malattie cardiovascolari; è utile nella prevenzione dell’aterosclerosi; è fondamentale nella prevenzione del cancro.</p>
<p>È stato dimostrato che l&#8217;integrazione di vitamina E è in grado di rallentare la progressione della malattia di Alzheimer e di ridurne il rischio di insorgenza. Contrasta il declino del sistema immunitario e l’aumento dell’infiammazione associati all’età, proteggendo gli anziani da malattie da raffreddamento (esempio raffreddore e infezioni respiratorie), e da patologie correlate all&#8217;infiammazione (esempio psoriasi, dermatite atopica). L’integrazione con vitamina E sembra anche ridurre la progressione della steatosi epatica non alcolica e della degenerazione maculare legata all&#8217;età. Alcune evidenze scientifiche suggeriscono anche che il trattamento orale e topico con vitamina E sia in grado di ritardare l&#8217;invecchiamento cutaneo diminuendo l&#8217;infiammazione e proteggendo la cute dai raggi UV.</p>
<p><strong>Fonti principali<br />
</strong>L’assunzione della vitamina E avviene attraverso gli alimenti. In particolare, esso è assorbito insieme ai grassi alimentari e immagazzinato nel fegato,</p>
<p>La vitamina E si trova in abbondanza negli alimenti di origine vegetale, in primis i semi, e, di conseguenza, gli olii da essi derivati, spremuti a freddo. L’olio di germe di grano risulta essere il più ricco con un contenuto di 133 mg di α-tocoferolo per 100 grammi di prodotto. Tuttavia, quantitativi elevati sono presenti anche negli oli di girasole (48,7 mg), di palma (25,6 mg), di arachidi (13 mg), di mais (11,2 mg), di soia (10,1 mg), di oliva (5,1 mg) e di cocco (0,5 mg). Altre fonti di vitamina E sono rappresentate dalla frutta fresca (esempio avocado e mango) e secca (esempio mandorle e nocciole), e da ortaggi a foglia verde (esempio broccoli e spinaci).</p>
<p><strong>Fabbisogno</strong> <strong>di vitamina E<br />
</strong>Il <strong>fabbisogno</strong> non è stato ancora determinato, comunque la RDA è di 10 mg per gli adulti, leggermente inferiore per i bambini e di 3-4 mg per i neonati. Molti ricercatori considerano questi valori troppo bassi, in quanto prevengono solamente la comparsa di reali sintomi carenziali. Il fabbisogno di vitamina E è di gran lunga superiore quando desideriamo utilizzare le sue proprietà antiossidanti per rafforzare le difese, prevenire il cancro, le malattie cardiovascolari ed altre malattie. E’ noto che i livelli sierici inferiori a 18 mmol/l implicano un aumentato rischio di cancro. Pertanto è consigliabile assumere la quota di vitamina E necessaria a superare questo limite di rischio. A tale scopo è utile assumere 100-200 mg al giorno, cioè 10-20 volte la RDA.</p>
<p><strong>Carenza di vitamina E<br />
</strong><strong>Sviluppare una carenza di questa vitamina è raro, poiché essa si trova in gran quantità nell’organismo</strong> (soprattutto nel fegato). Nell’adulto può comparire un deficit di vitamina E soltanto in casi di <strong>malassorbimento</strong>; ciò comporta l’insorgenza di una <strong>sindrome neurodegenerativa con neuropatia periferica, miopatia ed atassia cerebellare</strong>; è stata notata anche una correlazione con la <strong>dermatite seborroica</strong>. Essa può comportare disturbi compromissione della risposta immunitaria, anemia emolitica e disturbi ossidativi.</p>
<p><strong>Eccesso<br />
</strong>L’ipervitaminosi si verifica solitamente per l’impiego degli integratori alimentari. Sebbene la vitamina E tenda a non accumularsi nel corpo, venendo eliminata con le urine e la bile, livelli elevati nel corpo possono compromettere l’assorbimento di altre vitamine liposolubili (A, D, E, K).</p>
<p><strong>Indicazioni<br />
</strong>Utilizzata come antiossidante è ritenuta utile anche in patologie degenerative (demenza, malattia di Alzheimer e di Parkinson), nella profilassi dell’ischemia cardiaca nei pazienti ipercolesterolemici, nelle distrofie muscolari, nella prevenzione delle neoplasie e nella discinesia tardiva indotta da antipsicotici, nella abetalipoproteinemia, nell’acantocitosi, nelle malattie epatobiliari ed intestinali.</p>
<p>Nei neonati prematuri, la somministrazione di vitamina E può essere utile a prevenire la fibroplasia retrolentale, una malattia che può provocare distacco della retina e parziale cecità.</p>
<p>Nei soggetti digitalizzati e nei fumatori è indispensabile una supplementazione di vitamina E. Infine la vitamina E sarebbe utile nel prevenire effetti collaterali di alcune terapie antineoplastiche quali la radioterapia e la chemioterapia.</p>
<p>Ci sono <strong>farmaci che contengono la vitamina E</strong>. Sono farmaci indicati per il trattamento di stati carenziali, generalmente associati a sindromi da malassorbimento lipidico, anemie emolitiche da difetti enzimatici e patologie vascolari come la <em>claudicatio intermittens</em>. La posologia, da 50 a 300 mg al giorno, e la durata della terapia devono essere adattate sulla base dei livelli sierici di α-tocoferolo, secondo prescrizione del medico.</p>
<p>Poi ci sono gli <strong>integratori alimentari</strong>. Questi, di norma, sono impiegati per le proprietà antiossidanti della vitamina E. Il Ministero della Salute ha stabilito che l’apporto giornaliero ammesso in tali prodotti è pari a 60 mg8.</p>
<p>Infine, la vitamina E è presente anche <strong>in prodotti cosmetici</strong> per la cura del corpo e dei capelli. In particolare, essa può essere utilizzata sia come conservante che come ingrediente attivo, per le proprietà idratanti, emollienti ed elasticizzanti, sebbene non ancora del tutto confermate dalle evidenze scientifiche5.</p>
<p><strong>Interazioni<br />
</strong>In virtù della sua capacità di inibire la produzione di perossido di idrogeno nelle piastrine, la <strong>vitamina E è in grado di interferire con l’aggregazione piastrinica</strong>.</p>
<p>Sulla base di tale meccanismo si può pertanto ipotizzare un effetto additivo e rischio di sanguinamento, soprattutto se impiegata in concomitanza con farmaci anticoagulanti o antipiastrinici. Infine, quando impiegata in quantità superiori a 300 mg al giorno, può determinare l’insorgenza di interazioni farmacologiche con farmaci quali aspirina, warfarin, eparina, pentossifillina, aspirina, ciclosporina e tamoxifene.</p>
<p>Nei soggetti con diabete di tipo 2, la somministrazione concomitante di farmaci ipoglicemizzanti e vitamina E può causare un’eccessiva riduzione dei livelli plasmatici di glucosio.</p>
<p>Potenziali interazioni potrebbero manifestarsi anche con erbe che alterano i parametri della coagulazione quali aglio o gingko; tuttavia interazioni di questo tipo non sono state comunque finora riportate.</p>
<p><strong>Integratori<br />
</strong>Sulla base di quanto detto, si evince come il corretto apporto di vitamina E possa essere facilmente raggiunto attraverso un’alimentazione sana e equilibrata. Pertanto, il ricorso all’integrazione andrebbe fatto soltanto quando opportune indagini di laboratorio evidenzino livelli inadeguati di α-tocoferolo nel sangue. Inoltre, è importante che la supplementazione avvenga sotto controllo medico al fine di evitare possibili effetti avversi ed interazioni farmacologiche.</p>
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		<title>Carenza di vitamina C</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carenza-di-vitamina-c/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 08:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[acido ascorbico]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[radicali liberi]]></category>
		<category><![CDATA[scorbuto]]></category>
		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina C]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vitamina C, o acido ascorbico, appartiene al gruppo delle vitamine cosiddette idrosolubili, quelle cioè che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte attraverso l’alimentazione. Oltre a sciogliersi nell’acqua, la vitamina C è sensibile alle alte temperature, per cui si perde del tutto in caso di cottura in acqua. La vitamina C, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>vitamina C</strong>, o <strong>acido ascorbico</strong>, appartiene al gruppo delle vitamine cosiddette idrosolubili, quelle cioè che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte attraverso l’alimentazione. Oltre a sciogliersi nell’acqua, la vitamina C è sensibile alle alte temperature, per cui si perde del tutto in caso di cottura in acqua.</p>
<p>La vitamina C, o acido ascorbico, partecipa a molte reazioni metaboliche e alla biosintesi di aminoacidi, ormoni e collagene.</p>
<p>La vitamina C potenzia le difese immunitarie, aiuta l’organismo a prevenire il rischio di alcuni tumori, soprattutto allo stomaco, inibendo la sintesi di sostanze cancerogene; grazie ai suoi forti poteri antiossidanti, neutralizza i radicali liberi; risulta essenziale per la formazione, la crescita e la riparazione di tessuto osseo, cutaneo (guarigione delle ferite) e connettivo; per la salute di denti e gengive; per la normale funzionalità dei vasi sanguigni. Permette all&#8217;organismo di assorbire il ferro, necessario per la produzione dei globuli rossi.</p>
<p>La vitamina C <strong>è contenuta soprattutto negli alimenti freschi</strong>: in alcuni tipi di frutta e verdura come <strong>le arance, le fragole, i mandarini, i kiwi, i limoni, gli spinaci, i broccoli, i pomodori e i peperoni</strong>. Per godere appieno dei benefici della vitamina C, questi alimenti devono essere conservati non più di 3-4 giorni e consumati crudi o comunque poco cotti.</p>
<p>Una <strong>carenza di vitamina C</strong> può essere dovuta a una <strong>dieta carente di frutta e verdure fresche</strong>; inoltre, la <strong>cottura</strong> può distruggere parte della vitamina C presente negli alimenti. Esistono poi <strong>condizioni che possono aumentare</strong> in modo significativo <strong>il fabbisogno</strong> corporeo di vitamina C e quindi il rischio di carenza di vitamina C se detto fabbisogno non viene soddisfatto; tra queste condizioni, la gravidanza, l’allattamento al seno, disturbi che causano febbre alta o infiammazione, iperattività tiroidea (ipertiroidismo), diarrea prolungata, intervento chirurgico, ustioni; anche il fumo, che aumenta il fabbisogno di vitamina C del 30%.</p>
<p>La <strong>carenza di vitamina C</strong>, o acido ascorbico, si manifesta soprattutto con affaticamento, stanchezza, debolezza, irritabilità, sanguinamento delle gengive, fragilità dei capillari e problemi di guarigione delle ferite, maggiore suscettibilità a infezioni e malattie. In stadi gravi può subentrare lo <strong>scorbuto</strong>, con ecchimosi, problemi a denti e gengive, secchezza dei capelli e della pelle, e anemia. Lo scorbuto nei neonati è raro perché il latte materno di solito fornisce una quantità sufficiente di vitamina C e il latte artificiale viene arricchito con questa vitamina.</p>
<p><strong>La carenza di vitamina C può essere evitata attraverso una dieta equilibrata che includa alimenti ricchi di vitamina C</strong>, come agrumi, fragole, kiwi, peperoni, broccoli e spinaci. In alcuni casi, possono essere raccomandati anche integratori di vitamina C, soprattutto per le persone che hanno una dieta povera di questo nutriente o che presentano aumentate esigenze. Ad ogni modo è importante consultare un medico o un dietista per valutare le proprie esigenze di vitamina C e determinare la dose adeguata di integratori, se necessario.</p>
<p>Un’assunzione eccessiva di vitamina C può essere causata da una dieta sbilanciata o da un abuso di integratori, e può generare problemi ai reni, con formazione di calcoli, o un’overdose di ferro dal momento che la vitamina C ne favorisce l’assorbimento.</p>
<p>Un eccesso di vitamina C può portare a sintomi come mal di testa, bruciori di stomaco, vomito, diarrea, gastrite e crampi addominali, ma anche debolezza, vertigini e vampate improvvise di calore.</p>
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		<title>Carenza di vitamina E</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carenza-di-vitamina-e/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 08:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[aggregazione delle piastrine]]></category>
		<category><![CDATA[anticoagulante]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[atassia cerebellare]]></category>
		<category><![CDATA[miopatia]]></category>
		<category><![CDATA[neuropatia periferica]]></category>
		<category><![CDATA[radicali liberi]]></category>
		<category><![CDATA[tocoferolo]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina A]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina E]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il termine vitamina E si intendono 8 composti, 4 appartenenti alla classe dei tocoferoli e 4 a quella dei tocotrienoli (in entrambi i casi: alfa, beta, gamma, delta). In genere, la Vitamina E viene identificata col tocoferolo, uno dei suoi principali composti, che significa “utile per la gravidanza”. E’ una vitamina liposolubile, cioè viene &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il termine vitamina E si intendono 8 composti, 4 appartenenti alla classe dei <strong>tocoferoli </strong>e 4 a quella dei <strong>tocotrienoli</strong> (in entrambi i casi: alfa, beta, gamma, delta). In genere, <strong>la Vitamina E</strong><strong> viene identificata col tocoferolo</strong>, uno dei suoi principali composti, che significa “utile per la gravidanza”.</p>
<p>E’ una <strong>vitamina liposolubile</strong>, cioè viene assorbita in presenza di sali biliari e grassi. Viene assimilata nell&#8217;intestino e passa nel sangue per arrivare al fegato come tocoferolo, dove viene immagazzinata in alte concentrazioni. Si deposita anche nei tessuti grassi, nel cuore, nei muscoli, nei testicoli, nell&#8217;utero, nel sangue e nelle ghiandole surrenali e pituitaria. La <strong>vitamina E </strong><strong>protegge la vitamina A</strong> facilitandone l’assorbimento e la funzione evitando che gli acidi grassi saturi e la vitamina A si scompongano e si combinino con altre sostanze diventando così nocivi all&#8217;organismo. L&#8217;ossidazione del grasso dà origine a radicali liberi. La <strong>Vitamina E protegge </strong><strong>gli acidi grassi polinsaturi</strong><strong> dall&#8217;ossidazione</strong>. L’effetto antiossidante è rafforzato dalla contemporanea presenza di vitamina C, glutatione, selenio.</p>
<p><strong>L’industria alimentare è responsabile della perdita di gran parte della vitamina E contenuta nei cibi</strong> durante la lavorazione, la surgelazione e la conservazione. Circa il 90% della vitamina E si perde nel processo di macinazione del grano.</p>
<p><strong>Sviluppare una carenza di questa vitamina è raro</strong>, poiché essa si trova in gran quantità nell’organismo (soprattutto nel fegato). Nell’adulto può comparire un deficit di vitamina E soltanto <strong>in casi di malassorbimento</strong>; ciò comporta l’insorgenza di una sindrome neurodegenerativa con <strong>neuropatia periferica, miopatia ed atassia cerebellare</strong>; è stata notata anche una correlazione con la <strong>dermatite seborroica</strong>.</p>
<p><strong>Fonti principali</strong>: Sono ricchi di vitamina E gli <strong>alimenti di origine vegetale</strong>: in primis <strong>i semi</strong> (e, di conseguenza, gli olii spremuti a freddo (in particolare: soia, arachidi, mais, olive, canapa) da essi derivati, seguiti da <strong>cereali, </strong>tuorlo d’uovo.<strong> frutta ed ortaggi</strong>. Molto ricche ne sono le <strong>nocciole</strong>, le <strong>noci </strong>e le <strong>mandorle</strong>.</p>
<p>Il contenuto vitaminico viene ridotto dai processi di cottura, soprattutto dalla frittura e dalla cottura al forno. La vitamina E può perdersi anche stando a contatto con l’ossigeno.</p>
<p><strong>Attività biologiche</strong>: La vitamina E</p>
<ul>
<li>protegge le cellule dalle lesioni dei radicali liberi;</li>
<li>è utile nella prevenzione dell’aterosclerosi, dell’ischemia cardiaca nei pazienti ipercolesterolemici, delle distrofie muscolari,</li>
<li>si mostra efficace nelle malattie cardiovascolari;</li>
<li>è in grado di ridurre i processi di aggregazione delle piastrine, con conseguente riduzione di emboli, placche e trombi nelle arterie</li>
<li>è indispensabile per il corretto funzionamento dei muscoli;</li>
<li>in associazione alla vitamina A, riduce il tasso di colesterolo ed evita depositi di grasso lungo le pareti dei vasi;</li>
<li>migliora il sistema immunitario;</li>
<li>sarebbe utile nel prevenire effetti collaterali di alcune terapie antineoplastiche quali la radioterapia e la chemioterapia</li>
<li>è necessaria per una adeguata funzionalità dell’apparato riproduttivo (vitamina antisterilità).</li>
</ul>
<p><strong>Carenza<br />
</strong>La carenza di vitamina E può causare anemia, sterilità, maggiore incidenza di malattie del cuore e dei vasi sanguigni, deficit dei riflessi e della coordinazione, difficoltà nel camminare e debolezza muscolare.</p>
<p>I neonati hanno una riserva di vitamina E relativamente bassa, perché solo una piccola quantità di vitamina E attraversa la placenta, pertanto sono esposti a un rischio maggiore di presentare una carenza di vitamina E, in particolare se si tratta di neonati prematuri. I neonati prematuri che presentano la carenza possono sviluppare una grave forma di anemia ed avere gravi disturbi a carico dei muscoli e dei nervi.</p>
<p>Tuttavia, con l’età il rischio diminuisce in quanto di solito i neonati assumono una quantità sufficiente di vitamina E con il latte materno o con quello artificiale per neonati.</p>
<p>Gli adulti possono immagazzinare grandi quantità di vitamina E nel tessuto adiposo, riducendo la probabilità che si verifichi una carenza.</p>
<p><strong>Cause della carenza di vitamina E<br />
</strong>Una dieta a bassissimo contenuto di grassi è carente di vitamina E in quanto gli oli vegetali sono la fonte principale di questa vitamina e la vitamina E viene assorbita in modo ottimale se assunta con i grassi. Anche le malattie che alterano l’assorbimento dei grassi (come alcune malattie del fegato o della cistifellea, pancreatite e fibrosi cistica) possono ridurre l’assorbimento di vitamina E e aumentare il rischio di una sua carenza.</p>
<p>La carenza di vitamina E, o tocoferolo, è in genere collegata a una situazione di malnutrizione e nei soggetti più giovani può provocare difetti nella crescita e nello sviluppo. In generale, la mancanza di vitamina E può essere alla base dell’insorgenza di disturbi al sistema nervoso e problemi al metabolismo generale.</p>
<p><strong>Eccesso di vitamina E<br />
</strong>L’eccesso di vitamina E è raro. Quando si verifica può avere conseguenza negative a causa dell’innalzamento della pressione sanguigna che ne consegue e che può essere pericolosa per chi già soffre di ipertensione.</p>
<p>Un eccesso di vitamina E può creare problemi anche a chi soffre di tiroide, da momento che si viene a creare una riduzione degli ormoni di questa ghiandola. Altre conseguenze dell’eccesso di vitamina E possono essere stanchezza diffusa, disturbi della digestione, nausea e vomito.</p>
<p><strong>Diagnosi della carenza di vitamina E<br />
</strong>Si basa su un accurato esame obiettivo, esami del sangue con determinazione dei livelli di vitamina E, sulla presenza di condizioni che aumentano il rischio e sugli esiti dell’esame obiettivo.</p>
<p>Nei bambini, i sintomi possono includere rallentamento dei riflessi, difficoltà nel camminare, perdita di coordinazione, perdita del senso di posizione (la percezione della posizione degli arti senza guardarli) e debolezza muscolare.</p>
<p>Negli adulti con carenza di vitamina E dovuta a malattia da malassorbimento questi sintomi si sviluppano raramente, perché gli adulti immagazzinano grandi quantità di vitamina E nel tessuto adiposo.</p>
<p>La carenza di vitamina E può causare una forma di anemia nella quale si verifica la rottura dei globuli rossi (anemia emolitica). I neonati prematuri con carenza di vitamina E sono a rischio di tale grave patologia.</p>
<p>Nei neonati prematuri, possono verificarsi sanguinamenti (emorragie) all’interno del cervello e i vasi sanguigni oculari possono crescere in modo anomalo (una malattia chiamata retinopatia da prematurità). I neonati colpiti presentano anche debolezza muscolare.</p>
<p><strong>Fabbisogno<br />
</strong>Il <strong>fabbisogno</strong> non è stato ancora determinato, comunque la RDA è di 10 mg per gli adulti, leggermente inferiore per i bambini e di 3-4 mg per i neonati. Molti ricercatori considerano questi valori troppo bassi, in quanto prevengono solamente la comparsa di reali sintomi carenziali. Il fabbisogno di vitamina E è di gran lunga superiore quando desideriamo utilizzare le sue proprietà antiossidanti. Pertanto è consigliabile assumere 100-200 mg al giorno, cioè 10-20 volte la RDA.</p>
<p><strong>Trattamento della carenza di vitamina E<br />
</strong>Il trattamento della carenza di vitamina E comporta l’assunzione di integratori di vitamina E per via orale.</p>
<p><strong>Interazioni<br />
</strong>In virtù della sua capacità di inibire la produzione di perossido di idrogeno nelle piastrine, la vitamina E è in grado di interferire con l’aggregazione piastrinica ed esercitare un effetto additivo con farmaci che interferiscono con la coagulazione del sangue quali: Warfarin, Eparina, Pentossifillina, Aspirina, ed incrementare il rischio di emorragie.</p>
<p>Altre interazioni riguardano gli immunosoppressori: la somministrazione concomitante di ciclosporina e vitamina E determina una significativa riduzione dei livelli plasmatici del farmaco immunosoppressore.</p>
<p>Nei soggetti con diabete di tipo 2, la somministrazione concomitante di farmaci ipoglicemizzanti e vitamina E può causare un’eccessiva riduzione dei livelli plasmatici di glucosio.</p>
<p>Infine, la vitamina E sembra in grado di proteggere l’organismo dagli effetti collaterali (formazione di radicali liberi) associati all’uso di farmaci antitumorali.</p>
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		<title>Carnitina e Acetil Carnitina</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carnitina-e-acetil-carnitina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 14:56:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli Aminoacidi]]></category>
		<category><![CDATA[acetil-l-carnitina]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi]]></category>
		<category><![CDATA[aminoacidi]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[L-carnitina]]></category>
		<category><![CDATA[mitocondri]]></category>
		<category><![CDATA[produzione di energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La carnitina è un derivato aminoacidico sintetizzato nell&#8217;organismo umano, prevalentemente a livello epatico e renale a partire da due aminoacidi &#8211; la lisina e la metionina &#8211; in presenza di niacina, Vitamina B6, Vitamina C e ferro; viene quindi riversata nel sangue e trasferita agli organi che la utilizzano, soprattutto il cuore e i muscoli &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>carnitina</strong> è un derivato aminoacidico sintetizzato nell&#8217;organismo umano, prevalentemente a livello epatico e renale a partire da due aminoacidi &#8211; la <strong>lisina</strong> e la <strong>metionina</strong> &#8211; in presenza di niacina, Vitamina B6, Vitamina C e ferro; viene quindi riversata nel sangue e trasferita agli organi che la utilizzano, soprattutto il cuore e i muscoli volontari (quelli delle gambe, delle braccia e così via), dove si raccoglie il 95% di tutta la carnitina disponibile. la <a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/Formula-Carnitina-e-Acetil-Carnitina.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-28112" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/Formula-Carnitina-e-Acetil-Carnitina-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/Formula-Carnitina-e-Acetil-Carnitina-300x221.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/Formula-Carnitina-e-Acetil-Carnitina-768x564.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/Formula-Carnitina-e-Acetil-Carnitina.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L-carnitina gioca un ruolo molto importante per la produzione di energia, <strong>trasporta</strong>ndo <strong>gli acidi grassi nei mitocondri delle cellule</strong>; l’azione di trasporto degli acidi grassi nei mitocondri da parte della carnitina, sia a riposo che in attività, fa sì che vengano <strong>bruciati i grassi invece delle riserve di glicogeno</strong>, <strong>con liberazione di energia</strong> che viene utilizzata soprattutto per sostenere l&#8217;attività muscolare. In pratica, assecondando la trasformazione dei grassi in sostanze di pronta utilizzazione energetica viene garantita una maggiore resistenza allo sforzo di cuore e muscoli scheletrici, che ne sono i principali beneficiari.</p>
<p>La carnitina, inoltre, ottimizza la <strong>conversione del piruvato</strong> (molecola prodotta dal corpo utile ad aumentare la degradazione dei grassi, favorendo così la perdita di peso) <strong>e del lattato in acetilCoA</strong>, mantiene costante il rapporto tra acetilCoA e CoA e svolge un’importante <strong>funzione antiossidante</strong>, specie riguardo le cellule ad alto metabolismo, in particolare quelle muscolari e cardiache.</p>
<p><strong>La carnitina ha una grande importanza nell&#8217;attività muscolare del cuore</strong>. Quest&#8217;organo dovendo lavorare in continuazione è ben 20 volte più ricco di carnitina degli altri tessuti dell&#8217;organismo (al secondo posto viene il plasma seminale durante la maturazione degli spermatozoi). La costante produzione di energia che ha luogo all&#8217;interno delle centrali energetiche del muscolo cardiaco richiede che venga garantito un afflusso costante di sostanze ricche di energia (gli acidi grassi) e in ciò la carnitina <strong>si comporta come un vero e proprio vettore</strong>. La carnitina migliora l&#8217;attività muscolare cardiaca e riporta alla normalità il cuore che soffre di variazioni del ritmo. Ma essa è utile anche per sostenere adeguatamente lo sforzo fisico legato agli sport di durata (sci di fondo, maratona, nuoto ecc..). Infatti mentre negli sforzi brevi sono soprattutto i carboidrati che vengono immobilizzati per fornire energia, negli sforzi prolungati l&#8217;<strong>utilizzo dei grassi come fonte di energia</strong> può coprire fino al 60- 70% delle richieste energetiche complessive: la carnitina diventa, allora, indispensabile per il metabolismo degli acidi grassi all&#8217;interno delle cellule.</p>
<p>Infine, la carnitina è in grado di migliorare la capacità del cervello a produrre un&#8217;altra sostanza importante della biochimica della memoria: l&#8217;<strong>acetilcolina</strong>. Ma va anche bene nella convalescenza e nei ritardi della crescita, nell&#8217;inappetenza, negli stati di denutrizione e di magrezza eccessiva e per atti vare le secrezioni digestive (dello stomaco e del pancreas).</p>
<p>La carnitina è ampiamente distribuita nei tessuti animali e vegetali ma si trova in quantità particolarmente elevata nel muscolo. Nel latte materno, sia pure in piccola parte, c&#8217;è una quantità di carnitina che basta in genere a stimolare un metabolismo lipidico autonomo nel bambino normale non prematuro. Nel latte artificiale la carnitina non è presente perché perduta nei processi industriali o perché nemmeno esiste in origine (per esempio, nel caso dei latti di soia).</p>
<p>Oltre che dalla produzione diretta dell’organismo, la carnitina deriva anche da <strong>fonti alimentari</strong>; è presente principalmente in alimenti di origine animale, tra cui le carni nere (selvaggina), le carni rosse e le frattaglie. le carni bianche (pollame, coniglio ecc), ma anche i prodotti della pesca, il latte e i suoi derivati; tra le fonti vegetali si trovano invece il tempeh (semi di soia gialla fermentati, molto diffusi nel sud-est asiatico) e l’avocado.</p>
<p>Nell&#8217;uomo sono state individuate precise <strong>situazioni patologiche legate a una carenza di carnitina</strong>: alcune malattie dei muscoli in cui si assiste ad un accumulo di grassi nelle fibre muscolari (miopatie steatosiche) e certe disfunzioni del muscolo cardiaco (miocardiosclerosi, insufficienza cardiaca).</p>
<p>I vegani e i vegetariani, o le persone che per condizioni genetiche (pazienti affetti da deficit primario e secondario di carnitina) non possono produrre carnitina in quantità sufficienti al fabbisogno giornaliero, necessitano di specifici integratori.</p>
<p>Un impoverimento massiccio di carnitina si registra nell&#8217;intossicazione difterica e nelle persone malate di reni costrette alla dialisi. È certo che l&#8217;uomo è in grado di sintetizzare la carnitina, ma non si è sicuri che la quantità sia quella ottimale. Per alcuni sarebbe necessario un apporto esterno della sostanza, atto a bilanciare il fabbisogno metabolico. Per questo si tende a considerare la carnitina alla stregua delle vitamine.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> non è stabilito. È probabile che un apporto alimentare sufficiente si aggiri tra 0,5- 1 g di carnitina al giorno.</p>
<p><strong>Acetil Carnitina<br />
</strong>Nota anche come <strong>L-acetilcarnitina</strong>, si tratta di una molecola di l-carnitina legata ad un gruppo acetile. Nell’organismo deriva dalla reazione tra   L-carnitina e Acetil-Coa originato dal processo di beta ossidazione degli acidi grassi nella matrice mitocondriale (enzima coinvolto la carnitina acetiltransferasi). Fisiologicamente l’esercizio aumenta i livelli di acetil-l-carnitina (ALC), ma soggetti obesi, con problemi di salute o che abbiano passato i 30 anni dovrebbero pensare di integrarla. Chimicamente, l&#8217;acetil-l-carnitina è una sostanza corrispondente all&#8217;estere acetilico della carnitina, sostanza naturalmente presente nei tessuti animali la cui funzione più nota è quella di trasportare gli acidi grassi all’interno dei mitocondri, dove vengono convertiti in energia. Pertanto l&#8217;acetil carnitina <strong>gioca un ruolo di fondamentale importanza nel processo di produzione di energia, non solo a partire dai grassi, ma anche dal glucosio e da alcuni aminoacidi. Inoltre, può partecipare al metabolismo neurotrasmettitoriale a livello del sistema nervoso centrale</strong>.</p>
<p>Diverse sono le proprietà che vengono ascritte all&#8217;acetil-l-carnitina, grazie alle quali questa sostanza viene attualmente commercializzata e inserita come <strong>ingrediente in diversi integratori</strong>: sembra infatti che abbia <strong>funzioni antiossidanti</strong> per l&#8217;organismo umano, e che in particolare svolga azione protettiva sul cervello. Tra le altre proprietà che la caratterizzerebbero, ci sarebbe inoltre la <strong>stimolazione e la liberazione di diversi ormoni, tra cui il testosterone</strong>. L&#8217;Acetil-L-Carnitina contribuirebbe al miglioramento della motilità spermatica in pazienti oligoastenospermici.</p>
<p>Rispetto alla presunta capacità di questa sostanza di supportare e mantenere in salute la funzionalità cerebrale è stato richiesto il <strong>parere dell&#8217;Efsa</strong>, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che ha dato parere negativo: secondo l&#8217;Autorità europea, stando agli studi effettuati fino a oggi, non sussistono indicazioni scientificamente approvate di benefici funzionali in grado di giustificare l&#8217;assunzione di prodotti a base di acetil-l-carnitina per supportare e mantenere in salute le funzionalità cerebrali e cognitive. Non risultano infatti claim approvati dall’Efsa specifici per prodotti a base di questa sostanza.</p>
<p><strong>Avvertenze e possibili controindicazioni &#8211; </strong>È bene astenersi dal consumo di questa sostanza in caso di sospetta o accertata ipersensibilità al principio attivo. In caso di patologie cardiovascolari, neurologiche e psichiatriche e nel caso in cui si stia seguendo una terapia farmacologica è consigliabile fare rigoroso riferimento ai consigli del medico.</p>
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		<title>Vitamina B14 (pirrochinolina chinone)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/vitamina-b14-pirrochinolina-chinone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Aug 2023 11:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Complesso B]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[complesso B]]></category>
		<category><![CDATA[farmaco protettivo neurotrofico]]></category>
		<category><![CDATA[metossatina]]></category>
		<category><![CDATA[neuroprotettivo]]></category>
		<category><![CDATA[pirrochinolina chinone]]></category>
		<category><![CDATA[PQQ]]></category>
		<category><![CDATA[simil-vitamina]]></category>
		<category><![CDATA[Vitamina B14]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pirrolochinolina chinone (PQQ) è un biofattore unico e innovativo, noto anche come metossatina, polvere di pirrolochinolina chinone; è una polvere bruno-rossastra solubile in acqua. Scoperta nel 2003 da scienziati giapponesi che ritenevano di aver scoperto una nuova vitamina B, ne vanno ancora definite proprietà e funzioni. Quantità molto piccole di PQQ si trovano in &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>pirrolochinolina chinone</strong> (<strong>PQQ</strong>) è un biofattore unico e innovativo, noto anche come <strong>metossatina</strong>, polvere di pirrolochinolina chinone; è una polvere bruno-rossastra solubile in acqua. Scoperta nel 2003 da scienziati giapponesi che ritenevano di aver scoperto una nuova vitamina B, ne vanno ancora definite proprietà e funzioni.</p>
<p>Quantità molto piccole di PQQ si trovano in varie piante, animali e esseri umani.</p>
<p>Il PQQ è anche un antiossidante estremamente potente in grado di catalizzare il ciclo continuo (la capacità di eseguire ripetute reazioni di ossidazione e riduzione) in misura molto maggiore rispetto ad altri antiossidanti. Ad esempio, PQQ è in grado di effettuare 20,000 conversioni catalitiche rispetto alle sole 4 della vitamina C. Si ritiene che abbia un <strong>ruolo importante nella segnalazione cellulare e nella struttura proteica</strong>. <strong>Questo integratore naturale può aumentare il dispendio energetico, ridurre i trigliceridi e alleviare la perdita neuronale e la morte cellulare caus</strong> <strong> ata dallo stress ossidativo</strong>. Inoltre promuove funzioni cerebrali, memoria e cognizione più elevate, simili a quelle delle vitamine del gruppo B e migliora la salute generale.</p>
<p>Oltre ai suoi benefici <strong>antiossidanti</strong>, la pirrolochinolina chinone ha proprietà <strong>antinfiammatorie e neuroprotettive</strong>; stimola la produzione di enormi quantità di mitocondri e interagisce con le vie di segnalazione cellulare, migliorando la biogenesi mitocondriale. <strong>Oltre a migliorare i livelli di energia</strong>, è stato dimostrato che la pirrolochinolina chinone <strong>promuove la sintesi del fattore di crescita nervoso</strong> (NGF). Ciò può portare a una migliore crescita neuronale e a una migliore fertilità. Questa sostanza ha anche una serie di altri effetti benefici sulla salute umana. È stato dimostrato che <strong>migliora l&#8217;apprendimento e la memoria</strong> e può persino aumentare il tasso di neurogenesi. PQQ è anche un <strong>farmaco protettivo neurotrofico</strong> con prestazioni eccellenti e ha un grande potenziale nel trattamento del morbo di Parkinson e della demenza senile. Nel 2008, i ricercatori giapponesi hanno scoperto che l&#8217;aggiunta di PQQ alla dieta dei ratti era in grado di migliorare significativamente le loro capacità di apprendimento e memoria, suggerendo che PQQ può combattere per invecchiare.</p>
<p>PQQ può stimolare la rapida crescita di microrganismi, piante, animali e cellule umane, in particolare piante. Il PQQ è anche un fattore nutritivo essenziale per la crescita, lo sviluppo e la riproduzione degli animali. Il PQQ è ampiamente presente in una varietà di alimenti e nell&#8217;ambiente circostante e la dieta quotidiana può soddisfare pienamente la domanda del corpo di PQQ. Di solito è difficile osservare la carenza di PQQ negli animali o nell&#8217;uomo.</p>
<p>PQQ <strong>può rimuovere i radicali liberi</strong> in eccesso nel corpo e proteggere il corpo dal danno ossidativo: la sua capacità di rimuovere i radicali liberi è da 50 a 100 volte quella della vitamina C ed è la sostanza più potente con capacità antiossidante trovata finora.</p>
<p>Il PQQ può accelerare l&#8217;ossidazione dell&#8217;acetaldeide in acido acetico, riducendo la quantità di acetaldeide nel corpo, e verosimilmente il danno tossico causato dal consumo di alcol sul fegato. Il PQQ orale può ridurre efficacemente il contenuto di piombo nel sangue, nel cervello e nel fegato senza causare la perdita di elementi metallici benefici, zinco e rame. PQQ può anche promuovere una rapida guarigione delle ferite da sostanze radioattive. Inoltre, l&#8217;esperimento ha anche scoperto che PQQ può ridurre efficacemente il danno del metilmercurio alle cellule nervose.</p>
<p><strong>Fonte naturale di PQQ</strong></p>
<p>La più grande fonte naturale di PQQ è rappresentata dal “<strong>natto</strong>”, un alimento tipico dell’alimentazione giapponese, a base di fagioli di soia fermentati. Tuttavia, la concentrazione di questa sostanza negli alimenti è spesso troppo bassa, perciò se ne consiglia l’integrazione mediante nutraceutici.</p>
<p>Studi clinici, hanno dimostrato che la supplementazione 10mg/di di PQQ riduce alcune citochine pro-infiammatorie e la supplementazione di 20mg/di di PQQ migliora la funzione cognitiva e la circolazione cerebrale in pazienti con deficit cognitivi.</p>
<p>Ricercatori americani hanno riscontrato livelli di PQQ nel latte umano compresi tra 140 e 180 ng/ml. Concentrazioni così elevate di PQQ nel latte materno suggeriscono che potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella crescita e nello sviluppo dei neonati.</p>
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		<title>Vitamina N (o Acido Lipoico o Acido Tiottico)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/vitamina-n-o-acido-lipoico-o-acido-tiottico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 15:24:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[acido alfa lipoico]]></category>
		<category><![CDATA[acido diidrolipoico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’acido alfa lipoico o ALA, conosciuto anche come lipoato, acido tiotico, acido diidrolipoico, è un cofattore di vitale importanza per le cellule dell&#8217;organismo umano: esso ricopre un ruolo chiave nel metabolismo energetico cellulare della maggior parte degli esseri viventi, a partire dai batteri per arrivare fino all’uomo. L&#8217;acido lipoico è una sostanza organosulfurea naturale, sintetizzata &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’acido alfa lipoico o ALA, conosciuto anche come lipoato, acido tiotico, acido diidrolipoico, è un cofattore di vitale importanza per le cellule dell&#8217;organismo umano: esso ricopre un ruolo chiave nel metabolismo energetico cellulare della maggior parte degli esseri viventi, a partire dai batteri per arrivare fino all’uomo.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/acido-alfa-lipoico.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-28288" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/acido-alfa-lipoico-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/acido-alfa-lipoico-300x200.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/acido-alfa-lipoico-768x512.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/09/acido-alfa-lipoico.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L&#8217;acido lipoico è una sostanza organosulfurea naturale, sintetizzata in piccole quantità dall’uomo (fino ai 50anni), e dotata di <strong>azione antiossidante diretta</strong>, presentando due gruppi tiolici liberi in grado di interagire direttamente con i radicali ossidanti (il gruppo tiolico consiste di un atomo di zolfo e uno di idrogeno (-SH).</p>
<p>In natura esiste sotto due forme, l’una ossidata e l’altra ridotta, detta <strong>acido diidrolipoico</strong> (<strong>DHLA</strong>, DiHydroLipoic Acid), che ha una maggiore attività anti-ossidante; le due forme sono però facilmente interconvertibili tramite reazioni redox. L&#8217;acido lipoico presente in natura è nella configurazione R, più bio-attiva, ed è destrorotatoria. L&#8217;acido lipoico sintetico (detto anche acido alfalipoico, ALA) è invece una miscela della forma R ed S (racemo). È una molecola piccola ed altamente assorbibile attraverso la membrana cellulare; è sia liposolubile che idrosolubile, svolgendo la sua azione antiossidante all&#8217;interno e a all&#8217;esterno della cellula. L&#8217;acido alfalipoico sintetico è una miscela della forma R ed S (racemo), laddove la forma naturale biologicamente attiva è quella R. Le proprietà antiossidanti dell&#8217;acido lipoico sono dovute alla presenza del ponte di solfuro che si comporta da accettore di elettroni.</p>
<p>Oltre a questa <strong>azione antiossidante diretta</strong> grazie alle quali protegge l&#8217;organismo dai radicali liberi, l’ALA è dotato anche di <strong>attività antiossidanti indirette</strong>, grazie alle quali <strong>riesce a rigenerare altri antiossidanti</strong> come la vitamina C, la vitamina E, il coenzima Q10 ed il glutatione. L&#8217;ALA è l&#8217;unico antiossidante attivo sia nella fase acquosa (citoplasmatica) che nella fase lipidica (propria delle membrane cellulari). Grazie a questa sua caratteristica l&#8217;acido lipoico protegge l&#8217;organismo sia dai radicali liberi intracellulari sia da quelli esterni alla cellula.</p>
<p>Particolarmente significativa è anche la <strong>capacità dell’ALA di migliorare il metabolismo del glucosio</strong>.</p>
<p>L’acido alfa lipoico non è in grado solo di incrementare l’efficienza dell’insulina o di ridurre la resistenza all’insulina, ma può migliorare anche il trasporto del glucosio all’interno delle cellule utilizzando vie indipendenti da quelle dell’insulina stessa. Tutto ciò, unitamente ad una migliore efficienza dell’utilizzazione del glucosio attraverso i normali processi metabolici, contribuisce alla normalizzazione del livello di glucosio nel sangue, con riduzione della probabilità che si formino pericolosi composti di carattere radicalico, come i cosiddetti <strong>AGEs </strong>(“Advanced Glycation End-products”).</p>
<p>L’ALA espleta diverse <strong>azioni sulla funzionalità nervosa</strong>: limita i danni provocati dai radicali liberi; migliora la velocità della comunicazione nervosa, ottimizzandone la funzionalità; esercita un’azione normalizzante nei confronti della sensibilità nervosa, riducendo in tal modo sia il dolore che la torpidità sensoriale, nonché un’attività mioprotettiva nei confronti del danno ossidativo esercitato dai radicali liberi dell&#8217;ossigeno.</p>
<p>Infine l’ALA potrebbe <strong>ridurre il rischio della comparsa di cataratta</strong> rigenerando il glutatione, antiossidante presente nel fluido oculare. Sempre l’ALA esercita <strong>attività chelante nei confronti di metalli pesanti</strong> come il mercurio ed il piombo.</p>
<p>L&#8217;ALA ha un ruolo critico nel ciclo dell&#8217;acido citrico (conosciuto come ciclo di Krebs) che rappresenta il principale meccanismo di produzione di energia dell&#8217;organismo. L&#8217;ALA agisce da catalizzatore dell&#8217;acetil coenzima A, aiutando ad iniziare la produzione di ATP, la energia cellulare del corpo.</p>
<p>Alla luce delle suddette attività biologiche, l&#8217;Acido-Alfa-Lipoico risulta efficace (soprattutto come antiossidante) nel diabete e sue complicanze (come la neuropatia diabetica), nelle dislipidemie, nell&#8217;aterosclerosi, nelle patologie neurodegenerative e nei confronti dei danni da ischemia.</p>
<p><strong>Fonti alimentari: </strong>È presente in tessuti, animali e vegetali, ricchi di mitocondri. Abbonda nelle carni rosse e nelle frattaglie (soprattutto rene, cuore e fegato) ed in alcune verdure (patate, broccoli, spinaci, pomodori, piselli e cavoletti di Brussels). Il cuore può contenere quantità di ALA 10 volte superiori a quelle dei muscoli.</p>
<p>L&#8217;ALA viene assorbito quasi totalmente per via orale (80%), e si distribuisce uniformemente nei tessuti, dove favorisce la sintesi del glutatione; ha una biodisponibilità eccellente, ed attraversa facilmente le membrane cellulari così da combattere i radicali liberi anche all&#8217;interno delle cellule stesse.</p>
<p>L&#8217;ALA è impiegato come integratore antiossidante, efficace nei confronti della patologia diabetica, in particolare della neuropatia diabetica, oltre che in molte altre condizioni pro-ossidanti,</p>
<p>I dosaggi giornalieri di ALA attualmente più utilizzati sono quelli di 300-600 mg, per un periodo di almeno tre settimane. In particolare 600 mg/die è la dose da assumere quando la sintomatologia è acuta; 300 mg/die è invece una dose adatta per la fase di mantenimento.</p>
<p>Le caratteristiche chimiche dell&#8217;ALA ne consentono un agevole assorbimento intestinale, a livello del tenue, ed un&#8217;ottima biodistribuzione, diffusa anche al sistema nervoso centrale, per la capacità di attraversamento della barriera emato-encefalica.</p>
<p>Ai suddetti dosaggi, l&#8217;uso di ALA è generalmente ben tollerato e privo di reazioni avverse clinicamente rilevanti.</p>
<p>Nonostante non siano ancora ben caratterizzati i potenziali effetti di un sovradosaggio di Acido-Alfa-Lipoico, esistono in letteratura alcune evidenze di ipoglicemia indotta e reazioni allergiche cutanee, in caso soprattutto di somministrazione contestuale di farmaci ipoglicemizzanti. Tale possibile effetto collaterale deve obbligatoriamente essere riportato nell&#8217;etichetta degli integratori alimentari a base di acido lipoico.</p>
<p>L&#8217;uso di ALA è controindicato in caso di ipersensibilità accertata al principio attivo, oltre che durante la gravidanza e l&#8217;allattamento al seno.</p>
<p>L&#8217;acido lipoico rientra nell&#8217;elenco stilato dal Ministero della Salute &#8220;Altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico&#8221; e in particolare nell&#8217;elenco &#8220;Altre sostanze senza apporto massimo giornaliero definito&#8221;.</p>
<p>Attualmente non risultano claim approvati dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) specifici per prodotti a base di acido lipoico.</p>
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		<title>Vitamina Q (o Ubichinone o Coenzima Q-10 [CoQ10])</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 16:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[coenzima Q]]></category>
		<category><![CDATA[simil-vitamina]]></category>
		<category><![CDATA[ubichinone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Vitamina Q o il coenzima Q è una molecola organica liposolubile con struttura simile a quella delle vitamine, ma differentemente da queste viene sintetizzata dall’organismo; può tuttavia essere immagazzinata dall’organismo, che la utilizza alla bisogna, per cui non deve essere assimilata con continuità. Avendo una distribuzione ubiquitaria, è chiamata anche ubichinone, e rappresenta un &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Vitamina Q</strong> o il <strong>coenzima Q</strong> è una molecola organica <strong>liposolubile </strong>con struttura simile a quella delle vitamine, ma differentemente da queste viene sintetizzata dall’organismo; può tuttavia essere immagazzinata dall’organismo, che la utilizza alla bisogna, per cui non deve essere assimilata con continuità. Avendo una distribuzione ubiquitaria, è chiamata anche <strong>ubichinone</strong>, e rappresenta un elemento fondamentale per il corretto funzionamento dei mitocondri, che costituiscono la centrale energetica dell’organismo.  Pertanto la vitamina Q è fondamentale per il corretto funzionamento di molti organi e per lo svolgimento di numerose reazioni chimiche che hanno luogo nell’organismo; in particolare, svolge un importante <strong>ruolo antiossidante </strong>e <strong>contribuisce a trasferire l’energia dalle cellule</strong>. La sua importanza è tale da essere molto presente nelle cellule di organi importanti dell’organismo umano, come il cuore, il fegato, il pancreas e i reni.</p>
<p>La vitamina Q assicura anche elasticità alla pelle e fornisce forza all’organismo contrastando la stanchezza.</p>
<p>La concentrazione di Coenzima Q10 <strong>tende a diminuire </strong>costantemente con il passare del tempo e il trascorrere dell’età oppure a causa di patologie croniche come quelle cardiache, il diabete, il cancro, la distrofia muscolare,e il morbo di Parkinson.</p>
<p>Il Coenzima Q-10 è contenuto in alimenti come le carni (soprattutto nel fegato) di pollo, manzo e maiale oltre che nei frutti di mare. Particolarmente ricchi di coenzima Q sono anche alcuni pesci come il tonno e il salmone, le sardine e gli sgombri.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero di vitamina Q, o coenzima Q, varia dai 100 ai 300 mg.</p>
<p>La sua assunzione viene proposta contro problemi cardiovascolari, diabete, disturbi gengivali, Parkinson, distrofia muscolare, sindrome da affaticamento cronico, malattia di Lyme, malattia di Huntington e tumore al seno. Inoltre viene utilizzato per aumentare le energie e la resistenza allo sforzo fisico e per rinforzare il sistema immunitario.</p>
<p>Non risulta però che l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) abbia approvato claim che giustifichino queste proposte d’uso, anzi, ha negato l’autorizzazione ai claim secondo cui:</p>
<ul>
<li>è necessario per il metabolismo energetico e la trasformazione del cibo in energia;</li>
<li>supporta la produzione di energia e stimola le capacità fisiche e intellettive;</li>
<li>mantiene il cuore e il cervello in salute e può aiutare a mantenere la pressione sanguigna e il colesterolo a livelli salutari;</li>
<li>previene la fatica;</li>
<li>riduce l’incidenza di tumori;</li>
<li>attiva la catena metabolica;</li>
<li>agisce come un antiossidante e aiuta a proteggere dall’ossidazione dei lipidi e dai radicali liberi;</li>
<li>supporta la salute digestiva, epatica e del sistema immunitario;</li>
<li>contribuisce alla resistenza allo stress;</li>
<li>è vitaminizzante.</li>
</ul>
<p>Il Coenzima Q10 è particolarmente concentrato a livello cardiaco; da qui l&#8217;ipotesi che l&#8217;integrazione alimentare di ubiquinone possa in qualche modo risultare utile in presenza di cardiopatia ischemica.</p>
<p>La <strong>carenza di coenzima Q,</strong> o coenzima Q, può comportare problemi di natura cardiovascolare. Spesso persone vittime di malattie cardiache denunciano una bassa concentrazione di coenzima Q. Altri effetti della carenza sono una stanchezza diffusa e problemi di natura respiratoria.</p>
<p>Non si registrano problemi dovuti a un <strong>eccesso di vitamina Q</strong>: le dosi oltre la norma vengono di norma espulse dall’organismo attraverso le urine.</p>
<p><strong>Avvertenze e possibili controindicazioni</strong>: il coenzima Q10 potrebbe ridurre l’efficacia di alcuni farmaci chemioterapici, aumentare l’effetto degli antipertensivi e ridurre l’efficacia del warfarin.</p>
<p>Assunto per via orale o applicato sulle gengive, il coenzima Q10 è considerato un ingrediente sicuro. Tuttavia può scatenare lievi effetti collaterali come fastidi allo stomaco, perdita dell’appetito, nausea, vomito o diarrea. Inoltre può scatenare rash cutanei e abbassare la pressione. La sua assunzione sarebbe controindicata durante l’allattamento e la chemioterapia e in caso di problemi di pressione o interventi chirurgici programmati.</p>
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		<title>Foglie di olivo &#124; Olea europaea L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/foglie-di-olivo-olea-europaea-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 15:12:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido elenolico]]></category>
		<category><![CDATA[antiossidante]]></category>
		<category><![CDATA[fitoalessine]]></category>
		<category><![CDATA[foglie di olivo]]></category>
		<category><![CDATA[idrossitirosolo]]></category>
		<category><![CDATA[oleuropeina]]></category>
		<category><![CDATA[ORAC]]></category>
		<category><![CDATA[polifenoli]]></category>
		<category><![CDATA[rutina]]></category>
		<category><![CDATA[tirosolo]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina P]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noto soprattutto per l’olio che si estrae dai suoi frutti, l’ulivo racchiude nelle sue foglie un tesoro altrettanto prezioso. L’uso delle foglie di olivo (Olea europea L.) a scopo medicinale è noto sin dai tempi antichi. Le foglie sono ricche di sostanze bioattive che esercitano effetti antinfiammatori, antiossidanti, insulino-sensibilizzanti e antipertensivi. In particolare, l’estratto di &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Noto soprattutto per l’olio che si estrae dai suoi frutti, l’ulivo racchiude nelle sue foglie un tesoro altrettanto prezioso.</p>
<p>L’uso delle <strong>foglie di olivo</strong> (<em>Olea europea</em> L.) a scopo medicinale è noto sin dai tempi antichi. Le foglie sono ricche di sostanze bioattive che esercitano <strong>effetti antinfiammatori, antiossidanti, insulino-sensibilizzanti e antipertensivi</strong>.</p>
<p>In particolare, l’estratto di foglie di olivo è caratterizzato da un alto contenuto di <strong>polifenoli</strong>, che sono micronutrienti antiossidanti presenti soprattutto negli alimenti di origine vegetale 2. La foglia di olivo (con la sua oleuropeina associata all’idrossitirosolo) è un potente antiossidante naturale.</p>
<p>I composti fenolici di maggiore importanza presenti nelle foglie di ulivo sono:</p>
<ul>
<li><strong>oleuropeina: è il principale polifenolo</strong> presente nelle foglie e nei frutti dell&#8217;olivo e responsabile del sapore amaro delle olive e delle foglie di olivo; la sua <strong>azione antiossidante</strong> è superiore a quella delle vitamina C e della Vitamina E.. Essa, come tutte le <strong>fitoalessine</strong>, possiede <strong>attività antimicrobica, fungicida e insetticida</strong>, fungendo da difesa contro infezioni e infestazioni. Alla oleuropeina vengono attribuite numerose proprietà, tra cui:
<ul>
<li>antiossidanti: le foglie di ulivo contengono anche molti fenoli, antiossidanti che neutralizzano l’azione dei radicali liberi;</li>
<li>antinfiammatorie e di sostegno al sistema immunitario: i fitochimici presenti nelle foglie d’olivo interagiscono per accelerare l’attività della vitamina C, che può svolgere meglio il suo compito e rafforzare i meccanismi di difesa dell’organismo;</li>
<li>antimicrobiche: l’oleuropeina e altri composti trovati nelle foglie di olivo sono particolarmente efficaci nella lotta contro vari microrganismi, come batteri e virus;</li>
<li>antitumorali: i principi attivi presenti nelle foglie di olivo possono inibire la proliferazione delle cellule tumorali, nei casi di cancro al seno in pazienti di sesso femminile, e delle cellule di melanoma in esperimenti effettuati sui topi;</li>
<li>preventive dell’osteoporosi: l’oleuropeina ha la capacità di stimolare la produzione delle cellule ossee (osteoblasti), impedendo così la perdita di densità ossea e aiutando a combattere l’osteoporosi;</li>
<li>anti-ipertensive: l’oleuropeina è in grado di rilassare i vasi sanguigni, abbassare la pressione sanguigna e prevenire la formazione di coaguli di sangue. Inoltre, l’estratto di foglie di olivo contribuisce a migliorare il flusso di sangue nelle arterie e di controllare i livelli di zucchero nel sangue;</li>
<li>neuroprotettive: avendo la capacità di accumularsi nel cervello, eserciterebbe un effetto protettivo contro lo stress ossidativo;</li>
<li>contribuirebbe a mantenere sotto controllo i valori di colesterolo aumentando i livelli di colesterolo buono (HDL).</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>idrossitirosolo </strong>è il polifenolo delle foglie di olivo più <strong>efficace nella neutralizzazione dei radicali liberi</strong>, seguito dall’oleuropeina e dal tirosolo. L&#8217;idrossitirosolo (1-(2-idrossi)etil-3,4-diidrossibenzene) è classificato come composto fitochimico esprimente <strong>fortissime proprietà antiossidanti</strong>. L&#8217;indice ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity, ovvero la capacità di assorbimento dell&#8217;ossigeno radicalico) per l&#8217;idrossitirosolo è pari a 40,000 µmolTE/g, circa dieci volte maggiore rispetto al tè verde e almeno due volte rispetto al CoQ10. è capace di attivare la formazione del glutatione, un forte agente antiossidante prodotto dalle stesse cellule del nostro organismo.</li>
</ul>
<p>L&#8217;EFSA (l&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha approvato l&#8217;uso dell&#8217;idrossitirosolo/polifenoli da olivo come <strong>sostanze in grado proteggere i lipidi presenti nel sangue dagli effetti nocivi dello stress ossidativo</strong>. L’Efsa precisa che questa indicazione può essere autorizzata solo per gli oli di oliva che contengono almeno 5 mg di idrossitirosolo e suoi derivati (ad esempio oleuropeina e tirosolo) ogni 20 g di olio di oliva. L&#8217;Efsa sottolinea inoltre che l&#8217;effetto benefico antiossidante si ottiene con l&#8217;assunzione giornaliera di 20 g di olio di oliva. L&#8217;idrossitirosolo è un inibitore della monoamminoossidasi B; nel cervello, è metabolizzato ad alcol omovanillico per azione dell&#8217;enzima catecolo O-metiltransferasi. L&#8217;idrossitirosolo è anche un metabolita del neurotrasmettitore dopamina; è in grado di contrastare l&#8217;effetto dell&#8217;invecchiamento sulla neurogenesi.</p>
<p>L’<strong>idrossitirosolo</strong>, considerato il secondo antiossidante più potente (dopo l’acido gallico), si ottiene da un composto, l’<strong>oleuropeina</strong>, attraverso una reazione chimica prodotta dall’acqua (idrolisi), ed è presente nell’olio d’oliva e nelle olive da tavola in concentrazioni variabili a seconda di diversi fattori tra cui la latitudine e l’altitudine del raccolto, la varietà di olive e la lavorazione. È naturalmente presente nell’organismo, di facile assorbimento (raggiunge il circolo sanguigno in 15 o 20 minuti) e non presenta problemi di accumulo o tossicità (viene eliminato attraverso i reni o il sistema digestivo circa 6-8 ore dopo il suo assorbimento).<br />
Nel 2012, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha riconosciuto il ruolo dell’idrossitirosolo nella protezione contro il meccanismo di ossidazione del colesterolo LDL da parte dei radicali liberi. Inoltre, il Ministero della Salute ha incluso l’idrossitirosolo e i polifenoli contenuti nell’olio d’oliva nell’elenco delle sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico.</p>
<ul>
<li><strong>tirosolo </strong>è una molecola di origine fenolica derivante dall’alcol 2-feniletilico presente nell’olio di oliva ma in alte concentrazioni soprattutto nelle foglie dell’ulivo (e nel vino rosso). Non sembra così potente come altri antiossidanti presenti nell&#8217;olio d&#8217;oliva, la sua maggiore concentrazione e buona biodisponibilità indicano che può avere un importante effetto complessivo. Avrebbe tuttavia un’azione regolatrice sul peso corporeo, con un effetto dimagrante in caso di sovrappeso e obesità, grazie alla stimolazione di enzimi cellulari che accelerano la mobilizzazione dei grassi dai tessuti di deposito, trasformandoli in lipidi di facile eliminazione, con produzione di energia e riducendo il desiderio compulsivo di cibo. Migliora le attività metaboliche degli organi principali (fegato, muscoli, cuore), sostiene le funzioni mentali, svolgendo un’azione antistress e antidepressiva. Riduce l’affaticamento intellettivo, produce un miglioramento della memoria, dell’attenzione, della concentrazione e delle prestazioni intellettuali in generale.</li>
<li><strong>acido elenolico</strong>: è un derivato dell&#8217;idrolisi dell&#8217;oleuropeina, un glucoside dal sapore amaro presente in tutta la pianta dell&#8217;olivo compresi i frutti (olive) ma concentrato soprattutto nelle foglie; è ritenuto un antiossidante che migliora la circolazione del sangue.</li>
<li><strong>rutina</strong> o vitamina P: svolge una forte azione antiossidante che aiuta a combattere patologie infettive dalle più semplici alle infezioni virali più importanti. Ha un notevole effetto benefico sulla microcircolazione (protegge dalla rottura dei capillari), rende il sangue più fluido inibendo gli effetti dannosi dell’obesità, del colesterolo e della glicemia elevata. Agisce inoltre sulla circolazione linfatica degli arti inferiori prevenendone il ristagno di liquidi. Ha inoltre proprietà antistaminica.</li>
</ul>
<p>L’albero dell’olivo ha sempre accompagnato la storia dell’uomo, e sono noti i molteplici utilizzi di questa pianta, di cui non veniva buttata via nessuna parte; con le frasche e le potature si riscaldavano gli ambienti, con i noccioli delle olive venivano fatti materassi e cuscini – tra l’altro di recente prodotti da molte aziende e che apportano benefici alla cervicale – e infine, con la parte residua dell’olio d’oliva, venivano alimentate le lampade.</p>
<p>I contadini di un tempo avevano l’abitudine di masticare alcune foglie d’olivo, ritenendole (giustamente) una protezione dai malanni (ad es., per abbassare la febbre e preparavano decotti antimicrobici) e che donava energia per affrontare il duro lavoro nei campi.</p>
<p>Oggi come allora, le foglie d’olivo, se assunte con regolarità, possono offrire molteplici benefici. Per fortuna, esistono diversi prodotti realizzati per poter apportare tutti i benefici delle foglie d’olivo all’organismo in maniera assolutamente bilanciata e naturale.</p>
<p><strong>Avvertenze</strong>:</p>
<ul>
<li>Per via delle sue proprietà ipotensive ed antiaggreganti, gli estratti ottenuti dalle foglie di olivo possono potenziare l’effetto farmacologico degli antipertensivi.</li>
<li>Un possibile effetto additivo può essere riscontrato anche nei pazienti sottoposti all’assunzione concomitante di farmaci antidiabetici ed estratti di foglie di olivo.</li>
</ul>
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