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	<title>antielmintico Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Cusso &#124; Hagenia abyssinica (Bruce) J.F. Gmel</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cusso-hagenia-abyssinica-bruce-j-f-gmel/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 11:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hagenia abyssinica (Bruce) J.F. Gmel, 1791 è una pianta della famiglia delle Rosaceae, nativa delle zone montane dell&#8217;Africa centrale e orientale. È l&#8217;unica specie del genere Hagenia. È conosciuta in inglese come sequoia africana, brayera, cusso, hagenia o kousso, in amarico come kosso e in swahili come mdobore o mlozilozi. Fornisce nutrimento a diverse larve &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Hagenia abyssinica</em> (Bruce) J.F. Gmel, 1791 è una pianta della famiglia delle <em>Rosaceae</em>, nativa delle zone montane dell&#8217;Africa centrale e orientale. È l&#8217;unica specie del genere <em>Hagenia</em>.</p>
<p>È conosciuta in inglese come <strong>sequoia africana</strong>, <strong>brayera</strong>, <strong>cusso</strong>, <strong>hagenia</strong> o <strong>kousso</strong>, in amarico come <strong>kosso</strong> e in swahili come <strong>mdobore</strong> o <strong>mlozilozi</strong>.</p>
<p>Fornisce nutrimento a diverse larve di lepidotteri, come l&#8217;<em>Agrotis segetum</em>.</p>
<p>La Hagenia è un albero snello che può raggiungere i 20 m di altezza, con un tronco basso, rami spessi, e una corteccia anch&#8217;essa spessa che tende a staccarsi. Le foglie possono raggiungere i 40 cm di lunghezza, con 7-13 foglioline di circa 10 cm, verde nella parte superiore e argentata e pelosa nella parte inferiore. I fiori possono essere di colori che vanno dal bianco all&#8217;arancione al rosato, raggruppati in racemi di circa 30-60 cm di lunghezza.</p>
<p>L’<em>Hagenia abyssinica </em>si trova in buona parte dell&#8217;Africa centro-orientale, con una distribuzione che va da Sudan ed Etiopia a nord attraverso Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi, Congo RD e Tanzania fino a Malawi e Zambia a sud. Prospera ad altitudini comprese fra i 2000 e i 3000 m, in aree dove le precipitazioni annue siano intorno ai 1000-1500 mm.</p>
<p>Dai fiori di Hagenia si ricava una medicina tradizionale detta <strong><em>kosso</em> </strong>(trascritto anche come <strong>kousso</strong> o <strong>cusso</strong>), che può essere utilizzata come <strong>antielmintico</strong> nella cura del verme solitario. Tale attività è dovuta alla presenza di <strong>cosotossina</strong>, composto floroglucinico e quindi simile ai principi attivi contenuti nel Felce maschio. Allorché la droga è fresca o di recente raccolta, la sua attività è piuttosto elevata e si manifesta contro le tenie (<em>solium</em>, mediocannellata, in particolare) e contro il Botriocefalo. La sua azione contro i nematodi (ascaridi, ossiuri) sarebbe invece dubbia; essa è infatti ammessa da alcuni AA. ma è negata da altri.</p>
<p>N.B. Questa pianta rientra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.</p>
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		<title>Kamala &#124; Mallotus philippinensis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/kamala-mallotus-philippinensis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2022 11:45:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Kamala (Mallotus philippensis (Lam.) Muell.Arg.) detto anche kameela, antico nome indù, è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae usata da lungo tempo in India e negli altri paesi di origine, come antielmintico attivo contro i platelminti in generale e le tenie in particolare, sulle quali sembra eserciti un’azione paralizzante dei nervi motori &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Kamala</strong> (<em>Mallotus philippensis</em> (Lam.) Muell.Arg.) detto anche <em>kameela</em>, antico nome indù, è una specie arborea appartenente alla famiglia delle <em>Euphorbiaceae</em> usata da lungo tempo in India e negli altri paesi di origine, come <strong>antielmintico</strong> attivo contro i platelminti in generale e le tenie in particolare, sulle quali sembra eserciti un’azione paralizzante dei nervi motori e dei muscoli. I principi attivi antielmintici della Kamala sono: <strong>rottlerina</strong> [= mallotossina] ed <strong>isorottlerina</strong>. La Kamala è dotata anche di un buon <strong>effetto purgativo</strong>, effetto che può essere violento allorché la droga venga somministrata a dosi elevate. A tali dosi può produrre nausea ma raramente vomito.</p>
<p>Il termine Mallotus è un termine neolatino proveniente dal greco <em>mallōtos</em> lanoso: batuffolo di lana.</p>
<p>L’epiteto specifico philippensis è dovuto alla sua origine attribuibile alle Filippine. La pianta si trova spesso nei margini della foresta pluviale o in aree con precipitazioni moderate o elevate. La sua distribuzione altimetrica oscilla dal livello del mare fino a circa 900 m s.l.m.. è una pianta probabilmente resistente al gelo in quanto persiste lungo insenature e calanchi sull’altopiano di Atherton in Australia. La si ritrova in Asia meridionale, sud-est asiatico, nonché in Afghanistan e Australia. Il limite più meridionale della distribuzione naturale è il Monte Keira, a sud di Sydney.</p>
<p>Il <em>Mallotus philippensis</em> è un piccolo albero o cespuglio di piccole o medie dimensioni che può raggiungere comunque anche 25 metri e un diametro del tronco di 40 cm. Il tronco si presenta scanalato ed irregolare alla base con corteccia di colore grigio, liscia o con rughe occasionali o protuberanze. I piccoli rami sono di colore marrone grigiastro, con peli coperti di colore ruggine verso l’estremità e cicatrici fogliari evidenti. Le foglie sono opposte sul gambo e di forma ovale-oblunga, di 4 – 12 cm di lunghezza e 2 – 7 cm di larghezza e parte terminale più appuntita. La superficie superiore è di colore verde senza peli, mentre quella inferiore di colore grigio chiaro. Alla lente d’ingrandimento, possono essere visibili piccole ghiandole rosse. Gli steli fogliari sono lunghi da 2 a 5 cm ed un po’ ispessiti ad entrambe le estremità. La prima vena fogliare su entrambi i lati della nervatura centrale si estende dalla base fogliare, per oltre la metà della lunghezza della foglia e nervature evidenti. I fiori sono portati in racemi, di 6 cm circa di lunghezza, e sono di colore giallo-marroni. I fiori maschili e femminili crescono su alberi separati. Il periodo di fioritura varia in funzione della zona dove cresce e varia da marzo ad aprile nelle Filippine a giugno – novembre nell’Australia sud-orientale. I frutti si formano circa tre mesi dopo la fioritura. Questi sono delle capsule a tre lobi, larghe da 6 a 9 mm, coperti di sostanza rossa polverulenta solubile in alcool, che produce un colorante rosso dorato adatto alla colorazione di seta e lana. All’interno dei frutti si trova un piccolo seme globulare nero in ciascuna delle tre parti della capsula; questi hanno un diametro da 2 a 3 mm.</p>
<p>Il <em>Mallotus philippensis</em> è una pianta coltivata ed utilizzata per produrre tinture rosse e rimedi erboristici. Da essa si estrae la <strong>rottlerina, </strong>un polifenolo naturale capace di causare un  arresto del ciclo cellulare in diverse cellule tumorali, mediante inibizione dell’attività trascrizionale di NFkB e conseguente downregolazione di ciclina D1. La Rottlerina ha anche effetti apoptotici causati da disaccoppiamento mitocondriale e/o stress del reticolo endoplasmatico e promuove autofagia tramite inibizione della via di mTOR.</p>
<p>Questa pianta è conosciuta con i nomi di: <strong>albero di kamala</strong> o <strong>kamala rosso</strong> o <strong><em>kumkum</em></strong>, a causa della copertura del frutto, che produce una tintura rossa, ed altri nomi locali. La polvere rossa di Kamala, che si trova sulle foglie di questa pianta, contiene molti componenti naturali decisamente interessanti quali <strong>fenoli e polifenoli, flavonoidi, cumarine</strong> ed ovviamente <strong>tannini</strong>. Le radici, gli steli e le foglie contengono acido prussico.</p>
<p>Fenoli e polifenoli sono agenti antisettici / antifungini, aiutano pertanto a proteggere il cuoio capelluto da attacchi microbici e dalle varie infezioni fungine, nonché a combattere efficacemente la forfora d’origine fungina origine ed a promuovere la rigenerazione cellulare, e quindi la crescita capillare.</p>
<p>I flavonoidi proteggono la pelle e capelli dalle radiazioni solari. Possono combattere il deterioramento delle fibre di collagene e cheratina ed hanno anche l’effetto di rallentare l’invecchiamento della pelle.</p>
<p>Le cumarine sono antiossidanti, aiutano a mantenere i capelli più lunghi ed in salute.</p>
<p>Questa pianta è stata usata anche come albero medicinale in India per secoli.</p>
<p>È una <strong>fonte di colorante</strong> che viene utilizzato per colorare seta e lana. È usato come antiossidante per gli oli vegetali. L’olio è usato come <strong>fissatore per capelli</strong> (è indicata per raggiungere tonalità di rosso molto vivaci) e aggiunto in unguento. L’olio di semi viene utilizzato in pitture e vernici. La pasta di semi viene utilizzata come letame.</p>
<p>Viene utilizzato nella medicina Ayurveda. Le foglie sono amare, rinfrescanti e appetitose. <strong>Il frutto è riscaldante, purgante, antielmintico, vulnerabile, detergente, maturo, carminativo</strong>, utile nel trattamento di bronchite, malattie addominali, ingrossamento della milza ecc.</p>
<p><strong>Nella tradizione ayurvedica, Red Kamala è quindi un antimicrobico, antiossidante, anti-infiammatorio, antiparassitario, antisettico, antifungino ed antiforfora, favorisce il ricambio cellulare e rallenta l’invecchiamento della pelle</strong> (che lo rende ottimo anche applicato in cute), utilizzato da secoli nelle zone in cui la pianta è conosciuta per le sue incredibili capacità.</p>
<p>Il principale uso medicinale di questa specie è una <strong>cura specifica per la tenia</strong>.</p>
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		<title>Betel &#124; Areca catechu</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/betel-areca-catechu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 08:53:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La palma di Betel  (Areca catechu L., 1753) è una palma originaria dell&#8217;India e della Malaysia, ma coltivata anche al di fuori del suo bacino di origine. Produce la noce di betel, utilizzata come stimolante in prevalenza in diversi Stati asiatici. Il fusto è sottile e non ramificato, alto fino a 30 m e largo circa &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>palma di Betel</strong>  (<strong><em>Areca catechu</em></strong> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Linneo">L.</a>, 1753) è una palma originaria dell&#8217;India e della Malaysia, ma coltivata anche al di fuori del suo bacino di origine. Produce la <strong>noce di betel</strong>, utilizzata come stimolante in prevalenza in diversi Stati asiatici.</p>
<p>Il fusto è sottile e non ramificato, alto fino a 30 m e largo circa 20 cm, inizialmente verde, poi grigiastro. Le foglie, disposte a corona alla sommità del fusto, sono pennate, con rachide rigido e arcuato, lunghe 1,5-2 metri. I fiori, di colore giallo, sono unisessuali, riuniti in infiorescenze che si sviluppano alla base delle foglie. I frutti sono duri, di colore rosso-arancio, ovoidali, con mesocarpo fibroso ed endocarpo sottile e legnoso che avvolge un unico seme.</p>
<p>Il seme, erroneamente chiamato noce di Betel, è considerato economicamente importante per le sue proprietà: oltre ad essere ricco di grassi, contiene molti tannini, uno di colore rosso, detto <strong>kuni</strong> o <strong>rosso-areca</strong>. Queste sostanze hanno la proprietà di stimolare la secrezione salivare e favorire la digestione, hanno <strong>effetti cardiotonici</strong> e <strong>azione vermifuga e astringente</strong>. Il seme viene usato per estrarne sostanze alcaloidi come il principio attivo <strong>arecolina</strong>, utilizzato come <strong>antielmintico</strong>, e l&#8217;<strong>arecaina</strong>.</p>
<p>Negli ultimi anni si è molto diffusa in Italia come ornamentale da appartamento.</p>
<p>Per questi motivi è largamente coltivata oltre che in India e Malaysia anche in molte altre regioni tropicali, non solo asiatiche, dal Pakistan fino alle isole meridionali del Pacifico e a Taiwan nonché in Africa.</p>
<p>Il consumo delle noci di Betel è una pratica molto antica, assai diffusa e profondamente radicata nei costumi di molte popolazioni indigene, tra le persone di ogni classe sociale. Il modo più comune di consumare le noci di betel è quello di tagliarle in fette sottili, avvolgerle nelle foglie di <strong>pepe di betel</strong> (<em>Piper betle L</em>.), preventivamente spolverate di calce, aggiungendo, talora, altre spezie, come cannella, noce moscata, cardamomo, catecù, ecc. Si ottiene, così, il vero e proprio betel, sotto forma di <strong>bocconcini che vengono masticati dopo i pasti per profumare l&#8217;alito e aiutare la digestione</strong>, spesso anche per consuetudini sociali o riti cerimoniali. La presenza delle foglie di pepe di betel aggiunge anche un blando <strong>effetto narcotico</strong>, oltre al <strong>sapore aromatico piccante</strong>.</p>
<p>Le noci di betel presentano, tuttavia, l&#8217;inconveniente di annerire i denti e tingere la saliva di rosso, come conseguenza dei <strong>tannini </strong>contenuti in abbondanza. Inoltre la masticazione delle noci di betel predispone al carcinoma della bocca e della laringe.</p>
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		<title>Melograno &#124; Punica Granatum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/melograno-punica-granatum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2022 14:07:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il melograno (nome scientifico Punica granatum) è una pianta appartenente alla famiglia delle Lythraceae (precedentemente in Punicaceae), originaria della regione compresa tra l&#8217;Iran e la catena himalayana, oltre presente sin dall&#8217;antichità nel Caucaso e nell&#8217;intera Macchia mediterranea. Il frutto viene chiamato melagrana ed è coltivato da molti millenni. L&#8217;unica altra specie appartenente a Punica è &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>melograno</strong> (nome scientifico <em>Punica granatum</em>) è una pianta appartenente alla famiglia delle Lythraceae (precedentemente in <em>Punicaceae</em>), originaria della regione compresa tra l&#8217;Iran e la catena himalayana, oltre presente sin dall&#8217;antichità nel Caucaso e nell&#8217;intera Macchia mediterranea. <strong>Il frutto viene chiamato melagrana</strong> ed è coltivato da molti millenni.</p>
<p>L&#8217;unica altra specie appartenente a Punica è la <em>Punica protopunica</em> (Melograno di Socotra), endemica dell&#8217;isola di Socotra, (Oceano Indiano). Differisce per avere fiori rossi, o rosa, di minori dimensioni, e frutti meno dolci.</p>
<p>Il nome <strong>melograno</strong> (<em>punica granatum</em>) deriva dal latino <em>malum</em> (mela) e <em>granatum</em> (che ha molti grani, semi). La forma del melograno ricorda in effetti quello della mela, ma con all’interno i numerosi chicchi dal gusto acidulo, chiamati <strong>arilli</strong>. Con il nome melograno si intende propriamente l’albero, il frutto viene chiamato <strong>melagrana</strong>.</p>
<p>Il nome di Genere <em>Punica</em> deriva invece dal fatto che la pianta fu importata  a Roma dalla regione geografica costiera della Tunisia, e della omonima popolazione, altrimenti chiamata cartaginese (popolazione di estrazione fenicia che colonizzò quel territorio nel VI a.C.); in effetti, <em>punicus</em> = “cartaginese, punico, fenicio” (i Fenici, che importarono la pianta dall’Iran, furono probabilmente i primi coltivatori a Cartagine, per cui i Romani la credettero originaria di quei luoghi; Plinio chiamava la pianta anche <em>malum punicum</em> = “mela cartaginese”, presumibilmente equivocando sulla sua origine) o da <em>puniceus</em> = “purpureo, scarlatto” [Virgilio et al.] (con allusione al colore del frutto ma soprattutto dei fiori e dei semi).</p>
<p>La <em>Punica granatum</em> è un grande arbusto o alberello cespuglioso a foglia caduca, eretto, con chioma arrotondata, a volte spinoso. Corteccia grigia che con il tempo si squama a chiazze più chiare, decorativa. Foglie opposte, oblunghe, di un bel colore verde brillante e lucide, con venature ramate da giovani, di una splendida colorazione gialla in autunno. Bellissima e vistosa fioritura estiva prolungata di fiori imbutiformi a 5 petali di colore arancio-rosso solitari o a mazzetti. Seguono frutti globosi giallo-rossi, molto decorativi sulla pianta, larghi fino a 12 cm., con all’interno semi rossi commestibili.</p>
<p>La radice del melograno (<em>Punica granatum</em>) è nota sin dall’antichità per le sue proprietà antielmintiche, in particolare nei confronti della tenia, attribuibili agli <strong>alcaloidi piperidinici</strong>. La melograna contiene il 78% di acqua, l’1,2% di grassi, 1,8% di proteine, il 4% di fibre, il 13,5% di zuccheri e lo 0,5% di ceneri. Il frutto del melograno è particolarmente ricco di sali minerali, quali potassio, manganese, zinco, rame, fosforo, ferro, magnesio, sodio, selenio e calcio, e vitamine B1, B2, B3, B5, B6, C, E, K e J (colina). È caratterizzato dalla presenza di sostanze benefiche per l’organismo come per esempio i <strong>flavonoidi</strong>, gli antiossidanti, vari tipi di acidi, tra cui l’<strong>acido ellagico </strong>e l’<strong>acido gallico</strong>, la <strong>punicalagina</strong> e la <strong>quercetina</strong> e altri principi attivi molto benefici che gli hanno fatto meritare il nome di “<strong>frutto della medicina</strong>”.</p>
<p>Da un punto di vista calorico 100 grammi di melagrana apportano 50-60 kcal.</p>
<p>Tra le proprietà e benefici del melograno rientrano:</p>
<ul>
<li><strong>vermifughe e antielmintiche, contro i parassiti intestinali; </strong>con le sue virtù antibatteriche e antivirali riduce gli effetti della placca dentale e protegge bocca e denti</li>
<li><strong>astringenti antidiarroiche </strong>grazie alla presenza di tannino. A tale scopo vengono anche utilizzate le foglie della pianta per preparare un tè con cui si curano i disturbi digestivi.</li>
<li><strong>anticoagulanti, antitrombotiche, antiallergiche, vasoprotettrici e gastroprotettrici;</strong> secondo taluni studi l’assunzione protratta nel tempo del suo succo sarebbe in grado di abbassare i livelli di colesterolo LDL, e aumentare il colesterolo HDL nel sangue, proteggendo il cuore dalla formazione di placche aterosclerotiche.</li>
<li><strong>antiossidanti </strong>attribuibili alla presenza di flavonoidi e antocianine che potrebbero giustificare un possibile ruolo della pianta nel trattamento dell’ipercolesterolemia e di patologie cardiovascolari</li>
<li><strong>anti-aging </strong>ovvero anti-invecchiamento: fin dall’antichità questo particolare frutto è stato simbolo di abbondanza e longevità</li>
<li><strong>antitumorali</strong>: attribuibili alla presenza di sostanze ad alta attività antitumorale come l’acido ellagico, i flavonoidi ed altre sostanze con proprietà antiossidanti che sembrano siano in grado di uccidere le cellule tumorali e di rallentarne la velocità di replicazione, giustificando un potenziale utilizzo del succo di melograno nel trattamento adiuvante del tumore mammario o prostatico</li>
<li><strong>antidepressive</strong>: sembra che alcune sostanze contenute nel succo stimolano i recettori della serotonina.</li>
</ul>
<p>Se i frutti sono particolarmente maturi, vi è un’elevata quantità di <strong>fitoestrogeni</strong>, utili nel combattere i sintomi della menopausa, come le vampate di calore, gli sbalzi d’umore, il nervosismo e il calo della libido.</p>
<p>Le proprietà benefiche di questo frutto sono innumerevoli e può essere inserito nella dieta come frutto nelle insalate, nei primi piatti (risotto alla melagrana), nelle pietanze (salmone alla melagrana) o come frutto in quanto tale per assaporare il sapore acidulo e dolce insieme.</p>
<p>Studi <em>in vitro</em>, condotti su epatociti umani e <em>in vivo</em>, su animali da esperimento, hanno evidenziato la capacità del succo di melograno di <strong>inibire l’attività delle isoforme CYP<sub>3</sub>A e CYP<sub>2</sub>C<sub>9</sub> del citocromo P450</strong> con una potenza simile a quella osservata per il succo di pompelmo. In un recente studio è stato infine dimostrato che la melograna riduce anche l’espressione del CYP<sub>1</sub>A<sub>2</sub>. Sulla base di tali dati, il succo di melograno dovrebbe essere utilizzato con cautela nei pazienti sottoposti alla somministrazione di farmaci metabolizzati da questi sistemi enzimatici anche se allo stato attuale non sono noti casi di interazioni tra farmaci ed estratti della pianta.</p>
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		<title>Felce maschio &#124; Dryopteris filix-mas</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/felce-maschio-dryopteris-filix-mas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2022 13:55:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[antielmintico]]></category>
		<category><![CDATA[felce]]></category>
		<category><![CDATA[filicina]]></category>
		<category><![CDATA[tossica]]></category>
		<category><![CDATA[uso veterinario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La felce maschio (Dryopteris filix-mas) è una pianta appartenente alla famiglia Dryopteridaceae. È una delle felci più comuni nei boschi ombrosi e freschi di castagno e di quercia. Forma rigogliosi cespugli che superano anche 1 m di altezza. Ha foglie monopennate, lunghe oltre 1 m, disposte a stella, pinnule frastagliate con bordi seghettati, sori reniformi. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>felce maschio</strong> (<em>Dryopteris filix-mas</em>) è una pianta appartenente alla famiglia <em>Dryopteridaceae</em>. È una delle felci più comuni nei boschi ombrosi e freschi di castagno e di quercia. Forma rigogliosi cespugli che superano anche 1 m di altezza. Ha foglie monopennate, lunghe oltre 1 m, disposte a stella, pinnule frastagliate con bordi seghettati, sori reniformi. Viene utilizzata anche come ornamentale nei giardini e nei vasi. Cresce ai margini dei ruscelli, su pietraie e in prati di altitudine, su suoli profondi e umiferi, piuttosto ricchi in composti azotati, dal livello del mare (ove è rara) alla fascia subalpina. I rizomi sono tossici e un tempo erano ampiamente usati come vermifugo. Il nome generico deriva dal greco “drys” (quercia) e “pterís” (ala, felce), e significa “felce delle querce”; il nome della specie allude alle fronde più tenaci di quelle della felce femmina.</p>
<p>Il nome deriva dal genere <em>Dryopteris</em>, dal greco <em>drys</em> (quercia) e <em>pteris</em> (felce); gli antichi greci designavano con questo nome una felce che cresceva alla base delle querce.</p>
<p>La droga vegetale è costituita dal rizoma suddiviso in pezzi cilindrici lunghi fino a 15 cm e del diametro di 2 cm. Alla superficie porta le palee, le radici avventizie e anche la base dei piccioli fogliari e risulta di sapore prima dolciastro e poi nauseante.</p>
<p>I principi attivi sono contenuti nell&#8217;<strong>oleoresina</strong> secreta dai piccoli peli unicellulari interni; da questa vengono estratti l&#8217;essenza e l&#8217;olio contenenti i derivati del <strong>floroglucinolo</strong> il cui insieme costituisce la <strong>filicina</strong> (24% dell&#8217;oleoresina).</p>
<p>Proprietà curative: la <strong>filicina</strong> è soprattutto attiva come <strong>antielmintico</strong> (in particolare contro la tenia) se assunta insieme a un purgante salino; risulta però assai <strong>tossica se assorbita a livello intestinale</strong> (non ingerirla a stomaco pieno, insieme ad alcool o a un purgante oleoso quale l&#8217;olio di ricino).</p>
<p><strong>L&#8217;uso attuale è soprattutto veterinario mentre quello umano è abbandonato.</strong></p>
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