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	<title>amaperbene Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Pungitopo &#124; Ruscus aculeatus L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 08:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rusco, o pungitopo (Ruscus aculeatus L.), è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse, appartenente alla famiglia delle Ruscaceae; è alto dai 30 agli 80 cm, con rizoma robusto, spesso ramificato e provvisto, nella parte inferiore, di grosse radici. I fusti, originati all&#8217;apice del rizoma, sono alti fino a 60 cm, hanno la &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>rusco</strong>, o <strong>pungitopo </strong>(<em>Ruscus aculeatus</em> L.), è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse, appartenente alla famiglia delle <em>Ruscaceae</em>; è alto dai 30 agli 80 cm, con rizoma robusto, spesso ramificato e provvisto, nella parte inferiore, di grosse radici. I fusti, originati all&#8217;apice del rizoma, sono alti fino a 60 cm, hanno la porzione basale lignificata e sono molto rigidi, semplici inferiormente e abbondantemente ramificati in alto. Quelle che sembrano foglie, in effetti, sono dei rametti appiattiti detti cladodi, che hanno preso la forma e la funzione delle foglie; sono ovali e terminano all&#8217;apice in una punta rigida e pungente; le nervature sono più o meno parallele. Le vere foglie sono molto piccole e inserite al centro dei cladodi, hanno forma triangolare o lanceolata e sono lunghe solo alcuni millimetri. I fiori, inseriti isolati o più raramente appaiati all&#8217;ascella delle vere foglie, hanno un involucro composto da 6 petali e sono tutti di colore verdastro. Il frutto è una bacca sferica di colore rosso vivo contenente 1-2 semi. Il nome fa riferimento al fatto che anticamente le sue foglie, taglienti, venivano messe attorno alle provviste, per salvaguardarle dai topi.</p>
<p>Originario dell’Europa, si trova nei boschi, prevalentemente su terreni calcarei, costituendo una delle componenti del sottobosco delle pinete e delle leccete.</p>
<p>L’apice dei cladodi è pungente, per questo la gente di campagna utilizzava il Rusco per tenere lontano i topi dalle cantine e dal cibo. Da questo uso deriva il nome volgare pungitopo ed anche, molto probabilmente, il nome <em>Ruscus.</em> Infatti sarebbe una contrazione della parola latina <em>rustiscus</em> che signica “delle campagne”. <em>Aculeatus</em> significa invece “che porta gli aculei”.</p>
<p>Il pungitopo viene coltivato come <strong>pianta ornamentale</strong>, soprattutto come <strong>decorazione durante le feste natalizie</strong>. <strong>I germogli</strong> di pungitopo, dal gusto amarognolo, raccolti da marzo a maggio, <strong>vengono utilizzati in cucina a mo&#8217; di asparagi</strong>, lessati per insalate, minestre e frittate.</p>
<p>I semi, opportunamente tostati, venivano un tempo impiegati come sostituti del caffè.</p>
<p>Le radici di rusco contengono <strong>ruscogenina</strong> e <strong>muroscagenina</strong>, <strong>sapogenina</strong>, acidi organici, calcio e sali di potassio, <strong>oli essenziali e resine</strong>, che hanno dimostrato efficaci <strong>proprietà vasoprotettrici</strong>, e <strong>antinfiammatorie</strong> sulla circolazione venosa periferica, unitamente ad una ottima tollerabilità. La pianta è impiegata nel trattamento dei disturbi associati all&#8217;<strong>insufficienza venosa cronica </strong>quali dolori e senso di pesantezza alle gambe, edema, prurito e crampi notturni ai polpacci. È utile contro le emorroidi e nelle turbe della circolazione retinica.</p>
<p>Il rusco presenta infatti una spiccata <strong>attività flebotonica</strong> data dalle <strong>ruscogenine</strong> (2% min.), che aumentano il tono venoso, rendendo più elastiche le pareti dei vasi, utili in caso di fragilità capillare; e inoltre riducono l&#8217;eccessiva permeabilità dei capillari, che provoca ristagni linfatici e cellulite.</p>
<p>Il rusco possiede anche proprietà antiedemigene e diuretiche indicate in caso di flebiti, gonfiore agli arti, eccesso di acidi urici che causano reumatismi e gotta.</p>
<p>Nella medicina popolare, per le doti diuretiche che possiede, è usato nella “<strong>composizione delle cinque radici</strong>”, che comprende pungitopo, prezzemolo, sedano, finocchio e asparago.</p>
<p><strong>Controindicazion</strong>i: se ne sconsiglia l’uso in gravidanza ed in caso di allergia individuale alla pianta. Per la presenza di saponine può provocare problemi gastro-intestinali come vomito e diarrea.</p>
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		<title>Verso una dieta amica del pianeta: la &#8220;Dieta Planeterranea”</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/verso-una-dieta-amica-del-pianeta-la-dieta-planeterranea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 09:31:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[Regimi Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini alimentari]]></category>
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		<category><![CDATA[Dieta Mediterranea]]></category>
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		<category><![CDATA[modello nutrizionale]]></category>
		<category><![CDATA[piramide nutrizionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un gruppo di ricercatori italiani, coordinati da Annamaria Colao, ordinario di Endocrinologia presso l’Università Federico II e presidente della Società Italiana di Endocrinologia (SIE), e composta da Claudia Vetrani, Giovanna Muscogiuri, Luigi Barrea, Antonia Tricopolou e Prisco Piscitelli ha proposto (Nature Italy, 10 maggio 2022) un programma di ricerca globale per un modello basato su &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un gruppo di ricercatori italiani, coordinati da Annamaria Colao, ordinario di Endocrinologia presso l’Università Federico II e presidente della Società Italiana di Endocrinologia (SIE), e composta da Claudia Vetrani, Giovanna Muscogiuri, Luigi Barrea, Antonia Tricopolou e Prisco Piscitelli ha proposto (Nature Italy, 10 maggio 2022) un programma di ricerca globale per un modello basato su adattamenti locali della Dieta Mediterranea.</p>
<p>I Ricercatori hanno avanzato la proposta dopo aver considerato che le carenze nutrizionali sono una delle principali preoccupazioni per la salute globale. In molte aree del mondo è complicato soddisfare il fabbisogno di nutrienti affidandosi solo ad alimenti disponibili localmente.</p>
<p>La Dieta Mediterranea (DM), riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell&#8217;UNESCO dal 2010, è caratterizzata da un modello nutrizionale sano, composto principalmente da olio d&#8217;oliva (come fonte di grassi insaturi), noci, legumi, verdure, cereali integrali, frutta fresca o secca, una quantità moderata di pesce, così come latticini, carne e vino rosso.</p>
<p>La DM è l&#8217;unica ad aver dimostrato scientificamente effetti positivi nella prevenzione di numerose patologie; in effetti, essa presenta comprovati benefici per la salute (la DM riduce del 30% il rischio di eventi cardiovascolari gravi come infarti e ictus, diminuisce di oltre il 50% la probabilità di tumore all&#8217;endometrio nelle donne, abbassa del 30% il pericolo di ammalarsi di diabete). Rappresenta anche un modello sostenibile di produzione e consumo alimentare, grazie all&#8217;uso di prodotti locali che possono aiutare a preservare la biodiversità e le risorse naturali, assieme alle colture o tradizioni locali. Tuttavia, adattare il modello della Dieta Mediterranea ai Paesi non mediterranei non è semplice.</p>
<p>L’obiettivo, sotto l’egida della Cattedra UNESCO di Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile dell&#8217;Università di Napoli, si propone di valutare, attraverso uno specifico programma di ricerca, la possibilità di promuovere a livello mondiale un modello alimentare sano e sostenibile, basato sulle proprietà nutrizionali della DM, ma implementato a livello locale utilizzando i prodotti alimentari disponibili nelle diverse aree del mondo. Per questo nuovo modello alimentare, coerente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite nell&#8217;Agenda 2030 e con i principi dell&#8217;economia circolare, è stato coniato il termine “<strong>Planeterranea</strong>”, a indicarne la portata globale e la validità ovunque nel mondo. Sana e sostenibile perché basata sulle proprietà nutrizionali della Dieta Mediterranea, potrà essere declinata a livello locale utilizzando i cibi disponibili nelle diverse aree del mondo, creando tante nuove piramidi alimentari “locali” in ogni angolo della Terra sarà possibile, ma rispettando i canoni della dieta mediterranea e restare in salute.</p>
<p>Molte persone che vivono nelle aree urbane hanno una dieta povera per qualità e varietà, in cui la maggior parte dell&#8217;apporto energetico proviene da cibi ad alto indice glicemico (es. riso bianco e patate), cibi ultra-processati ricchi di zucchero e grassi (es. cibi pronti, bevande zuccherate, dolci, patatine, caramelle, ecc.) Queste abitudini alimentari, sempre più frequenti anche nei Paesi mediterranei, sono una delle cause principali dell&#8217;epidemia mondiale di obesità (anche infantile), delle malattie metaboliche e cardiovascolari.</p>
<p>D&#8217;altro canto, in ogni parte del mondo è possibile trovare specifici frutti, verdure, legumi, cereali integrali e fonti di grassi insaturi con contenuti nutrizionali e caratteristiche simili a quelli tipici della DM, che probabilmente hanno anche simili benefici per la salute delle popolazioni.</p>
<p>In America Latina, l’<strong>avocado</strong>, la <strong>papaya</strong>, le <strong>banane verdi</strong>, e le <strong>bacche d’Acai</strong> rappresentano buone fonti di acidi grassi monoinsaturi (MUFA), micronutrienti e polifenoli. Per alcuni cereali dell&#8217;Africa centrale, come <strong>tapioca/manioca</strong> e <strong>teff</strong>, si pensa che favoriscano la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), come avviene per i cereali integrali tipici della DM. Inoltre, la <strong>quinoa</strong> è ricca di proteine e fornisce aminoacidi essenziali, con un contenuto di grassi limitato. L&#8217;<strong>olio di canola </strong>canadese, così come le <strong>noci pecan</strong>, contengono acidi grassi monoinsaturi e fitosteroli, e hanno dimostrato di abbassare il colesterolo LDL. Anche prodotti subtropicali popolari come i <strong>fagioli pinto</strong> e l&#8217;<strong>okra</strong>, ricchi di fibre e proteine, sono associati a livelli ridotti di colesterolo LDL e a una minore incidenza della sindrome metabolica o di eventi cardiovascolari.</p>
<p>I <strong>semi di sesamo</strong> e la <strong>soia</strong>, tradizionalmente usati in Asia, contengono composti bioattivi e sostanze antiossidanti in grado di ridurre l&#8217;ipertensione, lo stress ossidativo, la resistenza all&#8217;insulina e i marcatori infiammatori. Le <strong>macroalghe marine</strong> (cioè <strong>alghe</strong> e <strong>wakame</strong>) e la spirulina sono ampiamente consumate nei Paesi orientali e rappresentano una fonte importante di polisaccaridi complessi, minerali, proteine e vitamine, con proprietà anticancro, antivirali, antiossidanti, antidiabetiche e antinfiammatorie. La <strong>noce di macadamia</strong> australiana, la <strong>prugna di Davidson</strong>, la <strong>bacca di pepe</strong>, il <strong>finger lime</strong>, e il <strong>bush tomato</strong> &#8211; ricchi di flavonoidi, vitamine e minerali &#8211; presentano attività antiossidante e antinfiammatoria e sono già utilizzati come alimenti funzionali e nutraceutici.</p>
<p>Su questa base, i Ricercatori ritengono che le verdure, la frutta, i cereali e i grassi insaturi disponibili in diverse parti del mondo possano essere combinati per mettere a punto paradigmi nutrizionali locali, basati su prove scientifiche. Si punta a definire diverse &#8220;<strong>piramidi nutrizionali</strong>&#8220;, basate sugli alimenti disponibili localmente, che presentino le stesse proprietà nutrizionali e gli stessi benefici per la salute (assieme a processi produttivi rispettosi dell&#8217;ambiente) osservati per la Dieta Mediterranea.</p>
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		<title>Quant’è buono il cioccolato fondente!</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/quante-buono-il-cioccolato-fondente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 09:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cioccolato fondente fa bene sotto tanti punti di vista: al sistema cardiovascolare, all’umore e al palato; migliora la qualità della vita e ne allunga la durata. Stiamo parlando ovviamente del “cioccolato amaro extrafondente” o “cioccolato nero”, quello che contiene almeno il 70-80% di cacao, un alimento molto ricco di grassi sia saturi, come l’acido &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il cioccolato fondente fa bene</strong> sotto tanti punti di vista: al sistema cardiovascolare, all’umore e al palato; migliora la qualità della vita e ne allunga la durata. Stiamo parlando ovviamente del “cioccolato amaro extrafondente” o “cioccolato nero”, quello che contiene almeno il 70-80% di cacao, un alimento molto ricco di grassi sia saturi, come l’acido stearico e quello palmitico, e sia monoinsaturi, come l’acido oleico, presente anche nell’olio di oliva, dotato di proprietà antinfiammatorie  e antinfiammatorie (queste sarebbero annullate dalla presenza di latte che cattura le epicatechine (flavonoidi) impedendone l’assorbimento nell’intestino).</p>
<p>Il cioccolato fondente</p>
<ul>
<li><strong>allunga la vita </strong>esercitando un’influenza diretta sui geni che allungano la vita</li>
<li>chi consuma più cioccolato ha un rischio di mortalità, dal punto di vista cardiovascolare, ridotto della metà rispetto a chi ne consuma meno, ma soprattutto vivrebbe più a lungo, indipendentemente dalle malattie considerate.</li>
<li><strong>fa bene al sistema cardiovascolare</strong>
<ul>
<li>chi consuma più cioccolato presenta valori più bassi di pressione arteriosa e, quindi, un minor rischio di eventi cardiovascolari quali infarto e ictus; inoltre l’ epicatechina agisce sulle fibre muscolari del cuore consentendo alle arterie di mantenersi flessibili e dilatate; inoltre presenta un miglioramento del rapporto colesterolo HDL (aumentato)/LDL (ridotto); a questo contribuisce anche la vitamina B3, che provoca una diminuzione dei trigliceridi</li>
<li>l’azione antiossidante dei flavonoidi, coadiuvati dal calcio e dalla vitamina E, hanno il merito di limitare il formarsi di leucotrieni (sostanze responsabili della formazione dei coaguli), favorendo una migliore fluidificazione del sangue.</li>
</ul>
</li>
<li>grazie al contenuto elevato di triptofano (precursore)<strong> stimola la produzione di serotonina</strong> (c.d. ormone del buonumore) e svolge, dunque, sul sistema nervoso un’azione eccitante ed antidepressiva naturale. Inoltre, il contenuto di teobromina produce effetti euforizzanti con notevoli benefìci contro l’affaticamento; la presenza di caffeina può migliorare la resistenza durante l’esercizio fisico, aumentare la concentrazione e diminuire l’insorgenza di stanchezza e affaticamento; la presenza di sostanze come anandamide e feniletilamina procurano, inoltre, al cervello, senso di piacere e benessere.</li>
<li><strong>migliora le performance sportive</strong> migliorando l’ossigenazione dei tessuti e incrementando quindi l’apporto di sangue ai muscoli e migliorandone il recupero</li>
<li><strong>protegge dalle malattie neurodegenerative</strong> come la demenza senile e l’Alzheimer, grazie alla capacità di stimolare la produzione di ossido nitrico che potrebbe inibire o diminuire la produzione di beta amiloide</li>
<li><strong>aiuta a mantenere il peso forma</strong>. Nonostante sia un alimento calorico, se introdotto nelle giuste quantità e abbinato a costante attività fisica, il cioccolato non solo non fa ingrassare ma, al contrario, pare essere un valido alleato nella perdita di peso agendo sulla produzione di grelina, ormone responsabile del senso della fame, e riducendo l’assorbimento di grassi e carboidrati, soprattutto nei soggetti in sovrappeso.</li>
<li>ritarda l’invecchiamento della pelle mantenendone l’elasticità grazie al contenuto in flavonoli e soprattutto, la quercetina, in combinazione con gli antiossidanti</li>
<li><strong>aiuta a prevenire le malattie oncologiche</strong> riducendo lo stato di infiammazione cronica</li>
<li>rappresenta un valido aiuto nella gestione del diabete mellito di tipo 2, migliorando la sensibilità all’insulina dei tessuti periferici e stimolando la produzione di insulina.</li>
<li><strong>fa bene all’intestino</strong> operando sul microbiota intestinale con aumento dei lattobacilli e dei bifidobatteri</li>
<li>è ritenuto da sempre un cibo afrodisiaco.</li>
</ul>
<p>Tuttavia, trattasi pur sempre di un prodotto calorico (le calorie del cioccolato fondente sono 545 ogni 100 grammi di alimento) per cui deve consumato nelle giuste quantità, scegliendo il cioccolato con la  maggiore percentuale di cacao (con almeno il 70/80% di cacao) e la minore quantità di zucchero (meno è meglio). Per quanto riguarda la quantità necessaria ad ottenere benefici, essendo un alimento piuttosto calorico, si consiglia di non consumarne oltre i 10/15 gr al giorno se mangiato regolarmente (pari a circa 2-3 quadratini di una barretta), in alternativa si possono mangiare fino a 30 gr di cioccolato in un giorno, considerando però un uso sporadico dell’alimento.</p>
<p>Il cioccolato fondente, nonostante tutte le proprietà, non è tuttavia  un alimento adatto a chi soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo, ulcere e sindrome del colon irritabile.</p>
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		<title>Per un uso razionale e sostenibile dell’acqua: evitare gli sprechi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/per-un-uso-razionale-e-sostenibile-dellacqua-evitare-gli-sprechi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 09:18:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acqua, bevande e bibite]]></category>
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		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è un bene di valore inestimabile perché fonte di vita: nell&#8217;acqua hanno avuto origine i primi esseri viventi apparsi sulla Terra; dove c&#8217;è acqua c&#8217;è vita; dove l&#8217;acqua manca non possono vivere né piante né animali. Malgrado la qualità dell’acqua nella rete idrica nazionale sia molto elevata, gli italiani continuano a preferire l’acqua minerale &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è un bene di valore inestimabile perché fonte di vita: nell&#8217;acqua hanno avuto origine i primi esseri viventi apparsi sulla Terra; dove c&#8217;è acqua c&#8217;è vita; dove l&#8217;acqua manca non possono vivere né piante né animali.</p>
<p>Malgrado la qualità dell’acqua nella rete idrica nazionale sia molto elevata, gli italiani continuano a preferire l’acqua minerale della bottiglia, fino ad esserne tra i più grandi consumatori al mondo.</p>
<p>L’Italia si conferma il primo paese in Europa, seguita da Germania e Ungheria, e il terzo al mondo, dopo Messico e Thailandia, per consumo di acqua in bottiglia con una media di 221 litri l’anno a persona. Il dato assume maggior rilevanza considerando che in Messico e in Thailandia non ci sono reali alternative all’acqua in bottiglia a causa del limitato accesso all’acqua potabile della popolazione. La straordinarietà del dato è evidente se confrontato alla media europea, di poco superiore ai 100 litri all’anno. La Svezia con 10 litri pro capite è il paese europeo che ne consuma meno.</p>
<p>Alcuni studi attestano che 9 italiani su 10 bevono acqua minerale in bottiglia, 8 su 10 ne bevono in media almeno mezzo litro al giorno e di questi 7 su 10 preferiscono acqua naturale, senza aggiunta di anidride carbonica.</p>
<p>Negli ultimi 10 anni le vendite totali delle acque minerali in bottiglia è raddoppiato, passando dai 5 miliardi nel 2009 ai 10 miliardi del 2019, con un trend costante.</p>
<p>L’acqua è sì il bene comune più prezioso in natura, un elemento indispensabile per la vita, ma è anche un patrimonio dell’umanità esauribile e per questo va tutelato e preservato, facendone un uso razionale e parsimonioso. Purtroppo, la possibilità di disporne con facilità nelle nostre abitazioni ci induce spesso sottovalutarne l&#8217;importanza. Un momento di riflessione ci viene offerto dai cambiamenti climatici che uniti ai sempre maggiori fabbisogni di acqua stanno provocando un deterioramento delle risorse di acqua dolce in termini di quantità (sfruttamento eccessivo o siccità) e di qualità (inquinamento ed eutrofizzazione).</p>
<p>Diventa allora imperativo un uso dell’acqua sostenibile e razionale che ognuno di noi può e deve attuare attraverso semplici ma importanti comportamenti ed azioni, sia in ambito domestico che extra domestico. Ecco allora alcuni consigli.</p>
<p><strong>Consigli per un uso razionale e sostenibile dell’acqua, e per evitare gli sprechi</strong></p>
<ol>
<li><strong>Quella che esce dal vostro rubinetto è un’acqua di qualità e una risorsa preziosa: utilizzala</strong>.
<ul>
<li>sappi che usarla consapevolmente è una scelta di civiltà e di rispetto.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="2">
<li><strong>Installa i frangigetto sui rubinetti</strong>
<ul>
<li>installare un piccolo miscelatore sul tuo rubinetto consentirà di mescolare l’aria e l’acqua in modo facile e veloce (rubinetti areati consentono di risparmiare acqua pur mantenendo la stessa pressione ma dimezzando i consumi).</li>
<li>applicare un frangigetto ai rubinetti di casa è un’operazione semplice e poco costosa, che fa risparmiare circa 6000 litri d’acqua ogni anno.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="3">
<li><strong>Cura la manutenzione della rete idrica domestica</strong>
<ul>
<li>Un erogatore che funziona male può essere la causa di un silenzioso e continuo spreco d’acqua. Ripara i rubinetti che gocciolano.
<ul>
<li>Un rubinetto che gocciola o un water che perde acqua non vanno trascurati.
<ul>
<li>Un esempio: al ritmo 90 gocce al minuto si sprecano 4000 litri di acqua in un anno, una media che varia tra i 30/100 litri giorno.</li>
</ul>
</li>
<li>Anche lo scarico del wc può avere dei difetti e perdere acqua. In questi casi chiama subito il tuo idraulico per un controllo e la sostituzione dei pezzi che non funzionano più.</li>
<li>Una corretta manutenzione, il controllo delle guarnizioni e, se necessario, una piccola riparazione fanno risparmiare acqua potabile. Per accertarsi di non avere perdite d’acqua è sufficiente chiudere tutti i rubinetti e controllare che il contatore non giri, cioè che non registri prelievi d’acqua.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="4">
<li><strong>In bagno, scegli uno sciacquone con lo scarico differenziato e doppio pulsante</strong>.
<ul>
<li>Il 20-30% dei consumi domestici ha luogo con lo scarico del W.C. Ogni volta che si aziona, si consumano oltre 10 litri d’acqua e spesso solo per un pezzettino di carta.</li>
<li>Il sistema a sciacquone, che non permette di controllare l’acqua scaricata, andrebbe sostituito con le nuove cassette ad incasso a due tasti, o con tasto per il rilascio differenziato.
<ul>
<li>In alternativa, si può ridurre il livello d’acqua nelle cassette del W.C. abbassando il galleggiante; potrai, così, risparmiare fino a 26.000 litri di acqua in un anno.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="5">
<li><strong>Preferisci la doccia al bagno e non la vasca da bagno</strong>
<ul>
<li>Il consumo d’acqua per un bagno può essere fino a quattro volte superiore rispetto a quello per una doccia (ovviamente, dipende dalla durata della doccia). Una vasca da bagno contiene 100-160 litri d’acqua, mentre una doccia di 5 minuti fa consumare 75-90 litri ed una di 3 minuti 35-50 litri. Per un ulteriore risparmio, sono in vendita nuove doccette dotate di riduttori di portata.</li>
<li>Per ridurre i consumi d’acqua in bagno, tieni aperto il rubinetto solo per il tempo necessario e chiudi il soffione mentre ti stai insaponando.</li>
<li>Se poi riesci a ridurre i tempi della doccia…</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="6">
<li><strong>Chiudi sempre </strong><strong>il rubinetto dell’acqua quando non serve </strong>
<ul>
<li>Quando ci si lava i denti o ci si rade la barba, il rubinetto va tenuto aperto solo per il tempo necessario. Invece, per risciacquare il rasoio mentre ti radi, ti consigliamo di riempire prima il lavandino con poca acqua. Può sembrare banale, ma il risparmio dell’acqua passa proprio attraverso questi piccoli gesti.
<ul>
<li>È sufficiente mettere un tappo al lavabo e lavarsi i denti facendo scorrere l’acqua per accorgersi di quanta acqua vada sprecata in quello che sembra un periodo di tempo molto breve, si calcola che la dispersione sia pari a 30 litri (30 bottiglie di acqua da un litro).</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="7">
<li><strong>Usa acqua corrente solo quando serve</strong>
<ul>
<li>Il consiglio precedente vale anche in cucina. Per lavare i piatti non è indispensabile usare l’acqua corrente; conviene raccogliere la giusta quantità nel lavello o in una bacinella e, automaticamente, si risparmieranno alcune migliaia di litri all’anno.</li>
<li>In alternativa si dovrebbe chiudere il rubinetto ogni qualvolta non si sciacqua una stoviglia.</li>
<li>Inoltre, usare l’acqua di cottura di pasta e patate per lavare piatti e stoviglie, che ha un forte potere sgrassante, permette non solo un risparmio idrico ed energetico, ma anche di detersivi.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="8">
<li><strong>Utilizza elettrodomestici funzionali e a pieno carico</strong>
<ul>
<li>Per utilizzare al meglio lavatrici e lavastoviglie si dovrebbe metterle in funzione solo quando sono a pieno carico. Infatti una lavatrice o una lavastoviglie consumano per il lavaggio e per il risciacquo la stessa quantità d’acqua sia a metà che a pieno carico. In questo modo, oltre all’acqua, si risparmia anche energia elettrica.</li>
<li>Inoltre, occorre essere attenti al momento dell’acquisto, preferendo lavatrici e lavastoviglie che garantiscano un minor consumo d’acqua a parità di risultati.</li>
<li>Pulisci periodicamente il filtro dell’elettrodomestico.</li>
<li>Occhio anche alla quantità di detersivo utilizzato: lavatrici e lavastoviglie di buona qualità funzionano perfettamente anche solo con la metà della dose indicata nelle confezioni. Evita inoltre i lavaggi a temperature molto elevate: temperature intorno ai 50-60 gradi sono più che sufficienti e fanno durare di più i tessuti.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="9">
<li><strong>Limita l’utilizzo acqua per irrigare giardini o riempire piscine private</strong>
<ul>
<li>Nel caso fosse strettamente necessario usare l’acqua a tale scopo, si possono impostare gli impianti automatici in modo che entrino in funzione in un orario compreso dalle 00 alle 05.00 del mattino.</li>
<li>Far verificare annualmente l’intero impianto di ricircolo da tecnici abilitati e controllare con metodicità il numero dei rabbocchi e la quantità d’acqua integrata.
<ul>
<li>Se tale operazione si dovesse verificare per l’intero periodo estivo con una frequenza molto ravvicinata vuol dire che la vostra struttura potrebbe avere delle fessurazioni che fanno disperdere la risorsa.</li>
</ul>
</li>
<li>Innaffiare le piante di sera o bagnare il prato quando il sole è calato permette all’acqua di evaporare più lentamente ottenendo un maggior assorbimento da parte del terreno.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="10">
<li><strong>Lava le verdure dentro un contenitore e riutilizza l’acqua ogni volta che puoi</strong>
<ul>
<li>Invece di usare l’acqua corrente, riempi un contenitore con il minimo quantitativo necessario e lava verdure e stoviglie qui dentro.</li>
<li>Riutilizza l’acqua di cottura proprio per sciacquare piatti e padelle.</li>
<li>Utilizza l’acqua che avanza dal lavaggio delle verdure può esserti utile per innaffiare le piante in balcone.</li>
<li>Utilizza l’acqua del deumidificatore o del condizionatore per il ferro da stiro, per lavare i pavimenti.</li>
<li>Raccogli l’acqua mentre si scalda
<ul>
<li>Capita spesso di far scorrere il rubinetto in attesa dell’acqua calda. Da oggi inizia a raccogliere quella fredda che esce e utilizzala per lavare i pavimenti, innaffiare le piante o per qualsiasi altra faccenda di casa.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ol>
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		<title>Nutraceutici, integratori, e botanicals: considerazioni in merito</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/nutraceutici-integratori-e-botanicals-considerazioni-in-merito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 11:17:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mancanza di una chiara definizione legislativa ha fatto sì che sotto il termine “nutraceutico”  vengano compresi disparati prodotti naturali, quali alimenti funzionali, alimenti fortificati e soprattutto gli integratori alimentari (ad esempio prodotti contenenti fibre, aminoacidi, minerali, vitamine ed estratti naturali, prevalentemente di origine vegetale), che costituiscono il gruppo predominante della categoria[1]. E’ pur vero &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La mancanza di una chiara definizione legislativa ha fatto sì che sotto il termine “nutraceutico”  vengano compresi disparati prodotti naturali, quali alimenti funzionali, alimenti fortificati e soprattutto gli integratori alimentari (ad esempio prodotti contenenti fibre, aminoacidi, minerali, vitamine ed estratti naturali, prevalentemente di origine vegetale), che costituiscono il gruppo predominante della categoria<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>E’ pur vero che i nutraceutici rappresentano una classe di prodotti abbastanza ampia e poco omogenea; per semplificare, possono essere suddivisi in due grosse categorie.:</p>
<ol>
<li>gli <strong>integratori autentici</strong>, cioè vitamine, aminoacidi e minerali, i quali hanno un valore nutrizionale e sono generalmente sicuri a dosaggi appropriati.</li>
<li>i composti/estratti naturali (spesso di origine vegetale, denominati <strong>botanicals</strong>), che non integrano la dieta, ma hanno azioni farmacologiche proprie.</li>
</ol>
<p>L’inclusione di composti ed estratti vegetali nella categoria degli integratori alimentari è stata oggetto di critica poiché gli estratti vegetali non integrano la dieta, ma contengono molecole farmacologicamente attive che li rendono più simili ai farmaci.</p>
<p>Gli <strong>integratori</strong> alimentari sono dei prodotti specifici, che vanno assunti oltre la regolare alimentazione, quando alcuni principi nutritivi sono carenti o assenti nella dieta.</p>
<p>I <strong>nutraceutici</strong>, sono prodotti che coniugando nutrizione e farmaceutica  hanno una funzione benefica dimostrata sulla salute umana, inclusa la prevenzione e/o il trattamento di malattie. I nutraceutici vengono comunemente anche definiti “alimento-farmaco” ovvero alimenti o prodotti composti da una o più componenti nutrizionali selezionate in base alle proprietà curative di principi attivi naturali.</p>
<p>Gli <strong>alimenti funzionali</strong>, detti anche “functional food“, “designed food” o alicamenti (dall’unione delle parole alimento e medicamento), <strong>sono quegli alimenti che – oltre alle comuni proprietà nutrizionali &#8211; svolgono azione benefica e/o protettiva su una o più funzioni dell’organismo; s</strong>ono alimenti, freschi o trasformati, naturalmente ricchi di molecole che hanno proprietà benefiche e protettive per l&#8217;organismo, importanti nella pratica nutrizionale perché, se inseriti in un regime alimentare equilibrato, svolgono un&#8217;azione preventiva sulla salute. Per essere definiti “funzionali”, occorre che le proprietà benefiche di questi alimenti siano state dimostrate scientificamente.</p>
<p>Pertanto la differenza fra integratori e nutraceutici è sostanziale.</p>
<p>I nutraceutici vengono generalmente utilizzati per prevenire le malattie croniche e i disturbi periodici, come quelli della perimenopausa e menopausa, oppure, per migliorare lo stato di salute, ritardare il processo di invecchiamento e aumentare l’aspettativa di vita.</p>
<p>La seconda critica che viene mossa è che, purtroppo, gli integratori alimentari non seguono il percorso tipico dei farmaci tradizionali, per i quali sono richieste varie fasi cliniche di sperimentazione che, nel loro insieme, richiedono molti anni di studio prima di raggiungere tutti i dati necessari per avere l’autorizzazione all’uso sull’uomo. Ai fini della vendita, per gli integratori è richiesta solo una notifica al Ministero della Salute, con la documentazione relativa alla materia prima, al processo di preparazione, all’uso tradizionale e alla storia del consumo, alla sicurezza del prodotto nelle modalità d’uso raccomandate, alle possibili interazioni con altri componenti del prodotto, della dieta o con farmaci (senza tuttavia fornire dati di studi al riguardo ma solo in base ai dati disponibili dalla letteratura scientifica), ed altri dettagli farmaceutici.</p>
<p>Occorre però ricordare che gli <strong>integratori alimentari</strong> non possono rivendicare un effetto terapeutico, ma solo un “effetto fisiologico”, che consiste nel sostenere il normale funzionamento dell’organismo: non a caso il termine stesso parla di integrazione e non sostituzione funzionale. A titolo di esempio, nelle linee guida ministeriali di riferimento, per indicare cosa si intende per effetti fisiologici, si cita, “rilassamento (sonno) in caso di stress, nel caso del la <em>Valeriana officinalis</em> (valeriana)”, mentre nel caso dell’<em>Allium sativum </em>(aglio), c’è scritto “Normale circolazione del sangue. Metabolismo dei lipidi”, senza riferimenti ad eventuali proprietà preventive e/o curative in caso di insonnia (valeriana) o di ipercolesterolemia (aglio).</p>
<p>Però, alcuni estratti vegetali sono farmaci a tutti gli effetti, mentre altri sono commercializzati come dispositivi medici.</p>
<p>Infatti, non tutti gli estratti vegetali sono commercializzati come integratori alimentari. Alcuni di essi sono in commercio con lo status di medicinale. A questa categoria appartengono i medicinali di origine vegetale e i medicinali tradizionali di origine vegetale.</p>
<p>I <strong>medicinali di origine vegetale</strong> (detti anche <strong>fitoterapici</strong>) sono venduti esclusivamente nelle farmacie (per alcuni è richiesta anche la presentazione di ricetta medica). Questi possono essere autorizzati esclusivamente se viene dimostrato che il preparato ha un impiego medico ben consolidato nella Comunità Europea da almeno 10 anni, con efficacia riconosciuta e con un accettabile livello di sicurezza. Alcuni esempi sono Centellase® (un fitoterapico a base di estratto di Centella asiatica, usato come vasoprotettore), Permixon® (a base di estratto di <em>Serenoa repens</em> e utilizzato nell’iperplasia prostatica benigna) e Legalon® (epatoprotettore a base di estratto di <em>Silybum marianum</em>).</p>
<p>I medicinali tradizionali di origine vegetale (o fitoterapici tradizionali) sono classificati come fitoterapici con livello di efficacia non provato ma plausibile, sulla base di un utilizzo documentato da almeno 30 anni, di cui almeno 15 nella Comunità Europea.</p>
<p><strong>Sono</strong> quindi <strong>medicinali il cui utilizzo si basa essenzialmente sull’uso tradizionale</strong>. Hanno indicazioni d’uso che non devono prevedere la supervisione medica. Ai fini dell’immissione in commercio non sono richieste prove di sicurezza ed efficacia purché siano dimostrati dati di sicurezza sufficienti e un’efficacia plausibile sulla base dei dati di letteratura. <strong>Il prodotto deve riportare in etichetta la dicitura “Basato esclusivamente sull’uso tradizionale”.</strong></p>
<p>Tra i pochi medicinali tradizionali vegetali in Italia troviamo Kaloba® (Pelargonium sidoides, una varietà di geranio proveniente dal Sudafrica, indicato contro i sintomi di raffreddore, tosse e mal di gola).</p>
<p>Infine, alcuni estratti vegetali, il cui meccanismo d’azione principale è chimico o chimico/fisico (ad esempio il cosiddetto “effetto barriera”), vengono commercializzati sotto la categoria dei <strong>dispositivi medici</strong>. Un esempio è Grintuss®, un prodotto per la tosse a base di grindelia (<em>Grindelia robusta</em>), piantaggine (<em>Plantago lanceolata</em>) ed elicriso (<em>Helichrysum italicum</em>).</p>
<p>L’assenza di evidenze cliniche di efficacia come per i farmaci tradizionali, espone gli integratori alimentari alla possibilità di causare eventi avversi, per la presenza di sostanze attive e potenzialmente in grado di causare un pericolo per la salute umana (soprattutto se adoperati in modo improprio).</p>
<p>Inoltre non va dimenticato che gli integratori alimentari possono interagire sia dal punto di vista farmacocinetico (interferenze con i processi di assunzione, distribuzione, metabolismo ed eliminazione dei farmaci) che farmacodinamico (interferenze con il meccanismo d’azione dei farmaci) con altri farmaci (ad es., l’iperico (<em>Hypericum perforatum</em>) può ridurre la concentrazione plasmatica dell’immunosoppressore ciclosporina e così essere causa di episodi di rigetto o ridurre l’efficacia della pillola anticoncezionale, con conseguente gravidanza indesiderata).</p>
<ol>
<li><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a>Andrew, R. and Izzo, A.A., Principles of pharmacological research of nutraceuticals. Br J Pharmacol, 2017. 174:1177-1194. doi: 10.1111/bph.13779</li>
</ol>
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		<title>Sai come conservare gli alimenti nel frigorifero di casa?</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sai-come-conservare-gli-alimenti-nel-frigorifero-di-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 10:56:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una corretta utilizzazione del frigorifero di casa consente di conservare il cibo e di poterlo consumare in tutta sicurezza in tempi relativamente lunghi. Bastano pochi accorgimenti. In primo luogo, poni grande attenzione al rispetto della catena del freddo in tutte le fasi. Verifica la temperatura all’interno del tuo frigorifero: si dovrebbe aggirare intorno ai 4-5 &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una corretta utilizzazione del frigorifero di casa consente di conservare il cibo e di poterlo consumare in tutta sicurezza in tempi relativamente lunghi. Bastano pochi accorgimenti.</p>
<ol>
<li>In primo luogo, <strong>poni grande attenzione al rispetto della catena del freddo in tutte le fasi</strong>. <strong>Verifica la temperatura all’interno del tuo frigorifero</strong>: si dovrebbe aggirare intorno ai 4-5 °C (raggiungibili sulla mensola centrale) per conservare nel modo migliore i tuoi cibi. Il frigorifero deve essere posizionato lontano da fonti di calore e leggermente discostato dal muro. Aprilo solo al bisogno e richiudilo in tempi brevi. Non tenere aperta a lungo la porta per evitare un rialzo termico indesiderato che può essere causa di formazione di brina.E’ comunque importante mantenere pulito il frigorifero pulendolo periodicamente con prodotti idonei (prodotti specifici o semplicemente acqua e bicarbonato e/o aceto).<br />
Mantenere il frigorifero pulito e senza accumuli di ghiaccio sulle pareti ne assicura il perfetto funzionamento e il mantenimento della temperatura di refrigerazione. Il libretto di istruzioni del tuo elettrodomestico ti indicherà come effettuare una corretta manutenzione.</li>
</ol>
<p>I modelli più recenti dispongono di un display che riporta la temperatura interna del frigorifero: se il tuo non è così equipaggiato, poni un normale termometro sui diversi ripiani e scomparti: in questo modo potrai verificarne l’efficienza e regolarne la potenza, abbassando la temperatura interna.</p>
<p>Questo perché la temperatura non è la stessa in ogni punto del frigorifero ma varia da scomparto a scomparto; la temperatura media ottimale è intorno ai 4 – 5° C nella parte centrale; nella mensola più bassa, la temperatura scende intorno ai 2°C; nella parte più alta, come pure nei cassetti in basso, la temperatura va dagli 8° ai 10 °C; gli scompartimenti nell’interno della porta sono i meno freddi e la temperatura si aggira tra i 10° e i 15 °C.</p>
<ol start="2">
<li><strong>Per conservare al meglio i cibi nel frigorifero</strong> di casa, non ammassarli ma <strong>disponili correttamente</strong>; in questo modo li conservi meglio e riduci anche sprechi. Tieni presente che in Italia oltre il 50% dello spreco generato nell’intera filiera agroalimentare avviene tra le mura domestiche, proprio a causa della cattiva conservazione degli alimenti. Molti non sanno come suddividere e conservare gli alimenti nel frigorifero e questo comporta una loro più rapida degradazione: ogni prodotto, infatti, dovrebbe essere riposto nel giusto scompartimento del frigorifero ad una precisa temperatura per conservare le sue caratteristiche e evitare che vada a male.E’ consigliabile mettere gli alimenti in piccoli contenitori, non troppo profondi, che si raffreddano in fretta perché grosse quantità di piatti pronti o di avanzi possono limitare la diffusione del freddo e consentire ai batteri di crescere nelle parti meno esposte.</li>
<li>Per sistemare bene gli alimenti nel frigo devi fare attenzione a riporre ogni alimento nello scomparto con la temperatura giusta perché <strong>ogni alimento ha </strong><strong>la sua “temperatura di conservazione”</strong>, così</li>
</ol>
<ul>
<li>Carne e pesce vanno posizionati nella parte più fredda (solitamente il comparto più in basso). Il pesce eviscerato e lavato, deve essere consumato entro 24 ore. La carne ha tempi di conservazione diversi a seconda del tipo di taglio e composizione: deve essere consumata entro 24 ore se macinata, entro 48 ore se di pollo o tacchino, entro 3 giorni nel caso di affettati non confezionati e carne fresca in genere.</li>
<li>La parte centrale (di solito 4-7 °C) è adatta a uova, latticini, dolci a base di creme e panna e agli alimenti da conservare in frigorifero “dopo l’apertura”.</li>
<li>Nella zona a temperatura maggiore (di solito il cassetto nella parte bassa) tra gli 8° ai 10° gradi vanno conservate le verdure e la frutta che possono essere danneggiate da temperature troppo basse; vanno consumate rapidamente per evitarne il deterioramento. Non lavare frutta o verdura prima di metterli in frigo; l’aumento di umidità favorisce la crescita delle muffe e dei batteri. I frutti possono in genere essere conservati a temperatura ambiente; quando raggiungono la maturazione è opportuno però riporli nel frigorifero per evitare rapide marcescenze e ammuffimenti.</li>
<li>Le mensole all’interno della porta sono i punti più caldi del frigorifero e sono destinati ai prodotti che necessitano solo di una leggera refrigerazione (es. bibite, burro, prodotti in tubetti).</li>
<li>Ovviamente gli alimenti surgelati ed i gelati vanno conservati nello scomparto riservato a -18°C.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong>Non conservare gli alimenti oltre la loro data di scadenza</strong>. Per i prodotti da conservare in frigorifero si parla di “scadenza”: è la data entro la quale un alimento può essere venduto e deve essere consumato. La data deve riportare, nell’ordine, il giorno, il mese ed eventualmente l’anno. Entro tale data il produttore garantisce la salubrità e le caratteristiche organolettiche del prodotto. Sulla confezione devono essere inoltre riportate le condizioni di conservazione ed eventualmente la temperatura in funzione della quale è stato determinato il periodo di validità. Viene indicato con la dicitura “<strong>da consumarsi entro</strong>”: è importante verificare questa data al momento dell’acquisto e durante la conservazione domestica ed eliminare i prodotti scaduti dal frigorifero.</li>
<li><strong>Consuma prima l’alimento che è stato acquistato per prima</strong> (è consigliabile mettere gli alimenti appena comprati dietro a quelli più vecchi, in modo di consumare prima le cose meno fresche) applicando la regola FIFO (<strong>First In, First Out</strong>) “chi prima entra, prima esce”.</li>
</ol>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>il latte (e la panna) vanno consumati entro la data di scadenza e, in ogni caso, dopo 2-3 giorni da quando la confezione è stata aperta;</li>
<li>il pesce va ben lavato, pulito e riposto in frigorifero in un contenitore o avvolto in una pellicola per alimenti e consumato entro 24 ore;</li>
<li>la carne va consumata entro 24 ore se macinata, entro 48 ore se di pollo o tacchino, entro 3 giorni nel caso di affettati non confezionati e carne fresca in genere;</li>
<li>la frutta e verdura vanno consumate rapidamente per evitare la perdita di vitamine e di altre sostanze antiossidanti;</li>
<li>le uova vanno consumate non oltre 30 giorni dalla data di deposizione.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ol start="6">
<li><strong>Il frigorifero non è indicato per qualsiasi alimento.</strong> Alcuni alimenti non hanno bisogno di essere refrigerati, anzi, potrebbero esserne danneggiati, come per esempio la frutta esotica, gli agrumi (il freddo può farli diventare amari), i pomodori, i fagiolini, i cetrioli e le zucchine; il pane diventa raffermo più velocemente con le basse temperature. Frutta e verdura che devono ancora maturare devono essere conservate a temperatura ambiente. Nel freezer possono essere conservati i cibi cotti che si intendono consumare anche dopo qualche settimana. I cibi surgelati, se non sono consumati immediatamente, devono essere messi nel freezer dove la temperatura scende sotto i – 10 °C. E’ però importante ricordare che gli alimenti, una volta scongelati, devono essere consumati e non riposti nuovamente nel freezer. Con il raffreddamento si ottiene un forte rallentamento delle reazioni biochimiche di degradazione ed anche un parziale blocco dello sviluppo dei microrganismi con il conseguente allungamento del periodo di “vita” dei nostri alimenti.</li>
<li><strong>Scongelare gli alimenti non a temperatura ambiente, ma nel frigorifero</strong>, tirandoli fuori dal congelatore la mattina per la sera o la sera per la mattina, oppure nel forno a microonde o anche (se in confezioni impermeabili) in acqua corrente fredda.</li>
<li><strong>Non riporre mai in frigorifero alimenti caldi</strong>. Se cucini, lascia raffreddare completamente le pietanze prima di riporle in frigorifero: eviterai che il vapore si condensi sul coperchio ricadendo sul cibo nonché bruschi innalzamenti di temperatura sul ripiano.</li>
<li><strong>Fai attenzione alle cross-contaminazioni</strong>. E’ molto importante tenere separati i vari alimenti (esempio frutta e verdura lontani da carne e pesce) onde evitare “contaminazioni crociate” tra i vari alimenti. E’ consigliabile mettere gli alimenti in piccoli contenitori, non troppo profondi, che si raffreddano in fretta perché grosse quantità di piatti pronti o di avanzi possono limitare la diffusione del freddo e consentire ai batteri di crescere nelle parti meno esposte. Separa gli alimenti crudi da quelli cotti o pronti. Evita di riporre gli alimenti semplicemente su di un piatto: potresti vedere gocce di liquido cadere da un ripiano a quello sottostante.</li>
<li><strong>Non</strong> cedere alla tentazione di <strong>fare scorte troppo abbondanti</strong>. Evita di sovraccaricare il frigorifero con troppi alimenti: quando fai la spesa ricorda sempre quanto può contenere e qual’è il tuo reale fabbisogno.</li>
</ol>
<p>L’aria fredda all’interno del frigo deve poter circolare liberamente intorno ai cibi; se non c’è sufficiente spazio tra i prodotti, l’aria non riuscirà a circolare e la corretta distribuzione della temperatura verrà ostacolata.</p>
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		<title>600.000 celiaci, ma 400.000 non sanno di esserlo</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/600-000-celiaci-ma-400-000-non-sanno-di-esserlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 10:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[anticorpi anti-endomisio]]></category>
		<category><![CDATA[anticorpi anti-transglutaminasi]]></category>
		<category><![CDATA[aplotipo HLA-DQ2/DQ8]]></category>
		<category><![CDATA[Celiachia]]></category>
		<category><![CDATA[malassorbimento]]></category>
		<category><![CDATA[reazione infiammatoria cronica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23088</guid>

					<description><![CDATA[<p>La celiachia è un’enteropatia auto–infiammatoria permanente, con tratti di auto-immunità, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine è una sostanza proteica presente in alcuni cereali, quali tutte le varietà di grano o frumento (compresi il farro e il grano khorasan, spesso commercializzato come kamut (R)), la segale, la spelta e il triticale. &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/600-000-celiaci-ma-400-000-non-sanno-di-esserlo/">600.000 celiaci, ma 400.000 non sanno di esserlo</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>celiachia</strong> <strong>è un’enteropatia auto–infiammatoria permanente, con tratti di auto-immunità, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti</strong>.</p>
<p>Il glutine è una sostanza proteica presente in alcuni cereali, quali tutte le varietà di grano o frumento (compresi il farro e il grano khorasan, spesso commercializzato come kamut (R)), la segale, la spelta e il triticale.</p>
<p>Nelle persone geneticamente predisposte, il glutine esercita una serie di reazioni immunologiche che culminano in una reazione infiammatoria cronica che danneggia i tessuti dell’intestino e porta alla scomparsa dei villi intestinali, importanti per l’assorbimento dei nutrienti. Viene così alterata la struttura e la funzionalità della mucosa dell’intestino tenue che compromette l’assorbimento degli alimenti e lo stato di nutrizione dell’intero organismo.</p>
<p>Un celiaco quindi, oltre al danno diretto, subisce un consistente danno indiretto perché non è in grado di assorbire sostanze nutritive (<strong>malassorbimento</strong>) e quindi rischia la malnutrizione.</p>
<p>Se non è diagnosticata tempestivamente e trattata in modo adeguato, la celiachia può avere conseguenze importanti, anche irreversibili.</p>
<p>La malattia celiaca ha una componente immunogenetica: in media, nei soggetti europei affetti, è presente l’eterodimero DQ2 (nel 90% dei casi) o DQ8 (nel 5-10% dei casi), codificati dal sistema HLA di classe II.</p>
<p>Per circa il 99% dei casi, chi non presenta tali varianti non è predisposto alla patologia, mentre gli individui con questi assetti vengono definiti suscettibili. I peptidi derivati dal glutine, particolarmente ricchi di glutammina, sono eccellenti substrati per l’enzima tTG (transglutaminasi tissutale), che hanno una maggiore affinità per le molecole HLA-DQ2 ed HLA- DQ8.</p>
<p>La determinazione dell’aplotipo HLA-DQ2/DQ8 riveste un ruolo fondamentale soprattutto nei familiari di I grado dei soggetti celiaci per escludere completamente i soggetti a rischio.</p>
<p>La diagnosi di celiachia inizia dal Medico (Mmg/Pediatra) che pone il sospetto diagnostico in base all’anamnesi e all’esame obiettivo. Posto il sospetto diagnostico, i test da eseguire sono il dosaggio plasmatico degli anticorpi anti-transglutaminasi di classe IgA e il dosaggio delle IgA totali (il 20% dei pazienti celiaci presenta deficit selettivo di IgA).</p>
<p>In caso di positività, si valuta la presenza di anticorpi anti-endomisio IgA nel sangue periferico e poi si esegue il test istologico della mucosa duodenale, tramite biopsia intestinale che permette di verificare il danneggiamento e l’atrofia dei villi intestinali.</p>
<p>Per arrivare alla diagnosi correttamente è fondamentale non eliminare il glutine dalla propria dieta prima di aver completato tutti gli accertamenti, compresa la biopsia intestinale. Togliere il glutine prima di aver terminato gli accertamenti può falsare i risultati della diagnosi</p>
<p>Nel caso di presenza della malattia all’interno di una famiglia, data la sua caratteristica trasmissione genetica, è opportuno effettuare uno screening degli anticorpi in tutti i parenti di primo grado del malato.</p>
<p>Riconosciuta dal 2005 come “malattia sociale”, la celiachia è la più frequente intolleranza alimentare a livello globale; l&#8217;unico modo per ottenere la remissione dei sintomi come pure l’unica terapia possibile è la dieta senza glutine per tutta la vita. E prima arriva la diagnosi, meglio è.</p>
<p>Purtroppo, come segnalato dall&#8217;Associazione italiana Celiachia in occasione della Settimana Mondiale della Celiachia (16 maggio 2022), in Italia si stima che la celiachia colpisca 600.000 celiaci, ma 400.000 non sanno di esserlo. Secondo le stime del Ministero della Salute, nel mondo ne soffre 1 persona su 100. Eppure ancora oggi questa malattia è ancora poco conosciuta ed è sotto diagnosticata.</p>
<p>La malattia può insorgere a qualsiasi età, anche avanzata. In molti casi, la malattia esordisce durante l’infanzia, con sintomi classici: diarrea cronica, mancanza di appetito, dolori addominali, malassorbimento, ritardo nella crescita. Nei bambini la celiachia si manifesta solitamente a distanza di circa qualche mese dalla prima introduzione del glutine nella dieta ma può presentarsi anche dopo il 2°-3° anno di vita.</p>
<p>Tuttavia esistono anche forme di insorgenza in età adulta, spesso più subdole e meno facili da riconoscere. Nella celiachia atipica, gli unici segni della malattia sono prevalentemente extra-intestinali.</p>
<p>La persona può presentare anemia, osteoporosi, problemi di fertilità, aborti ricorrenti, bassa statura, ulcere del cavo orale, osteoporosi, dolori articolari, dermatiti, fino a complicanze molto gravi quali l’epilessia con calcificazioni cerebrali o il linfoma intestinale. Talvolta, la celiachia è addirittura silente, quindi, per molto tempo non provoca sintomi eclatanti e viene scoperta per caso. Pertanto la celiachia può presentare un quadro clinico variabilissimo e non colpisce solo l&#8217;intestino, ma può coinvolgere tutto l&#8217;organismo.</p>
<p>Per iniziare a stare meglio è importante avere una corretta e veloce diagnosi. Purtroppo il percorso che porta alla diagnosi è ancora difficoltoso e lungo; in media occorrono sei anni per ricevere la diagnosi di celiachia e la pandemia Covid ha aggravato la situazione.</p>
<p>Per questo motivo l’Associazione Italiana Celiachia ha lanciato la SETTIMANA NAZIONALE DELLA CELIACHIA, un’iniziativa che mira ad aumentare la sensibilizzazione su questa patologia sistemica cronica a prevalente interessamento intestinale scatenata in chi è geneticamente predisposto dall’ingestione di cereali contenenti glutine.</p>
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		<title>Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.): sono sicuri per l’uomo e l’ambiente?</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/organismi-geneticamente-modificati-o-g-m-sono-sicuri-per-luomo-e-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 15:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>
		<category><![CDATA[Organismi Geneticamente Modificati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La risposta è: sì, avendo passato in rassegna tutta la letteratura scientifica prodotta sull’argomento negli ultimi trent’anni. Un Comitato Scientifico composto da scienziati di chiara fama, dopo aver analizzato migliaia di lavori, studi, testimonianze su ogni possibile aspetto riguardante la manipolazione genetica, è pervenuto a conclusioni univoche, che aiutano ad aumentare la fiducia del pubblico &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La risposta è: sì, avendo passato in rassegna tutta la letteratura scientifica prodotta sull’argomento negli ultimi trent’anni. Un Comitato Scientifico composto da scienziati di chiara fama, dopo aver analizzato migliaia di lavori, studi, testimonianze su ogni possibile aspetto riguardante la manipolazione genetica, è pervenuto a conclusioni univoche, che aiutano ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate.</p>
<p>Tuttavia, nonostante simili dati tanto incoraggianti, gli OGM continuano a sollevare perplessità, dubbi,  timori, ansie, paure e perfino pregiudizi che rasentano la fobia. A tutti Costoro va ribadito con forza che al momento non esiste alcuna evidenza significativa di rischi alla salute umana, animale o ambientale. Al contrario i dati indicano con chiarezza una serie di benefici correlati all’uso di OGM. Ad esempio, dati statistici e matematici alla mano evidenziano che il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale; inoltre la coltivazione della versione transgenica del cereale rende meno necessari trattamenti con pesticidi, garantisce rese superiori (dal 5,6 al 24,5 per cento) e contribuisce a ridurre la presenza di insetti dannosi; il prodotto, inoltre, contiene percentuali inferiori di sostanze tossiche, come micotossine (meno 28,8 per cento) e fumonisine (meno 30,6 per cento) che rischiano di contaminare gli alimenti e i mangimi animali rendendosi responsabili di fenomeni di tossicità acuta e cronica.</p>
<p>Per ulteriore chiarezza, ricordiamo alcuni dati essenziali. Per <strong>organismo geneticamente modificato</strong> (<strong>OGM)</strong> si intende un organismo, diverso da un essere umano, in cui il materiale genetico (DNA) è stato modificato in un modo differente da quanto avviene in natura, con l’accoppiamento e la ricombinazione genetica naturale. L’applicazione delle moderne biotecnologie permette di trasferire tratti di geni selezionati da un organismo all’altro, anche di specie non correlate, per esempio tra batteri e piante.</p>
<p>Gli OGM attualmente sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante, (mais, soia, colza e cotone), modificate geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno, come la resistenza a certi insetti o la tolleranza ad alcuni erbicidi.</p>
<p><strong>In Italia, ad oggi, nessuna di queste piante geneticamente modificate viene coltivata a fini commerciali</strong>, anche se è consentita la commercializzazione dei loro prodotti nel rispetto delle regole di etichettatura.</p>
<p>Un OGM o un suo prodotto derivato può essere immesso sul mercato europeo solo dopo che sia stato autorizzato sulla base di una procedura complessa, che comprende una valutazione del rischio per la salute umana e per l’ambiente. La normativa di riferimento in campo alimentare per il settore degli organismi geneticamente modificati è rappresentata principalmente dal <strong>Regolamento (CE) n. 1829/2003</strong> e dal <strong>Regolamento (CE) n. 1830/2003,</strong> entrambi in applicazione dal 18 aprile 2004.</p>
<p>Il Regolamento (CE) n. 1829/2003, relativo agli alimenti e ai mangimi GM, definisce, fra l’altro, la procedura di autorizzazione per l’immissione in commercio di un OGM o di un alimento o un mangime GM, stabilisce i requisiti specifici in materia di etichettatura e fissa la soglia di tolleranza della presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di OGM.</p>
<p>In virtù di tale disciplina comunitaria gli alimenti e mangimi GM possono essere immessi sul mercato solo previo rilascio di un’autorizzazione da parte della Commissione europea (CE) alle condizioni ed alle eventuali restrizioni riportate nell’autorizzazione stessa. La procedura di autorizzazione è centralizzata. Gli operatori interessati presentano una domanda di autorizzazione per ciascun OGM e i suoi possibili impieghi alimentari/mangimistici all’Autorità nazionale competente di uno Stato membro. Il dossier con le informazioni relative all’OGM è valutato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (<strong>EFSA</strong>) che invia il parere alla Commissione europea e agli Stati membri, mettendo a disposizione del pubblico il dossier per le eventuali osservazioni. Successivamente la CE predispone una proposta di Decisione da sottoporre all’approvazione degli Stati membri nelle opportune sedi comunitarie.</p>
<p>Dal momento in cui viene emanata la Decisione di autorizzazione l’OGM e i relativi prodotti oggetto della stessa possono essere immessi sul mercato europeo, quindi anche in Italia, alle condizioni previste nel provvedimento.</p>
<p>In conclusione, dalla mole di dati valutati, si conferma quanto affermato circa trent’anni fa, nel 2002, dall’allora direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la dottoressa Gro Harlem Burtland, che a proposito degli OGM affermava: “<strong>questi alimenti possono essere mangiati</strong>” <a href="http://www.afro.who.int/en/media-centre/pressreleases/item/457-who-director-general-speaks-on-gm-foods.html">http://www.afro.who.int/en/media-centre/pressreleases/item/457-who-director-general-speaks-on-gm-foods.html</a>. Difficilmente una personalità di quel livello si sarebbe esposta pubblicamente se non avesse avuto dati certi desunti da solide basi scientifiche ed il tempo infatti è stato galantuomo con la più giovane ex-primo ministro norvegese, medico ed ambientalista convinta tanto da aver redatto la prima definizione di “sviluppo sostenibile” ancora oggi tanto in voga.  In effetti, sulla base dei risultati dei progetti finanziati, ad oggi, <strong>non esiste alcuna evidenza scientifica che associ gli OGM con maggiori rischi per l&#8217;ambiente e la sicurezza alimentare</strong> rispetto alle piante e agli organismi convenzionali.</p>
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		<title>Indice glicemico e carico glicemico degli alimenti</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/indice-glicemico-e-carico-glicemico-degli-alimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 15:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolci e Dolcificanti]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[carboidrati]]></category>
		<category><![CDATA[carico glicemico]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[glicemia]]></category>
		<category><![CDATA[Indice glicemico]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome metabolica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;indice glicemico (IG) è un valore che esprime la rapidità con cui gli alimenti contenenti carboidrati fanno aumentare la concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia); è quindi un valore utile per orientarsi nelle scelte degli alimenti da consumare. Pertanto, l’indice glicemico (IG) aiuta a classificare gli alimenti che contengono i carboidrati in base allo loro &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>indice glicemico </strong>(IG) è un valore che <strong>esprime la rapidità con cui gli alimenti contenenti carboidrati fanno aumentare la concentrazione di glucosio nel sangue</strong> (glicemia); è quindi un valore utile per orientarsi nelle scelte degli alimenti da consumare. Pertanto, l’indice glicemico (IG) aiuta a classificare gli alimenti che contengono i carboidrati in base allo loro influenza sui livelli di glicemia.</p>
<p>I carboidrati per essere assorbiti e passare nella circolazione sanguigna devono essere trasformati in glucosio dagli enzimi digestivi. La digestione inizia in bocca con la masticazione e prosegue nel primo tratto dell&#8217;intestino, l&#8217;intestino tenue, dove gli alimenti arrivano dopo essere passati nello stomaco. L&#8217;aumento della glicemia, quindi, testimonia il livello di assorbimento del glucosio alimentare.</p>
<p>Non tutti i carboidrati infatti sono uguali: alcuni provocano un repentino innalzamento dei livelli di glicemia (<strong>alto indice glicemico</strong>); altri, invece, hanno un assorbimento più lento determinando un aumento più graduale dei livelli di glicemia <strong>(basso indice glicemico</strong>). Gli alimenti ad alto indice glicemico danno un minore senso di sazietà e tendono a far aumentare non solo i livelli di glucosio, ma anche di insulina (che tra le diverse funzioni stimola la lipogenesi ossia la sintesi degli acidi grassi). Gli alimenti a basso indice glicemico, invece, oltre a tenere la glicemia sotto controllo, sono anche in grado di mantenere il senso di sazietà per più tempo.</p>
<p><strong>La velocità con cui la glicemia sale dopo aver mangiato un alimento si esprime in percentuale</strong>, confrontandola con l’aumento determinato dalla somministrazione di una dose standard di glucosio (o di pane bianco), presa come riferimento (indice glicemico=100). Pertanto, ad esempio, un indice glicemico pari a 50 indica che l&#8217;alimento preso in esame aumenta la glicemia con una velocità che è la metà (il 50%) di quella del glucosio (zucchero semplice che aumenta la glicemia nel modo più veloce).</p>
<p>L&#8217;indice glicemico, quindi, varia</p>
<ul>
<li>a seconda dell&#8217;alimento preso in considerazione perché, in base alla sua composizione, cambia la velocità con cui i carboidrati in esso contenuti vengono digeriti e assimilati e la velocità con cui il glucosio rilasciato dai cibi passa nel sangue.</li>
<li>a seconda della sua consistenza, del metodo di cottura, della sua forma e composizione, della quantità di fibra presente, dalle trasformazioni industriali subite e dalla composizione degli altri alimenti assunti nello stesso pasto (anto più un prodotto industriale è lavorato e tanto maggiore sarà il suo indice glicemico).</li>
</ul>
<p>In linea di massima, <strong>alimenti che fanno aumentare la glicemia in modo rapido </strong>(es. zuccheri semplici)<strong>, hanno un alto indice glicemico, quelli che la fanno salire in modo più graduale </strong>(amidi) <strong>hanno un indice glicemico basso.</strong></p>
<p>È importante, però, chiarire che l’indice glicemico non tiene conto di quanto si alzano i livelli di glucosio nel sangue ma solo della velocità alla quale questo avviene.</p>
<p>Per questo motivo, un altro parametro da considerare, forse anche più importante dell&#8217;indice glicemico, è il <strong>carico glicemico</strong> che <strong>tiene conto della quantità di alimento che è stata mangiata</strong>. Il carico glicemico <strong>si ottiene</strong> molto facilmente <strong>moltiplicando l’indice glicemico per i grammi di carboidrati contenuti nella porzione dell’alimento che è stata consumata</strong>.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="123"><strong>Alimenti</strong></td>
<td width="170"><strong>Alimenti a basso indice glicemico</strong></p>
<p><strong>(≤ 55)</strong></td>
<td width="151"><strong>Alimenti a medio indice glicemico</strong></p>
<p><strong>(&gt;55 &#8211; &lt;70)</strong></td>
<td width="133"><strong>Alimenti ad alto indice glicemico (≥ 70)</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="123"></td>
<td width="170"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-25746 aligncenter" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/07/semaforo-verde.jpg" alt="" width="60" height="75" /></td>
<td width="151"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-25745 aligncenter" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/07/semaforo-giallo.jpg" alt="" width="62" height="73" /></td>
<td width="133"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-25744 aligncenter" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/07/semaforo-rosso.jpg" alt="" width="62" height="87" /></td>
</tr>
<tr>
<td width="123">Cereali</td>
<td width="170">orzo, pasta integrale, spaghetti al dente, quinoa, pasta all’uovo, pasta corta al dente, pasta con minestrone, mais dolce</td>
<td width="151">riso integrale bollito, pane integrale, pane integrale di segale, spaghetti/pasta scotta, farro, couscous, riso parboiled bollito, pane di grano saraceno</td>
<td width="133">pane di farro bianco, miglio, riso bianco bollito, pane bianco, Kamut</td>
</tr>
<tr>
<td width="123">Prodotti per colazione e/o snack</td>
<td width="170">fiocchi di avena, bastoncini di fibre per prima colazione</td>
<td width="151">cracker, fette biscottate, muesli</td>
<td width="133">cornflakes, cereali pronti con miele e riso soffiato, grissini, wafer</td>
</tr>
<tr>
<td width="123">Frutta</td>
<td width="170">ciliegie,  pompelmo,  mandarini, albicocche, melagrana,  arance, pere, prugne, fragole, mele, pesche, mango, fichi d’india, arachidi</td>
<td width="151">fichi , kiwi, uva nera, banane, ananas, melone cantalupo, papaya</td>
<td width="133">anguria</td>
</tr>
<tr>
<td width="123">Verdura</td>
<td width="170">peperoni, carote, pomodori, melanzane, cavolfiore, funghi, spinaci,  fagiolini (cornetti)</td>
<td width="151">minestrone, zucca, barbabietola rossa</td>
<td width="133"></td>
</tr>
<tr>
<td width="123">Legumi</td>
<td width="170">soia, fagioli, ceci, lenticchie, piselli</td>
<td width="151">fave</td>
<td width="133"></td>
</tr>
<tr>
<td width="123">Tuberi</td>
<td width="170"></td>
<td width="151">patate dolci</td>
<td width="133">patate bollite</td>
</tr>
<tr>
<td width="123">Latticini</td>
<td width="170">latte vaccino, latte parzialmente scremato, latte scremato, yogurt bianco e alla frutta</td>
<td width="151"></td>
<td width="133"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per chi soffre di obesità, sindrome metabolica, diabete o condizioni prediabetiche, indice glicemico e carico glicemico, possono aiutare a seguire un’alimentazione adeguata e a effettuare scelte alimentari più corrette e sane.</p>
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		<title>Smog, anche una breve esposizione può fare male alla salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/smog-anche-una-breve-esposizione-puo-fare-male-alla-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 15:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumentano le prove che lo smog, l&#8217;inquinamento da traffico urbano, mina la salute del cervello. Secondo i Ricercatori della Columbia University l&#8217;esposizione allo smog, anche per poche settimane, potrebbe compromettere le capacità cognitive degli anziani[1]. Tuttavia, secondo i ricercatori l&#8217;uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), come l&#8217;aspirina, potrebbe dare qualche forma di protezione da &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
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<p>Aumentano le prove che lo smog, l&#8217;inquinamento da traffico urbano, mina la salute del cervello. Secondo i Ricercatori della <em>Columbia University</em> <strong>l&#8217;esposizione allo smog, anche per poche settimane, potrebbe compromettere le capacità cognitive degli anziani</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Tuttavia, secondo i ricercatori l&#8217;uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), come l&#8217;aspirina, potrebbe dare qualche forma di protezione da questi effetti avversi.</p>
<p>Per compiere lo studio, il team di ricerca coordinato dall&#8217;italiano Andrea Baccarelli, ha esaminato le prestazioni cognitive di un campione composto da 954 uomini dell&#8217;area di Boston di età media 69 anni, tramite test cognitivi ripetuti. Dall&#8217;analisi è emerso che l&#8217;esposizione ad alti livelli di polveri sottili Pm2,5 fino a un mese prima del test è associata a una diminuzione dei punteggi in una serie di test, da quelli di memoria a quelli di fluidità verbale. Effetti simili sono stati riscontrati anche quando la concentrazione delle polveri sottili era rimasta sotto il livello di 10 microgrammi per metro cubo, indicato dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come il livello di allerta.</p>
<p>Gli uomini che hanno assunto Fans hanno sperimentato meno impatti negativi a breve termine dell&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento atmosferico sulla salute cognitiva rispetto al resto del campione, sebbene non vi fossero associazioni dirette tra il recente uso di Fans e le prestazioni cognitive. Ciò significa che l&#8217;esposizione a breve termine all&#8217;inquinamento può essere collegata ad alterazioni della funzionalità cognitiva e che i farmaci antinfiammatori non steroidei possono modificare questa relazione, forse riducendo l&#8217;infiammazione causata nel cervello dal particolato.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Gao X, Coull B, Lin X, Schwartz J, Baccarelli AA. Short-Term Exposure to Air Pollution May Impede Cognition; Aspirin Could Help. AGING, ENVIRONMENTAL HEALTH May 03 2021</p>
<p>Gao X, Coull B, Lin X, Vokonas  P,  Spiro A,  Hou L, Schwartz J, Baccarelli AA. Short-term air pollution, cognitive performance, and nonsteroidal anti-inflammatory drug use in the Veterans Affairs Normative Aging Study. Nat Aging 2021 May;1(5):430-437. doi: 10.1038/s43587-021-00060-4. Epub 2021 May 3.</p>
</div>
</div>
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