<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alzheimer Archivi - amaperbene.it</title>
	<atom:link href="https://www.amaperbene.it/tag/alzheimer/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/alzheimer/</link>
	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
	<lastBuildDate>Sat, 28 Sep 2024 10:24:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/04/cropped-icona-amaperbene-web-32x32.png</url>
	<title>Alzheimer Archivi - amaperbene.it</title>
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/alzheimer/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">233936611</site>	<item>
		<title>Il carotenoide fitoene mostra il potenziale nel rallentare la formazione della placca di Alzheimer e nell&#8217;aumentare la durata della vita</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/placca-di-alzheimer-e-nellaumentare-la-durata-della-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 10:24:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=31292</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il fitoene è un carotenoide incolore ampiamente disponibile da fonti alimentari &#8211; come pomodori, carote, albicocche, peperoni rossi, arance, mandarini e frutto della passione, tra gli altri &#8211; e un precursore per la sintesi di altri carotenoidi. È un composto che viene assorbito in modo efficiente e si trova in molti tessuti, inclusa la pelle, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/placca-di-alzheimer-e-nellaumentare-la-durata-della-vita/">Il carotenoide fitoene mostra il potenziale nel rallentare la formazione della placca di Alzheimer e nell&#8217;aumentare la durata della vita</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fitoene è un carotenoide incolore ampiamente disponibile da fonti alimentari &#8211; come pomodori, carote, albicocche, peperoni rossi, arance, mandarini e frutto della passione, tra gli altri &#8211; e un precursore per la sintesi di altri carotenoidi. È un composto che viene assorbito in modo efficiente e si trova in molti tessuti, inclusa la pelle, dove gli studi indicano che può proteggere dalle radiazioni ultraviolette. Sebbene presente ad alte concentrazioni in diversi tessuti, il fitoene è ampiamente considerato privo di attività fisiologica. Il<em> Caenorhabditis elegans</em> è un modello animale ampiamente utilizzato in biomedicina. Infatti, è stato determinante in importanti scoperte che sono state riconosciute con il premio Nobel, come la morte cellulare programmata, l&#8217;interferenza dell&#8217;RNA e le applicazioni della proteina GFP.</p>
<p>In questo lavoro ricercatori del gruppo <em>Colour and Food Quality</em> della Facoltà di Farmacia (Università di Siviglia), in collaborazione con il gruppo della Dott. ssa Marina Ezcurra presso l&#8217;Università del Kent (Regno Unito), hanno dimostrato che il carotenoide fitoene è bioattivo e ha proprietà anti-invecchiamento. In particolare, il fitoene aumenta la durata della vita del  nematode <em>Caenorhabditis elegans</em>, e può rallentare l&#8217;insorgenza della paralisi associata alla formazione di placche amiloidi in un modello di malattia di Alzheimer. In dettaglio, sono stati osservati aumenti della longevità tra il 10 e il 18,6% e diminuzioni dell&#8217;effetto proteotossico delle placche tra il 30 e il 40%.</p>
<p>Inoltre i ricercatori hanno dimostrato che anche gli estratti di due microalghe, <em>Chlorella sorokiniana</em> e <em>Dunaliella bardawil</em> . che contengono alti livelli di fitoene, hanno effetti protettivi simili al fitoene puro.</p>
<p>Pertanto questi risultati mostrano che il fitoene è una molecola bioattiva con effetti positivi sull&#8217;invecchiamento e sulla longevità. Inoltre gli estratti di microalghe ricchi di fitoene possono essere utilizzati per produrre alimenti o integratori che promuovono un invecchiamento sano e prevengono lo sviluppo di malattie croniche legate all&#8217;età.</p>
<p>Secondo la dott. ssa Paula Mapelli Brahm, &#8220;si tratta di risultati preliminari molto entusiasmanti&#8221;.</p>
<pre>Morón-Ortiz Á, Karamalegkos AA, Mapelli-Brahm P, Ezcurra M, Meléndez-Martínez AJ. Phytoene and Phytoene-Rich Microalgae Extracts Extend Lifespan in C. elegans and Protect against Amyloid-β Toxicity in an Alzheimer's Disease Model. Antioxidants (Basel). 2024 Jul 31;13(8):931. doi: 10.3390/antiox13080931. PMID: 39199177; PMCID: PMC11351246.</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/placca-di-alzheimer-e-nellaumentare-la-durata-della-vita/">Il carotenoide fitoene mostra il potenziale nel rallentare la formazione della placca di Alzheimer e nell&#8217;aumentare la durata della vita</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">31292</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Possibili benefici dell&#8217;olio di pesce sul cervello di anziani geneticamente predisposti all&#8217;Alzheimer</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/possibili-benefici-dellolio-di-pesce-sul-cervello-di-anziani-geneticamente-predisposti-allalzheimer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 10:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[olio di pesce]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=30934</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno studio clinico suggerisce che un sottogruppo di anziani con una predisposizione genetica al morbo di Alzheimer potrebbe trarre beneficio dagli integratori di olio di pesce. Uno studio clinico condotto presso l&#8217;Oregon Health &#38; Science University suggerisce che un sottogruppo di anziani con una predisposizione genetica al morbo di Alzheimer potrebbe trarre beneficio dagli integratori &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/possibili-benefici-dellolio-di-pesce-sul-cervello-di-anziani-geneticamente-predisposti-allalzheimer/">Possibili benefici dell&#8217;olio di pesce sul cervello di anziani geneticamente predisposti all&#8217;Alzheimer</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio clinico suggerisce che un sottogruppo di anziani con una predisposizione genetica al morbo di Alzheimer potrebbe trarre beneficio dagli integratori di olio di pesce.</p>
<p>Uno studio clinico condotto presso l&#8217;Oregon Health &amp; Science University suggerisce che un sottogruppo di anziani con una predisposizione genetica al morbo di Alzheimer potrebbe trarre beneficio dagli integratori di olio di pesce.</p>
<p>I risultati arrivano in concomitanza con affermazioni secondo cui gli integratori di olio di pesce possono migliorare la funzione cerebrale nelle persone con problemi di memoria. Lo studio non ha rilevato alcun beneficio statisticamente significativo per tutti gli anziani in generale. Tuttavia, tra coloro che sono stati arruolati nello studio e che sono portatori anche di un gene associato alla malattia di Alzheimer, ha mostrato una riduzione della rottura delle cellule nervose nel cervello.</p>
<p>Il coautore principale dello studio, proveniente dall&#8217;OHSU, ha affermato che l&#8217;olio di pesce potrebbe essere utile per le persone portatrici del gene <em>APOE4</em>, che indica un rischio più elevato di sviluppare l&#8217;Alzheimer, ma non necessariamente per tutti gli anziani.</p>
<p>&#8220;I nostri risultati hanno mostrato che nell&#8217;arco di tre anni non c&#8217;è stata una differenza statisticamente significativa tra il placebo e il gruppo che ha assunto olio di pesce&#8221;, ha affermato Lynne Shinto, ND, MPH, professore di neurologia presso la facoltà di medicina dell&#8217;OHSU. &#8220;Non penso che sarebbe dannoso, ma non direi che è necessario assumere olio di pesce per prevenire la demenza&#8221;.</p>
<p>Lo studio ha arruolato 102 partecipanti di 75 anni o più che avevano livelli ematici relativamente bassi di acidi grassi omega-3, che si trovano nell&#8217;olio di pesce. I partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica, o MRI, dei loro cervelli prima al momento dell&#8217;arruolamento e poi di nuovo alla conclusione dello studio triennale, per valutare la quantità di cambiamento nelle lesioni della sostanza bianca nel cervello. Queste lesioni possono inibire la distribuzione di nutrienti attraverso i vasi sanguigni al cervello, il che aumenta il rischio di sviluppare demenza più avanti nella vita.</p>
<p>I partecipanti arruolati nello studio presentavano livelli relativamente elevati di lesioni della sostanza bianca, ma erano altrimenti sani e non soffrivano di demenza.</p>
<p>Metà dei partecipanti assumeva integratori di olio di pesce arricchito di omega 3 ogni giorno, mentre l&#8217;altra metà assumeva un placebo a base di soia. Le due risonanze magnetiche che misuravano il grado di lesioni della sostanza bianca all&#8217;inizio e alla fine del periodo di studio hanno rilevato una leggera riduzione nella progressione di queste lesioni, ma non abbastanza da essere statisticamente significativa tra i due gruppi.</p>
<p>Tuttavia, tra i portatori di <em>APOE4</em>, i ricercatori hanno rilevato una drastica riduzione della degradazione dell&#8217;integrità delle cellule cerebrali già dopo un anno dal trattamento con olio di pesce, rispetto al gruppo che aveva assunto olio di soia.</p>
<p>&#8220;Questo è il primo studio di prevenzione della demenza che utilizza strumenti di prevenzione moderni, come un esame del sangue e una scansione cerebrale, per identificare non solo le persone ad alto rischio di demenza, ma anche quelle adatte a ricevere un intervento nutrizionale specifico&#8221;, ha affermato Gene Bowman, ND, MPH, direttore degli studi clinici e istruttore di neurologia presso il McCance Center for Brain Health, Massachusetts General Hospital e Harvard Medical School. &#8220;Il fatto che la rottura dell&#8217;integrità neuronale sia stata rallentata nelle persone randomizzate al trattamento con omega-3 che sono anche ad alto rischio di malattia di Alzheimer è notevole e giustifica uno studio clinico più ampio su popolazioni più diverse in futuro&#8221;.</p>
<pre>Fonte: Lynne H. Shinto, Charles F. Murchison, Lisa C. Silbert, Hiroko H. Dodge, David Lahna, William Rooney, Jeffrey Kaye, Joseph F. Quinn, Gene L. Bowman. ω-3 PUFA per la prevenzione secondaria delle lesioni della sostanza bianca e della rottura dell'integrità neuronale negli anziani. JAMA Network Open, 2024; 7 (8): e2426872 DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2024.26872</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/possibili-benefici-dellolio-di-pesce-sul-cervello-di-anziani-geneticamente-predisposti-allalzheimer/">Possibili benefici dell&#8217;olio di pesce sul cervello di anziani geneticamente predisposti all&#8217;Alzheimer</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">30934</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Scoperto un gene capace di ridurre fino al 70% il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/scoperto-un-gene-capace-di-ridurre-fino-al-70-il-rischio-di-sviluppare-la-malattia-di-alzheimer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 10:15:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=30035</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un gene potrebbe ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer fino al 70%. A scoprirlo sono stati i ricercatori della Columbia University, che hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica, coinvolgendo complessivamente 11mila persone. La variante protettiva identificata dallo studio si trova in un gene che produce fibronectina, un componente della &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/scoperto-un-gene-capace-di-ridurre-fino-al-70-il-rischio-di-sviluppare-la-malattia-di-alzheimer/">Scoperto un gene capace di ridurre fino al 70% il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un gene potrebbe ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer fino al 70%. A scoprirlo sono stati i ricercatori della Columbia University, che hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica, coinvolgendo complessivamente 11mila persone.</p>
<p>La variante protettiva identificata dallo studio si trova in un gene che produce fibronectina, un componente della barriera emato-encefalica, una membrana che circonda i vasi sanguigni del cervello e controlla il movimento delle sostanze dentro e fuori dal cervello.</p>
<p>La scoperta della variante protettiva, che sembra dunque legata alla migliore capacità di ripulire il cervello dalle tossine attraverso la barriera emato-encefalica, supporta le crescenti prove che i vasi sanguigni del cervello giocano un ruolo importante nella malattia di Alzheimer e potrebbero aprire una nuova direzione nello sviluppo di nuovi tipi di terapie in grado di imitare l&#8217;effetto protettivo del gene per prevenire o trattare la malattia.</p>
<p>La fibronectina è di solito presente nella barriera emato-encefalica in quantità molto limitate, ma è aumentata in grandi quantità nelle persone con Alzheimer. La variante identificata nel gene della fibronectina sembra proteggere dalla malattia impedendo l&#8217;accumulo eccessivo di fibronectina alla barriera emato-encefalica.</p>
<p>I ricercatori hanno confermato questa ipotesi in un modello di Alzheimer in pesci zebra e hanno altri studi in corso nei topi. Hanno anche scoperto che riducendo la fibronectina negli animali si aumentava la rimozione dell&#8217;amiloide, migliorando la malattia. &#8220;Questi risultati ci hanno dato l&#8217;idea che una terapia mirata alla fibronectina e che imita la variante protettiva potrebbe fornire una forte difesa contro la malattia nelle persone&#8221;, afferma il co-leader dello studio Richard Mayeux.</p>
<p>La malattia di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva: si caratterizza per un progressivo deterioramento della memoria e delle capacità cognitive e attualmente non è prevenibile; i farmaci disponibili influenzano solo marginalmente la gravità e la progressione della malattia che pertanto rimane sostanzialmente incurabile. Tuttavia, esiste un lungo periodo pre-sintomatico senza manifestazioni cliniche; solo in una fase più avanzata e alla morte compaiono nel cervello segni patologici evidenti.</p>
<p>Per questo, “determinare quali geni e reti genetiche contribuiscono all’Alzheimer potrebbe rivelare i percorsi biologici per lo sviluppo di farmaci e orientare lo sviluppo di metodi di test genetici per identificare i soggetti a maggior rischio”.</p>
<pre>Bhattarai, P., Gunasekaran, T.I., Belloy, M.E. et al. Rare genetic variation in fibronectin 1 (FN1) protects against APOEε4 in Alzheimer’s disease. Acta Neuropathol 147, 70 (2024). https://doi.org/10.1007/s00401-024-02721-1</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/scoperto-un-gene-capace-di-ridurre-fino-al-70-il-rischio-di-sviluppare-la-malattia-di-alzheimer/">Scoperto un gene capace di ridurre fino al 70% il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">30035</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La Dieta Mediterranea &#124; Effetti benefici sulla salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-dieta-mediterranea-effetti-benefici-sulla-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Mar 2023 17:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dieta Mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[Le Diete]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Ancel Keys]]></category>
		<category><![CDATA[aspettativa di vita]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[Frutta Secca]]></category>
		<category><![CDATA[fumo]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[infarto miocardico]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[malattie cardiovascolari]]></category>
		<category><![CDATA[malattie del benessere]]></category>
		<category><![CDATA[malattie neurodegenerative]]></category>
		<category><![CDATA[malattie tumorali]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[neoplasie]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[olio extra vergine di oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Parkinson]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome metabolica]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
		<category><![CDATA[vita sedentaria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=25617</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il primo a mettere in risalto gli effetti benefici della Dieta Mediterranea contro le “malattie del benessere” [Martínez-González et al, 2015] come obesità, aterosclerosi [Ros et al, 2014], ipertensione, diabete, nonché patologie cronico-degenerative, come demenza, Alzheimer e cancro è stato lo studioso americano Ancel Keys che osservò come le abitudini alimentari dei popoli di alcuni &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/la-dieta-mediterranea-effetti-benefici-sulla-salute/">La Dieta Mediterranea | Effetti benefici sulla salute</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo a mettere in risalto gli <b>effetti benefici della Dieta Mediterranea contro le “malattie del benessere”</b> [Martínez-González et al, 2015] come obesità, aterosclerosi [Ros et al, 2014], ipertensione, diabete, nonché patologie cronico-degenerative, come demenza, Alzheimer e cancro è stato lo studioso americano <b>Ancel Keys</b> che osservò come le abitudini alimentari dei popoli di alcuni Paesi del Mediterraneo fossero tra le più sane del mondo [Keys A, 1970]. Molte le conferme pervenute in seguito.<br />
L&#8217;aderenza ad un modello di Dieta Mediterranea si associa infatti ad un significativo miglioramento della salute così come dimostrato nello studio [Sofi et al., 2008] condotto su circa 1.500.000 di persone, con follow up variabile da 3 a 18 anni, che ha dimostrato una <b>riduzione pari al 13% sia per l&#8217;Alzheimer che per il Parkinson, al 6% della mortalità da cancro, al 9% per le malattie cardiovascolari ed ancora al 9% per la mortalità totale</b>.</p>
<p>I risultati dello studio “Prevenzione con la dieta mediterranea” (PREDIMED), pubblicati su <em>The New England Journal of Medicine</em>, hanno confermato che <b>la Dieta Mediterranea arricchita con olio extra vergine di oliva e frutta secca </b>(noci, nocciole e mandorle) <b>riduce del 30% il rischio di infarto miocardico, ictus o morte cardiovascolare </b>[Estruch R et al. 2018].<br />
Buona parte dei benefici sembrano correlati all’equilibrio dei componenti della dieta ed all’uso, quale condimento, dell’olio extravergine d’oliva (<b>EVOO</b>) che a sua volta è il condimento con il miglior equilibrio di grassi.<br />
L’EVOO è particolarmente ricco di acidi grassi monoinsaturi, che tra le sostanze grasse sono le più attive per la prevenzione dei disturbi cardiovascolari, e povero invece di grassi saturi, responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue e direttamente legati a problematiche come l’occlusione delle arterie, l’arteriosclerosi, l’infarto del miocardio. In particolare, l’EVOO ha un alto contenuto (tra il 55 e l’83%) in <b>acido oleico</b>, cui vengono attribuite gran parte delle proprietà salutistiche, compresa la capacità di combattere l’invecchiamento precoce [Virruso et al, 2014].</p>
<p>L’<b>acido oleico </b>(18 atomi di carbonio) è un acido grasso monoinsaturo, appartenente alla famiglia degli acidi grassi ω 9. Ha numerose proprietà per l’organismo umano, tra cui:</p>
<ul>
<li>aumenta la secrezione di bile (effetto colecistocinetico del drenaggio della bile), l’apporto di vitamina A, D e E, l’assorbimento delle altre vitamine;</li>
<li>inibisce la secrezione acida dello stomaco e l’ipermotilità;</li>
<li>mostra un buon livello di digeribilità (84%);</li>
<li>facilita l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino;</li>
<li>stimola l’attività pancreatica;</li>
<li>ha effetti antiossidanti;</li>
<li>aumenta la quantità di colesterolo HDL (acronimo dell’inglese High Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo buono”, e riduce la percentuale di colesterolo totale LDL (acronimo dell’inglese Low Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo cattivo”) [Covas MI et al, 2006]; in questo modo, rallenta lo sviluppo della malattia cardiaca, limita i rischi di occlusione delle arterie, la pressione arteriosa, il tasso di zucchero nel sangue, previene o limita l’insorgenza della trombosi, di ictus, i rischi di occlusione delle arterie, di infarto del miocardio [Weinbrenner et al, 2004; de la Torre-Carbot et al, 2010]. Un basso livello di ac. oleico nelle piastrine circolanti è un marker della patologia cardiovascolare ischemica.</li>
</ul>
<p><b>L’Efsa, </b>l’<b>Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare</b><b>, ha autorizzato l’impiego di prodotti a base di acido oleico con l’indicazione del mantenimento nella normalità dei livelli di colesterolo</b>; l’Autorità europea precisa infatti che “la sostituzione di grassi saturi nella dieta con grassi insaturi come l’acido oleico contribuisce al mantenimento dei normali livelli di colesterolo nel sangue”.</p>
<p>I grassi monoinsaturi, inoltre, rendono l’olio extravergine di oliva particolarmente resistente alle alterazioni. E’ stato anche documentato come l’assunzione di composti fenolici sia associato ad una ridotta formazione di prodotti dell’ossidazione del DNA [Machowetz et al, 2007], meccanismo alla base di molte forme di cancro.</p>
<p><b>Malattie tumorali</b><br />
Grazie all’elevato contenuto di grassi insaturi, fibre, vitamine e oligoelementi con azione anti-radicali liberi, la Dieta Mediterranea ha un importante potere anti-infiammatorio e anti-ossidante ed è in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro al seno [Toledo et al., 2015], di tumore della testa e del collo [Giraldi et al., 2017], di carcinoma dell’endometrio [Filomeno et al., 2015]. Invero, effetti benefici della Dieta mediterranea sono stati dimostrati su quasi tutti i tumori [Couto et al., 2011; Reedy et al., 2014], a partire dal tumore dello stomaco [Buckland et al., 2010; Praud et al., 2014], dell’esofago [Li et al., 2013], del colon-retto [Agnoli et al., 2013], della mammella [Fung et al., 2006].<br />
Molto importante lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, che significa “Investigazione prospettica europea sul cancro e la nutrizione): è il più vasto studio di popolazione condotto sui rapporti tra dieta e salute [Schwingshackl et al., 2017; Schwingshackl et al., 2015; Sofi F, Abbate R, Gensini GF, Casini A, 2010]. E’ coordinato dall&#8217;Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che fa parte dell&#8217;Organizzazione Mondiale per la Sanità, e vi hanno preso parte 520.000 persone provenienti da dieci paesi europei: Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito. Lo studio EPIC tenta di chiarire i rapporti tra dieta, fattori ambientali, stile di vita e incidenza di cancro e di altre malattie croniche. Gli autori dello studio hanno esaminato la relazione tra grado di aderenza alla dieta e incidenza di cancro su un campione di 25.623 soggetti. Per valutare il grado di aderenza alla Dieta Mediterranea tradizionale dei soggetti i ricercatori hanno utilizzato un questionario e assegnato un punteggio che va da 0 a 10. Un follow-up dopo quasi 8 anni ha rilevato 851 casi di cancro clinicamente confermati, e gli autori hanno potuto riscontrare che un più alto grado di aderenza alla dieta mediterranea si associa a una minore incidenza del cancro globale. In particolare, un incremento di due punti nel punteggio di aderenza alla Dieta corrisponde a una riduzione del 12% dell&#8217;incidenza di cancro. Lo studio EPIC ha inoltre evidenziato che <b>l’interazione tra i componenti della Dieta potrebbe avere effetti di maggiore entità che l’assunzione di singoli componenti della Dieta</b>. L’indagine dello studio EPIC, ancora in corso, fornirà preziose informazioni scientifiche sui rapporti tra alimentazione e malattie.</p>
<p><b>Malattie cardiovascolari</b><b> </b><br />
L’<b>efficacia della dieta mediterranea nel prevenire eventi cardiovascolari </b>è nota da tempo [Kris-Etherton et al., 2001]. L’aumento di consumo di cibi mediterranei ha inoltre diminuito sensibilmente il rischio di morte precoce in pazienti già colpiti da infarto del miocardio, questo indipendentemente da qualsiasi trattamento farmaceutico.</p>
<p>Uno dei primi indizi che le malattie coronariche sono influenzate dalla nutrizione risale al 1908, quando A. Ignatowski, scienziato russo, osservò come un alto apporto dietetico di colesterolo promuovesse l&#8217;insorgenza dell&#8217;aterosclerosi nei conigli [Ignatowski AI, 1908]. Nonostante ciò, la comprensione del legame tra dieta, aterosclerosi ed eventi cardiovascolari è relativamente recente [Dale et al., 2014].<br />
I primissimi studi clinici sono stati condotti solo negli anni &#8217;60 -&#8217;80 e si limitavano a comparare le abitudini alimentari della popolazione con diete caratterizzate da un basso contenuto di grassi totali e di grassi saturi: lo scopo era quello di abbassare i livelli sierici di colesterolo al fine di prevenire eventi cardiovascolari [Page et al., 1957; Brown et al., 1958; Page et al., 1961; Johnson et al., 1972; Johnson PE, 1972; Page et al., 1968; Caggiula et al., 1981].<br />
Lo <b>studio ATTICA</b> dell’Università di Atene è stato condotto negli anni 2001-2002; vi hanno partecipato 3024 soggetti di età compresa fra 20 e 89 anni, per la maggior parte uomini della regione di Attica in Grecia, scelti perché non presentavano segni di malattia cardiovascolare e infezioni virali croniche al momento dell’arruolamento. Ai partecipanti è stato assegnato un punteggio, chiamato MedDietScore, che misura il livello di aderenza al modello tradizionale della Dieta Mediterranea. Lo studio ATTICA ha dimostrato che <b>u</b> nei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta [Kastorini et al, 2016 a,b].<br />
L’esatto meccanismo per cui ciò avvenga non è pienamente compreso, ma si ipotizza che lo stile di vita mediterraneo contribuisca a una normalizzazione dei livelli plasmatici di colesterolo totale e del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL). La Dieta Mediterranea contribuirebbe anche al controllo di altri fattori di rischio cardiovascolare come: insulino-resistenza, disfunzione endoteliale, aggregazione piastrinica, stress ossidativo, infiammazione cronica. In particolare, si ascrive il miglioramento del profilo lipidico alla attività anti-ossidante dei composti polifenolici contenuti nel vino rosso, che provocherebbe anche il miglioramento del sistema di coagulazione e fibrinolisi, dell’aggregazione piastrinica e della funzione endoteliale. In sintesi, secondo un complicato processo, l’attività vasodilatatoria da parte dei polifenoli presenti nel vino si tradurrebbe in un miglioramento del rischio cardiovascolare. Proprietà anti-ossidative e la capacità di ridurre i livelli di LDL si riscontrano anche nell’acido oleico, nei composti fenolici nella vitamina E presenti nell’olio d’oliva, mentre gli acidi grassi polinsaturi e gli acidi omega-3 dimostrano una capacità di ridurre i trigliceridi plasmatici e di ridurre il rischio e la mortalità cardiovascolare tramite un’azione antiaritmica.<br />
Tuttavia, i risultati di questi studi hanno sì mostrato un abbassamento della concentrazione plasmatica di colesterolo, ma non hanno evidenziato una riduzione significativa dell&#8217;incidenza di infarto del miocardio o di morte coronarica nei soggetti che seguivano una dieta a basso contenuto di grassi. Risultati ottenuti da studi più recenti come il &#8220;Diet Reinfarction Study&#8221; del 1994 [Burr et al., 1989], il &#8220;Lion Diet Heart Study&#8221; del 1999 [de Lorgeril et al., 1999] e l&#8217;importante &#8220;Predimed&#8221; (Prevencion Dieta Mediterranea) del 2013 [Estruch et al., 2013] hanno evidenziato che <b>solo una dieta a basso contenuto di grassi non è sufficiente a prevenire gli eventi cardiovascolari</b>, ma è necessario adottare un modello alimentare e uno stile di vita coerenti con la tradizionale dieta mediterranea. Infatti, la dieta mediterranea a base di verdura, frutta, cereali integrali, pesce e olio d&#8217;oliva è in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari in maniera più efficace delle diete a basso contenuto di grassi, con effetti uguali o addirittura superiori ai benefici osservati negli studi con le statine. Il sopracitato <b>studio Predimed</b>, per esempio, ha dimostrato che <b>la dieta mediterranea diminuisce le probabilità di infarto, morte cardiovascolare e ictus del 30%</b> rispetto a una semplice alimentazione a basso contenuto di lipidi [Estruch et al., 2013], mentre gli altri studi hanno evidenziato che la dieta mediterranea sembra essere migliore di quelle a basso contenuto di grassi nel ridurre il rischio cardiovascolare a lungo termine. [<a id="_Hlk519611300" name="_Hlk519611300"></a>Burr et al., 1989; de Lorgeril et al., 1999; Li et al., 2013] In conclusione, negli ultimi 50 anni gli studi clinici ed epidemiologici hanno dimostrato che l'&#8221;approccio globale&#8221; della dieta mediterranea, che presta un&#8217;uguale attenzione a ciò che si consuma e a ciò che si esclude, è molto più efficace nel prevenire le malattie cardiovascolari rispetto ad una dieta a basso contenuto di grassi e di colesterolo [Martínez-González et al., 2015].<br />
Il rischio di infarto del miocardio acuto è collegato quasi esclusivamente a nove fattori di rischio. Essi sono: tabagismo, alti livelli di colesterolo, ipertensione, diabete, obesità addominale, stress, mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura, consumo di alcol, mancanza di esercizio fisico. Lo <b>studio Interheart</b> è un vasto studio che si concentra sui soggetti con infarto del miocardio. Sono stati arruolati soggetti in 52 paesi di tutti i continenti, per un numero totale di 15.152 casi e 14.820 controlli [Iqbal et al., 2008;  Anand et al., 2008]. Come casi, sono stati selezionati pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio e che si presentavano in unità coronarica entro 24 ore dall’inizio dei sintomi; come controlli sono stati selezionati pazienti comparabili per sesso ed età ma che non avevano avuto malattie cardiache. Lo studio Interheart ha concluso che le strategie di prevenzione della malattia coronarica possono essere basate su principi simili in tutto il mondo, dunque è necessario investire sui fattori di rischio, compresa l’alimentazione.</p>
<p><b>Invecchiamento</b></p>
<p><b>La dieta mediterranea può rallentare l&#8217;invecchiamento genetico</b> dei cromosomi. La scoperta arriva da alcuni ricercatori dell&#8217;Università di Exeter, in Gran Bretagna, che hanno seguito per 10 anni lo stato di salute di circa 5.000 persone, concludendo che &#8220;<b>chi segue la </b>famosa<b> dieta mediterranea aiuta il proprio DNA a restare giovane e sano</b>&#8220;. Lo studio inglese è riportato dal sito <em>In a Bottle</em> (<a href="https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani">https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani</a>). La conferma viene da uno studio americano, condotto da un gruppo di <a id="_Hlk519669212" name="_Hlk519669212"></a>ricercatori del Brigham and Woman&#8217;s Hospital di Boston e pubblicato online sul <em>British Medical Journal</em>, i quali hanno dimostrato che <b>uno stile alimentare “all&#8217;italiana”</b> (ovvero, la dieta mediterranea) <b>è associato alla maggiore lunghezza dei “telomeri”</b>, sorta di “cappucci protettivi” del DNA, ossia sequenze di nucleotidi che si trovano all&#8217;estremità dei cromosomi e sono considerati un segno di invecchiamento a livello cromosomico [Blackburn EH, Epel ES, Lin J., 2015; Crous-Bou et al., BMJ]. Pertanto, una dieta corretta secondo lo stile mediterraneo, l&#8217;esercizio fisico moderato e pratiche di gestione dello stress possono influire positivamente sul processo d&#8217;invecchiamento cellulare, poiché sarebbero in grado d&#8217;indurre un consistente allungamento dei telomeri [Ornish et al., 2013].<br />
I telomeri hanno la stessa funzione dei cilindretti di plastica alle estremità dei lacci da scarpe: proteggono il “laccio” ovvero il DNA a doppia elica e gli impediscono di sfilacciarsi durante momenti delicati e instabili come le divisioni cellulari. In effetti, le cellule dell’organismo devono andare continuamente in divisione e proliferare per rinnovare gli organi e i tessuti. Ma questo – a meno che non si trasformino in cancerose – non possono farlo all’infinito perché ad ogni divisione i telomeri perdono un pezzetto e si accorciano per cui prima o poi non riescono più nella loro funzione [Lin et al., 2016]. Quando questi continui sminuzzamenti rendono il telomero un moncherino quasi inesistente, la cellula non si divide più. La lunghezza dei telomeri è correlata alla mortalità [Needham et al., 2015]. Per fortuna esiste un enzima, la telomerasi, che, in certe condizioni, permette ai telomeri di riallungarsi, posponendo, così, la morte delle cellule. <b>La dieta mediterranea e l’esercizio fisico operano in senso protettivo</b> [Goglin et al., 2016], laddove condizioni perduranti di stress [Fair et al., 2017], povertà [Geronimus et al., 2015], depressione [Wojcicki et al., 2015] carenza di sonno favoriscono l’accorciamento dei telomeri. È stata inoltre provata la connessione tra telomeri corti (in particolare quelli dei globuli bianchi) e diabete tipo II, come pure col grasso addominale, più che l’obesità in generale.</p>
<p><a id="_Hlk35799350" name="_Hlk35799350"></a><a title="La dieta mediterranea contro la demenza e il morbo di Alzheimer" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-contro-la-demenza-e-il-morbo-di-alzheimer/"><b>Demenza</b></a><b> e patologie neurodegenerative</b><b> </b></p>
<p>Tra i possibili fattori che possono influenzare sia l’insorgenza che la progressione della demenza, lo stile dietetico ha un ruolo importante e l’aderenza alla dieta mediterranea ha suscitato molto interesse. La dieta mediterranea, infatti, è caratterizzata dall’assunzione di alimenti che svolgono un <b>ruolo protettivo per il cervello</b> e che contribuiscono a prevenire il declino cognitivo (nonché lo sviluppo della malattia di Alzheimer in chi già mostra segnali di difficoltà cognitive).<br />
Arricchire la propria alimentazione di cibi di origine vegetale, cereali integrali, pesce e grassi omega 3 a lunga catena e limitare il consumo di alcolici e di carne rossa o processata aumenta del 40% la probabilità di arrivare ai 70 anni senza malattie croniche e disabilità fisiche o mentali [Samieri et al., 2013]. Guidati da Cécilia Samieri, ricercatrice dell&#8217;Università di Bordeaux (Francia), gli autori dello studio hanno analizzato le informazioni fornite da più di 10 mila donne compilando questionari specifici sulle abitudini alimentari. I dati, raccolti all&#8217;inizio dello studio e circa 15 anni dopo, hanno dimostrato che “una migliore qualità dell&#8217;alimentazione nella mezza età è strettamente associata a salute e benessere più elevati nelle persone che raggiungono età più avanzate”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a id="_Hlk35799381" name="_Hlk35799381"></a><a title="La dieta mediterranea contro il cancro" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-contro-il-cancro/"><b>Obesità</b></a><b> e </b><a title="La dieta mediterranea, una difesa contro le malattie metaboliche" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-una-difesa-contro-le-malattie-metaboliche/"><b>sindrome metabolica</b></a><b> </b></p>
<p>La Dieta Mediterranea è un importante alleato sia contro l’obesità che contro la sindrome metabolica [Esposito K, Giugliano D. 2014; Kesse-Guyot et al.,2013], ossia quell’insieme di condizioni (obesità, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemie) che espongono un soggetto a elevato rischio cardiovascolare.<br />
La <b>sindrome metabolica</b> è una condizione in cui coesistono almeno tre fattori di rischio che mettono in pericolo la salute cardiovascolare. A soffrirne è circa un quarto della popolazione mondiale adulta, che a causa di una circonferenza alla vita troppo abbondante, di livelli troppo bassi di colesterolo HDL o troppo alti di trigliceridi o zuccheri nel sangue e valori di pressione sopra la norma hanno una maggiore probabilità di sviluppare malattie cardiache e diabete.<br />
Salas-Salvadó e colleghi hanno scoperto che seguire una dieta mediterranea con l&#8217;aggiunta di olio extravergine d&#8217;oliva o di noci per una media di 4,8 anni permette di ridurre i livelli di glucosio nel sangue e il grasso accumulato a livello addominale. Nel 28,2% dei casi la sindrome metabolica può essere letteralmente curata [Babio et al., 2014].<br />
Il <b>progetto SUN</b> (Seguimiento Universidad de Navarra) dell’Università di Navarra in Spagna [Martínez-González MA. The SUN cohort study (Seguimiento University of Navarra). Public Health Nutr. 2006 Feb;9(1A):127-31.], ha studiato l’effetto della Dieta su ipertensione, sul diabete, sull’obesità, sulla malattia coronarica e su altre patologie. E’ uno studio ancora aperto, ma il reclutamento è iniziato nel 1999 ed ha raggiunto i 17.500 soggetti circa. I risultati disponibili fino ad ora rilevano che:</p>
<ul>
<li>vi sarebbe un’associazione inversa tra l&#8217;olio d&#8217;oliva o tra l’adesione a un modello alimentare mediterraneo e l’infarto del miocardio;</li>
<li>in particolare per gli uomini, dopo 28,5 mesi una dieta mediterranea ricca di olio d&#8217;oliva si associa a un ridotto rischio d’ipertensione;</li>
<li>dati relativi a circa 14.000 soggetti hanno anche evidenziato che chi aderisce a una stretta dieta mediterranea presenta un rischio inferiore di sviluppare il diabete;</li>
<li>in più di 13.600 soggetti è stata rilevata una minore probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari per coloro che seguono una dieta di tipo mediterraneo;</li>
<li>l’assunzione di determinate vitamine, presenti in quantità consistenti nella dieta mediterranea, è inversamente associata alla depressione.</li>
</ul>
<p>Lo studio SUN ha indicato la superiore qualità dei grassi assunti tramite la dieta mediterranea come possibile causa di questi effetti benefici.<br />
Gli studi di De Lorenzo e coll. [De Lorenzo et al., 2010] hanno messo in evidenza il possibile impatto positivo sulla salute della dieta mediterranea biologica (dieta italiana mediterranea di riferimento) rispetto a quella convenzionale, in termini di riduzione dello stato infiammatorio e della disfunzione endoteliale associata con l&#8217;obesità e le patologie renali.<br />
Sottolineano, inoltre, per la prima volta, che il consumo giornaliero di alimenti biologici nell&#8217;ambito della dieta mediterranea potrebbe essere collegato ad una riduzione di omocisteina, fosforo, colesterolo totale, microalbuminuria e ad un aumento della vitamina B12 nel sangue. Inoltre, la Dieta Mediterranea, articolata in un intervento sugli stili di vita più ampio in uno studio di follow-up clinico, ha migliorato la circolazione a livello di arterie renali nella ipertensione essenziale, attraverso la riduzione delle resistenze intrarenali, e non comporta una modifica dell’insulino-resistenza. Attraverso questo meccanismo vascolare la dieta mediterranea sembra in grado di modificare una componente importante della patofisiologia della ipertensione arteriosa e dell’arterosclerosi.</p>
<p><a id="_Hlk35799407" name="_Hlk35799407"></a><b>Conclusioni</b><b> </b></p>
<p>La dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento ed allunga la vita, oltre ad esercitare altri effetti benefici sulla salute, tra cui la diminuzione del rischio di malattie croniche, come quelle al cuore e il cancro [Crous-Bou M  et al., 2014; Tosti V, Bertozzi B, Fontana L., 2018]. L’effetto protettivo verso diverse patologie croniche sembra motivato dal perfetto bilanciamento tra macro e micronutrienti [Tosti V, Bertozzi B, Fontana L., 2018]. Tra i micronutrienti le vitamine sono essenziali per il benessere dell’organismo e la dieta mediterranea garantisce un adeguato introito di vitamine sia idro che liposolubili.</p>
<p>Inoltre, le persone che basano la loro alimentazione sulla dieta mediterranea hanno telomeri più lunghi, notoriamente associati a una aspettativa di vita maggiore e ad un minore rischio</p>
<p>di malattie legate all&#8217;età, tra cui i tumori, l&#8217;ictus, la demenza, le malattie cardiovascolari, l&#8217;obesità e il diabete [Crous-Bou M  et al., 2014].</p>
<p>Infine, non è mai troppo presto per iniziare a sfruttare i benefici della dieta mediterranea per proteggere cuore e arterie. Secondo uno studio pubblicato su PLoS One [Yang et al., 2014] dai ricercatori dell&#8217;Harvard School of Public Health e della Cambridge Health Alliance anche i giovani, indipendentemente dal loro peso e dai livelli di attività fisica quotidiana, possono ridurre significativamente i fattori di rischio cardiovascolare seguendo i principi alla base di questo tipo di alimentazione. Gli autori hanno deciso di incrociare informazioni sullo stato di salute di 780 giovani pompieri statunitensi con i dati relativi alla loro aderenza alle regole della dieta mediterranea. Fino ad oggi la maggior parte delle ricerche che hanno dimostrato le potenzialità di questo regime alimentare in termini di salute cardiovascolare ha coinvolto individui anziani, ma i risultati di questo nuovo studio estendono i suoi benefici anche alla popolazione più giovane. Infatti fra i partecipanti che si sono mostrati più ligi nei confronti delle regole della dieta mediterranea sono state rilevate una riduzione del 35% della probabilità di sviluppare la sindrome metabolica e una diminuzione del 43% del rischio di ingrassare. Per di più chi segue i principi di questo tipo di alimentazione vede anche ridursi i livelli di colesterolo “cattivo” e, allo stesso tempo, un aumento di quelli di colesterolo “buono”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Bibliografia</b></p>
<ul>
<li>Agnoli C., Grioni S., Sieri S., Palli D., Masala G., Sacerdote C., Vineis P., Tumino R., Giurdanella MC., Pala V., Berrino F., Italian Mediterranean Index and risk of colorectal cancer in the Italian section of the EPIC cohort., in Int J Cancer, vol. 132, nº 6, Mar 2013, pp. 1404-11, DOI:10.1002/ijc.27740, PMID 22821300.</li>
<li>Anand SS, Islam S, Rosengren A, Franzosi MG, Steyn K, Yusufali AH, Keltai M, Diaz R, Rangarajan S, Yusuf S; INTERHEART Investigators. Risk factors for myocardial infarction in women and men: insights from the INTERHEART study. Eur Heart J. 2008 Apr;29(7):932-40. doi: 10.1093/eurheartj/ehn018. Epub 2008 Mar 10</li>
<li>2016 Mar;246:87-93. doi: 10.1016/j.atherosclerosis.2015.12.025. Epub 2015 Dec 18</li>
<li>Babio N, Toledo E, Estruch R, Ros E, Martínez-González MA, Castañer O, Bulló M, Corella D, Arós F, Gómez-Gracia E, Ruiz-Gutiérrez V, Fiol M, Lapetra J, Lamuela-Raventos RM, Serra-Majem L, Pintó X, Basora J, Sorlí JV, Salas-Salvadó J; PREDIMED Study Investigators. Mediterranean diets and metabolic syndrome status in the PREDIMED randomized trial. CMAJ. 2014 Nov 18;186(17):E649-57. doi: 10.1503/cmaj.140764. Epub 2014 Oct 14</li>
<li>Blackburn EH, Epel ES, Lin J. Human telomere biology: A contributory and interactive factor in aging, disease risks, and protection. Science. 2015 Dec 4;350(6265):1193-8. doi: 10.1126/science.aab3389. Review</li>
<li>Buckland G., Agudo A., Luján L., Jakszyn P., Bueno-de-Mesquita HB., Palli D., Boeing H., Carneiro F., Krogh V., Sacerdote C., Tumino R. Adherence to a Mediterranean diet and risk of gastric adenocarcinoma within the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC) cohort study., in Am J Clin Nutr, vol. 91, nº 2, Feb 2010, pp. 381-90, DOI:10.3945/ajcn.2009.28209, PMID 20007304</li>
<li>Burr ML, et al. Effects of fat, fish and fibre intakes on death and myocardial infarction: Diet and Reinfarction Trial (DART). Lancet. 1989;2:757-761</li>
<li>Caggiula AW, et al. The Multiple Risk Factor Intervention Trial (MRFIT) IV. Intervention on blood lipids. Prev Med. 1981;10:443-475.].</li>
<li>Couto E., Boffetta P., Lagiou P., Ferrari P., Buckland G., Overvad K., Dahm CC., Tjønneland A., Olsen A., Clavel-Chapelon F., Boutron-Ruault MC.. Mediterranean dietary pattern and cancer risk in the EPIC cohort. Br J Cancer, vol. 104, nº 9, Apr 2011, pp. 1493-9, DOI:10.1038/bjc.2011.106, PMID 21468044</li>
<li>Covas MI et al: The effect of polyphenols in olive oil on heart disease risk factors: a randomized trial. Ann Intern Med 2006, 145:333-341</li>
<li>Crous-Bou M, Fung TT, Prescott J, Julin B, Du M, Sun Q, Rexrode KM, Hu FB, De Vivo I. Mediterranean diet and telomere length in Nurses&#8217; Health Study: population based cohort study. BMJ. 2014 Dec 2;349:g6674. doi: 10.1136/bmj.g6674.</li>
<li>Dale JE, et al. Diets to prevent coronary heart disease 1957-2013: what have we learned? Am J Med. 2014;127(5):364-369.</li>
<li>de la Torre-Carbot et al, 2010</li>
<li>De Lorenzo A, Noce A, Bigioni M, Calabrese V, Della Rocca DG, Di Daniele N, Tozzo C, Di Renzo L. The effects of Italian Mediterranean organic diet (IMOD) on health status. Curr Pharm Des. 2010;16(7):814-24</li>
<li>de Lorgeril M, et al. Mediterranean diet, traditional risk factors, and the rate of cardiovascular complications after myocardial infarction: final report of the Lyon Diet Heart Study. Circulation. 1999;99:779-785.</li>
<li>de Lorgeril M, et al. Mediterranean diet, traditional risk factors, and the rate of cardiovascular complications after myocardial infarction: final report of the Lyon Diet Heart Study. Circulation. 1999;99:779-785</li>
<li>Esposito K, Giugliano D. Mediterranean diet and type 2 diabetes. Diabetes Metab Res Rev. 2014 Mar;30 Suppl 1:34-40. doi: 10.1002/dmrr.2516.</li>
<li>Estruch R, et al. Primary prevention of cardiovascular disease with a Mediterranean diet. N Engl J Med. 2013;368:1279-1290.</li>
<li>Estruch R, Ros E, Salas-Salvadó J, Covas MI, Corella D, Arós F, Gómez-Gracia E, Ruiz-Gutiérrez V, Fiol M, Lapetra J, Lamuela-Raventos RM, Serra-Majem L, Pintó X, Basora J, Muñoz MA, Sorlí JV, Martínez JA, Fitó M, Gea A, Hernán MA, Martínez-González MA; PREDIMED Study Investigators. Primary Prevention of Cardiovascular Disease with a Mediterranean Diet Supplemented with Extra-Virgin Olive Oil or Nuts. N Engl J Med. 2018 Jun 21;378(25):e34. doi: 10.1056/NEJMoa1800389. Epub 2018 Jun 13</li>
<li>Fair B, Mellon SH, Epel ES, Lin J, Révész D, Verhoeven JE, Penninx BW, Reus VI, Rosser R, Hough CM, Mahan L, Burke HM, Blackburn EH, Wolkowitz OM. Telomere length is inversely correlated with urinary stress hormone levels in healthy controls but not in un-medicated depressed individuals-preliminary findings. J Psychosom Res. 2017 Aug;99:177-180. doi: 10.1016/j.jpsychores.2017.06.009. Epub 2017 Jun 15.</li>
<li>Filomeno M, Bosetti C, Bidoli E, Levi F, Serraino D, Montella M, La Vecchia C, Tavani A. Mediterranean diet and risk of endometrial cancer: a pooled analysis of three Italian case-control studies. Br J Cancer. 2015 May 26;112(11):1816-21. doi: 10.1038/bjc.2015.153. Epub 2015 May 12</li>
<li>Fung TT., Hu FB., McCullough ML., Newby PK., Willett WC., Holmes MD.. Diet quality is associated with the risk of estrogen receptor-negative breast cancer in postmenopausal women., in J Nutr, vol. 136, nº 2, Feb 2006, pp. 466-72, PMID 16424129.</li>
<li>Geronimus AT, Pearson JA, Linnenbringer E, Schulz AJ, Reyes AG, Epel ES, Lin J, Blackburn EH. Race-Ethnicity, Poverty, Urban Stressors, and Telomere Length in a Detroit Community-based Sample. J Health Soc Behav. 2015 Jun;56(2):199-224. doi: 10.1177/0022146515582100. Epub 2015 Apr 30.</li>
<li>Giraldi L, Panic N, Cadoni G, Boccia S, Leoncini E. Association between Mediterranean diet and head and neck cancer: results of a large case-control study in Italy. Eur J Cancer Prev. 2017 Sep;26(5):418-423. doi: 10.1097/CEJ.0000000000000277</li>
<li>Goglin SE, Farzaneh-Far R, Epel ES, Lin J, Blackburn EH, Whooley MA. Change in Leukocyte Telomere Length Predicts Mortality in Patients with Stable Coronary Heart Disease from the Heart and Soul Study. PLoS One. 2016 Oct 26;11(10):e0160748. doi: 10.1371/journal.pone.0160748. eCollection 2016. Erratum in: PLoS One. 2016 Dec 19;11(12 ):e0168868</li>
<li><a href="https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani">https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani</a></li>
<li>Ignatowski AI. Influence of animal food on the organism of rabbits. S Peterb Izv Imp Voyenno-med Akad. 1908;16:154-176.</li>
<li>Iqbal R, Anand S, Ounpuu S, Islam S, Zhang X, Rangarajan S, Chifamba J, Al-Hinai A, Keltai M, Yusuf S; INTERHEART Study Investigators. Dietary patterns and the risk of acute myocardial infarction in 52 countries: results of the INTERHEART study. Circulation. 2008 Nov 4;118(19):1929-37. doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.107.738716. Epub 2008 Oct 20;</li>
<li>Kastorini CM, Panagiotakos DB, Chrysohoou C, Georgousopoulou E, Pitaraki E, Puddu PE, Tousoulis D, Stefanadis C, Pitsavos C; ATTICA Study Group. Metabolic syndrome, adherence to the Mediterranean diet and 10-year cardiovascular disease incidence: The ATTICA study.</li>
<li>Kastorini CM, Panagiotakos DB, Georgousopoulou EN, Laskaris A, Skourlis N, Zana A, Chatzinikolaou C, Chrysohoou C, Puddu PE, Tousoulis D, Stefanadis C, Pitsavos C; ATTICA Study Group. Metabolic syndrome and 10-year cardiovascular disease incidence: The ATTICA study. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2016 Mar;26(3):223-31. doi: 10.1016/j.numecd.2015.12.010. Epub 2015 Dec 23;</li>
<li>Kesse-Guyot E, Ahluwalia N, Lassale C, Hercberg S, Fezeu L, Lairon D. Adherence to Mediterranean diet reduces the risk of metabolic syndrome: a 6-year prospective study. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2013 Jul;23(7):677-83. doi: 10.1016/j.numecd.2012.02.005. Epub 2012 May 25.</li>
<li>Keys A: Coronary heart disease in seven countries. Circulation 1970, 41:186-195</li>
<li>Kris-Etherton P, Eckel RH, Howard BV, St Jeor S, Bazzarre TL; Nutrition Committee Population Science Committee and Clinical Science Committee of the American Heart Association. AHA Science Advisory: Lyon Diet Heart Study. Benefits of a Mediterranean-style, National Cholesterol Education Program/American Heart Association Step I Dietary Pattern on Cardiovascular Disease. 2001 Apr 3;103(13):1823-5.</li>
<li>Li S, et al. Better diet quality and decreased mortality among myocardial infarction survivors. JAMA Intern Med. 2013;173:1808-1819</li>
<li>Li WQ., Park Y., Wu JW., Ren JS., Goldstein AM., Taylor PR., Hollenbeck AR., Freedman ND., Abnet CC., Index-based dietary patterns and risk of esophageal and gastric cancer in a large cohort study., in Clin Gastroenterol Hepatol, vol. 11, nº 9, Sep 2013, pp. 1130-1136.e2, DOI:10.1016/j.cgh.2013.03.023, PMID 23591281.</li>
<li>Lin J, Cheon J, Brown R, Coccia M, Puterman E, Aschbacher K, Sinclair E, Epel E, Blackburn EH. Systematic and Cell Type-Specific Telomere Length Changes in Subsets of Lymphocytes. J Immunol Res. 2016;2016:5371050. doi: 10.1155/2016/5371050. Epub 2016 Feb 10.</li>
<li>Machowetz A et al.: Effect of olive oils on biomarkers of oxidative DNA stress in Northern and Southern Europeans. FASEB J 2007, 21:45-52</li>
<li>Martínez-González MA, Salas-Salvadó J, Estruch R, Corella D, Fitó M, Ros E; PREDIMED INVESTIGATORS. Benefits of the Mediterranean Diet: Insights From the PREDIMED Study. Prog Cardiovasc Dis. 2015 Jul-Aug;58(1):50-60. doi: 10.1016/j.pcad.2015.04.003. Epub 2015 May 1.</li>
<li>Martínez-González MA, Salas-Salvadó J, Estruch R, Corella D, Fitó M, Ros E; PREDIMED INVESTIGATORS. Benefits of the Mediterranean Diet: Insights From the PREDIMED Study. Prog Cardiovasc Dis. 2015 Jul-Aug;58(1):50-60. doi: 10.1016/j.pcad.2015.04.003. Epub 2015 May 1.</li>
<li>Needham BL, Rehkopf D, Adler N, Gregorich S, Lin J, Blackburn EH, Epel ES. Leukocyte telomere length and mortality in the National Health and Nutrition Examination Survey, 1999-2002. 2015 Jul;26(4):528-35. doi: 10.1097/EDE.0000000000000299.</li>
<li>Ornish D, Lin J, Chan JM, Epel E, Kemp C, Weidner G, Marlin R, Frenda SJ, Magbanua MJM, Daubenmier J, Estay I, Hills NK, Chainani-Wu N, Carroll PR, Blackburn EH. Effect of comprehensive lifestyle changes on telomerase activity and telomere length in men with biopsy-proven low-risk prostate cancer: 5-year follow-up of a descriptive pilot study. Lancet Oncol. 2013 Oct;14(11):1112-1120. doi: 10.1016/S1470-2045(13)70366-8. Epub 2013 Sep 17.</li>
<li>Page IH, Brown HB. Some observations on the National Diet-Heart Study. Circulation. 1968;37:313-315</li>
<li>Page IH, et al. Atherosclerosis and the fat content of the diet. JAMA. 1957;164:2048-2051, Brown HB, Page IH. Lowering blood lipid levels by changing food patterns. JAMA. 1958;168:1989-1995</li>
<li>Page IH, et al. Dietary fat and its relation to heart attacks and strokes. Circulation. 1961;23:133-136. Johnson PE. Diet and coronary heart disease. Prev Med. 1972;1: 559-561; Johnson PE. Diet and coronary heart disease. Prev Med. 1972;1:559-561</li>
<li>Praud D., Bertuccio P., Bosetti C., Turati F., Ferraroni M., La Vecchia C. Adherence to the Mediterranean diet and gastric cancer risk in Italy., in Int J Cancer, vol. 134, nº 12, Jun 2014, pp. 2935-41, DOI:10.1002/ijc.28620, PMID 24259274.</li>
<li>Reedy J., Krebs-Smith SM., Miller PE., Liese AD., Kahle LL., Park Y., Subar AF. Higher diet quality is associated with decreased risk of all-cause, cardiovascular disease, and cancer mortality among older adults., in J Nutr, vol. 144, nº 6, Jun 2014, pp. 881-9, DOI:10.3945/jn.113.189407, PMID 24572039.</li>
<li>Ros E, Martínez-González MA, Estruch R, Salas-Salvadó J, Fitó M, Martínez JA, Corella D. Mediterranean diet and cardiovascular health: Teachings of the PREDIMED study. Adv Nutr. 2014 May 14;5(3):330S-6S. doi: 10.3945/an.113.005389. Print 2014 May. Review.</li>
<li>Samieri C, Sun Q, Townsend MK, Chiuve SE, Okereke OI, Willett WC, Stampfer M, Grodstein F. The association between dietary patterns at midlife and health in aging: an observational study. Ann Intern Med. 2013 Nov 5;159(9):584-91. doi: 10.7326/0003-4819-159-9-201311050-00004</li>
<li>Schwingshackl L, Hoffmann G. Adherence to Mediterranean diet and risk of cancer: an updated systematic review and meta-analysis of observational studies. Cancer Med. 2015 Dec;4(12):1933-47. doi: 10.1002/cam4.539. Epub 2015 Oct 16.</li>
<li>Schwingshackl L, Schwedhelm C, Galbete C, Hoffmann G. Adherence to Mediterranean Diet and Risk of Cancer: An Updated Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients. 2017 Sep 26;9(10). pii: E1063. doi: 10.3390/nu9101063.</li>
<li>Sofi F, Abbate R, Gensini GF, Casini A. Accruing evidence on benefits of adherence to the Mediterranean diet on health: an updated systematic review and meta-analysis. Am J Clin Nutr. 2010 Nov;92(5):1189-96. doi: 10.3945/ajcn.2010.29673. Epub 2010 Sep 1. Review.</li>
<li>Sofi F, Cesari F, Abbate R, Gensini GF, Casini A.F. Adherence to Mediterranean diet and health status: meta-analysis. BMJ. 2008 Sep 11;337:a1344. doi: 10.1136/bmj.a1344</li>
<li>Toledo E, Salas-Salvadó J, Donat-Vargas C, Buil-Cosiales P, Estruch R, Ros E, Corella D, Fitó M, Hu FB, Arós F, Gómez-Gracia E, Romaguera D, Ortega-Calvo M, Serra-Majem L, Pintó X, Schröder H, Basora J, Sorlí JV, Bulló M, Serra-Mir M, Martínez-González MA. Mediterranean Diet and Invasive Breast Cancer Risk Among Women at High Cardiovascular Risk in the PREDIMED Trial: A Randomized Clinical Trial. JAMA Intern Med. 2015 Nov;175(11):1752-60. doi: 10.1001/jamainternmed.2015.4838</li>
<li>Tosti V, Bertozzi B, Fontana L. Health Benefits of the Mediterranean Diet: Metabolic and Molecular Mechanisms. J Gerontol A Biol Sci Med Sci. 2018 Mar 2;73(3):318-326. doi: 10.1093/gerona/glx227.</li>
<li>Virruso C, Accardi G, Colonna-Romano G, Candore G, Vasto S, Caruso C. Nutraceutical properties of extra-virgin olive oil: a natural remedy for age-related disease? Rejuvenation Res. 2014 Apr;17(2):217-20. doi: 10.1089/rej.2013.1532. Review.</li>
<li>Weinbrenner T et al.: Olive oils high in phenolic compounds modulate oxidative/antioxidative status in men. J Nutr 2004, 134:2314-2321 Wojcicki JM, Heyman MB, Elwan D, Shiboski S, Lin J, Blackburn E, Epel E. Telomere length is associated with oppositional defiant behavior and maternal clinical depression in Latino preschool children. Transl Psychiatry. 2015 Jun 16;5:e581. doi: 10.1038/tp.2015.71</li>
<li>Yang J, Farioli A, Korre M, Kales SN.Modified mediterranean diet score and cardiovascular risk in a North American working population. PLoS One. 2014 Feb 4;9(2):e87539. doi: 10.1371/journal.pone.0087539. eCollection 2014</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/la-dieta-mediterranea-effetti-benefici-sulla-salute/">La Dieta Mediterranea | Effetti benefici sulla salute</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">25617</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
