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	<title>alcaloidi isochinolinici Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>alcaloidi isochinolinici Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Colombo &#124; Jateorhiza palmata Miers.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/colombo-jateorhiza-palmata-miers/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 07:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi isochinolinici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Calumba (Jateorhiza palmata Lam., Miers) è una pianta rampicante perenne appartenente alla famiglia delle Menispermaceae; proveniene dalle aree tropicali dell&#8217;Africa orientale e meridionale e della foresta pluviale del Madagascar; è coltivata in molte regioni tropicali, tra cui il Brasile. Pianta dioica, ha fusto legnoso volubile, con foglie grandi, palmate, alterne, picciolate e fiori color &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Calumba</strong><em> (Jateorhiza palmata Lam., Miers) </em> è una pianta rampicante perenne appartenente alla famiglia delle <em>Menispermaceae</em>; proveniene dalle aree tropicali dell&#8217;Africa orientale e meridionale e della foresta pluviale del Madagascar; è coltivata in molte regioni tropicali, tra cui il Brasile.</p>
<p>Pianta dioica, ha fusto legnoso volubile, con foglie grandi, palmate, alterne, picciolate e fiori color verde giallo, quelli maschili raccolti in spighe, quelli femminili riuniti in grappoli penduli. Le radici, che rappresentano la parte officinale, sono grosse, carnose, ramificate, di circa 3-8 centimetri di diametro, con una corteccia spessa, brune all&#8217;esterno e gialle internamente; essiccate e tagliate, vengono poste in commercio sotto forma di dischi e costituiscono una droga nota con lo stesso nome della pianta. Ha azione tonica, eupeptica e astringente. Il frutto è una drupa a forma di luna.</p>
<p>Il termine <em>Jateorhiza</em> proviene dalle parole greche <em>iater</em>, medico, e <em>rhiza</em>, radice, evidentemente in allusione alle sue virtù curative. L’epiteto specifico <em>palmata </em>viene da <em>pálma</em> palma, per la forma delle foglie che ricorda il palmo della mano.</p>
<p>La radice della <em>Jateorhiza palmata</em> è stata a lungo in uso sotto il nome di “<strong>kalumb</strong>” tra le tribù africane del Mozambico, che la impiegavano come rimedio per la dissenteria e altre malattie.<br />
Indubbiamente la droga fu da loro portata all’immediata conoscenza dei portoghesi quando ne ottennero il possesso nel 1508. Attraverso l’influenza dei loro commercianti, la conoscenza della droga si diffuse lentamente tra gli europei nel corso dei secoli XVI e XVII.</p>
<p>La radice contiene alcaloidi isochinolinici (<strong>protoberberina, columbamina, jatrorrizina, palmatina, bisjatrorrhizina</strong>), furanolattoni diterpenoidi (<strong>columbina, palmarina, casmantina</strong>), glicosidi (<strong>palmatosidi A, G</strong>) saponine (<strong>diosgenina, cryptogenina</strong>) ed è usata principalmente come <strong>tonico amaro</strong>, soprattutto nei casi di anoressia nervosa. Non contiene tannini, quindi può essere tranquillamente utilizzato in preparati di ferro per il trattamento dell&#8217;anemia senza il timore di precipitazioni derivanti da interazione <em>in vitro</em>. Inoltre, contengono circa l’1% di un <strong>olio essenziale</strong> verdastro, costituito principalmente da <strong>timolo</strong>, con una fragranza che ricorda il fieno – le radici più vecchie contengono pochissimo dell’olio. Le radici sono ricche di amido.</p>
<p>Radice di columba amara, Calumbo, Colomba, Radice di Colomba, Colombo, radice di Colombo, colombo straniero, Jateorhiza, Kalamba, Calumba, radice di calumba, columba, kalumba, kalumb, jateorhiza e guvercin koku otu sono alcuni dei nomi comuni popolari della pianta.</p>
<p>Il tubero viene raccolto in natura per uso medicinale locale, per problemi digestivi, irritabilità gastrica, contro la dispepsia e la diarrea; è particolarmente usato per curare la perdita di appetito e l&#8217;anoressia nervosa; è considerato antielmintico, antipiretico, amaro, tonico.</p>
<p>L’uso è da sconsigliare nelle donne incinte (anche se spesso a queste donne sono state prescritte piccole dosi di questo farmaco per alleviare le nausee mattutine) o in allattamento.</p>
<p>L&#8217;assunzione di questa erba in dosi eccessive può provocare sintomi di incoscienza e paralisi.</p>
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		<title>Graviola o Guanabana &#124; Annona muricata</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/graviola-annona-muricata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 15:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[acetogenine annonacee]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi isochinolinici]]></category>
		<category><![CDATA[annona muricata]]></category>
		<category><![CDATA[annonacina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Annona muricata L., 1753 è una pianta appartenente alla famiglia delle Annonacee che produce un frutto comunemente chiamato graviola, guanàbana, corasòl o corossole. È un albero strettamente tropicale originario delle basse terre umide dei Caraibi che può spingersi fino ai 1.500 metri di quota s.l.m. solo all’equatore, mentre alle latitudini tropicali non va oltre i &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Annona muricata</strong> L., 1753 è una pianta appartenente alla famiglia <em>delle Annonacee</em> che produce un frutto comunemente chiamato <strong>graviola, guanàbana, corasòl o corossole</strong>.</p>
<p>È un albero strettamente tropicale originario delle basse terre umide dei Caraibi che può spingersi fino ai 1.500 metri di quota s.l.m. solo all’equatore, mentre alle latitudini tropicali non va oltre i 500 m. La pianta dà segni di sofferenza già a 5 °C, si defoglia a 2 °C e muore a 0 °C. L&#8217;albero raggiunge un&#8217;altezza di 8-12 metri ed è poco ramificato. I fiori sono oblunghi e hanno tre sepali e tre petali di colore verde e giallo. Probabilmente originaria delle Antille, la pianta era già diffusa lungo tutta la fascia tropicale americana durante l&#8217;insediamento dei primi coloni spagnoli. Presente anche in Asia meridionale, in Madagascar e altre zone dell&#8217;Africa, si incontra su scala limitata nel nord dell&#8217;Australia e, in pochi esemplari, nel sud della Florida.</p>
<p>Il frutto, la <strong>graviola</strong>, è lungo 20–30 cm, con buccia sottile color verde scuro e con aculei morbidi, il cui peso può arrivare e superare 2,5 kg; internamente è bianca, morbida, succosa e molto dolce, dal gusto particolare, morbido e allo stesso tempo leggermente acidulo: ricorda il sapore della pera ma con fascino esotico. Il frutto va consumato appena giunto a maturazione perché è rapidamente deperibile e di breve conservazione: tagliato a metà viene mangiato con il cucchiaino oppure frullato, come in Colombia, con l&#8217;aggiunta di latte freddo.</p>
<p>La graviola è un frutto nutriente, presenta 66 Kcal per 100 gr di prodotto, e contiene una buona percentuale (circa il 20%) di zuccheri, una discreta dose di proteine, vitamine A, B, C, oltre a fibre alimentari, potassio, fosforo e magnesio, ma soprattutto <strong>acetogenine annonacee</strong> con potenzialità di principio attivo. La pianta ne contiene circa 70 diverse varianti, mentre nell’intera famiglia delle <em>Annonacee</em> ne sono state identificate oltre 500. Oltre alle acetogenine, la graviola contiene altre molecole (oltre 200) che potrebbero avere un effetto attivo sull’organismo, come per esempio <strong>flavonoidi</strong> e <strong>alcaloidi isochinolinici</strong> che danno proprietà antibatteriche ed antidepressive.</p>
<p>Nei Paesi di origine della graviola, i frutti, la corteccia, le foglie e le radici di questa pianta sono usati talvolta nella <strong>preparazione di rimedi tradizionali per combattere infezioni virali e parassitarie, reumatismi, artrite, ipertensione, insonnia e infiammazioni</strong>. I risultati di alcune ricerche hanno confermato che estratti della pianta possono avere qualche effetto positivo in queste malattie<strong>. Per quanto riguarda il cancro, al momento non esistono prove di efficacia e di tollerabilità a sostegno dell’uso della graviola come terapia antitumorale negli esseri umani. </strong>Al momento non risulta che l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) abbia approvato alcun claim che giustifichi queste proposte d&#8217;uso. Inoltre ci sono seri dubbi sulla sicurezza dell&#8217;assunzione di prodotti a base di graviola.</p>
<p><u>Avvertenze e possibili controindicazioni</u></p>
<p>Non risultano condizioni in cui l&#8217;assunzione di integratori o altri prodotti a base di graviola potrebbe interferire con terapie farmacologiche o con l&#8217;assunzione di altre sostanze. In caso di dubbi è bene chiedere consiglio al proprio medico. E’ bene tuttavia ricordare che la Graviola contiene una sostanza chiamata <strong>annonacina</strong>, una neurotossina e per questo viene consigliato di non superare la dose giornaliera. Se assunta in modo eccessivo può interferire con l’effetto di alcuni farmaci o indebolire la flora batterica e il sistema nervoso.</p>
<p>La graviola è stata associata alla comparsa di problemi nei movimenti simili a quelli tipicamente associati alla malattia di Parkinson; per questo si ritiene che la sua assunzione potrebbe portare a un peggioramento dei sintomi di questo disturbo. Inoltre si ritiene che la graviola possa uccidere i neuroni presenti non solo nel cervello, ma anche in altre parti del corpo.</p>
<p>L&#8217;assunzione di graviola è sconsigliata durante la gravidanza e l&#8217;allattamento.</p>
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		<title>Crespino &#124; Berberis Vulgaris</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/crespino-berberis-vulgaris/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 08:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido malico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il crespino comune (nome scientifico Berberis vulgaris L., 1753) è una pianta appartenente alla famiglia delle Berberidaceae, diffusa in Europa continentale ed in Medio Oriente. Il nome del genere deriva dal greco Berberi, che significa Conchiglia, per via dei petali fatti a conca. Il nome Crespino deriva dal latino “acrispinum”, che significa “dalle spine acute”: &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>crespino comune</strong> (nome scientifico <em>Berberis vulgaris</em> L., 1753) è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Berberidaceae</em>, diffusa in Europa continentale ed in Medio Oriente.</p>
<p>Il nome del genere deriva dal greco <em>Berberi</em>, che significa Conchiglia, per via dei petali fatti a conca. Il nome Crespino deriva dal latino “acrispinum”, che significa “<strong>dalle spine acute</strong>”: i rami sono infatti coperti di aculei, coi quali l’arbusto si difende dagli erbivori e grazie ai quali è adatto a delimitare i confini delle proprietà. Le abbondanti punte acuminate, inoltre, circondano le bacche, rosse e acidule, rendendone difficoltosa la raccolta. Proprio per la presenza di spine e per il sapore pungente dei frutti, in alcune zone del Paese la pianta è nota col nome popolare di “<strong>spina acida</strong>”.</p>
<p>Il crespino comune è un piccolo albero o un arbusto alto da uno a tre metri, latifoglie. Ha grosse radici scure all&#8217;esterno e gialle all&#8217;interno; l&#8217;arbusto presenta rami spinosi. Le foglie sono semi-persistenti, sono ellittiche, si restringono alla base in un corto picciolo e arrotondate all&#8217;apice; la superficie è larga e lucida, il margine è dentellato; sono alterne sui rami lunghi oppure sono riunite in fascetti su dei rametti molto corti, alla base di ognuno dei quali è presente una spina composta da tre a sette aculei pungenti. I fiori sono gialli con sei petali, sono piccoli e riuniti in mazzetti. Il frutto è una bacca lunga 1 cm commestibile, rossa e persistente sulla pianta, che contiene da due a tre semi dal guscio corneo. La fioritura si ha ad aprile-maggio e la maturazione avviene a luglio.</p>
<p>Cresce nelle zone aride montane, ai margini dei boschi, nelle siepi, nei pascoli fra i 100 e i 2000 m.</p>
<p>Il crespino comune con le sue spine può essere impiegato come <strong>pianta antintrusione </strong>per delimitare confini degli appezzamenti ma anche di giardini, aiuole. La pianta è resistente e rustica, tollera abbastanza le potature, non teme il freddo e resiste a brevi periodi di siccità. inoltre è un&#8217;erba officinale ed un&#8217;erba medicinale.</p>
<p>Possiede <strong>proprietà amaricanti, toniche, astringenti, febbrifughe, depurative, diuretiche</strong>.</p>
<p>Il Crespino è noto da tempo per la <strong>azione depurativa</strong>, soprattutto in caso di disturbi epato-biliari, ma anche del tratto gastro-intestinale, nonché <strong>disinfettante e lenitiva</strong> delle vie urinarie; ha effetti sul cuore (ne rallenta il battito) e sulla pressione (che viene abbassata). Viene impiegato nel<strong> trattamento di disturbi digestivi quali</strong> <strong>dispepsia, diarrea, gastrite, distensione addominale e flatulenza</strong>. Gli estratti della pianta sono risultati efficaci anche per la gestione della diarrea di origine batterica, del tracoma oculare e della leishmaniosi.</p>
<p>I suoi principali costituenti includono <strong>alcaloidi isochinolinici</strong> quali <strong>berberina, oxicantina, berbamina, jatrorrizina e magnoflorina. </strong>La berberina è in grado di sovraregolare l&#8217;espressione del gene per la glicoproteina P, riducendo la ritenzione di farmaci chemioterapici come il paclitaxel. Inoltre, la berberina interagisce con la ciclosporina aumentandone del 75% i livelli plasmatici.</p>
<p>Grazie alla sperimentazione <em>in vitro</em> è stato dimostrato che la berberina possiede un meccanismo d’azione diverso da quello delle statine; infatti non agisce bloccando la sintesi endogena del colesterolo (meccanismo delle statine) ma aumentando l’attività del gene per il recettore del colesterolo presente nel fegato: in pratica <strong>la berberina aumenta la capacità del fegato di catturare e metabolizzare il colesterolo in eccesso; </strong>di conseguenza, facilitandone il riassorbimento dal sangue, produce una diminuzione media della concentrazione ematica di colesterolo del 29% e del 35% circa di trigliceridi.</p>
<p>I frutti raccolti possono essere usati in cucina. A maturazione, in estate a luglio, i frutti hanno un sapore aspro-acido e non sono molto buoni. Dopo le prime gelate, in autunno, i frutti si addolciscono e possono venire usati per preparare <strong>marmellate, confetture e sciroppi</strong> dal sapore forte e gradevole. In ogni caso solitamente i frutti non si consumano allo stato fresco. Sono <strong>molto ricchi di acido malico</strong> (e a questo si deve il loro sapore acido) <strong>e di vitamina C</strong>. Per chi si accingesse a raccogliere le bacche, è consigliata cautela per via delle <strong>terribili spine</strong>.</p>
<p>In altre tradizioni culinarie, come ad esempio quella russa e soprattutto l&#8217;iraniana, i frutti vengono utilizzati spesso per <strong>bevande gassate e succhi</strong> ma anche per <strong>piatti di carne</strong>. In Iran vengono consumati solitamente secchi e in piatti della tradizione come il <strong><em>zereshk polo</em></strong>.</p>
<p>L&#8217;uso di prodotti a base di crespino dovrebbe essere evitato in pazienti sottoposti a trapianto di rene.</p>
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		<title>Idraste &#124; Hydrastis canadensis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/idraste-hydrastis-canadensis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 16:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi isochinolinici]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
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		<category><![CDATA[canadina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Hydrastis canadensis (Ranunculaceae),  denominata anche Goldenseal, orange root, jaundice root, indian turmerici, eye root, eye balm o semplicemente idraste è una pianta erbacea, perenne, originaria del Canada, alta generalmente 20-30 cm, con rizoma giallo, foglie lobate (da 5 a 9) e caule peloso che in primavera fiorisce con un unico fiore di colore biancoverde; la &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<em>Hydrastis canadensis </em>(<em>Ranunculaceae</em>),  denominata <em>anche Goldenseal, orange root, jaundice root, indian turmerici, eye root, eye balm</em> o semplicemente <strong>idraste</strong> è una pianta erbacea, perenne, originaria del Canada, alta generalmente 20-30 cm, con rizoma giallo, foglie lobate (da 5 a 9) e caule peloso che in primavera fiorisce con un unico fiore di colore biancoverde;</p>
<p>la pianta è dotata di un corto rizoma, cilindrico e nodoso, che mostra segni evidenti di cicatrici di precedenti vegetazioni; da esso si staccano numerosi radici sottili stoloni. Il rizoma di colore bruno, in sezione invece è di colore giallo vivo;</p>
<p>presenta due o tre foglie apicali, quella inferiore è picciolata, mentre quella superiore sessile. Sono palmato-lobate, a 5-7 lobi, pubescenti, e a margine seghettato;</p>
<p>l&#8217;unico fiore è all&#8217;ascella della foglia sessile. Il fiore è ermafrodita, provvisto di un calice a tre sepali petaloidei, biancastri e caduchi; manca la corolla. Il perigonio è costituito da tepali bianco-verdastri.</p>
<p>Gli stami sono numerosi e numerosi sono anche gli ovari (dodici), superi e uniloculari; da ogni ovario matura un frutto a bacca di colore rosso, simile al lampone, con semi piccoli, lucidi e neri.</p>
<p>La pianta è molto diffusa e spontanea in gran parte delle zone umide del continente nord americano dove viene anche diffusamente coltivata.</p>
<p>Nonostante nessuno dei suoi effetti terapeutici sia stato ancora definitivamente (e scientificamente) dimostrato, l’idraste (<em>Hydrastis canadensis</em>) viene ampiamente utilizzata per le sue <strong>proprietà vasocostrittrici, emostatiche ed ipertensive</strong> attribuibili agli <strong>alcaloidi isochinolinici </strong>estratti dal rizoma e dalle radici esiccate dell’Idraste, opportunatamente trattate, come: l’<strong>Idrastina</strong>; la <strong>Berberina</strong>; la <strong>Berberastina</strong>; la <strong>Canadina</strong>; l’<strong>Idrastinina</strong>. Ai suddetti si aggiungerebbero anche l’<strong>acido clorogenico </strong>e <strong>resine</strong> di varia natura.</p>
<p>Nonostante i numerosi principi attivi contenuti nell’idraste, gli effetti biologici sembrerebbero per lo più riconducibili alla presenza di <strong>Berberina</strong>, <strong>alcaloide dotato di spiccate attività terapeutiche</strong> tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>attività antibiotiche ad ampio spettro</strong>, dirette sia nei confronti di batteri Gram negativi che Gram positivi ma estendibile anche a differenti funghi e parassiti. Nonché alla Leishmaniosi cutanea.</li>
<li><strong>attività immunostolante</strong>, dovuta alla capacità della Berberina di stimolare l’espressione di geni coinvolti nell’attivazione e nell’innesco della risposta immunitaria innata.</li>
<li><strong>attività ipolipemizzanti</strong>, dal momento che la Berberina sembrerebbe efficace nell’indurre l’espressione di recettori per le LDL, così da ridurre le concentrazioni ematiche di queste particelle, e le relative conseguenze sul sistema cardiovascolare.</li>
<li><strong>attività anticancerogena</strong>, perché i principi attivi contenuti nell’idraste possono facilmente regolare l’espressione di differenti geni coinvolti nel controllo dei meccanismi di proliferazione e differenziazione cellulare.</li>
<li><strong>attività cicatrizzanti</strong> e di guarigione. I nativi Americani che applicavano topicamente la pianta su ferite e lesioni cutanee.</li>
<li>Alle suddette attività si aggiungerebbero quelle antipiretiche, antiinfiammatorie, antidiarroiche e antivirali.</li>
</ul>
<p>Ai dosaggi normalmente utilizzati l’Idraste, in particolare la Berberina in essa contenuta, risultano generalmente sicuri e ben tollerati. Sarebbe tuttavia importante evitarne l’assunzione in caso di ipersensibilità alla pianta o durante la gravidanza e l’allattamento, vista l’assenza di studi a riguardo.</p>
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