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	<title>alcaloide Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Mercorella &#124; Mercurialis annua L.,</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 11:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mercorella comune (Mercurialis annua L.), o semplicemente mercorella,  appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae; è una pianta erbacea dioica annuale, spontanea, con fusti eretti ramificati alta fino a 40 cm; le foglie sono provviste di picciolo con lamina lanceolata con 3-15 dentelli acuti per lato; i fiori sono di colore verde-giallastro, quelli maschili sono riuniti &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>mercorella comune</strong> (<em>Mercurialis annua</em> L.), o semplicemente <strong>mercorella</strong>, <strong> </strong>appartiene alla famiglia delle <em>Euphorbiaceae</em>; è una pianta erbacea dioica annuale, spontanea, con fusti eretti ramificati alta fino a 40 cm; le foglie sono provviste di picciolo con lamina lanceolata con 3-15 dentelli acuti per lato; i fiori sono di colore verde-giallastro, quelli maschili sono riuniti in spighe erette, i fiori femminili sono raggruppati in fascetti ascellari. Il frutto è una capsula a due valve. Fiorisce da febbraio a dicembre.</p>
<p>La <em>Mercurialis annua</em> è una specie diffusa in tutta Italia; cresce in vegetazioni segetali ed in ambienti ruderali come coltivi, discariche, giardini, vigne, su muretti ecc., su suoli argillosi ricchi in basi e in composti azotati, da freschi a subaridi d&#8217;estate, dal livello del mare ai 1300 m circa (avventizia fino ai 1800 m). La pianta è debolmente tossica (saponine) per cui se ne sconsiglia l&#8217;impiego in cucina.</p>
<p>Il nome generico allude al mercurio e deriva dal colore un po&#8217; metallico della pianta da secca, per cui essa era un ingrediente essenziale delle pietre filosofali; il nome specifico si riferisce al ciclo vitale annuale. Periodo di fioritura: giugno-dicembre.</p>
<p>Il polline della mercorella è fortemente allergenico per l&#8217;uomo, e circa la metà delle persone che soffrono di febbre da fieno sono allergiche al polline della mercorella. La mercorella appartiene alla stessa famiglia della pianta della gomma, ed esiste sensibilità crociata fra gli allergeni delle due piante. In altre parole, chi è allergico ai guanti in lattice, lo è anche al polline della mercorella.</p>
<p>La mercorella <strong>è una delle più comuni malerbe</strong>, ed è famosa per la misteriosa colorazione blu che si sviluppa quando qualsiasi parte della pianta è immersa in acqua; la colorazione è molto intensa ma transiente, perché vira poi al giallo. La mercorella è, in principio, una pianta edule, almeno dopo cottura; può essere consumata come gli spinaci, ma anche essere facilmente confusa con una sua parente perenne e velenosa, la <strong>mercorella bastarda</strong> (<em>Mercurialis perennis</em>). Per questa ragione, e per il sapore non certo unico della pianta, <strong>se ne sconsiglia l&#8217;impiego in cucina</strong>, anche se la cottura elimina in parte la velenosità della mercorella bastarda.</p>
<p>I principi attivi comprendono: <strong>mercurialina</strong> (alcaloide), olio essenziale, principio amaro, <strong>glucosidi cianogenici</strong>, un colorante azzurro, <strong>saponine</strong>.</p>
<p><strong>Curiosità</strong>: Secondo una tradizione popolare la presenza di mercorella sotto le viti fa andare a male il vino. Il medico greco Ippocrate consigliava gocce di succo fresco di mercuriale, da instillare direttamente nell&#8217;orecchio, per curare le sordità parziali o temporanee. La medicina popolare raccomandava l&#8217;utilizzo del succo estratto dalle foglie fresche di questa piantina per interrompere la produzione di latte delle nutrici.</p>
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		<title>Fava del Calabar &#124; Physostigma venenosum Balf.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/fava-del-calabar/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 15:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi beenico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fava del Calabar (Physostigma venenosum Balf., 1861) è una pianta rampicante, alta fino a 15 &#8211; 20 metri, relativamente simile a un grosso fagiolo, appartenente alla famiglia delle Fabaceae; presenta foglie trifogliate e fiori di tipo papilionaceo, rosa o porpora, pendenti, disposti in racemi. Il legume matura in estate, è lungo 15–18 cm e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>fava del Calabar</strong> (<em>Physostigma venenosum</em> Balf., 1861) è una pianta rampicante, alta fino a 15 &#8211; 20 metri, relativamente simile a un grosso fagiolo, appartenente alla famiglia delle <em>Fabaceae</em>; presenta foglie trifogliate e fiori di tipo papilionaceo, rosa o porpora, pendenti, disposti in racemi. Il legume matura in estate, è lungo 15–18 cm e contiene 2-3 grossi semi reniformi, lunghi 2–3 cm, rivestiti da un tegumento marrone brillante. Essi sono inodori, insipidi e molto duri. Questa pianta originaria dell’Africa tropicale (Costa del Calabar) Cameroun, Guinea, Corso del Niger, Sierra Leone, cresce spontaneamente nell&#8217;Africa occidentale, in particolar modo in Guinea, lungo il fiume Calabar.</p>
<p><em>Il termine Physostigma deriva </em>dal greco <em>jusaw</em> = <em>gonfio</em> e <em>stigma</em> = <em>stimma </em>perché lo stimma barbato-peloso sulla faccia interna sotto l’apice, è allargato in una specie di cresta falciforme concava, stimmatifera, ripiegata sulla faccia esterna, terminale in modo che lo stimma appare come rigonfio; <em>venenosum,</em> velenoso, per la sua tossicità. Nome volgare: <em>Eseré</em> (da cui eserina).</p>
<p>La pianta veniva usata per estrarre il principio attivo <strong>fisostigmina</strong>, che è un <strong>alcaloide usato come inibitore della colinesterasi</strong>, e in oculistica come <strong>miotico nel glaucoma. </strong>La fisostigmina ha le stesse caratteristiche della pilocarpina (altro alcaloide miotico molto usato) ossia stimola il muscolo costrittore della pupilla, inducendo ad un restringimento del suo diametro; provoca inoltre una diminuzione della pressione endoculare e dello spasmo del muscolo ciliare. Altri componenti dei semi: olio grasso con gli <strong>acidi beenico, palmitico, stearico, oleico e linolico</strong>, <strong>sitosterina</strong>, resina, piccole quantità di olio etereo.</p>
<p>La Fava del Calabar deve quindi la sua azione alla <strong>eserina o fisostigmina</strong> ed alla <strong>geneserina</strong>. L&#8217;eserina agisce sugli effettori colinergici eccitandoli ma indirettamente, nel senso che essa preserva l’acetilcolina dalla rapida distruzione dovuta alla colinesterasi la cui attività viene inibita, appunto, dall&#8217;eserina. L&#8217;azione di questa si identifica quindi con quella dell&#8217;acetilcolina, l’attività della quale viene per ciò conservata, sebbene in diversa misura, in qualunque sede essa venga liberata dagli impulsi nervosi provenienti dal parasimpatico.</p>
<p>L&#8217;eserina non esplica soltanto l&#8217;<strong>azione muscarinica dell&#8217;acetilcolina </strong>sui muscoli lisci, sulle ghiandole e sul cuore, ma anche un&#8217;<strong>azione nicotinica </strong>che si manifesta sui muscoli scheletrici e sui gangli autonomi.</p>
<p>La Fava del Calabar, <strong>sotto forma di tintura</strong> o di estratto fluido titolato, <strong>è impiegata come eccitante della peristalsi intestinale</strong> (atonie postoperatorie, stitichezza atonica); <strong>come antinevralgico</strong> e antinevrosico (nevrosi celiaca, sindrome solare); come <strong>antimiastenico</strong> (miastenia muscolare progressiva); come eccitante le secrezioni salivare, pancreatica, intestinale e sudorale. I sali di eserina (e di geneserina anche) sono impiegati in oculistica <strong>sotto forma di colliri</strong>, come miotici o, alternativamente con colliri di atropina, per prevenire o eliminare la formazione di aderenze fra l&#8217;iride e la cornea, che potrebbero conseguire ad interventi chirurgici.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: La pianta può interagire con agenti anticolinergici, atropina e farmaci atropinosimili, antiparkinsoniani, antispastici, neurolettici e fenotiacinici.</p>
<p><strong>Curiosità</strong>: Alcune tribù che vivono lungo la costa del Golfo di Guinea nell’Africa Occidentale, la usavano per le ordalie dette anche “Giudizio di Dio”, ovvero delle prove insensate il cui risultato svelava la colpevolezza (morte) o innocenza (vita) dell’imputato secondo la volontà Divina. Chi era sottoposto a questo giudizio, doveva mangiare i semi di questa pianta. Poiché i semi della fava del Calabar sono anche emetici, ovvero inducono il vomito, c’era possibilità che questo effetto sopraggiungesse prima della paralisi respiratoria e quindi salvare il malcapitato. Non senza sofferenza…</p>
<p>Un altro uso era quello paralizzante per la caccia. I semi venivano pestasti fino a diventare polvere, per poi venir cosparsa sulle punte delle frecce per la caccia in quantità sufficiente (molto poca) perché l’animale colpito venisse ucciso per paralisi muscolare (cuore e respirazione).</p>
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