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	<title>acido ursolico Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>acido ursolico Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Pygeum &#124; Prunus africana (Hook. f.) Kalkman</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pygeum-prunus-africana-hook-f-kalkman/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 07:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pigeo africano (Pygeum africanum Hook f., sin. Prunus Africana Kalk.) è un albero sempreverde, della famiglia delle Rosacee, alto una trentina di metri, che vegeta nelle foreste dell&#8217;Africa   subsahariana, Africa orientale e australe nonché in Madagascar. Albero sempreverde, alto di solito 10-25 m; con fusto cilindrico dritto e chioma fitta e rotondeggiante, ha foglie &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>pigeo africano</strong> (<em>Pygeum africanum</em> Hook f., sin. <em>Prunus Africana</em> Kalk.) è un albero sempreverde, della famiglia delle Rosacee, alto una trentina di metri, che vegeta nelle foreste dell&#8217;Africa   subsahariana, Africa orientale e australe nonché in Madagascar.</p>
<p>Albero sempreverde, alto di solito 10-25 m; con fusto cilindrico dritto e chioma fitta e rotondeggiante, ha foglie semplici, ellittiche, coriacee, lungamente picciolate e della lunghezza di 8-10 cm; i fiori sono piccoli, bianchi o color crema, raccolti in racemi ascellari lunghi 3-8 cm; i frutti sono simili alle ciliegie, di colore da rosso a bruno purpureo e con il diametro di 8-12 mm. La corteccia del pigeo africano essiccata ha un colore variabile dal rosso al bruno-nerastro, con un odore spiccato che ricorda quello di mandorla. I costituenti più significativi presenti nel suo estratto lipofilo comprendono i <strong>fitosteroli</strong> (il <strong>β-sitosterolo</strong> è il più rappresentativo), gli <strong>acidi grassi</strong> (tra cui miristico, palmitico, linoleico, oleico, stearico ed arachidonico), i <strong>triterpenoidi</strong> (<strong>acido ursolico, acido oleanolico</strong> ecc.) e gli alcoli (<strong>docosanolo </strong>ecc.).</p>
<p>Il pigeo africano deve la sua <strong>azione antiflogistica</strong> all&#8217;<strong>attività inibitrice sulla 5 lipo-ossigenasi, </strong>che determina una minor formazione dei mediatori flogistici catalizzati da questo enzima, in particolare del <strong>leucotriene B4</strong>. Dalla corteccia dell’albero si ricava un estratto (nome officinale <em>Pruni africanae cortex</em>) contenente un’abbondante frazione lipidica, fitosteroli e altre sostanze (<strong>acido ferulico, glucopiranosidi, lignani, antocianine</strong>) che hanno mostrato un’azione antiinfiammatoria e inibitrice dei fattori di crescita a livello della prostata e della vescica; viene utilizzato nei pazienti affetti da ipertrofia prostatica. In effetti, studi <em>in vitro</em> hanno mostrato che l&#8217;estratto di <em>Pygeum africanum</em> inibisce la proliferazione dei fibroblasti prostatici indotta dai fattori di crescita come EGF (Epidermal Growth Factor), bFGF (basic Fibroblast Growth Factor) ed IGF-I (Insulin-like Growth Factor). Il pigeo africano è anche un debole inibitore dell&#8217;<strong>enzima 5 alfa-reduttasi </strong>e tale effetto, insieme al precedente, potrebbe conferire a questa &#8220;<strong>droga vegetale</strong>&#8221; un ruolo preventivo e terapeutico in presenza di <strong>ipertrofia prostatica benigna</strong>. In effetti un estratto di <em>Pygeum africanum</em> (pari a 10 g di polvere di corteccia secca) contenente lo 0,5% di n-docosanolo totale mg 50 viene utilizzato per la terapia della ipertrofia prostatica benigna commercializzato con il nome di &#8220;Tadenan&#8221; o &#8220;Pygenil&#8221; (pigelina).</p>
<p>Considerata la possibile interferenza sul metabolismo degli androgeni e degli estrogeni, l&#8217;utilizzo degli estratti è controindicato in gravidanza, in allattamento e nei bambini al di sotto dei 12 anni. Da segnalare anche le possibili interferenze con terapie ormonali, e per sommatoria d&#8217;azione con finasteride e dutasteride (farmaci molto utilizzati nel trattamento dell&#8217;alopecia androgenetica e dell&#8217;ipertrofia prostatica). In ogni caso, prima dell&#8217;assunzione, è necessaria la prescrizione ed il controllo medico.</p>
<p>In Italia, il pigeo africano è attualmente inserito nella lista delle erbe non ammesse negli integratori alimentari; è comunque utilizzato come farmaco in alcune specialità mediche registrate.</p>
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		<title>Uva ursina &#124; Arctostaphylos uva-ursi (L.) Sprengel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 11:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Uva ursina è una delle specie appartenenti alla famiglia ericacee e al genere Arctostaphylos; è un piccolo arbusto spontaneo, latifoglie e sempreverdi, dell&#8217;altezza di circa 30-35 cm. Le foglie si rigenerano circa ogni tre anni. Produce dei frutti a forma di piccole bacche rosse dal sapore aspro non molto gradevole. Il periodo più indicato per &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Uva ursina </strong>è una delle specie appartenenti alla famiglia ericacee e al genere <em>Arctostaphylos;</em> è un piccolo arbusto spontaneo, latifoglie e sempreverdi, dell&#8217;altezza di circa 30-35 cm. Le foglie si rigenerano circa ogni tre anni. Produce dei frutti a forma di piccole bacche rosse dal sapore aspro non molto gradevole. Il periodo più indicato per la raccolta delle foglie è l’estate e i metodi di somministrazione sono molteplici: in polvere tal quale oppure mista a miele o marmellate; sotto forma di decotto o macerato o anche come estratto fluido da prendere in gocce. La presenza di tannini e acido gallico nelle foglie rendeva l’uva ursina un <strong>buon colorante grigio, bruno o nero da adoperare durante la</strong> <strong>conciatura delle pelli</strong>, in particolare del cuoio russo e marocchino.</p>
<p>L’etimologia del nome “uva ursina” deriva dal latino “uva ursi” in quanto gli orsi sono molto golosi dei suoi frutti.</p>
<p>Il principale costituente della droga è l&#8217;<strong>arbutina</strong>, glicoside dell&#8217;idrochinone; sono presenti anche la <strong>metilarbutina</strong>, l&#8217;<strong>idrochinone</strong> e altri derivati dell&#8217;idrochinone. L&#8217;acido fenolico maggiormente rappresentato è l&#8217;<strong>acido gallico</strong>, che, assieme alla <strong>galloilarbutina,</strong> costituisce la principale frazione dei <strong>gallotannini</strong>. Altri costituenti sono i flavonoidi e i triterpeni come l&#8217;<strong>acido ursolico </strong>e l&#8217;<strong>uvaolo</strong>.</p>
<p>Grazie alle sue proprietà antibatteriche e diuretiche è solitamente usata come <strong>rimedio contro le cistiti, uretriti</strong> e infiammazioni/infezioni lievi dell&#8217;apparato urinario e nelle prostatiti. Il Ministero della Salute, nel Decreto 9 luglio 2012 “Disciplina dell&#8217;impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali” definisce l&#8217;effetto fisiologico dell&#8217;<em>Arctostaplhylus Uva Ursi</em>: <strong>Drenaggio dei liquidi corporei</strong>. <strong>Funzionalità delle vie urinarie</strong>. La droga è costituita dalle foglie raccolte prima della fioritura, quindi utilizzate fresche o più comunemente essiccate. Altri componenti del fitocomplesso, come tannini e metaboliti del <strong>piceoside</strong>, espletano un&#8217;azione sinergica con l&#8217;arbutina.</p>
<p>L&#8217;uva ursina viene utilizzata come antisettico delle vie urinarie visto che l&#8217;<strong>idrochinone</strong>, il principio attivo, combatte l&#8217;adesione dei batteri alle pareti uroteliali e agevola il loro allontanamento da parte dell&#8217;urina. L&#8217;idrochinone ha mostrato ottime azioni antinfiammatorie quando è venuto a contatto con i ceppi più diffusi quali l&#8217;<em>Escherichia coli </em>e lo <em>Streptococcus</em>, infatti l&#8217;<em>Uva Ursi </em>è impiegata come terapia nutraceutica e non anti-antibiotica assieme ad altri prodotti naturali come <em>Cranberry</em> ed <em>Echinacea</em> per la cura della cistite e della cistite recidivante.</p>
<p><strong>Ha dato ottimi risultati anche nell&#8217;ipertrofia prostatica e nella ritenzione urinaria. </strong></p>
<p>Va infine ricordato che proprio i benefici principi attivi della pianta, se usati in modo non appropriato, possono dar luogo, a causa dei tannini, a fenomeni irritativi del tubo digerente e a veri e propri fenomeni allergici (ma l’aggiunta di Menta può aiutare a contrastare questo effetto). Evitare l’assunzione in contemporanea con Vitamina C che, acidificando le urine, diminuirebbe l’azione dell’Uva ursina.</p>
<p><strong>L&#8217;uva ursina è controindicata</strong> in condizioni fisiologiche come gravidanza e allattamento, ed in condizioni patologiche come insufficienza renale e allergia all&#8217;acido acetilsalicilico. Se ne sconsiglia l&#8217;uso al di sotto dei 12 anni.</p>
<p>L&#8217;assunzione di uva ursina non dovrebbe protrarsi oltre la settimana (o per più di cinque volte all&#8217;anno) senza consultare il medico. L&#8217;uva ursina tende a conferire all&#8217;urina una colorazione marrone, che si scurisce all&#8217;aria.</p>
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		<title>Noni &#124; Morinda citrifolia L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/noni-morinda-citrifolia-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 14:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Noni o gelso indiano è una pianta appartenente alla famiglia delle Rubiaceae. È conosciuta anche come nonu, nono, bumbo, lada, munja, e Canary wood. Il nome latino del genere, Morinda, deriva dalla fusione delle due parole Morus (Gelso) e India; l&#8217;epiteto specifico, citrifolia, allude alle foglie, che hanno una certa somiglianza con quelle del &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Noni</strong> o <strong>gelso indiano</strong> è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Rubiaceae</em>. È conosciuta anche come <strong>nonu, nono, bumbo, lada, munja, e <em>Canary wood</em>.</strong></p>
<p>Il nome latino del genere, <em>Morinda</em>, deriva dalla fusione delle due parole <em>Morus</em> (Gelso) e <em>India</em>; l&#8217;epiteto specifico, <em>citrifolia</em>, allude alle foglie, che hanno una certa somiglianza con quelle del limone (<em>citrus</em>). Il nome comune più usato, noni, è invece di origine polinesiana.</p>
<p>Il noni è un piccolo albero sempreverde, con altezza di solito compresa tra 3 e 6 m (eccezionalmente fino a 10). Le foglie sono ellittiche o ovate e piuttosto grandi (da 20 a 45 cm). I fiori sono &#8220;perfetti&#8221;, contengono cioè sia l&#8217;apparato maschile (polline) che femminile (ovario); essi sono forniti di 5 petali (anche 6) e sono riuniti in infiorescenze globose. Quando i fiori appassiscono e cadono, lasciano sulla massa sottostante delle cicatrici chiamate &#8220;<strong>occhi</strong>&#8220;, circondate da una marcatura pentagonale o esagonale (a seconda di quanti petali aveva il fiore). Ciò che viene chiamato <strong>frutto è in realtà un sincarpo</strong>, cioè la fusione di molti piccoli frutti in un&#8217;unica massa (come accade per le more di gelso).</p>
<p>I frutti del Noni nascono sullo stesso ramo in tempi successivi per cui si possono avere dei frutti maturi, frutti acerbi, frutti in fiore e boccioli che daranno origine a nuovi frutti. Il Noni è una delle poche piante che produce fiori in presenza del frutto e produce frutti in tutti i mesi dell&#8217;anno.</p>
<p>Il frutto del Noni, attraverso le sue fasi di maturazione, assume un colore verdastro che man mano tende al giallo per diventare giallo biancastro e traslucido nella piena maturazione. Quando è maturo, è lungo 5–10 cm, è tenero ed esala un odore sgradevole, che richiama alla mente l&#8217;odore del formaggio maturo.</p>
<p>Si ritiene che la diffusione del Noni in un&#8217;ampia area geografica sia dovuta alla particolarità dei semi che, dotati di una sacca d&#8217;aria, possono galleggiare sull&#8217;acqua per mesi restando vitali e, portati dalle correnti, possono percorrere grandi distanze.</p>
<p>Le radici hanno una forte capacità di espandersi lateralmente. Nelle Hawaii si trovano spesso piante che affondano le loro radici nella roccia lavica solidificata e sprofondano negli anfratti per trovare nutrimento ed acqua.</p>
<p>La <em>Morinda citrifolia</em> è originaria del sud-est asiatico, tropicale e temperato-caldo, dall&#8217;India fino a Taiwan e fino all&#8217;Australia settentrionale; oggi prospera in tutto il mondo, soprattutto in tutta la fascia tropicale: nei Caraibi, in Polinesia, in Africa, in India ecc. Il massimo centro di coltivazione è la Polinesia, in particolare Tahiti.</p>
<p>Il Noni viene impiegato da diversi secoli per scopi alimentari, ma tale uso è sempre stato scoraggiato dall&#8217;<strong>odore sgradevole </strong>(<strong>di formaggio</strong>). Le parti principalmente utilizzate in ambito culinario sono i frutti maturi (crudi e cotti), le foglie ed i semi arrostiti.</p>
<p>Le foglie del Noni vengono usate anche come alimento per gli animali domestici e per i bachi da seta (India). A Porto Rico i frutti vengono usati come alimento per i maiali.</p>
<p>La corteccia del Noni contiene un pigmento rosso e le radici contengono un pigmento giallo; entrambi sono usati, con minori rese di altre specie del genere Morinda, per la produzione di coloranti per tessuti e pellami.</p>
<p>Il legno è utilizzato, come il legno di altre specie arboree, per costruzioni, legna da ardere, sculture ecc.</p>
<p>Dai semi si ricava un <strong>olio repellente per gli insetti</strong>.</p>
<p>Molte delle proprietà del Noni sono da attribuire all&#8217;enzima <strong>xeronina</strong>, un importante componente della membrana cellulare <strong>che esercita un&#8217;azione rigenerativa e riparatrice sulle cellule danneggiate</strong> e regola la funzione delle proteine.</p>
<p>Il succo conferisce energie e <strong>combatte la debolezza</strong>, perché gli enzimi in esso contenuti favoriscono l&#8217;assimilazione degli aminoacidi, delle vitamine e dei sali minerali. Il Noni <strong>stimola anche la secrezione delle endorfine e della serotonina</strong>, migliorando l&#8217;efficienza mentale e il tono dell&#8217;umore. Il Noni, inoltre ha le seguenti proprietà:</p>
<ul>
<li>Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.</li>
<li>Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate.</li>
<li>Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come <em> Coli</em>.</li>
<li>Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario (le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).</li>
<li>Inibisce la crescita dei tumori.</li>
<li>Ha proprietà adattogeniche.</li>
</ul>
<p>I <strong>costituenti più importanti</strong> del Noni sono:</p>
<ul>
<li><strong>Vitamine e minerali</strong>: il Noni è ricco di vitamina A e C, fondamentali per il nostro corpo, in quanto sono entrambe coinvolte in numerose attività biochimiche. In particolare, il succo è una buona fonte di vitamina C (o acido ascorbico), importante per il sistema immunitario e per l’azione antiossidante. Inoltre, il frutto di Noni contiene minerali come magnesio, ferro, potassio, selenio, zinco, calcio, sodio, rame e zolfo.</li>
<li><strong>Proxeronina e xeronina</strong>: la proxeronina è un alcaloide e rappresenta un precursore della xeronina. Quest&#8217;ultima sostanza è implicata in un gran numero di processi biochimici e sembra prendere parte al metabolismo delle proteine. Inoltre, favorisce l&#8217;assorbimento a livello intestinale di minerali, aminoacidi e vitamine, assunti con l&#8217;alimentazione.</li>
<li><strong>Cumarine</strong>: sono sostanze naturali con funzioni anticoagulanti, flebotoniche, antispasmodiche ed antibatteriche. La <strong>scopoletina </strong>è tra le principali cumarine presenti. Questa ha dimostrato di possedere un&#8217;attività epatoprotettiva ed un effetto <strong>adattogeno</strong>. La scopoletina protegge il sistema cardiocircolatorio, normalizza la pressione sanguigna, esercita un&#8217;azione antinfiammatoria ed antistaminica.</li>
<li><strong>Terpeni e terpenoidi</strong>: i terpeni svolgono un&#8217;azione antiossidante contrastando i radicali liberi. Nel Noni sono presenti: l&#8217;<strong>eugenolo</strong> (antisettico e anestetico), il <strong>beta-carotene </strong>(precursore della vitamina A) e l&#8217;<strong>acido ursolico</strong>. I terpenoidi sono composti correlati ai terpeni e possiedono importanti <strong>proprietà antiossidanti</strong>.</li>
<li><strong>Polisaccaridi</strong> (<strong>acido glucuronico</strong>, <strong>arabinosio</strong>, <strong>galattosio</strong>): sono polimeri costituiti da monosaccaridi che possono agire come immunostimolanti.</li>
<li><strong>Serotonina</strong>: è un neurotrasmettitore che svolge a livello del sistema nervoso centrale un ruolo importante nella regolazione dell&#8217;umore, del ritmo sonno-veglia, dello stimolo della fame e della termoregolazione. La serotonina influenza la percezione del dolore e stimola la biosintesi della melatonina. Infine, l&#8217;effetto sinergico di scopoletina, serotonina e xeronina è in grado di stabilizzare anche i valori della glicemia.</li>
<li><strong>Damnacantale</strong>: è un alcaloide che incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi e sembra avere un&#8217;azione inibitrice su alcune cellule pre-cancerogene.</li>
<li>Altre importanti <strong>sostanze fitochimiche</strong> contenute nel Noni sono: <strong>antiossidanti, acido deacetilasperulosidico, niacina</strong> (vitamina B3), <strong>caroteni, acido linoleico, acido caprilico e caproico, antrachinoni, flavonglicosidi, alcaloidi, beta-sitosterolo, flavonoidi, catechina, aminoacidi, proteine, carboidrati, fibre, fruttosio</strong>.</li>
</ul>
<p>Tutti questi elementi aiutano a migliorare e potenziare le prestazioni del nostro sistema immunitario, oltre a conferire molte altre proprietà come ad esempio di tipo analgesico, sedativo e antinfiammatorio.</p>
<p>Tradizionalmente i <strong>guaritori indigeni della Polinesia</strong> preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi talune aziende seguono l&#8217;antico e tradizionale metodo di fermentazione per produrre <strong>succo di Noni</strong>. Questo sarebbe in grado di stimolare il sistema immunitario, grazie alla presenza dell&#8217;<strong>acido deacetilasperulosidico</strong>, che è spesso compromesso da un&#8217;alimentazione squilibrata e dalle negative ricadute dello stress, per cui è la causa originale di moltissime malattie; e favorirebbe inoltre la produzione di melatonina e serotonina. Il succo avrebbe anche altri effetti benefici, contenendo, in forma non concentrata, la maggior parte dei principi officinali presenti nel frutto. Nel 2003 la Commissione europea ha autorizzato la commercializzazione del succo di Noni in Europa come &#8220;<strong>nuovo ingrediente alimentare</strong>&#8220;. Nel corso del procedimento che ha portato a questa decisione, il Comitato Scientifico per i Prodotti Alimentari ha rilasciato un parere favorevole, rilevando però che <strong>non ci sono prove di &#8220;particolari effetti benefici del succo di Noni, superiori a quelli di altri succhi di frutta</strong>&#8220;.</p>
<p>La Morinda citrifolia può essere <strong>controindicata in caso di problemi ai reni, livelli elevati di potassio e malattie epatiche</strong>. Inoltre non deve essere assunta durante la gravidanza: è stata utilizzata per indurre aborti.</p>
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		<title>Frassino comune &#124; Fraxinus Excelsior</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/frassino-comune-fraxinus-excelsior/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 12:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Frassino maggiore o Frassino comune è una specie della famiglia delle Oleaceae, diffusa dall&#8217;Asia minore all&#8217;Europa. Il nome Fraxinus ha un origine incerta: secondo alcuni deriva dal latino “frango” che significa piegare in relazione all’elevata flessibilità del suo legno; secondo altri deriva invece dal greco “fraxis” che significa separazione, perché è una pianta che &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Frassino maggiore</strong> o <strong>Frassino comune</strong> è una specie della famiglia delle <em>Oleaceae</em>, diffusa dall&#8217;Asia minore all&#8217;Europa.</p>
<p>Il nome <em>Fraxinus</em> ha un origine incerta: secondo alcuni deriva dal latino “frango” che significa piegare in relazione all’elevata flessibilità del suo legno; secondo altri deriva invece dal greco “fraxis” che significa separazione, perché è una pianta che si piantava come segnale di confine di proprietà; il termine latino <em>Fraxinus</em> trae origine dal greco <em>Phràssein</em> che significa assiepare; il nome della specie <em>excelsior </em>è comparativo di maggioranza di <em>excelsus</em>, che significa alto, quindi <em>excelsior</em> significa &#8220;più alto&#8221;, con evidente riferimento alle varie specie di Frassini. Secondo il mito greco il Frassino era un albero in grado di attirare le saette; allora il nome potrebbe derivare da <em>fragor</em> che in latino significa rumore, fragore, questo perché in Grecia il Frassino era un albero dedicato a Poseidone, dio che controllava i terremoti e i fulmini.</p>
<p>E’ un albero eliofilo a foglia caduca dal portamento slanciato, ma maestoso negli esemplari isolati, in grado di raggiungere l’altezza di 40 metri; il tronco, che può superare il metro di diametro, è dritto e cilindrico; corteccia inizialmente liscia, di colore grigio verdastra e con macchie chiare, con l’età assume toni grigio-brunastri e fessurazioni longitudinali; i rami sono opposti, lisci e di colore verdastro chiaro; le gemme, evidenti e tomentose, sono opposte, di colore nerastro, con quella posta all’apice dei rami di dimensioni maggiori. Le foglie possono superare anche 25 cm di lunghezza; opposte, imparipennate, composte di (7) 9 ÷ 13 (15) foglioline di dimensioni fino a cm 12 x 2 ÷ 4, lanceolate, con apice acuto, sub sessili ma con la terminale picciolata; margine finemente seghettato, con nervature evidenti che si diramano verso il bordo; colore verde lucido nella pagina superiore, più chiaro e glabro in quella inferiore. I fiori compaiono prima delle foglie sui rami dell’anno precedente e si presentano come piccole pannocchie laterali, ascellari; fiori privi di corolla e calice, ermafroditi ma anche unisessuali: in questo caso quelli maschili sono composti di due soli stami, con antere porpora mentre quelli femminili sono muniti ovario bicarpellare ed assumono una colorazione più verdastra. I frutti sono samare lanceolato-lineari, ottuse, lunghe fino a 60 mm, peduncolate e riunite in grappoli; inizialmente di colore verde chiaro, poi giallastre, e rossicce alla maturazione, rimangono attaccate ai rami per tutto l’inverno e, per un complesso sistema di esigenze, soprattutto climatiche, possono germinare al secondo anno dalla maturazione (in genere 18 mesi). Il periodo di fioritura è legato alle condizioni ambientali, da Marzo a Maggio.</p>
<p>Le specie di questo gruppo hanno generalmente una crescita rapida, riuscendo a sopravvivere in condizioni ambientali difficili come zone inquinate, con salsedine o forti venti, resistendo bene anche alle basse o elevate temperature. In genere il loro habitat si trova nelle regioni temperate e subtropicali dell’emisfero settentrionale, ma anche tropicali come il Messico, Cuba, Giava e le Filippine. Le specie più diffuse in Italia sono il <strong><em>Fraxinus excelsior</em></strong> conosciuto col nome comune di <strong>Frassino maggiore</strong>; il <strong><em>Fraxinus ornus</em></strong> noto come <strong>Orno</strong> o <strong>Orniello</strong>, utilizzato per la produzione della manna e chiamato comunemente anche <strong>Frassino da manna</strong> o Albero della manna; <strong>Fraxinus angustifolia</strong> noto col nome di Frassino meridionale (<em>Fraxinus oxycarpa</em> Bieb. nella “Flora d’Italia”). Tutte e 3 le specie spontanee della flora italiana vivono sull’arco alpino.</p>
<p>Il <strong><em>Faxinus excelsior</em></strong> è un albero importante nella mitologia e nel folklore europei e, soprattutto nei paesi nordici; è stato sempre considerato un <strong>albero magico e sacro</strong>; molti sono i riferimenti alle leggende legate al dio Odino: si narra che lo stesso Odino (Igg) abbia acquisito i suoi poteri magici, dopo essersi impiccato ed aver trascorso un lungo tempo all’interno di un frassino; in Scandinavia questo albero viene chiamato Igg-drasil cioè cavallo di Odino.</p>
<p>Il nome inglese moderno, Ash, deriva dalla parola Anglo-Sassone “aesc”, che significa: lancia. Nell’alfabeto celtico <strong>Ash</strong> o “Nion” rappresenta la nostra, moderna, lettera N.</p>
<p>In Gran Bretagna l’antica saggezza popolare indica che, quando le gemme della Quercia si schiudono prima di quelle del Frassino, l’estate sarà secca e sarà invece umida se quelle del Frassino saranno le prime ad aprirsi.</p>
<p>La <strong>manna</strong> è la linfa estratta dalla corteccia opportunamente incisa. L’estrazione della manna si effettua in modo particolare sul <em>Fraxinus ornus</em> (orniello o frassino da manna). Vengono praticati delle piccole incisioni trasversali con gesti precisi, da cui sgorga lentamente un succo inizialmente di colore ceruleo e di sapore amaro (lagrima), che a contatto con l&#8217;aria rapidamente si schiarisce e assume un sapore dolce. Condensandosi, forma cannoli e stalattiti di colore bianco e profumati. La manna in media contiene il 40-60% di mannitolo. La manna viene utilizzata come dolcificante,</p>
<p>Molto utilizzato il <strong>legno di frassino</strong>. Si tratta di un legno di colore molto chiaro, quasi bianco, è compatto, resistente ed elastico e duttile: queste doti ne fanno un materiale particolarmente adatto per la produzione di compensati, pavimenti, mobili, timoni per imbarcazioni da diporto, manici per attrezzi e parti di strumenti musicali, attrezzi sportivi, quali racchette da tennis, sci, mazze da golf, ma anche slitte, utensili da cucina, carri, comprese ruote e raggi ed in tutti quei casi in cui robustezza ed elasticità siano richieste; all’aperto, tuttavia, questo legno si altera facilmente, quindi, non è consigliabile utilizzarlo, ad esempio, per gli infissi. Fino al &#8216;600 è stato, assieme al corniolo, uno dei legnami più impiegati nella produzione di lance, giavellotti e picche (oltre che alle ruote dei carri, sin dall&#8217;età del bronzo, quando il carro da guerra era uno <em>status symbol</em> militare), tanto che il frassino venne legato sovente a divinità pagane della guerra, fraternità di guerrieri o società di carattere militare.</p>
<p>E’ un apprezzato combustibile per il suo elevato potere calorifico. Il legno di questa specie arde molto bene anche se piuttosto fresco perché contiene una sostanza molto infiammabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Noto già nell’antica Grecia, dove i medici Ippocrate e Teofrasto lo raccomandavano come <strong>pianta diuretica</strong>; Dioscoride invece descrive il Frassino come pianta da usare contro il morso dei serpenti. Di questa proprietà, non è presente alcun dato scientifico che ne dimostra l’efficacia, ma tuttavia è un’indicazione che viene riportata anche all’interno della farmacopea Callawaya-Bolivia.</p>
<p>La droga della pianta è costituita principalmente dalle foglie adulte e dalla corteccia di giovani rami; in passato venivano utilizzati anche i semi, a cui venivano attribuite proprietà analoghe a quelle delle foglie.</p>
<p><strong>Costituenti chimici</strong> sono: <strong>acido ursolico</strong>, <strong>benzochinone</strong>, <strong>mannitolo</strong>, <strong>tannini</strong>, <strong>fenoli</strong>, <strong>cumarine</strong>, <strong>flavonoidi</strong>, <strong>acido ascorbico</strong>, <strong>iridoidi</strong>, <strong>siringoside</strong>.</p>
<p>Anticamente i frutti venivano messi in conserva di sale ed aceto per essere usati come condimento; questa preparazione è ancora in uso in Siberia.</p>
<p>Dalle foglie si può ricavare un <strong>succedaneo del té.</strong></p>
<p><strong>In fitoterapia</strong> i preparati di Frassino vengono utilizzati per le loro <strong>proprietà antinfiammatorie, analgesiche ed antiflogistiche</strong>: l’azione antinfiammatoria sembra possedere una specifica efficacia sulla parete colecistica, per cui viene suggerito in particolare l’uso nelle colecistiti croniche.</p>
<p>Oltre a queste indicazioni, al Frassino sono riconosciute <strong>attività diuretica e uricosurica</strong>: quindi viene indicato in casi di artrosi, iperuricemia, gotta, ipercolesterolemia, ritenzione idrica, cellulite; le parti utilizzate sono le foglie e la corteccia di rami giovani.</p>
<p>Per uso esterno si può utilizzare un infuso di foglie per fare impacchi in caso di <strong>dolori articolari e disturbi reumatici</strong> o come tonificante sulla pelle e rinfrescante per la pelle irritata. Dal 1996, per decisione della Commissione Europea, è entrato nell&#8217;inventario degli ingredienti comunemente utilizzati come tonici nei prodotti cosmetici.</p>
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		<title>Elicriso italiano &#124; Helichrysum italicum (Roth) G. Don, 1830)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/elicriso-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 12:13:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>elicriso italiano </strong>(<em>Helichrysum italicum </em>(Roth) G. Don, 1830) è una pianta spontanea molto comune in tutto il bacino del Mediterraneo; appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae, </em>è diffusa in luoghi incolti e pietrosi, assolati e aridi. In Italia si trova soprattutto al centro-sud e nelle isole, dalle coste fino a oltre mille metri di altitudine, soprattutto nei luoghi con una buona esposizione solare. L&#8217;elicriso cresce ad esempio molto bene in Sardegna: l&#8217;elicriso sardo è noto proprio come &#8220;oro della Sardegna&#8221;.. La pianta è una suffrutrice perenne alta 25-40 centimetri, di colore grigio-biancastro, con portamento compatto e fusti legnosi ricoperti da una fitta peluria biancastra. Le foglie sono alterne, lineari, lunghe 20–40 mm e larghe 1 mm, ricoperte da fine peluria biancastra; sono molli e hanno i margini piegati verso il basso (convolute); <strong>emanano un aroma caratteristico simile al curry o alla liquirizia</strong>, tanto che spesso questa pianta si trova in vendita con il nome di <strong>pianta curry</strong> o <strong>elicriso liquirizia</strong>. I fiori sono capolini gialli, prevalentemente tubulari, riuniti in densi corimbi di 25-35 infiorescenze. Dopo la fioritura si sviluppa il frutto, un achenio ovale dotato di pappo. Fiorisce da luglio ad agosto.</p>
<p>Il nome Elicriso deriva dall’unione di due termini greci: <em>helios</em> (sole) e <em>chrysos</em> (oro), per il colore giallo lucente dei capolini. Il nome volgare, <em>Perpetuini</em>, deriva proprio dai capolini di queste piante, che hanno una parte delle squame involucrali secche e scariose che persistono a lungo inalterate.</p>
<p>Sono state descritte varie sottospecie.</p>
<p>La pianta officinale intera era già conosciuta e apprezzata in epoca greco-romana e   veniva utilizzata per bruciare le setole dei maiali macellati, per l&#8217;aroma particolare che conferiva al lardo. Le parti fiorite, che mantengono il loro vivido colore anche essiccate, vengono utilizzate per profumare la biancheria e gli ambienti. In cosmetica l&#8217;elicriso è impiegato come fissante nei profumi.</p>
<p>La droga è costituita dalla pianta fiorita, che ha odore caratteristico molto aromatico. Essa contiene un <strong>olio essenziale </strong>(<strong>nerolo, acetato di nerile, geraniolo, eugenolo</strong>), <strong>acido caffeico</strong>, <strong>acido ursolico</strong>, <strong>resine</strong>, <strong>mucillagin</strong>i e sostanze coloranti che nell&#8217;insieme prendono il nome di <strong>elicrisina (flavonoide)</strong>. I diversi preparati a base di elicriso (estratto fluido, sciroppo, areosol, tisane) possono trovare impiego nelle malattie dell&#8217;apparato respiratorio, nelle malattie reumatiche e allergiche, nelle malattie epatiche, nelle flebiti, nelle cefalee e perfino nelle ustioni e per curare i geloni.</p>
<p>Tra le presunte proprietà medicinali variamente ascritte all&#8217;elicriso si citano quelle coleretiche, stimolanti la secrezione gastrica e pancreatica, ipocolesterolemizzanti, diuretiche, spasmolitiche, antibatteriche, antimicotiche, antinfiammatorie connettivali ed antiemorroidarie.</p>
<p>L&#8217;<strong>olio essenziale </strong>di elicriso presenta attività antinfiammatorie e antiallergiche, soprattutto per l&#8217;apparato respiratorio.</p>
<p>In <strong>cosmesi</strong>, gli estratti di elicriso trovano impiego in prodotti solari e in prodotti per la detersione di pelli grasse, asfittiche, comedoniche o irritate.</p>
<p>In cucina, i fiori e le foglie di elicriso sono utilizzati per aromatizzare diverse preparazioni, salate e dolci, nonché per creare un liquore, facendo una macerazione alcolica dei capolini.</p>
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		<title>Verbena officinale &#124; Verbena officinalis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/verbena-officinale-verbena-officinalis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 18:15:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Verbena officinalis L. o verbena comune è un&#8217;erba perenne nativa dell&#8217;Europa appartenente alla famiglia delle Verbenaceae ed è volgarmente chiamata erba colombina o anche erba crocina. È una pianta con fusto alto 30-40 cm, ma che può essere anche più alto; il fusto è quadrangolare, ruvido, pubescente, lignificato, ascendente e ramificato alla base oppure &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong><em>Verbena </em></strong><em>officinalis</em> L. o <strong>verbena comune</strong> è un&#8217;erba perenne nativa dell&#8217;Europa appartenente alla famiglia delle <em>Verbenaceae </em>ed è volgarmente chiamata <strong>erba colombina</strong> o anche <strong>erba crocina</strong><em>.</em></p>
<p>È una pianta con fusto alto 30-40 cm, ma che può essere anche più alto; il fusto è quadrangolare, ruvido, pubescente, lignificato, ascendente e ramificato alla base oppure si può presentare eretto e ramificato in alto. Il rizoma è breve e fusiforme. Le foglie sono opposte, le inferiori sono picciolate e con lamina crenata, le superiori sono sessili, crenate o intere; mentre le intermedie sono più grandi (lunghe 4-6 cm), pennatolobate o pennatifide e con alla base due lobi grandi, tanto che la foglia potrebbe apparire tripartita. Tutte le foglie sono coriacee, grigio-verdi e dotate di peli e nervature sporgenti nella pagina inferiore. I fiori di colore lilla sono riuniti in spighe terminali che si formano all’ascella di piccole brattee; il calice è tubuloso diviso in 4-5 denti, la corolla è pentamera. Il frutto è un tetrachenio, formato da 4 logge con un seme per ciascuna. La fioritura avviene tra maggio ed ottobre e la droga è costituita dalle parti aeree fiorite.</p>
<p>Oltre alla <em>Verbena officinalis</em> usata in erboristeria esistono <strong>numerose varietà</strong> di questa pianta, coltivate principalmente a scopo ornamentale. Si tratta di verbene perenni coltivate però come annuali dove l’inverno è particolarmente rigido. È importante comunque la distinzione tra <em>verbena officinalis</em> dalla sorella <em>verbena odorosa</em>, detta anche erba limoncina, parte della stessa famiglia ma molto <strong>più indicata nelle preparazioni culinarie</strong> a cui conferisce uno spiccato sentore dolce e agrumato.</p>
<p>Il termine Verbena proviene da <em>verbēna</em>, solitamente usato al plurale: ramoscelli sacri (di ulivo, mirto, alloro) usati nelle cerimonie religiose; presumibilmente dal protoindoeuropeo *<em>werb</em>&#8211; ramoscello, ramo, da *<em>werb</em>&#8211; girare, piegare, avvolgere, intrecciare. L’epiteto specifico <em>officinalis</em> viene da <em>offícina</em> laboratorio medioevale: in quanto piante usabili in farmaceutica, erboristeria, liquoristica, profumeria e simili. Altre versioni fanno derivare il nome dal celtico <em>ferfaen</em>, “<strong>scacciare le pietre</strong>” poiché la verbena veniva utilizzata per eliminare i calcoli, oppure dal verbo latino <em>verbenare</em> “<strong>colpire con la verga</strong>”, dato che i trattati vanivano toccati con questa pianta per renderli ufficiali.</p>
<p><strong>La droga </strong>costituita dalle parti aeree<strong> contiene glucosidi iridoici</strong> (che le conferiscono il sapore amaro), <strong>verbascoside</strong>, <strong>isoverbascoside</strong>, <strong>martinoside</strong>, <strong>verbenina</strong>, <strong>aucubina</strong>; <strong>olio essenziale</strong> (caratterizzato da <strong>citrale, limonene, geraniolo, verbenone</strong>), <strong>flavonoidi</strong>, <strong>triterpeni</strong> e <strong>fitosteroli</strong> (<strong>beta-sitosterolo, acido ursolico, lupeolo</strong>), <strong>polifenoli</strong> e <strong>mucillagini</strong>.</p>
<p>La <em>Verbena officinalis</em>, già nell’antichità, era considerata una pianta pregiata per le sue proprietà medicamentose. L’utilizzo principe della verbena (fiori e foglie) è da sempre come ingrediente in infusi e <strong>preparati erboristici con azione spasmolitica, drenante e diuretica</strong> (viene usata anche per curare i calcoli),<strong> analgesica, antipiretica, vermifuga, febbrifuga, calmante a livello del sistema nervoso</strong>.</p>
<p>L’uso tradizionale è consigliato da secoli come <strong>pianta tonica amara, stomachica digestiva</strong>, deostruente splenico-biliare. Protegge il fegato grazie all’aucubina. Il verbascoide in essa contenuto è un potente antimicrobico.</p>
<p>Gli oli essenziali estratti tramite gli infusi sono capaci di disinfettare il cavo orale e le cavità nasali. Protegge e cura la pelle aiutando anche a cicatrizzare. Aiuta le articolazioni (specie in caso di reumatismi e dolori cervicali). Combatte le infiammazioni muscolari.</p>
<p>Alla verbena erano attribuiti poteri magici ed era considerata sacra sia dagli Egizi che dai Greci che dai Romani; i druidi anglosassoni e gallici la usavano anche per le cerimonie sciamaniche. In quelle regioni è conosciuta anche con il nome di &#8220;<strong>Devil&#8217;s Bane</strong>&#8220;. In Germania è conosciuta come <strong><em>Eisenkraut</em></strong> (<strong>erba di ferro</strong>) perché era considerata un ottimo rimedio per la guarigione di tagli e ferite inflitte con armi di ferro. Nella medicina popolare, viene applicata esternamente su ferite ed ulcere e facilita una rapida guarigione delle ferite. Mel Medioevo inferiore, era collegata ad alcuni misteri della religione cristiana ed usata come rimedio contro gli incantesimi delle streghe. I fiori venivano anche sistemati fuori dalle abitazioni per proteggere dai vampiri. Più recentemente è stata introdotta tra i famosi <strong>fiori di Bach</strong> (<em>Vervain</em>) ed è un rimedio consigliato <strong>per migliorare l’attività onirica</strong> (gli indiani Pawnee l&#8217;hanno utilizzata per migliorare i loro sogni) e <strong>per trarre ispirazione</strong> da poeti e scrittori.</p>
<p>La Verbena appartiene al numeroso gruppo delle “<strong>erbe magiche</strong>” <strong>di San Giovanni</strong>. Il suo uso tradizionale era associato ad altre piante (Maggiorana, Valeriana e Salvia) che raccolte la notte di San Giovanni, il 24 giugno, erano utili alla conquista del cuore di una donna ritrosa; bastava lanciare una manciata di queste erbe secche in direzione dell’abitazione dell’amata per vincere la sua resistenza. È per questo motivo che la Verbena è anche chiamata “<strong>herba veneris</strong>” ossia <strong>erba di Venere</strong>.</p>
<p>Era considerata anche <strong>simbolo di pace</strong> ai tempi degli antichi Romani, questo spiega perché per dimostrarsi concilianti e diplomatici gli ambasciatori di Roma si presentavano con un ramoscello di Verbena tra le mani.</p>
<p>Nella mitologia cristiana invece la Verbena era definita “<strong>erba croce</strong>”; si riteneva infatti fosse stata impiegata sulle ferite di Cristo crocifisso per fermarne il sangue, e da qui la credenza che chi raccoglie questa pianta deve prima benedirla.</p>
<p>Per quanto attiene eventuali controindicazioni, evitarne l&#8217;uso in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. Inoltre, l&#8217;utilizzo della verbena o delle sue preparazioni è controindicato anche durante la gravidanza, come pure nei soggetti con problemi di funzionalità della tiroide.</p>
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		<title>Agrimonia &#124; Agrimonia eupatoria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/agrimonia-agrimonia-eupatoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 15:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido ursolico]]></category>
		<category><![CDATA[agrimonia]]></category>
		<category><![CDATA[erba di san Guglielmo. Fegato]]></category>
		<category><![CDATA[eupatorina]]></category>
		<category><![CDATA[fitosteroli]]></category>
		<category><![CDATA[olio essenziale]]></category>
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		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’agrimonia comune è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia (tassonomia) delle Rosaceae e al genere Agrimonia; è chiamata anche erba di san Guglielmo. Cresce spontaneamente sotto forma di arbusto (fino a 80 cm) in zone climatiche prevalentemente temperate, in particolare lungo le strade e i sentieri di campagna. L&#8217;infiorescenza è composta da molti piccoli &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>agrimonia</strong> comune è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia (tassonomia) delle <em>Rosaceae</em> e al genere Agrimonia; è chiamata anche <strong>erba di san Guglielmo</strong>. Cresce spontaneamente sotto forma di arbusto (fino a 80 cm) in zone climatiche prevalentemente temperate, in particolare lungo le strade e i sentieri di campagna. L&#8217;infiorescenza è composta da molti piccoli fiori gialli, aventi ognuno un calice di cinque pezzi attaccati ad un tubo che ha all&#8217;apice una corolla con cinque petali gialli; il frutto è composto da due acheni racchiusi nel tubo del calice, riconoscibili dal tipico anello di aculei nell’estremità superiore. Le foglie dell’agrimonia sono dentellate e caratterizzate da un colore verde vivo.</p>
<p>L&#8217;agrimonia è un&#8217;erba officinale e medicinale di cui si utilizzano le sommità fiorite che contengono <strong>triterpeni</strong> (<strong>acido ursolico</strong>), <strong>tannini, fitosteroli, olio essenziale, flavonoidi (apigenina, luteolina, quercitina), acidi (citrico, malico, nicotinico, ascorbico) vitamine (C, K e B1), glicoside amaro (eupatorina)</strong> che conferiscono alla pianta una generale attività stimolante la funzionalità epatica. È conosciuta per le sue proprietà già ai tempi di Plinio il Vecchio che la consigliava appunto per le affezioni al fegato. Infatti le sommità fiorite esercitano un&#8217;<strong>azione</strong> <strong>coleretica</strong>, cioè aumentano la secrezione biliare; e <strong>colagoga</strong>, cioè facilitano la produzione ed espulsione della bile, favorendo così il corretto funzionamento dell&#8217;organo emuntore. Inoltre, la pianta <strong>è in grado di ridurre la glicemia</strong> nei soggetti affetti da diabete alimentare lieve, ma non ha azione insulino-simile e non è in grado, perciò, di ridurre significativamente la glicemia nei casi più seri. La presenza di <strong>triterpeni e tannini</strong> ne giustificano l&#8217;impiego anche per uso esterno, come rimedio <strong>antinfiammatorio</strong>, <strong>cicatrizzante</strong>, in caso di lesioni cutanee, piaghe, ferite, abrasioni, screpolature; e come antisettico ed analgesico in svariate dermopatie, nelle quali manifesta anche un&#8217;<strong>azione antipruriginosa e antistaminica</strong>, dovuta alla presenza dell&#8217;acido ursolico, che ha un&#8217;attività paragonabile al cortisone. Infine l&#8217;agrimonia possiede <strong>proprietà decongestionante e astringente</strong> anche sui tessuti delle mucose, in caso di infiammazioni agli occhi, come la congiuntivite o del cavo orale, come il mal di gola, tonsillite, faringite e rinofaringite. Agisce anche sulle affezioni delle vie respiratorie come bronchite e asma perché è un broncodilatatore. Invece per uso interno, questi principi attivi aiutano a normalizzare le enteriti catarrali, colite, diarrea, infezioni gastrointestinali. Ha proprietà analgesiche efficaci per la cura di nevralgie, artriti, periartriti, ma è anche un ottimo digestivo e un decongestionante naturale.</p>
<p>L’agrimonia si assume principalmente sotto forma di decotto, tisana o infuso ottenuto dalle foglie.</p>
<p>In cosmesi gli estratti di agrimonia vengono utilizzati in formulazioni adatte al trattamento di irritazioni o pelli e capelli grassi.</p>
<p>Anche se l’agrimonia non trova particolari applicazioni in cucina, il suo estratto è ottimo per preparare té e tisane dal retro-gusto amarognolo.</p>
<p>L&#8217;assunzione prolungata di <em>Agrimonia eupatoria</em> può comportare interazioni con l&#8217;assorbimento di molti farmaci, in relazione all&#8217;alto contenuto in tannini della droga (possibili interazioni con gli ipoglicemizzanti orali). E’ sconsigliata a persone che assumono antivitamine K o farmaci per il trattamento di ipertensione o ipotensione.</p>
<p>Recenti studi hanno evidenziato come gli estratti acquosi ricavati dalle foglie posseggano un’attività insulino-simile e stimolante la secrezione insulinica, e quindi un’azione ipoglicemizzanti.</p>
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<p><strong><em>Cenni storici</em></strong></p>
<p>Etimologicamente il nome deriva, secondo alcuni, dal greco <em>àgros </em>&#8220;campo&#8221; e <em>monè </em>&#8220;dimora&#8221;, cioè che dimora nei campi; secondo altri sarebbe una corruzione da <strong>Argemone</strong>, una specie di papavero usato per curare le ulcere dell’occhio (in greco argema).</p>
<p>Il secondo termine, <strong>eupatoria</strong>, deriva dal nome di <strong>Mitridate Eupatore</strong>, re del Ponto tra il I e il II secondo a.C. che per primo ne avrebbe testato le qualità terapeutiche. Tuttavia, non bisogna dimenticare che in greco &#8220;fegato&#8221; si dica èpar – èpatos e che in effetti, le sommità della pianta, hanno infiorescenze gialle come la bile e che per segnatura del colore, secondo la <strong>Teoria delle Segnature</strong>, sono annoverate da millenni tra i migliori rimedi depurativi del fegato.</p>
<p>Ildegarda di Bingen (sec. X) reputava la pianta uno dei più grandi rimedi nelle malattie mentali: <em>«Se un uomo perde l&#8217;intelligenza e la ragione, si cominci col tagliargli i capelli, dopo si faccia bollire l&#8217;Agrimonia nell&#8217;acqua e con quest&#8217;acqua gli si lavi la testa; un panno contenente la stessa erba gli sarà applicato sul cuore fino a che egli prova un deliquio, gliela si metterà allora sulla fronte e nelle tempie: l&#8217;intelligenza e la ragione saranno purificate e il malato sarà libero dalla sua follia».</em></p>
<p>Culpeper nel 1652 scriveva: <em>«Il fegato è il formatore del sangue, ed il sangue colui che nutre il corpo, e l&#8217;Agrimonia è quella che fortifica il fegato».</em></p>
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