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	<title>acido tartarico Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Kombucha</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/kombucha/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Dec 2023 11:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina Giapponese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il kombucha o combucha è una bevanda altamente frizzante, ottenuta dalla fermentazione del tè zuccherato. La fermentazione avviene tramite una coltura simbiotica di lieviti e batteri chiamata fungo o &#8220;SCOBY&#8221; (symbiotic culture of bacteria and yeast, coltura simbiotica di batteri e lieviti) o anche semplicemente &#8220;coltura di kombucha&#8221;. [Attenzione a non confondere il kombucha con &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>kombucha</strong> o combucha è una bevanda altamente frizzante, ottenuta dalla fermentazione del tè zuccherato.</p>
<p>La fermentazione avviene tramite una coltura simbiotica di lieviti e batteri chiamata fungo o &#8220;SCOBY&#8221; (<em>symbiotic culture of bacteria and yeast</em>, coltura simbiotica di batteri e lieviti) o anche semplicemente &#8220;coltura di kombucha&#8221;.</p>
[Attenzione a non confondere il kombucha con il konbucha che invece è un’alga marina – di nome Konbu – che viene spesso utilizzata come tè o in cucina].</p>
<p><strong>Storia del Kombucha</strong></p>
<p>Il kombucha ha una storia millenaria e un po’ misteriosa composta da miti e storie che si intrecciano tra loro e che non chiariscono definitivamente dove e quando sia nata;  si ipotizza sia originario della regione della Manciuria, attorno al mare di Bohai. I cinesi infatti conoscevano il Kombucha già dal 250 a.C. e lo chiamavano &#8220;<strong>elisir della salute immortale</strong>&#8220;.</p>
<p>Una storia narra che Qin Chi Huangdi, primo imperatore della Cina unificata dal 247 al 221 a.C., arrivato in vecchiaia iniziasse ad essere ossessionato dal pensiero dell’immortalità al punto di affidarsi a un alchimista che preparò per lui una bevanda, nominata “elisir di lunga vita”: il kombucha. Qin Chi morì dopo diversi anni di passione per il Kombucha, dopo aver ingerito delle pillole contenenti mercurio, nella speranza che lo rendessero immortale.</p>
<p>Un’altra storia racconta che durante il quinto secolo avanti Cristo, un dottore koreano di nome Kombu-ha-chimu-kami-ki-mu, meglio noto come Dr. Kombu, fu chiamato dall’imperatore giapponese, che soffriva di gastrite e ormai prossimo alla morte per essere guarito. Dr. Kombu preparò un elisir per l’imperatore che improvvisamente guarì. Venne così celebrata e festeggiata l’incredibile potenza del tè – in cinese “cha” – del Dott. Kombu. Da qui Kombu-Cha.</p>
<p>Si narra anche che il Kombucha fu utilizzato per la prima volta durante il decimo secolo avanti Cristo dai Samurai Giapponesi e che lo bevessero prima di ogni battaglia o combattimento poiché in grado di renderli più forti e astuti.</p>
<p>In seguito la bevanda si diffuse in Russia e di qui nell&#8217;Europa dell&#8217;Est.  In Giappone il tè Kombucha è noto come &#8220;kocha kinoko.&#8221; In lingua giapponese kombu significa &#8220;kelp&#8221; (un tipo di alga marina) e &#8220;cha&#8221; significa tè. Probabilmente il nome occidentale deriva da un fraintendimento: probabilmente i parlanti anglofoni che per primi vennero a contatto con la variante giapponese della bevanda pensarono che il termine per tè alle alghe, kombucha appunto, volesse dire tè fermentato e diffusero questo nuovo termine.</p>
<p>In epoca recente, il tè kombucha è diventato una bevanda ricercatissima in molte nazioni perché ricchissima di benefici e proprietà; infatti in grado di rafforzare la nostra flora intestinale, ha proprietà antibatteriche, antiossidanti, energizzanti, depurative.</p>
<p><strong>Preparazione del tè Kombucha</strong></p>
<p>Il kombucha può essere trovato in commercio o può essere preparato in casa.</p>
<p>Si ottiene sciogliendo lo zucchero in acqua bollente non clorata. Le foglie di tè vengono immerse nell&#8217;acqua zuccherata calda e poi scartate. Questo tè zuccherato viene poi raffreddato per permettere l&#8217;aggiunta della coltura SCOBY. La miscela viene quindi versata in un bicchiere sterilizzato, insieme al tè kombucha già fermentato in precedenza, per abbassare il pH. Il contenitore viene poi coperto con un tovagliolo di carta, o un tessuto traspirante, per evitare che insetti, come i moscerini della frutta, contaminino la preparazione.</p>
<p>Noto anche come <strong>Kombucha Tea</strong> o <strong>Tè Fermentato</strong>, il Kombucha <strong>si ottiene dalla fermentazione del tè zuccherato</strong> – indistintamente dalla tipologia: può essere preparato infatti con tè verde, tè nero, tè bianco e persino con il mate o nella sua variante kombucha di caffè –  <strong>attraverso una coltura di lieviti e batteri chiamata</strong> <strong>SCOBY</strong>, acronimo di <strong><em>Symbiotic Culture of Bacteria and Yeast </em></strong>(Coltura simbiotica di batteri e lieviti).</p>
<p>La struttura dello SCOBY è composta principalmente da un tipo di fibra insolubile nota come cellulosa e ospita una varietà di specie di lieviti e batteri che aiutano il processo di fermentazione nella creazione del kombucha. Lo scoby si presenta come un dischetto gelatinoso che galleggia sulla superficie del liquido e che viene alimentato dagli zuccheri aggiunti al tè e dai tannini che le foglie di tè contengono naturalmente; è reperibile in alcuni negozi specializzati, o su internet, ma può anche essere prodotto in casa. L&#8217;aspetto può variare, ma è tipicamente un disco piatto, denso, rotondo, gommoso e opaco con un lieve odore simile all&#8217;aceto. La formazione di muffa o di forte odore, a volte simile al formaggio, indicano che lo scoby si sta alterando e quindi deve essere scartato.</p>
<p>Molti confondono lo SCOBY con un fungo che vive nel kombucha e che lo rende la bevanda che è; <strong>lo SCOBY non è un fungo</strong>, <strong>bensì </strong>come dice l’acronimo stesso, <strong>una coltura di batteri e lieviti che vivono tra loro in maniera simbiotica</strong>; è quindi l’ingrediente – se così può essere definito – più importante nella preparazione del Kombucha.</p>
<p>La coltura contiene una simbiosi di <em>Acetobacter</em> (batteri che producono acido acetico) e lievito, soprattutto <em>Brettanomyces bruxellensis</em>, <em>Candida stellata</em>, <em>Schizosaccharomyces pombe</em>, <em>Torulaspora delbrueckii</em> e <em>Zygosaccharomyces bailii</em>. Sono proprio i batteri acetici a produrre sulla superficie della fermentazione una massa di cellulosa simile a una grande frittella di colore chiaro che spesso viene chiamata fungo, o con l&#8217;acronimo SCOBY (&#8220;Symbiotic Colony of Bacteria and Yeast&#8221;, colonia simbiotica di batteri e lievito), mentre il termine tecnico è <em>zoogleal mat</em>.</p>
<p>Esattamente come per birra e vino i lieviti contenuti nello SCOBY consumano lo zucchero che viene aggiunto al tè producendo anidride carbonica e alcol, in una percentuale minima, solitamente inferiore allo 1%. Il processo di fermentazione esiste da quanto esiste la vita sulla terra; grazie ad esso milioni di microrganismi svolgono al posto nostro il faticoso compito di digerire, rompendo legami chimici complessi tra le molecole, in legami semplici e liberando vitamine, minerali e altri nutrienti.</p>
<p><strong>Sapore</strong></p>
<p>Il kombucha ha un <strong>sapore </strong>frizzantino, leggermente acidulo, ma mai sgradevole. Nelle varianti non troppo aromatizzate ricordano il sidro di mele, ad alcuni persino il prosecco e lo champagne.</p>
<p>Il sapore del Kombucha cambia molto a seconda dei giorni di fermentazione, del tipo di tè utilizzato e dalle aromatizzazioni. Normalmente è una bevanda piacevole al gusto, rinfrescante che si presta anche come ingrediente di cocktail alcolici e analcolici.</p>
<p><strong>Componenti del kombucha</strong></p>
<p>Il tè Kombucha contiene <strong>vitamina B</strong>, importante per il sistema nervoso; <strong>vitamina C</strong>, che rafforza il sistema immunitario, proteggendo il corpo dalle infezioni; <strong>lieviti vivi</strong> contenenti vitamine e lecitina; <strong>acido gluconico, acetico, tartarico, ossalico, citrico</strong>, che si formano durante il processo di fermentazione e scompongono i lieviti dai tessuti del fungo. Grazie a questi elementi, il kombucha non viene digerito subito nello stomaco, ma rimane attivo nell’intestino. Infine caffeina (che deriva dall&#8217;uso nel <strong>tè verde</strong> o nel <strong>tè nero</strong>) e alcool in piccole tracce, che combattono la stanchezza e hanno un effetto stimolante. è la tradizione di bere bevande fermentate. Dalla Russia, questo tè è passato per il Baltico, la Polonia, la Cecoslovacchia e le regioni orientali della Germania.</p>
<p><strong>Proprietà del kombucha</strong></p>
<p>Al tè Kombucha vengono attribuite numerose proprietà. Le principali sono quella</p>
<ul>
<li><strong>antiossidante</strong>, legata alle sostanze contenute nel tè, come i polifenoli</li>
<li><strong>antibatterica</strong>, grazie alla presenza dei batteri che contrastano e proteggono la bevanda da patogeni esterni</li>
<li><strong>antifungina</strong></li>
</ul>
<p>Grazie a queste proprietà, esso</p>
<ul>
<li><strong>favorirebbe la circolazione sanguigna</strong> attivando il metabolismo nel fegato;</li>
<li><strong>aiuta ad assorbire le sostanze nutritive</strong> e quindi <strong>migliora la funzione dell&#8217;apparato gastro-intestinale</strong></li>
<li>grazie al ricco contenuto di lattobacilli, mantiene l&#8217;attività microbica e <strong>rinforza il sistema immunitario</strong></li>
<li>contiene saccamiceti, che puliscono la pelle e altre sostanze in grado di rimuovere dal corpo metalli pesanti, la nicotina e tossine.</li>
</ul>
<p>Oltre ai benefici del kombucha già citati e comprovati da studi scientifici, esistono centinaia di articoli che elencano altre virtù di questa bevanda come:</p>
<ul>
<li>Combatte il reflusso gastrico</li>
<li>Ottimo contro l’acne</li>
<li>Ansiolitico naturale</li>
<li>Buono per chi soffre di colite</li>
<li>Migliora l’umore ed è consigliato per chi è affetto da depressione</li>
<li>Aiuta a sgonfiarsi</li>
<li>Aiuta a smaltire i postumi di una sbornia</li>
<li>Ideale contro il mal di testa</li>
<li>Ottimo per chi soffre di ipertensione</li>
<li>D’aiuto per l’ipoglicemia per chi soffre di diabete</li>
<li>Migliora la digestione</li>
<li>Alleato di tutte le donne durante la sindrome premestruale</li>
<li>D’aiuto contro i reumatismi</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni del kombucha</strong></p>
<p>Ad oggi non sembrano esistere effetti collaterali nel kombucha. Trattandosi però spesso di una bevanda fermentata in casa, è sempre bene attenersi a tutte le buone pratiche igieniche e di conservazione atte al produrre un prodotto con standard qualitativi alti e soprattutto non pericoloso per la nostra salute.</p>
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		<title>Gymnema &#124; Gymnema silvestre R. Br.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/gymnema-gymnema-silvestre-r-br/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 15:18:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gymnema sylvestre (Retz.) Schult. è una pianta rampicante di grandi dimensioni, molto ramificata; sale fino alla cima dei grandi alberi. Le foglie sono opposte, ovali o ellittiche, picciolate, più o meno pubescenti su entrambi i lati e hanno un sapore amaro e acre. I fiori, gialli campanulati, sono raggruppati in racemi peduncolati o quasi sessili. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gymnema sylvestre</em> (Retz.) Schult. è una <strong>pianta rampicante</strong> di grandi dimensioni, molto ramificata; sale fino alla cima dei grandi alberi. Le foglie sono opposte, ovali o ellittiche, picciolate, più o meno pubescenti su entrambi i lati e hanno un sapore amaro e acre. I fiori, gialli campanulati, sono raggruppati in racemi peduncolati o quasi sessili. Appartenente alla famiglia delle <em>Asclepiadaceae</em> (<em>Apocynaceae</em> secondo la classificazione APG), è originaria dell&#8217;India, del Pakistan e di Ceylon; è anche diffusa nelle foreste tropicali dell’Africa, Asia e Australia; è considerata tra le “<strong>erbe infestanti</strong>”</p>
<p>La pianta viene da tempo <strong>impiegata nella medicina cinese e ayurvedica</strong> per le sue <strong>proprietà ipoglicemizzanti</strong> e da poco è conosciuta e impiegata anche in occidente, dopo che studi medici hanno valutato che interferisce sull&#8217;assorbimento del glucosio a livello intestinale.</p>
<p>Le foglie di gymnema contengono <strong>saponine triterpeniche</strong> appartenenti alle classi dell’<strong>oleanano</strong> e del <strong>dammarano</strong>. I <strong>principali componenti</strong> come gli <strong>acidi gymnemici</strong> e le <strong>gymnemasaponine s</strong>ono saponine dell’oleanano mentre i <strong>gymnemosidi</strong> sono saponine del dammarano. Altri fito-componenti sono costituiti da: <strong>antrachinoni, flavoni, hentriacontano, pentatriacontano, fitina, resine, acido tartarico, acido formico, acido butirrico, glicosidi correlati al lupeolo, amirina, stigmasterolo e calcio ossalato</strong>. Negli estratti vegetali sono stati rilevati anche alcaloidi e nelle foglie di <em>G. sylvestre</em> sono stati individuati <strong>glicosidi acidi e antrachinoni e loro derivati</strong>. I principali <strong>metaboliti secondari</strong> di gymnema comprendono un gruppo di nove <strong>glicosidi acidi</strong> di cui i principali sono l’<strong>acido gimnemico A – D</strong> che si ritrova in tutte le parti della pianta con massima concentrazione nelle punte dei germogli fogliari e nei semi.</p>
<p>Una serie di <strong>acidi gymnemici</strong> (acido gymnemico I, II, III, IV, V, VI e VII) sono stati isolati nell’estratto in acqua calda di foglie secche di <em>G. sylvestre</em>. Gli acidi gymnemici rappresentano una super famiglia di composti tra cui gli acidi gymnemici I-VII, i gymnemosidi A – F e le gymnemasaponine.</p>
<p>Le foglie di Gymnema contengono infatti una miscela di almeno nove <strong>acidi glicosidici</strong> a struttura molto simile, il cui componente più attivo è l&#8217;<strong>acido gymnemico A1</strong>, una molecola simile a quella del glucosio ma di dimensioni maggiori, che svolge un’<strong>azione ipoglicemizzante </strong>riconducibili ai seguenti meccanismi di azione:</p>
<ol>
<li>promozione della rigenerazione delle cellule delle isole di Langerhans</li>
<li>incremento della secrezione di insulina</li>
<li>l’inibizione dell’assorbimento del glucosio nell’intestino: viene bloccato reversibilmente il recettore per il glucosio, riducendo l&#8217;assorbimento degli zuccheri per il 50%; il blocco si instaura già dopo 60 minuti dalla somministrazione;</li>
<li>incremento dell’utilizzo del glucosio poiché aumenta le attività di enzimi responsabili dell’utilizzo del glucosio nelle vie insulino-dipendenti con aumento di attività della fosforilasi e diminuzione degli enzimi gluconeogenici e di sorbitolo deidrogenasi</li>
</ol>
<p>Più nel dettaglio a livello intestinale gli acidi gymnemici (che recano un sostituente chimicamente analogo alla molecola del glucosio) entrerebbero in competizione recettoriale con le molecole di glucosio sui recettori delle stesse frenandone l’assorbimento con conseguente riduzione della glicemia.</p>
<p>La pianta ha anche un’azione “anti-dolce”, vale a dire mettendo sulla lingua una piccola quantità di gymnema, entro pochi istanti viene <strong>annullata la percezione del dolce e dell&#8217;amaro</strong> (lasciando inalterata invece la percezione del gusto salato, acido e metallico), e si ha appunto meno voglia di “dolce”; in effetti, le <strong>gurmarine</strong> (polipeptidi) agiscono interferendo con la capacità delle papille gustative sulla lingua di distinguere tra dolce e amaro; questo effetto deriverebbe dalla capacità di queste molecole di indurre variazioni di pH e di modificare l’elettrofisiologia di trasmissione dello stimolo al cervello.</p>
<p>Globalmente <strong>gli effetti ipoglicemizzanti</strong> degli acidi gymnemici comprendono una cascata di eventi a partire dalla modulazione dell’attività dell’<strong>incretina</strong> che innesca la secrezione ed il rilascio di insulina; questo effetto si accompagna ad una rigenerazione di cellule pancreatiche nelle isole di Langherans con miglioramento di assorbimento mediato dagli enzimi del glucosio. Questo processo dimostra di ridurre l’assimilazione di glucosio e di acidi grassi nell’intestino tenue e di interferire con la capacità dei recettori nella bocca e nell’intestino per la sensazione di dolcezza. E’ stato dimostrato che l’acido gymnemico interagisce con la gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi (GAPDH), un enzima chiave nella via della glicolisi.</p>
<p>Sicché la <em>Gymnema sylvestre </em>dimostra di ridurre in modo dose-dipendente l’assorbimento intestinale degli zuccheri regolando la glicemia, regolando il picco glicemico postprandiale con conseguente controllo del senso di fame; inoltre la gymnema contribuisce con effetto cito trofico alla normale produzione di insulina svolgendo anche una utile azione protettiva sulle beta cellule pancreatiche nei confronti della gluco-tossicità. Il globale meccanismo d’attività di <em>Gymnema silvestre</em> contribuisce a contrastare i meccanismi di insulino resistenza.</p>
<p>Per questo motivo, l’uso di <em>Gymnema sylvestre</em> ricorre in moderni integratori alimentari proposti per il controllo di sovrappeso e obesità che sono condizioni frequentemente correlate alla malattia diabetica; i razionali di utilità di Gymnema nella gestione del peso corporeo fondano principalmente sulla sua capacità di rallentare l’assorbimento del glucosio nell’intestino che può essere vantaggiosa in una generale strategia di riduzione del peso corporeo soprattutto in quei casi in cui una dieta troppo ricca di calorie sia particolarmente composta da un eccesso di carboidrati; a questo effetto si assocerebbero anche gli effetti della pianta nel ridurre in parte anche i livelli dei trigliceridi, del colesterolo totale, delle VLDL e delle LDL.</p>
<p><em>Gymnema sylvestre</em> potrebbe contribuire alla gestione (riduzione) del peso corporeo anche grazie alla sua capacità di ridurre la voglia di dolci attraverso gli effetti delle gurmarine che sono peptidi che bloccano la capacità di gustare sapori dolci e quindi di ridurre la voglia di mangiarli</p>
<p>Per il suo comprovato effetto ipoglicemizzante è tuttavia possibile un’interazione con altri farmaci ipoglicemizzanti, in modo particolare ipoglicemizzanti orali per la terapia del diabete mellito. É pertanto <strong>sconsigliato l&#8217;impiego contemporaneo con ipoglicemizzanti orali </strong>o comunque conviene stare attenti al loro dosaggio; non assumere durante l’allattamento al seno e in gravidanza.</p>
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		<title>Margheritina &#124; Bellis Perennis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/margheritina-bellis-perennis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 09:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pratolina comune (nome scientifico: Bellis perennis L., 1753), nota come margheritina comune, è una specie appartenente alla famiglia delle Asteraceae, molto comune in Europa; sembra che sia l&#8217;archetipo della margherita, da cui prendono il nome decine di specie di asteracee dalla forma del fiore molto simile. L&#8217;etimologia del nome di questo fiore è molto &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>pratolina comune </strong>(nome scientifico: Bellis perennis L., 1753), nota come <strong>margheritina comune</strong>, è una specie appartenente alla famiglia delle Asteraceae, molto comune in Europa; sembra che sia l&#8217;archetipo della margherita, da cui prendono il nome decine di specie di asteracee dalla forma del fiore molto simile.</p>
<p>L&#8217;<strong>etimologia </strong>del nome di questo fiore è molto particolare: alcuni la attribuiscono a una delle Danaidi, figlie di Danao re di Argo, ovvero Bellide. Secondo altri, invece, l&#8217;etimologia del nome <em>bellis perennis</em>, deriverebbe dal termine latino “bellum”, che significa guerra, grazie alle capacità del fiore di guarire le ferite di battaglia. Un&#8217;altra ipotesi sarebbe che il nome del fiore deriverebbe dall&#8217;aggettivo latino “bellus”, che ne indicherebbe la graziosità.</p>
<p>La <em>bellis perennis</em> si presenta come un fiore a stelo basso, di una lunghezza che varia dai 5 ai 16 centimetri, non munita di fusto e che nasce direttamente dalla terra. Il fiore viene chiamato anche “margheritina” poiché, al suo sbocciare, essa somiglia moltissimo a una margherita, diversa solo per le dimensioni di molto inferiori. La fioritura avviene praticamente durante tutto l&#8217;anno nelle zone più fresche (montagna), con riposo vegetativo estivo altrove. Cresce su tutto il territorio italiano. A volte è considerata una pianta infestante, ma è anche usata come pianta ornamentale.</p>
<p>La margheritina nasce in modo del tutto naturale nei prati tramite impollinazione; è un fiore molto resistente, nonostante le sue piccole dimensioni, e ha una storia antichissima, che risale a più di 1000 anni fa. Secondo antiche fonti, già in epoca rinascimentale le dame delle corti usavano le margherite per ornare i loro vestiti; con il passare del tempo riporre sul proprio scudo delle margherite divenne un pegno d&#8217;amore per la donna amata, che aspettava il giorno in cui un fido cavaliere sarebbe andato a chiedere la sua mano. Proprio per questo nasce il mito di “<strong>m&#8217;ama non m&#8217;ama</strong>”: le donzelle, per ingannare l&#8217;attesa, utilizzavano questi fiori e, strappando un petalo alla volta, tentavano di capire se il loro amore era corrisposto oppure no. Inoltre le fanciulle indecise e in età da marito si ponevano sul capo o tra i capelli delle ghirlande di margherite per indicare che erano libere. Le ghirlande indicavano che le ragazze ci stavano ancora pensando in merito magari ad alcune proposte che avevano ricevuto. Infine, la margheritina viene da sempre utilizzata nelle case sia per le sue proprietà particolari, sia come passatempo preferito dei bambini che, con questi piccoli fiori, creano ghirlande e corone. Nel linguaggio dei fiori evoca candore, purezza, bontà ma vuole dire anche “Ci penserò”. Nella mitologia nordica la margherita è il fiore sacro ad Ostara, la dea della primavera.</p>
<p>In queste piante sono presenti alcuni composti chimici tra i quali: <strong>acido ascorbico, malico, fumarico, tartarico, caffeico, acetico e ossalico, resine, olio essenziale, oli grassi, zuccheri, tannini</strong>, un principio amaro, <strong>inulina, mucillagini, polline</strong>, una <strong>saponina</strong>, <strong>triterpeni</strong>.</p>
<p>Le particolari proprietà benefiche e curative della <em>bellis perennis</em> sono conosciute fin dall&#8217;antichità quando, nell&#8217;antica Roma, i soldati la utilizzavano sul campo di battaglia per disinfettare le ferite.</p>
<p>Altre proprietà medicamentose (secondo la medicina popolare): oftalmica (cura le patologie dell&#8217;occhio); moderatamente attiva come <strong>astringente</strong>, per ridurre la produzione di muco; <strong>emolliente</strong> (risolve uno stato infiammatorio); <strong>bechica</strong> (azione calmante della tosse); <strong>antiecchimotica</strong> (rallenta la diffusione del sangue nei tessuti adiacenti ad una contusione); <strong>battericida</strong> (proprietà di impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi); <strong>antispasmodica</strong> (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso); <strong>lassativa</strong> (ha proprietà purgative).</p>
<p>In alcune zone le giovani foglie vengono mangiate in insalata o per le zuppe insieme ad altre verdure primaverili, i capolini possono essere preparati sott&#8217;aceto.</p>
<p>In cosmesi si utilizza per schiarire la pelle, detergere zone macerate dal sudore, decongestionare il viso attorno agli occhi.</p>
<p>Nella moderna erboristeria, <strong>per uso interno</strong>, i fiori e la pianta vengono utilizzati per le leggere proprietà lassative ma, soprattutto, per <strong>stimolare la diuresi</strong> e la sudorazione agendo, quindi, come disintossicanti. <strong>Per uso esterno</strong>, per ridurre la secrezione dei tessuti ed in funzione antinfiammatoria nelle irritazioni della bocca e della gola e per le palpebre arrossate. In genere viene riconosciuto che si tratta di una pianta utile per tosse e catarro, che può essere utilizzata liberamente e senza controindicazioni, anche come supporto alla terapia dell&#8217;artrite, nei disturbi di fegato e renali.</p>
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		<title>Karkadè &#124; Hibiscus Sabdariffa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/karkade-hibiscus-sabdariffa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 15:52:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Acetosa Giamaicana]]></category>
		<category><![CDATA[acido 3-4]]></category>
		<category><![CDATA[acido ascorbico]]></category>
		<category><![CDATA[acido citrico]]></category>
		<category><![CDATA[acido ibiscico]]></category>
		<category><![CDATA[acido malico]]></category>
		<category><![CDATA[acido ossalico]]></category>
		<category><![CDATA[acido tartarico]]></category>
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		<category><![CDATA[diidrossibenzoico]]></category>
		<category><![CDATA[fitosteroli]]></category>
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		<category><![CDATA[i glucosidi]]></category>
		<category><![CDATA[Karkadè]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagini]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[tè d'ibisco]]></category>
		<category><![CDATA[tè Nubiano]]></category>
		<category><![CDATA[tè rosa dell'Abissinia]]></category>
		<category><![CDATA[tè rosso]]></category>
		<category><![CDATA[tè rosso d'Abissinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Karkadè (Hibiscus sabdariffa L.) è una pianta della famiglia delle Malvaceae, genere Hibiscus. È una pianta perenne, che può raggiungere i tre metri di altezza; le foglie sono verdi con margine leggermente dentato e lamina trilobata; i fiori hanno cinque petali riuniti in un calice rosso e carnoso; il calice viene raccolto dopo la &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Karkadè </strong>(<em>Hibiscus sabdariffa </em>L.) è una pianta della famiglia delle Malvaceae, genere Hibiscus.</p>
<p>È una pianta perenne, che può raggiungere i tre metri di altezza; le foglie sono verdi con margine leggermente dentato e lamina trilobata; i fiori hanno cinque petali riuniti in un calice rosso e carnoso; il calice viene raccolto dopo la fecondazione, quando aumenta di dimensione e diviene carnoso. È una pianta diffusa in Africa e Asia, conosciuta per l’utilizzo dei suoi calici nella produzione di una bevanda che si ottiene tramutando in infuso i petali secchi dei fiori di ibisco e prende il nome di karkadè o <strong>Tè rosa dell&#8217;Abissinia</strong>. La bevanda che si ottiene è rinfrescante e dissetante, lievemente acidula e agrumata e dall&#8217;inconfondibile colore rosso intenso, dalle proprietà diuretiche, lenitive e antinfiammatorie.</p>
<p>La parola karkadè deriva dal nome <em>karkadeb</em>, il modo in cui la pianta è chiamata nel dialetto Tacruri, in Etiopia. Questa bevanda è conosciuta anche con altri nomi come <strong>tè rosso</strong>, <strong>tè rosso d&#8217;Abissinia</strong>, <strong>tè Nubiano</strong>, <strong>Acetosa Giamaicana</strong> o <strong>tè d&#8217;ibisco</strong>.</p>
<p>Il karkadè è molto apprezzata in Africa, dove oltre alla versione rossa se ne consuma anche una verde e viene consumata sia calda sia fredda; oggi è diffuso anche in Europa, dove è arrivato dopo il periodo coloniale, É una delle piante note nella medicina ayurvedica per la cura di varie patologie e disfunzioni fisiologiche.</p>
<p>Il consumo di karkadè ha <strong>azione antinfiammatoria e antiossidante </strong>ed è utile per proteggere i vasi sanguigni e a contrastare la fragilità capillare varici, le emorroidi, la couperose e la cellulite. Le <strong>proprietà diuretiche</strong> dell&#8217;infuso di karkadè, contribuiscono ad abbassare la pressione sanguigna e, unite all&#8217;azione antinfiammatoria e antiossidante i possono migliorare il decorso delle infezioni e delle infiammazioni a carico delle vie urinarie come la cistite e aiutare a combattere la ritenzione idrica. Inoltre, il karkadè ha <strong>azione emolliente e blandamente lassativa</strong>, dunque il suo consumo può aiutare ad alleviare la stipsi cronica. <strong>Diversamente dal tè, il karkadè non contiene caffeina</strong>, <strong>ma presenta comunque un&#8217;azione tonica</strong> che aiuta a combattere stanchezza e astenia.</p>
<p>I benefici del karkadè sono attribuiti alla presenza di numerosi <strong>principi attivi</strong> tra cui <strong>acido ibiscico, acido citrico, acido ossalico, acido tartarico, acido malico, antociani, acido ascorbico, tannini, mucillagini e fitosteroli</strong> presenti nella droga della pianta.</p>
<p>La pianta è in grado di proteggere fegato e reni dai danni causati da chemio e radioterapia grazie alla presenza in essa di composti chimici quali la <strong>gossipetina</strong>, i <strong>glucosidi</strong>, l’<strong>acido ibiscico</strong>, gli <strong>antociani</strong> e l’<strong>acido 3-4,diidrossibenzoico</strong>, in grado di contrastare la formazione di radicali liberi. <strong>L&#8217;olio essenziale</strong>, ricavato dai semi di Ibisco, <strong>ha proprietà ipocolesterolemizzanti</strong> grazie alla presenza di acidi grassi essenziali e vitamina E.</p>
<p>I fiori hanno azione diuretica mentre le radici trovano impiego nella preparazione di <strong>amari liquorosi</strong>.</p>
<p>Le bevande a base di <em>Hibiscus</em>, come il karkadè, possono ridurre i livelli plasmatici di <strong>clorochina</strong>, riducendone l’efficacia. Inoltre bere karkadè prima di assumere <strong>paracetamolo</strong> può aumentare la velocità di eliminazione del farmaco dall’organismo. In caso di dubbi è bene chiedere consiglio al proprio medico. Il consumo di <em>Hibiscus</em> durante la gravidanza è sconsigliato; alcuni dati suggeriscono infatti che potrebbe promuovere le perdite mestruali e quindi aumentare il rischio di aborto. Inoltre l’<em>Hibiscus</em> può ridurre i livelli ematici di zucchero e quindi deve essere assunto con cautela da chi è in trattamento farmacologico contro il diabete e da chi ha in programma un intervento chirurgico (è sempre bene chiedere consiglio a tal proposito al proprio medico).</p>
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		<title>Tamarindo &#124; Tamarindus indica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tamarindo-tamarindus-indica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 05:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[Spezie]]></category>
		<category><![CDATA[acido tartarico]]></category>
		<category><![CDATA[bevande]]></category>
		<category><![CDATA[lassativo]]></category>
		<category><![CDATA[Pad Thai]]></category>
		<category><![CDATA[sciroppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tamarindo (Tamarindus Indica L.) è un albero da frutto tropicale appartenente alla famiglia delle Fabaceae, originario dell&#8217;Africa Orientale e India, ma ora presente in aree tropicali asiatiche e dell&#8217;America Latina. È l&#8217;unica specie del genere Tamarindus. Il tamarindo è utilizzato per l&#8217;alimentazione, per scopi ornamentali e anche per le sue proprietà medicinali. Il termine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>tamarindo</strong> (<em>Tamarindus Indica L.)</em> è un albero da frutto tropicale appartenente alla famiglia delle <em>Fabaceae</em>, originario dell&#8217;Africa Orientale e India, ma ora presente in aree tropicali asiatiche e dell&#8217;America Latina. È l&#8217;unica specie del genere <em>Tamarindus</em>. Il tamarindo è utilizzato per l&#8217;alimentazione, per scopi ornamentali e anche per le sue proprietà medicinali.</p>
<p>Il termine tamarindo deriva dall&#8217;arabo تمر هندي tamr hindī, &#8220;dattero dell&#8217;India&#8221;.</p>
<p>Il tamarindo è un albero, latifoglie e sempreverde, massiccio che può raggiungere i 30 metri di altezza e più di sette metri di circonferenza. L’altezza viene tuttavia raggiunta grazie allo sviluppo dei rami perché il fusto rimane poco sviluppato. Ha una crescita lenta ed è un albero longevo diventando plurisecolare. Le foglie pennato-composte, lunghe fino a 15 cm, sono costituite di numerose foglioline. Come accade in altre specie di leguminose, le foglie si richiudono durante la notte. Le foglie sono caduche durante la stagione asciutta solo nei luoghi che hanno una stagione secca particolarmente prolungata. I fiori sono poco appariscenti, gialli con strie rosse o arancioni, riuniti in infiorescenze (racemi). L&#8217;albero produce come frutti dei baccelli marroni eduli, che contengono polpa marrone e semi duri. I legumi sono lunghi generalmente 10–15 cm, leggermente incurvati, e contengono fino a una dozzina di semi, biancastri. In condizioni normali, l&#8217;albero fruttifica non prima del suo sesto-settimo anno d&#8217;età. Il legno ha un midollo duro e compatto, rosso scuro, intorno è più giallastro.</p>
<p>Il tamarindo viene utilizzato nella preparazione di <strong>bevande rinfrescanti</strong>. E’ significativo che le popolazioni del deserto sono solite masticarne le foglie per combattere la sete.</p>
<p>In campo erboristico, alla pianta vengono attribuite <strong>proprietà lassative</strong>. In commercio è possibile reperire diversi prodotti (integratori alimentari) contenenti estratti di tamarindo utilizzati per ottenere il suddetto effetto; inoltre, è altresì possibile reperire la marmellata di tamarindo.</p>
<p>Il tamarindo ha grande <strong>valore nutrizionale</strong>: la polpa si compone per il 31% di acqua, 57% di zuccheri, 5% da fibre alimentari, ceneri, proteine e grassi. I costituenti principali sono pectine e zuccheri semplici. Tra i vari minerali presenti nel tamarindo c’è in elevate quantità il potassio, fosforo, magnesio, sodio, calcio e selenio, mentre è fonte di vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, vitamina C, K, e J. Il tamarindo è ricco (12%) di acido tartarico, un potente antiossidante.</p>
<p>Polpa, foglie e corteccia hanno applicazioni mediche. Il principio attivo del tamarindo (tamarindina) svolge un’azione antinfettiva ed antibatterica risultando efficace contro <em>aspergillus niger</em>, <em>candida albicans</em>, <em>Staphylococcus aureus, Bacillus subtilis, Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa. </em><strong>A basse dosi regola le funzioni intestinali, mentre a dosi più alte ha un effetto lassativo</strong>. La polpa dei frutti di tamarindo è da sempre impiegata nella medicina popolare come rimedio per contrastare la costipazione, sia acuta che cronica, e per il trattamento dei disturbi di cistifellea e fegato. La polpa appiccicosa è ricca fonte di polisaccaridi alimentari, emucellulose, mucillaggini, pectine e tannini. Il frutto contiene molti oli volatili come limonene, geraniolo, safrolo, acido cinnamico, salicilato di metile e pirazina. Insieme questi composti regalano al tamarindo le sue proprietà medicinali.</p>
<p>In cucina viene utilizzato nella preparazione del <em>Pad Thai</em>, piatto tipico della tradizione tailandese. È un ingrediente della salsa <em>Worcestershire</em> e del cocktail <em>Poko Loko</em>.</p>
<p>È bene sapere che l’assunzione di tamarindo <strong>interferisce con</strong> quella di <strong>alcuni farmaci</strong>, quali l’aspirina (in quanto il tamarindo ne aumenta la biodisponibilità e quindi l’effetto); cautela è richiesta anche nel caso di assunzione di farmaci antidiabetici e ibuprofene.</p>
<p>In Italia il Tamarindo è noto come <strong>sciroppo</strong>, ottenuto dalla cottura della polpa in acqua e zucchero fino ad ottenere una crema e usato come bibita dissetante o per la preparazione di granite.</p>
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