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	<title>acido oleico Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Gli acidi grassi omega-9</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 17:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli acidi grassi appartenenti alla serie omega 9 sono accumunati da una particolare caratteristica biochimica: all&#8217;interno delle loro molecole, il primo doppio legame si trova tra il nono ed il decimo atomo di carbonio a partire dal gruppo metilico terminale. Pertanto, a differenza degli acidi grassi omega-3 e omega-6 che sono poliinsaturi, cioè hanno più &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli acidi grassi appartenenti alla serie omega 9 sono accumunati da una particolare caratteristica biochimica: all&#8217;interno delle loro molecole, il primo doppio legame si trova tra il nono ed il decimo atomo di carbonio a partire dal gruppo metilico terminale. Pertanto, a differenza degli acidi grassi omega-3 e omega-6 che sono poliinsaturi, cioè hanno più di un doppio legame, <strong>gli acidi grassi omega-9 sono monoinsaturi</strong>, vale a dire hanno un solo doppio legame. Inoltre, sempre <strong>diversamente dagli acidi grassi Omega-3 e Omega-6, gli Omega-9 non sono considerati essenziali</strong> e indispensabili perché l&#8217;organismo può anche sintetizzarli a partire da altri grassi insaturi.</p>
<p>Gli acidi grassi omega-9 <strong>si trovano sia in grassi di origine animale che in grassi di origine vegetale</strong>, e sono comunemente utilizzati nell&#8217;industria alimentare: sono <strong>stabili, resistenti alla luce ed alle alte temperature, adatti per friggere.</strong></p>
<p>Gli Omega-9 fanno bene alla Salute perché</p>
<ul>
<li>riducono il livello di colesterolo cattivo, prevenendo malattie cardiovascolari</li>
<li>aiutano a mantenere giovane il corpo, essendo buoni antiossidanti.</li>
</ul>
<p>La lista di acidi grassi ω-9 comprende: l’<strong>acido oleico</strong>, il più importante perché uno dei principali componenti dell&#8217;olio di oliva, l’acido <strong>eicosenoico, </strong>l’<strong>acido erucico</strong>, che si estrae dall&#8217;olio di colza e che a dosaggi elevati può essere cardiotossico, l’<strong>acido nervonico</strong>, l’<strong>acido eicosatrienoico</strong>.</p>
<p>L&#8217;<strong>acido oleico </strong>rappresenta il più noto ed apprezzato acido grasso della serie omega-9, seguito per popolarità, ma non certo per pregio nutrizionale, dall&#8217;acido erucico. L&#8217;acido oleico <strong>più salutare si trova principalmente nell&#8217;olio di oliva è contenuto soprattutto nell&#8217;olio di oliva</strong> (60-80%), dove rappresenta il principale componente dei vari trigliceridi; nell&#8217;olio di colza non è così nobile, soprattutto in virtù delle modificazioni genetiche che ha subito poi questa produzione sul mercato. Nell&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva l&#8217;acido oleico è meno concentrato, per cui la percentuale di Omega-9 si riduce notevolmente. In misura minore si trova anche <strong>nell&#8217; olio di sesamo, nell&#8217;olio di semi di tè o di camelia, nell&#8217;olio di palma, nell&#8217;olio di colza, olio di semi di girasole, olio di mandorla, olio di avocado, olio di arachidi, olio di nocciole, olio di soia</strong>.</p>
<p>L&#8217;oleico è noto nel settore salutistico per la sua <strong>capacità di prevenire le malattie cardiovascolari</strong> (a differenza dei grassi animali e di quelli omega 6 consumati in quantità elevate).</p>
<p>Nella carenza totale di acidi grassi essenziali, l&#8217;oleico &#8211; che normalmente non viene ulteriormente convertito &#8211; si converte ad acido eicosatrienoico (20:3 ω-9). Il rapporto di questo acido grasso con l&#8217;arachidonico all&#8217;interno delle membrane plasmatiche, può quindi essere considerato un indice biochimico di carenza di acidi grassi essenziali.</p>
<p>L&#8217;<strong>acido erucico </strong>è un acido grasso monoinsaturo a 22 atomi di carbonio, in cui l&#8217;unico doppio legame si colloca tra il nono e il decimo atomo di carbonio a partire dall&#8217;estremità metilica. A dosaggi elevati, l&#8217;erucico risulta <strong>cardiotossico</strong> ed aumenta i depositi lipidici nel cuore degli animali da esperimento. Questo omega 9 <strong>abbonda nell&#8217;olio di colza</strong>, che negli ultimi decenni ha tuttavia subìto una serie di selezioni fino ad ottenere varietà particolarmente povere di grassi saturi ed acido erucico.</p>
<p>L&#8217;<strong>acido nevronico</strong>, che contiene Omega-9, è presente nel latte e pappe per neonati, nella senape, in alcuni pesci (salmone, pesce spada, tonno); in minime quantità anche in semi di zucca, nocciole, semi di lino, mandorle, burro di arachidi, anacardi, semi di sesamo, pinoli, cacao in polvere. Altro alimento che contiene buone dosi di Omega-9 è l&#8217;olio di borragine.</p>
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		<title>Cotone &#124; Gossypium herbaceum L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cotone-gossypium-herbaceum-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 11:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acetovanillone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cotone (Gossypium herbaceum L.) è una pianta angiosperma dicotiledone appartenente alla famiglia delle Malvaceae e al genere Gossypium, che a sua volta comprende circa 39 specie di piante annuali, perenni, suffrutici, arbusti e piccoli alberi. E’ una pianta erbacea annua alta da 1 a 4 m. con radice a fittone, fusto ramoso e foglie &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Cotone</strong> (<em>Gossypium herbaceum </em>L.) è una pianta angiosperma dicotiledone appartenente alla famiglia delle <em>Malvaceae</em> e al genere <em>Gossypium</em>, che a sua volta comprende circa 39 specie di piante annuali, perenni, suffrutici, arbusti e piccoli alberi.</p>
<p>E’ una pianta erbacea annua alta da 1 a 4 m. con radice a fittone, fusto ramoso e foglie partite o palmato-lobate glabre o pubescenti; i fiori con corolla a 5 petali producono una capsula coriacea con 3 o 4 logge contenenti semi angolosi rivestiti da una folta peluria più o meno lunga (cotone); il frutto è una capsula loculicida, globosa con 2 loculi polispermi. I semi subglobosi sono densamente rivestiti di peli cotonosi molto sviluppati.  La fibra si forma all&#8217;interno della capsula che a maturità si apre in 4 parti mostrando il batuffolo di cotone. La prima operazione dopo la raccolta è la sgranatura, che permette di staccare le fibre dai semi. Poi il cotone viene cardato e pettinato per eliminare tutte le impurità. Le più vaste coltivazioni di cotone si hanno in America, India, Cina, Egitto, Pakistan, Sudan ed Europa Orientale.</p>
<p>È una pianta molto antica e trova le sue origini nelle regioni del sudest asiatico, in particolare in India ed in Perù, dove era coltivata fin dai tempi più antichi. Le prime testimonianze dell&#8217;esistenza di questa fibra risalgono a cinquemila anni fa e sono state trovate in Pakistan e a Tehuacán in Messico, ma tracce più recenti sono state rilevate anche nei geroglifici egiziani e nelle cronache di Erodoto (V secolo a.C.). Nel IV secolo a.C. Alessandro Magno aveva fatto di Alessandria il più importante centro di smistamento verso l&#8217;Europa del cotone indiano di pregiatissima qualità. Con la conquista della Spagna da parte degli Arabi vennero introdotte anche in Europa le tecniche di filatura e tessitura, oltre alla coltivazione del cotone che però si interruppe agli inizi del Seicento a seguito della cacciata dei Mori. A quel punto fu il Portogallo che si prese lo scettro di importatore principale del nobile cotone indiano. Tra il XVIII e il XIX secolo, con la rivoluzione industriale, la produzione di tessuti e filati si concentrò nel Regno Unito. Da lí le tecnologie di coltivazione e di lavorazione si diffusero rapidamente verso le Americhe. Il cotone divenne un&#8217;importante fonte di reddito negli Stati Uniti, specialmente negli Stati del Sud, dove era coltivato dagli schiavi tradotti in maniera coatta dall&#8217;Africa. L&#8217;elezione del presidente Lincoln, primo presidente repubblicano degli USA, portò all&#8217;abolizione della schiavitù. Oggi la sua coltivazione è ampiamente diffusa in Arabia e in Asia minore. I maggiori produttori sono la Cina, Stati Uniti, India, Pakistan.</p>
<p>Il nome <em>Gossypium</em> deriva dall&#8217;arabo <em>goz</em> (soffice); il termine <em>cotone</em> deriva dall’arabo <em>katun</em>, “‘terra di conquista”</p>
<p>Il cotone viene coltivato come pianta tessile per i lunghi peli che accompagnano i semi e che costituiscono la bambagia. E&#8217; la più importante pianta tessile al mondo e infatti è coltivata in tutte le aree geografiche.</p>
<p>Il cotone idrofilo è in grado di assorbire in brevissimo tempo oltre 20 volte il proprio peso in acqua, prestandosi così alla produzione di tessuti per bendaggi</p>
<p>Quasi tutti i principi attivi della pianta sono contenuti nella scorza o corteccia della radice; tra di essi i più importanti sono: <strong>acido resinoso, acetovanillone, acido diidrossidobenzoico, acido salicilico, acidi grassi, alcool cerilico, betaina, zuccheri, fitosterolo, sostanze fenoliche, acidi oleico e palmitico nei semi</strong>. Nei semi, in particolare nell’olio ricavato da questi, è contenuto il principio attivo noto come <strong>gossipolo</strong>.</p>
<p>L&#8217;olio di semi per Cotone idrogenato, privato del gossipolo tossico, è utile per la produzione di margarina grazie alla sua elevata percentuale di olio linoleico.</p>
<p>Come pianta officinale è utilizzata per la cura e prevenzione del colesterolo alto, disturbi del ciclo mestruale, diarrea, stati febbrili, infiammazioni cutanee, ustioni, come cicatrizzante, herpes, piaghe.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lino &#124; Linum Usitatissimum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lino-linum-usitatissimum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 18:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: Linum usitatissimum ovvero «lino comunissimo». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (semi di lino). Il lino (Linum Usitatissimum] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: <em>Linum usitatissimum</em> ovvero «<strong>lino comunissimo</strong>». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (<strong>semi di lino</strong>).</p>
<p>Il <strong>lino </strong>(<em>Linum Usitatissimum</em>] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 cm, è sottile, eretto, ramificato nelle varietà da seme, meno in quelle da fibra. Le foglie sono sessili, intere, allungate, glabre, alterne, raramente opposte. I fiori, solitari o riuniti in corimbi, sono formati da 5 sepali, 5 petali di color azzurro, bianco o violaceo, 5 stami saldati alla base e da un ovario pentaloculare con 5 stili saldati alla base. Sono prettamente a fecondazione autogama. Il frutto è una capsula pentarcapellare con carpelli biloculari. Ogni loggia contiene un seme, oviforme, lunato, oleaginoso, di colore giallo-bruno o verdastro.</p>
<p>La pianta, probabilmente tra le prime ad essere utilizzata a scopo terapeutico, ha origine indiane; in passato è stato vastamente utilizzato da Egizi, Greci e Romani. Nella zona mediterranea le prove di coltivazione risalgono a ben 6.000 anni fa. Cresce nelle zone con clima mite. In paesi più freddi si ottiene la miglior produzione di fibra di lino, in particolare in Russia, Francia, Paesi bassi e Romania.</p>
<p>Il nome “Linum” deriva dalla famiglia a cui appartiene “<em>Linaceae</em>” che proviene dal greco “<em>lìnon</em>” (filo) che successivamente divenne “<em>linum</em>” in latino e “lino” in italiano. Mentre il termine “<em>usitatissimum</em>” deriva dal latino ed è il superlativo di “<em>usitatus</em>” ovvero “usuale, comune” e quindi “comunissimo”.</p>
<p>Il lino viene coltivato per il seme o per la fibra (per produrre tessuti, carta, cordame). La raccolta dei semi di lino avviene quando le capsule si scuriscono, mentre per il lino da fibra il periodo migliore è quando perde le foglie basali e il fusto si ingiallisce.</p>
<p>Il lino è la pianta che si dice abbia la più lunga tradizione nella <strong>produzione di abbigliamento</strong>. Ciò avveniva già nel Neolitico e ancora oggi è considerato un materiale molto nobile e naturale che viene spesso utilizzato per l&#8217;abbigliamento estivo. Inoltre, le fibre sono utilizzate anche per materiali isolanti, per l&#8217;imbottitura di mobili, per la tela, per rivestire le copertine dei libri e anche come materiale per la tomaia di scarpe leggere.</p>
<p>I semi, maturi ed essiccati, contengono acidi grassi (<strong>acido linoleico </strong>&#8211; capostipite degli ω6 (25%)<strong> -, acido alfa-linolenico &#8211; </strong>capostipite degli ω3 (&gt; 50%) -,<strong> acido oleico</strong>), <strong>proteine e mucillagini </strong>(arabinosio, galattosio, ramnosio, xilosio, acido mannuronico e acido galatturonico), fosfatidi, <strong>triterpeni</strong> e <strong>steroli</strong>. Contengono inoltre una piccola percentuale di <strong>glucosidi cianogenetici</strong> (1%] (<strong>neolinustatina</strong>, <strong>linustatina</strong>) che in piccola parte vengono trasformati in <strong>tiocianato</strong>, tossico solo ad alte dosi, e composti noti come <strong>lignine</strong>. Queste vengono metabolizzate in composti (<strong>enterolattone</strong> ed <strong>enterodiolo</strong>) che hanno la capacità di legare il recettore degli estrogeni, ma non è chiaro se svolgano azione agonista od antagonista. Comunque, questa capacità di legame potrebbe modulare l&#8217;effetto di farmaci per la terapia ormonale (tamoxifene, raloxifene, etc.).</p>
<p>Dai semi di lino si ricava la farina e l’olio, utilizzati per preparare diverse pietanze e ricette. Esistono due principali varietà di semi di lino: gialli (detti <em>golden</em>) e marroni. La maggior parte delle varietà presenta simili caratteristiche nutrizionali, incluse analoghe concentrazioni di omega tre.</p>
<p><strong>L&#8217;olio dei semi viene utilizzato come ingrediente cosmetico in gel, oli per capelli e saponi</strong> oppure somministrato per via orale viene tradizionalmente fatto per sfruttarne <strong>l’azione dolcemente lassativa</strong>. La destinazione principale dell’olio è tuttavia quella industriale, per la fabbricazione di colori, vernici, inchiostro da stampa, linoleum, emulsioni. Questo grazie al fatto che a contatto con l’aria, in seguito all’assorbimento dell’ossigeno, l’olio di lino indurisce ed essicca rapidamente.</p>
<p>Dall’estrazione dell’olio residua un panello che presenta un contenuto proteico intorno al 40% e viene destinato all’alimentazione zootecnica. Anche le capsule residuate possono essere impiegate in mangimistica.</p>
<p>Da considerare il fatto che le fibre di lino possono alterare l&#8217;assorbimento di farmaci, in particolare warfarina e digitale, per azione delle mucillagini, che li legano irreversibilmente rendendoli inassorbibili, così come quello di vitamine e minerali. Di conseguenza il lino dovrebbe essere assunto due ore prima o due ore dopo l&#8217;assunzione di altri prodotti (farmaci, vitamine o minerali).</p>
<p>Il lino ha inoltre la capacità di ridurre i livelli serici di colesterolo, trigliceridi e LDL perché lega gli acidi biliari del tratto intestinale interferendo con il riassorbimento dei grassi. Tale blocco del riassorbimento rende le feci più morbide e mobili. Viene quindi sconsigliata l&#8217;assunzione contemporanea di lassativi per evitare un potenziamento del loro effetto farmacologico.</p>
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		<title>Chiretta &#124; Swertia Chirayita (Roxb. ex Fleming) Karsten</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/chiretta-swertia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2023 19:32:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Chiretta (Swertia chirayita (Roxb. ex Fleming) Karsten) è una pianta originaria delle zone temperate dell’Himalaya, cresce ad elevate altitudini, tra i 1200 e i 2100 metri nella zona tra il Kashmir e il Bhutan, preferi-bilmente in zone ombreggiate. Si tratta di una pianta erbacea annuale/biennale appartenente alla famiglia delle Gentianaceae, alta fra i 60 &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Chiretta </strong>(<em>Swertia chirayita (Roxb. ex Fleming) Karsten) </em>è una pianta originaria delle zone temperate dell’Himalaya, cresce ad elevate altitudini, tra i 1200 e i 2100 metri nella zona tra il Kashmir e il Bhutan, preferi-bilmente in zone ombreggiate.</p>
<p>Si tratta di una pianta erbacea annuale/biennale appartenente alla famiglia delle <em>Gentianaceae</em>, alta fra i 60 cm e 1,5 m. Il fusto è eretto, di colore arancio/marrone o violaceo con la parte centrale a sezione cilindrica e quella superiore a sezione quadrangolare con un con un solco marcato su ogni angolo. Le foglie sono lanceolate, opposte, sessili, con margine cordato e apice acuminato, con 5/7 nervature e lunghe circa 4 cm. La radice è semplice, giallastra, piuttosto obliqua, affusolata e corta, di circa 7-8 cm e spessa 1,20 cm. I fiori sono piccoli, numerosi, tetrameri, in pannocchie con foglie larghe, verdi-gialle con peli viola e verdi o bianchi. Il calice è gamofillo con quattro lobi. Gli stami sono 4, di fronte a lobi della corolla, alla base della corolla. Ovario uniloculare e 2 stigma. Il frutto è una capsula a forma di uovo, con un pericarpo giallastro semitrasparente. I semi sono numerosi, molto piccoli, di colore marrone scuro. La corolla multicolore e la presenza del nettare incentiva l’impollinazione.</p>
<p>Il nome al genere della pianta fu dato da Linneo e dedicato al giardiniere-botanico olandese Iman Sweert (lat. Swertius), celebre coltivatore di piante bulbose, autore del <em>Florilegium</em> (1612) che illustra le più belle piante allora coltivate nei giardini.</p>
<p>I principi attivi presenti nella pianta comprendono: <strong>xantinoni, lignani, alcaloidi, flavonoidi, terpenoidi, iridoidi</strong> e altri composti come <strong>l’acido palmitico, l’acido oleico e l’acido stearico</strong>. Tra gli xantoni troviamo la <strong>chiratina</strong>, presente in varie parti della pianta: tra gli altri componenti attivi troviamo poi l’<strong>amarogentina</strong>, la <strong>swertiamarina</strong>, la <strong>mangiferina</strong> e la <strong>swerichirina</strong>.</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite diverse proprietà: <strong>amaro-tonica ed eupeptica</strong>; <strong>carminativa</strong>; <strong>antibatterica, antifungina, antivirale, antinfiammatoria, depurativa</strong> e altre come quella <strong>antidiabetica e antiossidante</strong>. La Swertia aiuta in caso di tosse, asma e infezioni bronchiali. Possiede un’azione purificante sulla pelle.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: al momento non sono state rilevate controindicazioni. Per precauzione se ne sconsiglia comunque l’uso in gravidanza e allattamento.</p>
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		<title>Iride Versicolore</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/iride-versicolore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 13:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Iris versicolor, il gladiolo blu, appartiene alla famiglia delle Iridacee. È una pianta perenne, originaria delle zone paludose e delle praterie umide del Nord America, in particolare del Canada sud-orientale o degli Stati Uniti nordorientali; l&#8217;iride blu è anche noto come Clajeux. L’Iris versicolor è una bella pianta che cresce ai bordi d&#8217;acqua. Relativamente grande &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Iris versicolor</em>, il <strong>gladiolo blu</strong>, appartiene alla famiglia delle Iridacee. È una pianta perenne, originaria delle zone paludose e delle praterie umide del Nord America, in particolare del Canada sud-orientale o degli Stati Uniti nordorientali; l&#8217;iride blu è anche noto come <strong>Clajeux</strong>.</p>
<p>L’<em>Iris versicolor </em>è una bella pianta che cresce ai bordi d&#8217;acqua. Relativamente grande (poco meno di un metro), cresce in ciuffi densi e verticali. Le sue lunghe foglie verdi e lanceolate (a forma di spada) sono spesso tinte di rosso quando sono alla base del piede. Lo stelo può raggiungere gli 80 centimetri di altezza, a volte si ramifica in alto, può fornire da 3 a 5 fiori di 5-7 cm che si aprono uno dopo l&#8217;altro. Di colore viola con un cuore bianco, si ergono superbamente dal fogliame verde brillante. Sfortunatamente, non vivono più di 48 ore. Il frutto di questa iride è una capsula che si apre in tre parti. Le sue mura sono così robuste da dover essere scarificate per piantare le piantine.</p>
<p>Oltre al fatto che sono molto decorativi, <strong>i fiori sono nettariferi</strong> e sono molto popolari con le api. Sembra che le strisce violacee dei sepali indicano il percorso verso il nettare. La fioritura inizia in tarda primavera e continua fino all&#8217;inizio dell&#8217;estate.</p>
<p>L&#8217;iris versicolor prospera nelle zone umide come le zone umide o gli stagni. Sono tra i fiori più belli usati nei giardini acquatici.</p>
<p>Il nome dato alle piante a cagione dei colori dei fiori delle varie specie, varietà, ibridi, che ricordano quelli dell’arcobaleno, origina dal greco iris <em>idos </em>= arcobaleno e dalla dea Iris, figlia di Taumante e di Elettra, messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno. Virgilio fa dell’arcobaleno il sentiero su cui Iride dalle ali d’oro cammina; <em>versicolor</em> – che muta colore, variopinto. I fiori sono color porpora/violetto, screziati di giallo e di bianco. <strong>L&#8217;iris blu è l&#8217;emblema floreale ufficiale del Québec.</strong></p>
<p>Componenti principali sono: olio etereo 0,025%, <strong>acido isoftalico</strong> 0,0019%, resina 8,7%, zuccheri non identificati e tannino. Nella resina sono stati trovati <strong>fitosterina, alcool miricilico, eptacosano, ipuranolo</strong>, inoltre gli <strong>acidi laurico, stearico, palmitico</strong> e piccole quantità degli acidi <strong>oleico, linoleico e cerotico</strong>.</p>
<p>In omeopatia, l’Iris versicolor può essere usato per alleviare il bruciore di stomaco e le emicranie oftalmiche. La <strong>tintura madre</strong>, preparata con il rizoma fresco, contiene: zuccheri riducenti, tracce di oli essenziali, una resina contenente un fitosterolo e alcol miricilico.</p>
<p>L’<em>Iris versicolor</em> è indicata per curare: <strong>dispepsie acide da ipercloridria</strong>; <strong>cefalee</strong> frontali con vomito acido e bruciante; emicranie oftalmiche periodiche, che esordiscono con annebbiamento della vista o con la comparsa di una macchia nera nel campo visivo, dolori reumatici alle spalle, alle anche e alle piccole articolazioni delle estremità.</p>
<p>I preparati di Iris versicolore possono agire come <strong>emetici</strong>, come <strong>lassativi</strong> o come purganti drastici, secondo la dose impiegata. A dosi lassative esplica anche un’azione diuretica e colagoga. Sola o associata a altre droghe, può essere impiegata nella terapia della stitichezza, della insufficienza epatica e anche come emmenagogo.</p>
<p>N.B. Questa pianta rientra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.</p>
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		<title>Açai &#124; Euterpe oleracea</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acai-euterpe-oleracea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2022 10:27:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[Piccoli frutti]]></category>
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		<category><![CDATA[acido linoleico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;açai (si pronuncia &#8220;assaì&#8221;) è una palma fruttifera della famiglia delle Arecaceae, originaria del Sud America e dell&#8217;America Centrale; può raggiungere anche i 30 m di altezza. Le foglie sono pennate lunghe fino a 3 metri. I frutti (drupe) &#8211; i più nutrienti della foresta amazzonica &#8211; sono piccole bacche di forma arrotondata, di color &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>açai</strong> (si pronuncia &#8220;assaì&#8221;) è una <strong>palma fruttifera</strong> della famiglia delle <em>Arecaceae</em>, originaria del Sud America e dell&#8217;America Centrale; può raggiungere anche i 30 m di altezza. Le foglie sono pennate lunghe fino a 3 metri.</p>
<p>I frutti (drupe) &#8211; i più nutrienti della foresta amazzonica &#8211; sono piccole bacche di forma arrotondata, di color porpora scuro, del peso medio di un grammo, simile a un chicco d&#8217;uva, e prodotto in pannocchie ramificate composte da 500-900 frutti, prive di buccia, ma un grosso nocciolo e una polpa dalla consistenza granulosa.</p>
<p>L&#8217;esocarpo (la buccia) dei frutti maturi è di colore viola intenso, o verde, a seconda del tipo di açai e della sua maturità. Il mesocarpo è polposo e sottile, con uno spessore costante di 1 mm o meno.</p>
<p>Il nome dell’açai (da pronunciare “assaì”) deriva dal termine indigeno “wasa’i”, che significa “<strong>frutti che piangono acqua</strong>”. Sebbene le bacche di açai siano uno dei frutti alla base della dieta di diverse popolazioni dell’Amazzonia grazie all’elevata densità nutrizionale e al potere energizzante, sono diventate popolari in Occidente solo recentemente, destando l’interesse della ricerca grazie all’importante profilo a livello di nutrienti.</p>
<p>Sono un vero e proprio <strong>simbolo della cultura brasiliana ed amazzonica</strong>, dato che la palma dell’açai non può crescere in altri luoghi essendo strettamente soggetta alle condizioni climatiche: il raccolto dell’açai, che si svolge tra novembre e dicembre, rappresenta infatti un momento di celebrazione, oltre che un’attività fondamentale per l’economia del Paese.</p>
<p><strong>Le bacche di questa palma sono una fonte ricchissima di antociani</strong>, dotati di proprietà <strong>antiossidanti</strong>, <strong>in grado di contrastare l&#8217;invecchiamento</strong> prematuro delle cellule e dei tessuti, 30 volte superiore a quella esercitata dal vino rosso e 3 volte quella del mirtillo nero; contengono inoltre proteine, fibre, vitamine e minerali, nonché acidi grassi essenziali (in particolare l&#8217;<strong>acido oleico </strong>o omega-9). Questi ultimi svolgono un&#8217;azione <strong>ipocolesterolemizzante</strong>, in quanto abbassano l&#8217;LDL (Low Density Lipoproteins o colesterolo cattivo) contrastando così, l&#8217;insorgenza dell&#8217;aterosclerosi e numerose malattie cardiovascolari; mentre l&#8217;<strong>acido linoleico </strong>(omega-6) aiuta a mantenere sane le membrane delle cellule.</p>
<p>Inoltre gli acidi grassi essenziali aiutano il trasporto e l&#8217;assorbimento delle vitamine liposolubili, A, E, D e K, apportando un&#8217;azione protettiva sul cuore e il sistema circolatorio. Tra gli antiossidanti più potenti nell’ açai c’è la <strong>velutina</strong>, una molecola antinfiammatoria che contrasta l’attacco dei radicali liberi e dà energia e tono sia a livello fisico che mentale.</p>
<p>Anche gli <strong>steroli</strong>, componenti delle membrane delle cellule delle piante, apportano numerosi benefici per il corpo umano. Oltre a ridurre il colesterolo nel plasma sanguigno, e demolire i grassi accumulati, i <strong>fitosteroli </strong>colpiscono il metabolismo delle prostaglandine, le molecole responsabili dei processi infiammatori, svolgendo un&#8217;azione analgesica e decongestionante. Gli steroli oggi vengono utilizzati per il trattamento dei sintomi associati al BPH (<em>benign prostate hyperplasia</em>), cioè l&#8217;iperplasia benigna della prostata.</p>
<p>Infine le <strong>proprietà remineralizzanti</strong> sono dovute all&#8217;elevato contenuto di vitamine, amminoacidi e minerali, nutrienti utili a rigenerare l&#8217;organismo ed i muscoli. Inoltre <strong>le fibre favoriscono la funzionalità del sistema gastroenterico</strong>, in quanto, da un lato, aiutano a non assorbire grassi, zuccheri e trigliceridi dall&#8217;alimentazione; dall&#8217;altro, permettono di mantenere il colon pulito, dando un senso di sazietà.</p>
<p>Le <strong>bacche Açai</strong> possono essere assunte tale e quali nello yogurt insieme al musli, o altra frutta secca e semi oleosi, o come ingrediente di dolci fatti in casa, oppure in tisane o sotto forma di succo.</p>
<p>Nell&#8217;Amazzonia brasiliana, la palma dell&#8217;acai è molto importante perché le sue bacche costituiscono l&#8217;ingrediente principale della dieta, fino al 42% del consumo totale di cibo in peso, delle popolazioni locali. La presenza di nutrienti energizzanti fa dell&#8217;açaì un ineguagliabile succo di frutta o bevanda energetica. La polpa granulosa delle bacche, mescolata ad altri frutti, a cereali o muesli e miele corrisponde alla ricetta classica, in grado di ridurre la sensazione di fame con pochissime calorie, ma con una concentrazione altissima di nutrienti.</p>
<p>I semi delle bacche di Acai sono una ricca fonte di grassi. Previa spremitura, possono dare origine all&#8217;<strong>olio di Acai</strong>, ricco di composti fenolici come l&#8217;acido vanillico, l&#8217;acido siringico, l&#8217;acido p-idrossibenzoico, l&#8217;acido protocatecuico e l&#8217;acido ferulico; abbondano anche le catechine e numerosi oligomeri delle procianidine. L&#8217;olio di Acai è di colore verde, ha un aroma dolce e un alto contenuto di acidi grassi oleico e palmitico.</p>
<p>Può essere utilizzato per la cottura, come condimento sull&#8217;insalata, nei cosmetici o detergenti come lo shampoo, i saponi e le creme idratanti della pelle.</p>
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		<title>Ricino &#124; Ricinus communis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ricino-ricinus-communis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 08:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido diidrossistearico]]></category>
		<category><![CDATA[acido eicosenoico]]></category>
		<category><![CDATA[acido linoleico]]></category>
		<category><![CDATA[acido linolenico]]></category>
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		<category><![CDATA[acido palmitico]]></category>
		<category><![CDATA[acido ricinoleico]]></category>
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		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[erba infestante]]></category>
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		<category><![CDATA[pianta velenosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ricino (Ricinus communis L.), unica specie del genere Ricinus, è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae. Arbusto, erba annuale o albero perenne con foglie rosse o verdi appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae. Il nome generico Ricinus in latino significa &#8220;zecca&#8221;; la pianta è così chiamata per la somiglianza dei suoi semi con &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>ricino</strong> (<em>Ricinus communis</em> L.), unica specie del genere <em>Ricinus,</em> è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle <em>Euphorbiaceae</em>. Arbusto, erba annuale o albero perenne con foglie rosse o verdi appartiene alla famiglia delle <em>Euphorbiaceae</em>. Il nome generico <em>Ricinus</em> in latino significa &#8220;zecca&#8221;; la pianta è così chiamata per la somiglianza dei suoi semi con il noto parassita. È conosciuta anche col nome di pianta <strong>Palma Christi</strong> perché le sue foglie sono state accostate alla mano di Gesù Cristo.</p>
<p>La pianta di ricino arriva probabilmente dall’Africa tropicale, ma grazie alla sua capacità di riprodursi, si è presto naturalizzata nelle aree tropicali e subtropicali di tutto il mondo come un’<strong>erba infestante</strong>; essendo però molto bella viene anche coltivata a scopo ornamentale, per decorare giardini e balconi. Nella sua zona d&#8217;origine la pianta raggiunge un&#8217;altezza di 10 m e il fusto da erbaceo &#8211; legnoso diventa legnoso, mentre in media si attesta intorno ai 2-4 m di altezza.</p>
<p>Le sue foglie sono con picciolo, semplici, caduche e verticillate, di tipo palmato &#8211; lobato, con 7 o 11 lobi con bordo dentato, di dimensione tra i 15 cm e i 45 cm.. Nelle foglie alla base del picciolo vi sono delle ghiandole nettarifere. La specie è monoica, ossia i due sessi sono portati nello stesso individuo, con fiori raggruppati a grappolo. I fiori del Ricino occupano la parte superiore del fusto e dei rami, sono raccolti in una lunga spiga ramificata provvista di brattee membranose. I fiori maschili sono alla base della spiga o del grappolo e sono di color verde glauco, quelli femminili sono posti superiormente e sono di colore purpureo. La fioritura avviene d&#8217;estate. I frutti sono capsule ovoidali spinose, costituite da tre valve contenenti un seme per ogni loggia, che a maturazione liberano 3 semi di circa 1 cm di dimensione. Predilige un clima temperato, teme le gelate.</p>
<p>I coltivatori nel tempo hanno selezionato varie cultivar per scopo ornamentale e per la produzione dell&#8217;olio. Finora sono conosciute circa una ventina di <strong>differenti varietà</strong> che differiscono tra loro per forma, colore, altezza e per le spine della capsula del seme. Tra queste le più note sono:</p>
<ul>
<li><strong>Carmencita</strong> che vanta grandi foglie rosso scuro su steli di colore rosso e fiori gialli. Utilizzata per creare aiuole in giardini insieme ad altre piante ornamentali. Fiorisce in estate.</li>
<li><strong>Carmencita pink</strong> si distingue per le sue foglie dal colore verde azzurro e per i fiori rosa.</li>
<li><strong>Impala</strong> ha le foglie color porpora e fiorisce più tardi da luglio a ottobre.</li>
<li><strong>Zanzibariensis</strong> ha delle grandi foglie verdi.</li>
</ul>
<p>Nonostante le sue variabili forme, <strong>il ricino è facilmente riconoscibile dalle sue larghe foglie, con lamina palmata, a forma di stella</strong>, con 7-11 lobi, di colore verde scuro lucido e per le sue infiorescenze allungate.</p>
<p>Il ricino produce grandi quantità di <strong>semi</strong> che sono ricchi di proprietà ma anche <strong>molto velenosi</strong>: basti pensare che solo 4 semi, se ingeriti, potrebbero uccidere un uomo adulto. I sintomi da avvelenamento includono nausea, vomito, diarrea, gastroenterite emorragica, convulsioni, aritmie, embolia e spasmi tetanici.</p>
<p>Dai semi si ricava mediante estrazione a freddo <strong>l&#8217;olio</strong>, che in essi è contenuto nella misura del 40-50%. Per sicurezza dopo l&#8217;estrazione a freddo si miscela l&#8217;olio con l&#8217;acqua e si porta ad ebollizione la miscela, in modo solubilizzare ed eliminare del tutto con la denaturazione a caldo la Ricina ancora presente. Pertanto, l’olio ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi del ricino e trattato è sicuro per il consumo umano.</p>
<p><strong>L&#8217;olio di ricino</strong> è un liquido dal colore variabile tra il trasparente e il giallo, e un odore caratteristico. Il punto di ebollizione è di 313 °C e la sua densità è di 961 kg/m<sup>3</sup>. Lo si può ottenere sia per pressatura che per estrazione con solventi; la resa totale oscilla tra il 35 e il 50%. Soltanto il prodotto di prima spremitura (a freddo) viene utilizzato come medicinale, mentre il resto trova applicazione nel settore industriale.</p>
<p>L’olio è composto da oleina, palmitina, stearina e ricinoleina (80 &#8211; 89 %) che ne è il principio attivo. In particolare. la sua composizione è la seguente: <strong>acido ricinoleico</strong> 89.5 %, <strong>acido diidrossistearico</strong> 0.7 %, <strong>acido palmitico</strong> 1%, <strong>acido stearico</strong> 1%, <strong>acido oleico</strong> 1%, <strong>acido linoleico</strong> 4.2%, <strong>acido linolenico</strong> 0.3%, <strong>acido eicosenoico</strong> 0.3%.</p>
<p>La <strong>Ricinoleina</strong> è costituita da un ossiacido insaturo a 18 atomi di Carbonio (C<sub>18</sub>H<sub>34</sub>O<sub>3</sub>).</p>
<p>L&#8217;uso dell&#8217;olio di Ricino risale a tempi remoti, a circa il 4000 a.C. in Egitto.</p>
<p><strong>L&#8217;olio non ha uso alimentare diretto ma è commestibile e non velenoso</strong> perché la Ricina e la Ricinina sono idrosolubili e non passano nell&#8217;olio, cosicché rimangono nel pannello di estrazione insieme ad altre sostanze e ad un allergene.</p>
<p><strong>L&#8217;olio di ricino viene da secoli indicato come</strong> <strong>lassativo</strong>, una purga dall&#8217;odore e dal sapore piuttosto sgradevoli; oggi tale impiego è stato ridimensionato, dato che la sua azione purgante è piuttosto drastica. Tale azione è legata alla presenza di <strong>acido ricinoleico</strong> che dopo l’ingestione viene liberato dai trigliceridi per opera degli enzimi gastrici e pancreatici con il supporto della bile, stimola la peristalsi e causa un aumento del richiamo di acqua e di elettroliti nel lume intestinale, probabilmente per la stimolazione della sintesi delle prostaglandine; aumenta la massa fecale.</p>
<p>È pure impiegato nella terapia di numerose malattie con <strong>applicazione trans &#8211; dermica</strong>, in particolare con impacchi sull&#8217;addome con cui viene lentamente assorbito per via cutanea o dermica, esplicando in tal modo numerosi effetti positivi in quasi tutte le patologie, sulla circolazione sanguigna, linfatica e nel rafforzamento del sistema immunitario, promuovendo altresì la rigenerazione dei tessuti e l&#8217;eliminazione delle scorie dall&#8217;organismo.</p>
<p>Questo tipo di assorbimento dermico dell&#8217;olio di ricino si ritiene sia ideale nel ripristino della salute del corpo.</p>
<p>L’applicazione sul cuoio capelluto stimola la crescita dei capelli e previene il rischio di calvizie mentre sulle lunghezze aiuta a combattere le doppie punte e la disidratazione del capello. Può essere inoltre usato come siero per ciglia e sopracciglia, rinforzandole e dandogli lucentezza. Applicato sulle ferite e sulle abrasioni l&#8217;olio si dimostra antibatterico ed antifungino ed esse guariscono senza lasciare cicatrici.</p>
<p>L&#8217;olio di ricino e suoi derivati sono utilizzati nella produzione di saponi, lubrificanti, fluidi idraulici e per freni, nei liquidi refrigeranti per i veicoli spaziali, vernici, coloranti, rivestimenti, inchiostri, plastiche resistenti a freddo, cere e polisti, nylon, cosmetici, farmaci (come eccipiente) e profumi.</p>
<p>Nell&#8217;industria alimentare, l&#8217;olio di ricino viene utilizzato in vari additivi; alcuni esempi sono gli aromi dei dolciumi (ad esempio poliglicerolo polistinoleato o PGPR nel cioccolato) e gli inibitori della muffa nell&#8217;imballaggio.</p>
<p>In India, Pakistan e Nepal l&#8217;olio di ricino è impiegato per la conservazione dei cereali e di certi legumi.</p>
<p><strong>L’impiego non è ammesso nel settore degli integratori alimentari.</strong></p>
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		<title>Girasole &#124; Helianthus Annuus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/girasole-helianthus-annuus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 15:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido linoleico]]></category>
		<category><![CDATA[acido oleico]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[Girasole]]></category>
		<category><![CDATA[margarina]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di Girasole]]></category>
		<category><![CDATA[quercimeritrina]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina E]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il girasole (Helianthus annuus)  comune è una pianta annuale erbacea con una grande infiorescenza a capolino ed appartiene alla famiglia delle Asteraceae; presenta una lunga radice fittonante su cui sono inserite le radici laterali; fusto eretto, cavo, robusto, scanalato con setole patenti, solo a maturità si curva nella parte apicale per l&#8217;aumento del peso dell&#8217;infiorescenza; &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>girasole</strong> (<em>Helianthus annuus</em>)  comune è una pianta annuale erbacea con una grande infiorescenza a capolino ed appartiene alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>; presenta una lunga radice fittonante su cui sono inserite le radici laterali;</p>
<p>fusto eretto, cavo, robusto, scanalato con setole patenti, solo a maturità si curva nella parte apicale per l&#8217;aumento del peso dell&#8217;infiorescenza; raggiunge un’altezza 1÷3 (4) m.;</p>
<p>le foglie lungamente picciolate, sono alterne, la lamina è ovale-lanceolata percorsa da 3 nervi, il margine è dentato, entrambe le pagine sono ruvide; i fiori sono riuniti generalmente in un unico capolino o, in pochi capolini con il centrale maggiore; l&#8217;infiorescenza detta calatide, è costituita da fiori periferici ligulati, sterili, gialli;</p>
<p>e da fiori del disco,tubulosi ermafroditi, bruni; 5 stami formanti un manicotto che avvolge lo stilo, ovario inferoa 2 carpelli, monoloculare.</p>
<p>Il ø del capolino può raggiungere i 30 cm. I fiori all&#8217;interno del disco sono disposti in 2 insiemi di spirali logaritmiche, una avvolta in senso orario e una in senso antiorario; i numeri delle spirali non sono uguali nei 2 sensi, ma tendono a essere 2 numeri di Fibonacci (in cui ogni termine è dato dalla somma dei 2 precedenti) consecutivi, generalmente 34 e 55 nei girasoli medi. I frutti circa 1000 per capolino, sono acheni nudi, biconvessi, ± striati neri o grigi, il pericarpo, racchiude una mandorla di grande interesse industriale ed alimentare, chiamata impropriamente seme.</p>
<p>La pianta cresce in orti, macerie e rifiuti, sub-spontanea nei pressi delle aree ove è coltivata; 0÷1.500 m s.l.m. E’ una specie coltivata in moltissime cultivar e varietà, anche ornamentali.</p>
<p>Il nome generico (<em>Helianthus</em>) deriva da due parole greche ”<em>helios</em>” (= sole) e ”<em>anthos</em>” (= fiore) in riferimento alla <strong>tendenza di questa pianta a girare sempre il bocciolo verso il sole</strong>, prima della fioritura (il fiore maturo invece è sempre rivolto ad est). Questo comportamento è noto come <strong>eliotropismo</strong>. Il nome specifico (<em>annuus</em>) indica il tipo di ciclo biologico (annuale). Anche il nome comune italiano (<strong>Girasole</strong>) deriva dalla rotazione dei boccioli in direzione del sole. Il termine “girasole” è anche usato per indicare le altre piante appartenenti al genere &#8220;<em>Helianthus</em>&#8220;, molte delle quali sono perenni.</p>
<p>Erba nutriente ed emolliente che abbassa il tasso di colesterolo nel sangue e lenisce i tessuti irritati. Alcune parti di questo fiore contengono il glucoside della quercetina (<strong>quercimeritrina</strong>), alcune basi amminiche, dei sali di calcio dell&#8217;acido solanico e una xantofilla. Le proprietà curative secondo la medicina popolare sono<strong>: febbrifuga</strong> (abbassa la temperatura corporea); <strong>diuretica</strong> (facilita il rilascio dell&#8217;urina); <strong>antimalarica</strong> (combatte la malaria); <strong>espettorante</strong> (favorisce l&#8217;espulsione delle secrezioni bronchiali); <strong>stomachica </strong>(agevola la funzione digestiva).</p>
<p>I <strong>petali di girasole</strong> contengono sapogenine, xantofila, antocianina, flavonglucosidi acido solatene. L’estratto di petali di girasole aiuta ad abbassare la temperatura corporea, ha proprietà diuretiche e sana i bronchi infiammati, agevola il metabolismo intestinale ed aiuta a combattere gli stati d’ansia.</p>
<p>I <strong>semi di girasole</strong> possono essere aggiunti all&#8217;impasto del pane, oppure ridotti a farina; sono spesso utilizzati per prodotti da forno; vengono consumati decorticati e tostati, spesso salati come snack, specialmente in Cina, Stati Uniti ed Europa. Possono essere utilizzati per insalate o se ne può estrarre un <strong>olio</strong>. Dalla spremitura di 100 kg di semi di girasole si ottengono circa 35÷40 kg di olio, con un buon valore alimentare.</p>
<p>A temperatura ambiente, l’<strong>olio di girasole </strong>è di consistenza liquida, di un color giallo paglierino e il profumo è delicato. Se viene raffinato diviene quasi trasparente con un leggero colore sull’ambrato.</p>
<p>La composizione dell’olio di girasole è essenzialmente di <strong>acidi grassi insaturi</strong>, circa <strong>il 32% di acido oleico</strong> (monoinsaturo) <strong>e il 52% di linoleico</strong> (polinsaturo) precursori degli acidi grassi omega 3 e 6; questi omega sono importanti per la salute del cuore, per la produzione di energia, il trasporto di ossigeno, la creazione dell’emoglobina nel circolo sanguigno e persino per mantenere in equilibrio il sistema ormonale corporeo.</p>
<p>Un componente presente nell’olio di girasole è la <strong>vitamina E</strong>, chiamata anche tocoferolo. La sua proprietà primaria è di essere un eccellente antiossidante, in quantità persino cinque volte superiore all’olio di oliva, ed è quindi capace di proteggere le membrane cellulari e combattere i radicali liberi responsabili anche dell’invecchiamento cellulare. Inoltre la vitamina E è indispensabile per il corretto funzionamento dei muscoli e per rinforzare il sistema immunitario. Vi è anche la presenza di una buona dose di acido ascorbico, che lavora in sinergia aumentando il potere antiossidante e riducendo il rischio di sviluppare il cancro e malattie cardiache.</p>
<p><strong>In 100 ml di olio di girasole sono contenuti 28 mg di vitamina E</strong> che corrispondono al 280% (RDA) della razione giornaliera raccomandata. Sono anche presenti altre vitamine: <strong>B6</strong>, che protegge le fibre del sistema nervoso, la <strong>B5</strong> (acido pantotenico), la <strong>B3</strong> (niancina o PP) e i <strong>folati</strong>; tutti utili per la corretta attività del sistema nervoso e per la creazione dei tessuti del sistema digestivo.</p>
<p>Vi è anche una notevole ricchezza di <strong>minerali,</strong> quali <strong>selenio, ferro, rame, zinco, fosforo, magnesio e manganese</strong>.<br />
Ciascuno contribuisce a dare le <strong>proprietà uniche dell’olio di girasole, come la capacità di rinforzare i tessuti e le ossa, di aiutare il circolo sanguigno, di produrre ormoni, di equilibrare il sistema immunitario e abbassare i rischi di malattie cardiovascolari.</strong></p>
<p>L’olio di girasole, essendo ricco di acidi insaturi, <strong>va incontro facilmente all’irrancidimento</strong> quindi è consigliato conservarlo in frigo, lontano da fonti di calore e luce, mantenendolo in una bottiglia ben chiusa, meglio ancora se di vetro scuro per evitare passaggio della luce.</p>
<p>Nel campo del benessere del corpo, è conosciuto come un buon alleato della salute per l’ampia composizione di vitamine, minerali e sostanze benefiche di cui è composto. In <strong>cosmesi</strong> è utilissimo per ringiovanire la pelle, eliminare l’invecchiamento portato dall’esposizione al sole (fotoinvecchiamento) e previene le cicatrici, leviga le rughe e ridona salute alla pelle in tutto il corpo levigando, nutrendo e restituendole elasticità.</p>
<p>Applicato direttamente sulla pelle come <strong>detergente</strong> è capace di mantenere lontani batteri dai pori della pelle prevenendo l&#8217;acne grazie alla sua composizione di vitamine e carotenoidi.</p>
<p>L’olio di girasole è una buona base per olio da massaggi contro i dolori muscolari o reumatici.</p>
<p>Nei prodotti cosmetici è possibile utilizzarlo come ingrediente solo se l’olio contiene una buona percentuale di acido oleico e sull’etichetta possiamo trovare il nome nella nomenclatura INCI di <em>Helianthus Annuus</em> (Sunflower) Seed Oil.</p>
<p>Nell’industria alimentare e <strong>in cucina</strong> è utilizzato per friggere o a crudo per condire insalate o piatti a base di verdure, per preparazione di sughi e salse (maionese) e ovviamente anche per preparare sottolio di verdure miste.</p>
<p>Inserito nella dieta un po’ come integratore alimentare, se ne possono utilizzare uno o due cucchiai a crudo nei piatti per raggiungere la dose consigliata giornaliera di vitamina E e un’ampia ricchezza di vitamine e sali minerali utili al benessere totale del nostro corpo.</p>
<p>Per avere tutte le proprietà intatte dell’olio di girasole bisogna scegliere il prodotto leggendo l’etichettatura e prediligendo l’acquisto se l’estrazione è di spremitura a freddo e la coltivazione della pianta viene da agricoltura biologica.</p>
<p>Di recente sono state selezionate e create piante di girasole con una composizione più alta di olio oleico sino oltre al 60% al fine di avere un prodotto più conservabile e prevenire di qualche tempo l’irrancidimento. Questa possibilità ne permette l’uso nell’industria alimentare di friggere con un olio meno costoso rispetto all’olio di oliva.</p>
<p>L&#8217;olio di girasole è infine impiegato nella fabbricazione della <strong>margarina</strong>, ma può essere utilizzato anche per motori e usato per produrre biodisel.</p>
<p>Dall&#8217;estrazione dell&#8217;olio si ha come residuato un panello molto ricco di proteine che viene impiegato nell&#8217;alimentazione zootecnica. I residui della spremitura sono impiegati come mangime per il bestiame.</p>
<p>I girasoli producono del lattice, oggetto di esperimenti volti a utilizzarli come fonti alternative di gomma ipoallergenica.</p>
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		<title>La frutta secca: Anacardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2022 20:16:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutta secca]]></category>
		<category><![CDATA[acido anacardico]]></category>
		<category><![CDATA[acido oleico]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[anacardi]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità vascolare]]></category>
		<category><![CDATA[Frutta Secca]]></category>
		<category><![CDATA[mela d’anacardio]]></category>
		<category><![CDATA[noci di anacardio]]></category>
		<category><![CDATA[olio d'acajou]]></category>
		<category><![CDATA[osteoporosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per anacardi o noci di anacardio si intendono i semi oleosi commestibili (frutta secca), o meglio gli acheni, della pianta arborea brasiliana, Anacardium occidentale, appartenente alla famiglia delle Anacardiacee. Il nome deriva dal termine greco kardia, che significa cuore. Visto che la loro forma ricorda quella del cuore.  Senza guscio, tostati, gli anacardi sono frutti &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per <strong>anacardi</strong> o noci di anacardio si intendono i semi oleosi commestibili (frutta secca), o meglio gli acheni, della pianta arborea brasiliana, <em>Anacardium occidentale</em>, appartenente alla famiglia delle <em>Anacardiacee</em>.</p>
<p>Il nome deriva dal termine greco <em>kardia</em>, che significa cuore. Visto che la loro forma ricorda quella del cuore.  Senza guscio, tostati, gli anacardi sono frutti esotici particolarmente diffusi in Amazzonia, hanno una doppia natura. Il frutto fresco viene indicato come <strong>mela d’anacardio </strong>(o mela di acagiù, in Brasile), che non è un vero frutto, in quanto corrisponde all’ingrossamento del peduncolo floreale, ma è così chiamato poiché nell’aspetto ricorda una piccola mela, dalla polpa fibrosa e con colorazione variabile dal verde, al giallo al rosso. Il vero frutto (deriva quindi dal fiore) è la sua parte secca, chiamata mandorla o <strong>nocciola d’anacardio</strong>, una sorta di noce con un rivestimento duro al cui interno si trova un seme oleoso dalla tipica forma a cuore, che corrisponde propriamente all’anacardio che si usa dal punto di vista alimentare.</p>
<p>La procedura di lavorazione dei frutti è lunga e complessa, richiede molta cura e lavoro umano; per prima cosa il seme viene staccato dal frutto, bollito e fritto in olio vegetale, scolato e spremuto per ricavarne il succo; si passa poi ad estrarre la noce dal seme, a mano, con un martelletto; una volta estratte, le noci sono essiccate in forno a 250°C; dopo tre giorni si toglie la pellicola che le avvolge e si mettono di nuovo ad asciugare al sole. Solo a questo punto sono pronti per essere tostati.</p>
<p>La produzione è così complessa che <strong>solo il 10% dei frutti passa indenne attraverso le varie fasi della trasformazione al confezionamento</strong>. Ecco il motivo del prezzo elevato degli anacardi sul mercato europeo.</p>
<p>Gli anacardi crescono su grossi alberi. Sono sempre venduti senza guscio perché questo contiene una resina caustica (detto <strong>olio d&#8217;acajou, </strong>contenente <strong>acido anacardico</strong> per il 90% e cardolo al 10%), che deve essere accuratamente rimossa prima di poter consumare questo tipo di frutta secca. Questa resina, che non deve essere mangiata insieme al frutto, viene usata per produrre insetticidi e vernici.</p>
<p>Gli anacardi si presentano come piccole noci simili a &#8220;fagioli&#8221; (reniformi), lunghe circa 2-4 cm. Il seme, chiuso all&#8217;interno del guscio, è di colore bianco-giallognolo e si caratterizza per un gusto dolce e oleaginoso; sono stati esportati per la prima volta nel XVI secolo. I portoghesi esportarono le piante in Africa e in Asia. Esse attecchirono particolarmente bene in India, tanto che, oggi, il Paese è il maggior esportatore di anacardi del mondo. Nella dieta Mediterranea, gli anacardi hanno un ruolo marginale; in Europa, gli anacardi vengono commercializzati in forma tostata, non cruda.</p>
<p>Gli anacardi sono relativamente poveri di acqua, di zucchero e fibra, e <strong>contengono meno grassi rispetto ad altri tipi di frutta secca</strong>. Inoltre, la maggior parte del loro grasso è costituito da <strong>acidi grassi insaturi</strong>. Gli anacardi contengono <strong>acido oleico</strong>, che, come nel caso dell’olio d’oliva, svolge un’azione protettiva nei confronti del cuore e dei vasi. Contiene <strong>minerali</strong> come il potassio, fosforo, sodio, zinco, <strong>rame</strong>, ferro e selenio; <strong>vitamine B, K, C e E</strong>,  e amminoacidi. I suoi alti contenuti di triptofano, agiscono sulla serotonina, rendendoli un alimento da consumare per mantenere alto l’umore.</p>
<p>Ottimi in caso di diabete di tipo 2, <strong>aiutano contro osteoporosi, fragilità vascolare, problemi articolari e colesterolo alto.</strong> Contengono un flavonoide che viene assorbito dalla macula retinica, proteggendo gli occhi dagli agenti aggressivi esterni e aiutando nella prevenzione della degenerazione maculare in età avanzata. Secondo una recente ricerca scientifica, gli anacardi <strong>aiutano a combattere il diabete</strong>. Essendo poveri di grassi, sono un ottimo snack.</p>
<p>Gli anacardi <strong>irrancidiscono subito</strong>, quindi non vanno lasciati per lungo tempo esposti all’aria.</p>
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