<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>acido clorogenico Archivi - amaperbene.it</title>
	<atom:link href="https://www.amaperbene.it/tag/acido-clorogenico/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/acido-clorogenico/</link>
	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
	<lastBuildDate>Wed, 20 Dec 2023 17:41:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/04/cropped-icona-amaperbene-web-32x32.png</url>
	<title>acido clorogenico Archivi - amaperbene.it</title>
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/acido-clorogenico/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">233936611</site>	<item>
		<title>Semi di chia &#8211; Salvia hispanica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/semi-di-chia-salvia-hispanica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 17:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi Omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[acido ferulico]]></category>
		<category><![CDATA[campferolo]]></category>
		<category><![CDATA[chia]]></category>
		<category><![CDATA[chia pudding]]></category>
		<category><![CDATA[quercetina]]></category>
		<category><![CDATA[semi di chia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=28932</guid>

					<description><![CDATA[<p>Seguire un regime alimentare vario e bilanciato, che garantisca il giusto apporto di nutrienti, è il segreto per mantenersi in salute. Per variare la propria dieta e creare piatti ricchi di gusto può essere utile utilizzare ingredienti un po&#8217; diversi dal solito. Un&#8217;ottima soluzione sono i semi di chia, che possono essere usati per dare &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/semi-di-chia-salvia-hispanica/">Semi di chia &#8211; Salvia hispanica</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Seguire un regime alimentare vario e bilanciato, che garantisca il giusto apporto di nutrienti, è il segreto per mantenersi in salute. Per variare la propria dieta e creare piatti ricchi di gusto può essere utile utilizzare ingredienti un po&#8217; diversi dal solito. Un&#8217;ottima soluzione sono i semi di chia, che possono essere usati per dare consistenza e sapore a un&#8217;infinità di preparazioni.</p>
<p>La <strong>chia </strong>è una pianta erbacea a ciclo annuale; cresce fino a 1,75m di altezza, ha foglie opposte lunghe 4-8cm a maturità per 3-5cm di larghezza; produce fiori viola o bianchi che si raggruppano in grappoli (racemi) posti al vertice dello stelo. La chia produce dei piccoli semi di forma ovale, con un diametro di circa 1mm e un colore variabile dal marrone screziato di grigio, al bianco e nero.</p>
<p>I <strong>semi di chia</strong> non sono altro che i semi della <em>Salvia hispanica</em>, una pianta erbacea annuale originaria del Sudamerica, diffusa soprattutto in Guatemala e Messico; rappresentavano un alimento base per gli antichi Aztechi e Maya. Della stessa famiglia, quella delle <em>Lamiaceae</em>, fanno parte anche la menta, la melissa, la cedronella, la santoreggia, la lavanda, il rosmarino, il timo, la maggiorana, la salvia, ecc.</p>
<p>Il sostantivo &#8220;chia&#8221; deriva dal termine Nahuatl &#8220;chian&#8221;, che significa &#8220;oleoso&#8221;.</p>
<p>Grazie alle loro numerose proprietà benefiche, di cui le più importanti sono le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, i semi di chia possono essere considerati come un vero e proprio superfood. Piccoli e piatti, di colore e nero e dalla forma ovale, questi semi rappresentano un ingrediente ideale per preparare moltissime ricette gustose e salutari e per arricchire una dieta ipocalorica.</p>
<p><strong>Proprietà e valori nutrizionali</strong></p>
<p>Molto apprezzati nei Paesi di cui sono originari, da qualche anno i semi di chia sono entrati a far parte anche dell&#8217;alimentazione degli europei. Tra le ragioni che li hanno resi popolari anche al di fuori del Sudamerica ci sono le numerose proprietà nutritive che offrono all&#8217;organismo. I semi di chia, infatti:</p>
<ul>
<li>sono ricchi di antiossidanti, tra cui quercetina, acido caffeico e acido ferulico;</li>
<li>hanno un alto concentrato di vitamine, in particolare vitamine del gruppo B, folati, provitamina A e vitamina C;</li>
<li>sono ricchi di sali minerali, in particolare di fosforo, selenio e manganese (in quantità minori anche di magnesio, calcio, ferro e zinco);</li>
<li>hanno un elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi, Omega-3, Omega-6 e Omega-9;</li>
<li>hanno un buon contenuto di proteine e fibre.</li>
</ul>
<p><strong>100 grammi di prodotto contengono circa 534 calorie</strong> così rappresentate: proteine 18,3 g; grassi 42,1 g; grassi saturi 3,6 g; carboidrati 28,8 g; zuccheri 1,5 g; fibre 27,3 g.</p>
<p>Dai semi di chia è possibile estrarre fino al 25-30% di olio; di questo, il 55% è rappresentato da acidi grassi del gruppo omega 3 (soprattutto acido α-linolenico o ALA), il 18% da omega 6, il 6% da omega 9 e il 10% da vari acidi grassi saturi.</p>
<p>I semi di chia hanno numerose <strong>proprietà nutrizionali</strong>: <strong>sono considerati la principale fonte vegetale di acidi grassi omega-3</strong>, acidi grassi essenziali che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare autonomamente ma è necessario introdurli con la dieta.</p>
<p>In particolare, il 75% dei grassi presenti nei semi di chia è rappresentato dall’acido grasso omega-3 alfa linoleico (ALA), mentre il restante 20% da acidi grassi omega-6.</p>
<p>La quasi totalità dei carboidrati presenti, è rappresentata da <strong>fibre</strong>, ovvero, carboidrati che il nostro organismo non è in grado di digerire, ma fondamentali per mantenersi in salute. Le linee guida raccomandano di assumere almeno 25 g di fibre al giorno: con una porzione media di 30 g di semi di chia si può soddisfare il 32% del nostro fabbisogno.</p>
<p>Inoltre, <strong>i semi di chia sono ricchi di proteine</strong> (18%) di alta qualità, in quanto contengono tutte e nove gli ammminoacidi essenziali.</p>
<p>Oltre che di macronutrienti (grassi, proteine e carboidrati), <strong>i semi di chia sono ricchi di minerali</strong>, <strong>come manganese, calcio, fosforo, rame, ferro, selenio e magnesio</strong>.</p>
<p>Infine, <strong>i semi di chia</strong> <strong>contengono numerosi antiossidanti, tra cui acido clorogenico e caffeico, quercetina e campferolo</strong>.</p>
<p><strong>Proprietà e benefici dei semi di chia</strong></p>
<p>I semi di chia sono un concentrato di preziosi nutrienti, che conferiscono loro numerose proprietà:</p>
<ul>
<li><strong>Contrastano l’infiammazione e aiutano a combattere i radicali liberi</strong></li>
</ul>
<p>Le sostanze antiossidanti contenute nei semi di chia sono un prezioso alleato nella lotta ai radicali liberi, principali responsabili dell&#8217;invecchiamento cellulare;</p>
<ul>
<li><strong>Svolgono un&#8217;azione protettiva per l&#8217;apparato cardiocircolatorio</strong></li>
</ul>
<p>I grassi essenziali contenuti in alte quantità nei semi di chia, in special modo gli Omega-3, svolgono un&#8217;importante azione protettiva sull&#8217;apparato cardiocircolatorio. Inoltre, contribuiscono al miglioramento dell’attività del sistema nervoso centrale, al mantenimento delle funzioni cognitive e della stabilità dell&#8217;umore, oltre che al rafforzamento della memoria.</p>
<ul>
<li><strong>Favoriscono la digestione e la regolarità intestinale</strong></li>
</ul>
<p>I semi di chia hanno la capacità di assorbire una quantità d’acqua pari a circa 10 volte il loro peso: assorbendo l’acqua, essi si trasformano in una sostanza gelatinosa che funziona come una vera e propria barriera in grado di <strong>rallentare l&#8217;assorbimento dei carboidrati</strong>, <strong>regolare i livelli di zucchero</strong> nel sangue, migliorare l’insulino resistenza (abbassando il rischio di diabete 2);</p>
<ul>
<li><strong>Favoriscono la salute di ossa, cuore, muscoli e nervi</strong>, grazie all’elevato contenuto di minerali;</li>
<li><strong>Migliorano la pressione arteriosa</strong>, grazie alla presenza di acido clorogenico;</li>
<li><strong>Riducono il rischio cardiovascolare, il rischio di osteoporosi e cancro</strong>, grazie alla quercetina e al campferolo.</li>
</ul>
<p><strong>I semi di chia in cucina</strong></p>
<p>I semi di chia, utilizzati interi, possono costituire un ingrediente alternativo alla preparazione di varie ricette. Oltre all&#8217;olio, anche la farina ottenuta dalla macinazione della porzione secca può svolgere un ruolo importante all&#8217;interno di varie ricette.</p>
<p>I semi di chia sono un alimento quasi privi di sapore, per cui possono essere aggiunti a qualsiasi pietanza o alimento, senza alterarne il gusto; questa caratteristica li rende estremamente versatili e adatti a realizzare un&#8217;infinità di ricette dolci e salate: frullati, budini, vellutate, barrette proteiche, ma anche biscotti e pane.</p>
<p>Messi a bagno, assorbono acqua e creano un gel che può essere utilizzato per sostituire le uova negli impasti. Il gel può essere utile anche in casi di irregolarità intestinale e si forma lasciando in ammollo un cucchiaio di semi di chia in mezzo bicchiere di acqua per almeno trenta minuti.</p>
<p>Tra le ricette più pratiche e comuni con i semi di chia vi è il budino di semi di chia, anche conosciuto come <strong>chia pudding</strong>. Per prepararlo, sarà sufficiente lasciare in ammollo 30 g di semi di chia in circa 200 ml di latte vaccino o bevanda vegetale per tutta la notte in frigorifero, all’interno di una ciotola. Al mattino, i semi di chia avranno assorbito i liquidi e il composto avrà la consistenza simile a quella di un budino, che si può guarnire con yogurt, frutta fresca e cacao amaro.</p>
<p>Esistono tuttavia numerosi altri utilizzi dei semi di chia. Ad esempio, si possono aggiungere all’impasto dei lievitati, come focacce, pizza o pane integrale, all’interno di zuppe di cereali e legumi oppure nell’impasto di biscotti, per conferire maggiore croccantezza.</p>
<p>Si può preparare in casa anche un burro di semi di chia aggiungendo 100 gr di gel di semi di chia a un <strong>burro vegetale</strong> nella medesima quantità. Il composto, frullato, si può conservare in frigorifero come un normale burro.</p>
<p><strong>Controindicazioni ai semi di chia</strong></p>
<p>Non esistono particolari controindicazioni nell&#8217;assunzione dei semi di chia, se introdotti nella dieta in maniera adeguata.</p>
<p>Un consumo eccessivo, tuttavia, potrebbe provocare disturbi gastrointestinali, per il loro elevato contenuto di fibre.</p>
<p>Inoltre, per la loro azione positiva su glicemia e pressione arteriosa, è bene moderarne il consumo se si assumono farmaci atti a migliorare tali valori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/semi-di-chia-salvia-hispanica/">Semi di chia &#8211; Salvia hispanica</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">28932</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sequoia &#8211; Sequoia gigantea (Lindl.) Dec.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sequoia-sequoia-gigantea-lindl-dec/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 10:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[auxine]]></category>
		<category><![CDATA[bario]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoidi polimetossilati]]></category>
		<category><![CDATA[gemmoderivato]]></category>
		<category><![CDATA[Generale Sherman]]></category>
		<category><![CDATA[Hyperion]]></category>
		<category><![CDATA[luteolina]]></category>
		<category><![CDATA[magnesio]]></category>
		<category><![CDATA[manganese]]></category>
		<category><![CDATA[nichel]]></category>
		<category><![CDATA[sequoia]]></category>
		<category><![CDATA[sequoie giganti]]></category>
		<category><![CDATA[stronzio]]></category>
		<category><![CDATA[zinco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=28881</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nome Sequoia indica un grande albero delle Cupressacee che non costituiscono più un gruppo tassonomico distinto e sono divise in due generi: Sequoia, la cui unica specie vivente è Sequoia sempervirens, la sequoia della California, chiamata Coast Redwood in inglese; è l&#8217;albero più alto del mondo, potendo raggiungere i 115 m di altezza con &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/sequoia-sequoia-gigantea-lindl-dec/">Sequoia &#8211; Sequoia gigantea (Lindl.) Dec.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome<strong> Sequoia</strong> indica un grande albero delle Cupressacee che non costituiscono più un gruppo tassonomico distinto e sono divise in due generi:</p>
<ul>
<li><strong>Sequoia</strong>, la cui unica specie vivente è <strong><em>Sequoia sempervirens</em></strong>, la sequoia della California, chiamata <em>Coast Redwood</em> in inglese; è l&#8217;albero più alto del mondo, potendo raggiungere i 115 m di altezza con l&#8217;esemplare conosciuto come <strong>Hyperion</strong></li>
<li><strong><em>Sequoiadendron</em></strong>, la cui unica specie vivente è <strong><em>Sequoiadendron giganteum</em></strong>, chiamata <strong>sequoia gigante</strong> o wellingtonia; il <strong><em>Generale Sherman</em></strong>, alto 86 metri, con 1487 metri cubi di volume e un peso stimato in circa 1910 tonnellate, l&#8217;albero più grande del mondo come volume, appartiene a questa specie. L&#8217;albero si trova nella Foresta gigante nel Sequoia National Park, in California, e si ritiene abbia tra 2.300 e 2.700 anni.</li>
</ul>
<p><em>Metasequoia glyptostroboides</em>, albero spogliante delle Cupressacee.</p>
<p>Le sequoie giganti sono le conifere più voluminose del mondo. Sono alberi particolarmente longevi, i botanici ritengono che, se non avvengono particolari eventi traumatici per la pianta, essi possano raggiungere anche i 3000 anni di età.</p>
<p>La <strong><em>Sequoiadendron giganteum </em></strong>o <strong>sequoia gigante </strong>è un albero di dimensioni maestose originario dell&#8217;America settentrionale. Ha fusto eretto e chioma conica, che diventa quasi cilindrica con il passare dei secoli; esistono esemplari di altezze vicine ai 90 m e con un tronco di diametro prossimo ai 10 m.; può raggiungere i 30 m di circonferenza alla base, che ricorda molto la zampa di un elefante. La corteccia è marrone-rossastra, profondamente fessurata, tenera e spugnosa, con uno spessore di circa 30-90 cm.; grazie alla sua corteccia questo albero resiste bene agli incendi e difficilmente muore a causa del fuoco; i rami sono orizzontali, o rivolti verso il basso, con la parte apicale rivolta verso l&#8217;alto; le foglie sono aghiformi, con sezione triangolare, di colore grigioverde, lunghi dai 2 ai 7 mm, di colore verde tendente al blu e disposti a spirale sui rami avvolgendoli completamente; i fiori maschili sono gialli, riuniti in amenti e ricchi di polline, mentre i fiori femminili sono verdi.</p>
<p>In tarda estate produce piccole pigne tondeggianti, contenenti numerosissimi semi scuri, che possono rimanere sull&#8217;albero anche per molti anni. Questi alberi vengono utilizzati soltanto nei parchi, poiché necessitano di grandi estensioni di terreno; sono molto longevi e possono sopravvivere per secoli, la crescita è abbastanza veloce, soprattutto per i primi decenni di vita della pianta.</p>
<p>Gli alberi di sequoia gigante amano le posizioni soleggiate, ma si sviluppano senza problemi anche a mezz&#8217;ombra; i giovani esemplari di <em>Sequoiadendron giganteum</em> vanno riparati dal sole nei mesi estivi; questi grandi alberi non temono il freddo, preferendo luoghi con climi freschi, in ogni caso è bene riparare i giovani alberi dai freddi venti invernali. La raccolta delle gemme di sequoia avviene all’inizio della primavera.</p>
<p>L&#8217;habitat più consono per il suo sviluppo è quello compreso tra i 1000 e i 2700 metri di altitudine (in particolare in Sierra Nevada in California), con un clima preferibilmente umido, ma con periodi estivi caldi e secchi e parecchie ore di sole per un irraggiamento diretto. Degli sbalzi repentini di temperatura possono indebolire la pianta e provocare seri danni, anche se la sequoia gigante può resistere a temperature minime che arrivano a -25°c e massime fino a 40 °C.</p>
<p>Degli esemplari di Sequoia si possono trovare anche in Italia. In particolare nel parco di Samezzano (Regello-FI) si può ammirare la sequoia italiana più alta, che misura ben 54 metri di altezza.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>Il nome “Sequoia” fu dato a questo grande albero in memoria di George Guesz, figlio di un uomo bianco e di una donna pellerossa della tribù dei Cherokee, il cui nome nella lingua dei Cherokee era “Sequo-yah o See-Quayah”. Fu lui che nel 1820 inventò un alfabeto di 85 caratteri che permise al suo popolo di trascrivere le leggende Cherokee così da poterle tramandare in forma scritta ai posteri.</p>
<p><strong>Principali componenti</strong></p>
<ul>
<li>Acidi nucleici, nucleotidi, nucleotide trifosfato</li>
<li>Composti fenolici, polifenoli, luteolina, derivati dell’acido clorogenico</li>
<li>Flavonoidi specifici della sequoia: flavonoidi polimetossilati e auxine</li>
<li>Minerali: magnesio, bario, manganese, nichel, stronzio e zinco</li>
</ul>
<p><strong>Proprietà e benefici</strong></p>
<p>La principale proprietà terapeutica della Sequoia gigante è quella tonica-stimolante, antiprostatica, tonificante dell&#8217;umore, remineralizzante.</p>
<p>Viene in genere utilizzato sotto forma di gemmoderivato (soluzione idrogliceroalcolica), rimedio naturale in caso di: astenia, ipertrofia prostatica, stanchezza, inappetenza, affaticamento nell’anziano, lieve depressione senile, osteoporosi senile.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: in letteratura non riporta reazioni avverse alla posologia raccomandata. Evitare in caso di patologie con aumento dei normali valori di chetosteroidi. Evitare l’assunzione in caso di sensibilità individuale alla pianta, in gravidanze ed allattamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/sequoia-sequoia-gigantea-lindl-dec/">Sequoia &#8211; Sequoia gigantea (Lindl.) Dec.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">28881</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sambuco &#124; Sambucus nigra L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sambuco-sambucus-nigra-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 06:10:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[acido p-cumarico]]></category>
		<category><![CDATA[astragalina]]></category>
		<category><![CDATA[glicosidi]]></category>
		<category><![CDATA[iperoside]]></category>
		<category><![CDATA[isoquercitrina]]></category>
		<category><![CDATA[sambucina]]></category>
		<category><![CDATA[sambuco comune]]></category>
		<category><![CDATA[sambunigrina]]></category>
		<category><![CDATA[sciroppo Holundersaft]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=26195</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sambuco comune (Sambucus nigra L. Fam. Adoxaceae) è una delle piante più diffuse nelle campagne. Nella nostra penisola si incontra praticamente ovunque, dal mare fino ai 1400-1500 m di quota. E&#8217; un grosso arbusto a foglia caduca, più raramente un alberetto, che può raggiungere gli 8 m di altezza. Ha una forma tendenzialmente globosa, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/sambuco-sambucus-nigra-l/">Sambuco | Sambucus nigra L.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>sambuco comune</strong> (<em>Sambucus nigra</em> L. Fam. <em>Adoxaceae</em>) è una delle piante più diffuse nelle campagne. Nella nostra penisola si incontra praticamente ovunque, dal mare fino ai 1400-1500 m di quota. E&#8217; un grosso arbusto a foglia caduca, più raramente un alberetto, che può raggiungere gli 8 m di altezza. Ha una forma tendenzialmente globosa, un po&#8217; scomposta, con numerosi rami che partono da terra, dato che la specie ha una grande capacità pollonifera. Le foglie sono opposte, picciolate, composte e imparipennate lunghe 20-30 cm, di colore verde brillante, formate da 5-7 foglioline ovale-lanceolate, seghettate ai margini; se stropicciate, emanano un odore vagamente sgradevole, caratteristica questa, comune a tutte le parti verdi della pianta. I fiori si aprono a partire da fine aprile, fino a giugno, a seconda dell&#8217;altitudine e della latitudine. Sono molto numerosi e assai decorativi, riuniti in infiorescenze rotondeggianti e ombrelliformi del diametro di circa 20 cm, sorrette da un peduncolo, di colore inizialmente bianco crema, poi giallo chiaro e molto profumate. Ad esse fanno seguito i <strong>frutti, piccole bacche globose di pochi mm di diametro inizialmente verdi, poi rosse e infine nere e lucide</strong>, nella cui polpa, rosso sangue, sono immersi 2-5 piccoli semi ovali. Le bacche sono raccolte in mazzetti penduli che completano la maturazione in settembre-ottobre, persistenti a lungo sulla pianta, decorative e molto appetite dall&#8217;avifauna, che contribuisce in tal modo alla diffusione del seme in natura.</p>
<p>Predilige pertanto posizioni molto aperte e soleggiate, che colonizza con notevole rapidità, diventando talora infestante. Necessita tuttavia di terreni freschi, sempre adeguatamente riforniti di acqua, e ricchi di sostanza organica, non necessariamente profondi, dato che l&#8217;apparato radicale è piuttosto superficiale. Ha inoltre una grande valenza ecologica, sia per gli insetti (api in primis) che visitano moltissimo <strong>i fiori ricchi di nettare</strong>, che per l&#8217;avifauna; le sue bacche rappresentano infatti una importante fonte di alimentazione autunnale per numerosi uccelli, quali tordi, storni, pettirossi, capinere, merli, bottacci ecc. mentre i rami offrono un rifugio per costruire i nidi, contribuendo così indirettamente alla lotta biologica contro i parassiti delle colture, dato che molte specie sono predatori naturali di insetti dannosi.</p>
<p>Dai frutti ben maturi inoltre, che possono anche essere consumati freschi, si ricavano <strong>marmellate e sciroppi</strong>, con effetti debolmente lassativi.</p>
<p>Della pianta di sambuco si sfruttano principalmente i fiori e le foglie. Dal punto di vista nutrizionale, il vegetale è <strong>ricco di vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6 e C</strong>, a cui si aggiungono <strong>flavonoidi, </strong>quali l’<strong>isoquercitrina</strong>, l’<strong>iperoside</strong>, l’<strong>astragalina,</strong> <strong>triterpeni, glicosidi </strong>e acidi organici, come l’<strong>acido clorogenico</strong>, l’<strong>acido caffeico</strong>, l’<strong>acido p-cumarico</strong>, e poi olio essenziale, steroli, mucillaggini, tannini, sali di potassio.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-26196" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-300x223.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-1024x762.jpg 1024w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra-768x571.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/05/Sambucus-nigra.jpg 1230w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Le <strong>bacche di sambuco</strong> sono principalmente composte da acqua, ma al loro interno non mancano amminoacidi (come l’<strong>acido glutammico, acido aspartico, alanina, arginina, cistina, glicina, isoleucina, lisina, prolina, serina, tirosina, treonina, triptofano e valina</strong>), <strong>carboidrati, fibre e sali minerali come il potassio, il magnesio, lo zinco, il sodio e il calcio</strong>. Abbinate alla corteccia, le bacche di sambuco possono avere anche <strong>effetti diuretici</strong> utili per il benessere di reni e vescica, mentre in impacco aiutano a ridurre il gonfiore locale e a contenere gli eccessi di sebo. L’assunzione sotto forma di decotto o tisane si associa ad un immediato <strong>effetto lassativo</strong>. Inoltre il sambuco contiene grandi quantità di <strong>sambucina</strong>, dalle proprietà diaforetiche e antinfiammatorie.</p>
<p>Le bacche sono commestibili solo dopo cottura e vengono impiegate per gelatine e marmellate, delle quali non si deve abusare a causa delle proprietà lassative. Le bacche vengono utilizzate anche per minestre dolci, come la <strong>Fliederbeersuppe</strong> del nord della Germania.</p>
<p>Le bacche e il loro succo, fresco o fermentato, sono usati per <strong>produrre inchiostri</strong> che, a seconda della specie, delle condizioni della pianta e della ricetta, possono apparire blu, blu/nero, marrone, lilla, rosso.</p>
<p><strong>I fiori</strong> sono commestibili e in alcune parti d&#8217;italia sono consumati all&#8217;interno di frittelle, oppure passati in pastella e fritti <strong>oppure in insalate e macedonie</strong>. Nei paesi nordici dai fiori posti in infusione con acqua e zucchero si ricava uno <strong>sciroppo</strong> noto come <strong>Holundersaft</strong>, che, consumato fresco, è un ottimo dissetante; dopo diluizione in acqua, produce una bevanda dissetante, molto usata in Tirolo e nei paesi nordici; essa si può anche fermentare, ottenendo una specie di spumante. Lo sciroppo entra anche nella preparazione di alcuni cocktail, come l&#8217;<strong>Hugo</strong>.<strong> Dai fiori distillati, insieme all&#8217;anice stellato, si produce la sambuca</strong>.</p>
<p>Dai fiori si ricava solitamente un <strong>infuso, noto per la sua capacità di aumentare la sudorazione corporea</strong>, così da favorire l’eliminazione delle tossine e la contenzione della temperatura durante gli stati febbrili. Uniti alle foglie, i petali in infusione vengono impiegati per la creazione di tisane contro i problemi delle vie respiratorie – come asma, tosse e raffreddori – anche perché i flavoni della pianta hanno un effetto vasodilatatore che sblocca tutte le occlusioni dovute dal muco in eccesso. Per questo, fiori e foglie possono essere adoperati anche per migliorare la <strong>circolazione sanguigna</strong>, soprattutto quella periferica, sia con l’assunzione orale che con impacchi localizzati per limitare la rottura dei capillari o per un rapido sollievo alle scottature. Sempre in impacco e sempre per le sue proprietà sulla circolazione, il sambuco è <strong>utile anche per lenire il dolore a gambe</strong> e articolazioni nelle donne, così come edemi da ritenzione. Negli uomini, invece, la tisana è largamente utilizzata per contenere i fastidi del mal di schiena.</p>
<p>Il sambuco presenta <strong>proprietà medicinali</strong>-erboristiche riscontrabili nei frutti e nei fiori. Estratti da corteccia, foglie, fiori, frutti e radici erano usati nel trattamento di bronchiti, tosse, infezioni del sistema respiratorio superiore e febbre.</p>
<p>Viene utilizzato in erboristeria per le sue proprietà diuretiche, diaforetiche, antinevralgiche, emollienti, lassative, antifibrillanti, emetiche, antireumatiche, depurative e leggermente antinfiammatorie, nonché per la secrezione bronchiale. È consigliato anche per raffreddore comune, infezione delle vie respiratorie, tosse, faringite, bronchite, rinite, stitichezza o stipsi, emorroidi, aritmia, infezione o infiammazione delle vie urogenitali, cistite, uretrite, calcolosi delle vie urinarie, edema da ritenzione, reumatismi, gotta (aiuta ad eliminare l&#8217;acido urico), problemi della pelle, dermatosi, eruzione cutanea, nevralgia, epilessia, necessità di depurare l’organismo. Tra gli organi principali sui quali ha effetto benefico vi sono cuore, reni, cavo orale, intestino, stomaco, apparato urinario, fegato e sistema immunitario.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>A parte i frutti e i fiori, che hanno in genere effetti benefici, tutto il resto della pianta (foglie e semi compresi) è <strong>velenoso</strong> poiché contiene il glicoside <strong>sambunigrina.</strong> L&#8217;assunzione di sambuco può influire sull’attività dei farmaci immunosoppressori perché può aumentare l’attività del sistema immunitario, si consiglia quindi di rivolgersi al proprio medico curante per valutarne la compatibilità.</p>
<p>L&#8217;applicazione sulla pelle di foglie e fiori freschi può provocare violente irritazioni ed eritemi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/sambuco-sambucus-nigra-l/">Sambuco | Sambucus nigra L.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">26195</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Piantaggine lanceolata &#124; Plantago lanceolata L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/piantaggine-lanceolata-plantago-lanceolata-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[acido idrossibenzoico]]></category>
		<category><![CDATA[acido salicilico]]></category>
		<category><![CDATA[aucubigenina]]></category>
		<category><![CDATA[aucubina]]></category>
		<category><![CDATA[glucosidi iridoidi]]></category>
		<category><![CDATA[luteolina]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagini]]></category>
		<category><![CDATA[mucillatannino]]></category>
		<category><![CDATA[pectine]]></category>
		<category><![CDATA[piantaggine lanceolata]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=26182</guid>

					<description><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (Plantago lanceolata L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle Plantaginaceae. È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale. Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/piantaggine-lanceolata-plantago-lanceolata-l/">Piantaggine lanceolata | Plantago lanceolata L.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (<em>Plantago lanceolata</em> L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>.</p>
<p>È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale.</p>
<p>Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine in Italia sono tre, utilizzate ugualmente: <em>Plantago lanceolata</em>, <em>Plantago media</em>, <strong>Plantago major</strong>, rispettivamente, <strong>piantaggine lanceolata</strong> (anche detta minore), <strong>piantaggine media</strong> e <strong>piantaggine maggiore</strong>. In questo articolo, per praticità, descriveremo la piantaggine lanceolata, ma tutti gli utilizzi e le indicazioni possono essere estese anche alle altre due specie. La piantaggine lanceolata si può riconoscere per le sue foglie percorse da cinque nervature ben marcate, più evidenti sulla pagina inferiore; quando è in fiore, invece, bisogna osservare le sue infiorescenze a spiga cilindrica che sbucano dai campi.</p>
<p>Il nome generico (<em>Plantago</em>) deriva dalla parola latina &#8220;planta&#8221; e significa &#8220;pianta del piede&#8221; e fa riferimento alle piatte foglie basali di questa pianta simili a &#8220;piante di un piede&#8221;, ma anche perché le specie più comuni crescono in ambienti calpestati; l’epiteto specifico (<em>lanceolata</em>) deriva dal latino &#8220;lanceolatum&#8221; e fa riferimento alla forma delle foglie simile alla punta delle lance.</p>
<p>La piantaggine è una pianta perenne con radice forte e molte fibre radicali. Sopra la radice nascono subito le foglie dritte e orizzontali, lanceolate. Il tempo di fioritura va dalla primavera ad ottobre. Cresce in vegetazioni erbacee seminaturali, nei prati da sfalcio, ma anche lungo strade e nei coltivi, su suoli limoso-argillosi piuttosto profondi, ricchi in composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana.</p>
<p>Le foglie sono disponibili tutto l&#8217;anno e sono usate come radicchio, crude in insalata, oppure cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Le foglie hanno proprietà astringenti.</p>
<p>Le foglie di piantaggine contengono <strong>glucosidi iridoidi</strong>, flavonoidi (luteolina), <strong>mucillagini, tannini, pectine, acido salicilico, sali minerali</strong>. La presenza di questi principi attivi conferisce alla pianta <strong>proprietà bechiche, espettoranti, antibatteriche, antinfiammatorie, astringenti</strong>.</p>
<p>L&#8217;azione antinfiammatoria della piantaggine è dovuta all&#8217;<strong>aucubina</strong>, che per idrolisi libera una genina biciclica di nome <strong>aucubigenina</strong>. Questo principio attivo possiede una marcata proprietà antiallergica e decongestionante, il cui meccanismo di azione si esplica nell&#8217;inibizione della sintesi dei mediatori dell&#8217;infiammazione: è efficace contro le punture degli insetti e per la cura delle ferite.</p>
<p>L&#8217;<strong>aucubigenina</strong> inoltre contrasta la proliferazione del batterio <em>Staphilococco Aureo</em>, rivelandosi un rimedio <strong>batteriostatico</strong> nei confronti di questo microrganismo. Per questa ragione la piantaggine è utilizzata efficacemente negli <strong>stati infiammatori della cute e delle mucose</strong>, che rivestono bocca, gola e vie respiratorie in genere, in caso di tosse, catarro bronchiale, bronchite cronica, allergia, sinusite; e per le infiammazioni dell&#8217;apparato urogenitale; in presenza di reazioni allergiche e infezioni batteriche, grazie anche all&#8217;<strong>azione antisettica</strong>, esercitata dagli acidi fenolici (<strong>acido clorogenico</strong> e <strong>idrossibenzoico</strong>). Infine, trova impiego come rimedio diuretico e remineralizzante per il suo contenuto di acido silicico, zinco e potassio.</p>
<p>Per uso esterno, la piantaggine, come tutte le plantago, possiede <strong>doti fortemente cicatrizzanti</strong> e difatti in erboristeria le foglie fresche, che contengono <strong>mucillatannino</strong>, minutamente tritate, poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie. <strong>È consigliato l&#8217;uso contro le congiuntiviti e le infiammazioni palpebrali. Ha azione lenitiva, antipruriginosa, decongestionante</strong>, per cui è indicata in caso di dermatosi, piccole lesioni della pelle, acne, infiammazioni palpebrali e oculari anche di natura allergica.</p>
<p>In cucina, la piantaggine può essere utilizzata per fare il pesto, oppure nei minestroni, lessata con un po&#8217; di olio o per fare la pasta verde, per via del bel colore delle sue foglie negli impasti. Le giovani foglie si possono usare a crudo nelle insalate; ha tuttavia un sapore molto amaro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/piantaggine-lanceolata-plantago-lanceolata-l/">Piantaggine lanceolata | Plantago lanceolata L.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">26182</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Condurango &#124; Marsdenia Condurango Reich. F.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/condurango-marsdenia-condurango-reich-f/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[condurangina]]></category>
		<category><![CDATA[condurango]]></category>
		<category><![CDATA[condurangobiosio]]></category>
		<category><![CDATA[conduritolo]]></category>
		<category><![CDATA[derivati cumarinici]]></category>
		<category><![CDATA[digitali eterosidi]]></category>
		<category><![CDATA[Marsdenia codurango]]></category>
		<category><![CDATA[sitosterolo]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=26175</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il condurango è una pianta medicinale chiamata con il nome latino Marsdenia codurango appartenente alla famiglia delle Asclepiadaceae. La pianta è una liana che cresce nella cordigliera delle Ande, in particolare Colombia, Ecuador e Perù. E’ ricco di costituenti chimici quali flavonoidi, tannini, steroidi (sitosterolo), triterpeni, glucosidi come conduran-gina, conduritolo, condurangobiosio, alcune delle quali appartengono &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/condurango-marsdenia-condurango-reich-f/">Condurango | Marsdenia Condurango Reich. F.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il condurango è una pianta medicinale chiamata con il nome latino <em>Marsdenia codurango</em> appartenente alla famiglia delle <em>Asclepiadaceae</em>. La pianta è una liana che cresce nella cordigliera delle Ande, in particolare Colombia, Ecuador e Perù.</p>
<p>E’ ricco di costituenti chimici quali flavonoidi, tannini, steroidi (<strong>sitosterolo</strong>), <strong>triterpeni</strong>, glucosidi come <strong>conduran-gina</strong>, <strong>conduritolo</strong>, <strong>condurangobiosio</strong>, alcune delle quali appartengono al gruppo dei <strong>digitali eterosidi</strong> che possono provocare la sensazione di costrizione esofagea con conseguente vomito.</p>
<p>Altri costituenti del condurango includono <strong>derivati idrossilati del pregnano</strong>, <strong>acido clorogenico e caffeico</strong>, <strong>derivati cumarinic</strong>i.</p>
<p>Il termine <em>Marsdenia</em> del genere è stato dedicato all’orientalista e botanico britannico, nato in Irlanda, William Marsden (1754-1836), della British East India Co., che erborizzò a Sumatra. Il nome <em>Condurango</em> deriva dai vocaboli indios <em>Cundur Angu</em> e significa “<strong>Liana del condor</strong>”. Infatti gli Indios pensavano che il Condor guarisse dai morsi dei serpenti mangiando questa liana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Condurango è una liana legnosa tropicale che cresce fino a circa 10 m.  x  circa 0,60 metri di diametro ed è piuttosto legnosa e robusta. Le foglie sono vellutate a forma di cuore. I fiori sono piccoli e di colore marrone chiaro verdastro a forma di imbuto e in infiorescenze a ombrella. Il Condurango ha odore misto di Cannella e Pepe.</p>
<p>L&#8217;estratto della corteccia di condurango trova applicazione <strong>in erboristeria come integratore analgesico e tonico</strong>.</p>
<p>La <em>Marsdenia cundurango</em> è una pianta utilizzata da tempi remoti dalle popolazioni locali per una varietà di <strong>problemi digestivi e di stomaco</strong>. La pianta <strong>aiuta la digestione</strong> essendo uno <strong>stimolante amaro</strong> adatto per aumentare i succhi digestivi. È anche <strong>usata per alleviare la nausea e il vomito, per calmare lo stomaco nervoso</strong>, <strong>per alleviare il dolore e i crampi allo stomaco</strong>, per le ulcere gastriche e per aumentare la bile nella cistifellea, nel fegato e nel pancreas.</p>
<p>Nei sistemi di erboristeria attuali del Perù <strong>è considerato un analgesico, stimolante dell’appetito, carminativo</strong> (espelle i gas intestinali), <strong>colagogo</strong> (aumenta la bile della cistifellea), <strong>emostatico</strong> (ferma il sanguinamento), <strong>stomachico </strong>(aiuta la digestione) <strong>e tonico</strong>. È spesso usato per una varietà di disturbi digestivi ed è particolarmente raccomandato per le ulcere gastriche sanguinanti. In Brasile, il condurango, è usato per perdita di appetito, dispepsia, gastralgia, gastrite, nevralgia, mal di stomaco, cancro allo stomaco, ulcere allo stomaco e reumatismi.</p>
<p>Introdotta in Occidente come pianta attiva contro il cancro, non è mai stato confermato tale effetto.</p>
<p>Può ritornare utile nel trattamento di fessure ulcerate della commessura labiale (perlèche) e anale. Veniva solitamente anche indicato per curare la nausea durante la gravidanza, ma questo utilizzo è ad oggi sconsigliato in quanto non esistono prove certe che sia innocuo per l&#8217;organismo: anzi, <strong>ad alte dosi il condurango </strong>(principio attivo, la Condurangina)<strong> risulta tossico a livello di sistema nervoso</strong> centrale, con conseguenti effetti collaterali quali paralisi e convulsioni.</p>
<p>Nella Farmacopea Italiana è registrato l’utilizzo della corteccia, del decotto e dell&#8217;estratto fluido di condurango dal 1929, con azione farmacologica tipica delle sostanze amare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/condurango-marsdenia-condurango-reich-f/">Condurango | Marsdenia Condurango Reich. F.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">26175</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Spaccapietra &#124; Ceterach officinarium Lam. et DC</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/spaccapietra-ceterach-officinarium-lam-et-dc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 11:14:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[cedracca]]></category>
		<category><![CDATA[erba ruggine]]></category>
		<category><![CDATA[fillantina]]></category>
		<category><![CDATA[fillanto]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoidi; lignani]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagini]]></category>
		<category><![CDATA[ossalato di calcio]]></category>
		<category><![CDATA[spaccapietra]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=25972</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con il nome comune di &#8220;spaccapietra&#8220;, solitamente, si vuole indicare una felce appartenente al genere Asplenium specie ceterach, anche nota con il sinonimo di Ceterach officinarum Willd. Chiamata anche cedracca o erba ruggine, la spaccapietra viene da sempre considerata nella medicina popolare come un rimedio molto utile contro piccoli calcoli renali e disturbi infiammatori delle &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/spaccapietra-ceterach-officinarium-lam-et-dc/">Spaccapietra | Ceterach officinarium Lam. et DC</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il nome comune di &#8220;<strong>spaccapietra</strong>&#8220;, solitamente, si vuole indicare una felce appartenente al genere <em>Asplenium </em>specie <em>ceterach</em>, anche nota con il sinonimo di <em>Ceterach officinarum</em> Willd.</p>
<p>Chiamata anche <strong>cedracca</strong> o <strong>erba ruggine</strong>, la spaccapietra viene da sempre considerata nella medicina popolare come un rimedio molto utile contro piccoli calcoli renali e disturbi infiammatori delle vie urinarie.</p>
<p>Esiste però anche un altro tipo di pianta denominata &#8220;spaccapietra&#8221;: si tratta del <em>Phyllanthus niruri</em> o, più semplicemente, <strong>fillanto</strong>. Anche in questo caso, si ritiene che la pianta possa essere utile nel trattamento dei piccoli calcoli renali.</p>
<p>La <strong>cedracca</strong> è una pianta tipica dell&#8217;Europa centrale che raggiunge un&#8217;altezza di 6–20 cm. La foglia è di forma lineare o lanceolata, opaca, al taglio simile a una piuma con 9-12 tratti ad angolo ottuso semicircolari od ovali, ognuno ricoperto da rimanenti scaglie con una disposizione che ricorda quella dei laterizi sul tetto di una casa.</p>
<p>La specie è comune in Eurasia, nelle regioni a clima mite, in stazioni secche e calde. Si incontra generalmente su rocce e muri a secco.</p>
<p>Nel Medioevo la cedracca veniva utilizzata come medicinale contro le malattie della milza.</p>
<p>La droga della pianta è rappresentata dalle parti aeree; fra i <strong>costituenti chimici</strong> presenti ci sono: <strong>alcaloidi</strong>, flavonoidi; lignani (fra cui la <strong>fillantina</strong>); <strong>triterpeni</strong>; <strong>tannini</strong>; sali minerali; mucillagini; <strong>acido caffeico</strong>; <strong>acido clorogenico</strong>.</p>
<p>La cedracca viene consigliata dalla <strong>medicina popolare</strong> come rimedio <strong>diuretico contro i calcoli renali, in particolare, contro i calcoli di ossalato di calcio</strong>. L&#8217;efficacia degli estratti di questa pianta nel trattamento della suddetta tipologia di calcoli è piuttosto condivisa; non sorprende quindi, come gli estratti di cedracca rientrino nella composizione di numerosissimi integratori alimentari utilizzati per favorire il benessere delle vie urinarie. Tuttavia, poco si sa del meccanismo d&#8217;azione con cui tali estratti sono capaci di contrastare la formazione di calcoli renali. Sembra che l&#8217;estratto acquoso di cedracca possa esercitare importanti effetti antiossidanti e sia in grado di interferire con la crescita e l&#8217;aggregazione dei cristalli di ossalato di calcio monoidrato.</p>
<p>Oltre a ciò, l&#8217;estratto acquoso si è rivelato efficace nell&#8217;indurre modificazioni nelle dimensioni e nella forma dei cristalli di ossalato di calcio monoidrato, riducendone la grandezza, assottigliandoli e rendendoli più concavi e arrotondati in maniera dose-dipendente. I cristalli di ossalato di calcio monoidrato con questo tipo di modificazioni aderirebbero meno alle cellule tubulari renali e verrebbero eliminati con maggior facilità attraverso le urine.</p>
<p>Oltre all&#8217;impiego tradizionale contro i calcoli renali, le tisane preparate con le parti aeree della spaccapietra vengono usate come rimedio contro le infiammazioni epatiche, mentre il decotto trova impiego come rimedio espettorante; inoltre quest’erba ha la capacità di ridurre le infiammazioni e gli spasmi; calma il dolore; riduce la febbre (sconsigliato però nei bambini con meno di 5 anni); è leggermente lassativa; riduce la pressione arteriosa; regola i livelli di zucchero e di colesterolo nel sangue; migliora la digestione.</p>
<p>Si precisa, però, che prima di assumere la cedracca, i suoi estratti o i prodotti che li contengono per eliminare i calcoli renali, è sempre opportuno consultare il proprio medico al fine di identificare la presenza di eventuali controindicazioni all&#8217;uso di simili prodotti e allo scopo di effettuare un&#8217;accurata diagnosi, individuando di conseguenza il trattamento più idoneo per il paziente.</p>
<p>In fitoterapia viene proposta quale efficace rimedio disgregante i calcoli dell&#8217;apparato urinario (<strong>spaccapietra</strong>), come da tradizione mediterranea, sotto forma di varie preparazioni farmaceutiche anche in miscela con altre piante medicinali. Oltre alla proprietà di “spaccare” i calcoli,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/spaccapietra-ceterach-officinarium-lam-et-dc/">Spaccapietra | Ceterach officinarium Lam. et DC</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">25972</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mela &#124; Malus domestica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/mela-malus-domestica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 16:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutta]]></category>
		<category><![CDATA[Le Mele]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[antocianine]]></category>
		<category><![CDATA[epicatechina]]></category>
		<category><![CDATA[falso frutto]]></category>
		<category><![CDATA[flavonoli]]></category>
		<category><![CDATA[florizina]]></category>
		<category><![CDATA[kempferolo]]></category>
		<category><![CDATA[mela]]></category>
		<category><![CDATA[mela annurca]]></category>
		<category><![CDATA[Mela Fuji]]></category>
		<category><![CDATA[Mela Golden Delicious. Mela Stark Delicious. Mela Granny Smith]]></category>
		<category><![CDATA[Mela Renetta]]></category>
		<category><![CDATA[Mela Royal Gala]]></category>
		<category><![CDATA[miricetina]]></category>
		<category><![CDATA[pectina]]></category>
		<category><![CDATA[quercetina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=25217</guid>

					<description><![CDATA[<p>La mela (dal latino malum) è il falso frutto del melo (Malus domestica), appartenente alla famiglia delle Rosaceae; pochi però sanno che il vero frutto è il torsolo, mentre per la mela vera e propria si parla piuttosto di falso frutto. Il termine &#8220;mela&#8221; deriva dal latino tardo melum (dal greco antico μῆλον, leggi mèlon) &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/mela-malus-domestica/">Mela | Malus domestica</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>mela</strong> (dal latino <strong>malum</strong>) è il falso frutto del melo (<em>Malus domestica</em>), appartenente alla famiglia delle <em>Rosaceae</em>; pochi però sanno che il vero frutto è il torsolo, mentre per la mela vera e propria si parla piuttosto di <strong>falso frutto</strong>.</p>
<p>Il termine &#8220;<strong>mela</strong>&#8221; deriva dal latino tardo <em>melum</em> (dal greco antico μῆλον, leggi <em>mèlon</em>) per il classico <em>malum</em>, a sua volta derivante dal dorico μᾶλον, leggi <em>màlon</em>. Il termine potrebbe essere messo in relazione con la radice indoeuropea *<em>mal</em> &#8211; dal significato di &#8220;essere molle&#8221;, &#8220;dolce&#8221;, ed avere forse un legame con &#8220;malva&#8221; e &#8220;miele&#8221;.</p>
<p>Il melo ha origine in Asia centrale (attuale Kazakistan) e l&#8217;evoluzione dei meli botanici risalirebbe al Neolitico; fiorisce con delicati fiori bianchi appena punteggiati di rosa nel periodo tra marzo e aprile.</p>
<p>Esistono innumerevoli molte varietà di mele che si differenziano non solo per il colore della buccia, ma anche per la consistenza della polpa, che può essere croccante e compatta oppure più morbida e farinosa, e per il gusto più dolce o più aspro.</p>
<p>La mela è un frutto che ormai si trova tutto l&#8217;anno; in genere si raccolgono a fine estate. La maturazione naturale varia da fine agosto a metà ottobre. La disponibilità alla conservazione naturale dei frutti è drasticamente diversa nelle differenti varietà; dati gli elevati contenuti in acidi organici, di norma la conservazione va da uno a quattro mesi. Nella conservazione industriale sono importanti le condizioni fisiche in cui questa avviene. Dopo il raccolto, i frutti sono conservati a temperature da 1,0 a 3,5 °C con umidità relativa del 59-68%. Per conservazioni prolungate si ricorre a conservazioni in celle con atmosfera controllata (più ricca di azoto).</p>
<p>Buonissime da sole, intere e con la buccia, sono ottime in aggiunta a colorate macedonie. Nella stagione fredda, vi è anche l&#8217;abitudine di mangiarle cotte, magari con un pizzico di cannella e un po’ di uvetta, una preparazione ideale anche per il ripieno dello strudel. Altri famosi dessert sono la classica torta di mele e le frittelle. Nei Paesi nordici vi è poi l&#8217;usanza di caramellarle con lo zucchero, infilzandole con un bastoncino. Ma la mela si può anche tagliare a fettine da essiccare, creando così uno snack gustoso da portare sempre con sé. La mela è un ottimo spuntino, un cibo pratico, gustoso, pronto al consumo, e poi non sporca i vestiti quando ci cade addosso.</p>
<p>La mela è il frutto preferito degli italiani in quanto rappresenta circa il 22% di tutta la frutta acquistata dalle famiglie italiane. Appartiene al VII gruppo fondamentale degli alimenti.<strong> Ha un contenuto energetico moderato </strong>(solo 64,5 calorie/100 g) <strong>e un potere antiossidante</strong> (ORAC) <strong>molto elevato</strong>, con un indice di valore attorno a 4275, con variazioni in funzione del tipo di mela considerata. Ogni mela è formata all’incirca per il 4% di proteine (costituite da peptidi a basso valore biologico), per il 2% di lipidi e per il 94% di carboidrati principalmente semplici, costituiti da fruttosio, vitamine A, C, PP, B1 e B2. 150 g di mela contengono 130,35 g di acqua, ma anche: 0,6 g di proteine, 0,15 g di lipidi, 16,05 g di zuccheri solubili, 2,55 g di fibre (sia pectine solubili che fibre insolubili); una mela da 150 g apporta inoltre: 7,5 mg di vitamina C, 198 mg di potassio, 7,5 mg di calcio, 0,3 mg di ferro. Fra i suoi fitonutrienti spicca l’acido fitico (0,09 g).</p>
<p>E’ preferibile mangiare il frutto intero perché <strong>i suoi micronutrienti si concentrano soprattutto nella buccia</strong>, e perché il frutto intero è più ricco di fibre. Molto importanti in termini di protezione della salute la presenza di polifenoli, ovvero flavonoli (soprattutto <strong>quercetina</strong>, ma anche <strong>kempferolo</strong> e <strong>miricetina</strong>), catechine (in particolare <strong>epicatechina</strong>), <strong>acido clorogenico</strong>, <strong>florizina</strong> e, nel caso delle varietà a buccia rossa, <strong>antocianine.</strong></p>
<p><strong>Le mele sono frutti poveri di sodio, non contengono colesterolo, né glutine o lattosio</strong>, per cui sono adatte a qualsiasi regime dietetico. Il basso apporto calorico e il limitato apporto di grassi e sodio rendono la mela ideale per la salute del sistema cardiovascolare. I principali benefici del consumo di mele derivano però dai loro fitonutrienti e dalle loro fibre. Queste ultime, in particolare quelle solubili come la <strong>pectina</strong>, aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e a normalizzare quelli di zuccheri e di insulina; inoltre la pectina può essere utile in caso di diarrea. Le fibre insolubili promuovono invece la regolarità intestinale, facilitando il movimento del cibo nell’apparato digerente; per questo possono essere utili in caso di stitichezza, diverticolite, diabete e di alcuni tipi di cancro.</p>
<p>Gran parte delle straordinarie proprietà nutrizionali e salutistiche delle mele è dovuto ad una <strong>fibra solubile</strong>, la <strong>pectina</strong>, di cui, insieme agli agrumi, rappresenta una delle fonti più generose. La pectina è un carboidrato indigeribile, un polisaccaride di struttura contenuto nelle pareti cellulari dei tessuti vegetali, aiuta a controllare i livelli di colesterolo, contribuisce a regolarizzare la funzionalità intestinale e tiene sotto controllo l&#8217;appetito. Inoltre, la sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale, origina acidi grassi a corta catena, che sembrano avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.</p>
<p>Le mele sono destinate prevalentemente al consumo casalingo, sia immediato che in cucina per la preparazione di primi, secondi e soprattutto diversi dolci. Inoltre si presta anche ad essere utilizzata per preparare in casa maschere di bellezza antietá e impacchi nutrienti per capelli secchi. Altre destinazioni per le mele in industria sono: produzione di succhi, sidro, olio di semi di mela (molto utilizzato nei paesi del nord Europa ed ottenuto come sottoprodotto dalla produzione del succo e del sidro), creme, fette di mela essiccate, produzione di alcol da distillazione da fermentati.</p>
<p>Gli obiettivi del miglioramento genetico riguardano l&#8217;ottenimento di piante resistenti agli insetti, in particolare ai rodilegno, difficilmente contrastabili, al colpo di fuoco batterico, alla ticchiolatura, oidio e afidi. Si punta anche all&#8217;ottenimento, per le varietà commerciali più note, di cloni autofertili.</p>
<h5><strong>Varietà</strong></h5>
<p>Esistono tantissime varietà di mele (chi dice 2.000, chi circa 7.000) di diversa origine nei vari paesi, differenti per colore, consistenza, sapore e contenuti nutrizionali. Alcune di queste varietà sono tradizionali, altre sono note per la loro denominazione commerciale. Tra queste:</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-annurca-igp/"><strong>Annurca IGP</strong></a>: è definita la &#8220;regina delle mele&#8221;; di piccole-medie dimensioni rispetto alle altre mele, di forma tondeggiante con buccia rossa striata. La polpa è bianco giallastra, compatta, croccante, succosa, dolce, aromatica, gradevolmente acidula. La annurca è una mela che <strong>viene fatta letteralmente “arrossire”</strong> a terra; il suo caratteristico colore acceso infatti è frutto della maturazione controllata nei “melai”, piccoli appezzamenti di terreno su cui le mele vengono conservate dopo la raccolta e girate a mano periodicamente, in modo che la luce le colpisca su tutta la superficie.</li>
</ul>
<p>La &#8220;Melannurca Campana&#8221; IGP rivendica da sempre virtù salutari: altamente nutritiva per l&#8217;alto contenuto in vitamine (B1, B2, PP e C) e minerali (potassio, ferro, fosforo, manganese), ricca di fibre, regola le funzioni intestinali, è diuretica, particolarmente adatta ai bambini ed agli anziani, è indicata spesso nelle diete ai malati e in particolare ai diabetici. Anche per l&#8217;eccezionale rapporto acidi/zuccheri, le sue qualità organolettiche non trovano riscontro in altre varietà di mele. Inoltre, come dimostrato da una recente ricerca del Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell&#8217;Università di Napoli Federico II, la mela annurca possiede un’azione gastroprotettiva dovuta alla ricchezza in composti fenolici. Due gli ecotipi previsti dal disciplinare di produzione, con due distinte indicazioni varietali in etichetta: l'&#8221;<strong>Annurca</strong>&#8221; classica e la diretta discendente &#8220;<strong>Annurca Rossa del Sud</strong>&#8220;, suo mutante naturale, diffuso nell&#8217;area di produzione da oltre un ventennio, che ha il pregio di produrre frutti a buccia rossa già sulla pianta.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-ambrosia/"><strong>Ambrosia</strong></a>; “Ambrosia” &#8211; perché richiama il mitico &#8220;cibo degli dei&#8221; -, è una cultivar di mela originaria della Columbia Britannica, in Canada, all&#8217;inizio degli anni &#8217;90. L&#8217;albero originale fu coltivato per la prima volta dalla famiglia Mennell della Similkameen Valley, che scoprì che una tra le loro piante produceva delle mele diverse dalle altre. Ambrosia<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> è nata per caso grazie ad una mutazione naturale probabilmente di una mela rossa e una gialla. Infatti, si distingue subito anche per la sua tonalità bicolore, il suo colore di fondo è giallo e il sovracolore rosso acceso.</li>
</ul>
<p>Ambrosia<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> è una mela molto profumata, croccante, aromatica, che si contraddistingue per le sue numerose tipicità. Succosa, dal sapore dolce che sprigiona al palato note di miele e nettare. L’aroma inconfondibile, un buon tenore zuccherino e un’acidità molto bassa, ne fanno una mela dalla spiccata personalità.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mela-black-diamond/">Black Diamond</a>:</strong> come suggerisce il nome, ha una buccia di colore viola scuro, quasi nero. È una mela molto rara, coltivata in Tibet all’ombra dell’Himalaya, a oltre 3 mila metri di altitudine. Le condizioni climatiche estreme e la forte escursione tra il giorno e la notte determinano la pigmentazione peculiare della sua buccia, regalandole anche una dolcezza particolare; la <strong>polpa rimane bianca e lucente,</strong>particolarmente gustosa e croccante, molto zuccherina. Una piccola mela che è un gioiello, in senso letterale: si trova infatti solo nei supermercati di fascia alta in Asia, a un prezzo che arriva a 20 dollari a frutto.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-braeburn/"><strong>Braeburn</strong></a>: La Braeburn è una mela croccante, dalla buccia colore rosso scuro o scarlatto, polpa soda e con un gusto che da dolce si fa leggermente acidulo, con aroma di rosa e finocchio e note di susino. Nel finale si manifesta una certa sensazione di astringenza. Si tratta di una varietà molto robusta, originaria della Nuova Zelanda, che cresce bene al caldo. È una delle varietà più produttive tra le mele rosse.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-campanina/"><strong>Campanina</strong></a>;<br />
La Campanina è la mela “ufficiale” del Modenese e del Mantovano conosciuta anche come <em>mela della nonna</em>. I frutti del melo campanino sono piccoli con forma obloida costante, piuttosto simmetrica, appiattita o a volte sferoidale (circa 64 millimietri di diametro per 58 mm di altezza), con peso di circa 85-95 grammi. Registrata come <strong>PAT </strong>(prodotti agroalimentari tradizionali)<strong> dell’Emilia-Romagna</strong>, questa varietà di mela è caratterizzata da una buccia molto spessa e poco cerosa, di colore giallo-verde che diventa rosso-verde nei frutti esposti ai raggi del sole. La polpa è bianca-verdastra, molto soda e zuccherina. Il gusto è molto aromatico e leggermente acidulo. La Campanina è la <strong>mela cotta per definizione</strong>: anche con il calore infatti la sua polpa, dal caratteristico sapore aromatico e acidulo, rimane integra e compatta. Ciò la rende ideale in particolare per la preparazione della tipica <strong>mostarda</strong>, nonché per marmellate, conserve e dolci da forno.</li>
</ul>
<p>A differenza di altre varietà, le mele campanine si conservano facilmente per cinque-sei mesi, fino ad aprile, e senza l&#8217;uso del frigorifero: tale caratteristica ne ha consentito la sopravvivenza fino ad oggi.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-cox-orange/"><strong>Cox</strong></a>; Cox Orange è una pianta di vigoria medio elevata, dalla rapida messa a frutto ma soggetta ad alternanza. Si dice che sia la sola mela che, quando agitata, emette un leggero suono a causa dei semi che sono quasi staccati dalla polpa. E’ pronta per il consumo a partire da Ottobre e mantiene le sue caratteristiche per circa tre mesi. Cox Orange è molto apprezzata per il buon sapore, specialmente in Gran Bretagna, ed è un ottimo impollinatore. Cox Orange presenta frutti di dimensioni medie, forma non costante. La buccia è abbastanza spessa, liscia ed un pò cerosa, di colore giallo aranciato con striature rosso scuro specialmente nella parte soleggiata. Sono presenti molte lenticelle. La polpa è di colore bianco crema, molto succosa, fine, abbastanza consistente, croccante, mediamente zuccherina, acidula, lievemente aromatica</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-elstar/"><strong>Elstar</strong></a>: frutto di colore rosso e giallo, saporita, succosa; Elstar è una cultivar di mela realizzata nel 1950 nei Paesi Bassi incrociando le varietà Golden Delicious e Ingrid Marie. La varietà è divenuta subito molto popolare in tutta Europa e negli anni settanta venne introdotta in America dove non ha raggiunto la stessa popolarità. Il frutto è di medie dimensioni, la buccia è per lo più rossa e gialla. La polpa è bianca, morbida e croccante. Può essere usata in cucina ed è particolarmente buona per la purea o salsa di mele. Più in generale, per il suo sapore, è utilizzata per i dolci.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-fuji/"><strong>Fuji</strong></a>: La Mela Fuji è una varietà di mela sviluppata nella città di Fujisaki in Giappone negli anni trenta dai coltivatori della Tohoku Research Station nella Provincia di Aomori intorno al 1960. Si tratta di un incrocio fra due tipi di mela diffusi in Nord America, le Red Delicious e le Virginia Ralls Genet (a volte citate come &#8220;Rawls Jennet&#8221;). Oggi è la varietà più coltivata al mondo.</li>
</ul>
<p>La mela fuji appartiene al genere <em>Malus,</em> specie <em>M. Pumila</em>. Ha forma tondeggiante, buccia colore rosso-rosato con parti gialle, polpa croccante e succosa, sapore dolce ed è ricca di fruttosio, tra il 9 e l&#8217;11% di zuccheri in peso. Le mele Fuji hanno una dimensione da grandi a molto grandi, con una media di 75 mm di diametro. Hanno una polpa densa più dolce e più croccante di altre cultivar di mele, il che le rende popolari tra i consumatori di tutto il mondo. Essendo una varietà tardiva è ideale per la coltivazione negli ambienti di pianura, dove le temperature rimangono alte più a lungo per tutto il mese di settembre. In Italia la zona di produzione si trova principalmente in bassa Val Venosta. La raccolta avviene ad ottobre ed è disponibile fino a fine giugno. In Giappone, le mele Fuji sono le mele maggiormente consumate, ma la loro popolarità va ben al di là.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-golden-delicious/"><strong>Golden Delicious</strong></a>: Golden Delicious è una cultivar (varietà) di mela scoperta negli Stati Uniti d&#8217;America nel 1891 e successivamente diffusa. E’ una mela con forma tondeggiante, buccia colore giallo/oro, polpa compatta, granulosa e tenera, succosa, sapore leggermente acidulo ed è ricca di fruttosio. Presenta forti note di anice e cannella e un aroma fruttato che ricorda il miele e le pere.</li>
</ul>
<p>La Golden Delicious è coltivata in tutto il mondo; in Europa solitamente raggiunge la maturazione nei mesi di settembre &#8211; ottobre. In Italia è una delle varietà più coltivate.</p>
<p>La Golden Delicious è la varietà principale in Alto Adige e, per così dire, il fiore all’occhiello della frutticoltura altoatesina. Viene raccolta tra l’inizio di settembre e la metà di ottobre, e produce mele di altissima qualità soprattutto se coltivata in quota, dove sviluppa la tipica “faccetta rossa”. Ha un rapporto acido-zuccherino perfettamente equilibrato, il che la rende molto popolare tra i bambini.</p>
<p>La mela Golden contiene zuccheri di rapido assorbimento, è diuretica, rinfrescante e disintossicante, ricca di polifenoli ad alta bioattività, ed in grado di rallentare l&#8217;azione dannosa dei radicali liberi e di prevenire l&#8217;invecchiamento.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-granny-smith/"><strong>Granny Smith</strong></a>: buccia verde intenso, polpa croccante, particolarmente ricca di magnesio;</li>
</ul>
<p>Grazie all’alto contenuto di acidi della frutta, la Granny Smith è una delle mele più acidule, caratterizzata da elevata succosità; l’aroma  ricorda i frutti rossi e gli agrumi, con note di marzapane e mandorla. La buccia ricorda vagamente il gusto del peperone verde.</p>
<p>La Mela Granny Smith è l’esatto contrario della Golden Delicious. Per arrivare a completa maturazione questa varietà ha bisogno di un clima molto caldo, pur temendo il sole.</p>
<p>La cultivar è originaria dell&#8217;Australia. La tradizione vuole che sia stata scoperta e diffusa da Maria Ann Smith, con il cui soprannome, Granny Smith, la neonata varietà sarebbe stata in seguito conosciuta in tutto il mondo. Si tratta di un ibrido del melo selvatico col melo ottenuto casualmente in natura, propagato poi dalla Smith. La plantula originaria pare che sia derivata da un semenzale di French Crab, un&#8217;antica varietà autoctona francese di melo selvatico europeo. Si diffuse rapidamente in Nuova Zelanda, poi nel Regno Unito (a partire dal 1935) e solo dal 1972 negli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<hr />
<p><a href="https://www.amaperbene.it/mela-imperatore/"><strong>Imperatore</strong></a>; La Mela Imperatore è una delle migliori e più ricercate mele da tavola italiane. Il frutto è di medie/grandi dimensioni, ha una bella buccia leggermente ruvida, di forte colorazione rossa ma che lascia intravvedere tra le striature una base giallo verdastra. La sua polpa morbida e profumata ha un delicato color bianco crema ed un sapore dolce acidulo. Contiene 44 calorie in 100 g di frutto. Matura a fine Settembre, inizio Ottobre.</p>
<p>Il Melo Imperatore (<em>Malus Communis</em>) appartiene alla famiglia delle <em>Rosaceae</em>. E&#8217; il frutto più diffuso nelle zone a clima temperato, resistente ai freddi e alle gelate primaverili perché fiorisce la metà di Aprile. Per una buona fioritura ha bisogno di un buon numero di ore di freddo invernale. In Italia può essere coltivato in tutte le regioni. Le varietà sono numerose, si coltivano in tutti i terreni tranne quelli argillosi.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-jonagold/"><strong>Jonagold</strong></a>: La varietà Jonagold deriva da un incrocio nel 1953 fra Golden Delicius e Jonathan.</li>
</ul>
<p>Cresce principalmente ad alta quota e i frutti sono tendenzialmente grandi. Quando è matura la Jonagold ha una buccia leggermente erbacea e un sottile aroma di pera e banana con una leggera astringenza. La polpa è leggermente granulosa, il sapore piacevolmente agrodolce. Estremamente succosa, è particolarmente apprezzata per la produzione del succo di mela.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-jonathan/"><strong>Jonathan</strong></a>: Il melo Jonathan è una varietà di melo a crescita abbastanza ridotta ed è molto attraente, sia per il suo bel colore rosso brillante che per la sua notevole pezzatura. Il frutto della mela Jonathan è di pezzatura medio grande e un poco schiacciato. La buccia è di colore rosso-arancione con venature gialle e rade lenticelle. La polpa è di colore giallo chiaro, tenera, succosa, profumata e mediamente zuccherina.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mela-lady-williams/">Lady Williams</a>: </strong>è una cultivar di mela proveniente da una fortunata piantina prodotta a Donnybrook, nell&#8217;Australia occidentale intorno al 1935; si crede che sia un incrocio tra la varietà Rokewood e Granny Smith. Nel 1979, l&#8217;incrocio tra Lady Williams e Golden Delicious diede alla Cripps Pink la migliore nota con il marchio &#8221; Pink Lady &#8220;.</li>
</ul>
<p>Lady Williams è un&#8217;attraente mela rossa, con un buon sapore equilibrato dolce/aspro. Le sue caratteristiche principali sono il periodo di maturazione molto tardivo e le eccezionali qualità di conservazione.</p>
<p>Nonostante le sue buone qualità rimane in gran parte sconosciuta al di fuori dell&#8217;Australia occidentale. La sua principale pretesa di fama è che è uno dei genitori di una mela moderna molto famosa &#8211; Cripps Pink, meglio conosciuta come Pink Lady®.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-morgenduft/"><strong>Morgenduft</strong></a>: La Morgenduft è una mela di medie dimensioni dalla forma sferica leggermente schiacciata. La buccia è opaca di colore giallo-verde, che maturando diventa rossa con chiazze chiare. La polpa è succosa e soda, e il gusto dolce leggermente acidulo e un aroma fresco e delicato; lascia un gusto erbaceo e fondente di mela verde. Il nome di questa varietà è splendido: significa “fragranza del mattino”. La mela ricorda un po’ le mele della nonna ed è una classica mela da cuocere: ancora oggi molto popolare, è perfetta per torte e composte e si conserva per lungo tempo.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-pink-lady/"><strong>Pink lady</strong></a>: questa varietà è nata dall&#8217;ibridazione di due varietà già note quali la &#8220;Lady Williams&#8221; e la &#8220;Golden Delicious&#8221;; è stata ottenuta nel 1973 dall’australiano John Cripps, un ricercatore del Dipartimento dell&#8217;Agricol-tura dell&#8217;Australia occi-dentale. Cripps ha scelto il nome Pink Lady® dal cocktail che assapora il protagonista del suo romanzo preferito, The Cruel Sea di Nicholas Monsarrat. Dal nome del ricercatore è derivato anche il nome della cultivar, Pink Cripps. Dopo che, la pianta fu sviluppata e le piantagioni commerciali di prova ebbero successo in Australia, negli Stati Uniti e in Europa, verso la fine degli anni Novanta si cominciò ad intraprendere l’iter legale per proteggere la proprietà del marchio attraverso l&#8217;introduzione dei diritti di riproduzione vegetale di Cripps Pink (PBR) con il brand Pink Lady®.Lo sviluppo internazionale del marchio Pink Lady® è cominciato nel 1991 con il lancio a Londra. Seguì la prima spedizione di mele marchiate dall&#8217;Australia al Regno Unito nel 1992. Dopodiché cominciò la produzione europea di Pink Lady, con la creazione di piantagioni nel sud della Francia nel 1995. Nel 1996 in Australia erano più di un milione gli alberi piantati e la produzione superava le 10.000t. Da allora la produzione è aumentata rapidamente nei paesi produttori di mele in tutto il mondo. Nel 1999, è stata fondata l&#8217;International Pink Lady Alliance Ltd (IPLA) come una società costituita dai licenziatari Pink Lady per rappresentare i principali territori di produzione e commercio in tutto il mondo. L&#8217;IPLA ha un ruolo fondamentale nel promuovere e sviluppare il marchio Pink Lady® in modo uniforme nel mondo. Nel 2013 è stata lanciata una nuova società, la Pink Lady Development Limited (PLD), per creare nuovi mercati nei Paesi emergenti in Asia, Medio Oriente e Sud America. In Europa ha trovato il suo habitat nel sud della Francia, in Catalogna e in Italia, in Emilia-Romagna e in Trentino-Alto Adige.</li>
</ul>
<p>La mela Pink Lady® ha una forma tondeggiante ed ha una caratteristica colorazione rossa con sfumature verdi, mentre il gusto è tra lo zuccherino e l’acidulo. La polpa è croccante e succosa dal sapore molto aromatico. Oltre ad essere gustosissima, questa mela ha eccellenti proprietà nutrizionali. È ricca di vitamina C, contiene, infatti, il 4% di vitamine e minerali, che costituiscono ¼ del fabbisogno giornaliero raccomandato. Ciò aiuta a mantenere un bell’aspetto e a rafforzare le difese immunitarie. Contiene poi antiossidanti, che limitano l’invecchiamento cellulare e riducono la permeabilità dei vasi sanguigni, contribuendo a una pelle più giovane e fresca e alla riduzione del rischio di problemi al sistema cardiocircolatorio. La Pink Lady® è infine ricca d’ acqua utole a mantenere un’idratazione ottimale e l’eliminazione delle scorie dal corpo. In ultimo, in questa mela abbondano le fibre, che migliorano la salute intestinale.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-red-delicious/"><strong>Red Delicious</strong></a>; Red Delicious è una cultivar (varietà) di mela, creata a partire da un semenzale trovato nella Contea di Madison nel 1880. È nota anche con il nome <strong>Stark Delicious,</strong> il nome con il quale veniva chiamata prima del 1914. In Italia è una varietà molto coltivata; specialmente nell&#8217;arco alpino, come ad esempio in Valtellina o in Alto Adige. La mela Red Delicious ha la classica forma tondeggiante, caratterizzata dalla base a 5 punte, il colore va dal rosso rubino al rosso scuro con sfumature marroni o gialle. Il gusto è pieno, dolce ed intenso, la polpa succosa e croccante. Le mele Red Delicious sono frutti facili da conservare e dalle eccellenti proprietà nutritive, ricche di fibre, vitamine B1 e B2, polifenoli e fruttosio, contengono inoltre importanti valori di vitamina A e C e un bassissimo apporto di sodio.</li>
</ul>
<p>Le mele Red Delicious sono caratterizzate da una forte “instabilità” genetica: due frutti nati dallo stesso ramo, in condizioni diverse, possono produrre eredi dalle caratteristiche molto diverse tra loro. Questa vocazione alla mutazione ha reso possibile la creazione di numerose sotto-varietà come la <strong>Ruby-red</strong>, la <strong>Royal Red</strong>, la <strong>Top Red</strong>, la <strong>Starkrimson</strong> o la <strong>Early Red One</strong>. Il ceppo originale di Red Delicious è conservato a New York dal dipartimento di Agricoltura Americano.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-renetta/"><strong>Renetta</strong></a>: La renetta è una mela acidula zuccherina e profumata originaria della Francia di colorazione diversa a seconda della varietà: dal verde uniforme al giallo rugginoso uniforme al grigio rugginoso uniforme, bicolore verde-rosso oppure giallo-rosso più o meno rugginoso; la polpa croccante ha un gusto speciale, vinoso, più o meno dolce. In Italia viene coltivata nella Val di Non in Trentino, in Valle d&#8217;Aosta, in Valtellina e in provincia di Cuneo nella varietà Grigia di Torriana. In piemontese è anche chiamata <strong>mela Savoia</strong> in onore alla Casa Reale, i cui membri pare ne fossero ghiotti.</li>
</ul>
<p>Il nome renette appartiene alla nomenclatura arboricola dal XVI secolo. La prima traccia del nome risale al 1540, quando fu citato da Charles Estienne, che si riferiva alla renetta bianca. Henri Louis Duhamel du Monceau, nel 1768, descrisse invece 12 varietà di renette.</p>
<p>La renetta è particolarmente <strong>indicata per il ripieno dello strudel di mele</strong>.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong>Renetta Grigia</strong>: La mela Renetta Grigia di Torriana è una mela di tipo renetta riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale (P.A.T.) italiano (cod. 259). Viene prodotta in Piemonte ed in particolare nei comuni di Barge (CN), Bagnolo (CN) e Cavour (TO). È anche riconosciuta come Presidio di Slow Food tra le vecchie varietà di mele piemontesi.</li>
</ul>
<p>Il frutto prende il nome dalla frazione Torriana di Barge, dalla quale la sua coltivazione si è diffusa nell&#8217;area circostante. L&#8217;aggettivo grigia dipende invece dall&#8217;aspetto della buccia, totalmente rugginosa. La sua forma è schiacciata, con peduncolo corto e polpa acidula con tessitura piuttosto grossolana e colore bianco-crema. Si conserva bene anche senza l&#8217;utilizzo di tecniche di refrigerazione.</p>
<p>Oltre che per il consumo fresco o come marmellata la <strong>Grigia di Torriana</strong> è adatta alla cottura al forno. A differenza di altre tipologie di mela, con la conservazione il frutto tende a diventare più saporito e aromatico. Questa renetta è inoltre l&#8217;ingrediente principale del <strong>Tronchetto di Caterina</strong>, dolce caratteristico del quartiere torinese di Mirafiori Sud.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-rome-beauty/"><strong>Rome Beauty</strong>;</a> Le mele Rome Beauty sono mele grandi, attraenti, di colore rosso brillante con un sapore rinfrescante che è sia dolce che piccante. La polpa varia dal bianco al bianco crema o al giallo paglierino.</li>
</ul>
<p>Sebbene abbiano un ottimo sapore direttamente dall&#8217;al-bero, le Rome Beauties sono particolarmente adatte per la cottura perché hanno un ottimo sapore e mantengono bene la loro forma. Introdotti in Ohio nel 1816, i famosi meli Rome Beauty sono ampiamente coltivati ​​in tutto il Nord America. Gli alberi Rome Beauty sono disponibili in due misure: gli alberi nani, che raggiungono altezze mature da 8 a 10 piedi (2-3 m.), con una diffusione simile; e semi-nano, che raggiungono altezze di 12-15 piedi (3.5-4.5 m.), anche con una diffusione simile.</p>
<p>Sebbene i meli di Rome Beauty siano auto-impollinatori, piantare un altro melo nelle immediate vicinanze può aumentare le dimensioni del raccolto. Buoni impollinatori per Rome Beauty includono Braeburn, Gala, Honeycrisp, Red Delicious e Fuji.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-rosa-dei-monti-sibillini/"><strong>Rosa dei Monti Sibillini</strong>;</a></li>
</ul>
<p>La Mela Rosa dei Monti Sibillini, anche nota con il nome “<strong>mela rosa marchigiana</strong>”, appartiene alla varietà di mela domestica della famiglia delle Rosacee.</p>
<p>È un prodotto tipico che viene coltivato tra i 400 ed i 900 mt di altitudine sui Monti Sibillini, in particolare a: Amandola, Arquata del Tronto, Comunanza, Montedinove, Montefalcone Appennino, Montefortino, Montemonaco, Smerillo. Il nome deriva dalle striature rosso-vinose che si sovrappongono al verde intenso della mela ancora acerba ed al profumo di rosa che emanano i suoi fiori durante la primavera.</p>
<p>Un tempo le mele rosa erano preziose e ricercate soprattutto per la loro serbevolezza (capacità ad essere conservate a lungo): raccolte nella prima decade di ottobre, infatti, si conservano perfettamente fino ad aprile. Le diverse tipologie hanno in comune una polpa acidula e zuccherina e il profumo intenso e aromatico, e sono perfette anche per la preparazione di torte e dolci.</p>
<p>Si presenta in dimensioni medio-piccole dalla forma appiattita ed irregolare con la buccia liscia e mediamente spessa. Le mele provenienti dalla zona pedemontana del Tronto hanno qualche macchia di rugginosità ma questa caratteristica è simbolo di salubrità e dolcezza. La polpa è solitamente poco succosa, di colore bianco, croccante, soda con sapore zuccherino leggermente acido.</p>
<p>La Mela Rosa dei Sibillini è un frutto autoctono e le prime testimonianze della sua presenza nell’antichità risalgono addirittura all’epoca romana venendo menzionate in scritti dell’epoca e raffigurate in dipinti.</p>
<p>Da sempre la Mela Rosa dei Sibillini è stata coltivata in orti e piccoli frutteti per soddisfare i bisogni delle famiglie grazie alla sua qualità di conservazione per lunghi periodi. Per evitare che l’umidità, durante i mesi invernali, potesse rovinarla, veniva spesso conservata anche in mezzo alla paglia, per cui è nota anche con il nome di <strong>“mela del fienile</strong>”. Veniva infine cotta sotto la brace oppure nei forni per essere trasformata in marmellate e composti da utilizzare principalmente per accompagnare piatti di carne.</p>
<p>La coltivazione della Mela Rosa dei Sibillini non richiede nessun tipo di trattamento e quindi viene considerato un frutto biologico, <strong>riconosciuto dal 2008 come Presidio Slow Food</strong>. La loro coltivazione era stata quasi completamente abbandonata perché  scarsamente richiesta in commercio ed era sopravvissuto solo qualche vecchissimo albero sparso, ma da qualche anno sono tornate in coltura, grazie al lavoro della Comunità Montana dei Sibillini, che ha reintrodotto sul territorio gli ecotipi conservati nei centri di ricerca locali dall’Assam Regione Marche.</p>
<p>In autunno alla varietà di mela sono dedicati due festival nella zona dei Sibillini, uno nel comune di Montedinove e l’altro a Monte San Martino.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-royal-gala/"><strong>Royal Gala</strong></a>: Gala è una cultivar di mela creata in Nuova Zelanda nel 1930 incrociando le varietà Golden Delicious e Kidd&#8217;s Orange. Questa varietà precoce di mela ha forma tondeggiante, buccia di colore rosso intenso con venature giallo chiaro, polpa soda, croccante e succosa, sapore dolcemente aromatico leggermente aspro. Amata anche dai piccoli golosi, la Gala conquista con il suo spiccato gusto dolce e poco aspro. Queste caratteristiche ne fanno lo snack perfetto e l’ingrediente ideale per torte, dolci e piatti creativi.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-seuka/"><strong>Seuka</strong></a>: autoctona della provincia di Udine è di forma allungata, un po’ depressa all’estremità, di grandezza media, e in molti soggetti, più sviluppata da una parte. Il peduncolo robusto e assai breve è inserito in seno profondo. La buccia è liscia, molto consistente, di colore giallo carico a maturazione, colorita di rosso verso il sole. La polpa è bianca, e talvolta sfumata di rosa sotto la buccia, semifondente, dolce acidula e con tenue aroma assai gradevole.</li>
</ul>
<p>Viene prodotta nelle Province di Udine e Pordenone, in particolare nelle Valli del Natisone (UD) e nel comprensorio di Castelnuovo del Friuli (PN). Il nome deriva da “Seuza”, frazione del comune di San Leonardo (UD), posto nel cuore delle Valli del Natisone. Alla fine del 1800 essa costituiva i due terzi della produzione melicola del Mandamento di Cividale – allora una delle più importanti zone frutticole del Friuli – ed assommava a 2.000 t/anno (Dorigo, 1909).</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-stark/"><strong>Stark</strong></a>; La Stark è la mela rossa più conosciuta al mondo e una delle più consumate in assoluto nel nostro Paese. Farinosa, dolce e succosa, molto nota per il suo retrogusto aromatizzato che lascia un piacevole sapore fruttato in bocca; è davvero una delle tipologie maggiormente digeribili, per questo motivo è ottima da mangiare anche a fine pasto, o appena svegli la mattina. Dalla forma leggermente allungata e meno tondeggiante, viene usata anche per preparare ottimi strudel o altre tipologie di dolci.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><strong>Stark Delicious</strong>: Antica varietà americana, appartenente alla famiglia delle Red Delicious è tra le varietà più coltivate in Italia, soprattutto al Nord; resiste molto bene al freddo.</li>
</ul>
<p>Il frutto è di grande dimensione di color rosso vivo, la polpa fondente, zuccherina, succosa e leggermente acidula. Ricca di fruttosio è una varietà ad elevata e costante produttività. Matura a metà Settembre. E’ ottima sia per consumo fresco, marmellate, confetture e dolci. Ha buccia rossa, polpa fine e croccante, sapore aromatico, è particolarmente ricca di carotene e retinolo.</p>
<p>La Stark Delicious (o Red Delicious), che dal 2006 in val Venosta può fregiarsi del titolo di “mela Alto Adige Igp”, è la seconda varietà più coltivata della val Venosta.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-stayman-winesap/"><strong>Stayman Winesap</strong></a>: Stayman o Winesap è una delle più antiche varietà di mele che ancora oggi viene coltivata a scopo commerciale. Coltivata nel New Jersey dai primi pionieri giunti negli Stati Uniti, la varietà d’origine Winter Winesap appare nella letteratura specializzata già nel 1875. Il frutto è grande e di forma schiacciata, ha un colore che va dal rosso pieno al rosso molto striato, ha la buccia ruvida di colore giallo-verde punteggiata di rosso, polpa soda e croccante, sapore agrodolce. Matura inizio/metà ottobre. Può consumata cruda, ma anche per macedonie, dessert, cocktail, strudel e torte.</li>
</ul>
<p>Le mele sono coltivate in tutto il territorio italiano, ma sono tradizionalmente concentrate nelle regioni montane e pedemontane: soprattutto <strong>Valle d&#8217;Aosta, Piemonte, Veneto e Trentino-Alto Adige</strong>. Il clima particolare e la perfetta esposizione al sole dei frutteti consentono in questi ambienti di ottenere un prodotto molto saporito e di ottima colorazione. La <strong>melicoltura meridionale</strong> occupa invece una piccola fetta di mercato, con poco meno del 10% del totale per produzione che per superfici. Se si esaminano i soli dati numerici (fonte Istat), l’unica regione del centro-sud Italia in grado di “competere” con il comprensorio melicolo settentrionale è la Campania (707mila quintali di mele prodotte in 3510 ettari), seguita a grandissima distanza dalla Toscana (220 quintali di mele prodotte in 847 ettari) e Sicilia (159 quintali di mele prodotte in 713 ettari). Ad ogni modo si riportano le più rappresentative.</p>
<hr />
<p><a href="https://www.amaperbene.it/mela-val-di-non-dop/"><strong>Mela Val di Non Dop</strong></a></p>
<p>La Mela Val di Non DOP si riferisce al frutto allo stato fresco della specie <em>Malus communis</em> Lam., nelle varietà:</p>
<ul>
<li>Golden Delicious, presenta forma tronco-conica oblunga, colore dal verde al giallo a volte con faccia rosata, polpa croccante, succosa e dal sapore dolce-acidulo;</li>
<li>Renetta Canada, presenta forma tronco-conica o appiattita, colore giallo-verdastro, con buccia rugosa, polpa che a seconda dell’epoca del consumo, passa da croccante e acidula a pastosa e dolce;</li>
<li>Red Delicious, presenta forma tronco-conica oblunga, colore rosso su sfondo verde-giallo, polpa più pastosa e gusto prevalentemente dolciastro.</li>
</ul>
<p>La zona di produzione della Mela Val di Non DOP interessa parte del territorio della provincia autonoma di Trento. Oltre ai tradizionali metodi di coltura, a “pieno vento” e “a fusetto”, la mela Val di Non Dop è caratterizzata dai <strong>terreni ricchi di magnesio</strong>, che le conferiscono spiccate ed eccellenti qualità organolettiche.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mela-alto-adige-igp/">Mela Alto Adige Igp</a><br />
</strong>La Mela Alto Adige IGP o Südtiroler Apfel g.g.A. si riferisce al frutto allo stato fresco della specie <em>Malus communis</em> Lam., nelle varietà Braeburn, Elstar, Fuji, Gala, Golden Delicious, Granny Smith, Idared, Jonagold, Morgenduft, Red Delicious, Stayman Winesap, Pinova, Topaz e loro cloni.</li>
</ul>
<p>La zona di produzione della Mela Alto Adige IGP o Südtiroler Apfel g.g.A. comprende 72 comuni della provincia autonoma di Bolzano.</p>
<p>La Mela Alto Adige IGP o Südtiroler Apfel g.g.A. si contraddistingue per colore e sapore particolarmente accentuati, polpa compatta e alta conservabilità.</p>
<p>Caratterizzano la mela Alto Adige Igp (o Südtiroler Gga): il <strong>clima</strong>, con alternanza di aria fredda e venti caldi, escursione termica tra giorno e notte, cose che che permettono una maturazione lenta ma costante dei frutti.; la <strong>tessitura dei terreni</strong>, soffici, drenanti, ricchi di ossigeno e provvisti di manto erboso che, da una parte, favoriscono lo sviluppo radicale, dall’altra, proteggono le piante da inaridimento ed eccessivo riscaldamento; il <strong>profilo organolettico</strong> dal sapore intenso, caratterizzato da polpa compatta e alta conservabilità.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mele-del-trentino-igp/"><strong>Mele del Trentino Igp</strong></a><br />
Le Mele del Trentino IGP sono i frutti allo stato fresco della specie <em>Malus x domestica</em> Borkh, nelle varietà <strong>Golden Delicious</strong>, <strong>Red Delicious</strong>, <strong>Gala</strong>, <strong>Fuji</strong>, <strong>Morgenduft</strong>, <strong>Renetta</strong>, <strong>Granny Smith</strong>, <strong>Pinova</strong>.</li>
</ul>
<p>La zona di produzione interessa l&#8217;intero territorio della provincia autonoma di Trento.</p>
<p>Le Mele del Trentino IGP sono caratterizzate da un calibro medio, una polpa bianca e un sapore mediamente acidulo, equilibrato e piacevole, con buccia liscia, a eccezione della varietà Renetta. A seconda della tipologia, presentano forma e colore differenti. La forma va da rotondeggiante a tronco conica per Golden, Red Delicious, Pinova; rotondeggiante per Gala, Fuji, Morgenduft, Granny Smith; rotondeggiante appiattita per Renetta. La colorazione varia dal verde al giallo, con possibile faccetta rosata per Golden; dal verde al giallo con sopraccolore rosso per Red Delicious, Fuji e Morgenduft; sopraccolore da rosso aranciato a rosso vivo per Gala e Pinova, e con buccia rugosa-rugginosa per Renetta; verde con possibile sfaccettatura rosata per Granny Smith.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/antiche-mele-dellalto-friuli/"><strong>Antiche mele dell’Alto Friuli</strong></a></li>
</ul>
<p>Il Friuli Venezia Giulia, produce frutti fin dai tempi dell’Impero Romano. Il boom vero e proprio esplose alla fine dell’Ottocento, epoca in cui le mele friulane erano largamente richieste ed esportate, dall’Egitto fino agli Stati Uniti. A poco a poco tuttavia le specie autoctone furono sostituite dagli ibridi internazionali più produttivi: ecco spiegata l’entrata in gioco del <strong>Presidio Slow Food</strong> a tutela, appunto, delle Antiche mele dell’Alto Friuli. Le varietà da conoscere sono: <strong>Corone</strong>, forma conica e buccia rosso scuro con polpa soda e croccante; <strong>Gialla di Priuso</strong>, caratterizzata dalla tinta dorata e dal sapore acidulo; <strong>Blancon</strong>, conica, gialla e rugosa; <strong>Ruggine Dorata</strong>, dolcissima, rugosa e farinosa, regina dei dolci dalla classica torta alla morbida <a href="https://www.dissapore.com/ricette/ciambella-con-mele-e-miele/">ciambella</a>; <strong>Marc Panara</strong>, la mela “gigante”; <strong>Chei di rose</strong>, al contrario molto piccola e profumata; <strong>Zeuka</strong>, croccante e succosa; infine <strong>Naranzinis</strong>, che si gioca il campionato dei pesi massimi con la Marc Panara distinguendosi per la bellissima buccia rosa.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mele-bellunesi/">Mele bellunesi</a><br />
</strong>Fra il nord del Veneto, con il suo splendido Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, e l’Alto Adige al di là del confine regionale in fondo non c’è chissà che differenza. E questo vale anche per i prodotti tipici, tra cui le mele che abbondano in particolare nei territori della <strong>Val Belluna e del Feltrino</strong>. Almeno tre le varietà antiche da segnalare: la <strong>Ferro Cesio</strong> è una rarità marchiata Arca del Gusto Slow Food il cui nome (in dialetto <em>pom dal fèr</em>) richiama la sua straordinaria resistenza, anche post-caduta. La buccia spessa riesce a preservare in (quasi) tutti gli incidenti la polpa interna, poco succosa ma assai dolce. La <strong>Prussiana</strong>, una bella mela rossa croccante e saporita, importata agli inizi del Ventesimo secolo dagli operai di ritorno dalla Germania. Infine la <strong>Rosetta</strong>, <em>nomen-omen</em>: piccola come il suo vezzeggiativo, rosa come il suo nome, dolce come l’immagine che evoca. Da provare cotta nelle <a href="https://www.dissapore.com/cucina/crostatine-di-mele-errori-da-non-fare/">crostatine di mele</a>, altrettanto graziose e soavi.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/antiche-varieta-di-mele-piemontesi/">Antiche varietà di mele piemontesi</a><br />
</strong>Le Antiche varietà di mele piemontesi sono un <strong>Presidio Slow Food</strong> che vanta una selezione quanto mai biodiversa e interessante. Quasi tutte le specie sono accomunate da una <strong>buona capacità di conservazione</strong> e da un progressivo miglioramento delle caratteristiche organolettiche con il passare del tempo.</li>
</ul>
<p>Le più conosciute sono: <strong>Runsè</strong>, rossa, lucente e succosa; <strong>Dominici</strong>, gialla e allungata con polpa croccante e sapore acidulo; <strong>Gamba Fina</strong>, di forma appiattita, colore rosso e sapore delicato; <strong>Calvilla</strong>, nelle versioni Bianca (ottima per una classica <a href="https://www.dissapore.com/ricette/ricetta-torta-di-mele/">torta di mele</a>) e Rossa d’Inverno, croccante da consumare cruda; <strong>Carla</strong>, piccola mela giallo paglierino con sfumature rosate e dal sapore dolcissimo; <strong>Magnana</strong>, rossa minuta con un potenziale di gusto esplosivo; infine la <strong>Buras</strong>, una grigia simile alle renette che insieme alla <strong>Grigia di Torriana </strong>fa il paio delle varietà che danno il meglio di sé cotte in forno.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mela-rossa-cuneo-igp/">Mela Rossa Cuneo Igp</a><br />
</strong>Fra le varietà annoverate nella Igp della Mela Rossa Cuneo, le sfumature ci sono tutte. Si va dal rosso intenso vinoso della <strong>Red Delicious</strong>, al brillante della <strong>Gala</strong>, all’aranciato della <strong>Braeburn</strong>, fino al classico striato della <strong>Fuji</strong>. Queste rosse internazionali, accomunate dalla <strong>polpa soda, succosa e croccante</strong>, hanno trovato terreno fertile nel basso Piemonte, e non è un caso. Uno studio dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha dimostrato la vocazione produttiva delle mele a buccia rossa nell’area di interesse, frutto della ricerca varietale che ha caratterizzato l’attività delle accademie e associazioni agrarie in Piemonte fin dal Settecento. Talmente belle che sbucciarle è un peccato: mangiatele intere (dopo averle lavate bene).</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mela-sarvai-dla-roca/">Mela Sarvai d’la Roca</a><br />
</strong>La sarvai d’la Roca è un’antica varietà di mela conservata con cura dai piccoli coltivatori di Roccasparvera, all’imbocco della Valle Stura (Piemonte).</li>
</ul>
<p>La sarvai d’la Roca è una mela di pezzatura media, dalla forma rotonda e leggermente appiattita ai poli. Il colore di fondo della mela è giallo e presenta alcune sfumature di rosso; le sfumature possono aumentare di intensità rendendo così il frutto più piacevole alla vista. Quando raggiunge la completa maturazione la polpa della mela risulta con una buona consistenza, un buon profumo e un ottimo sapore. Dopo la raccolta, che avviene verso la fine di ottobre, si conserva in un luogo fresco e poco luminoso. Se ben conservata, questa varietà si mantiene fino alla primavera avanzata.</p>
<p>La sarvai d’la Roca è una mela che si presta ottimamente alle cotture da forno: si usa per le torte oppure per le frittelle di mele. In occasione delle fiere d’inverno che si tengono in Valle Stura e a Borgo San Dalmazzo è possibile acquistarla dai coltivatori e gustare le preparazioni dolci che la vedono come ingrediente.</p>
<p>Alcune fonti locali dimostrano come agli inizi del Novecento la Servai d’la Roca venisse coltivata diffusamente nell’intero territorio del Comune di Roccasparvera e che con una parte del raccolto si produceva il sidro. Agli inizi del Duemila la coltivazione però è stata di fatto abbandonata e dimenticata. Ad oggi esistono solamente poche piante in tutto il comune dunque la scarsa quantità di frutti permette una limitata disponibilità del prodotto, usata soprattutto per presentazioni e degustazioni presso le due fiere di inverno. Grazie a chi ne ha custodito degli alberi nei propri frutteti, si stanno costruendo delle iniziative volte al rilancio del prodotto.</p>
<hr />
<p><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mele-delle-valli-di-lanzo/">Mele delle Valli di Lanzo</a><br />
</strong>Sulle Alpi Graie piemontesi, racchiuse tra la Valle dell’Orco a nord e la Val di Susa a sud, si estendono le tre Valli di Lanzo: Grande, d’Ala e di Viù. Questi territori sono particolarmente vocati per la coltivazione delle mele, tanto che l’Arca del Gusto Slow Food ivi registra ben due varietà autoctone. La <strong>Bugìn</strong>, giallo-verde con striature rosse coltivata dall’omonima famiglia Bogino, è una mela particolarmente zuccherina ideale nella preparazione dei dolci tipici, tra cui <a href="https://www.dissapore.com/ricette/ricetta-frittelle-al-limone/">frittelle</a> e <em>glara</em>, realizzato con il pane raffermo. Un’altra rarità è il <strong>Pum dla Lira</strong>, una mela verde brillante che assomiglia moltissimo alla Granny Smith e che negli anni Venti veniva venduta a una lira ogni 10 chili. Con il tempo il <em>pum dla lira</em> si è preso la rivincita: praticamente introvabile, è oggi assai più preziosa.</p>
<hr />
<p><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mele-della-valle-bormida/">Mele della Valle Bormida</a><br />
</strong>La Valle Bormida si estende tra Piemonte e Liguria ed è un piccolo paradiso per le mele autoctone. Le varietà classificate sono ben 18, tanto che dal 2010 il secondo sabato di marzo si celebra il <strong>Meladay</strong>, il giorno dedicato alle specie antiche promosso da Slow Food. Varietà molto particolari sono: la <strong>Campanellina</strong>, mela verde-rossa e “sonora”: agitandola bene, al momento della raccolta, i semi producono un suono simile a uno scampanellio. La <strong>Cappelletta</strong> è tipica dell’entroterra savonese e sembra che il suo nome derivi da una cappella votiva nei cui pressi crescevano spontaneamente alcune piante, cariche di piccoli frutti rossicci dal sapore acidulo.</p>
<p>La <strong>Cinque Coste</strong> si distingue per la forma costoluta, la buccia giallo-verde e le alte prestazioni in cucina, specialmente se <a href="https://www.dissapore.com/ricette/ricetta-mele-cotte-al-microonde/">cotta al microonde</a>. La <strong>Cichinetta</strong> o <em>mai cichinat</em> potrebbe aver ereditato il suo appellativo da Francesco, in dialetto “Cichen”. Forse il santo, forse un semplice contadino, chi lo sa: di sicuro questa mela giallo-limone si fa apprezzare per il gusto dolce, esaltato dalla cottura. Infine, la <strong>Boccone del Prete</strong>, una vera prelibatezza dalla polpa densa, aromatica e zuccherina, riservata – come vuole il nome – alle autorità locali e alle occasioni speciali.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mela-pomella-della-valle-staffora/">Mela Pomella della Valle Staffora</a><br />
</strong>La Pomella della Valle Staffora è una varietà della <strong>provincia di Pavia</strong> registrata nell’Arca del Gusto Slow Food. Il progressivo declino nel consumo e nella commercializzazione è dovuto alla forma irregolare e all’abitudine di raccoglierla acerba, con la polpa ancora molto acida e astringente. Un peccato perché in realtà questa mela verde, con le dovute tempistiche, diventa estremamente aromatica e zuccherina.</li>
</ul>
<p>Piccola curiosità: il secondo nome della Pomella è “genovese”, niente a che fare con l’origine, piuttosto con la destinazione. In passato infatti veniva venduta soprattutto sui mercati liguri, seguendo le antiche “vie del sale” che collegavano i versanti appenninici.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mela-valtellina-igp/"><strong>Mela Valtellina Igp</strong></a><br />
La Valtellina (Sondrio) ha ottenuto nel 2010 il marchio Igp abbinato alle varietà di <strong>Golden Delicious, Red Delicious e Gala, </strong>varietà di pregio che vantano ottime caratteristiche organolettiche e di conservazione, ancor più esaltate dall&#8217;ambiente montano. I meleti vengono coltivati tra i 200 e i 900 metri di altitudine, la raccolta eseguita a mano, e le mele, che maturano tra agosto e ottobre, possono essere conservate fino a 11 mesi. Le tre varietà presentano una bella gamma di colori (dal giallo al rosso intenso), consistenza della polpa (croccante, dura, farinosa) e usi in cucina. Le mele Valtellina Igp sono ottime crude, ma anche cotte in tutti i modi non ci dispiacciono: da provare nelle <a href="https://www.dissapore.com/ricette/ricetta-sfogliatine-mele-e-miele/">sfogliatine mele e miele</a>, cinque ingredienti e meno di mezz’ora per una merenda deliziosa.</li>
</ul>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mele-genovesi/">Mele genovesi</a><br />
</strong>Tra le cultivar antiche e pregiate dell’entroterra di Genova ci sono anche le mele. Da segnalare almeno tre:</li>
</ul>
<p>la <strong>Roncallina: </strong>di pezzatura molto piccola, ha profilo circolare e asimmetrico; la buccia liscia, con lenticelle grandi e rugginose, ha colore giallo-verde, sul fondo, e rosso striato in superficie. La polpa, di colore bianco-crema, ha tessitura fine e consistenza croccante; il sapore è acidulo-aromatico. La raccolta viene effettuata a fine Settembre.</p>
<p>la <strong>Limonina</strong>: dalle piccole dimensioni, la Mela limonina, è ormai una rarità che è possibile scorgere nei pressi del promontorio di Portofino, in provincia di Genova, ove è rimasto un unico produttore. La Limonina si caratterizza per il sapore fresco e pungente, quasi acidulo ma tuttavia gradevole; alla vista si presenta di un giallo-verde intenso e forma medio-piccola conica, polpa bianca e croccante, priva di un forte sentore aromatico. Ottima per marmellata o incorporata in un dolce speziato come la <a href="https://www.dissapore.com/ricette/ricetta-torta-di-mele-e-carote/">torta di mele e carote</a>.</p>
<p>La raccolta avviene manualmente ad ottobre, e date le caratteristiche organolettiche è possibile conservarla per addolcirne i sentori, oppure utilizzarla per confetture e fresche macedonie.</p>
<p>la <strong>Teresa</strong>, Con ogni probabilità si tratta di un ecotipo appartenente alla numerosa famiglia delle Renette di origine francese, ancora diffuso nell’entroterra genovese, in particolare Valle Scrivia. Apparentemente poco attraente (pezzatura medio-piccola; forma appiattita; profilo costoluto e asimmetrico), ha, però, un gradevole sapore dolce ed aromatico. La buccia è liscia di colore giallo, sul fondo, e rosso-aranciato in superficie; la polpa è giallo crema con consistenza farinosa. Si raccoglie a fine settembre.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/mele-romagnole/"><strong>Mele romagnole</strong></a></li>
</ul>
<p>La <strong>provincia di Forlì-Cesena</strong> in Romagna pare un terreno fertile per le mele. Qui hanno attecchito ben tre varietà</p>
<p>La <strong>Mela Francesca</strong>, ancora presente nella provincia di Forlì Cesena, è particolarmente adatta alla cottura. Ha pezzatura medio-piccola e forma leggermente schiacciata. La buccia è untuosa, di colore verde-giallastro e la polpa è croccante, succosa, profumata e piuttosto acidula.</p>
<p>Pare sia originaria della provincia di Arezzo. Nota fin dal Rinascimento, ‘Francesca’ è stata raffigurata, nella seconda metà del 1600, da Bartolomeo Bimbi (1648-1729), pittore di piante e fiori alla corte di Cosimo III de’ Medici, per il quale ritrasse ogni tipo di ortaggio e frutto nelle celebri tavole e nature morte che molto hanno contribuito a identificare le varietà dell’epoca. Nel 1815 è stata descritta da Giorgio Gallesio (1772-1839), autore del celebre Pomona Italiana (compendio illustrato della maggior parte delle varietà fruttifere coltivate nel nostro Paese nel 1817-1839), dopo averla incontrata durante il suo viaggio in Toscana. Piaceva tanto, questa mela gustosa e serbevole, che negli anni Sessanta del secolo scorso era la seconda varietà più coltivata in Toscana, prima che con l’avvento della frutticoltura industriale fosse sostituita dalle cultivar moderne.</p>
<p>La <strong>Mela Commercio</strong> è una vecchia cultivar (dal 1865) di origine americana, di buona pezzatura, dalla forma tonda e leggermente appiattita, diffusa in Romagna, nella provincia di Forlì Cesena. La buccia è liscia, grossa e cerosa, di colore giallo-rosato tendente al rosso con l&#8217;esposizione al sole. La polpa, di colore bianco-crema, è soda, croccante e succosa con tessitura fine e sapore leggermente acidulo. La maturazione avviene a partire da dicembre, una volta raccolta si conserva fino a primavera.</p>
<p>La <strong>Mela</strong><strong>Rosa Mantovana</strong>, nonostante il nome è una romagnola doc: qui la buccia si tinge di rosa intenso con uno spessore che le permette un lungo e glorioso periodo di conservazione.</p>
<p>Antica cultivar appartenente al gruppo delle cosiddette &#8220;Mele Rosa&#8221; (fra cui la &#8220;Rosa Romana&#8221; e la &#8220;Rosa di Caldaro&#8221;) è chiamata anche &#8220;Mantuaner&#8221; o &#8220;Mantovana&#8221;. Era la cultivar di melo più diffusa e apprezzata in Trentino fino agli anni 50, poi si diffuse anche nel mantovano ed in Emilia Romagna.</p>
<hr />
<p><strong> </strong><strong>Mela Verdone piacentina<br />
</strong>La mela verdone piacentina è una cultivar tipica delle colline in provincia di Piacenza, elencata già nel 1813 tra le cultivar di melo diffuse nella zona.</p>
<p>Il nome richiama il colore che ha il frutto nel momento della raccolta, di un verde acceso con una piccola sovra colorazione rosata. Ha una forma conica, con una polpa soda e bianca. Durante la conservazione il frutto cambia sia all’aspetto, assumendo note gialle, che al gusto: l’iniziale acidità con sentori di cedro lascia il posto a un gusto più dolce e delicato, trasformandola in tutt’altra mela. Mela tardiva, viene raccolta manualmente a fine ottobre, per essere solitamente consumata cotta, se appena colta, oppure fresca nei mesi invernali.</p>
<p>In passato il prodotto era particolarmente presente sul territorio, assorbita principalmente dai mercati locali. Tuttavia, negli anni è stata messa da parte, poiché non particolarmente resistente alle malattie.</p>
<hr />
<p><strong>Mela Mangione<br />
</strong>La mela mangione è una varietà locale di mela diffusa nel versante meridionale del Parco Nazionale della Majella. Si tratta di una varietà quindi ben adattata agli ambienti di montagna e si può trovare ben oltre i 1000 metri di quota. Il melo è una pianta di media vigoria e con un portamento assurgente; le foglie sono piccole e con il margine dentellato. Il frutto è una mela di pezzatura medio-piccola ed ha una forma ad elisse. La buccia è di colore giallo intenso ma a piena maturazione si formano delle striature verticali di colore rosso. La polpa si presenta di colore bianco tendente al verde ed è molto croccante, di media consistenza e dal sapore gradevole. La mela mangione si raccoglie in autunno e si caratterizza per un’abbondante produzione e per la lunga conservazione che si protrae per tutto l’inverno. Questa mela presenta una buona predisposizione per tutti gli usi e può, infatti, essere consumata fresca, cotta o trasformata in succhi.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong>Mela Zitella</strong></li>
</ul>
<p>La mela zitella è un’antica varietà dell’alto Molise e dell’Abruzzo che si coltiva ad un’altitudine minima tra i 600 e i 700 metri, ma si può trovare anche in altri territori dell’Italia centrale, come le aree collinari e montane della Campania.</p>
<p>La sua caratteristica peculiare è la longevità: si conserva infatti fino a sei mesi in ambiente oscuro. Il frutto contiene poca pectina, ragion per cui non gelifica al di sopra di una certa temperatura; è adatta alla produzione di canditi, nonostante siano necessarie molte mele per ottenere un buon numero di canditi.</p>
<p>La buccia è giallognolo-rossastra, con una &#8220;guancia&#8221; rosea. I frutti, leggermente appiattiti e asimmetrici, sono medio-grandi, oscillando tra un minimo di 50 e un massimo di 120 gr. Molto profumata e aromatica, all’assaggio sprigiona tutta la sua succosità. La polpa è bianca, compatta e croccante.</p>
<p>Il nome deriva dal fatto che un tempo le donne nubili erano solite utilizzare la sua polpa come cosmetico. Quando ancora non esistevano i deodoranti, la mela zitella si usava anche per profumare armadi e cucine. Ancora oggi le famiglie molisane dell’area di Agnone in particolare possiedono un albero di mele zitella e la tradizione natalizia vuole che sia posto sulla tavola un cesto di mele zitelle, per proporle agli ospiti e dimostrare così la propria ricchezza.</p>
<p>Normalmente la zitella viene cotta o candita, per essere poi usata in dolci lievitati come, ad esempio, il tradizionale panettone.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong>Mela Milappa<br />
</strong>La milappa – puma milappa in dialetto locale – è una varietà rara e antica della <strong>provincia di Reggio Calabria</strong>, una mela di piccole dimensioni di colore giallo paglierino, dal gusto dolcissimo e dall’intenso profumo. Di forma tonda e appiattita, sull’albero si presenta a grappoli. È una varietà tradizionale tipica della zona di Cardeto, coltivata nell’alta Valle del Sant’Agata, lungo gli argini del torrente e nei pendii circostanti. Proprio per le caratteristiche morfologiche del territorio, questa varietà non era coltivata a filari ma si piantava ai bordi di “nasidi”, appezzamenti di terreno rubati alla fiumara, oppure sui pendii, più sicuri dalle inaspettate piene del torrente. Il territorio in cui è coltivata ricade nell’Area di minoranza linguistica dell’Aspromonte Grecanico, dove vive una comunità che conserva usi e tradizioni secolari. “A milappa”, così chiamata dalla comunità locale, ha una storia legata al suo intenso profumo, che in passato la rendeva protagonista nelle occasioni importanti, come ad esempio nei matrimoni o per addobbare le chiese: una tradizione millenaria, di reminiscenza bizantina, che ancora oggi si può ritrovare in Calabria nell’allestimento delle chiese ortodosse durante il periodo pasquale.</li>
</ul>
<p>La milappa è un frutto di difficile reperimento. Era ed è, per quel poco che ancora si riesce a reperire, una varietà destinata al consumo domestico. La raccolta viene effettuata a partire dalla metà di ottobre; tradizionalmente erano le donne della comunità locale ad occuparsene, rispettando rigorosamente le fasi lunari. A milappa è conservata sopra dei tralicci, o in legno, su paglia o felci e viene consumata durante il periodo invernale.</p>
<ul>
<li><strong>Antiche mele dell’Etna<br />
</strong>Presidio Slow Food “collettivo”, le antiche mele dell’Etna contano circa una ventina di varietà, ma le più famose e apprezzate sono quattro.</li>
</ul>
<p>La <strong>Cola</strong>, il cui nome fa riferimento alla vicinanza del convento di San Nicola. La pianta del melo cola dell&#8217;Etna è molto vigorosa e produttiva, i frutti sono piccoli di colore verde o rosso alla raccolta, abbastanza succosi e dalla consistenza croccante. La mela può essere di colore verde o rosso pigmentato. E&#8217; un frutto ricco di vitamina C, dalle proprietà rinfrescanti, dissetanti nonché diuretiche.</p>
<p>La <strong>Gelato</strong>, dalla buccia giallo paglierino e il sapore dolcissimo; la <strong>Cola Gelato</strong>, che è un felice incrocio tra le prime due; e la <strong>Cirino</strong>, la più rara che spicca per il suo colorito rossastro.</p>
<hr />
<p><strong><a href="https://www.amaperbene.it/mela-lappedda/">Mela Lappedda</a><br />
</strong>La lappedda è una piccola varietà rara di mela che viene coltivata nella zona di San Pier Niceto, sulle pendici dei monti Peloritani nella fascia tirrenica. La comunità comprende circa venti produttori; la mela, una volta raccolta, ha una conservazione che non supera i trenta giorni, e viene quindi snobbata dal commercio di massa. Negli ultimi vent’anni, gli alberi di mela sono diminuiti, così come il personale dedicato alla sua coltivazione e il peso sul mercato locale. Negli anni sessanta molte piantagioni sono state sostituite dagli agrumi, che nella zona sono molto più redditizi. Nonostante ciò, chi conosce questa mela e il suo incredibile sapore, la coltiva per autoconsumo.</p>
<p>La mela lappedda ha una forma leggermente schiacciata, un colore giallo paglierino ed è molto profumata; ha un <strong>aroma e sapore straordinari</strong>, soavi e delicatissimi. Con un diametro di circa sei centimetri, è molto piccola con una polpa densa e compatta. La maggior parte è mangiata fresca, ma si può anche mettere in forno. Per conservare questa mela si può ricorrere anche alla trasformazione in mostarde o marmellate, o lasciarla al sole per l’essicazione.</p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<ul>
<li>Il frutto che fece cadere in tentazione Adamo ed Eva è una mela;</li>
<li>La mela è il simbolo della città di New York, appunto soprannominata &#8220;Big Apple&#8221; (&#8220;Grande mela&#8221;);</li>
<li>Secondo la leggenda Guglielmo Tell pose una mela sulla testa del figlio affinché la potesse colpire con una freccia;</li>
<li>Secondo la leggenda una mela cadde in testa a Isaac Newton, ispirandogli la legge di gravitazione universale;</li>
<li>Nel cartone animato di Walt Disney Biancaneve e i sette nani, ispirato all&#8217;omonima fiaba dei fratelli Grimm, Biancaneve cade in un sonno profondo mordendo una mela avvelenata;</li>
<li>Nella mitologia greca il principe troiano Paride diede in premio ad Afrodite una mela d&#8217;oro ritenendo la dea dell&#8217;amore la più bella dell&#8217;Olimpo;</li>
<li>Nella mitologia greca l&#8217;undicesima fatica di Eracle consiste nel cogliere tre mele d&#8217;oro dal Giardino delle Esperidi. Anche nel mito di Atalanta e Melanione compaiono tre mele d&#8217;oro colte dallo stesso giardino;</li>
<li>La Apple Records (&#8220;mela&#8221; in inglese) è la casa discografica inglese fondata dai Beatles nel 1968;</li>
<li>La mela morsa sul lato è il simbolo dell&#8217;azienda statunitense Apple Inc. (il cui nome significa, appunto, &#8220;mela&#8221;) nonché dell&#8217;azienda Mentadent dei Paesi Bassi.</li>
<li>La città kazaka di Almaty deve il suo nome alle mele: in lingua kazaka il nome significa infatti &#8220;posto delle mele&#8221; o &#8220;padre delle mele&#8221;;</li>
<li>Nel manga e anime Spice and Wolf la protagonista Holo, dea del raccolto dalle sembianze di ragazza-lupo, adora le mele e quasi non mangia altro;</li>
<li>Nel manga e anime Death Note il dio della morte Ryuk adora le mele e mangia praticamente solo quelle;</li>
<li>Nella saga cinematografica Pirati dei Caraibi il capitano Hector Barbossa è particolarmente ghiotto di mele verdi, frutto che &#8211; secondo l&#8217;attore Geoffrey Rush &#8211; gli ricorderebbe l&#8217;infanzia trascorsa nelle campagne inglesi;</li>
<li>Alan Turing si suicidò mordendo una mela nella quale aveva iniettato cianuro di potassio, prendendo spunto dalla fiaba di Biancaneve;</li>
<li>La Melevisione è una nota trasmissione televisiva per bambini;</li>
<li>Un noto proverbio riguardante questo frutto afferma che &#8220;una mela al giorno toglie il medico di torno&#8221;, in riferimento alle proprietà benefiche sulla salute dell&#8217;organismo possedute da tale frutto.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/mela-malus-domestica/">Mela | Malus domestica</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">25217</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Pero &#124; Pyrus communis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pero-pyrus-communis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 16:19:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutta]]></category>
		<category><![CDATA[Le Pere]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[acido cumarico]]></category>
		<category><![CDATA[acido gentisico]]></category>
		<category><![CDATA[acido idrossicinnamico]]></category>
		<category><![CDATA[acido siringico]]></category>
		<category><![CDATA[acido vanillico]]></category>
		<category><![CDATA[antocianine]]></category>
		<category><![CDATA[arbutina]]></category>
		<category><![CDATA[beta carotene]]></category>
		<category><![CDATA[catechine ed epicatechine]]></category>
		<category><![CDATA[isoramnetina]]></category>
		<category><![CDATA[kempferolo]]></category>
		<category><![CDATA[lignina]]></category>
		<category><![CDATA[luteina]]></category>
		<category><![CDATA[pera]]></category>
		<category><![CDATA[pere Abate]]></category>
		<category><![CDATA[pere Conference]]></category>
		<category><![CDATA[pere Coscia]]></category>
		<category><![CDATA[pere Guyot]]></category>
		<category><![CDATA[pere Kaiser]]></category>
		<category><![CDATA[pere Max Red Bartlett]]></category>
		<category><![CDATA[pere Spadone]]></category>
		<category><![CDATA[pere Williams]]></category>
		<category><![CDATA[pero]]></category>
		<category><![CDATA[quercetina]]></category>
		<category><![CDATA[zeaxantina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=24905</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nome scientifico del pero è “Pyrus communis”; appartiene alla famiglia delle Rosacee (che annovera mele, ciliegie, pesche, albicocche, susine e mandorle) nativa delle zone centrali e orientali d&#8217;Europa, e delle aree sud-occidentali dell&#8217;Asia, regioni ove è coltivato da moltissimi secoli. Già nell’antichità la pera era considerata un frutto salutare e benefico, a cui venivano &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/pero-pyrus-communis/">Pero | Pyrus communis</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome scientifico del <strong>pero</strong> è “<em>Pyrus communis</em>”; appartiene alla famiglia delle Rosacee (che annovera mele, ciliegie, pesche, albicocche, susine e mandorle) nativa delle zone centrali e orientali d&#8217;Europa, e delle aree sud-occidentali dell&#8217;Asia, regioni ove è coltivato da moltissimi secoli. Già nell’antichità la pera era considerata un frutto salutare e benefico, a cui venivano attribuite particolari proprietà curative: non a torto, dato che anche oggi i nutrizionisti riconoscono alla pera un ruolo privilegiato in un’alimentazione sana e bilanciata.</p>
<p>Il pero è un albero caducifoglio appartenente alla famiglia delle rosacee che può raggiungere un&#8217;altezza di 20 metri; ha foglie di lunghezza dai 2 ai 12 cm che possono variare per forma, colore (verde o argentate) e superficie (liscia o pelosa) a seconda delle varietà. I fiori del pero sono di colore rosa chiaro oppure giallo, con 5 petali. La fioritura del pero avviene comunemente in primavera, a cavallo tra aprile e maggio.</p>
<p>Il pero predilige un clima temperato: cresce pertanto in tutta Europa e può essere coltivato in ogni regione d’Italia, anche se le principali coltivazioni di pere italiane si concentrano nella zona della Pianura Padana e in particolare in Emilia-Romagna. I terreni preferiti dal pero sono quelli più ricchi e profondi, con terre fresche e non sabbiose, possibilmente non calcaree.</p>
<p>La pianta possiede una buona resistenza agli agenti atmosferici e più che il freddo teme la siccità, mentre è bene fare attenzione alle gelate – specialmente a quelle primaverili – e al vento forte: ecco perché è consigliabile scegliere un luogo riparato per piantare un pero.</p>
<p>Quello che chiamiamo “frutto” è in realtà un <strong>pomo</strong>, ovvero il falso frutto che si sviluppa intorno alla parte centrale (il torsolo) contenente i semi. In altre parole, della pera (e lo stesso vale per mele e nespole) apprezziamo molto di più il carnoso ricettacolo florale, mentre tendiamo a scartare l’involucro più fibroso e legnosetto che costituisce in teoria l’unico legittimo erede della fecondazione.</p>
<p>La pera è naturalmente dolce grazie allo zucchero semplice <strong>fruttosio</strong>, ricca di vitamine, sali minerali e fibre (queste ultime soprattutto nella buccia), fonte di micro-nutrienti come acido folico, luteina e beta-carotene, nonché ottima dal punto di vista tecnologico per l’alto contenuto in <strong>pectina</strong>, il gelificante naturale segreto per la <a href="https://www.dissapore.com/cucina/marmellata-fatta-in-casa-15-errori-da-non-fare/">marmellata fatta in casa senza errori</a>. Sana e versatile in cucina, la pera diventa ancora più interessante quando la assaggiamo declinata nelle sue (quasi) infinite espressioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-abate-fetel/"><strong>Pera Abate Fétel</strong></a></h5>
<p>Nota semplicemente come “pera abate”, deve il suo nome all’<strong>Abbé Fétel</strong>, prelato a Chassy-les-Mines nel dipartimento di Rhône in Francia che, secondo tradizione, avrebbe selezionato per primo questo frutto negli orti del suo convento nel XV secolo; tuttavia la <em>prèmiere</em> ufficiale della pera Abate risale al Congresso di Lione del 1876, mentre bisognerà aspettare la prima metà del Novecento per ottenere il via libera alla sua commercializzazione sicura. Evidentemente questa varietà “molto allungata, rugginosa, irregolare” non ispirava granché i botanici dell’epoca. Per giunta era difficile da coltivare, almeno in Francia. In Italia invece ha trovato terreno fertile, soprattutto in Emilia Romagna, a partire dalla fine della seconda Guerra Mondiale. Le fertili pianure formatesi nei millenni intorno al fiume Po si sono rivelate l’habitat di coltivazione ideale di questa varietà di pera, la cui coltivazione si è progressivamente sviluppata nel corso dei decenni fino a fare dell’Italia il principale produttore mondiale di pere Abate Fetel. Abate Fetel oggi è diventata la varietà di pere più amata dagli Italiani.</p>
<p>L’Abate è una <strong>varietà a ciclo autunnale</strong> (settembre-maggio). I frutti hanno forma allungata ed elegante, definita “calebassiforme” dal punto di vista botanico, ma “a collo di cigno” nel lessico comune, proprio per indicare il rapporto particolarmente elevato tra la lunghezza dei 2 assi maggiori, tipica e unica dei frutti di questa varietà speciale. I frutti possono avere misure diverse (da 55 a oltre 85 mm di diametro massimo) e pesi diversi (indicativamente da 150 a oltre 300 g per frutto in relazione al diametro). La buccia sottile ha colore verde ruggine con sfumature rossastre nei punti direttamente esposti al sole; occasionalmente i frutti possono presentare una colorazione rosso-rosata dell’epidermide nelle parti più direttamente esposte al sole. I frutti più verdi sono croccanti e molto succosi. Mano a mano che la buccia assume una colorazione progressivamente più gialla, la polpa – che è succosa, bianca e fine, dal sapore dolce-aromatico – diventa sempre più morbida e fondente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-conference/"><strong>Pera Conference</strong></a></h5>
<p>La pera Conference, considerata una varietà tipica dell’Europa settentrionale, è una varietà tipicamente autunnale dai frutti di medie dimensioni con una forma allungata a fiaschetto, di colore verde chiaro tendente al ruggine; ha polpa color avorio molto dolce, succosa e leggermente acidula, con un gusto molto gradevole. E’ originaria dell&#8217;Inghilterra dove venne selezionata dal floricoltore Thomas Francis Rivers; si distinse fin da subito vincendo il primo premio alla <em>National British Pear Conference</em> del 1895; ha cominciato a diffondersi in Italia intorno al 1950 grazie al clima temperato che ne favorisce la crescita. Per crescere ha bisogno di climi freschi temperati e con il tempo si è adattata particolarmente bene in Belgio e Olanda, mentre detiene il marchio Igp nella regione della Savoia, l’unica dedicata alle pere in Francia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-williams/"><strong>Pera Williams</strong></a></h5>
<p>La Williams è una varietà antica di origine inglese, selezionata alla fine del ‘700 e diffusa in Italia principalmente nella pianura del Po; è fra le più coltivate, più utilizzate per incroci, più trasformate, più antiche. Venne selezionata da tale Williams in Inghilterra nella seconda metà del Settecento e da lì ha fatto il giro del mondo: in Italia la troviamo soprattutto in Trentino Alto Adige e Veneto. La Williams è una varietà estiva disponibile da agosto fino a febbraio. Oltre al colore di fondo della buccia variabile dal verde al giallo in relazione allo stato di maturazione più o meno avanzato – con zone rugginose più o meno estese, si distingue in particolare per la tipica forma “a fiaschetto”. Occasionalmente i frutti possono presentare una colorazione rosso-rosata della buccia nelle parti più direttamente esposte al sole. La polpa è bianchissima e succosa, molto zuccherina e perfetta per sostenere la cottura. La pezzatura dei frutti è media (in genere tra 60 mm e 80 mm di diametro massimo).</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-kaiser/"><strong>Pera Kaiser</strong></a></h5>
<p>Piacque così tanto all’imperatore Alessandro I di Russia, che decisero di rinominarla kaiser in suo onore. Eppure la varietà cui fa riferimento questa pera “aristocratica” è la Beurré Bosc, dedicata (forse più meritatamente) all’agronomo Louis Bosc che per primo la selezionò a inizio Ottocento nel Jardin des Plantes (l’orto botanico di Parigi). Può essere anche chiamata pera imperatore o pera imperatore Alessandro, sempre in relazione alla predilezione dello zar per la pera di origine francese. La Kaiser è infatti una pera francese. Più precisamente, le origini di questa varietà ci portano ad Apremont, un piccolo centro dell’Alta Sassonia da dove proviene il primo esemplare di albero di pera kaiser, nel diciottesimo secolo. La pera Kaiser diffuse prima a Parigi e, successivamente in Europa e nel resto del mondo. Oggi i principali coltivatori di pera Kaiser sono gli Stati Uniti, il Sudafrica e l’Italia, dove è presente nelle zone di pianura con particolare diffusione in Emilia-Romagna e Veneto.</p>
<p>La Kaiser, disponibile da agosto fino alla primavera successiva, si distingue per la forma allungata e il colore della buccia: cannella, tabacco, ruggine, tonaca di frate. In effetti, il colore della pera kaiser varia man mano che il frutto si avvicina alla piena maturazione: quando vengono raccolte, le Kaiser hanno una buccia di tonalità marrone scuro tonaca di frate, che vira fino a raggiungere il giallo ruggine tipico del frutto pronto per il consumo.</p>
<p>La polpa è fine, vagamente granulosa; ha un sapore aromatico, dolce-acido e succoso con molteplici aromi in sottofondo.</p>
<p>Un altro kaiser, l’austriaco Francesco Giuseppe che si dice fosse golosissimo di dolci, l’avrebbe apprezzata tantissimo nell’<em>apfelstrudel</em> al posto delle mele.</p>
<p>I valori nutrizionali della pera Kaiser sono simili a quelli medi delle altre pere, con un elevato contenuto di fibre e di acqua e un ridotto apporto di calorie all’organismo. Le pere Kaiser sono un frutto con molte vitamine (specialmente vitamina C), acido folico e minerali, tra cui soprattutto il potassio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-decana-del-comizio/"><strong>Pera Decana del Comizio</strong></a></h5>
<p>La <strong>Decana del comizio</strong> (o solo “Decana”, o solo “del Comizio”) è una pera tardiva, che viene raccolta nei mesi autunnali. Origina in Francia, ad Angers, ai primi dell’Ottocento, selezionata dal frutteto di proprietà del Comizio Orticolo di Maine-et-Loire. In Italia è coltivata soprattutto nelle zone di Mantova ed Emilia Romagna.</p>
<p>La Decana è una varietà estiva caratterizzata da forma “turbinata”, ovvero tondeggiante e lievemente allungata, buccia verde chiaro che tende al giallo con la maturazione, e picciolo spesso e corto. Ed è proprio da questo che, nella maggioranza dei casi, si riconosce la Decana: si distingue per il tipico sigillo in ceralacca rossa sul picciolo (usata per prevenire l’avvizzimento del frutto nella parte peduncolare e dunque, in assenza di frigoriferi, allungargli la vita) oltre che, in molti casi, per l&#8217;incartamento del singolo frutto. Nel caso della Decana, la ceralacca protegge ulteriormente dal “ferimento” reciproco tra frutti: la polpa è infatti delicatissima, fine, aromatica e succosa, letteralmente “si scioglie in bocca”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-santa-maria/"><strong>Pera Santa Maria</strong></a></h5>
<p>La Santa Maria è una varietà estiva tutta italiana: ottenuta dall’incrocio tra Williams e Coscia, venne selezionata per la prima volta a Firenze nel 1951. La pera Santa Maria ha avuto una rapida diffusione al di fuori dei confini della sua regione natia, dapprima nel fecondo clima della pianura dell’Emilia-Romagna, poi progressivamente in tutta l’Italia centro-meridionale. Il motivo del nome “pera Santa Maria” è riconducibile alla devozione del suo scopritore, l’agronomo Alessandro Morettini, il quale decise di dedicare la nuova varietà di pera da lui creata a Santa Maria Goretti.</p>
<p>Le pere Santa Maria hanno dimensioni medio-grosse (180 gr), sode e resistenti, aspetto piriforme; la buccia è di colore verde tendente al giallo con la maturazione e con la possibile presenza sia di lenticelle di colore verde-giallo, con ombreggiature rosate, sia di arrossamenti sulle zone della buccia più esposte al sole. La polpa è bianca e croccante, molto fresca e poco acidula, perfetta per dissetarsi o da abbinare alle spezie in un dolce leggero come le trecce di sfoglia con pere e zenzero. Il sapore di questa varietà estiva è piacevole, zuccherino e succoso, con note aromatiche diffuse e un lieve sentore acidulo. Nonostante la dolcezza si tratta di un frutto con poche calorie e un ottimo contributo in termini di valori nutrizionali: fibre, vitamine e sali minerali sono presenti in abbondanza anche nella pera Santa Maria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-coscia/"><strong>Pera Coscia</strong></a></h5>
<p>La “<strong>coscia</strong>” è una varietà precoce estiva di piccole dimensioni, liscia, soda, succosa; la buccia ha colore verde chiaro mentre la polpa è bianchissima e granulosa, dolce e profumata.</p>
<p>La coscia è una varietà di pera che viene coltivata in Sicilia (per lo più nella zona che si estende dall’area di Catania a quella di Agrigento); è una delle produzioni più rinomate; è colta precocemente ed è tipica del periodo estivo. Viene infatti raccolta a partire dal mese di luglio e la si può trovare in commercio fino all’autunno.</p>
<p>Le sue dimensioni sono piuttosto ridotte, è di colore verde al raccolto e diventa gialla una volta che ha completato il processo di maturazione.</p>
<p>La sua buccia è sottile e, solitamente, la parte maggiormente esposta al sole assume un colorito rosato con sfumature che arrivano fino al rosso intenso.</p>
<p>Divenne popolare durante il periodo rinascimentale in Toscana, con la dinastia dei Medici, a Firenze.</p>
<p>Venne così chiamata dagli antichi perché la sua piccola forma tonda ricordava la bellezza delle curve femminili, e non è difficile identificarla con il nome di “<strong>coscia di monaca</strong>&#8220;.</p>
<p>Questo frutto richiede una grande quantità di acqua per svilupparsi al meglio, motivo per cui spesso gli alberi di pero vengono piantati in prossimità di fiumi. Viene solitamente innestata sul cotogno.</p>
<p>La coscia è una delle pere più pregiate che si possano trovare, poiché ricca di molti aspetti positivi, come il colore acceso, il sapore intenso, la croccantezza e la coltivazione realizzata completamente al naturale, evitando pesticidi o fertilizzanti commerciali.</p>
<p>Una singola pera può arrivare a pesare al massimo 200 grammi; la polpa è bianca e moderatamente granulosa, estremamente succosa; il suo sapore, delicato e dolce, si abbina in modo perfetto ai formaggi stagionati, come il pecorino e la tuma. La pera coscia può essere persino cotta, in accompagnamento ad altri alimenti o da sola.</p>
<p>Quando acerba (ossia appena colta), il suo gusto è lievemente acidulo; se matura, ha un sapore più zuccherino. In entrambi i casi è consigliato conservarle in frigo, vista la loro delicatezza e di riportarle a temperatura ambiente prima di mangiarle.</p>
<p>La coscia, come qualsiasi altra pera, ha un apporto calorico molto basso, al massimo sessanta calorie; è ricca di nutrienti ed è in grado di dare un buon senso di sazietà; contiene molto potassio e vitamina C, ha proprietà antiossidanti, è ricca di fruttosio e di fibre, che migliorano la digestione e le funzioni intestinali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-guyot/"><strong>Pera Guyot</strong></a></h5>
<p>La Guyot è una pera estiva di medie dimensioni consumata nel periodo tra luglio e agosto; è una pera di origine francese: secondo gli esperti la sua nascita si colloca intorno alla metà dell’800, ad opera del vivaista transalpino Charles Baltet. Tuttavia questa pera porta un nome diverso da quello del suo scopritore: quello di Jules Guyot, medico e fisico francese noto soprattutto per aver messo a punto il sistema Guyot di allevamento e potatura della vite, ma molto attivo anche come vivaista a tal punto che i suoi connazionali gli dedicarono un frutto tutto suo. Per questo motivo esistono diverse varianti del nome della pera Guyot, che è conosciuta anche come pera <strong>Jules Guyot</strong> e <strong>pera Dr. Guyot</strong>. Nei paesi di lingua spagnola si è diffusa la denominazione di <strong>Limonera</strong>, in virtù del suo aspetto per certi versi simile a quello di un limone, mentre solo in Nord America è attestata la presenza della versione <strong>pera French Bartlett</strong>, che in qualche modo rende giustizia al suo creatore.</p>
<p>La pera Guyot è il frutto di un pero piuttosto rustico, particolarmente resistente ai fenomeni atmosferici, ai climi rigidi e agli attacchi dei parassiti ed è pertanto molto diffuso nei frutteti famigliari come <strong>pero domestico</strong>: a questa buona resistenza della pianta si deve anche la rapida diffusione della Guyot in Italia, nel secolo scorso. La fioritura nel mese di aprile è la premessa per la raccolta delle pere Guyot a partire da luglio, mentre la maturazione si completa ad agosto; per questo motivo viene anche chiamata Williams precoce dal momento che anticipa di qualche settimana il periodo di maturazione e raccolta delle pere Williams.</p>
<p>L’affinità con la pera Williams non si limita alle tempistiche di coltivazione, ma riguarda anche l’aspetto esteriore. La pera Guyot, proprio come la Williams, è caratterizzata da una buccia color verde chiaro con la presenza di lenticelle, che progressivamente con la maturazione tende a virare al giallo e può presentare degli arrossamenti nelle parti maggiormente esposte al sole. La forma della Guyot è allungata con base più o meno allargata, mentre la dimensione dei singoli frutti è media.</p>
<p>Diversa dalla Williams è invece la polpa della Guyot: non tanto per il colore bianco-giallo quanto piuttosto per la consistenza maggiormente granulosa. Il sapore è piacevolmente dolce, succoso e zuccherino, perfetto per il consumo fresco ma anche per preparare confetture e frullati, con un piacevole bouquet di profumi. La pera Guyot possiede ottime proprietà nutritive: come tutte le pere è ricca di fibre (soprattutto nella buccia) è fonte di vitamine e contiene zuccheri che non provocano picchi glicemici, inoltre fornisce all’organismo un elevato apporto di potassio, un minerale molto prezioso che agisce a livello della contrazione muscolare e quindi può supportare l’alimentazione degli sportivi pre e post allenamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-nashi/"><strong>Pera Nashi</strong></a></h5>
<p>La Nashi è la varietà di pera asiatica (<em>Pyrus pyrifolia</em>) più nota in Occidente. Nonostante il nome giapponese, che peraltro significa proprio “pera”, la Nashi è originaria della Cina centrale. Le differenze con la nostra <em>Pyrus communis</em> sono piuttosto evidenti: non cresce su un albero ma su un arbusto, ha forma tipicamente tonda e la consistenza di una mela, ma il sapore inconfondibile della pera.</p>
<p>Il nashi o pero giapponese (nome scientifico <em>Pyrus pyrifolia</em> (Burm.f.) Nakai, 1926) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rosacee, il cui frutto è comunemente conosciuto anche come <strong>pera-mela</strong> o <strong>pera asiatica</strong>. È molto conosciuto in oriente, dove è coltivato da molti secoli.</p>
<p>La pera Nashi è il frutto di una pianta la cui altezza raggiunge, in media, i 5 metri. Il periodo della fioritura di questo albero da frutto è particolarmente affascinante. I suoi piccoli fiori bianchi donano un tocco di poesia al paesaggio e, in passato, sono stati fonte di ispirazione per poeti ed artisti. Le foglie dell’albero da frutto del Nashi sono di un colore verde intenso, con nuance che variano dal verde più chiaro a quello più scuro. La sua ramificazione è ben strutturata usando l’impalcatura a “palmetta”, e i frutti prodotti sono caratterizzati da una forma che varia a seconda della varietà. Il Nashi, a differenza della stragrande maggioranza della frutta, è raccolto quando è già maturo e pronto al consumo.</p>
<p>Al tatto delicato, la buccia delle pere Nashi assume colorazioni differenti a seconda della varietà. Al di sopra di essa non passano inosservati una serie di puntini (lenticelle), caratteristica che li identifica da oltre 3000 anni.</p>
<p>Croccante, ma al contempo delicato, il Nashi è un frutto dissetante, fresco, dal sapore unico; ha una polpa dolce e saporita; per gustare a pieno tutto il sapore unico di questo frutto, si consiglia di consumarlo “al naturale”, fresco di frigorifero. E’ un frutto ricco di magnesio, potassio, fosforo, sodio, ferro, calcio, zinco, rame e manganese. Ha un basso contenuto calorico: a 100g di Nashi corrispondono circa 51 Kcal.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-max-red-bartlett/"><strong>Pera Max Red Bartlett</strong></a></h5>
<p>La Max Red Bartlett non è altro che la mutazione rossa della Williams a cui deriva, ma dalla quale si distingue facilmente per la colorazione rossa striata estesa a zone più o meno ampie della buccia. Per capire il grado di maturazione basta osservare la sfumatura della buccia: più la pera è matura, più il rosso cupo e compatto si fa slavato e aranciato, così come le striature passano da una colorazione tendenzialmente verde ad una sempre più gialla. Mano a mano che il colore della buccia varia nel modo sopra descritto, la polpa da croccante e compatta, diventa morbida e aromatica con sentori speziati. Non a caso, la Max Red Bartlett è <strong>particolarmente apprezzata per le qualità organolettiche</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista botanico la forma dei frutti di Williams è definita “piriforme”, ma “a fiaschetto” nel lessico comune, con un rapporto tipicamente &lt; 1,5 tra la dimensione dei 2 assi del frutto. La pezzatura dei frutti è medio-piccola (in genere tra 55 mm e 75 mm di diametro massimo).</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-rosada/"><strong>Pera Rosada</strong></a></h5>
<p>La Rosada è una pera piccola, ma molto compatta e soda, dalla forma tonda e colore giallo-rosato della buccia; questa particolarità del suo aspetto la rende particolarmente invitante, specialmente in cucina dove è utilizzata spesso e volentieri per guarnire dolci a base di pere; per questo motivo è la regina dei dolci da forno. Oltre al colore della buccia, l’altra sua caratteristica peculiare è la consistenza della polpa: si tratta infatti di una delle pere più croccanti, se consumata quando non è troppo matura. La croccantezza della pera Rosada si accompagna tuttavia a una sorprendente dolcezza, che rende il frutto decisamente appetibile al palato, e a una spiccata succosità che le impedisce di essere percepita come troppo asciutta in bocca. Grazie a queste speciali proprietà organolettiche, la Rosada riesce a distinguersi come una pera del periodo invernale dolce e croccante, capace di resistere alle alte temperature nelle preparazioni culinarie e di prolungare la propria durata per diversi mesi se conservata correttamente.</p>
<p>La pera Rosada si chiama così a causa del colore della buccia, che con la maturazione tende ad assumere tinte che dal giallo-verde tendono al rosso, ottenendo così in un effetto cromatico simile al rosa. Si tratta di una varietà di pera autunnale che è coltivata soltanto in alcune zone e mai intensivamente; nonostante la messa a frutto piuttosto rapida e ricca, infatti, il pero Rosada è spesso incostante e non garantisce una resa sicura e prolungata nel tempo.</p>
<p>Il periodo di maturazione della pera Rosada coincide con la prima parte dell’autunno: solitamente i frutti sono pronti per il consumo a partire dal mese di ottobre e possono essere conservati anche fino a marzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-madernassa/"><strong>Pera Madernassa</strong></a></h5>
<p>Da ottobre in poi nei mercati della provincia di Cuneo in Piemonte i banchi si riempiono di cassette colme di pere, piccole, dure e di color verde-ruggine. Sono i frutti della Madernassa, varietà tipica del Roero che peraltro dà il nome a un noto ristorante stellato della zona. Questa pera rustica darà del filo da torcere ai vostri denti: la consistenza è croccante all’inverosimile e il gusto della polpa, sebbene dolce, può avere punte astringenti mica male. Per queste ragioni si consuma tradizionalmente cotta, preferibilmente nel vino caldo speziato. La Madernassa è Prodotto Agroalimentare Tradizionale piemontese ed è registrata nell’Arca del Gusto Slow Food.</p>
<p>La pera Madernassa è una varietà originaria del Roero<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, da sempre considerata un vanto per la cucina tradizionale locale. Come molte specie autoctone è rimasta a lungo sconosciuta ai più, con un utilizzo limitato ai contadini locali che la apprezzavano per la sua croccantezza e per l’impreziosimento aromatico dato dalla cottura, sia nel vino che al forno.</p>
<p>I primi passi verso il suo riconoscimento ufficiale avvengono nel 2015 a Guarene, quando un gruppo di giovani produttori e imprenditori locali decide di fondare il “<strong>Consorzio per la valorizzazione e la tutela della Pera Madernassa di Guarene e del Roero</strong>”. Il Consorzio, costituito da 28 soci provenienti da Alba e da 22 comuni del Roero, ha come scopo la promozione del prodotto e l’agevolazione del commercio interno e di esportazione. È formato prevalentemente da giovani imprenditori agricoli che si impegnano a vigilare sulla produzione, sulla conservazione e sul commercio, attraverso un disciplinare che vieta l’utilizzo di diserbanti chimici e riduce il numero di trattamenti per alcuni principi attivi.</p>
<p>Oggi sono ben noti i molti utilizzi di questa varietà, in particolare apprezzata per la <strong>produzione di sidro</strong>, ma anche per i molti dessert della tradizione.</p>
<p>Ogni anno, nel mese di Ottobre, il paese di Guarene fa da teatro alla “<strong>Festa della Pera Madernassa</strong>“, tre giorni dedicati alla valorizzazione di questo frutto unico.</p>
<p>La varietà prende il nome dall&#8217;omonima frazione di Vezza d’Alba, località molto vicina ad Alba, capitale delle Langhe e alle porte del Roero. È in questa terra infatti che cresce la pianta madre, originatasi a fine 1700 circa nella proprietà di Cascina Gavello. Inizialmente chiamata pera “Gavello” diviene in seguito la “Madernassa”, per omaggiare le colline in cui la varietà cresce al meglio. Sebbene sia possibile consumarla cruda una volta matura, i contadini di queste terre hanno ben presto scoperto quanto fosse adatta alla cottura, in particolare nell’ottimo vino rosso locale. La polpa sprigiona infatti tutti i suoi aromi una volta cotta, preservando croccantezza e compattezza, suoi tratti distintivi. Sempre grazie alla sua croccantezza questa pera si presta anche a molte altre ricette, tra cui la confettura, le tradizionali mostarda e “cognà”, le molte versioni di torta, i liquori e in particolare i deliziosi risotti di Madernassa e formaggio…  Queste pere sono poco caloriche (30-35 kcal per 100 g), ricche di fibra insolubile e contengono una discreta quantità di potassio. Hanno un indice di sazietà piuttosto elevato e sono quindi indicate come snack pomeridiano o alla fine di un pasto leggero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-martin-sec/"><strong>Pera Martin Sec</strong></a></h5>
<p>La pera Martin Sec è un&#8217;antica cultivar di pera parte dell&#8217;<em>Arca del Gusto di Slow food </em>e <strong>prodotto tradizionale piemontese (P.A.T.), segnalata tra le &#8220;Pere tradizionali cuneesi adatte alla cottura</strong>&#8220;.</p>
<p>Il pero di Martin Sec è rustico e un tempo era coltivato per la sua robustezza. I primi documenti che attestano la sua presenza in Francia sono del XVI secolo: nel 1530 venne censita da C. Estienne. Dopo un lungo periodo di abbandono sta vivendo una riscoperta.</p>
<p>La Martin Sec ha forma piriforme, è di piccola pezzatura e dalla buccia sottile, marrone e con faccia arrosata dal sole. La polpa è gialla-crema e leggermente granulosa, croccante e soda. Il sapore è dolce e aromatico. Si tratta di un prodotto tardivo, tanto che il nome di questa varietà in francese è <em>Martin Sec d&#8217;Hiver</em>: in realtà, la raccolta si svolge solitamente da metà ottobre a metà novembre, ma il frutto matura durante la conservazione in fruttaio. Il frutto è utilizzabile da cuocere a partire da due settimane dalla raccolta, in generale matura tra dicembre e fine aprile in fruttaio.</p>
<p>In Italia è diffusa soprattutto in Trentino e in Piemonte.</p>
<p>Questa pera è ottima per la cottura, al forno o bollita, e da alcuni è considerata addirittura la miglior varietà di pera da cuocere in assoluto: viene usata nella cucina tradizionale piemontese per la preparazione di timballi e <strong>cognà</strong>, confetture o nella tipica ricetta delle pere al vino rosso.</p>
<p>Stessa regione, stessa provincia: rimaniamo a Cuneo per assaggiare un’altra varietà pescata dall’Arca del Gusto Slow Food, la <strong>Martin Sec. Piccola</strong> e color ruggine tendente al rosso, ha polpa compatta e granulosa, molto aromatica, dolce e leggermente tannica. Si tratta della classica pera da cuocere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-passacrassana/"><strong>Pera Passacrassana</strong></a></h5>
<p>La <strong>pera Passacrassana</strong> è una varietà tipicamente invernale; ha origini francesi che risalgono all’Ottocento. Il primo a selezionarla fu Louis Boisbunel, al quale si deve anche il debutto ufficiale di questa qualità, presentata nel 1855. Il suo nome molto particolare ha anch’esso provenienza francese: il significato di Passacrassana – termine con cui è stato italianizzata la denominazione originaria “passe-crassane” – è strettamente legato alla terra d’origine di questa pera, dal momento che molto probabilmente è una derivazione dal nome di un piccolo villaggio della Nuova Aquitania, nell’ovest del Paese, di nome Crazannes. Qui, secondo gli studiosi, furono coltivati inizialmente i frutti di questa varietà.</p>
<p>Come molte altre tipologie di pera di importazione francese, anche la Passacrassana fu introdotta con successo in Italia nel secondo Dopoguerra e largamente coltivata in Emilia-Romagna, salvo poi essere progressivamente abbandonata a favore di altre varietà oggi molto diffuse. Quando era molto diffusa, la Passacrassana era la <strong>pera autunnale</strong> più coltivata in Francia: il suo periodo di raccolta inizia intorno alla metà di ottobre. Può essere subito consumata come <strong>pera da tavola</strong> al momento della maturazione, oppure può essere conservata in fruttaio dove matura più lentamente per essere disponibile nei mesi invernali: in questo caso si usa come <strong>pera da cottura</strong>.</p>
<p>Il frutto ha forma tondeggiante, buccia spessa di colore giallo e polpa granulosa, dolce e aromatica. È particolarmente apprezzata cotta o in marmellata: il nostro suggerimento? Provatela come ripieno della torta frangipane, il dolce di frolla profumato di mandorla che si sa, con la pera va d’accordissimo.</p>
<p>La forma della pera Passacrassana non è quella tipica di molte varietà di pere, ma ha un aspetto più tondeggiante e sferico, per certi versi simile a una mela; anche le sue dimensioni sono piuttosto grosse e ne fanno un frutto di pezzatura elevata. Il picciolo è pronunciato e allungato, la buccia è spessa e di colore verde che tende al giallo con la maturazione, assumendo una tipica rugginosità nella parte più alta. Dal punto di vista cromatico, esiste anche una versione rosa della pera Passacrassana, che presenta una tonalità ruggine su tutta la superficie.</p>
<p>La polpa invece è di colore bianco, ha consistenza granulosa e un intenso profumo che ricorda quello delle rose. La Passacrassana è una pera dal sapore dolce e aromatico, che si fa apprezzare sia per il consumo fresco in abbinamento a piatti e alimenti salati come carni e formaggi (scopri i migliori abbinamenti con le pere), sia cotta in forno, accompagnata dalle spezie tipiche dei mesi invernali come la cannella.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-nobile/"><strong>Pera Nobile</strong></a></h5>
<p>La <strong>pera nobile</strong> è una cultivar italiana ovvero un frutto antico autoctono dell&#8217;Emilia-Romagna centro-occidentale. In provincia di Parma la sua presenza è attestata già dal XVIII secolo, in alcuni affreschi dipinti in provincia di Parma già prima del 1700, in particolare nel Castello di Torrechiara e nella Rocca di San Secondo. Nell&#8217;antico Ducato di Parma Piacenza e Guastalla la coltivazione si sviluppò soprattutto nel XIX secolo durante il periodo di Maria Luigia d&#8217;Austria, nata a Vienna e che abituata agli accostamenti agro-dolci, ne apprezzò le caratteristiche e contribuì alla sua diffusione.</p>
<p>La pianta è vigorosa e si adatta bene ai terreni, anche in condizioni di siccità e altitudine elevata. Il frutto ha forma conica, buccia giallo-verde con sfumature rosso–rosate, polpa bianca e profumata; ha un peso medio di 80 grammi. La sua consistenza permette al frutto di conservarsi durante i mesi invernali. La Nobile matura fra ottobre e novembre, giusto in tempo per essere cotta e trasformata in mostarda: costituisce infatti il ripieno tipico del <strong>tortel dols</strong>, piatto tipico della bassa parmense dal caratteristico sapore agro-dolce che la tradizione fa risalire ai tempi in cui Maria Luisa Asburgo regnava sul Ducato di Parma.</p>
<p>Nella tradizione gastronomica popolare sia di montagna sia di pianura era molto apprezzata cotta con il vino, con le castagne e con le patate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-picciola-del-monte-amiata/"><strong>Pera Picciòla del Monte Amiata</strong></a></h5>
<p>La Picciòla è una tra le varietà di pere più antiche e rare, che cresce solo in provincia di Siena, sulle pendici del Monte Amiata, tra i comuni di Abbadia San Salvatore e Vivo d’Orcia,</p>
<p>e di cui esistono oggi pochi esemplari di alberi, ma tutti molto antichi.</p>
<p>Dal 2009 è un <strong>Prodotto Agro-alimentare Tradizionale della Regione Toscana</strong>.</p>
<p>La pera picciola è una varietà autunnale, si raccoglie fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Dura e resistente, si distingue per le dimensioni molto piccole, il colore verde ruggine della buccia e la polpa bianca e consistente. La maturazione è tardiva e avviene a partire dal mese di gennaio, se conservate in ambienti con presenza di calore, oppure da aprile, se la maturazione è condotta più lentamente (un antico metodo contadino consisteva nel far maturare le pere nella paglia). Le pere Picciole hanno consistenza granulosa e sono piuttosto dure, pertanto vengono consumate solo previa cottura: le popolazioni contadine erano solite mangiare le pere lessate insieme alle castagne, oppure le utilizzavano come ingredienti per vari piatti.</p>
<p>La Picciola è una pera che cresce ad altitudini elevate, sempre al di sopra dei 900 metri di quota. Si tratta di una pera molto resistente alle malattie più diffuse che colpiscono i peri e agli attacchi di insetti o di elementi patogeni (scopri le malattie più comuni delle piante di pere); inoltre il pero della Picciola, riconoscibile per le tipiche venature a candelabro della foglia, ha una produttività molto elevata e non necessita di cure particolari: non deve nemmeno essere potato e non richiede l’impiego di trattamenti antiparassitari. Bastano queste peculiarità per spiegare il successo di questo tipo di pera presso le popolazioni contadine del passato, cui il pero Picciolo garantiva una costante fornitura di frutti che potevano essere consumati lungo tutto l’arco dell’anno.</p>
<p>La pera picciola si chiama così (con l’accento sulla “o”) non per le dimensioni ridotte del frutto (il peso medio di una pera picciola si aggira intorno ai 60 g), bensì per quelle elevate del picciolo: la lunghezza del peduncolo può arrivare infatti a superare i 50 millimetri. Ricostruire la storia della pera Picciola non è affatto semplice, perché si tratta di una varietà molto antica, le cui origini si perdono nella notte dei tempi e della quale non c’è traccia nei principali trattati di botanica del passato (Gallesio non la menziona): si può pertanto ipotizzare che già nei secoli scorsi questa varietà di pera fosse abbastanza rara, o comunque concentrata in poche zone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-cocomerina/"><strong>Pera Cocomerina</strong></a></h5>
<p>Pera briaca, pera Cocomera o meglio ancora, date le dimensioni mignon, pera Cocomerina: sono i nomignoli graziosi con i quali si definisce la piccola pera coltivata ancora sull’Appennino Cesenate. Il nome si riferisce alla polpa che, nel raccolto più tardivo, assume un intenso colore rosso, di cocomero. La buccia è verde e la polpa ha un colore più intenso al centro del frutto, mentre vicino ai semi diventa di un rosa brillante. La forma è ovoidale, piuttosto piccola, tanto che il peso del frutto varia da 20 a 60 grammi. Ha due periodi di raccolta, estivo a fine agosto e tardivo a fine ottobre. In entrambi i casi la Cocomerina va consumata il più in fretta possibile: è infatti estremamente delicata e il rischio è che, con il tempo, sapore e aroma si perdano completamente.</p>
<p>Dagli anni Cinquanta anche in Italia si è sviluppata la frutticoltura intensiva, basata su frutteti specializzati e, poco alla volta, le vecchie varietà sono diventate un ricordo: del patrimonio varietale esistente tra Seicento e Settecento, dipinto dal pittore mediceo Bartolomeo Bimbi, che contava 115 tipi diversi di pera, ne sono giunti a noi solo 17. Ma in alcune zone, come nell’Appennino Cesenate, e in particolare nella località Le Ville di Montecoronaro, e altre aree dei comuni di Verghereto e Bagno di Romagna (provincia di Forlì-Cesena). qualcosa si è salvato.</p>
<p>Dolce e molto profumata, dal vago sentore moscato e di sorba, la Cocomerina si conserva per poco tempo ed è molto sensibile alla ticchiolatura. Due i periodi di raccolta: le prime maturano alla fine di agosto, le tardive si raccolgono alla fine di ottobre. Entrambe vanno consumate subito, al momento della raccolta, quasi prima che cadano, altrimenti si perdono molte delle loro caratteristiche organolettiche. Data la particolare aromaticità e la fragilità del frutto, che ne rende difficile la commercializzazione, la pera Cocomerina si presta molto bene alla trasformazione in marmellate o alla conservazione in sciroppo.</p>
<p>Come tutte le antiche varietà di frutti, le Cocomerine erano coltivate essenzialmente per il consumo familiare, selezionate nel tempo dai contadini in funzione dell’ambiente e dell’utilizzo. Oggi si trovano ancora alcuni alberi sparsi nelle campagne dove la vocazione principale è quella zootecnica e l’attenzione è tutta rivolta ai foraggi.</p>
<p>Per valorizzare e incrementare la coltivazione della pera Cocomerina si è costituita un’associazione che, creando una rete di tutti i coltivatori presenti sul territorio, si occupa di raccogliere ogni anno il raccolto, di commercializzarlo e trasformarlo in confetture e conserve, realizzate con ingredienti rigorosamente naturali. Tra le attività c’è il censimento di tutte le piante esistenti, la sistemazione delle piante inselvatichite, l’assistenza ai coltivatori e la realizzazione di un campo didattico-sperimentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-spinelli/"><strong>Pera Spinelli</strong></a></h5>
<p>La <strong>pera Spinelli</strong>, detta in dialetto siciliano &#8220;<strong>pira spinieddi</strong>&#8220;, è una varietà di pera che si coltiva nel territorio sud-orientale della Sicilia, ovvero nell&#8217;estesa area dell’Etneo in provincia di Messina.</p>
<p>Matura intorno alla terza decade di ottobre e si conserva in cantina nelle tipiche “pennule” (collane di frutti legati con lo spago a due a due) fino alla primavera successiva.</p>
<p>I frutti, dalla caratteristica forma di una &#8220;pera&#8221;, ma dall&#8217;aspetto tozzo, hanno il peduncolo lungo e legnaceo; hanno dimensioni medio-piccole, con buccia verde a chiazze rosse e polpa bianca e molto compatta, dura; non è molto succosa, ma è dolce e delicata, con un lieve retrogusto aspro. La raccolta delle pere Spinelli coincide con l&#8217;autunno inoltrato, quando non ha ancora raggiunto la piena maturazione.</p>
<p>La Spinelli si consuma quasi esclusivamente bollita in acqua o mosto d’uva: viene poi trasformata in canditi o usata come ingrediente per preparazioni tipiche come coniglio in agrodolce e stoccafisso alla ghiotta messinese. Una specialità tipica della tradizione artigianale locale preparata con questo frutto è la &#8220;<strong>marmellata di pere spinelli</strong>&#8220;.</p>
<p>Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la pera spinelli nella lista dei <strong>Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sicilia (PAT)</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-signora-della-valle-del-sinni/"><strong>Pera Signora della Valle del Sinni</strong></a></h5>
<p>Un altro piccolo Presidio Slow Food per una piccola, grande regione: la Basilicata. La Signora della Valle del Sinni è la varietà di pera locale coltivata nel territorio del Metapontino (che comprende i comuni di Nova Siri, Rotondella, Valsinni, San Giorgio, Tursi e Colobraro) fin dal Settecento. Raccolta a partire da luglio, ha buccia gialla con screziature rosso intenso e polpa bianca e profumata. Sprigiona una forte intensità aromatica e una infinita dolcezza in fase di maturazione. Queste peculiarità le hanno fatto acquisire di diritto la denominazione di “Signora”. Oltre ad essere ottima come frutto fresco, è eccezionale la sua resa sotto forma di confettura, essiccata o sotto spirito, e cotta, impiegata nei prodotti da forno, come i biscotti.</p>
<p>La modernizzazione delle colture, purtroppo, sta portando alla scomparsa delle pere nel Metapontino, coltivate oramai solo in alcune aree marginali, dove gli agricoltori e i pastori hanno innestato peri selvatici con ecotipi locali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-martinone/"><strong>Pera Martinone</strong></a></h5>
<p>Le pere tradizionali piemontesi sono molto numerose e spesso di origine molto antica. Tra le varietà più famose, tutte legate l’una all’altra non solo a livello geografico ma anche per una probabile origine comune, ci sono la <strong>pera Martin Sec</strong>, la <strong>pera Supertino</strong>, la <strong>pera Martin Dobi</strong> e anche la pera Martinone.</p>
<p>La pera Martinone è una varietà di pera ottenuta negli anni ’20 del Novecento in provincia di Cuneo, più precisamente a Bagnolo Piemonte, e secondo la tradizione il suo scopritore fu tale Marconetto. Altri nomi della pera Martinone sono <strong>pera Bagnola</strong>, <strong>pera Cannellina</strong> tonda e – appunto in relazione a chi per primo la selezionò – <strong>pera Marconetto</strong>. Le origini del nome Martinone sono legati alla sua dimensione: si tratta infatti di un accrescitivo di Martin, proprio perché veniva considerata una variante più grossa della pera Martin Sec.</p>
<p>La pezzatura della pera Martinone mediamente può arrivare a misurare 65 millimetri di altezza e 70 di larghezza, assumendo quindi una particolare forma panciuta. Il colore della buccia è giallo opaco, spesso rugginoso lungo tutta la superficie, il picciolo è piuttosto corto mentre la polpa è biancastra, dolce e aromatica, di consistenza granulosa. Il sapore della Martinone è aromatico e di grande dolcezza: per questo motivo tale varietà di pera è consumata spesso come frutto fresco, ma molto più frequentemente viene utilizzata come pera da cuocere, anche se considerata di qualità inferiore rispetto alle altre pere da cuocere piemontesi come la Madernassa e la stessa Martin-Sec.</p>
<p>In passato la coltivazione della pera Martinone era molto diffusa in Piemonte in particolare nella zona pedemontana della provincia di Cuneo, dal Monregalese al Saluzzese e si coltivava fino agli 800 metri di quota. Oggi invece le Martinone sono coltivate in pochi esemplari e sono inserite nell’Arca del Gusto della fondazione Slow Food insieme ad altri frutti a rischio estinzione. Il pero Martinone ha il vantaggio di essere piuttosto produttivo e di offrire una buona resistenza alla ticchiolatura (scopri di più sulle principali malattie del pero), l’epoca di raccolta si colloca a metà ottobre: è quindi una tipica pera autunnale, la cui maturazione avviene nel periodo invernale (dicembre-marzo) ed è quindi disponibile fino alla primavera inoltrata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-spadona/"><strong>Pera Spadona</strong></a></h5>
<p>L’Emilia Romagna detiene il primato assoluto in Italia nella produzione di pere. Oltre alla quantità, le qualità qui coltivate sono innumerevoli: fra queste molte sono cultivar rare e/o antiche, tutelate come P.A.T. o registrate da Slow Food. Prendete la <strong>Spadona di Forlì</strong> Cesena ad esempio: varietà estiva poco propensa alla conservazione, così effimera che si è meritata un posto nell’Arca del Gusto. Ha frutti piriformi medio-piccoli, buccia verde chiaro con sfumature rossastre e polpa bianca e granulosa. Il sapore è dolce e leggermente acidulo, fresco ed equilibrato. Per assaggiarla bisogna fare in fretta: raccolta in agosto, non resiste più di 20 giorni, anche in frigo.</p>
<p>La <strong>pera Spadona di Salerno</strong> è coltivata da secoli nella zona dei Picentini, nel Salernitano e da qui, a partire dagli anni &#8217;50, si è diffusa anche nella Piana del Sele; è considerata la migliore cultivar di pero campana ed alimenta un discreto mercato che va anche oltre i confini regionali. La pera Spadona è una pera di dimensione media e colore verde, con il lato esposto al sole che tende al rosato, ed una polpa particolarmente succosa e saporita. Tende a maturare in estate inoltrata e la sua commercializzazione si protrae fino a Natale. Purtroppo, per la crisi che attraversa la pericoltura meridionale oggi la coltivazione è concentrata solo nelle aree collinari dei Picentini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-volpina/"><strong>Pera Volpina</strong></a></h5>
<p>La coltivazione della pera Volpina è presente in Romagna da oltre un secolo e in passato era molto diffusa; si tratta di un tipo di pero molto rustico che cresce spontaneamente adattandosi sia sui terreni freschi e fertili sia su quelli più aridi. La zona di maggiore diffusione delle pere Volpine è quella collinare e appenninica della provincia di Ravenna e della valle del Lamone dove, oggi, si celebra la <strong>sagra della Pera Volpina</strong> a Brisighella dedicata proprio alla specialità locale.</p>
<p>La pianta della pera Volpina è un albero di buona vigoria, resistenza e longevità: proprio per queste sue caratteristiche il pero volpino si può trovare ancora oggi impiantato all’interno dei vigneti in Romagna, dove veniva anticamente utilizzato come sostegno per le viti. La Volpina inoltre è una varietà di pera autunnale – l’epoca di raccolta è fine ottobre – e i frutti si conservano per tutto l’inverno: ecco perché il menu contadino dei secoli passati ne era ricco.</p>
<p>La pera Volpina si presenta come un frutto rustico, dalla buccia spessa e ruvida, che cresce a grappolo e ha dimensioni ridotte, raggiungendo al massimo i 100 grammi di peso. La buccia è di color ruggine e la polpa è estremamente granulosa, poco succosa e dura anche a maturazione completa: anche il sapore della Volpina, oltre che il suo aspetto, è poco invitante, poiché risulta piuttosto aspro e legnoso. Questo spiega perché da sempre questa varietà di pere viene consumata esclusivamente previa cottura. Il consiglio è quello di assaggiarla intera con la buccia, ben stufata nel Sangiovese aromatizzato con cannella, alloro e chiodi di garofano.</p>
<p><strong>La pera Volpina è una specialità riscoperta</strong>: rientra a pieno titolo fra i cosiddetti frutti dimenticati, ovvero colture di antica tradizione che sono state progressivamente abbandonate con l’avvento delle varietà più commerciali.</p>
<p>Il nome di pera Volpina deriva dalla tradizione popolare e le ipotesi sulla sua origine sono molteplici: c’è chi sostiene che si riferisca al colore marrone della buccia che ricorda il manto delle volpi, mentre secondo altri il frutto sarebbe prediletto proprio da questi animali che se ne cibano in abbondanza.</p>
<p>La pera Volpina è buona per ottenere confetture di pere, mostarde e pere caramellate al forno, ma la preparazione più famosa è quella del <strong>savor</strong>, una sorta di <strong>marmellata</strong> contadina romagnola che si cucina al termine della vendemmia facendo bollire per lungo tempo il mosto non fermentato e aggiungendo frutti autunnali locali, tra cui appunto le pere Volpine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-scipiona/"><strong>Pera Scipiona</strong></a></h5>
<p>Frutto a polpa bianco verdognola, tessitura medio fine, tenera, molto succosa, molto zuccherina, leggermente acidula; matura da dicembre a febbraio; dotata di buona conservabilità, questa pera viene consumata tal quale o destinata a prodotti e piatti tradizionali del territorio.</p>
<p>La Scipiona è una pera invernale molto diffusa in Romagna nella prima metà del 1800.</p>
<p>Scipiona è una cultivar a portamento eretto di buon vigore e produttività discreta e costante. Scipiona presenta frutti di dimensioni medio grosse (peso medio 180 g), calebassiformi – allungati (per questo è detta anche <strong>Pera Fiasca</strong>), lievemente ristretti. Il peduncolo è lungo, di medio spessore, ricurvo, con lieve ingrossamento all’inserzione. La buccia è verde giallognola, liscia, mediamente rugginosa. La polpa è colore bianco – verdognolo, tenera, succosa, dolce, lievemente aromatica.</p>
<p>La vulgata designa questa cultivar come originaria dell’Inghilterra, da dove sarebbe stata introdotta in Romagna alla fine del XVIII secolo, ad opera del conte faentino Scipione Pasolini Zanelli. Tuttavia, i pomologi italiani di fine Ottocento non riscontrarono pere simili a Scipiona in Inghilterra, mentre da più parti si sono notate somiglianze con materiale francese, ed in particolare la pera Longe Vert.</p>
<p>Scipiona ha rappresentato la migliore pera per il mercato da consumo fresco per più di un secolo sul territorio regionale, soprattutto nelle province orientali, da cui si è poi diffusa in tutta Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-di-monteleone/"><strong>Pera di Monteleone</strong></a></h5>
<p>L’ultima varietà dell’Arca del Gusto arriva da Monteleone di Orvieto, provincia di Terni. Stavolta parliamo di cultivar antica con cognizione di causa: la prima attestazione la troviamo infatti nell’Herbario Novo di Castore Durante da Gualdo dell’anno 1585. Tra le varietà di pere nominate dal Durante vi è anche una certa “di montelione”. Sarà la stessa pera ottobrina detta anche “papera” per il peduncolo inserito come un becco, oppure “bistecca di villano” per il valore nutritivo e la capacità di conservarsi a lungo? Tra l’altro, proprio a questo scopo i frutti vengono tradizionalmente conservati appesi in trecce o stesi sui graticci.</p>
<p>Chissà, certamente ce n’è da dire sulla Monteleone. La cosa più importante, oltre all’aspetto vigoroso dei frutti colorati di giallo e spruzzati di rosso, è come sempre il gusto. Saporita e aromatica, per tradizione chiama l’abbinamento con le castagne. In tal caso abbiamo la ricetta che fa per lei: i pancakes glutenfree con pere caramellate, soffici ed energetici proprio grazie alla farina di castagne.</p>
<p>E’ una varieta’ di pera a rischio di estinzione, peculiare dell’area vasta dell’Orvietano (Monteleone d’Orvieto, Castelgiorgio, Castelviscardo, Allerona) e terre limitrofe (Orte, Amelia, Alta Tuscia). Viene coltivata ancora tradizionalmente più che a frutteto in grandi alberi singoli, molto vigorosi e produttivi.</p>
<p>E’ chiamata anche localmente “<strong>Pera Papera</strong>”, per la forma del peduncolo che ricorda il becco dell’oca e per il suo colore giallo vivace. Era anche soprannominata “<strong>bistecca del contadino</strong>”.</p>
<p>Questa coltivazione di pera rustica e resistente si raccoglie tradizionalmente nella prima decade di ottobre e si conserva per molto a lungo nei mesi autunnali ed invernali.</p>
<p>Gli alberi di norma isolati e grandi, spesso erano utilizzati per segnare i confini o per delimitare colture diverse.</p>
<p>Prima dell’era del frigorifero, si conservava appesa in trecce in luoghi freschi ed asciutti, oppure stesa in graticci.</p>
<p>La “<strong>pera Monteleone d’Orvieto</strong>” per il tipo di polpa soda e granulosa era ed e’ consumata per lo piu’ cotta; il suo valore nutrizionale ne faceva l’ingrediente ideale per la preparazione di caloriche zuppe dolci, assieme alle castagne. Altro uso classico e’ la cottura al forno delle pere accompagnate con il miele. Oggi e’ un ingrediente per ogni tipo di dolce o pasticceria ed entra nelle ricette orvietane delle crostate di frutta, oppure accompagnata con il cioccolato fondente fuso</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-di-san-giovanni/"><strong>Pera di San Giovanni</strong></a></h5>
<p>E’ la varietà più nota in Sicilia. La pera di San Giovanni o <em>piritta di San Giuvanni</em> viene coltivata sull’Etna, a certe altitudini dagli 800 ai 1200 mt.; è una cultivar antica il cui nome deriva dal periodo di maturazione del frutto, a fine giugno, in concomitanza della festa dedicata al santo. È una pera piccola e chiara con polpa succosa e grossolana, aromatica e poco acida. Ideale da consumare fresca. Il Pero cresce bene nei terreni profondi e freschi, meglio evitare terreni siccitosi ne risentono i frutti che formano una polpa più sugherosa e frutti più piccoli.</p>
<p>Per dovere di citazione si segnalano altre due varietà storiche: la <strong>pera di San Pietro</strong> – stessa zona e stesso periodo di maturazione – così piccola che si può tranquillamente mangiare in un sol boccone, buccia e torsolo compresi; e la <strong>pera di Sant’Anna</strong> tipica dell’Irpinia, succosa e zuccherina che matura a fine luglio intorno al 26, giusto in tempo per festeggiare la mamma di Maria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-di-santanna/"><strong>Pera di Sant’Anna</strong></a></h5>
<p>La <strong>pera Sant&#8217;Anna</strong> è un frutto medio-piccolo, dal delizioso sapore zuccherino, di colore giallo che presenta piccole macchie rosse nelle parti più esposte al sole. Si coltiva nella zona dell&#8217;alta Ufita, nei comuni di Melito Irpino, Grottaminarda, Bonito e Ariano Irpino.</p>
<p>E’ una varietà abbastanza antica, che matura a fine luglio, intorno al 26, giorno di Sant&#8217;Anna, da cui prende il nome. Nella stessa zona si coltiva anche la <strong>pera Spina</strong>, simile in tutto e per tutto alla Sant&#8217;Anna tranne che nelle dimensioni, poiché i suoi frutti sono leggermente più piccoli. Anche la pera Spina è un frutto tipicamente estivo, poiché matura intorno alla fine di luglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-lardara/"><strong>Pera Lardara</strong></a></h5>
<p>Nel comune di Monte San Giacomo (provincia di Salerno), nel cuore del Cilento, c’è un habitat più unico che raro che permette la crescita di una pera sui generis. La Lardara, varietà autoctona autunnale, è detta anche <strong>“pera all’acqua</strong>” per il metodo di conservazione che la contraddistingue e ne determina gli usi peculiari.</p>
<p>La Lardara è una pera autunnale che matura soltanto a ridosso dell’inverno; il periodo di raccolta è solitamente a cavallo tra ottobre e novembre, quando i frutti sono ancora acerbi e di colore giallastro, in concomitanza con il primo freddo. Le pere completano poi la maturazione a terra o in soffitta e, quando la loro consistenza è diventata sufficientemente morbida al tatto, vengono immerse in secchi riempiti con acqua di fonte (un tempo veniva utilizzata l’acqua piovana) dove restano fino a quando non sono pronte per il consumo. Alla fine del trattamento la polpa diventa marrone scuro, di consistenza quasi spugnosa e ideale per piatti tipici salati legati soprattutto alle festività religiose. Su tutti spicca l’insalata di pere Lardare con peperoni arrosto o sott’aceto, olive nere, aglio e alici sotto sale.</p>
<p>Conservata in acqua, la pera Lardara prolunga la propria durata e può durare fino anche a 3-4 mesi, grazie anche allo spessore della buccia e al contenuto di antiossidanti. Si tratta di un antico metodo contadino di conservazione delle pere, tramandatosi di generazione in generazione, che consentiva agli abitanti del territorio di disporre di frutta lungo tutti i mesi dell’inverno. Oggi, le pere Lardara vengono consumate soprattutto in occasione di festività o ricorrenze particolari, come il Natale e la Pasqua.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-angelica/"><strong>Pera Angelica</strong></a></h5>
<p>L’<strong>Angelica</strong> o <strong>Angelico</strong> è una varietà antica di cui esistono attestazioni scritte già all’inizio dell’Ottocento, per cui è probabile che la sua origine risalga ad epoche ancora precedenti. La coltivazione della pera Angelica era piuttosto diffusa in Italia negli anni d’oro della produzione di pere – ovvero gli anni ’60 – specialmente in Emilia-Romagna, Veneto e Marche; con il tempo, questa tipologia di pera è stata progressivamente abbandonata in favore di altre qualità di maggiore fortuna commerciale e oggi essa è coltivata soltanto in alcune specifiche zone del nostro Paese. È soprattutto nelle Marche che si è osservata una vera e propria riscoperta della pera Angelica, che infatti oggi è qui prodotta con il nome di <strong>pera Angelica di Serrungarina</strong>, dal nome del borgo medievale nel cuore della Valle del Metauro le cui campagne ospitano piante di questa varietà anche di età superiore ai 70 anni. La coltivazione di nicchia delle pere Angelica è presente anche in Emilia-Romagna, dove un’azienda agricola cesenate ha registrato il marchio <strong>pera Angelica di Romagna</strong> producendone in media 3500 quintali all’anno su un’estensione di 14 ettari.</p>
<p>Altri nomi della pera Angelica, con cui è conosciuta nelle varie zone d’Italia, sono <strong>pera Santa Lucia</strong> (diffuso prevalentemente al nord, anche se si tratta in realtà di una varietà di dimensioni più piccole), <strong>pera Angela</strong> e <strong>pera Limona</strong>. Da non confondere invece la pera Angelica con la pera Angys: la qualità Angelys è infatti diversa e ben più diffusa.</p>
<p>L’Angelica è una pera rustica da gustare in autunno, specialmente in ottobre quando il colore giallo della buccia vira su toni rossastri. La polpa succosa e zuccherina ne fa una varietà molto gradevole per il consumo fresco, ma è ottima anche in confettura e nei dolci da forno.</p>
<p>La pianta della pera Angelica è il classico pero da giardino e da frutteto familiare e questo spiega la sua diffusione nel secolo scorso. Si tratta di un albero particolarmente longevo e produttivo, con impollinazione mediante incrocio con varietà di pero locali. Il periodo di raccolta della pera Angelica è a fine estate, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre – mese in cui Serrungarina celebra il suo prodotto locale con la <strong>Festa della pera Angelica</strong> – mentre la maturazione si protrae fino ad ottobre e talvolta anche a novembre. La durata delle pere Angelica è buona, con la possibilità di conservarla in frigorifero anche per alcuni mesi.</p>
<p>La Angelica è una <strong>pera pregiata </strong>ed esclusiva non solo in virtù della sua rarità, ma anche per le caratteristiche organolettiche e di gusto che la contraddistinguono. Si tratta di un frutto di pezzatura non molto grande, abbastanza delicato e sensibile alla manipolazione, con buccia di colore giallo-rosso che trasmette vivacità. La polpa della pera Angelica è bianca, soda e cremosa, il suo profumo è intenso e assaggiandola si può scoprire una pera dolcissima, che al palato rivela anche un delicato sentore di amaretto.</p>
<p>Molto interessanti e apprezzati sono anche i valori nutrizionali della pera Angelica: fibre, sali minerali e vitamine in abbondanza come in tutte le varietà di pera (scopri di più sulle calorie delle pere), con una particolare concentrazione di carotenoidi e polifenoli che supportano la rigenerazione cellulare e donano salute alla pelle. Anche per questo la pera Angelica è considerata un perfetto frutto da snack mattutino o merenda pomeridiana, perfetta per l’abbinamento con i formaggi, mentre il suo contenuto naturale di pectina la rende ideale anche come pera per marmellate (scopri tutto sulla confettura di pere).</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-gnocco/"><strong>Pera Gnocco</strong></a></h5>
<p>Tra le qualità di pere più antiche coltivate in Italia c’è sicuramente la <strong>pera Gnocco</strong>, una tipologia che nel Parmense era già conosciuta e apprezzata nel 1700. Il pero gnocco è un albero grande, ramoso e dal fogliame abbondante, diffuso in tutta Italia, soprattutto nel centro. Il frutto ha una buccia verdastra e ruvida che si scurisce mano a mano che matura; deve il nome alla “durezza” della polpa, molto soda e compatta.</p>
<p>Oggi coltivazioni di pero Gnocco si trovano soprattutto in Veneto nella zona del Bellunese e del Trevigiano, protette grazie all’ inserimento di questa varietà tra i prodotti dell’<em>Arca del Gusto Presidio Slow Food</em>. Considerata una varietà di poco pregio, la pera Gnocco deve il proprio nome alla sua forma tozza e ha la particolarità di essere una pera da cuocere al forno, diventando in questo modo molto più dolce rispetto al consumo crudo. La raccolta delle pere Gnocco avviene nella prima metà di agosto, ma è necessario attendere qualche settimana prima di poterla considerare pienamente matura: anche per questo motivo a livello locale è chiamata con gli appellativi di <strong>pera malvestita</strong> o <strong>pera bugiarda</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-moscatello/"><strong>Pera Moscatello</strong></a></h5>
<p>Della <strong>Moscatello </strong>abbiamo notizie remotissime, già dal Cinquecento, e segnalazioni in tutta la Penisola, dalle Alpi trentine fino alla Sicilia orientale, passando per Roma. Questa piccola pera rustica a forma piramidale deve il suo nome all’inconfondibile profumo che richiama l’aromatico intenso dell’uva. La Moscatello è una primizia estiva, in passato molto richiesta come base per sidri e mostarde: il fatto è che da fresca, nonostante il sapore dolce e succoso della polpa, dura poco più di una settimana.</p>
<p>E&#8217; un frutto molto piccolo, dal sapore dolcissimo e con un aroma che ricorda le uve Moscato in fermentazione. Viene coltivato sulla costa tirrenica in Calabria, negli areali di Amantea, Paola, Longobardi, Fiumefreddo, Belmonte, etc. La pera Moscatello è raccolta da metà giugno a metà/fine luglio. La pianta è molto produttiva e cresce bene in diversi areali: da quelli costieri a zone poste a 500-600 metri sopra il livello del mare.</p>
<p>Diffusissima un tempo in Calabria, dagli anni Settanta in poi si è registrata una flessione nella coltivazione, a favore di frutti dal calibro maggiore; ora c&#8217;è un ritorno a questa tipologia di frutto.</p>
<p>La pera Moscatello è destinata al mercato locale. Oltre a essere venduta come frutto fresco, per tradizione viene conservata sotto spirito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><a href="https://www.amaperbene.it/pera-spina-carpi/"><strong>Pera Spina-Carpi</strong></a></h5>
<p>La <strong>Spina-Carpi</strong> (detta anche <strong>Spino</strong>) è una varietà antichissima dalle origini incerte: sebbene in passato fosse coltivata un po’ ovunque in Italia, c’è chi la riconduce al largo del Golfo di Napoli, precisamente sull’isola di Capri. Di sicuro lì avrebbe trovato l’ambiente perfetto, visto che teme il freddo e richiede terreni ricchi di nutrienti. Spina Carpi è una pianta di buon vigore e buona produttività; presenta frutti di medie dimensioni (peso medio 260 g), leggermente appiattiti. La polpa è color crema, consistente, granulosa, aromatica, succosa e acidula. La Spina-Carpi matura tra settembre e ottobre, ha forma schiacciata e buccia giallo-verde dalle tonalità ruggine. Il sapore tende più all’acido che al dolce: per questo si preferisce cuocerla e utilizzarla in insalata o nella preparazione di salse e mostarde. Raccolta da metà ottobre, matura a partire da fine di novembre e si conserva naturalmente in fruttaio fino ad aprile. Adatta per la cottura, sciroppata, composte e confetture, gradevole anche per il consumo fresco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><strong>Proprietà delle pere</strong></h5>
<p>Costituita principalmente da <strong>acqua </strong>(84%), la pera è abbastanza ricca di <strong>zuccheri</strong> (9,8%), come fruttosio, destrosio, lattosio, maltosio, levulosio e saccarosio, e di <strong>fibre</strong>, mentre le proteine e i grassi sono presenti solo in minima parte. Sono anche ricche di <strong>vitamine</strong> (A, C, E, B1, B2, B3, B5 e B6) e <strong>minerali</strong>; fra questi ultimi, i più abbondanti sono il calcio ed il potassio, ma sono presenti anche sodio, fosforo, magnesio, ferro, fluoro, zinco e rame, in buone quantità. Diversi anche gli <strong>antiossidant</strong>i, tra cui beta-carotene, luteina, zexantina e criptoxantina. Buono il contenuto di <strong>acido folico</strong>. Tra i principi attivi più importanti vanno citati la <strong>lignina</strong>, il <strong>sorbitolo</strong> e la <strong>pectina</strong>. Il sorbitolo (alcool esavalente) interviene nelle funzioni lassative: non è assimilato dal corpo e nutre la flora batterica che prolifera, agendo da “probiotica” (i microrganismi probiotici sviluppano la fermentazione, regolando i processi digestivi e favorendo la funzione intestinale).</p>
<p>Fra i <strong>fitonutrienti</strong> presenti nelle pere vanno ricordati gli <strong>acidi clorogenico, gentisico, siringico, vanillico, idrossicinnamico, cumarico e 5-caffeoilchinico, arbutina, catechine ed epicatechine, isoramnetina, quercetina, kempferolo, beta-carotene, luteina e zeaxantina </strong>e, nel caso delle varietà a buccia rossastra,<strong> antocianine</strong>.</p>
<p>La buccia contiene una quantità di composti fenolici 3-4 volte superiore rispetto a quella presente nella polpa e circa la metà delle fibre alimentari assumibili con il frutto.</p>
<p>La pera ha un ottimo profilo nutrizionale avendo pochissime calorie, circa 35 per 100 grammi di parte edibile.</p>
<p>La pera apporta numerosi benefici al nostro organismo:</p>
<ul>
<li><strong>ha un basso indice glicemico</strong>, a dispetto dell’abbondanza di carboidrati, e può essere inserita tranquillamente nell’alimentazione di chi ha problemi di diabete, degli anziani e dei bambini</li>
<li><strong>ha un elevato potere energizzante</strong>, dovuto alla presenza di zuccheri semplici, in particolare di fruttosio, e delle vitamine B1 e B2, che risulta particolarmente efficace al termine della stagione estiva quando, in conseguenza delle temperature elevate, è necessario recuperare vitalità ed energia. Le pere contengono per lo più fruttosio e sorbitolo, glucidi che hanno minore impatto sulla glicemia rispetto a glucosio e saccarosio (più presenti, ad esempio, nelle mele). Quindi la pera può essere consumata dai diabetici.</li>
<li><strong>favorisce la funzionalità intestinale</strong>, perché particolarmente ricca di fibre, sia solubili (come la <strong>pectina</strong>) che insolubili (come la <strong>lignina</strong>), che danno sensazione di sazietà, facilitano la regolarizzazione delle attività intestinali, riducono l’assorbimento di grassi, in particolare il colesterolo “cattivo” LDL. Tra i frutti freschi più comuni, la pera è quello più ricco di fibre; ne contiene circa 3,8 g: molto più di kiwi (2,2 g), mele (2 g) o arance (1,6 g). Le fibre inoltre aiutano a dimagrire riducendo l’assorbimento di zuccheri e grassi.</li>
<li><strong>protegge dalle malattie cardiovascolari e degenerative</strong> grazie ai numerosi <strong>antiossidanti </strong></li>
<li><strong>contrasta l’invecchiamento</strong> della pelle grazie al contenuto di vitamina A e vitamina E.</li>
</ul>
<p>In conclusione, la pera è un frutto particolarmente indicato nelle diete dimagranti, innanzitutto per il contenuto di fibra, che esercita un notevole effetto saziante, ma anche per la presenza di potassio e abbondante acqua, che favoriscono la diuresi, contrastando efficacemente la ritenzione idrica, di calcio utile per i problemi alle ossa. Il buon contenuto di acido folico rende la pera un frutto altamente consigliato in gravidanza (salvo i casi di diabete gestazionale per i quali è bene stabilirne quantità precise di assunzione) e in caso di gotta, poiché l’acido folico favorisce l’eliminazione dell’acido urico.</p>
<p>E’ bene consumare la pera lontano dai pasti, come merenda al mattino o di pomeriggio.</p>
<p>Per quanto riguarda la conservazione, dal momento che si tratta di un frutto che matura molto in fretta e va rapidamente incontro a deperimento, si consiglia l’acquisto di piccole quantità, o comunque pari a quante se ne riescono a consumare in pochi giorni.</p>
<p>La pera può essere utilizzata per la preparazione di innumerevoli ricette dolci, marmellate, succhi e liquori.</p>
<p>Al contrario di altri frutti, la pera si presta bene ad abbinamenti con alimenti salati, tra cui quello certamente più noto è con i formaggi, in particolare di capra o di pecora, ma anche morbidi e cremosi, come il brie o il camembert.</p>
<hr />
<h5><strong>Curiosità</strong>:</h5>
<p>Nel XVIII secolo la pera era l’emblema dello “street food”: veniva offerta lungo le strade dai venditori ambulanti, i c.d. “<strong>peracottari</strong>”, che preparavano deliziose pere cotte ricoperte di caramello e infilzate in un bastoncino; oggi il termine “peracottaro” viene utilizzato per definire una persona che piuttosto che un servizio efficiente offre prestazioni di scarsa qualità (<em>fare una figura da peracottaro</em>, fare una figura meschina, o da persona incapace).</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il Roero &#8211; Roé in piemontese &#8211; è una regione geografica e storica del Piemonte, situata nella parte nord-orientale della provincia di Cuneo. Prende il nome dalla famiglia omonima &#8211; la casata astese dei Roero – che a partire dal periodo medioevale e per vari secoli ha dominato su questo territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/pero-pyrus-communis/">Pero | Pyrus communis</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">24905</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fumaria &#124; Fumaria officinalis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/fumaria-fumaria-officinalis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 12:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido citrico]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[acido fumarico]]></category>
		<category><![CDATA[acido malico e acido glicolico.]]></category>
		<category><![CDATA[acido protocatechico]]></category>
		<category><![CDATA[coridamina]]></category>
		<category><![CDATA[criptopina]]></category>
		<category><![CDATA[fumaria]]></category>
		<category><![CDATA[fumarina]]></category>
		<category><![CDATA[fumarosina]]></category>
		<category><![CDATA[fumoficinalina]]></category>
		<category><![CDATA[isoquercitina]]></category>
		<category><![CDATA[kampferolo]]></category>
		<category><![CDATA[rutina]]></category>
		<category><![CDATA[sanguinarina]]></category>
		<category><![CDATA[sinactina]]></category>
		<category><![CDATA[stilopina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=24767</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Fumaria officinale è una pianta erbacea annuale spontanea appartenente alla famiglia delle Fumariacee (Papaveraceae secondo la classificazione APG III). Deve il suo nome (dal latino “fúmus” ovvero “fumo”) all&#8217;odore acre ed acido che sprigionano le radici quando viene estirpata; il succo della pianta, a contatto con gli occhi, causa lacrimazione. È una pianta erbacea &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/fumaria-fumaria-officinalis/">Fumaria | Fumaria officinalis</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Fumaria officinale</strong> è una pianta erbacea annuale spontanea appartenente alla famiglia delle Fumariacee (<em>Papaveraceae</em> secondo la classificazione APG III).</p>
<p>Deve il suo nome (dal latino “fúmus” ovvero “fumo”) all&#8217;odore acre ed acido che sprigionano le radici quando viene estirpata; il succo della pianta, a contatto con gli occhi, causa lacrimazione.</p>
<p>È una pianta erbacea con un&#8217;altezza media di 20–30 cm, fino ad un massimo di 50 cm. I fusticini verdi azzurrognoli sono glabri eretti o prostrati parzialmente rampicanti. Le lunghe ed esili foglie sono picciolate e profondamente divise in sottili segmenti. I fiori sono riuniti in infiorescenze racemose lasse portanti oltre venti fiori. Il colore dei fiori è rosa porpora più scuri all&#8217;apice e vagamente assomiglianti ad un calzino. Il frutto è una capsula. Si differenzia dalla <em>Fumaria capreolata</em> per il colore dei fiori che sono biancastri con la punta rosa e per l&#8217;altezza che può arrivare fino a 100 cm.</p>
<p>Cresce ovunque: prati, campi, strade, in pianura ed in collina, è soprattutto presente nei coltivi, dove è considerata infestante; di solito preferisce zone di suolo smosso e fertile.</p>
<p>Tra i principi attivi sono presenti:</p>
<ul>
<li>alcaloidi: <strong>fumarina</strong> (o protopina), <strong>fumoficinalina, sinactina, coridamina, fumarosina, sanguinarina, criptopina, stilopina</strong>. Questi alcaloidi <em>in toto</em> hanno una efficace azione anti-istaminica, antiaggregante delle piastrine e sudorifera;</li>
<li>flavonoidi: <strong>rutina, isoquercitina, kampferolo</strong>. Sono dotati di eccellente azione antispastica biliare e diuretica, oltre che leggermente sedativa.</li>
<li>Acidi organici: <strong>acido fumarico, acido protocatechico, acido caffeico, acido clorogenico, acido citrico, acido malico e acido glicolico</strong>. Agiscono regolarizzando il metabolismo epatico.</li>
</ul>
<p>È usata in erboristeria, ed è prodotto medicinale per il suo contenuto di acido fumarico, attivo, tra l&#8217;altro, per la cura della psoriasi.</p>
<p>La fumaria è una pianta officinale dall&#8217;<strong>azione depurativa del fegato e delle vie biliari, antispastica e diuretica</strong>, utilizzata principalmente per regolare il flusso biliare (se il flusso della bile è scarso, lo aumenta, mentre se è eccessivo lo diminuisce); altre indicazioni: spasmi gastrici e biliari, congestione epatica, ritenzione idrica, trombofilia, eccitazione ed insonnia, tachicardia nervosa; è utile anche per combattere artrite e colesterolo, oltre che per depurare la pelle dall’acne. Avendo virtù antispastiche, si rivela importante in caso di meteorismo, alito cattivo, digestione difficile e stitichezza.</p>
<p>Se ne sconsiglia, in ogni caso, l’uso in gravidanza e allattamento. Può inoltre interagire con farmaci ipotensivi e ansiolitici, avendo essa stessa effetti sedativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/fumaria-fumaria-officinalis/">Fumaria | Fumaria officinalis</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">24767</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Iperico &#124; Hypericum perforatum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/iperico-hypericum-perforatum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 12:51:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
		<category><![CDATA[amentoflavone]]></category>
		<category><![CDATA[citocromo P450]]></category>
		<category><![CDATA[diantrachinoni]]></category>
		<category><![CDATA[erba di San Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[idrocarburi alifatici]]></category>
		<category><![CDATA[iperforina]]></category>
		<category><![CDATA[ipericina]]></category>
		<category><![CDATA[iperico]]></category>
		<category><![CDATA[iperoside]]></category>
		<category><![CDATA[isoquercitrina]]></category>
		<category><![CDATA[olio di iperico]]></category>
		<category><![CDATA[procianidine]]></category>
		<category><![CDATA[pseudoipericina]]></category>
		<category><![CDATA[rutina]]></category>
		<category><![CDATA[tannini catechinici]]></category>
		<category><![CDATA[xantoni; acil-floroglucinoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=24431</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;iperico (comunemente noto anche col nome di erba di San Giovanni), è una pianta officinale alta circa 60cm, appartenente alla famiglia delle Clusiaceae e al genere Hypericum. Fa parte della medicina tradizionale per via delle sue proprietà fitoterapeutiche, in particolare quelle antidepressive e antivirali. È una pianta perenne semi-sempreverde, glabra, con fusto eretto percorso da &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/iperico-hypericum-perforatum/">Iperico | Hypericum perforatum</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>iperico</strong> (comunemente noto anche col nome di <strong>erba di San Giovanni</strong>), è una pianta officinale alta circa 60cm, appartenente alla famiglia delle <em>Clusiaceae</em> e al genere <em>Hypericum</em>. Fa parte della medicina tradizionale per via delle sue <strong>proprietà fitoterapeutiche</strong>, in particolare quelle antidepressive e antivirali.</p>
<p>È una pianta perenne semi-sempreverde, glabra, con fusto eretto percorso da due strisce longitudinali in rilievo. È ben riconoscibile anche quando non è in fioritura perché le sue foglie in controluce appaiono &#8220;bucherellate&#8221;: si tratta in realtà di piccole vescichette oleose da cui deriva il nome <em>perforatum</em>; ai margini sono invece visibili dei punti neri, strutture ghiandolari contenenti <strong>ipericina</strong> (un olio color rosso); queste strutture ghiandolari sono presenti soprattutto nei petali. Le foglie sono opposte oblunghe. I fiori giallo oro hanno 5 petali delicati e sono riuniti in corimbi.</p>
<p>E’ una pianta che preferisce boschi radi e luminosi, comunque all&#8217;aperto per tutto l&#8217;anno, poiché non teme il freddo. Originaria dell&#8217;arcipelago britannico, è oggi diffusa in tutte le regioni d&#8217;Italia e nel resto del mondo. Predilige posizioni soleggiate o semiombreggiate e asciutte, come campi abbandonati ed ambienti ruderali.</p>
<p><strong>Costituenti chimici</strong> presenti nell&#8217;iperico: flavonoidi (<strong>iperoside, rutina, isoquercitrina</strong>, ecc.); <strong>diantrachinoni</strong> (ipericina, pseudoipericina); <strong>xantoni</strong>; <strong>acil-floroglucinoli</strong> (iperforina); olio essenziale (i componenti principali sono <strong>idrocarburi alifatici</strong>); <strong>procianidine</strong> e <strong>tannini catechinici</strong>; derivati dell&#8217;acido caffeico, incluso l&#8217;<strong>acido clorogenico</strong>.</p>
<p>L&#8217;olio di iperico, ottenuto per macerazione in olio di oliva, presenta proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e rigenerative nei confronti della pelle (veniva infatti utilizzato per trattare ferite e ustioni), attribuite all&#8217;<strong>ipericina</strong> e all&#8217;<strong>amentoflavone</strong> (un flavonoide) contenuti all&#8217;interno della pianta stessa. Nei tempi passati l’iperico veniva <strong>utilizzato come disifettante</strong> per le sue doti antibiotiche, antivirali, antimicotiche e antisettiche, o come antidolorifico da applicare in caso di dolori o ferite. Tali proprietà sarebbero attribuibili all&#8217;iperforina; diversi studi condotti <em>in vitro</em> hanno infatti messo in luce la sua azione antimicrobica nei confronti di ceppi di <em>Staphylococcus aureus</em>, compresi i ceppi meticillino-resistenti, o MRSA. L&#8217;olio di iperico è un ottimo anti-age naturale.</p>
<p>Nella <strong>medicina popolare</strong>, l&#8217;iperico viene impiegato internamente per il trattamento dei più diversi disturbi, fra cui ritroviamo: disturbi dell&#8217;apparato respiratorio, come bronchite e asma, disturbi della cistifellea, parassitosi (in particolare, infestazioni da vermi), disturbi gastrointestinali, come gastrite e diarrea, enuresi notturna e perfino reumatismi. Esternamente, invece, l&#8217;iperico è impiegato come rimedio contro i dolori muscolari.</p>
<p>Nella <strong>medicina cinese</strong>, invece, l&#8217;iperico è utilizzato esternamente sotto forma di soluzione per gargarismi contro le tonsilliti e sotto forma di lozione cutanea per contrastare le dermatosi.</p>
<p>Nella <strong>credenza popolare</strong>, raccogliere questi bellissimi fiori gialli il 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni, attribuisce agli stessi un potere particolare, ovvero siano in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprietà siano esaltate e alla massima potenza.</p>
<p>Le origini dell’<strong>uso </strong>dell&#8217;iperico<strong> come erba medicinale</strong> sono molto antiche e se ne trova traccia negli scritti di molti secoli fa. All&#8217;iperico vengono attribuite <strong>proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti </strong>e, soprattutto,<strong> antidepressive e ansiolitiche</strong>. In particolare, al suo estratto secco assunto per via orale &#8211; sono attribuite attività antidepressive confermate da diversi studi e trials (rientra nella composizione del farmaco Nervaxon® indicato per il trattamento di sindromi depressive di grado lieve-moderato).</p>
<p><strong>Sicuramente tra le proprietà più note attribuite all’iperico c’è la sua capacità di combattere gli stati depressivi</strong> (depressione lieve/moderata) e ansiosi. L&#8217;erba di San Giovanni è infatti considerata un potente antidepressivo naturale e utilizzata sola o in combinazione con altri rimedi naturali (come ad esempio la passiflora o la valeriana) in caso oltre a problemi legati all’umore ci siano anche contemporaneamente disturbi come insonnia o ansia. L’azione antidepressiva dell’erba di San Giovanni, confermata da diverse ricerche scientifiche, viene esercitata <strong>attraverso l&#8217;attivazione del recettore per le benzodiazepine</strong> e viene attribuita alle azioni sinergiche esercitate dalle varie molecole rientranti nella composizione dell&#8217;estratto, in particolare alla capacità di aumentare i livelli di serotonina oltre che, in caso di disturbi del sonno, a quella di regolare la produzione di melatonina responsabile a sua volta di un efficace ritmo sonno veglia.</p>
<p><strong>L&#8217;erba di San Giovanni non possiede gli effetti anticolinergici degli antidepressivi triciclici né causa le disfunzioni sessuali </strong>associate all&#8217;uso degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs). Comunque, se è vero che ha meno effetti collaterali, sono numerose e potenzialmente gravi le sue interazioni farmacologiche. L&#8217;erba di San Giovanni inibisce molti isoenzimi del Citocromo P450, inclusi CYP<sub>2</sub>C<sub>9</sub>, CYP<sub>2</sub>D<sub>6</sub>, CYP<sub>3</sub>A<sub>4</sub> con relative conseguenze. In effetti, <strong>l</strong><strong>&#8216;iperico può interferire con molte tipologie di farmaci</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>può potenziare gli effetti farmacologici dei farmaci antidepressivi</strong> (in particolare, SSRI ed IMAO), favorendo la comparsa della sindrome serotoninergica (caratterizzata da sintomi come agitazione, confusione mentale, ipomania, turbe della pressione arteriosa, tachicardia, brividi, ipertermia, tremori, rigidità, diarrea);</li>
<li><strong>può indurre il sistema microsomiale epatico</strong> (citocromo P450), <strong>interferendo così sulla farmacocinetica di alcuni farmaci</strong>, quali: teofillina; digossina; anticoagulanti orali; immunosoppressori (come ciclosporina, tacrolimus, sirolimus, ecc.); antivirali (come il darunavir); farmaci steroidei;</li>
<li><strong>può interferire col metabolismo</strong> di: antitumorali (come taxolo, tamoxifene, etoposide, ecc.); ipoglicemizzanti orali (come la tolbutamide); antipertensivi e antianginosi (come la torasemide, il losartan, la nifedipina e il diltiazem); anticonvulsivanti (come la carbamazepina e la fenitoina); antiaritmici (come la chinidina); antibiotici (come l&#8217;eritromicina); beta-bloccanti.</li>
</ul>
<p>Quanto sopra invita alla massima attenzione nell’uso dell’iperico; questo entra in conflitto anche <strong>con la pillola anticoncezionale</strong> e potrebbe annullarne l’efficacia.</p>
<p>Gli effetti avversi che possono presentarsi in seguito all&#8217;assunzione di iperico sono scarsi e il principale è rappresentato dall&#8217;eritema cutaneo dopo esposizione a raggi UVA per dosaggi 30-50 volte superiori a quelli terapeutici (proprietà fotosensibilizzanti).</p>
<p>Tuttavia, nell&#8217;utilizzo della pianta va usata cautela, come suggerito; alcuni studi hanno infatti riportato la comparsa di effetti indesiderati, quali: disturbi gastrointestinali (probabilmente causati dalla presenza dei tannini nella pianta); crisi ipertensive; irrequietezza; ricadute con comparsa di ansia, mania o ipomania; mal di testa; sensazione di fatica; lieve aumento dei livelli di TSH; aumento della frequenza di minzione.</p>
<p>Va assolutamente evitata l&#8217;assunzione d&#8217;iperico in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti nonché in gravidanza e &#8211; a scopo precauzionale &#8211; anche durante l&#8217;allattamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/iperico-hypericum-perforatum/">Iperico | Hypericum perforatum</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">24431</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
