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	<title>acetato di bornile Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Pino Silvestre &#8211; Pinus sylvestris L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 09:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pino silvestre (Pinus sylvestris L., 1753), conosciuto anche come pino di Scozia, Pino rosso, Pigno selvadego, ed altri nomi, è un albero sempreverde della famiglia delle Pinaceae. È una specie arborea di primaria importanza nel settore forestale e selvicolturale. Morfologia E’ un albero dalla chioma irregolare e rada di un gradevole colore verde glauco. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>pino silvestre</strong> (Pinus sylvestris L., 1753), conosciuto anche come <strong>pino di Scozia, Pino rosso, Pigno selvadego,</strong> ed altri nomi, è un <strong>albero sempreverde</strong> della famiglia delle <em>Pinaceae</em>. È una specie arborea di primaria importanza nel settore forestale e selvicolturale.</p>
<p><strong>Morfologia</strong></p>
<p>E’ un albero dalla chioma irregolare e rada di un gradevole colore verde glauco. Può raggiungere un’altezza di 20-30 m. La corteccia è profondamente solcata, rossastra nelle prime fasi di vita per poi diventare cenerina. Le foglie aghiformi, lunghe da 3 a 7 cm, riunite in gruppi di due su un piccolo ramo; lunghe circa 3-5 cm (talvolta fino a 10 cm), di colore verde glauco, ritorte e con guaine brunastre alla base.si sviluppano longitudinalmente alla base; quelli maschili producono molto polline e sono riuniti in coni nella parte inferiore dei giovani rami, i fiori femminili sono anch’essi riuniti in coni, posti invece nella parte superiore dei rami. Il frutto si sviluppa a partire dai fiori femminili che si trasformano in una pigna ovale di 3-7 cm, con la base tonda e l’apice via via più acuto. Inizialmente verdi, poi grigio-marroncine scure, le pigne si trovano in coppie o in gruppi sugli steli ricurvi. Esse maturano e liberano i semi in tre anni.</p>
<p>Il pino ha un sistema di radici a fittone con radici laterali che si approfondano e si allontanano orizzontalmente, con cui può penetrare in profondità anche in strati acquiferi.</p>
<p><strong>Sottospecie e varietà</strong></p>
<p>Sono state descritte più di <strong>140 sottospecie</strong>, varietà e forme botaniche. Normalmente vengono accettate tre varietà che risultano debolmente distinguibili a livello morfologico:</p>
<ul>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>sylvestris</em> → in Europa, in Siberia fino all&#8217;estremo orientale del continente asiatico.</li>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>hamata</em> Steven → in Ucraina, Caucaso e Turchia.</li>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>mongolica</em> Litv. → nel nord della Cina ed attorno al lago Baikal in Siberia.</li>
</ul>
<p>Il portamento è simile al pino marittimo (<em>Pinus pinaster</em>) dal quale si distingue però completamente per il colore della corteccia e delle foglie, che sono più corte e leggermente avvolte, e per gli strobili più piccoli. Nelle forme mature può ricordare il pino da pinoli (<em>Pinus pinea</em>) dato che la chioma è presente solo nel terzo apicale del fusto.</p>
<p><strong>Distribuzione del pino silvestre</strong></p>
<p>È una pianta colonizzatrice con poche pretese nei riguardi del terreno e della necessità di acqua. È una specie adattabile che preferisce terreni calcarei tra cui quelli argillosi, ma cresce molto bene sia in terreni vulcanici che acidi in generale. Resiste al freddo (microterma) ed al secco; è spiccatamente una pianta eliofila. In Italia cresce spontaneo dalle Prealpi fino a tutta la zona alpina, fino ad una quota di 2000 m..</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>L’origine della denominazione del genere “Pinus” è controversa; quella più accreditata è che nasca dal latino “pix”, “picis” ovvero “resina” riferito all’essudato che viene prodotto dalla corteccia di questi alberi. Mentre il nome “silvestre” deriva del latino “silva” ovvero “selvaggio” o “abitante delle foreste”.</p>
<p><strong>Utilizzi fitoterapici</strong></p>
<p>Nella medicina popolare gli aghi di pino venivano utilizzati come tali nei suffumigi. Attualmente, da essi si ottiene, per distillazione, un olio essenziale, ricco in monoterpeni, che ha azione balsamica, sedativa della tosse ed antinfiammatoria. Ad uso topico, ha azione antinfiammatoria e decontratturante. Talvolta l&#8217;olio essenziale di pino può determinare effetti irritativi sulle mucose o sulla cute soprattutto quando viene utilizzato tramite aerosol.</p>
<p><strong>Impieghi</strong></p>
<p>Gli impieghi del pino silvestre sono variabili. Il legname del pino silvestre si utilizza per costruzioni edilizie e navali, serramenti, strumenti musicali, mobilio, imballaggi, pasta da carta, lavori idraulici ecc.</p>
<p>I principali <strong>costituenti chimici delle gemme di pino</strong>, sono:</p>
<ul>
<li><strong>Olio essenziale</strong> (0,2%-0,5%), i cui componenti principali sono <strong>acetato di bornile</strong>, <strong>alfa-pinene e limonene</strong>;</li>
<li><strong>Coniferoside</strong>;</li>
<li>Sostanze amare (<strong>pinicrina</strong>);</li>
<li>Vitamina C (<strong>Acido ascorbico</strong>).</li>
</ul>
<p>I <strong>componenti principali dell&#8217;olio essenziale</strong> ottenuto dagli aghi di pino, invece, sono: <strong>alfa-pinene, carene, canfene, beta-pinene, limonene, mircene, cineolo, linalolo e acetato di bornile</strong>.</p>
<p>Per quel che riguarda l&#8217;<strong>olio essenziale di trementina purificato </strong>&#8211; ottenuto per distillazione in corrente di vapore delle oleoresine di <em>P. sylvestris</em> &#8211; i principali costituenti chimici sono: <strong>alfa-pinene</strong> (70-87%), <strong>beta-pinene</strong> (17-27%), <strong>carene</strong>, <strong>limonene</strong>, <strong>canfene</strong>, <strong>linalolo</strong> e <strong>mircene</strong>.</p>
<p><strong>Proprieta’ salutistiche principali</strong></p>
<p>Usato in suffumigi, rsulta fluidificante del catarro, facilitandone l&#8217;eliminazione. Viene perciò utilizzato come antisettico in caso di raffreddore, sinusite, influenza, tosse, laringite, bronchiti croniche, nelle sindromi influenzali. Pertanto, le principali proprietà terapeutiche del Pino silvestre sono: balsamica, espettorante/emolliente delle vie respiratorie, antisettica, antireumatica.</p>
<p>Infuso: lasciare in infusione 2g di gemme di Pino silvestre in una tazza di acqua bollente per circa 10 minuti, filtrare e bere 2-3 tazze al giorno. Utile per un’azione balsamica e purificante su vie aeree e sulle vie urinarie.</p>
<p>Suffumigi: mescolare 3-4 gocce di olio essenziale con un cucchiaio di bicarbonato, successivamente sciogliere il tutto in acqua bollente. Coprire il capo con un asciugamano per inalare i vapori. Effetto espettorante ed emolliente sulle vie aeree.</p>
<p>Frizioni sulla pelle: diluire l’olio essenziale al 1-2% in un olio vegetale. Applicare nelle zone di interesse e massaggiare fino a completo assorbimento. Stimola la circolazione e scioglie le tensioni artro-muscolari. Favorisce la preparazione e il recupero muscolare.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: La letteratura non riporta effetti tossici e secondari alle dosi indicate, fatta eccezione di sensibilità individuali alla pianta.</p>
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		<title>Noce Moscata &#124; Myristica fragrans</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 12:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acetato di bornile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Myristica fragrans è un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) e di alcune isole della Nuova Guinea; è coltivata in numerose zone tropicali: India, Indonesia, America Meridionale, ma la zona di maggior produzione sono le isole Banda nell&#8217;arcipelago delle Molucche. Parti del suo frutto vengono commercializzate come spezie: il seme decorticato è la noce moscata, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Myristica fragrans</em> è un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) e di alcune isole della Nuova Guinea; è coltivata in numerose zone tropicali: India, Indonesia, America Meridionale, ma la zona di maggior produzione sono le isole Banda nell&#8217;arcipelago delle Molucche.</p>
<p>Parti del suo frutto vengono commercializzate come spezie: <strong>il seme decorticato è la noce moscata, mentre la parte esterna che lo ricopre fornisce il macis</strong> (spezia poco utilizzata nel nostro Paese dal profumo simile alla noce moscata).</p>
<p>La noce moscata (da &#8220;noce di Mascate&#8221;, capitale dell&#8217;Oman, che non è il luogo di origine ma è il posto dal quale cominciò ad essere commercializzata) è una spezia usata in cucina. Il seme della pianta, di forma ovale arrotondata, ha sapore e odore particolari, dovuti alla presenza di un olio aromatico. La specie <em>Myristica fragrans</em> fu descritta per la prima volta nel 1774, dal botanico olandese Martinus Houttuyn. L’epiteto “<em>fragrans</em>” significa “fragrante”, in riferimento al suo aroma.</p>
<p>La<em> Myristica fragrans</em> si presenta come un albero sempreverde alto 8-10 metri che talvolta raggiunge i 20 metri; la corteccia, grigio-nerastra, è liscia negli esemplari giovani e fessurata verticalmente in quelli vecchi;<br />
la chioma è conica. Le foglie persistenti sono inserite alterne, hanno un picciolo corto, il lembo è intero, sono di consistenza coriacea, ovali o ellittiche con la base ristretta a cuneo e l&#8217;apice acuminato, il margine è intero ma lievemente ondulato; la superficie è glabra, verde scura e lucente sopra, più chiara e opaca inferiormente; guardata in trasparenza, la foglia presenta numerosi punti traslucidi dovuti alla presenza di ghiandole che producono olio essenziale.</p>
<p>I fiori hanno il calice composto da una porzione tubulare che in alto si divide in tre lobi lanceolati bianco-giallastri; i petali mancano; i fiori sono separati: quelli maschili, disposti in grappoli o in ombrelle all&#8217;ascella delle foglie, hanno da nove a diciotto stami; quelli femminili sono solitari. Il frutto è una drupa piriforme o rotondeggiante formata da una porzione carnosa che a maturità si divide in due metà e contiene un seme, la &#8221;Noce moscata&#8221;, che deve essere essiccata prima del suo utilizzo; questo è circondato da una formazione, detta arillo, composta da una parte intera e da numerose ramificazioni, di colore rosso vivo che diviene giallo quando è secco e costituisce il &#8221;Macis&#8221; del commercio.</p>
<p>È composta per il 40% da grassi, per il 30% da carboidrati, in particolare amido, e per il 6% da proteine. Le sue proprietà sono dovute soprattutto alla presenza di oli essenziali (dal 2 al 16%) e di composti fenolici, resine e pigmenti. Principali componenti:</p>
<ul>
<li>Seme:
<ul>
<li>Olio essenziale: idrocarburi monoterpenici, derivati del fenilpropano (<strong>miristicina</strong>, <strong>safrolo</strong>, <strong>elemicina</strong>, <strong>eugenolo</strong>, <strong>isoeugenolo</strong>, <strong>metileugenolo</strong>, <strong>metilisoeugenolo</strong>), alcol terpenici (<strong>borneolo</strong>, <strong>acetato di bornile</strong>, <strong>linalolo</strong>, <strong>geraniolo</strong>, <strong>acetato di linalile</strong>)</li>
<li>Lignani, neolignani e lipidi (<strong>trimiristina</strong>)</li>
<li>Saponosidi triterpenici</li>
<li>Triterpeni e steroli (<strong>sitosterolo</strong> e <strong>campesterolo</strong>)</li>
<li>Tannini e amido</li>
</ul>
</li>
<li>Macis:
<ul>
<li>Olio essenziale: ricco in monoterpeni e derivati del fenilpropoano (miristicina, elemicina e safrolo)</li>
<li>Diarilpropanoidi, lignani e neolignani (miristicanoli, fragransoli, fragransine)</li>
<li>Malabariconi e lipidi (amilodestrina, acido plamitico</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>La miristicina, principale componente dell&#8217;olio essenziale ricavato da <em>Myristica fragrans</em>, a elevati dosaggi ha un effetto simil-stupefacente, che provoca allucinazioni e convulsioni.</p>
<p>Le due droghe che si ottengono dalla <em>Myristica fragrans</em>, la Noce moscata vera e propria e il Macis, hanno <strong>proprietà</strong> <strong>simili</strong>: aroma fine e fragrante, ricchezza di sostanze volatili e di grassi che possono essere separati e utilizzati a scopo medicamentoso. Il burro di Noce moscata o di Macis, che si trova in farmacia, ha proprietà stimolanti e revulsive e viene utilizzato nella preparazione di unguenti, empiastri e cerotti che attivano la circolazione della zona trattata e sono particolarmente utili in caso di dolori reumatici e nevralgici. Va ricordato che l&#8217;olio essenziale, se ingerito a dosi superiori a qualche goccia, scatena fenomeni convulsivi e contrazioni uterine e pertanto non se ne deve fare altro uso di quello previsto. L&#8217;<strong>olio essenziale </strong>ha un impiego specifico contro il mal di denti dovuto a grosse carie: si introduce nella cavità un piccolissimo batuffolo di cotone imbevuto di essenza, con buona pace del dente seriamente danneggiato.</p>
<p>La Noce moscata trova la sua giusta e insostituibile collocazione come <strong>aromatizzante</strong> di cibi, di dolci, budini e creme e anche della salsa besciamella, di purè e verdure lesse, e di molte preparazioni liquoristiche. Spesso, nella cucina italiana, viene aggiunta nei ripieni, tradizionalmente per tortellini, ravioli e cannelloni fatti a base di carne, formaggio o spinaci. Il suo aroma, in quantità moderate, è gradevole, caldo, piccante, esotico.</p>
<p>Un pizzico di Noce moscata grattugiata è un ottimo complemento <strong>stimolante nel vin brûlé e nel punch</strong>. Essa è contemporaneamente <strong>utile sulla sfera digestiva, dove esercita un&#8217;azione stimolante sulla secrezione degli enzimi digestivi, blocca le fermentazioni intestinali, attenua nausea e vomito</strong>. Ad elevati dosaggi ha un effetto simil-stupefacente, che provoca allucinazioni e convulsioni.</p>
<p>L&#8217;olio di noce moscata è in grado di esercitare un&#8217;<strong>azione antinfiammatoria e analgesica </strong>attraverso l&#8217;inibizione dell&#8217;espressione della <strong>ciclossigenasi di tipo II</strong>, ossia dell&#8217;enzima deputato alla sintesi delle prostaglandine responsabili dell&#8217;insorgenza di infiammazione e dolore.</p>
<p>Alla noce moscata sono attribuite anche <strong>proprietà digestive, astringenti e carminative</strong>; per tale ragione, la si può ritrovare all&#8217;interno di preparazioni impiegate per favorire la regolare funzionalità gastroenterica e/o con indicazioni per il trattamento di disturbi digestivi, diarrea, aerofagia e flatulenza. Inoltre, alla noce moscata sono attribuite anche proprietà <strong>antisettiche, sedative e stimolanti</strong>.</p>
<p>Secondo la medicina popolare, tra le virtù di questa spezia c&#8217;è anche quella di essere considerata un potente <strong>afrodisiaco</strong>.</p>
<p>Usato in alte dosi, inibisce la produzione di prostaglandine che possono influenzare lo sviluppo del feto e bloccare una gravidanza.  La noce moscata ha un effetto stimolante che può rivelarsi dannoso quando questa spezia è usata in quantità eccessive (5-15 g). Infatti, contiene sostanze aromatiche, quali la <strong>miristicina</strong>, il <strong>safrolo</strong> e il <strong>pinene</strong>, che possono anche scatenare crisi convulsive e allucinazioni, come conseguenza di uno stato tossico generale, che può comportare anche cefalea, nausea, vertigini, vomito e tachicardia. Un rischio che non si corre se, come tutte le spezie, viene utilizzata correttamente, cioè solo in piccole quantità. In ogni caso, è bene non abusarne soprattutto in caso di epilessia o disturbi neurologici, e il suo consumo, quando si assumono psicofarmaci, andrebbe evitato: in queste condizioni è opportuno prima consultare un medico.</p>
<p>Una piccola noce moscata stilizzata è raffigurata nella parte sinistra della bandiera dell’isola caraibica di Grenada.</p>
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