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	<title>Grassi da condimento Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>Grassi da condimento Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Scheda Educativa: Gli Acidi Grassi a Catena Corta (SCFA) e il Microbiota Intestinale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/scheda-educativa-gli-acidi-grassi-a-catena-corta-scfa-e-il-microbiota-intestinale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 08:31:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono gli SCFA? Gli acidi grassi a catena corta (SCFA, dall&#8217;inglese &#8220;Short-Chain Fatty Acids&#8221;) sono un gruppo di molecole prodotte principalmente dalla fermentazione dei carboidrati non digeribili (come le fibre alimentari) da parte del microbiota intestinale. Sono composti da 1 a 6 atomi di carbonio e includono principalmente: Acetato (C2: CH₃COOH) Propionato (C3: CH₃CH₂COOH) &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa sono gli SCFA?</strong></p>
<p>Gli <strong>acidi grassi a catena corta </strong>(<strong>SCFA, </strong>dall&#8217;inglese &#8220;Short-Chain Fatty Acids&#8221;) sono un gruppo di molecole prodotte principalmente dalla fermentazione dei carboidrati non digeribili (come le fibre alimentari) da parte del microbiota intestinale.</p>
<p>Sono composti da 1 a 6 atomi di carbonio e includono principalmente:</p>
<ul>
<li><strong>Acetato</strong> (C2: CH₃COOH)</li>
<li><strong>Propionato</strong> (C3: CH₃CH₂COOH)</li>
<li><strong>Butirrato</strong> (C4: CH₃CH₂CH₂COOH)</li>
</ul>
<p><strong>Origine e Produzione</strong></p>
<ul>
<li><strong>Substrati principali</strong>: Fibre alimentari, carboidrati complessi resistenti (amido resistente), polisaccaridi non amidacei e oligosaccaridi.</li>
<li><strong>Luogo di produzione</strong>: Colon, dove i batteri fermentano i substrati. I principali batteri coinvolti appartengono ai generi <strong>Firmicutes</strong> (es. <em>Faecalibacterium prausnitzii</em>, <em>Roseburia</em>) e <strong>Bacteroidetes</strong> (es. <em>Bacteroides</em>).</li>
<li><strong>pH del colon</strong>: Gli SCFA abbassano il pH del colon, creando un ambiente meno favorevole per i patogeni.</li>
</ul>
<p><strong>Metabolismo</strong></p>
<ol>
<li>Gli SCFA vengono assorbiti dalle cellule epiteliali del colon (colonociti) tramite trasportatori specifici come <strong>MCT (monocarboxylate transporters)</strong>.</li>
<li>Nel colonocita, alcuni SCFA (es. butirrato) vengono utilizzati direttamente come fonte energetica.</li>
<li>Gli SCFA entrano nella circolazione sistemica e vengono trasportati al fegato tramite la vena porta:
<ul>
<li><strong>Acetato</strong>: Metabolizzato nel fegato o utilizzato come precursore per la lipogenesi.</li>
<li><strong>Propionato</strong>: Convertito in glucosio attraverso la gluconeogenesi epatica.</li>
<li><strong>Butirrato</strong>: Fonte di energia primaria per le cellule epiteliali intestinali.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p><strong>Importanza nel Microbioma e Benefici sulla Salute</strong></p>
<p>Gli SCFA giocano un ruolo cruciale nel mantenimento della salute dell’ospite, sia a livello locale (intestino) che sistemico.</p>
<ol>
<li><strong>Acetato</strong>:
<ul>
<li>Promuove la crescita di batteri benefici.</li>
<li>Regola l&#8217;appetito attraverso la produzione di ormoni intestinali (es. GLP-1, PYY).</li>
<li>Partecipa alla lipogenesi e al metabolismo del colesterolo.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Propionato</strong>:
<ul>
<li>Riduce la produzione di glucosio epatico.</li>
<li>Ha proprietà anti-infiammatorie.</li>
<li>Stimola la produzione di GLP-1, influenzando positivamente il metabolismo energetico.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Butirrato</strong>:
<ul>
<li>Principale fonte di energia per i colonociti.</li>
<li>Mantiene l&#8217;integrità della barriera intestinale e riduce la permeabilità intestinale.</li>
<li>Ha proprietà anti-infiammatorie e anti-cancerogene.</li>
<li>Modulatore epigenetico attraverso l&#8217;inibizione delle istone deacetilasi (HDAC).</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p><strong>Perché sono importanti per la salute?</strong></p>
<ol>
<li><strong>Integrità intestinale:</strong> il butirrato nutre le cellule del colon e mantiene una barriera intestinale sana.</li>
<li><strong>Controllo metabolico:</strong> il propionato aiuta a ridurre la produzione di colesterolo e favorisce il metabolismo del glucosio.</li>
<li><strong>Regolazione dell’immunità:</strong> gli SCFA riducono l’infiammazione e promuovono la tolleranza immunitaria.</li>
<li><strong>Protezione contro malattie croniche:</strong> livelli ottimali di SCFA sono associati a un minor rischio di obesità, diabete e malattie infiammatorie intestinali.</li>
</ol>
<p><strong>Effetti sulla salute dell’ospite</strong></p>
<ul>
<li><strong>Infiammazione</strong>: Gli SCFA riducono l&#8217;infiammazione sistemica, migliorando condizioni come l&#8217;obesità e la sindrome metabolica.</li>
<li><strong>Sistema immunitario</strong>: Modulano l&#8217;attivazione delle cellule T regolatorie, promuovendo tolleranza immunitaria.</li>
<li><strong>Malattie intestinali</strong>: Supportano il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali (es. morbo di Crohn, colite ulcerosa).</li>
<li><strong>Sistema nervoso</strong>: Gli SCFA influenzano l&#8217;asse intestino-cervello, migliorando funzioni cognitive e comportamenti (potenzialmente rilevanti in condizioni come l&#8217;autismo o la depressione).</li>
</ul>
<p><strong>Come favorire la produzione di SCFA?</strong></p>
<p>Consumare alimenti ricchi di fibre e carboidrati non digeribili favorisce la produzione di SCFA nel colon. Ecco alcuni consigli pratici:</p>
<p><strong>Alimenti consigliati</strong></p>
<ol>
<li><strong>Fonti di fibra solubile:</strong>
<ul>
<li>Legumi (lenticchie, ceci, fagioli).</li>
<li>Frutta (mele, banane, agrumi).</li>
<li>Verdure (carote, zucchine, topinambur).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Fonti di fibra insolubile:</strong>
<ul>
<li>Cereali integrali (avena, farro, orzo).</li>
<li>Crusca di frumento.</li>
<li>Semi di lino e chia.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Carboidrati resistenti:</strong>
<ul>
<li>Patate e riso raffreddati dopo la cottura.</li>
<li>Banane verdi.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Prebiotici naturali:</strong>
<ul>
<li>Inulina (asparagi, cicoria, carciofi).</li>
<li>Fruttoligosaccaridi (cipolla, aglio, porro).</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p><strong>Consigli pratici</strong></p>
<ul>
<li><strong>Aumenta gradualmente le fibre</strong> nella dieta per evitare fastidi intestinali.</li>
<li>Associa le fibre a <strong>fonti di grassi sani</strong> (es. olio d’oliva, frutta secca) per migliorare l’assorbimento.</li>
<li><strong>Bevi molta acqua</strong> per favorire il transito intestinale.</li>
</ul>
<p><strong>Ruolo specifico degli SCFA</strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><strong>SCFA</strong></td>
<td><strong>Effetto sulla salute</strong></td>
<td><strong>Fonti alimentari che ne promuovono la produzione</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Acetato</strong></td>
<td>Regola l’appetito e abbassa il pH intestinale</td>
<td>Cereali integrali, legumi, verdure</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Propionato</strong></td>
<td>Riduce il colesterolo, favorisce la gluconeogenesi</td>
<td>Crusca, semi, frutta</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Butirrato</strong></td>
<td>Protegge la barriera intestinale, riduce l’infiammazione</td>
<td>Topinambur, cicoria, carciofi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Consigli per la salute del microbiota</strong></p>
<ul>
<li><strong>Varia la dieta:</strong> Introduci una vasta gamma di fibre per nutrire diversi ceppi batterici.</li>
<li><strong>Riduci zuccheri e grassi saturi:</strong> Una dieta squilibrata può ridurre la diversità del microbiota.</li>
<li><strong>Integra con alimenti fermentati:</strong> Yogurt, kefir, crauti e kimchi favoriscono un microbiota sano.</li>
<li><strong>Evita antibiotici inutili:</strong> Proteggono la flora batterica benefica.</li>
</ul>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<ul>
<li>Un microbiota ricco e diversificato produce più SCFA, contribuendo al benessere generale.</li>
<li>I benefici degli SCFA si estendono anche alla salute mentale, grazie alla comunicazione attraverso l’asse intestino-cervello.</li>
</ul>
<p><strong>Obiettivo finale</strong></p>
<p>Consumare alimenti ricchi di fibre e prebiotici per stimolare la produzione di SCFA e favorire un microbiota sano è un passo essenziale verso una salute ottimale!</p>
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		<item>
		<title>La cultivar Ravece, un’eccellenza</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-cultivar-ravece-uneccellenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 08:27:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[cultivar]]></category>
		<category><![CDATA[eccellenza gastronomica]]></category>
		<category><![CDATA[olio extra vergine d’oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Ravece]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ravece è un&#8217;antica cultivar di olivo, originatasi in Irpinia entro i primi del Cinquecento. Il suo frutto è apprezzato per le peculiari caratteristiche organolettiche. La cultivar rientra a pieno titolo tra le eccellenze gastronomiche. Cenni storici La presenza dell&#8217;olivo nell&#8217;avellinese risale ad epoca romana, come è ampiamente documentato da numerosi reperti. Furono proprio i &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Ravece</strong> è un&#8217;antica cultivar di olivo, originatasi in Irpinia entro i primi del Cinquecento. Il suo frutto è apprezzato per le peculiari caratteristiche organolettiche. La cultivar rientra a pieno titolo tra le <strong>eccellenze gastronomiche</strong>.</p>
<p><strong>Cenni storici</strong></p>
<p>La presenza dell&#8217;olivo nell&#8217;avellinese risale ad epoca romana, come è ampiamente documentato da numerosi reperti. Furono proprio i Romani, appunto, a costruire i primi strumenti per la spremitura delle olive e a perfezionare sempre di più le tecniche di conservazione dell&#8217;olio.</p>
<p>La massima diffusione dell&#8217;olivicoltura in Irpinia si ebbe però in era angioina, per poi svilupparsi in quella aragonese (XIV secolo) e consolidarsi definitivamente nell&#8217;800.</p>
<p>La sua presenza è tuttavia documentata a partire dal 1517 in Ariano, sia pur nella forma <em>Ravej</em>. È coltivata quasi esclusivamente nella provincia di Avellino, ove peraltro è diffusa anche l&#8217;Ogliarola. La pianta è abbastanza rustica e di vigoria media; la chioma, dalla tipica colorazione grigio verde, è fitta e compatta. Essendo autosterile deve avvalersi di impollinatori come il Pendolino e Maurino. Le drupe sono di taglia medio grande.</p>
<p>La testimonianza della presenza massiccia dell&#8217;olivo nell&#8217;Ufita<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> è fornita dalle ampie distese di alberi secolari nelle colline arianesi, cuore dell&#8217;olivicoltura irpina. Nella sola &#8220;Città di Ariano&#8221;, nel 1794, erano presenti &#8220;dodici molini da macinar olive, chiamati volgarmente trappeti, a quali sono addetti i cavalli per farli girare…&#8221;, che diventano, agli inizi dell&#8217;800, 29 come afferma Nicola Flammia nella &#8220;Storia della Città di Ariano&#8221;: &#8220;…ci sono 29 trappeti o frantoi di olive, quali dentro e quali fuori dell&#8217;abitato&#8221;.</p>
<p>Numerose sono anche le testimonianze storiche relative alla grande influenza che l&#8217;olivo ebbe sull&#8217;economia delle popolazioni rurali della zona che si specializzarono non solo nella produzione dell&#8217;olio, ma anche in quella delle anfore, atte a contenere il già ricercato prodotto.</p>
<p>All&#8217;alba del terzo millennio, l&#8217;olio di oliva dell&#8217;Ufita costituisce ancora un prodotto carico di misticismo e soprattutto un componente fondamentale della famosa dieta mediterranea, della quale molti esperti attestano gli aspetti benefici per la salute.</p>
<p><strong>Descrizione del prodotto</strong></p>
<p>L&#8217;olio extravergine di oliva &#8220;<em>Irpinia Colline dell&#8217;Ufita DOP</em>&#8221; presenta senza dubbio caratteristiche organolettiche di grande pregio. E&#8217; di colore verde, se giovane, fino a giallo paglierino, di diversa intensità. All&#8217;olfatto si rivela fruttato, con piacevoli note erbacee e netti sentori di pomodoro acerbo, percepibili distintamente anche al gusto; all&#8217;assaggio è armonico, con intense, ma sempre piacevoli ed equilibrate sensazioni di amaro e piccante, in armonia con l&#8217;elevato contenuto in polifenoli. L&#8217;acidità, inoltre, non supera il valore di 0,50%, con punteggio al panel test non inferiore a 7. L&#8217;olio &#8220;<em>Irpinia Colline dell&#8217;Ufita DOP</em>&#8221; deve derivare per non meno del 60% dalla varietà Ravece (valore elevato all&#8217;85% per i nuovi impianti); per la restante parte possono concorrere altre varietà locali, quali l&#8217;Ogliarola, la Marinese, l&#8217;Olivella, la Ruveia, la Vigna della Corte. Estremamente ridotto (non più del 10%) l&#8217;apporto ammesso di altre varietà non autoctone, quali il Leccino o il Frantoio. Le tecniche di coltivazione degli oliveti sono quelle tradizionali delle Colline dell&#8217;Ufita, che assicurano all&#8217;olio che ne deriva l&#8217;elevato e noto pregio qualitativo. La raccolta viene effettuata entro e non oltre il 31 dicembre di ogni anno e le olive vengono molite entro due giorni dalla raccolta. La resa al frantoio non può eccedere il 20%. L&#8217;olio &#8220;Irpinia Colline dell&#8217;Ufita DOP&#8221; è il risultato della perfetta armonia tra ambiente, varietà, capacità imprenditoriale e tradizione, che in Irpinia risultano essere antichissime. L&#8217;area di produzione della DOP coincide con quella di coltivazione delle varietà più pregiata dell&#8217;olivicoltura irpina e che è assurta a simbolo dell&#8217;olivicoltura di qualità: la Ravece. La Ravece è una cultivar di origine sconosciuta, ma almeno dal ‘500 diffusa quasi esclusivamente nel territorio ufita-arianese, componente privilegiata della dieta mediterranea che in quest&#8217;area si caratterizza sul trinomio vino pane e olio. La notevole presenza di note aromatiche e il suo gusto fruttato intenso fa prediligere l&#8217;uso di quest&#8217;olio su piatti di una certa consistenza, come minestre a base di legumi, gustose pastasciutte della tradizione irpina, zuppe, bruschette e grigliate di carne. Essendo un prodotto di gran pregio per la sua categoria, attraverso il riconoscimento della DOP potrà essere conosciuto ed apprezzato non solo a livello locale ma sui mercati nazionali ed internazionali.</p>
<p>Gli oli d’oliva dell&#8217;Ufita godono di uno specifico <strong>Disciplinare di produzione dell’olio extra vergine a denominazione di origine protetta “Irpinia  – Colline dell’Ufita ” di seguito riportato.</strong></p>
<p><strong>ART. 1 DENOMINAZIONE</strong></p>
<p>La <strong>Denominazione di Origine Protetta “Irpinia Colline dell’Ufita”</strong> è riservata all’olio di oliva extravergine rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.</p>
<p><strong>ART. 2 VARIETA’ DI OLIVO E CARATTERISTICHE AL CONSUMO  </strong></p>
<p>La Denominazione di Origine Protetta “Irpinia Colline dell’Ufita” è riservata all’olio di oliva extravergine ottenuto dalle olive prodotte negli oliveti delle aziende all’interno del territorio ricadente nel successivo articolo 3 e composti, nell’ambito aziendale, dalle varietà:</p>
<ul>
<li>“<strong>Ravece</strong>” presente in misura non inferiore al 60%;</li>
<li>“<strong>Ogliarola</strong>”, “<strong>Marinese</strong>”, ”<strong>Olivella</strong>”, ”<strong>Ruveia</strong>”, “<strong>Vigna della Corte</strong>” da sole o congiuntamente in misura non superiore al 40%;</li>
<li>eventualmente, “<strong>Leccino</strong>” e “<strong>Frantoio</strong>” in misura non superiore al 10%.</li>
</ul>
<p><strong><em>Caratteristiche al consumo</em></strong>: L’olio extravergine di oliva a Denominazione di Origine Protetta “Irpinia Colline dell’Ufita” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:</p>
<ul>
<li>Colore: da giallo paglierino a verde più o meno intenso;</li>
<li><strong><em>Caratteristiche organolettiche</em></strong>:</li>
</ul>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="188">Descrittore</td>
<td width="180">Mediana *</td>
</tr>
<tr>
<td width="188">Difetti</td>
<td width="180">0</td>
</tr>
<tr>
<td width="188">Fruttato di oliva</td>
<td width="180">3-6</td>
</tr>
<tr>
<td width="188">Amaro</td>
<td width="180">2-6</td>
</tr>
<tr>
<td width="188">Piccante</td>
<td width="180">2-6</td>
</tr>
<tr>
<td width="188">Pomodoro</td>
<td width="180">2-5</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>*CVr% minore o uguale a 20</p>
<p><strong><em>Caratteristiche chimico-fisiche</em></strong>:</p>
<ul>
<li>Acidità %: inferiore o uguale a 0,5;</li>
<li>Indice di perossidi mEq O2/kg: inferiore o uguale a 10;</li>
<li>Spettrometria UV K<sub>232</sub>: inferiore o uguale a 2,2;</li>
<li>Spettrometria UV K<sub>270</sub>: inferiore o uguale a 0,2;</li>
<li>Spettrometria Delta K: inferiore o uguale a 0,01;</li>
<li>Polifenoli totali: superiore o uguale a 100 p.p.m.</li>
</ul>
<p><strong>ART. 3 ZONA DI PRODUZIONE  </strong></p>
<p>La zona di produzione, comprende l’intero territorio dei seguenti Comuni in Provincia di Avellino: 1-Ariano Irpino, 2-Bonito, 3-Carife, 4-Casalbore, 5-Castel Baronia, 6-Castelfranci, 7-Flumeri, 8-Fontanarosa, 9-Frigento, 10-Gesualdo, 11-Greci, 12-Grottaminarda, 13-Lapio, 14-Luogosano, 15-Melito Irpino, 16-Mirabella Eclano, 17-Montaguto, 18-Montecalvo Irpino, 19-Montefusco, 20-Montemiletto, 21-Paternopoli, 22-Pietradefusi, 23-San Nicola Baronia, 24-San Sossio Baronia, 25-Sant’Angelo all’Esca, 26-Savignano Irpino, 27-Scampitella, 28-Sturno, 29-Taurasi, 30-Torella dei Lombardi, 31-Torre le Nocelle, 32-Trevico, 33-Vallata, 34-Vallesaccarda, 35-Venticano, 36-Villamaina, 37-Villanova del Battista, 38-Zungoli.</p>
<p><strong>ART. 4 ORIGINE </strong></p>
<p>Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna i prodotti in entrata e quelli in uscita. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, degli agricoltori, dei frantoiani e degli imbottigliatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche e giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte delle strutture di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.</p>
<p><strong>ART.  5 CARATTERISTICHE DI COLTIVAZIONE </strong></p>
<ol>
<li>Le condizioni pedoclimatiche, ambientali e di coltura degli oliveti, destinati alla produzione dell’olio a Denominazione di Origine Protetta, devono essere quelle specifiche della zona di produzione e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le tradizionali caratteristiche qualitative, organolettiche e chimico-fisiche stabilite dal presente disciplinare. Sono, pertanto, da ritenersi idonei gli oliveti compresi nella zona di cui al precedente art. 3, i cui terreni derivano da substrati di origine calcarea, marnosa o argillosa, marnosa per i rilievi, e da substrati alluvionali, sciolti, per i terreni pianeggianti.</li>
<li>I nuovi impianti devono essere di tipo specializzato, con l’utilizzazione di almeno l’85% della varietà: “Ravece”.</li>
<li>Nella concimazione è ammesso l’utilizzo di fertilizzanti organici e/o di sintesi.</li>
<li>Per la gestione del suolo, si eseguono delle lavorazioni meccaniche superficiali che risultano utili anche per il controllo delle erbe infestanti. E’ consentita la pratica dell’inerbimento.</li>
<li>Gli oliveti normalmente sono condotti in asciutto, tuttavia in annate particolarmente siccitose è ammessa l’irrigazione di soccorso.</li>
<li>I trattamenti antiparassitari devono essere eseguiti nel rispetto del disciplinare di lotta integrata emanati dalla regione Campania.</li>
<li>La raccolta delle olive deve essere effettuata manualmente o meccanicamente entro il 31 dicembre di ogni anno ad eccezione delle varietà “Marinese” e “Leccino” da raccogliere non oltre il 10 novembre. La raccolta deve essere effettuata a mano oppure con l’impiego di macchine, a condizione che durante l’operazione sia evitata la permanenza delle drupe sul terreno. In ogni caso devono essere utilizzate le reti o altri sistemi di captazione, mentre è vietata la raccolta delle olive cadute naturalmente sul terreno e quella sulle reti permanenti. È vietato l’uso di prodotti chimici che provochino o agevolino l’abscissione dei frutti (cascolanti).</li>
<li>Il trasporto deve avvenire in cassette forate o, comunque, in contenitori rigidi, forati. E’ fatto divieto assoluto, nel trasporto e nella conservazione delle olive, l’uso di sacchi di qualsiasi materiale.</li>
<li>La produzione di olive non può superare i 60 kg a pianta. La resa massima di olio da olive non può superare il 20% del peso di olive.</li>
<li>Le olive devono essere conservate presso il frantoio in locali areati, in recipienti rigidi e forati, fino alla fase di molitura, che deve avvenire entro 48 ore dalla raccolta.</li>
</ol>
<p><strong>ART. 6 MODALITA’ DI OLEIFICAZIONE </strong></p>
<ol>
<li>Le operazioni di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a <em>Denominazione di Origine Protetta “Irpinia Colline dell’Ufita”</em> devono essere effettuate presso i frantoi localizzati entro il territorio così come delimitato all’art. 3 del presente disciplinare.</li>
<li>Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre oli che presentino il più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari originarie del frutto.</li>
<li>È vietato il metodo di trasformazione noto col nome di “ripasso”; è, inoltre, vietato il ricorso a prodotti ad azione chimica o biochimica (enzimi) nell’ambito del processo di estrazione. Durante tale fase è altresì vietato l’uso del “talco”.</li>
<li>Dopo l’estrazione l’olio deve essere conservato in recipienti di acciaio inox, o in cisterne di terracotta con smaltatura per alimenti, perfettamente puliti ed in locali igienici.</li>
<li>E’ consentito l’ottenimento dell’olio extravergine “<em>Irpinia Colline dell’Ufita</em>” D.O.P. con metodo biologico.</li>
<li>L’imbottigliamento deve avvenire nella zona di produzione per garantire l’origine ed il controllo del prodotto e per impedire che il trasporto dello stesso olio allo stato sfuso possa causare il deterioramento e la perdita delle sue peculiari caratteristiche chimiche ed organolettiche poiché le condizioni climatiche del luogo di imbottigliamento ed il trasporto del prodotto sfuso possono modificare le caratteristiche organolettiche del prodotto considerato che durante i trasporti l’olio allo stato sfuso facilmente può assorbire odori e sapori indesiderabili.</li>
</ol>
<p><strong>ART. 7 LEGAME CON L’AMBIENTE </strong></p>
<p>L’Olio Extravergine di Oliva “<em>Irpinia &#8211; Colline dell’Ufita</em>” D.O.P. possiede singolari qualità organolettiche che lo differenziano nettamente da altri oli, dimostrate da una ampia documentazione storica e dovute in particolare alla secolare dedizione degli olivicoltori e frantoiani dell’Irpinia, che hanno saputo legare questa produzione alle particolari condizioni pedoclimatiche della zona di produzione. In particolare, l’aggettivo “<em>Ravece</em>” è già presente nella platea “<em>Urbis et Foranea</em>” redatta dal Vescovo Diomede Carafa nel 1517 da cui apprendiamo che la Cappella di San Nicola costruita nella parrocchiale Chiesa di San Matteo “<em>Have un hortale de ravei ala Sala</em>”. La tipicità dell’olio extravergine di oliva “<em>Irpinia &#8211; Colline dell’Ufita</em>” D.O.P. ci giunge dalla specifica piattaforma varietale, dai fattori naturali dell&#8217;areale di produzione quali il microclima, il terreno, nonché dalle particolari tecniche di coltivazione e di produzione tramandate nei secoli dagli olivicoltori irpini. L’insieme di tali fattori concorre a differenziarlo nelle sue caratteristiche chimiche ed organolettiche. In particolare, la specificità dell’olio “<em>Irpinia &#8211; Colline dell’Ufita</em>” deriva soprattutto dalla varietà predominante, che non ha altrove una così intensa diffusione. <strong>La cultivar “<em>Ravece</em>”, è infatti nata in questo territorio e solo qui si è affermata per la sua capacità di adattamento alle diverse condizioni climatiche</strong>. L&#8217;influenza diretta del clima mite ma con eccezionali punte di freddo, nonché la ubicazione degli oliveti ad altitudini elevate, sono stati la causa principale che ha determinato il consolidarsi nel territorio di questa cultivar di olivo, capace di resistere alle gelate ed alle nevicate, invernali e primaverili. Si tratta di un’area in cui l’olivo risulta presente sin dai tempi dei romani, e viene coltivato in terreni collinari con una pendenza intorno al 20%, terreni più o meno argillosi, mediamente fertili e poveri di risorse idriche. Gli inverni, non estremamente rigidi, e le estati non eccessivamente calde, hanno conferito alla zona nel suo complesso un clima particolarmente favorevole all’insediamento dell’olivo nel corso dei secoli. La piovosità è di circa 700 mm annui, le temperature raramente scendono al di sotto dello zero, con punte di – 4° C per brevissimi periodi; mediamente la temperatura è di 18° C. L’insieme di tali fattori concorre a differenziare l’olio nelle sue caratteristiche chimiche ed organolettiche, da qualsiasi altro olio extravergine d’oliva, <strong>rendendolo quindi unico</strong> e pertanto meritevole di valorizzazione e tutela.</p>
<p><strong>ART.  8 STRUTTURA DI CONTROLLO </strong></p>
<p>L’olio “<em>Irpinia &#8211; Colline dell’Ufita</em>” D.O.P. per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione sarà controllato da un organismo autorizzato, in conformità all’Art. 10 del Regolamento CEE n. 2081 del 14/07/1992.</p>
<p><strong>ART. 9 DESIGNAZIONE, PRESENTAZIONE E CONFEZIONAMENTO </strong></p>
<ol>
<li>Alla denominazione di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione, ivi compreso gli aggettivi: tipo fine, scelto, selezionato, superiore, genuino e similari.</li>
<li>E’ consentito l’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’area di produzione, solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda.</li>
<li>Il nome della Denominazione di Origine Protetta “<em>Irpinia Colline dell’Ufita</em>” deve figurare in etichetta in caratteri chiari, indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle altre indicazioni che in essa compaiono. Sull’etichetta deve inoltre essere riportato il logotipo descritto all’art. 10 ed il logo comunitario della D.O.P.</li>
<li>I recipienti in cui è confezionato l’olio extravergine “Irpinia Colline dell’Ufita” ai fini dell’immissione al consumo devono essere: bottiglie di vetro scuro, ceramica e terracotta smaltata o recipienti in banda stagnata di capacità non superiore a litri 5, sigillati e provvisti di etichetta.</li>
<li>Sono ammesse confezioni in bustine monodose di laminato metallico di alluminio ed idonei materiali sintetici consentiti dalla legge, della capacità di 10 ml., recanti indicazioni previste dalla normativa vigente più una numerazione progressiva attribuita dall’Organismo di controllo.</li>
</ol>
<p><strong>ART. 10 LOGOTIPO </strong></p>
<p>L’etichetta dovrà riportare il logo della D.O.P. “<em>Irpinia Colline dell’Ufita</em>” come di seguito descritto: il logo per l’olio extravergine di oliva è costituito da un fiore a 13 petali, tratto da un decoro su ceramica arianese dipinto a mano, nei colori giallo – arancio – rosso bruno – marrone, che fa da corona circolare alla dicitura “<em>Irpinia Colline dell’Ufita</em>”. Tale dicitura è scritta con carattere “<em>PostMedieval</em>” nella versione tipografica “Medium”, in bianco circolarmente, su fondo marrone scuro. Al centro della composizione, un cerchio bianco con sottile bordo color arancio contiene in forma circolare la dicitura “OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA D.O.P.”, in nero su sfondo bianco, scritta in carattere “<em>Rotis Semisans</em>”, nella versione tipografica “<em>Extra bold</em>”. Al centro, in nero, con la dicitura “RAVECE”, in carattere manuale tratto da un’antica forma di scrittura carolingia – beneventana. Sottostante al cerchio bianco, sovrapposta inferiormente al fiore esterno, è inserita la sagoma dell’Italia con un pallino marrone che identifica l’area dell’Ufita. E’ consentito il riferimento all’olio ottenuto con metodo biologico.</p>
<p><strong>Produzione e olio</strong></p>
<p>La produttività è abbondante e costante, mentre la maturazione è tardiva. L&#8217;oleosità è medio bassa (15-16%) ma ad essere apprezzata è la qualità dell&#8217;olio. Questo è giallo-verde, dall&#8217;aroma fruttato, sapore deciso amaro e piccante; presenta note di pomodoro verde, carciofo, erbe e a volte mandorla. Il prodotto finale, <strong>l&#8217;olio extravergine Irpinia &#8211; Colline dell&#8217;Ufita, è un marchio a denominazione di origine protetta (DOP).</strong></p>
<p>La<strong> Ravece</strong>, conosciuta anche con altri nomi come Curatona o Olivona nella zona di Grottaminarda ed Ariano Irpino, è la cultivar simbolo dell’olivicoltura Irpina di qualità e la cui presenza in queste zone è documentata fin dagli inizi del ‘500. La pianta è di media vigoria, con portamento assurgente, dalla produzione costante e dalla resa in olio medio-bassa. La chioma è folta e raccolta, dal caratteristico colore grigio-verde. I frutti invece sono di grandi dimensioni; l’invaiatura tardiva. La qualità dell’olio prodotto da queste olive, utilizzate anche per il consumo da tavola, è tale da aver attirato l’attenzione di molti esperti ed aver ottenuto molti riconoscimenti in altrettanti concorsi. Parlando invece dell’olio, l’olio di Ravece si distingue per pregevoli caratteristiche aromatiche e gustative con sentori decisi di pomodoro acerbo e al gusto note di amaro e piccante. Nel gusto deciso si possono percepire sentori erbacei e anche note di carciofo.</p>
<p><strong>Registrazione e tutela</strong></p>
<p>La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) &#8220;<em>Irpinia – Colline dell&#8217;Ufita</em>&#8221; è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n. 510/06, con Regolamento n. 203 del 10 marzo 2010 (pubblicato sulla GUCE n. L 61 dell&#8217;11.03.2010). La Scheda riepilogativa è stata pubblicata sulla GUCE C160 del 14 luglio 2009.</p>
<p>Il riconoscimento nazionale era avvenuto con DM 10 ottobre 2005, pubblicato sulla GURI n. 246 del 21 ottobre 2005, unitamente all&#8217;allegato Disciplinare di produzione.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> La Valle dell&#8217;Ufita, o più comunemente Valle Ufita, è una valle dell&#8217;Appennino campano situata tra le province di Avellino (che ne comprende la parte maggioritaria) e di Benevento. La valle deve il suo nome all&#8217;omonimo fiume che nasce in una conca compresa tra i rilievi della Baronia e l&#8217;altipiano del Formicoso e, dopo un percorso inizialmente contorto e poi quasi rettilineo in direzione nord-ovest, riceve da destra l&#8217;affluente Miscano per divenire infine a sua volta tributario del Calore Irpino, entro cui si riversa all&#8217;altezza della stazione di Apice-Sant&#8217;Arcangelo-Bonito.</p>
<p>Molti dei comuni che si affacciano sulla valle appartengono alla Comunità montana dell&#8217;Ufita mentre l&#8217;intera vallata soggiace alla competenza dell&#8217;Autorità di bacino distrettuale dell&#8217;Appennino meridionale, subentrata fin dal 2016 alla soppressa Autorità di bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno.</p>
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		<title>Colza &#8211; Brassica napus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/colza-brassica-napus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 09:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[acido erucico]]></category>
		<category><![CDATA[biodiesel]]></category>
		<category><![CDATA[colza]]></category>
		<category><![CDATA[glucosinolati]]></category>
		<category><![CDATA[margarina di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[navone]]></category>
		<category><![CDATA[olio canola]]></category>
		<category><![CDATA[pianta mellifera]]></category>
		<category><![CDATA[Rutabaga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brassica napus L., 1753 comunemente nota a seconda della varietà come colza (varietà oleifere) o navone o rutabaga (varietà orticole), è una pianta angiosperma dicotiledone, dal fiore giallo brillante (o bianco a seconda della varietà), appartenente alla famiglia delle Brassicaceae. Non si conoscono forme selvatiche, ma il colza, probabilmente si è originato da un incrocio &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Brassica napus</em> L., 1753 comunemente nota a seconda della varietà come <strong>colza</strong> (<strong>varietà oleifere</strong>) o <strong>navone</strong> o <strong>rutabaga</strong> (<strong>varietà orticole</strong>), è una pianta angiosperma dicotiledone, dal fiore giallo brillante (o bianco a seconda della varietà), appartenente alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em>.</p>
<p>Non si conoscono forme selvatiche, ma il colza, probabilmente si è originato da un incrocio tra rapa bianca e cavolo. In Europa i primi riferimenti all’uso di colza risalgono al 14° secolo. Dal tardo Medio Evo, l’olio di colza veniva principalmente utilizzato come olio da illuminazione nell’Europa settentrionale, ma era poco adatto al consumo umano a causa dell’alto contenuto di acido erucico, ma era comunque utilizzato per uso alimentare dalle classi più povere. Può essere confusa col ravizzone (<em>Brassica rapa</em>).</p>
<p>La coltivazione del colza ha avuto un notevole sviluppo in Germania tra le due guerre mondiali, quando l’olio di colza era l’unico olio disponibile in quantità sufficienti, ed era il componente di base della cosiddetta “<strong>margarina di guerra</strong>”. Ci fu una selezione accurata che portò al suo utilizzo come olio ad uso alimentare. Al posto dell’acido erucico, inadatto al consumo umano si è aumentato notevolmente il contenuto degli acidi linoleico e linolenico, acidi grassi a C18, migliori dal punto di vista nutrizionale.</p>
<p>Dal 1974-76, la coltivazione di colza in Germania si è completamente orientata verso queste cosiddette varietà “0”. Il contenuto in olio è di oltre il 40% e dopo l’estrazione il “panello” residuo può essere utilizzato come cibo ad alto contenuto proteico per gli animali.</p>
<p>Un ulteriore processo di selezione era richiesto per ridurre il contenuto dei cosiddetti &#8220;<strong>glucosinolati</strong>&#8221; che sono nocivi agli animali. Le varietà attualmente in produzione sono caratterizzate da assenza di acido erucico e da un basso contenuto di glucosinolati e sono conosciute come <strong>varietà a doppio zero</strong> (“<strong>00</strong>”). Dopo questi miglioramenti l’olio di colza grazie alla bilanciata composizione in acidi grassi e, in particolare, al contenuto di Omega-3, è diventato il più salutare degli oli vegetali.</p>
<p>Per ovviare al problema dell’acido erucico, alla fine degli anni ’70 negli Usa è stato lanciato l’<strong>olio canola </strong>(abbreviazione di Canadian Oil Low Acid), a basso contenuto di questo acido (con un contenuto di acido erucico inferiore al 2%). Le varietà orticole vengono invece coltivate per la radice (<strong>rutabaga</strong>) <strong>che può essere consumata dall&#8217;uomo come ortaggio</strong>.</p>
<p>Oltre all’ uso alimentare, si è sviluppata la possibilità di utilizzarlo grezzo come carburante per macchine agricole e, dopo esterificazione, per la produzione di biodiesel, aprendo un secondo importante campo di utilizzo.</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p><em>Brassica napus</em> cresce fino a 100 cm di altezza con foglie basali glabre, carnose, pinnatifide e glauche peduncolate mentre le foglie superiori sono sessili.</p>
<p>La colza ha un accrescimento indeterminato, termina con uno scapo fiorale, che porta fiori gialli in infiorescenza. I fiori sono larghi circa 17 mm, attinomorfi, formati da quattro petali in una tipica forma a croce, alternati a quattro sepali. L&#8217;androceo è tetradinamo ovvero è formato da 6 stami di cui due stami laterali con filamenti corti e quattro stami mediani con filamenti più lunghi le cui antere si staccano dal centro del fiore durante la fioritura.</p>
<p>La fioritura è scalare e a seguito della fecondazione produce i frutti che sono silique, lunghe 5-10 cm, verdi da immature poi tendenti a imbrunire. I frutti contengono numerosi piccoli semi tondi con un diametro di 1,5-3 mm.</p>
<p>La colza presenta una radice fittonante abbastanza profonda.</p>
<p>La specie <em>Brassica napus</em> appartiene alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em>. La colza è una sottospecie con nome proprio <em>B. napus</em> subsp. <em>napus</em> e comprende le <strong>varietà oleifere invernali e primaverili, il colza orticolo e il colza foraggero</strong>. La seconda sottospecie di <em>B. napus</em> è <em>B. napus</em> subsp. <em>rapifera</em> (anche subsp. <em>napobrassica</em> ; la rutabaga).</p>
<p>Le colture del genere Brassica, compresa il colza, sono state tra le prime piante ad essere ampiamente coltivate dall&#8217;umanità già 10.000 anni fa. La colza veniva coltivata in India già nel 4000 a.C. e si è diffusa in Cina e in Giappone 2000 anni fa. La colza è coltivata prevalentemente come coltura invernale nella maggior parte dell&#8217;Europa e dell&#8217;Asia a causa della vernalizzazione richiesta per avviare il processo di fioritura. Si semina in autunno e rimane come rosetta basale di foglie durante l&#8217;inverno. Nella primavera successiva emette la parte vegetativa seguita dalla fioritura. In genere fiorisce nella tarda primavera e fruttifica per un periodo di 6-8 settimane fino a mezza estate.</p>
<p>Predilige terreni di medio impasto, profondi, freschi ed esenti da ristagno idrico. Coltivato nei climi nordici (soprattutto in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Paesi Bassi) come foraggio per animali, fonte di olio vegetale alimentare e come combustibile nel biodiesel.</p>
<p><strong>Il colza viene coltivato per la produzione di alimenti per animali, oli vegetali commestibili e biodiesel</strong>. Alcune varietà di colza sono vendute come verdura, soprattutto nei negozi asiatici. La rutabaga derivata dalle varietà orticole di <em>B. napus</em> viene impiegata nelle cucine di vari paesi.</p>
<p>Il <strong>colza</strong> (circa 15%) rappresenta la <strong>terza fonte di olio vegetale al mondo </strong>dopo la soia (circa 26%) e la palma (35% del totale); il girasole rappresenta il 9% e l’olio di oliva solo l&#8217;1% del mercato degli oli vegetali (FAOSTAT – 2021).</p>
<p><strong>L&#8217;olio di colza</strong> viene ricavato dai semi della pianta (<em>Brassica napus, Brassica rapa, Brassica juncea</em>) e da cultivar o varietà mutanti sviluppate appositamente per modificarne la distribuzione di acidi grassi. L&#8217;olio viene usato in alimentazione dopo essere stato raffinato e miscelato ad altri oli poiché all&#8217;origine ha sapore e odore poco gradevoli.</p>
<p>L’olio di colza è comunque un grasso vegetale. In 100 grammi di olio di colza c’è un apporto di: 6,31 g di grassi saturi; 61,52 g di grassi monoinsaturi; 29,62 g di grassi polinsaturi; 22,2 mg di vitamina E; 0,1 mg di ferro; sodio in tracce; potassio in tracce.</p>
<p>L’olio di colza viene considerato ottimo per il mantenimento della salute cardiovascolare perché è tra gli oli vegetali più poveri di grassi saturi. È ricco di polinsaturi, (omega 3 e omega 6) e per questo aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue e contribuisce a regolare l’infiammazione e la pressione del sangue.</p>
<p>Il consumo di olio di colza può tuttavia interferire con l’assunzione di warfarin. In presenza di dubbi è meglio chiedere consiglio al proprio medico.</p>
<p>L’olio di colza è fonte di acido erucico, che è una molecola che, se assunta in quantità elevate può causare difficoltà respiratorie e cecità. Si ritiene tuttavia che i livelli contenuti nell’olio non siano tali da essere considerati pericolosi. Anche in questo caso, in presenza di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.</p>
<p>La <strong>canola</strong> è una specifica varietà di colza dal basso contenuto di acido erucico che è stata sviluppata in Canada: il suo nome è composto da <strong>Canadian oil low acid</strong> (<strong>Olio canadese a basso contenuto di acido</strong>). Il contenuto di acido erucico è limitato dalla normativa del governo a un massimo del 2% di in peso negli Stati Uniti e 5% nell&#8217;UE.</p>
<p>La lavorazione dei semi per ricavare l&#8217;olio produce un residuo <strong>usato nell&#8217;alimentazione</strong> degli animali da allevamento. Questo sottoprodotto <strong>è un alimento molto ricco di proteine e può competere con la soia</strong>. È usato principalmente per nutrire i bovini, ma anche per maiali e polli (meno importante per questi ultimi).</p>
<p>L&#8217;olio di colza viene utilizzato anche come <strong>carburante diesel</strong>, sia come <strong>biodiesel</strong>, direttamente nei sistemi di alimentazione riscaldati, sia miscelato con distillati di petrolio per alimentare veicoli a motore. Il biodiesel può essere utilizzato puro nei motori più nuovi senza danneggiarli e spesso viene combinato con il gasolio fossile in percentuali che variano dal 2% al 20% di biodiesel. A causa dei costi di coltivazione, frantumazione e raffinazione del biodiesel di colza, il biodiesel di colza da olio nuovo ha un costo di produzione maggiore rispetto al carburante diesel standard, quindi il carburante diesel viene comunemente prodotto a partire dall&#8217;olio usato. L&#8217;olio di colza è l&#8217;olio di base preferito per la produzione di biodiesel nella maggior parte d&#8217;Europa, rappresentando circa l&#8217;80% della materia prima, in parte perché la colza produce più olio per unità di superficie rispetto ad altre fonti di olio, come la soia, ma soprattutto perché ha un punto di gelificazione significativamente più basso rispetto alla maggior parte degli altri oli vegetali.</p>
<p>Il colza è una <strong>pianta mellifera; </strong>produce molto nettare da cui le api ricavano un <strong>miele </strong>chiaro, ma pungente, molto apprezzato nell&#8217;Europa centrale e settentrionale. Deve essere estratto immediatamente dopo la sua fabbricazione, perché cristallizza rapidamente nel favo rendendo impossibile l&#8217;estrazione.</p>
<p>Questo miele in Italia di solito viene mescolato con varietà più dolci se usato come prodotto da tavola o venduto come prodotto da pasticceria.</p>
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		<title>Impatto sulla salute degli oli di semi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/impatto-sulla-salute-degli-oli-di-semi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Aug 2024 08:12:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[olio di arachidi]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di avocado]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di cartamo]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di cocco]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di colza (canola)]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di germe di grano]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di Girasole]]></category>
		<category><![CDATA[olio di jojoba]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di mais]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di palma e di palmisti]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di riso]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di semi]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di semi di canapa]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di semi di enotera]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di semi di lino]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di semi di ricino]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di semi di zucca]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di semi vari]]></category>
		<category><![CDATA[olio di sesamo]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di soia]]></category>
		<category><![CDATA[Olio di vinacciolo]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine di oliva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La questione degli oli di semi e il loro impatto sulla salute è complessa e spesso dibattuta. Gli oli di semi includono oli derivati da vari semi come girasole, mais, soia, colza (canola), e altri. Vediamo di approfondire la questione. Definizione Olio (dal latino olĕum, a sua volta dal greco ἔλαιον, élaion) è un termine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La questione degli oli di semi e il loro impatto sulla salute è complessa e spesso dibattuta. Gli oli di semi includono oli derivati da vari semi come girasole, mais, soia, colza (canola), e altri. Vediamo di approfondire la questione.</p>
<p><strong>Definizione</strong></p>
<p><strong>Olio </strong>(dal latino olĕum, a sua volta dal greco ἔλαιον, élaion) è un termine generico utilizzato per indicare un liquido organico ad alta viscosità, lipofilo (cioè miscibile con altri oli) e idrofobo (cioè immiscibile con acqua).</p>
<p>In origine il termine si riferiva unicamente all&#8217;olio di oliva, ricavato dalla spremitura dei frutti dell&#8217;olivo. In seguito questo nome è stato esteso a tutti i lipidi che si trovano allo stato liquido a temperatura ambiente e anche ad altri liquidi che presentano proprietà simili ma composizione differente (ad esempio oli minerali).</p>
<p>Pertanto, il <strong>termine olio</strong> identifica di numerose sostanze di origine vegetale, animale o minerale, liquide a temperatura ordinaria, diverse per composizione e proprietà ma somiglianti tra loro per certe caratteristiche esterne (untuosità, densità generalmente inferiore a uno, insolubilità nell’acqua, ecc.), diversamente classificate nell’uso a seconda della natura, consistenza, proprietà, impiego, ecc. <strong>Con la denominazione di olî s’intendono comunemente i grassi che sono liquidi a temperatura ambiente</strong> (detti talora anche olî grassi), di origine vegetale o animale.</p>
<p><strong>Usi<br />
</strong>Possono essere utilizzati a scopo alimentare, come combustibili, lubrificanti e nella produzione di vernici, materie plastiche e altri materiali. Sono inoltre utilizzati in cerimonie religiose come veicolo di purificazione.</p>
<p><strong>Tipologia<br />
</strong>Si distinguono:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>Tipo di olio</td>
<td>ac. grassi saturi (g/100g)</td>
<td>Monoinsaturi (g/100g)</td>
<td>Polinsaturi (g/100g)</td>
<td>Vit. E (g/100g)</td>
<td>Punto di fumo</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di oliva</strong></td>
<td>17</td>
<td>73</td>
<td>11.2</td>
<td>5.10</td>
<td>210°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di arachide</strong></td>
<td>15</td>
<td>55</td>
<td>27</td>
<td>19,1</td>
<td>180°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di argan</strong></td>
<td>16-20</td>
<td>45-50</td>
<td>32-40</td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di cocco</strong></td>
<td>86.80</td>
<td>6.25</td>
<td>1.7</td>
<td>66</td>
<td>170°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di colza</strong></td>
<td>5.3</td>
<td>64.3</td>
<td>24.8</td>
<td>22.21</td>
<td>225°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di cotone</strong></td>
<td>25.5</td>
<td>21.3</td>
<td>48.1</td>
<td>42.77</td>
<td>215°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di girasole</strong></td>
<td>11.9</td>
<td>20.2</td>
<td>63.0</td>
<td>49.0</td>
<td>130°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di lino</strong></td>
<td>5-10</td>
<td>20</td>
<td>66</td>
<td>17,5</td>
<td>110°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di mais</strong></td>
<td>12.7</td>
<td>24.7</td>
<td>57.8</td>
<td>17.24</td>
<td>160°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di palma</strong></td>
<td>45.3</td>
<td>41.6</td>
<td>8.3</td>
<td>33.12</td>
<td>240°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di palmisti</strong></td>
<td>82.00</td>
<td>15.30</td>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di papavero</strong></td>
<td>13.5</td>
<td>19.7</td>
<td>62.4</td>
<td>11.4</td>
<td>170°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di soia</strong></td>
<td>14.5</td>
<td>23.2</td>
<td>56.5</td>
<td>16.29</td>
<td>130°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio </strong>di vinaccioli</td>
<td>10</td>
<td>18</td>
<td></td>
<td></td>
<td>170°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Margarina</strong></td>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
<td>150°</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Burro </strong></td>
<td>48.78</td>
<td>23.72</td>
<td></td>
<td></td>
<td>110°</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Tipi d’olio a uso alimentare presenti sul mercato</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>olio di arachidi</strong>: è uno degli oli di semi migliori, particolarmente adatto per le fritture; ha un colore neutro, un sapore tenue e il punto di fumo elevato. Contiene circa il 55% (35-72%) di acido oleico, il 25-30% (13-45%) di ac. linoleico, e circa il 15% di acidi grassi saturi; caratteristiche le presenze dell&#8217;ac. arachico (1 &#8211; 2,5%) e del lignocerico (1 &#8211; 2,5%), praticamente assenti negli altri oli. Essendo composto in prevalenza da acidi grassi monoinsaturi è per certi versi simile all&#8217;olio di oliva e come tale è piuttosto stabile alle alte temperature (punto di fumo intorno ai 180°C). Buono anche il contenuto di vitamina E (19.1 mg/100g);</li>
<li><strong>olio di argan:</strong> è un olio di semi vegetale, molto conosciuto soprattutto per il suo utilizzo in cosmesi, e forse non tutti sanno che può trovare impiego anche in cucina. L&#8217;olio di argan è, infatti, molto utilizzato soprattutto nella cucina marocchina per preparare il cous cous, dato che l&#8217;albero di argan (<em>Argania spinosa</em>) è principalmente diffuso in Marocco e in Algeria, e in seconda battuta nel sud di Israele. Sempre in Marocco l&#8217;olio di argan è uno degli ingredienti principali della cosiddetta nutella marocchina, l&#8217;<strong>amlou</strong>, una crema spalmabile composta da mandorle, miele e olio di argan, appunto. Per quanto riguarda i suoi usi cosmetici, l&#8217;olio di argan viene impiegato soprattutto in prodotti per la pelle e per i capelli per le sue qualità idratanti e rigenerative.</li>
<li><strong>olio di cartamo</strong>: il cartamo è una pianta che spesso viene utilizzata come sostituto dello zafferano (più economico) e dal quale si estrae un olio profumato con vago sapore di nocciola. Il suo utilizzo viene destinato soprattutto all’alimentazione del bestiame e nell’industria energetica, oltre alla produzione di vernici e resine;</li>
<li><strong>olio di cocco</strong>: dal colore bianco perlaceo, è ottenuto dalla pressatura della polpa del cocco e ha il sapore esotico della pianta dalla quale deriva. Ricco di acidi grassi saturi (circa l’80%), è quasi solido a temperatura ambiente, e viene utilizzato nel settore industriale per la produzione di margarine, in cucina (ha un alto punto di fumo) nella preparazione di dolci o nella frittura ad alta temperatura, ma anche nella cosmesi;</li>
<li><strong>olio di colza: </strong>è un grasso vegetale ottenuto dai semi di piante appartenenti al genere Brassica. Inizialmente utilizzato al di fuori dell’ambito alimentare, è stato introdotto in cucina verso la metà del 1800. Per lungo tempo è stato però considerato un prodotto di qualità inferiore rispetto ad altri oli vegetali o addirittura potenzialmente pericoloso per la salute. L’uso alimentare è proibito perché contiene (circa il 45%) di acido erucico ritenuto responsabile di alcuni effetti tossici; proprio per questo, l&#8217;olio di colza può essere usato per legge esclusivamente in associazione con altri oli, senza superare il 5% del totale. Grazie a procedimenti di selezione genetica vegetale si è riusciti ad abbassare il contenuto di acido erucico nei semi di alcune varietà di colza fino a valori prossimi allo zero; l&#8217;olio estratto da tali coltivazioni ha caratteristiche simili all&#8217;olio di oliva ed è stato ribattezzato olio di canola. Povero di grassi saturi (8%), non contiene acidi grassi polinsaturi. Viene largamente utilizzato nella composizione degli oli di semi vari, per il suo basso costo.</li>
<li><strong>olio di semi di girasole</strong>: caratterizzato da un gusto piuttosto blando, è molto ricco di acido linoleico, acido grasso polinsaturo, utile per tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi. Grazie anche al suo ottimo contenuto di vitamina E (68 mg/100 g) l&#8217;olio di semi di girasole è un condimento che può essere usato crudo sulle pietanze. È particolarmente indicato nelle diete anti-colesterolo. È invece sconsigliato il suo utilizzo nella cottura e nella frittura, in quanto gli acidi grassi polinsaturi in esso contenuti andrebbero facilmente incontro a processi degenerativi producendo residui nocivi per l&#8217;organismo. E’ difficile da conservare, per cui andrebbe, una volta aperto, conservato in frigorifero in confezioni opache; è usato anche per la preparazione di vernici.</li>
<li><strong>olio di lino</strong>: ottenuto dalla spremitura dei semi di lino, non è molto saporito ed estremamente deperibile, è spesso utilizzato come integratore alimentare per riequilibrare il rapporto tra ω3 e ω6 essendo ricco di acidi grassi omega-3; due cucchiaini di olio di lino al giorno sono in grado di soddisfare, da soli, il fabbisogno quotidiano di acido alfa-linolenico (ω3); ottimo il contenuto in vitamina E (17,5 mg per 100 g). Non ha un alto punto di fumo e non è adatto per la cottura ad alta temperatura;</li>
<li><strong>olio di semi di mais</strong>: viene ricavato dal germe presente nel seme, ha un uso eclettico. Ricco di omega 6 e omega 9 può essere utile per regolare i livelli di colesterolo nel sangue e contro la stitichezza. E’ un olio abbastanza stabile per l’elevato contenuto in tocoferoli (antiossidanti naturali) e dal gusto gradevole; è composto prevalentemente da acido linoleico (34 &#8211; 62%), oleico (19 &#8211; 50%) e palmitico (8 &#8211; 19%). Tra gli steroli abbondano sitosterolo (66%) campesterolo (23%) stigmasterolo (6%) e D5-avenasterolo. Data la percentuale elevata di ac. linoleico e bassa % di acidi grassi saturi, l’olio di mais è particolarmente adatto alla preparazione di oli dietetici, che devono avere almeno il 45% di ac. linoleico, ed essere addizionati di vitamine (E, A, B6);</li>
<li><strong>olio di mandorle dolci</strong>: dal gusto leggero e delicato viene utilizzato nell’industria alimentare soprattutto per ungere gli stampini dei dolci, anche se il suo impiego principale lo troviamo nella cosmesi: da olio per il corpo a detergente viso e struccante, ma anche per capelli, ciglia e sopracciglia;</li>
<li><strong>olio di nocciole</strong>: meno conosciuto, dal sapore leggero e gradevolmente aromatico, ha una scarsa conservabilità e solitamente viene utilizzato per condire a crudo grazie alle proprietà antiossidanti, o in cosmesi naturale per la sua azione purificante;</li>
<li><strong>olio di noci</strong>: dal gusto particolarmente gradevole e fruttato, viene impiegato per condire a crudo o nella cosmesi naturale. Ha un alto contenuto di acidi grassi omega-3, ma non ha un alto punto di fumo e non è adatto per la cottura ad alta temperatura. Contiene circa il 63% di acido linoleico ed è povero in acidi grassi saturi. E’ difficile da trovare ed è molto caro;</li>
<li><strong>olio di palma</strong>: è ricco di grassi saturi (circa il 50%) e non è reperibile al naturale sul mercato. Proprio gli acidi grassi saturi quando assunti in elevate quantità sembrano contribuire all’insorgenza di cardiopatie (EFSA 2010). Viene utilizzato soprattutto nelle industrie e nei prodotti da forno, anche se negli ultimi anni il suo utilizzo è diminuito;</li>
<li><strong>olio di palmisti: </strong>si ricava dai semi dei frutti della palma da olio (<em>Elaeis guineensis</em>); è un grasso vegetale solido che si scioglie ad una temperatura di 25°. E’ molto simile all’olio di cocco per colore e per sapore, ma ha un maggiore contenuto di acido oleico. E’ caratterizzato da un’alta stabilità al calore e può essere conservato a lungo; trova largo impiego nell’industria nella produzione di margarina;</li>
<li><strong>olio di riso</strong>: particolarmente apprezzato in campo alimentare e cosmetico, è un olio ad alto contenuto in acido oleico e acido linoleico, vitamina E; è buona regola preferire oli di riso vergini, spremuti a freddo e conservati in bottiglie di vetro scuro; andrebbe utilizzato esclusivamente per condire a crudo.</li>
<li><strong>olio di semi di papavero</strong>: contiene un’elevata quantità di acidi grassi insaturi tra cui l’acido linoleico, e vitamina E; l&#8217;olio di papavero è un buon grasso da condimento, ma sarebbe utile anche in diverse condizioni mediche; è utile per le persone che soffrono di disturbi della pelle come infiammazione, eczema, pelle spinosa e forfora;</li>
</ul>
<p>·        <strong>olio di sesamo</strong>: ottenuto dai semi di sesamo, ha colore giallo chiaro, inodore e con un sapore intenso dal gusto delicato; i semi di sesamo sono ricchi di acido oleico ed acido linoleico; l’olio ha una lunga conservabilità e un punto di fumo relativamente alto rendendolo ideale per la cottura a fuoco medio-alto. Tipicamente impiegato nell’alimentazione asiatica si presta a cotture brevi e leggere, a crudo per condire o nella preparazione di torte; trova impiego anche nel settore farmaceutico. I semi di sesamo sono ricchi di proteine, nel cui profilo aminoacidico spicca l&#8217;elevata percentuale di metionina e triptofano; per la loro importanza nutrizionale, ma anche per la croccantezza ed il caratteristico sapore, i semi di sesamo sono largamente impiegati per decorare ed impreziosire diversi prodotti da forno (pane, crackers, ecc.), barrette dietetiche e sostitutive del pasto, muesli, verdure e persino alcuni dessert. E’ molto usato in dermatologia, per cosmesi e come olio per massaggi;</p>
<p>·        <strong>olio di soia</strong>: non è adatto alla cottura perché sprigiona una sostanza altamente tossica, ne esiste un tipo grezzo e uno raffinato. Viene usato come emolliente naturale nella cosmesi;</p>
<p>·        <strong>olio di vinacciolo</strong>: è ottenuto per estrazione con solventi dai semi dell’uva; è l’olio con il maggior tenore di ac. linoleico (70%). Gli acidi grassi saturi sono intorno al 10%. Per il suo bel colore dorato e il gusto delizioso fruttato, è un olio leggero e perfettamente equilibrato adatto però solo per il consumo a crudo o per preparare la maionese;</p>
<p>·        <strong>olio di zucca</strong>: ha un gusto particolarmente gradevole ed è facilmente digeribile, ricco di vitamine, sali minerali, fitosterine, in b-steroli e aminoacidi. E&#8217; indicato per condire insalate e anche carni grigliate;</p>
<ul>
<li><strong>olio di semi vari</strong>: viene ottenuto dalla spremitura di diversi semi (arachide, mais, girasole); la sua qualità è generalmente scarsa.</li>
</ul>
<p>Gli oli di semi possono variare notevolmente nella loro composizione di acidi grassi, proprietà, indicazioni, controindicazioni, potenziali benefici per la salute e potenziali rischi:</p>
<p><strong>Oli di semi vs l&#8217;olio extravergine di oliva (OEVO)</strong></p>
<table>
<thead>
<tr>
<td><strong>Olio di Semi</strong></td>
<td><strong>Caratteristiche</strong></td>
<td><strong>Processo di produzione</strong></td>
<td><strong>Composizione in acidi grassi</strong></td>
<td><strong>Proprietà</strong></td>
<td><strong>Indicazioni</strong></td>
<td><strong>Uso alimentare</strong></td>
<td><strong>Controindicazioni</strong></td>
<td><strong>Potenziali rischi per la Salute</strong></td>
<td><strong>Benefici sulla Salute</strong></td>
<td><strong>Confronto con OEVO</strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td><strong>Olio di Arachidi</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore neutro</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Acido oleico, acido linoleico, 𝛚-6</td>
<td>Stabilità ad alte temperature</td>
<td>Frittura, cottura</td>
<td>Sì</td>
<td>Allergie alle arachidi</td>
<td>Ossidazione, acidi grassi trans</td>
<td>Supporta la salute del cuore</td>
<td>Meno stabile al calore, meno antiossidanti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Avocado</strong></td>
<td>Verde chiaro, sapore di noce</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>Acido oleico, acido palmitico</td>
<td>Idratante, antinfiammatorio</td>
<td>Uso culinario, cosmetico</td>
<td>Sì</td>
<td>Allergie</td>
<td>Elevato contenuto calorico</td>
<td>Supporta la salute del cuore e della pelle</td>
<td>Ricco di acido oleico, più antiossidanti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Cartamo</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore neutro</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Acido linoleico, acido oleico</td>
<td>Antinfiammatorio</td>
<td>Frittura, cottura</td>
<td>Sì</td>
<td>Può ossidarsi rapidamente</td>
<td>Elevato contenuto di 𝛚-6</td>
<td>Benefici per il cuore</td>
<td>Meno stabile al calore, meno antiossidanti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Cocco</strong></td>
<td>Bianco solido, sapore di cocco</td>
<td>Spremitura a freddo, raffinazione</td>
<td>Acido laurico, acido miristico</td>
<td>Antimicrobico, idratante</td>
<td>Cottura, cosmetico</td>
<td>Sì</td>
<td>Elevato contenuto di grassi saturi</td>
<td>Aumento del colesterolo LDL</td>
<td>Migliora la salute del cuore e della pelle</td>
<td>Maggiore stabilità al calore, grassi saturi</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Colza (Canola)</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore neutro</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Acido oleico, acido linoleico, 𝛚-3</td>
<td>Antinfiammatorio</td>
<td>Cottura, insalate</td>
<td>Sì</td>
<td>OGM, allergie</td>
<td>Contenuto di acidi erucici in non raffinati</td>
<td>Benefici per il cuore</td>
<td>Più 𝛚-3, meno antiossidanti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Germe di Grano</strong></td>
<td>Giallo scuro, sapore forte</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>Acido linoleico, acido oleico, Vitamina E</td>
<td>Antiossidante, idratante</td>
<td>Integratori, cosmetici</td>
<td>No</td>
<td>Allergie, ossidazione rapida</td>
<td>Contenuto di acidi grassi trans</td>
<td>Supporta la salute della pelle</td>
<td>Molti antiossidanti, meno stabile al calore</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Girasole</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore neutro</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Acido linoleico, acido oleico, Vitamina E</td>
<td>Antinfiammatorio, idratante</td>
<td>Frittura, cottura</td>
<td>Sì</td>
<td>Ossidazione rapida</td>
<td>Acidi grassi trans</td>
<td>Benefici per la pelle</td>
<td>Meno stabile al calore, meno antiossidanti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Jojoba</strong></td>
<td>Giallo dorato, inodore</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>Acidi grassi insaturi, alcoli grassi</td>
<td>Idratante, sebo-regolatore</td>
<td>Cosmetico</td>
<td>No</td>
<td>Allergie, ingestione pericolosa</td>
<td>Tossico se ingerito</td>
<td>Benefici per pelle e capelli</td>
<td>Non commestibile, uso topico</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Mais</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore neutro</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Acido linoleico, acido oleico, 𝛚-6</td>
<td>Antiossidante, stabilità</td>
<td>Cottura, frittura</td>
<td>Sì</td>
<td>OGM, ossidazione</td>
<td>Elevato contenuto di 𝛚-6</td>
<td>Benefici per il cuore</td>
<td>Meno antiossidanti, meno stabile al calore</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Palma e Palmisti</strong></td>
<td>Rosso (palma), chiaro (palmisti)</td>
<td>Spremitura a freddo, raffinazione</td>
<td>Acido palmitico, acido oleico</td>
<td>Stabilità ad alte temperature</td>
<td>Cottura, prodotti alimentari</td>
<td>Sì</td>
<td>Deforestazione, elevati grassi saturi</td>
<td>Aumento del colesterolo LDL</td>
<td>Stabile al calore, economico</td>
<td>Maggiore stabilità, grassi saturi</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Riso</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore leggero</td>
<td>Spremitura a freddo, raffinazione</td>
<td>Acido oleico, acido linoleico, orizanolo</td>
<td>Antinfiammatorio, antiossidante</td>
<td>Cottura, cosmetico</td>
<td>Sì</td>
<td>Allergie</td>
<td>Elevato contenuto calorico</td>
<td>Supporta la salute del cuore e della pelle</td>
<td>Meno antiossidanti, più stabile al calore</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Semi di Canapa</strong></td>
<td>Verde scuro, sapore di noce</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>𝛚-3, 𝛚-6, acido linoleico</td>
<td>Antinfiammatorio</td>
<td>Uso culinario, integratori</td>
<td>Sì</td>
<td>THC, anticoagulanti</td>
<td>Interferenze con farmaci</td>
<td>Benefici per cuore e cervello</td>
<td>Ricco di 𝛚-3, meno stabile al calore</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Semi di Enotera</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore di noce</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>Acido gamma-linolenico, 𝛚-6</td>
<td>Antinfiammatorio, idratante</td>
<td>Integratori, cosmetici</td>
<td>No</td>
<td>Allergie, ossidazione rapida</td>
<td>Interferenze con farmaci</td>
<td>Benefici per la pelle e il sistema immunitario</td>
<td>Uso topico e integratori, non per cottura</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Semi di Lino</strong></td>
<td>Giallo dorato, sapore di noce</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>𝛚-3 (ALA), 𝛚-6</td>
<td>Antinfiammatorio</td>
<td>Integratori, condimenti</td>
<td>Sì</td>
<td>Ossidazione rapida, anticoagulanti</td>
<td>Rancidità rapida</td>
<td>Benefici per cuore e digestione</td>
<td>Alta concentrazione di 𝛚-3, non per cottura</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Semi di Ricino</strong></td>
<td>Giallo chiaro, vischioso</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>Acido ricinoleico</td>
<td>Lassativo, idratante</td>
<td>Medicinale, cosmetico</td>
<td>No</td>
<td>Tossicità elevata, allergie</td>
<td>Tossico se ingerito, irritazione cutanea</td>
<td>Benefici per pelle e capelli</td>
<td>Non commestibile, uso medicinale</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Semi di Zucca</strong></td>
<td>Verde scuro, sapore di noce</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>Acido linoleico, acido oleico</td>
<td>Antinfiammatorio</td>
<td>Integratori, condimenti</td>
<td>Sì</td>
<td>Allergie, elevato contenuto calorico</td>
<td>Ossidazione rapida</td>
<td>Supporta la salute della prostata</td>
<td>Ricco di fitosteroli, meno stabile al calore</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Semi Vari</strong></td>
<td>Variabile</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Dipende dai semi usati</td>
<td>Variabile</td>
<td>Variabile</td>
<td>Sì</td>
<td>Variabile</td>
<td>Contenuto di acidi grassi trans</td>
<td>Dipende dalla composizione</td>
<td>Varia ampiamente in base ai semi usati</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Sesamo</strong></td>
<td>Colore ambrato, sapore intenso</td>
<td>Spremitura a freddo</td>
<td>Acido linoleico, acido oleico</td>
<td>Antinfiammatorio, antiossidante</td>
<td>Cucina asiatica, cosmetici</td>
<td>Sì</td>
<td>Allergie</td>
<td>Elevato apporto calorico</td>
<td>Supporta la salute del cuore e della pelle</td>
<td>Sapore forte, contiene lignani antiossidanti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Soia</strong></td>
<td>Giallo chiaro, sapore neutro</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Acido linoleico, acido alfa-linolenico, 𝛚-6</td>
<td>Antinfiammatorio</td>
<td>Prodotti alimentari</td>
<td>Sì</td>
<td>OGM, acidi grassi trans</td>
<td>Elevato contenuto di 𝛚-6</td>
<td>Benefici per il cuore</td>
<td>Potenziale di contenere OGM, acidi grassi trans</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Vinacciolo</strong></td>
<td>Verde chiaro, sapore leggero</td>
<td>Spremitura a freddo o raffinazione</td>
<td>Acido linoleico, acido oleico, Vitamina E</td>
<td>Antiossidante, idratante</td>
<td>Cucina, cosmetici</td>
<td>Sì</td>
<td>Pesticidi residui, ossidazione</td>
<td>Elevato contenuto di vitamina E</td>
<td>Leggero e versatile, ossidazione facile</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L&#8217;olio extra vergine di oliva (OEVO) è ottenuto dalla spremitura a freddo delle olive. È ricco di acido oleico (monosaturo), antiossidanti e polifenoli. È molto stabile al calore, il che lo rende adatto per la cottura e la frittura. Ha numerosi benefici per la salute del cuore, proprietà antinfiammatorie e può aiutare a prevenire malattie croniche. Rispetto agli oli di semi, l&#8217;OEVO ha un profilo nutrizionale superiore in termini di antiossidanti e stabilità al calore, ma spesso ha un costo più elevato. In sintesi, l&#8217;OEVO è preferibile per il consumo quotidiano e per la cottura.</p>
<hr />
<p><strong>Composizione in acidi grassi:</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>1. Olio di Arachide</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 16-18%
<ul>
<li>Acido palmitico: 8-10%</li>
<li>Acido stearico: 2-3%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 46-50%
<ul>
<li>Acido oleico: 46-50%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 32-35%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 30-32%</li>
<li>Acido alfa-linolenico (omega-3): &lt;1%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>2. Olio di Canapa</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 8-10%
<ul>
<li>Acido palmitico: 5-7%</li>
<li>Acido stearico: 1-2%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 10-15%
<ul>
<li>Acido oleico: 10-15%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 75-80%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 55-60%</li>
<li>Acido alfa-linolenico (omega-3): 15-20%</li>
<li>Acido gamma-linolenico (omega-6): 1-4%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>3. Olio di Cocco</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 82-92%
<ul>
<li>Acido laurico: 44-52%</li>
<li>Acido miristico: 13-19%</li>
<li>Acido palmitico: 8-11%</li>
<li>Acido caprico: 5-10%</li>
<li>Acido caprilico: 5-9%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 6-8%
<ul>
<li>Acido oleico: 5-8%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 1-2%
<ul>
<li>Acido linoleico: 1-2%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>4. Olio di Colza (Canola)</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 6-8%
<ul>
<li>Acido palmitico: 4-5%</li>
<li>Acido stearico: 2-3%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 55-65%
<ul>
<li>Acido oleico: 55-65%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 28-35%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 18-22%</li>
<li>Acido alfa-linolenico (omega-3): 8-12%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>5. Olio di Girasole</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 10-12%
<ul>
<li>Acido palmitico: 5-6%</li>
<li>Acido stearico: 4-5%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 20-30%
<ul>
<li>Acido oleico: 20-30%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 58-68%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 58-68%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>6. Olio di Mais</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 12-14%
<ul>
<li>Acido palmitico: 11-13%</li>
<li>Acido stearico: 1-2%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 24-30%
<ul>
<li>Acido oleico: 24-30%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 54-60%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 54-60%</li>
<li>Acido alfa-linolenico (omega-3): 0-1%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>7. Olio di Semi di Lino</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 9-10%
<ul>
<li>Acido palmitico: 6-7%</li>
<li>Acido stearico: 3-4%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 18-20%
<ul>
<li>Acido oleico: 18-20%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 70-75%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 14-19%</li>
<li>Acido alfa-linolenico (omega-3): 55-60%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>8. Olio di Semi di Zucca</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 15-20%
<ul>
<li>Acido palmitico: 11-13%</li>
<li>Acido stearico: 5-7%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 30-40%
<ul>
<li>Acido oleico: 30-40%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 40-50%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 40-50%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>9. Olio di Sesamo</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 14-15%
<ul>
<li>Acido palmitico: 8-10%</li>
<li>Acido stearico: 5-6%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 39-42%
<ul>
<li>Acido oleico: 39-42%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 40-44%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 40-44%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>10. Olio di Soia</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 14-16%
<ul>
<li>Acido palmitico: 10-11%</li>
<li>Acido stearico: 4-5%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 23-25%
<ul>
<li>Acido oleico: 22-24%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 57-60%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 51-54%</li>
<li>Acido alfa-linolenico (omega-3): 6-8%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>11. Olio di Vinacciolo</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 9-11%
<ul>
<li>Acido palmitico: 7-8%</li>
<li>Acido stearico: 2-3%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 15-20%
<ul>
<li>Acido oleico: 15-20%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 68-75%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 68-75%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>12. Olio Extravergine di Oliva (EVOO)</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi (SFA):</strong> 14-16%
<ul>
<li>Acido palmitico: 10-12%</li>
<li>Acido stearico: 2-3%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi (MUFA):</strong> 73-75%
<ul>
<li>Acido oleico: 73-75%</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi (PUFA):</strong> 8-10%
<ul>
<li>Acido linoleico (omega-6): 7-9%</li>
<li>Acido alfa-linolenico (omega-3): 0.5-1.5%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Questi dati sono indicativi e possono variare leggermente in base alla qualità, alla varietà e alla provenienza degli oli.</p>
<p><strong>Sintesi delle principali caratteristiche, proprietà, indicazioni e controindicazioni dell’</strong></p>
<p><strong>Olio di Arachide</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di grassi monoinsaturi e polinsaturi.</li>
<li>Alto punto di fumo (circa 232°C), adatto per friggere.</li>
<li>Fonte di vitamina E e antiossidanti.</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Usato per friggere, cuocere e condimenti per insalate.</li>
<li>Benefico per la salute cardiovascolare.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Potenziale allergenico per chi è allergico alle arachidi.</li>
<li>Elevato contenuto calorico.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Canapa</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di acidi grassi omega-3 e omega-6.</li>
<li>Contiene gamma-linolenico (GLA), benefico per la salute della pelle.</li>
<li>Basso punto di fumo (circa 165°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Consigliato come condimento a crudo per insalate o aggiunto a smoothie.</li>
<li>Utile per la salute del cuore e la riduzione dell&#8217;infiammazione.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Non adatto per cotture ad alte temperature.</li>
<li>Potenziale allergenico in alcune persone.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Cocco</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Alto contenuto di acidi grassi saturi, principalmente acido laurico.</li>
<li>Solido a temperatura ambiente.</li>
<li>Alto punto di fumo (circa 177°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Utilizzato per cottura, frittura e come sostituto del burro nella cottura al forno.</li>
<li>Proprietà antimicrobiche e idratanti per la pelle.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Elevato contenuto di grassi saturi, che potrebbe influenzare negativamente i livelli di colesterolo se consumato in eccesso.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Colza (Canola)</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di grassi monoinsaturi e omega-3 (acido alfa-linolenico).</li>
<li>Basso contenuto di grassi saturi.</li>
<li>Alto punto di fumo (circa 204°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Versatile per cottura, frittura e condimenti.</li>
<li>Benefico per la salute cardiovascolare.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Potenziale contaminazione con OGM (Organismi Geneticamente Modificati) in alcuni paesi.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Girasole</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Alto contenuto di vitamina E e acidi grassi polinsaturi.</li>
<li>Alto punto di fumo (circa 227°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Adatto per friggere e cuocere.</li>
<li>Benefico per la salute della pelle e funzione immunitaria.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Alto contenuto di omega-6 potrebbe contribuire all&#8217;infiammazione se consumato in eccesso rispetto agli omega-3.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Mais</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di acidi grassi polinsaturi, in particolare omega-6.</li>
<li>Alto punto di fumo (circa 232°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Adatto per friggere e cuocere.</li>
<li>Fonte di vitamina E e fitosteroli.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Alto contenuto di omega-6 potrebbe contribuire all&#8217;infiammazione se consumato in eccesso rispetto agli omega-3.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Semi di Lino</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricchissimo di acidi grassi omega-3 (acido alfa-linolenico).</li>
<li>Basso punto di fumo (circa 107°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Usato a crudo come condimento per insalate o aggiunto a smoothie.</li>
<li>Benefico per la salute cardiovascolare e la riduzione dell&#8217;infiammazione.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Non adatto per cotture ad alte temperature.</li>
<li>Può ossidarsi facilmente se non conservato correttamente.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Semi di Zucca</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di acidi grassi polinsaturi e antiossidanti.</li>
<li>Contiene fitosteroli e vitamine (E, K).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Usato a crudo per insalate o come integratore alimentare.</li>
<li>Benefico per la salute della prostata e la funzione urinaria.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Non adatto per cotture ad alte temperature.</li>
<li>Potenziale allergenico in alcune persone.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Sesamo</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi.</li>
<li>Contiene sesamina e sesamolina, potenti antiossidanti.</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Usato in cucina asiatica per insalate, marinature e cotture leggere.</li>
<li>Benefico per la salute cardiovascolare e la pelle.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Potenziale allergenico in alcune persone.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Soia</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di acidi grassi polinsaturi, inclusi omega-3 e omega-6.</li>
<li>Alto punto di fumo (circa 230°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Adatto per friggere, cuocere e come base per margarina.</li>
<li>Benefico per la salute cardiovascolare.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Potenziale contaminazione con OGM in alcuni paesi.</li>
<li>Elevato contenuto di omega-6 potrebbe contribuire all&#8217;infiammazione se consumato in eccesso rispetto agli omega-3.</li>
</ul>
<p><strong>Olio di Vinacciolo</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li>Ricco di acidi grassi polinsaturi e vitamina E.</li>
<li>Alto punto di fumo (circa 216°C).</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Adatto per cotture ad alta temperatura, insalate e marinature.</li>
<li>Benefico per la salute cardiovascolare e la pelle.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Potenziale allergenico in alcune persone.</li>
</ul>
<p><strong>Olio Extravergine di Oliva (EVOO)</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche e Proprietà:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Qualità:</strong> È la più alta qualità di olio d&#8217;oliva, ottenuta dalla spremitura a freddo delle olive senza l&#8217;uso di sostanze chimiche.</li>
<li><strong>Composizione:</strong> Alto contenuto di grassi monoinsaturi (circa 73%) e vitamina E. Contiene anche composti fenolici, che hanno proprietà antiossidanti.</li>
<li><strong>Punto di fumo:</strong> Moderato, intorno ai 190-210°C, che lo rende adatto per diverse tecniche di cottura, sebbene sia preferibile usarlo a crudo per preservare i suoi nutrienti.</li>
</ul>
<p><strong>Indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Uso culinario:</strong> Ideale per condimenti a crudo su insalate, verdure, pane, e per la preparazione di salse e marinate. Può essere utilizzato per cucinare, arrostire, e saltare a fuoco medio.</li>
<li><strong>Benefici per la salute:</strong>
<ul>
<li><strong>Cuore:</strong> Favorisce la salute cardiovascolare grazie ai grassi monoinsaturi, che possono aiutare a ridurre il colesterolo LDL (cattivo) e aumentare il colesterolo HDL (buono).</li>
<li><strong>Antiossidanti:</strong> I composti fenolici aiutano a combattere lo stress ossidativo e l&#8217;infiammazione, riducendo il rischio di malattie croniche.</li>
<li><strong>Digestione:</strong> Ha un effetto positivo sul sistema digestivo e può aiutare a prevenire disturbi digestivi come la gastrite.</li>
<li><strong>Pelle:</strong> L&#8217;uso topico può migliorare l&#8217;idratazione e l&#8217;elasticità della pelle.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Allergie:</strong> Anche se rare, alcune persone possono essere allergiche all&#8217;olio d&#8217;oliva.</li>
<li><strong>Calorie:</strong> È ad alto contenuto calorico, quindi un consumo eccessivo può contribuire all&#8217;aumento di peso.</li>
<li><strong>Uso per cottura ad alta temperatura:</strong> Anche se ha un punto di fumo relativamente alto, la cottura a temperature molto elevate può degradare i suoi composti benefici. Meglio evitare di usarlo per fritture prolungate.</li>
</ul>
<p>L&#8217;olio extravergine di oliva è un alimento estremamente versatile e salutare, con numerosi benefici per la salute grazie al suo contenuto di grassi sani e antiossidanti. Tuttavia, come tutti gli oli, va consumato con moderazione per evitare un eccesso calorico e mantenere un equilibrio nutrizionale adeguato.</p>
<p><strong>Dettagli su alcuni componenti e proprietà</strong></p>
<ul>
<li><strong>Grassi Monoinsaturi</strong>: Benefici per la salute cardiovascolare, presenti in alta quantità nell&#8217;olio d&#8217;oliva.</li>
<li><strong>Grassi Polinsaturi Omega-3 e Omega-6</strong>: Sono acidi grassi essenziali.  Importanti per la salute, ma il loro rapporto deve essere bilanciato. Troppi 𝛚-6 possono promuovere l&#8217;infiammazione.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Vitamina E</strong>: Un potente antiossidante che protegge le cellule dai danni ossidativi.</li>
<li><strong>Fitosteroli</strong>: Composti che possono contribuire a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.</li>
<li><strong>Sesamolo</strong>: Un antiossidante naturale presente nell&#8217;olio di sesamo.</li>
<li><strong>Lignani</strong>: Composti presenti nell&#8217;olio di semi di lino che hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.</li>
<li><strong>Acido laurico</strong>: Presente nell&#8217;olio di cocco, ha proprietà antimicrobiche e antifungine.</li>
<li><strong>GLA (Acido Gamma-linolenico)</strong>: Presente nell&#8217;olio di canapa, ha proprietà antinfiammatorie.</li>
<li><strong>Polifenoli</strong>: Composti bioattivi con proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, abbondanti nell&#8217;olio d&#8217;oliva extravergine.</li>
</ul>
<p><strong>Potenziali Benefici per la Salute</strong></p>
<ul>
<li><strong>Riduzione del colesterolo</strong>: Molti oli di semi aiutano a ridurre il colesterolo LDL grazie al loro contenuto di grassi polinsaturi e fitosteroli.</li>
<li><strong>Proprietà antinfiammatorie</strong>: Oli come quello di semi di lino e di canapa, ricchi di 𝛚-3, possono aiutare a ridurre l&#8217;infiammazione.</li>
<li><strong>Antiossidanti</strong>: La vitamina E e altri composti antiossidanti presenti in questi oli aiutano a proteggere le cellule dai danni ossidativi.</li>
<li><strong>Benefici per la pelle</strong>: Oli come quello di cocco e di sesamo possono migliorare la salute della pelle grazie alle loro proprietà idratanti e antimicrobiche.</li>
</ul>
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="269"><strong>Rapporto ω6/ω3 in oli di uso comune</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di semi di lino</td>
<td width="113">1:4</td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di colza</td>
<td width="113">2:1</td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di canapa</td>
<td width="113">3:1</td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di soia</td>
<td width="113">8:1</td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di oliva</td>
<td width="113">9:1</td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di germe di grano</td>
<td width="113">10:1</td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di arachidi</td>
<td width="113">62:1</td>
</tr>
<tr>
<td width="155">Olio di girasole</td>
<td width="113">71:1</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Potenziali rischi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Alto contenuto di 𝛚-6</strong>: Un consumo eccessivo di oli ricchi di 𝛚-6 può portare a uno squilibrio tra 𝛚-6 e 𝛚-3, favorendo l&#8217;infiammazione.</li>
<li><strong>Ossidazione</strong>: Gli oli di semi, soprattutto quelli ricchi di acidi grassi polinsaturi, possono ossidarsi facilmente, producendo composti nocivi.</li>
<li><strong>Grassi trans</strong>: La raffinazione e il riscaldamento eccessivo possono portare alla formazione di grassi trans, dannosi per la salute cardiovascolare.</li>
<li><strong>Contaminazione chimica</strong>: L&#8217;uso di solventi chimici e processi di raffinazione possono lasciare residui nocivi negli oli.</li>
</ul>
<p><strong>Aspetti critici nella produzione degli oli di semi</strong></p>
<p>La produzione degli oli di semi è un processo complesso che, se non eseguito correttamente, può portare alla formazione di prodotti dannosi per la salute umana. Gli aspetti critici durante i quali si possono generarsi tali prodotti sono:</p>
<ol>
<li><strong>Pressatura e estrazione</strong>:</li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Pressatura a freddo</strong>: Gli oli ottenuti con questo metodo sono generalmente considerati più sani poiché non sono esposti a temperature elevate. Tuttavia, questo metodo è meno efficiente e produce una quantità minore di olio.</li>
<li><strong>Estrazione con solventi chimici</strong>: L&#8217;uso di solventi come l&#8217;esano per l&#8217;estrazione dell&#8217;olio può lasciare residui nel prodotto finale. Se i residui non vengono completamente rimossi, possono essere tossici per l&#8217;uomo.</li>
<li><strong>Contaminazione da metalli pesanti</strong>: L&#8217;olio può essere contaminato da metalli pesanti presenti nelle macchine di estrazione o nelle materie prime, con effetti tossici a lungo termine.</li>
</ul>
<p>2. <strong>Raffinazione</strong></p>
<ul>
<li><strong>Sbiancamento</strong>: Viene utilizzato per rimuovere pigmenti e impurità. Questo processo può ridurre i livelli di nutrienti benefici come la vitamina E.</li>
<li><strong>Deodorazione</strong>: Il riscaldamento dell&#8217;olio a temperature molto alte (fino a 260°C) per rimuovere odori sgradevoli può causare la formazione di acidi grassi trans, che sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiache.</li>
<li><strong>Neutralizzazione e sbiancamento</strong>: Questi passaggi prevedono l&#8217;uso di sostanze chimiche che possono lasciare residui nocivi nell&#8217;olio se non vengono adeguatamente rimosse.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong>Ossidazione e produzione di aldeidi</strong>:</li>
</ol>
<ul>
<li>Gli oli di semi ricchi di acidi grassi polinsaturi sono particolarmente suscettibili all&#8217;ossidazione, che può essere accelerata dal calore, dalla luce e dall&#8217;ossigeno. L&#8217;ossidazione produce composti tossici come aldeidi e idroperossidi, che sono stati collegati a malattie croniche come il cancro e le malattie cardiovascolari.</li>
</ul>
<p>3.<strong> Idrogenazione</strong></p>
<ul>
<li><strong>Formazione di acidi grassi trans</strong>: L&#8217;idrogenazione parziale degli oli per migliorare la stabilità e la consistenza può generare acidi grassi trans, noti per aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e altri problemi di salute.</li>
</ul>
<p>4. <strong>Conservazione e imballaggio</strong></p>
<ul>
<li><strong>Ossidazione</strong>: Se l&#8217;olio è esposto a luce, aria o temperature elevate durante la conservazione, può ossidarsi, formando perossidi e composti aldeidici che sono dannosi per la salute.</li>
<li><strong>Contaminazione</strong>: L&#8217;uso di contenitori non appropriati o contaminati può introdurre sostanze tossiche nell&#8217;olio.</li>
</ul>
<p>5. <strong>Trattamenti termici</strong></p>
<ul>
<li><strong>Frittura e riscaldamento prolungato</strong>: Quando gli oli di semi vengono utilizzati per friggere o cucinare ad alte temperature per periodi prolungati, possono formarsi composti tossici come acrilammide, aldeidi e idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che sono noti carcinogeni.</li>
</ul>
<p>6. <strong>Aggiunta di additivi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Antiossidanti e conservanti</strong>: L&#8217;aggiunta di sostanze chimiche per prolungare la durata di conservazione dell&#8217;olio può introdurre composti potenzialmente nocivi se non adeguatamente regolamentati e controllati.</li>
</ul>
<p>7. <strong>Qualità delle materie prime</strong></p>
<ul>
<li><strong>Semi contaminati</strong>: Semi di bassa qualità o contaminati da pesticidi, micotossine (come l&#8217;aflatossina) o altre sostanze chimiche possono trasferire questi contaminanti nell&#8217;olio estratto, rappresentando un rischio per la salute.</li>
</ul>
<p>Pertanto, la produzione di oli di semi richiede un controllo rigoroso in tutte le fasi del processo per evitare la formazione di composti dannosi. È fondamentale che i produttori adottino pratiche di lavorazione sicure, utilizzino materie prime di alta qualità e monitorino continuamente i processi per garantire la sicurezza e la qualità del prodotto finale.</p>
<p><strong>Approfondimenti</strong></p>
<p>Il consumo degli oli di semi e di origine vegetale raffinati è aumentato drammaticamente gli ultimi anni a scapito di altri grassi sani. Erroneamente si è pensato a lungo che questi oli facessero bene alla salute, ma diversi studi dimostrano come in realtà possano causare anche danni per la salute.</p>
<p>Gli oli di semi non sono stati disponibili per gli esseri umani fino al 20° secolo, semplicemente perché non esisteva ancora la tecnologia per estrarli. Il modo in cui sono ottenuti questi oli è piuttosto discutibile ed è sconcertante che qualcuno abbia pensato che potessero essere adatti per il consumo umano. In effetti, non potendo essere estratti mediante pressatura o processi di separazione naturale, come avviene per l’olio extravergine di oliva, gli oli di semi vari, devono essere modificati chimicamente, deodorati e ulteriormente trattati. Un classico esempio ne è l’<strong>olio di colza </strong>per uso alimentare, un’invenzione tutta canadese apparsa sul mercato negli anni 70. Prima di giungere sulle nostre tavole, l’olio di colza, conosciuto anche con il nome di <strong>olio di canola</strong>, era impiegato come lubrificante ed è stato utilizzato come tale, per esempio, in America durante la seconda guerra mondiale; veniva impiegato anche nella produzione di candele, saponi, rossetti, inchiostri, biocarburanti e persino insetticidi. Quando scoppiò la guerra ai grassi saturi, l’industria alimentare iniziò a cercare alternative e dato il vantaggioso prezzo dell’olio di colza, il suo alto contenuto di omega-3 e il ridotto contenuto di grassi saturi, iniziarono a pensare a come utilizzarlo. C’era però un problema: a quel tempo l’olio si ricavava direttamente dalla pianta di colza selvatica e conteneva grandi quantità di <strong>acido erucico</strong>, noto per causare problemi di salute come le malattie cardiache, in particolare la <strong>malattia di Keshan</strong>, una malattia caratterizzata da lesioni fibrotiche del cuore. Si iniziò a coltivarla e si scoprì che, se ricavato dalla frantumazione dei semi, il contenuto di acido erucico nell’olio era nettamente inferiore.</p>
<p>Nel 1995 la Monsanto creò una versione geneticamente modificata dell’olio di canola e nel 1998, attraverso ulteriori manipolazioni genetiche, fu messa a punto la varietà di colza più resistente alle malattie e alla siccità. In conclusione, dal 2005, l’87% della colza coltivata negli Stati Uniti è geneticamente modificata.</p>
<p>Manipolazione dopo manipolazione, l’olio di colza, da lubrificante che era, fu reso commestibile e impiegato nell’industria alimentare.</p>
<p><strong>Il processo di produzione dell’olio di colza resta però del tutto innaturale</strong>. L’olio viene estratto dai semi attraverso un procedimento di raffinazione, decolorazione e sgrassatura, tutti processi che prevedono alte temperature e l’<strong>uso di solventi chimici, come l’esano</strong>. L’esano è anche usato come sgrassatore nel settore della stampa ed è la stessa sostanza chimica aggressiva, utilizzata come solvente per colle, vernici e inchiostri. Nell’olio quindi non deve residuare neanche la minima traccia di esano se si vogliono evitare rischi e danni per la salute dei consumatori. Inoltre, <strong>l’olio di colza deve essere deodorato</strong>, dato che gli acidi grassi omega-3 che contiene, a contatto con l’ossigeno e le alte temperature, irrancidiscono ed emanano un cattivo odore. Come risultato di questi processi, gran parte degli <strong>acidi grassi omega-3 vengono convertiti in acidi grassi trans</strong>. È a questo punto che l’olio di colza diventa pericoloso per la nostra salute, aumentando la formazione di radicali liberi, che a loro volta, se in eccesso, favoriscono infiammazione e danni ossidativi alle cellule.</p>
<p>In ultimo, l’olio di colza, come molti altri oli vegetali, oltre che essere un olio raffinato, è <strong>spesso</strong> <strong>idrogenato</strong>, un processo chimico che viene utilizzato per trasformare gli oli liquidi in solidi a temperatura ambiente di cui parleremo più avanti. L’olio vegetale idrogenato è spesso preferito dai produttori per la sua maggiore conservabilità, consistenza e stabilità del sapore. Ciò che è importante sapere, è che l’olio idrogenato può contenere anche acidi grassi trans che possono avere effetti dannosi sulla salute.</p>
<p>Altro problema legato alla maggior parte degli oli di semi è che contengono molti omega 6 (acidi grassi polinsaturi). Gli omega 3 e gli omega 6 sono i cosiddetti acidi grassi essenziali (AGE), cioè acidi grassi che vanno introdotti attraverso la dieta perché il corpo non è in grado di produrli. Nel corso dell’evoluzione però il rapporto tra questi AGE si è spostato drasticamente a favore degli omega 6, fino ad arrivare, nella dieta occidentale, a 16:01. Tale spostamento rappresenta una delle cause principali di alcune delle più diffuse malattie occidentali come malattie cardiovascolari, cancro, diabete, artrite e molte, molte altre.</p>
<p>Gli oli di semi possono facilmente essere rancidi. Pertanto, la presenza di troppi acidi grassi nel nostro corpo fa sì che le nostre membrane cellulari siano più sensibili all’ossidazione; quindi gli acidi grassi molto fragili possono essere facilmente degradati fino a formare composti dannosi. Dato che i grassi polinsaturi possono facilmente irrancidire a temperatura ambiente è molto probabile che gran parte degli oli di semi presenti sul mercato siano già danneggiati, prima ancora che vengano consumati.</p>
<p>Questi oli presenti sugli scaffali dei negozi possono anche contenere grassi trans. Una fonte ha osservato gli oli vegetali in vendita sul mercato statunitense e ha scoperto che il contenuto di grassi trans variava tra lo 0,56 % e il 4,2 %. I grassi trans causano ogni sorta di malattie, tra cui malattie cardiovascolari, obesità, cancro e diabete.</p>
<p>In conclusione, tra tutti gli alimenti poco salutari presenti sul mercato, quelli che contengono oli di semi sono tra i peggiori in quanto:</p>
<ul>
<li>subiscono processi chimici</li>
<li>contengono troppi omega-6</li>
<li>si ossidano facilmente</li>
</ul>
<p><strong>Quanto appena descritto non riguarda solo l’olio di colza, ma è un processo a cui sono sottoposti più o meno tutti gli oli vegetali</strong></p>
<p><strong>Benefici potenziali degli oli di semi</strong></p>
<ol>
<li><strong>Grassi polinsaturi</strong>: Molti oli di semi sono ricchi di grassi polinsaturi, che possono aiutare a ridurre il colesterolo LDL (cattivo) e aumentare il colesterolo HDL (buono), contribuendo a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.</li>
<li><strong>Vitamina E</strong>: Gli oli di semi come quello di girasole sono buone fonti di vitamina E, un antiossidante che aiuta a proteggere le cellule dai danni.</li>
<li><strong>Fitosteroli</strong>: Alcuni oli, come quello di mais, contengono fitosteroli, che possono contribuire a ridurre i livelli di colesterolo.</li>
</ol>
<p><strong>Potenziali rischi e controversie</strong></p>
<ol>
<li><strong>Omega-6 in eccesso</strong>: Molti oli di semi sono ricchi di acidi grassi 𝛚-6. Sebbene questi siano essenziali, un eccesso può creare un rapporto squilibrato tra 𝛚-6 e 𝛚-3, che è stato associato a infiammazioni e malattie croniche come malattie cardiache e artrite.</li>
<li><strong>Processo di raffinazione</strong>: Gli oli di semi spesso subiscono processi di raffinazione che possono includere l&#8217;uso di alte temperature e prodotti chimici. Questo può ridurre i nutrienti e formare composti nocivi come i grassi trans.</li>
<li><strong>Ossidazione</strong>: Gli oli ricchi di grassi polinsaturi sono più suscettibili all&#8217;ossidazione, soprattutto se esposti a luce, aria e calore. Gli oli ossidati possono contribuire all&#8217;infiammazione e danno cellulare.</li>
<li><strong>Alto contenuto calorico</strong>: Come tutti i grassi, gli oli di semi sono ad alto contenuto calorico e possono contribuire all&#8217;aumento di peso se consumati in eccesso.</li>
</ol>
<table>
<thead>
<tr>
<td><strong>Tipo di Olio di Semi</strong></td>
<td><strong>Pro</strong></td>
<td><strong>Contro</strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td><strong>Olio di Arachidi</strong></td>
<td>&#8211;  Alto punto di fumo, adatto per friggere</p>
<p>&#8211;  Contiene resveratrolo, un antiossidante</td>
<td>&#8211;  Alto contenuto di omega-6</p>
<p>&#8211;  Non adatto a chi ha allergie alle arachidi</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Avocado</strong></td>
<td>&#8211; Ricco di acidi grassi mono-insaturi</p>
<p>&#8211;  Alto punto di fumo, adatto per cucinare</td>
<td>&#8211; Costoso</p>
<p>&#8211; Può non essere disponibile ovunque</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Canapa</strong></td>
<td>&#8211; Buon rapporto 𝛚-3/𝛚-6</p>
<p>&#8211; Ricco di acidi grassi essenziali e vitamine</td>
<td>&#8211; Bassa stabilità termica, non adatto per cucinare</p>
<p>&#8211; Può avere un sapore forte e caratteristico</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Cartamo</strong></td>
<td>&#8211; Ricco di vitamina E</p>
<p>&#8211; Alto contenuto di acidi grassi insaturi</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di 𝛚-6</p>
<p>&#8211; Può ossidarsi facilmente se riscaldato</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Cocco</strong></td>
<td>&#8211; Alto punto di fumo</p>
<p>&#8211; Contiene acido laurico, benefico per la salute cardiovascolare</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di grassi saturi</p>
<p>&#8211; Può aumentare il colesterolo LDL in alcune persone</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Colza (Canola)</strong></td>
<td>&#8211; Buon rapporto 𝛚-3/𝛚-6</p>
<p>&#8211; Basso contenuto di grassi saturi</td>
<td>&#8211; Spesso geneticamente modificato (OGM)</p>
<p>&#8211; Può contenere residui di pesticidi se non biologico</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Cotone</strong></td>
<td>&#8211; Economico</p>
<p>&#8211; Alto contenuto di acidi grassi insaturi</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di 𝛚-6</p>
<p>&#8211; Può contenere gossypol, una sostanza tossica se non raffinato correttamente</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Girasole</strong></td>
<td>&#8211; Ricco di vitamina E</p>
<p>&#8211; Alto contenuto di acidi grassi insaturi</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di 𝛚-6 che può squilibrare il rapporto 𝛚-3/𝛚-6</p>
<p>&#8211; Può ossidarsi facilmente se riscaldato</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Lino</strong></td>
<td>&#8211; Ricco di acidi grassi 𝛚-3 (ALA)</p>
<p>&#8211; Può migliorare la salute del cuore e del cervello</td>
<td>&#8211; Bassa stabilità termica, non adatto per cucinare</p>
<p>&#8211; Può irrancidire rapidamente se non conservato correttamente</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Mais</strong></td>
<td>&#8211; Ricco di vitamina E</p>
<p>&#8211; Contiene fitosteroli che aiutano a ridurre il colesterolo LDL</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di 𝛚-6</p>
<p>&#8211; Può contenere tracce di pesticidi se non biologico</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Palma</strong></td>
<td>&#8211; Economico e stabile</p>
<p>&#8211; Contiene tocoferoli e tocotrienoli (vitamina E)</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di grassi saturi<br />
&#8211; Problemi ambientali legati alla sua produzione</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Sesamo</strong></td>
<td>&#8211; Alto contenuto di antiossidanti (sesamolo, sesaminolo)</p>
<p>&#8211; Buona fonte di acidi grassi insaturi</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di 𝛚-6</p>
<p>&#8211; Non adatto a chi ha allergie al sesamo</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Soia</strong></td>
<td>&#8211; Fonte di acidi grassi 𝛚-3</p>
<p>&#8211; Buona fonte di vitamina K</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di 𝛚-6</p>
<p>&#8211; Spesso geneticamente modificato (OGM)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Olio di Vinaccioli</strong></td>
<td>&#8211; Alto contenuto di vitamina E</p>
<p>&#8211; Buona fonte di acidi grassi insaturi</td>
<td>&#8211; Alto contenuto di 𝛚-6</p>
<p>&#8211; Può contenere residui di pesticidi se non biologico</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Questa tabella offre una panoramica sui pro e i contro dell&#8217;uso alimentare dei vari oli di semi, tenendo conto di diversi fattori come il contenuto nutrizionale, la stabilità termica e le considerazioni ambientali.</p>
<p><strong>Effetti sulla Salute</strong></p>
<ol>
<li><strong>Grassi trans</strong>:</li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Gli acidi grassi trans, che possono formarsi durante la deodorazione e l&#8217;idrogenazione parziale, sono noti per aumentare il colesterolo LDL e abbassare il colesterolo HDL, aumentando il rischio di malattie cardiache.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="2">
<li><strong>Sostanze tossiche</strong>:</li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li><strong>Aldeidi</strong>: L&#8217;ossidazione degli acidi grassi polinsaturi porta alla formazione di aldeidi tossiche. Studi hanno mostrato che alte concentrazioni di aldeidi sono associate a infiammazione e stress ossidativo, che possono contribuire allo sviluppo di malattie croniche.</li>
<li><strong>Solventi residuali</strong>: Anche se la quantità di esano residuo è generalmente bassa, l&#8217;esposizione prolungata a solventi chimici può avere effetti negativi sulla salute, inclusi danni al sistema nervoso.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="3">
<li><strong>Squilibrio tra Omega-6 e Omega-3</strong>:</li>
</ol>
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Un elevato consumo di oli di semi ricchi di 𝛚-6 senza un adeguato apporto di 𝛚-3 può portare a uno squilibrio che favorisce l&#8217;infiammazione. L&#8217;infiammazione cronica è un fattore di rischio per numerose malattie, tra cui malattie cardiache, artrite e alcuni tipi di cancro.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p><strong>Studi e raccomandazioni</strong></p>
<ul>
<li><strong>American Heart Association (AHA)</strong>: Raccomanda l&#8217;uso di oli ricchi di grassi polinsaturi e monoinsaturi (inclusi molti oli di semi) come parte di una dieta equilibrata per ridurre il rischio di malattie cardiache.</li>
<li><strong>World Health Organization (WHO)</strong>: Suggerisce che i grassi polinsaturi dovrebbero costituire una parte significativa dell&#8217;apporto totale di grassi, ma anche che bisogna mantenere un equilibrio tra 𝛚-6 e 𝛚-3.</li>
</ul>
<p><strong>Raccomandazioni pratiche</strong></p>
<ol>
<li><strong>Scegliere oli minimamente processati</strong>: Optare per oli di semi spremuti a freddo e non raffinati per evitare l&#8217;esposizione a sostanze tossiche.</li>
<li><strong>Limitare l&#8217;uso di oli ad alto contenuto di 𝛚-6</strong>: Bilanciare l&#8217;assunzione di oli di semi con altre fonti di grassi sani, come olio d&#8217;oliva (ricco di grassi monoinsaturi) e oli ricchi di 𝛚-3 come l&#8217;olio di lino o di canapa.</li>
<li><strong>Conservare correttamente gli oli</strong>: conservare gli oli in bottiglie scure e in luoghi freschi e asciutti per minimizzare l&#8217;ossidazione.</li>
<li><strong>Evitare la frittura ad alte temperature</strong>: Utilizzare oli stabili al calore per la cottura ad alte temperature, come l&#8217;olio di cocco o l&#8217;olio di oliva, e riservare gli oli di semi per l&#8217;uso a freddo, come nei condimenti per insalata.</li>
</ol>
<p>In sintesi, mentre gli oli di semi possono offrire benefici nutrizionali, è importante essere consapevoli dei potenziali rischi associati alla loro produzione e uso. Scegliere oli di alta qualità e utilizzarli in modo bilanciato all&#8217;interno di una dieta varia è fondamentale per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi per la salute.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Gli oli di semi possono fare bene alla salute se utilizzati correttamente e con moderazione. È importante scegliere oli minimamente processati e conservati adeguatamente per evitare l&#8217;ossidazione. Mantenere un equilibrio tra gli acidi grassi 𝛚-6 e 𝛚-3 è cruciale. È anche consigliabile variare le fonti di grassi nella dieta, includendo oli come quello d&#8217;oliva (ricco di grassi monoinsaturi) e altre fonti di grassi salutari come noci e semi.</p>
<p>In sintesi, gli oli di semi non sono intrinsecamente dannosi, ma il loro impatto sulla salute dipende da fattori come il tipo di olio, il metodo di produzione, la quantità e il contesto dietetico generale.</p>
<p>Al confronto, l&#8217;Olio d&#8217;Oliva Extravergine resta il grasso da preferire per uso culinario in tutte le condizioni ed il più salutare per diversi motivi:</p>
<ul>
<li>è ricco di polifenoli<strong> antiossidanti</strong>, che offrono protezione contro le malattie croniche;</li>
<li>contiene alti livelli di acido oleico, associato a benefici per la salute cardiovascolare;</li>
<li>sebbene abbia un punto di fumo medio, è abbastanza stabile per la cottura a basse e medie temperature;</li>
<li><strong>è versatile</strong>: ha un sapore caratteristico e può essere usato in una varietà di piatti, sia cotti che crudi.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/impatto-sulla-salute-degli-oli-di-semi/">Impatto sulla salute degli oli di semi</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Gli acidi grassi omega-3 (ω-3) o PUFA (II)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/gli-acidi-grassi-omega-3-%cf%89-3-o-pufa-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 07:27:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi Omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[acido alfa-linolenico (ALA)]]></category>
		<category><![CDATA[acido arachidonico]]></category>
		<category><![CDATA[acido docosaesaenoico (DHA)]]></category>
		<category><![CDATA[acido eicosapentaneoico]]></category>
		<category><![CDATA[acido eicosatrienoico.]]></category>
		<category><![CDATA[EPA]]></category>
		<category><![CDATA[Indice di MEAD]]></category>
		<category><![CDATA[ipertrigliceridemia]]></category>
		<category><![CDATA[lipemia]]></category>
		<category><![CDATA[omega-3]]></category>
		<category><![CDATA[PUFA]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina F]]></category>
		<category><![CDATA[ω-3]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli acidi grassi omega-3 (ω-3) appartengono al gruppo nutrizionale dei grassi, detti anche lipidi. Gli acidi grassi sono componenti fondamentali dei cosiddetti gliceridi, composti formati da una molecola di glicerolo (un alcol) che si unisce con una, due o tre catene di acidi grassi formando, rispettivamente, mono, di e tri-gliceridi. Questi ultimi sono abbondantemente presenti &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli acidi grassi omega-3 (ω-3) appartengono al gruppo nutrizionale dei grassi, detti anche lipidi. Gli acidi grassi sono componenti fondamentali dei cosiddetti gliceridi, composti formati da una molecola di glicerolo (un alcol) che si unisce con una, due o tre catene di acidi grassi formando, rispettivamente, mono, di e tri-gliceridi. Questi ultimi sono abbondantemente presenti nel corpo umano, poiché rappresentano la forma di deposito accumulata nel tessuto adiposo e costituiscono circa il 96-97% dei grassi alimentari.</p>
<p>Gli acidi grassi omega-3 vengono definiti <strong>essenziali</strong> poiché l&#8217;organismo non è in grado di produrli e per questo motivo devono necessariamente essere assunti attraverso la dieta. La miscela di acido linoleico (LA) e acido alfa-linolenico (ALA), a cui si aggiunge anche acido arachidonico, viene anche identificata come “<strong>Vitamina F</strong>&#8220;, in analogia con le vitamine che non possono essere prodotte dall&#8217;organismo e devono essere assunte con la dieta. In realtà, l&#8217;unico omega-3 veramente essenziale è il loro precursore, l&#8217;acido alfa-linolenico (ALA) dal quale l&#8217;organismo ricava l&#8217;acido eicosapentaneoico, noto come EPA, e l&#8217;acido docosaesaenoico, noto come DHA. Tuttavia, la capacità dell&#8217;organismo di utilizzare il precursore per produrre gli altri omega-3 è piuttosto scarsa ed è quindi preferibile assumerne una buona quantità con la dieta.</p>
<p>Gli omega-3 vengono definiti comunemente <strong>grassi buoni</strong>, per le loro supposte proprietà benefiche, molte delle quali sono state confermate da studi scientifici che evidenziano la loro attività antinfiammatoria. È importante ricordare che l&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha respinto molte delle richieste di inserimento di messaggi salutistici (claims) relativi agli omega-3 per i quali sono necessari ulteriori studi, ed ha approvato solo quelli secondo cui:</p>
<ul>
<li>ALA contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue</li>
<li>EPA ed il DHA contribuiscono al normale funzionamento del cuore</li>
<li>DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale</li>
<li>DHA assunto dalla madre contribuisce al normale sviluppo dell&#8217;occhio e del cervello del feto e dei bambini, se allattati al seno</li>
</ul>
<p><strong>Classificazione</strong></p>
<p>Gli acidi grassi in base alla loro struttura chimica possono essere classificati in:</p>
<ul>
<li><strong>acidi grassi saturi</strong>, principalmente contenuti in alimenti di origine animale</li>
<li><strong>acidi grassi insaturi</strong> (monoinsaturi se c&#8217;è un solo doppio legame, polinsaturi se i doppi legami sono più di uno) presenti in percentuale maggiore in alimenti di origine vegetale.</li>
</ul>
<p>Gli omega-3 sono acidi grassi polinsaturi (PUFA), e tale caratteristica li rende liquidi anche a basse temperature ma fortemente instabili alla luce, al calore e all&#8217;ossigeno. Il nome omega-3 deriva proprio dal fatto che l&#8217;ultimo doppio legame è posto sul terzo carbonio (conteggiandolo a partire dalla fine della catena). Sono inoltre definiti “a catena lunga” perché gli atomi di carbonio che formano la molecola non sono mai inferiori alle 13 unità.</p>
<p>I principali acidi grassi omega-3 polinsaturi sono tre: l&#8217;<strong>acido alfa-linolenico</strong> (<strong>ALA</strong>), l&#8217;<strong>acido eicosapentaneoico</strong>, (<strong>EPA</strong>), e l&#8217;<strong>acido docosaesaenoico </strong>(<strong>DHA</strong>).</p>
<p>L&#8217;ALA viene indicato come 18:3, il che significa che ha una molecola formata da 18 atomi di carbonio in cui sono presenti 3 doppi legami. L&#8217;EPA è un acido grasso 20:5, mentre il DHA un 20:6.</p>
<p><strong>Funzioni</strong></p>
<p>Gli acidi grassi omega-3 sono fondamentali nella gestione dell’iperlipidemia modulando i profili lipidici, per cui sono coinvolti in varie condizioni cardiovascolari. Oltre ai loro consolidati <strong>effetti ipolipemizzanti</strong>, questi acidi presentano <strong>proprietà antinfiammatorie</strong>, <strong>antiaritmiche e vasodilatatrici</strong>, influenzando i processi aterosclerotici e la regolazione del ritmo cardiaco.</p>
<p>Gli acidi grassi <strong>forniscono 9 chilocalorie per grammo</strong> quando vengono bruciati. Quando sono utilizzati, invece, per produrre trigliceridi all&#8217;interno delle cellule che compongono il tessuto adiposo (adipociti) <strong>costituiscono una fonte di riserva dell&#8217;organismo</strong>. Essi hanno anche un&#8217;importante funzione strutturale, poiché <strong>costituiscono i fosfolipidi</strong>, un tipo di grasso che è contenuto nel “doppio strato lipidico” delle membrane cellulari, conferendo loro la caratteristica fluidità. Come tutti gli acidi grassi, anche gli omega-3 possono entrare nelle cellule e venire ossidati per produrre energia, immagazzinati nel tessuto adiposo e utilizzati per produrre membrane cellulari intervenendo nel loro mantenimento e nella stimolazione della rigenerazione cellulare.</p>
<p>Gli omega-3, inoltre, <strong>sono i precursori di molecole anti-infiammatorie e sono anche responsabili di una minor aggregazione piastrinica</strong>.</p>
<p>Un&#8217;altra classe di <strong>acidi grassi polinsaturi</strong>, chiamati <strong>omega-6, al contrario, produce molecole pro-infiammatorie</strong>. Sia i composti antinfiammatori che quelli pro-infiammatori sono necessari al mantenimento della salute ma è importante che siano in equilibrio fra loro. Un eccesso di omega-6 o una carenza di omega-3 sposterebbe l&#8217;equilibrio a favore di un&#8217;infiammazione generale in tutto l&#8217;organismo (sistemica) con il rischio di promuovere una serie di complicazioni.</p>
<p><strong>Gli omega-3</strong> hanno anche un impatto metabolico molto importante. Essi, infatti, <strong>agiscono sulla concentrazione dei grassi nel sangue (lipemia) diminuendo significativamente i livelli di trigliceridi e di colesterolo totale e aumentando il colesterolo ‘buono’ HDL</strong>.  Infine, gli omega-3 intervengono positivamente sulla pressione sanguigna riducendo quella arteriosa. ​Gli omega-3 sono sensibili alla luce e al calore, vanno protetti dal sole e consumati crudi o dopo breve cottura.</p>
<p><strong>Fonti alimentari di omega-3</strong></p>
<p>Le fonti alimentari di omega-3 possono essere sia di tipo animale che vegetale.</p>
<p><strong>L&#8217;acido alfa-linolenico (ALA) è l&#8217;omega-3 più abbondante nei prodotti vegetali, in particolare si trova in</strong>:</p>
<ul>
<li>semi oleosi, come soia, semi di lino, semi di canapa, noci, mandorle, nocciole ecc.</li>
<li>oli dei semi oleosi</li>
<li>ortaggi a foglia verde</li>
</ul>
<p>Al contrario, <strong>l&#8217;acido eicosapentaneoico, (EPA), e l&#8217;acido docosaesaenoico (DHA) sono presenti soprattutto negli alimenti di origine animale</strong>, in particolare nei prodotti della pesca come:</p>
<ul>
<li>pesce azzurro (ventresca di tonno, acciughe, sgombro, sarde, ricciola ecc.)</li>
<li>salmone</li>
<li>trota</li>
<li>tonno</li>
<li>alghe marine</li>
</ul>
<p>Ovviamente, gli alimenti più ricchi di EPA e DHA sono costituiti dagli oli animali ricavati dal fegato dei pesci.</p>
<p><strong>Indicazioni nutrizionali</strong></p>
<p>Secondo il Consiglio per la ricerca in agricoltura (CREA), l&#8217;assunzione di omega-3 dovrebbe rappresentare tra lo 0,5 e il 2,0% delle calorie totali (almeno 250 milligrammi in EPA e DHA). In questo modo, l&#8217;apporto degli acidi grassi aumenta proporzionalmente al fabbisogno nutrizionale complessivo dell&#8217;organismo. Nei lattanti e nei bambini fino a 2 anni si consigliano ulteriori 100 milligrammi di DHA e negli anziani fino a 100-200 milligrammi in più.</p>
<p>Si raccomanda di aumentare il consumo di acidi grassi polinsaturi (in un rapporto corretto tra le quantità di omega-3 e di omega-6, circa 1:5) in sostituzione degli acidi grassi saturi (come quelli contenuti nel burro, nei formaggi, nella carne, nell&#8217;olio di palma ecc.). Questo obiettivo si può raggiungere consumando le quantità di pesce, carne e oli vegetali (più ricche di omega-6) consigliate dalle linee guida per una sana alimentazione.</p>
<p><strong>Carenza o eccesso di omega-3</strong></p>
<p>Gli omega-3 sono acidi grassi essenziali e, pertanto, devono necessariamente essere assunti attraverso la dieta.</p>
<p>La loro carenza è difficile da valutare, poiché non si manifesta con disturbi (sintomi) o segni clinici esclusivi, anche se potrebbe contribuire alla comparsa di alcune malattie metaboliche.</p>
<p>D&#8217;altra parte, un consumo eccessivo di omega-3 (come del resto di tutti gli acidi grassi polinsaturi) potrebbe portare sia alla formazione di composti potenzialmente tossici (lipoperossidi), sia ad un&#8217;aumentata velocità di sanguinamento.</p>
<p>Il sistema più efficace per monitorare il corretto apporto nella dieta degli acidi grassi essenziali (omega-3 e omega-6) è calcolare l&#8217;<strong>Indice di MEAD</strong>, ossia <strong>il rapporto tra l&#8217;acido eicosatrienoico e l&#8217;acido arachidonico</strong>, all&#8217;interno dei fosfolipidi contenuti nel siero del sangue. <strong>Si considerano anormali valori superiori allo 0,4.</strong></p>
<p><strong>Integratori di omega-3</strong></p>
<p>La capacità dell&#8217;organismo di produrre i derivati di omega-3, come del resto accade per molte altre funzioni biologiche, tende a diminuire con l&#8217;aumentare dell&#8217;età. Anche la terapia farmacologica cortisonica, l&#8217;alcolismo e la malnutrizione proteica possono incidere negativamente sulla sintesi di omega-3. Inoltre, il fatto che gli omega-3 siano poco presenti negli alimenti della dieta occidentale, ha fatto sì che molte persone iniziassero ad assumere integratori di omega- 3.</p>
<p>È fondamentale che gli integratori di omega-3 siano assunti esclusivamente sotto controllo medico in presenza di uno stato di carenza accertato, oppure in caso di richieste aumentate da parte dell&#8217;organismo.</p>
<p>La dose consigliata dipende dallo stato nutrizionale, dalla condizione fisiologica della persona e dall&#8217;età. In genere, in caso di necessità, viene considerata sicura l&#8217;assunzione tramite integratori di 1-5 grammi (g) di omega-3 al giorno. L&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito che per ottenere la riduzione della pressione sanguigna e dei livelli dei trigliceridi si deve assumere acido eicosapentaneoico, (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) in una dose compresa tra 2 e 4 g al giorno complessivamente, mentre per il mantenimento di una normale funzione cardiaca è sufficiente un&#8217;assunzione di 250 milligrammi (mg). L&#8217;EFSA ha anche rilevato che un&#8217;assunzione supplementare di EPA+DHA fino a 5 g al giorno, consumata per un periodo massimo di 12-16 settimane, non apporta alcun rischio per la sicurezza della popolazione.</p>
<p>È bene sottolineare che i prodotti contenenti omega-3 approvati come farmaci per essere prescritti insieme ad una dieta appropriata alle persone con elevate livelli di trigliceridi nel sangue differiscono dai normali integratori di omega-3 sia per la composizione che per i controlli e la regolamentazione a cui sono sottoposti, e anche per gli effetti che possono ottenere.</p>
<p><strong>Indicazioni farmacologiche</strong></p>
<p>La FDA ha approvato, per la Grave ipertrigliceridemia negli adulti, 2 prodotti soggetti a prescrizione di acidi grassi omega-3: icosapent etilico e esteri etilici degli acidi omega-3. Gli esteri etilici degli acidi omega-3, gli acidi carbossilici omega-3 e gli esteri etilici degli acidi omega-3 A contengono sia EPA che DHA, mentre l&#8217;icosapent etile contiene solo esteri etilici di EPA.  Gli esteri etilici di Iosapent e degli acidi omega-3 sono approvati per gli adulti con trigliceridi molto elevati (≥ 500 mg/dL) come aggiunta alla dieta per diminuire i livelli di trigliceridi e ridurre gli eventi cardiovascolari.</p>
<p>Questi prodotti con prescrizione di acidi grassi omega-3 sono stati raccomandati anche in terapia aggiuntiva in combinazione con statine per migliorare la riduzione del colesterolo totale/colesterolo lipoproteico ad alta densità rispetto alla sola statina.   Tuttavia, alcuni studi hanno invitato i medici a procedere con cautela quando prescrivono una combinazione di statina e acidi grassi omega-3 DHA a causa della possibilità di un aumento del colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità (LDL).   Il DHA contenente acidi grassi omega-3 può essere sostituito con l&#8217;icosapent etile contenente solo EPA, che non è associato ad un aumento dell&#8217;LDL</p>
<p><strong>Avvertenze e possibili controindicazioni</strong></p>
<p>Quando si sceglie di assumere integratori di omega-3, occorre tener presente che si può incorrere in possibili effetti indesiderati (effetti collaterali), causati soprattutto dall&#8217;assunzione di un dosaggio eccessivo o per ipersensibilità individuale agli omega-3.</p>
<p>I disturbi che possono insorgere come conseguenza dell&#8217;assunzione di omega-3 sono: alitosi,</p>
<p>sudore maleodorante, mal di testa, sintomi gastrointestinali come bruciore di stomaco, nausea, diarrea, problemi nella coagulazione sanguigna.</p>
<p>Gli omega-3 possono aumentare il rischio di emorragie: per questo motivo si consiglia di evitarli durante le terapie farmacologiche che riducono la coagulazione del sangue (farmaci anticoagulanti o antipiastrinici). Inoltre, gli acidi grassi omega-3 non sono considerati allergenici, ma le etichette della FDA dichiarano di usarli con cautela nei pazienti allergici ai frutti di mare. I prodotti a base di acidi grassi omega-3 sono controindicati per i soggetti con ipersensibilità alla singola formulazione.</p>
<p>EPA e DHA possono agire come substrati alternativi per il metabolismo del CYP450 e sono parzialmente metabolizzati dalla via metabolica del CYP450.</p>
<p>Prima di assumere integratori a base di omega-3, è fondamentale consultarsi con il proprio medico per escludere eventuali controindicazioni causate da eventuali malattie o problemi di salute di cui si soffre o farmaci che si assumono.</p>
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		<title>Riciclare l’olio alimentare esausto</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/riciclare-lolio-alimentare-esausto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 10:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[bio-lubrificanti]]></category>
		<category><![CDATA[biodiesel]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[isola ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[oli esausti]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti speciali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual è il destino di un olio alimentare una volta che questo è stato utilizzato per cuocere, friggere e conservare e quindi ha svolto il suo compito? Un’abitudine dannosa quanto sottovalutata riguarda lo smaltimento degli oli di scarto nei lavandini e nei wc. Questa pratica, apparentemente innocua e purtroppo ancora molto diffusa, si traduce in &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è il destino di un olio alimentare una volta che questo è stato utilizzato per cuocere, friggere e conservare e quindi ha svolto il suo compito? <strong>Un’abitudine dannosa quanto sottovalutata riguarda lo smaltimento degli oli di scarto nei lavandini e nei wc. Questa pratica</strong>, apparentemente innocua e purtroppo ancora molto diffusa, <strong>si traduce in gravi conseguenze ambientali ed economiche, per cui va assolutamente evitata. </strong></p>
<p>Lo smaltimento nei lavandini può causare accumulo nelle tubature, portando a restrizioni del flusso d’acqua e ostruzioni costose da sistemare. Tuttavia, il problema più grave sorge quando l’olio raggiunge i sistemi fognari, danneggiando i depuratori e, successivamente, gli ecosistemi acquatici. Una volta negli ambienti acquatici, l’olio forma un sottile strato sulla superficie dell’acqua, noto come “film oleoso”, che ostacola l’ingresso di luce solare e impedisce l’ossigenazione del mare danneggiando la vita e l’equilibrio degli ecosistemi acquatici.</p>
<p>A contatto con le falde acquifere, l’olio esausto può rendere non più potabili le acque, impedendone l’ossigenazione. Se l’olio esausto raggiunge poi la falda freatica forma uno strato lentiforme di 3-5 cm di spessore, che si sposta con la falda stessa verso valle, e può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani determinando gravi conseguenze alla salute pubblica.</p>
<p>Lo sversamento di oli esausti su un terreno qualsiasi è gravissimo, perché quando questo rifiuto viene disperso nel sottosuolo deposita un film sottilissimo attorno alle particelle di terra e forma così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive.</p>
<p>Pertanto, è estremamente importante conoscere come smaltire correttamente un olio esausto.</p>
<p>Vengono definiti “<strong>oli esausti</strong>” tutti quegli oli che non possono più svolgere le funzioni previste, ad es. residui sia di origine industriale che domestica come l’olio del motore o i residui di olio dopo aver fritto in cucina<strong>; questi oli rientrano nella categoria dei rifiuti speciali, non biodegradabili e altamente inquinanti</strong>. Nonostante vengano denominati “esausti”, in realtà questi oli avrebbero ancora una lunga vita davanti a sé, sì da trasformarsi da rifiuti in risorse preziose, grazie a processi innovativi e dall’impatto ambientale positivo. In effetti</p>
<ul>
<li><strong>L’olio alimentare esausto è riciclabile al 100 per cento</strong> per la produzione di biocarburanti, cosmetici, inchiostri, e perfino candele</li>
<li><strong>Purtroppo, solo un terzo di quello prodotto</strong> in Italia, però, <strong>viene raccolto per il riciclo</strong>. Quello gettato negli scarichi produce inquinamento ambientale e danni alla rete fognaria.</li>
<li>Senza dubbio <strong>maggiori informazioni e più punti di raccolta potrebbero aumentare la quantità di olio alimentare esausto riciclato</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>L’importanza del recupero</strong></p>
<p>La corretta gestione degli scarti degli oli alimentari è fondamentale. Diversamente da molti altri tipi di rifiuti, <strong>gli oli esausti possono essere completamente riciclati, senza sprechi</strong>. Nel mondo, una parte degli oli da cucina esausti viene già avviata al riciclo, e attraverso un trattamento adeguato vengono trasformati in risorse preziose, come <strong>bio-lubrificanti</strong> per macchinari agricoli e nautici, saponi, cosmetici, inchiostri, ma soprattutto biodiesel.</p>
<p>Il <strong>biodiesel</strong> è un carburante prodotto da fonti rinnovabili, come appunto gli oli vegetali, e rappresenta un’alternativa ecologica al diesel tradizionale. Per comprendere quanto il riciclo sia realmente applicabile nella quotidianità, un esempio concreto viene dalla partnership tra McDonald’s UAE e Neutral Fuels, che dal luglio 2011 ha permesso di trasformare gli oli esausti delle cucine dei ristoranti del colosso in biodiesel, utilizzato quindi per alimentare l’intera flotta di camion di McDonald’s negli Emirati Arabi. Grazie a questa iniziativa, sono stati percorsi oltre 22 milioni di km utilizzando esclusivamente il biocarburante prodotto dagli oli di scarto, riducendo le emissioni di CO<sub>2</sub> di oltre 25 milioni di kg.</p>
<p><strong>Lo smaltimento dell’olio alimentare esausto</strong></p>
<p>Nel nostro paese, secondo una stima dei consorzi di filiera Conoe e Renoils, nel 2020 sono state raccolte, però, appena 80mila tonnellate di olio alimentare su 290mila tonnellate prodotte (il 38 per cento proveniente da attività professionali come le industrie e i ristoranti che sono obbligati a raccoglierlo, mentre il 62 per cento proviene dall’ambito domestico dove, in mancanza di obblighi di legge, si raccoglie solo il 5 per cento del rifiuto prodotto). Il paradosso è che in Italia vengono riutilizzate 200mila tonnellate d’olio esausto in gran parte importate dall’estero, mentre nelle cucine italiane l’olio avanzato continua a finire negli scarichi.</p>
<p>Le ragioni di questa dispersione, stando al rapporto, sono la <strong>scarsa informazione ai cittadini sul corretto smaltimento e la mancanza di punti di raccolta</strong>. Secondo la mappatura realizzata nel dossier, in tutta la penisola esistono 1.500 punti di raccolta di oli esausti: appena 1 ogni 39mila abitanti.</p>
<p>Spetta ai singoli Comuni promuovere la raccolta dell’olio alimentare esausto, come avviene per gli altri rifiuti. Indipendentemente dalle iniziative locali, <strong>le buone pratiche richiedono che l’olio utilizzato </strong>per la frittura o quello delle scatolette di tonno (che peraltro si può riutilizzare come condimento) <strong>non venga gettato negli scarichi di wc e lavandini o nella spazzatura, ma venga travasato in un contenitore</strong> (recipienti sigillati, come bottiglie o taniche di latta o plastica) <strong>che, una volta pieno, deve essere conferito all’isola ecologica del proprio territorio o nei punti di raccolta</strong>, come quelli all’interno di alcune catene di supermercati.</p>
<p>È possibile riciclare l’olio esausto grazie agli interventi offerti da ditte qualificate che realizzano dei prodotti lubrificanti come oli per macchine agricole o inchiostri. I trattamenti di recupero olio esausto prevedono un’accurata pulizia e rigenerazione dell’olio il quale verrà successivamente tramutato in altre formule da utilizzare sul mercato. Esistono ad esempio delle aziende raccoglitrici autorizzate al riciclo e smaltimento degli oli esausti iscritte al CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti) o al CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati – 800863048, segreteria@conou.it). La funzione di questi Consorzi è quella di controllare e monitorare la filiera degli oli e grassi esausti ai fini ambientali nonché diminuirne, in maniera progressiva, la dispersione. Generalmente stazioni di servizio, officine di riparazione e lubrificazione sono tenute a ritirare gratuitamente gli oli esausti.</p>
<p>Qualora la quantità di oli da smaltire sia effettivamente molto alta, la soluzione migliore è quella di rivolgersi direttamente a un agente autorizzato che provvederà a trasportarli presso il centro di smaltimento più vicino.</p>
<p>Per quanto riguarda la raccolta domiciliare sul territorio di Napoli, l&#8217;utente cittadino può richiedere l’apposito contenitore presso il proprio condominio, parco o abitazione singola, mediante una richiesta al Numero verde ASIA 800 161010 oppure inviando una mail al servizio.clienti@asianapoli.it indicando: il nominativo, l&#8217;indirizzo, l&#8217;email dell&#8217;amministratore e il numero di cellulare.</p>
<p><strong>Riciclo degli oli esausti</strong></p>
<p>Una volta entrato nel processo di smaltimento, l’olio esausto viene debitamente trattato, ripulito e rigenerato così da poter rientrare nella catena vitale ed essere reimmesso nel mercato sotto altre forme di prodotti.</p>
<p>Il riciclo degli oli esausti consente non solo di ridurre l’inquinamento ma anche di recuperare buona parte degli scarti per un nuovo riutilizzo industriale anche se il processo di recupero è complesso e richiede il rispetto di una normativa dettagliata.</p>
<p>In base alle caratteristiche dell’olio il prodotto può essere sottoposto a tre tipi di processo:</p>
<ul>
<li>la rigenerazione degli oli esausti</li>
<li>la combustione degli oli esausti</li>
<li>la termodistruzione degli oli esausti</li>
</ul>
<p>L’olio vegetale o di origine animale, arrivato alla fine del suo ciclo di vita, può subire diversi trattamenti ed essere destinato ad affrontare nuove trasformazioni. L’olio alimentare esausto, infatti, può essere riutilizzato per:</p>
<ul>
<li>la produzione di Biodiesel</li>
<li>la produzione di saponi</li>
<li>olio rigenerato e adatto alla miscelazione con olio minerale lubrificante</li>
<li>la produzione di bitumi stradali</li>
<li>la produzione di mangimi animali</li>
<li>la produzione di biogas</li>
</ul>
<p>Per gestire in modo corretto il riciclo e lo smaltimento dell’olio esausto è fondamentale depositarlo – come accennato &#8211;  in appositi contenitori e consegnarli alle aziende raccoglitrici autorizzate iscritte al CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti) o alle aziende raccoglitrici autorizzate iscritte al CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati).</p>
<p>La funzione del Consorzio è quella di controllare e monitorare la filiera degli oli e grassi esausti ai fini ambientali nonché diminuirne, in maniera progressiva, la dispersione. Generalmente stazioni di servizio, officine di riparazione e lubrificazione sono tenute a ritirare gratuitamente gli oli esausti.</p>
<p>Qualora la quantità di oli da smaltire sia effettivamente molto alta, la soluzione migliore è quella di rivolgersi direttamente a un agente autorizzato che provvederà a trasportarli presso il centro di smaltimento più vicino.</p>
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		<title>I lipidi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/i-lipidi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[ac. grassi monoinsaturi]]></category>
		<category><![CDATA[ac. grassi polinsaturi]]></category>
		<category><![CDATA[ac. grassi saturi]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi]]></category>
		<category><![CDATA[glicerina]]></category>
		<category><![CDATA[grassi]]></category>
		<category><![CDATA[lipidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I lipidi, termine di derivazione greca (lipos, ovvero grasso), sono noti anche come grassi. I costituenti lipidici degli alimenti sono rappresentati per la maggior parte da gliceridi, principalmente trigliceridi. Questi sono costituiti da glicerolo e da tre molecole di acidi grassi, i veri principi nutritivi. I grassi, detti anche lipidi, comprendono una grande varietà di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>lipidi</strong>, termine di derivazione greca (lipos, ovvero grasso), sono noti anche come <strong>grassi</strong>. I costituenti lipidici degli alimenti sono rappresentati per la maggior parte da <strong>gliceridi</strong>, principalmente <strong>trigliceridi</strong>. Questi sono costituiti da glicerolo e da tre molecole di acidi grassi, i veri principi nutritivi.</p>
<p>I grassi, detti anche lipidi, comprendono una grande varietà di molecole accomunate dalla caratteristica di possedere un <strong>basso grado di solubilità in acqua</strong>, mentre sono solubili in NaOH, KOH e NH<sub>3</sub> e in solventi organici come il benzene, l’etere o il cloroformio; <strong>per correttezza bisognerebbe definire &#8220;grassi&#8221; solo i lipidi solidi a temperatura ambiente e &#8220;oli&#8221; quelli liquidi</strong>.</p>
<p>Chimicamente sono tutti costituiti da <strong>acidi grassi</strong> e <strong>glicerina</strong> (un alcool); si tratta di composti organici formati da tre elementi: carbonio, idrogeno e ossigeno, gli stessi che costituiscono i carboidrati, ma in proporzioni diverse. Il rapporto tra idrogeno e ossigeno è molto più alto e questa caratteristica li rende <strong>più energetici dei glucidi</strong> in termini assoluti (forniscono infatti più del doppio dell’energia apportata dai carboidrati), ma il loro rendimento energetico, a parità di ossigeno consumato, è più basso: ciò significa che, consumando ad esempio un litro di ossigeno, si riesce ad ottenere più facilmente calorie dai carboidrati che non dai grassi. <strong>Gli acidi grassi sono pertanto i componenti comuni e fondamentali dei lipidi</strong>.</p>
<p>Esistono più di 500 tipi di grassi: alcuni contengono glicerolo, come i più noti trigliceridi, mentre altri ne sono privi, come cere e steroidi; <strong>in base alla loro struttura molecolare e chimica vengono classificati in </strong></p>
<ul>
<li><strong>lipidi semplici</strong>: sono costituiti da carbonio, idrogeno ed ossigeno (trigliceridi e colesterolo i più noti); sono i più abbondanti nel nostro organismo (circa il 95%) e nella nostra dieta (vengono ingeriti sotto questa forma circa il 98% dei lipidi presenti negli alimenti); comprendono: <strong>trigliceridi, cere, terpeni</strong>. I lipidi semplici sono presenti in alta percentuale nel nostro corpo e nella nostra alimentazione, svolgendo un ruolo di riserva energetica. Sono composti in prevalenza da trigliceridi, i grassi maggiormente presenti nel nostro organismo, e costituiscono il principale deposito di grasso nelle cellule adipose. Nei lipidi semplici sono inoltre presenti gli acidi grassi, che si suddividono a loro volta in saturi ed insaturi;</li>
<li><strong>lipidi complessi</strong>: sono costituiti da carbonio, idrogeno, ossigeno combinati con fosforo, azoto, o zolfo; rappresentano circa il 10% dei grassi del nostro organismo. costituiscono le membrane cellulari, come i glicolipidi e i fosfolipidi, e si trovano nel plasma con funzione di trasporto, come le lipoproteine. Comprendono: <strong>fosfolipidi, glicolipidi, glicerofosfolipidi, sfingofosfolipidi, cerebrosidi e le lipoproteine</strong>.</li>
<li><strong>lipidi derivati o modificati</strong>: derivano dalla trasformazione di lipidi semplici o composti. Comprendono: <strong>colesterolo, vitamina D</strong>, ormoni steroidei, tutti gli acidi grassi che costituiscono i lipidi semplici e complessi, come l’acido oleico, palmitico e linolenico.</li>
</ul>
<p>Dalla digestione dei lipidi, sia semplici che complessi, si determina la liberazione di <strong>acidi grassi (AG)</strong>, molecole formate da atomi di carbonio di varia lunghezza (da 2 a 36) legati tra loro e all’idrogeno con all’estremità un gruppo carbossilico (COOH).</p>
<p><strong>Classificazione degli acidi grassi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi saturi </strong><strong>(SFA)</strong></li>
</ul>
<p>non presentano doppi legami, hanno una struttura lineare ed hanno quindi il massimo numero di atomi di idrogeno; i grassi che li contengono in maggior quantità sono solidi a temperatura ambiente, come il burro o lo strutto. Hanno una temperatura di fusione alta e si trovano  principalmente nei prodotti di origine animale (<a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/uova.html">uova</a>, latte e derivati (formaggi, latticini non scremati, burro), strutto, lardo, carni grasse (costate e entrecote), insaccati, grasso di maiale) ma anche in alimenti di origine vegetale (margarina idrogenata, ampiamente utilizzata nei dolci e negli snack in commercio, <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/olio-cocco.html">olio di cocco</a> e di palma). <strong>Sono assai difficili da digerire, espletano azione pro-infiammatoria</strong>, vengono facilmente immagazzinati, e difficilmente smaltiti per cui <strong>sarebbe bene usarne una quantità ridotta</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi insaturi</strong></li>
</ul>
<p>contengono uno (mono) o più (poli) doppi legami tra gli atomi di carbonio e quelli di idrogeno, il che rende la struttura meno coesa e contribuisce a ridurre il punto di fusione: ecco perché gli alimenti più ricchi di grassi insaturi, come olio di oliva o di girasole, appaiono liquidi a temperatura ambiente; sono sia liquidi che solidi a temperatura ambiente; <strong>più facili da digerire ed espletano azione anti-infiammatoria</strong>; si dividono in</p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi monoinsaturi</strong></li>
</ul>
<p>contengono un singolo doppio legame fra gli atomi di carbonio che li compongono; vengono facilmente utilizzati dal nostro organismo e “sostituiscono” il colesterolo presente nel sangue. Si trovano in alimenti come la frutta secca, l’olio di oliva o in alcuni tipi di pesce.</p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi polinsaturi</strong></li>
</ul>
<p>contengono più di due legami fra gli atomi di carbonio, sono contenuti nel pesce, nelle noci, nell’olio di girasole, di mais e in alcuni estratti vegetali; anche questi vengono considerati <strong>grassi buoni</strong>; comprendono<strong> gli acidi grassi essenziali </strong>come l’omega-3 e l’omega-6 e gli <strong>acidi grassi non essenziali </strong>come gli<strong> omega-9</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi essenziali (AGE)</strong></li>
</ul>
<p>Considerati grassi buoni, non possono essere sintetizzati dall’organismo umano; <strong>sono i precursori delle prostaglandine, dei trombossani e dei </strong><strong>leucotrieni</strong>, sostanze che intervengono nel sistema immunitario, nella risposta infiammatoria e influenzano il sistema cardiovascolare; vengono anche definiti EFA (Essential Fatty Acids) o Vitamina F. I due Acidi Grassi Essenziali più importanti sono l’<strong>Acido Linoleico o AL </strong>(<strong>Omega 6</strong>), <strong>di provenienza vegetale</strong> e l’<strong>Acido Alfa</strong>&#8211;<strong>Linolenico</strong> o <strong>AAL</strong> (<strong>Omega 3</strong>), <strong>di provenienza ittica e vegetale</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Acidi grassi idrogenati</strong></li>
</ul>
<p>normalmente gli acidi grassi di origine vegetale sono liquidi a temperatura ambiente. Essi possono essere resi solidi dal processo di idrogenazione che ne altera la struttura chimica rendendoli particolarmente dannosi per la nostra salute. Si ottengono in questo modo i cosiddetti <strong>acidi grassi trans</strong><strong> o </strong><strong>idrogenati</strong>. Sono grassi dannosi per il nostro organismo favorendo l’aumento di peso, l’insorgenza di malattie cardiovascolari, di stati pro-infiammatori e di alcuni tumori.</p>
<p>N.B. <strong>L’eccesso di SFA e acidi grassi trans aumenta alcuni fattori di rischio cardiovascolare.</strong></p>
<p><strong>Proprietà e funzioni </strong></p>
<p>I<strong> grassi rappresentano un’immediata fonte di energia</strong> (9 kcal per grammo, a differenza delle proteine e degli zuccheri che bruciando producono 4 kcal ogni grammo); <strong>quando non vengono utilizzati prontamente vanno a depositarsi nelle cellule adipose</strong> (adipociti), formando una riserva calorica. Un piccolo ammontare di grasso è tuttavia presente anche nel fegato e nei muscoli.</p>
<p>Anche se può sembrare strano, passata la pubertà le cellule in cui viene depositato il grasso di scorta non si riproducono più; ciò significa che le cellule non crescono di numero, ma aumenta il grasso in esse contenuto.</p>
<p>Gli olii e i grassi possono essere chiaramente visibili (per es. oli per cucinare e per insalate, burro, altri grassi da spalmare, panna e grasso visibile della carne) o mescolati con altri componenti alimentari e quindi meno evidenti per il consumatore (i cosiddetti grassi &#8220;nascosti&#8221;) <strong>aggiunti in modo non palese da parte delle ditte produttrici di alimenti</strong>; purtroppo spesso questi sono poco salutari. Conoscere i grassi e leggere le etichette degli alimenti può essere utile per seguire una dieta bilanciata.</p>
<p><strong>I grassi sono indispensabili </strong>all’organismo ove assolvono importanti <strong>funzioni </strong>tra cui:</p>
<ul>
<li>sono <strong>costituenti</strong> fondamentali <strong>delle membrane cellulari</strong> (fosfolipidi) e subcellulari, per cui sono assai importanti, in primo luogo per alcune strutture del sistema nervoso;</li>
<li>dalla digestione dei lipidi si ottengono gli acidi grassi, <strong>principi nutritivi essenziali</strong> che integrano le quantità sintetizzate dall’organismo;</li>
<li>rappresentano la maggior fonte di <strong>riserva energetica</strong> nel nostro organismo;</li>
<li><strong>veicolano le vitamine liposolubili</strong>, cioè che si sciolgono nei grassi (vitamine A, D, E, e K), e collaborano alla trasformazione di parte dei carotenoidi in vitamina A</li>
<li><strong>sono precursori di prostaglandine, trombossani, prostacicline, leucotrieni, ormoni, vitamine e altre sostanze regolatrici</strong></li>
<li>modificano il profilo delle lipoproteine circolanti (HDL, LDL)</li>
<li>collaborano al buon funzionamento del sistema cardiovascolare, compresa la coagulazione del sangue</li>
<li>contribuiscono al buon funzionamento del sistema renale e del sistema immunitario</li>
<li>proteggono e sostengono organi vitali e fungono da isolanti termici per tutto l’organismo;</li>
<li>modellano il corpo e danno morbidezza disponendosi in modo diverso nell’uomo e nella donna</li>
<li>mantengono lubrificate le articolazioni</li>
<li>rendono i cibi più appetibili e danno un senso di sazietà.</li>
</ul>
<p><strong>I lipidi di maggior interesse alimentare sono i trigliceridi (95%), gli steroli (colesterolo) e i fosfolipidi (3-5%).</strong></p>
<p>I grassi presenti negli alimenti hanno <strong>origini</strong> diverse:</p>
<ul>
<li><strong>origine animale</strong> à carne e prodotti a base di carne, uova e latticini come burro, formaggio, latte e panna.</li>
<li><strong>origine vegetale</strong> à nei semi di alcune piante (per es. colza, girasole, mais), frutta (per es. oliva, avocado) e vari tipi di frutta secca (es., noci, arachidi, mandorle).</li>
</ul>
<p><strong><em>Elenco degli acidi grassi più comuni</em></strong></p>
<table width="585">
<tbody>
<tr>
<td width="121"><strong>Nome comune</strong></td>
<td colspan="3" width="145"><strong>Simbolo (*)</strong></td>
<td width="318"><strong>Classica fonte alimentare</strong></td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="584"><strong>Acidi grassi</strong></td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Butirrico</td>
<td width="105">C4:0</td>
<td colspan="3" width="359">Grasso del latte, si trova soprattutto nel burro rancido, nei formaggi stagionati (come Parmigiano Reggiano e Grana Padano), e nel vomito, oltre che nei frutti del Ginkgo biloba.</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Caprilico</td>
<td width="105">C8:0</td>
<td colspan="3" width="359">Si trova in natura nella noce di cocco, olio di palma e nel latte materno</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Caprico</td>
<td width="105">C10:0</td>
<td colspan="3" width="359">Olio di cocco</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Laurico</td>
<td width="105">C12:0</td>
<td colspan="3" width="359">È abbondante nei latticini, nei grassi animali e negli oli tropicali. Le maggiori concentrazioni di acido laurico si riscontrano nell’olio di cocco.</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Miristico</td>
<td width="105">C14:0</td>
<td colspan="3" width="359">E’ presente nei derivati del latte e in alcune spezie tra cui la noce moscata nonché nell’olio di cocco.</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Palmitico</td>
<td width="105">C16:0</td>
<td colspan="3" width="359">Si trova nell’olio di palma, ma è contenuto anche nel burro, nel formaggio, nel latte e nella carne.</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Stearico</td>
<td width="105">C18:0</td>
<td colspan="3" width="359">Si ritrova, incorporato in molecole di trigliceridi, all’interno di alimenti ricchi di grassi, sia animali, dov’è più rappresentato, che vegetali, dove abbonda soprattutto nel burro di cacao ed in quello di karité.</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Arachico</td>
<td width="105">C20:0</td>
<td colspan="3" width="359">Contenuto come gliceride nell’olio di arachide, nel lardo, nel burro e in altri grassi e allo stato libero nella cascara sagrada, in <em>Citrullus vulgaris</em>, ecc.</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="584"><strong>Acidi grassi monoinsaturi</strong></td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Palmitoleico</td>
<td width="105">C16:1 n-7</td>
<td colspan="2" width="358">Si trova nella maggior parte dei grassi (grassi animali e vegetali) e degli olii; ne sono particolarmente ricche le noci della specie macadamia.</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Oleico</td>
<td width="105">C18:1 n-9 (cis)</td>
<td colspan="2" width="358">E’ probabilmente l’acido grasso più diffuso in natura, trovandosi sotto forma di gliceride in tutti i grassi animali (di origine marina o terrestre) e in tutti gli oli vegetali, ove è contenuto in notevole quantità.</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Elaidinico</td>
<td width="105">C18:1 n-9 (trans)</td>
<td colspan="2" width="358">Si forma principalmente durante l’indurimento degli olii vegetali in quantità che variano a seconda del catalizzatore utilizzato. Se ne riscontra la presenza negli olii vegetali idrogenati, grasso del latte, grasso della carne bovina e anche nell’olio di sansa.</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="5" width="584"><strong>Acidi grassi polinsaturi</strong></td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Linoleico</td>
<td width="105">C18:2 n-6 (all cis)</td>
<td colspan="2" width="358">E’ presente come gliceride nella maggior parte degli olii vegetali: di lino (circa 20%), di soia (50%), di cotone (50%), di girasole (60%) ecc.</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Alfa linoleico</td>
<td width="105">C18:3 n-3 (all cis)</td>
<td colspan="2" width="358">Olio di soia, olio di canola</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Diomo-g-linoleico</td>
<td width="105">C20:3 n-6</td>
<td colspan="2" width="358">Grassi del pesce</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Arachico</td>
<td width="105">C20:4 n-6 (all cis)</td>
<td colspan="2" width="358">Grasso della carne di maiale, grasso della carne di pollame</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Eicosapentaenoico</td>
<td width="105">C20:5 n-3 (all cis)</td>
<td colspan="2" width="358">L’EPA si trova in alcuni pesci, come merluzzi, aringhe, sgombri, salmoni e sardine, ma anche nel latte materno umano.</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" width="121">Docoesanoico</td>
<td width="105">C22:6 n-3 (all cis)</td>
<td colspan="2" width="358">L’acido docosaesaenoico (DHA) è un grasso omega-3 o PUFA n-3 (<em>Poli Unsatured Fat Acid</em>) si ritrova nei pesci e negli organismi complessi che vivono nelle fredde acque oceaniche (alghe eterotrofe foto sintetiche).</td>
<td width="1">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="121"></td>
<td width="0"></td>
<td width="105"></td>
<td width="40"></td>
<td width="318"></td>
<td width="1"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>(*) La cifra prima dei due punti indica il numero di atomi di carbonio che la molecola di acido grasso contiene; la cifra dopo i due punti indica il numero totale di doppi legami. La designazione n-(omega) fornisce la posizione del primo doppio legame a partire dall’estremità metilica della molecola.</p>
<table width="600">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="600"><strong>FONTI ALIMENTARI RICCHE DEI VARI TIPI DI ACIDI GRASSI</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="118"><strong>Tipo di grasso</strong></td>
<td width="482"><strong>Fonti</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="118"><strong>Saturo</strong></td>
<td width="482">Burro, formaggio, carne, prodotti a base di carne (salsicce, hamburger), latte e yogurt intero, torte, dolciumi, lardo, sugo d’arrosto, margarine solide e grassi per prodotti da forno, olio di cocco e di palma.</td>
</tr>
<tr>
<td width="118"><strong>Monoinsaturo</strong></td>
<td width="482">Olive, colza, noci (pistacchi, mandorle, nocciole, macadamia, acajou, pecan), arachidi, avocado e i relativi olii.</td>
</tr>
<tr>
<td width="118"><strong>Polinsaturo</strong></td>
<td width="482">Polinsaturo Omega-3: salmone, sgombro, aringa, trota (particolarmente ricchi di acidi grassi a catena lunga omega-3 EPA, o acido eicosapentenoico eicosapentanoico e DHA, o acido docoesanoico). Le noci, la colza, il seme di soia, i semi di lino, e i loro oli (particolarmente ricchi di acido alfa linoleico).<br />
Polinsaturo Omega-6: seme di girasole, germe di grano, sesamo, noci, seme di soia, mais e i loro oli. Alcune margarine (leggere l’etichetta).</td>
</tr>
<tr>
<td width="118"><strong>Acidi grassi trans</strong></td>
<td width="482">Alcuni grassi per frittura e cottura in forno (es. oli vegetali idrogenati) impiegati in biscotti, torte e dolciumi, latticini, carne grassa bovina e ovina.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero di lipidi</strong> nella dieta è variabile e dipende anche dal clima; in genere rappresenta il <strong>25-30% delle calorie totali</strong>. In climi temperati e per una persona adulta si calcola sufficiente una quantità di 70 grammi al giorno e nella misura del 20-25 per cento delle calorie totali. Non si può scendere, comunque, al di sotto dei 30 grammi al giorno.</p>
<p>Secondo i dati riportati dall’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), la ripartizione suggerita nell’arco della giornata è la seguente:</p>
<ul>
<li><strong>acidi grassi saturi, non più del 7-10%</strong> delle calorie totali</li>
<li><strong>acidi grassi monoinsaturi, fino al 20%</strong> delle calorie totali</li>
<li><strong>acidi grassi polinsaturi, circa il 7%</strong> delle calorie totali, con un <strong>rapporto omega-6/omega-3 intorno a 5:1</strong></li>
</ul>
<p>È consigliabile inoltre che la quantità lipidica della dieta sia costituita <strong>prevalentemente</strong> da <strong>acidi grassi di origine vegetale</strong>, limitando il consumo di quelli di origine animale</p>
<ul>
<li><strong>1/3 di origine animale</strong> (il grasso della carne, del pesce, dei formaggi, il burro)</li>
<li><strong>2/3 di origine vegetale</strong> (es: olio extravergine d’oliva e gli altri oli di semi)</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Colesterolo e trigliceridi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/colesterolo-e-trigliceridi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo «buono»]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo «cattivo»]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[grassi]]></category>
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		<category><![CDATA[lipidi]]></category>
		<category><![CDATA[malattie cardiovascolari]]></category>
		<category><![CDATA[trigliceridi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il colesterolo è una molecola prodotta dal fegato ed è presente in tutte le cellule dell&#8217;organismo. E’ importante perché: è un componente delle membrane cellulari, importante per la loro fluidità e permeabilità partecipa alla digestione dei grassi contribuisce alla produzione di Vitamina D è il precursore di alcuni ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>colesterolo</strong> è una molecola prodotta dal fegato ed è presente in tutte le cellule dell&#8217;organismo. E’ importante perché:</p>
<ul>
<li>è un componente delle membrane cellulari, importante per la loro fluidità e permeabilità</li>
<li>partecipa alla digestione dei grassi</li>
<li>contribuisce alla produzione di Vitamina D</li>
<li>è il precursore di alcuni ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, progesterone, estradiolo, cortisolo ecc.) e dei sali biliari</li>
</ul>
<p>Il colesterolo viene trasportato nel sangue da due tipi di <strong>lipoproteine</strong>, <strong>LDL</strong> (dall&#8217;inglese “low density lipoprotein”) e <strong>HDL</strong> (dall&#8217;inglese “high density lipoprotein”), da qui nasce la distinzione tra <strong>colesterolo ”buono”</strong>, trasportato dalle HDL, e <strong>colesterolo ”cattivo”</strong>, trasportato dalle LDL.</p>
<p>Il colesterolo LDL è conosciuto come colesterolo ”cattivo” perché, se presente a livelli troppo alti, può depositarsi sulle pareti delle arterie rendendo difficoltoso il passaggio del sangue e aumentando notevolmente il lavoro del cuore, mentre il colesterolo HDL è conosciuto come colesterolo ”buono” perché rappresenta la quota di colesterolo che viene trasportata dalle arterie al fegato dove in parte sarà trasformato in sali biliari.</p>
<p>La condizione più salutare è con i livelli di HDL e LDL nella norma, mentre quando il colesterolo LDL supera i livelli raccomandati si parla di <strong>ipercolesterolemia</strong>, la quale può causare importanti <strong>problemi cardiovascolari</strong>, come l’<strong>aterosclerosi</strong>.</p>
<p>Quando si parla di salute cardiovascolare anche i <strong>trigliceridi</strong> giocano un ruolo importante.</p>
<p>I trigliceridi sono anch&#8217;essi grassi prodotti nel fegato ma vengono introdotti nell’organismo per lo più attraverso l’alimentazione (costituiscono circa il 96-97% dei grassi alimentari); sono costituiti da una molecola di glicerolo a cui si legano tre molecole di acidi grassi e servono come importante riserva di energia per l’organismo. Il livello di trigliceridi rappresenta un importante indicatore della <strong>salute metabolica</strong>, ossia del processo chimico che converte il cibo mangiato nell’energia di cui hanno bisogno le cellule. La loro funzione principale infatti è quella di <strong>riserva energetica</strong>: l’organismo provvede a convertire grassi e zuccheri in trigliceridi, i quali vengono immagazzinati all’interno delle cellule adipose, pronti per essere utilizzati all’occorrenza.</p>
<p>Quando si segue un’alimentazione sregolata e ricca di zuccheri, grassi e alcol i valori dei trigliceridi oltrepassano la soglia raccomandata e diventano un <strong>fattore di rischio per la salute cardiovascolare</strong>, favorendo l’insorgenza di aterosclerosi, infarto, ictus, etc…</p>
<p>Oltre alla quota prodotta normalmente dal corpo (<strong>colesterolo endogeno</strong>), la percentuale maggiore, il colesterolo viene introdotto dall&#8217;esterno con l&#8217;alimentazione (<strong>colesterolo esogeno</strong>): è presente nei cibi ricchi di grassi animali, come carne rossa, burro, salumi e formaggi, tuorlo d&#8217;uovo, fegato, crostacei, ecc. Il loro livello nel sangue aumenta quando la dieta contiene un eccesso di lipidi, o anche di carboidrati (zucchero, pane, pasta) e di alcool, in quanto il fegato trasforma queste sostanze in grassi.</p>
<p>In generale, una persona sana dovrà avere come <strong>valori</strong>:</p>
<ul>
<li>colesterolo totale inferiore a 200 mg/dl;</li>
<li>colesterolo-HDL superiore a 40 mg/dl (per gli uomini &gt;39, per le donne &gt;45)</li>
<li>colesterolo-LDL inferiore a 130 mg/dl,</li>
</ul>
<p>non superiore a 160 mg/dl;</p>
<ul>
<li>trigliceridi inferiori a 200 mg/dl</li>
</ul>
<p>Nei cardiopatici, nei diabetici e in presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare (es. fumo e/o ipertensione arteriosa), i valori di riferimento del colesterolo e dei trigliceridi potrebbero essere più bassi e le strategie terapeutiche, da concordare e discutere con il proprio medico, più aggressive.</p>
<p>In genere, a soggetti in salute, si consiglia di effettuare le analisi del sangue almeno una volta all’anno, così da poter avere un quadro completo del proprio stato di salute e tenere monitorati i valori di colesterolo e trigliceridi e, se questi risultano sballati, fare qualcosa per rientrare nel range ottimale. Quando i livelli di colesterolo sono alti costituiscono i fattori di rischio maggiori per le malattie cardiovascolari.</p>
<p>Per prevenire possibili danni e proteggere la salute è fondamentale <strong>tenere sotto controllo la quantità e la qualità dei grassi consumati e le calorie totali della dieta</strong>.</p>
<p>Alti livelli di trigliceridi nel sangue aumentano il rischio di malattie coronariche (come l&#8217;infarto) e dell&#8217;aterosclerosi. Ai trigliceridi alti, inoltre, si associano quasi sempre bassi valori del colesterolo HDL (il colesterolo &#8216;buono&#8217;) e, spesso, una tendenza al sovrappeso ed alla malattia diabetica oltre che valori elevati della pressione arteriosa; attualmente questa condizione viene definita, nel complesso, “<strong>sindrome plurimetabolica</strong>”.</p>
<p>Un netto miglioramento della gravità di questa situazione complessa (e rischiosa) può in genere essere ottenuto semplicemente modificando in modo appropriato lo stile di vita e facendo un po&#8217; di attività fisica.</p>
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		<title>Non criminalizziamo il colesterolo!</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/non-criminalizziamo-il-colesterolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 16:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo «buono»]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo «cattivo»]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo VLDL]]></category>
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		<category><![CDATA[ipercolesterolemia familiare]]></category>
		<category><![CDATA[LDL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il colesterolo «cattivo» si vince con una sana alimentazione. Non lo si può eliminare del tutto dalla dieta perché è essenziale per il nostro organismo e ha funzioni fondamentali: da esso si formano gran parte degli ormoni, come il testosterone e gli estrogeni, ma anche gli acidi biliari (necessari per una buona digestione);esso è necessario &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il colesterolo «cattivo» si vince con una sana alimentazione. </strong>Non lo si può eliminare del tutto dalla dieta perché è essenziale per il nostro organismo e ha funzioni fondamentali: da esso si formano gran parte degli ormoni, <strong>come il testosterone e gli estrogeni, </strong>ma anche gli acidi biliari (necessari per una buona digestione);esso è necessario durante l&#8217;età della crescita per la produzione delle cellule. Quello che è sicuramente dannoso per il nostro organismo è il suo eccesso, che può andare a depositarsi nei vasi arteriosi e formare la placca aterosclerotica. È questo un processo che bisogna imparare a governare, senza sopravalutazioni né sottovalutazioni.</p>
<p>L’ipercolesterolemia (cioè un livello di colesterolo nel sangue oltre i 240 mg/dl) è una condizione che negli ultimi 10 anni è risultata particolarmente in crescita in entrambi i sessi: interessa – secondo i dati dell&#8217;Osservatorio epidemiologico cardiovascolare Iss-Anmco (Istituto superiore di sanità-Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) &#8211;  il 38% degli italiani contro il 24% del 1998-2002.</p>
<p>Il ruolo più importante nel controllo dei livelli di colesterolo spetta alla dieta: cibi di origine vegetali e pochi grassi sono la migliore prevenzione, ma non va dimenticato neppure l&#8217;importanza di un corretto stile di vita e una regolare attività fisica.</p>
<p>Il colesterolo è un grasso &#8211; in gran parte prodotto dall’organismo e in minima parte introdotto con la dieta &#8211; fondamentale per assolvere diverse funzioni nell&#8217;organismo:</p>
<ul>
<li><strong>è coinvolto nel processo di digestione, grazie alla formazione della bile</strong>;</li>
<li><strong>partecipa alla produzione di vitamina D</strong>, utile per la salute delle ossa;</li>
<li><strong>favorisce la costruzione della parete delle cellule</strong>, in particolare del sistema nervoso;</li>
<li><strong>è il precursore di ormoni come il testosterone e gli estrogeni</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Il colesterolo, viene trasportato nel sangue per mezzo di specifiche lipoproteine</strong> che si differenziano in base a dimensione e densità; si distingue</p>
<ul>
<li>un <strong>colesterolo legato alle lipoproteine</strong> <strong>a bassa densità (LDL)</strong>, <strong>cosiddetto “cattivo” poiché si può depositare nelle pareti delle arterie</strong>, riducendo l&#8217;elasticità delle pareti delle arterie, ostacolando il flusso sanguigno e favorendo la formazione di trombi<strong>.</strong> Ciò contribuisce enormemente alla genesi dell&#8217;<strong>aterosclerosi</strong>, una condizione spesso associata allo sviluppo di malattie cardiovascolari (infarto, ictus cerebrale);</li>
<li>un <strong>colesterolo legato alle lipoproteine</strong> <strong>ad alta densità (HDL) e definito “buono” </strong>perché non provoca alcun danno alle arterie ma, anzi, rimuovendo il colesterolo dalle pareti dei vasi per trasportarlo al fegato e agli organi che lo smaltiscono attraverso le feci è garanzia di protezione se presente in buona quantità; il valore di riferimento nella norma per il colesterolo LDL è da 40 a 80 mg/dl negli uomini adulti e da 50 a 60 mg/dl nelle donne.</li>
</ul>
<p>Quando si parla, invece, di <strong>colesterolo VLDL</strong> (<em>Very Low Density Lipoproteins</em>) si intendono le lipoproteine a densità molto bassa che <strong>si occupano di trasferire i trigliceridi dal fegato ai tessuti</strong>.</p>
<p>La produzione di LDL avviene per <strong>cause endogene</strong>, cioè viene prodotto dall&#8217;organismo stesso, ma anche da fattori esogeni che dipendono dall&#8217;alimentazione, in particolare dai grassi di origine animale.</p>
<p>Per mantenere il colesterolo LDL e HDL limiti dei valori normali è necessario, pertanto, fare attenzione alla dieta, limitando alimenti come affettati e condimenti grassi (per esempio il burro e i formaggi), dolci e cibi ad alto contenuto di grassi saturi. Il colesterolo è invece assente in frutta, verdura, legumi e cereali, preferendo quelli integrali. Favorisce l&#8217;abbassamento del colesterolo cattivo anche l&#8217;attività fisica, in particolare il movimento aerobico.</p>
<p>Quando le indicazioni sullo stile di vita e l&#8217;alimentazione non sono sufficienti, e quando il medico lo ritiene opportuno, è necessario ricorrere alla terapia farmacologica.</p>
<p>Si parla di <strong>ipercolesterolemia</strong> quando il colesterolo totale (LDL più HDL) è troppo alto. Valori desiderabili sono i seguenti:</p>
<ul>
<li><strong>colesterolo totale: fino a 200 mg/dl</strong></li>
<li><strong>colesterolo LDL: fino a 100 mg/dl</strong></li>
<li><strong>colesterolo HDL: non inferiore a 50 mg/dl.</strong></li>
</ul>
<p>L’aumento dei livelli plasmatici di colesterolo non è prerogativa solo dell’adulto ma può verificarsi, soprattutto per motivi genetici, anche nel bambino (la cosiddetta <strong>ipercolesterolemia familiare</strong>, che conta un caso ogni 500 abitanti). Questa condizione è associata a una serie di mutazioni a carico del gene del recettore delle LDL, che si trova sul cromosoma 19. La malattia è caratterizzata da alti livelli ematici di colesterolo totale e di colesterolo LDL (ma non di trigliceridi), con gravità variabile a seconda del numero di mutazioni. Nella forma omozigote si manifesta in modo grave fin dall’infanzia: si formano placche (<strong>xantomi</strong>) all’interno della pelle su gomiti, ginocchia e natiche, ma anche depositi di colesterolo nella pelle, nei tendini e intorno alla cornea dell’occhio (archi cornei). Inoltre, i valori di colesterolo totale sono compresi tra 600 e 1200 mg/dL. I soggetti eterozigoti hanno invece manifestazioni più lievi, spesso poco evidenti durante l’infanzia. I problemi a carico dell’apparato cardiovascolare cominciano in genere verso i 35-40 anni negli uomini e verso i 45-55 anni fra le donne.</p>
<p>Attualmente esiste una terapia farmacologica in grado di curare efficacemente l’ipercolesterolemia familiare e di prevenirne le conseguenze cardiovascolari a lungo termine. Diventa quindi fondamentale diagnosticarla correttamente il più presto possibile. La presenza di livelli molto elevati di colesterolo totale è una condizione necessaria, ma non sufficiente per la diagnosi della malattia, che è determinata anche da altri fattori individuali e ambientali. Infatti, non solo esistono altre forme di ipercolesterolemia, ma l’aumento di colesterolo può essere secondario ad altre malattie. È perciò importante poter effettuare la diagnosi genetico-molecolare della malattia, che offre la possibilità di una diagnosi certa e precoce, anche in fase prenatale.</p>
<p><strong>Il colesterolo viene prodotto per circa l’80% dal nostro organismo</strong> e la quota rimanente viene assorbita dal cibo di origine animale che consumiamo.</p>
<p>Se tutto funziona correttamente, più assumiamo colesterolo e meno ne produciamo e viceversa, per mantenere il giusto equilibrio di questa molecola nel nostro corpo.</p>
<p>Tuttavia può capitare che questo equilibrio venga interrotto e si abbia <strong>ipercolesterolemia</strong> e le cause possono essere molteplici: legate alla genetica, alla dieta (troppe calorie, troppi grassi saturi o trans, troppi zuccheri semplici), a particolari malattie come il diabete, o a problemi endocrini (tiroide), al fumo o ad una scarsa attività fisica.</p>
<p>Un’influenza importante nel controllo dei livelli di colesterolo plasmatico è svolto dall’<strong>alimentazione</strong>: infatti la correzione dello stile alimentare, nelle forme lievi, può rappresentare la sola terapia, ma anche in associazione con una terapia farmacologica, una alimentazione adeguata può potenziare l’efficacia dei farmaci ipocolesterolemizzanti e permettere di ridurre la posologia e gli eventuali effetti collaterali.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong>: Il colesterolo è una sostanza grassa e non viaggia solo nel sangue, ma viene trasportato da alcune lipoproteine come le lipoproteine ad alta densità (HDL), nel caso di colesterolo buono, o dalle lipoproteine a bassa densità (LDL), nel colesterolo cattivo. Anche se è sempre citato come un problema per la nostra salute, la verità è che il colesterolo è essenziale per il nostro organismo e ha funzioni fondamentali e ben definite: da esso si formano gran parte degli ormoni, acidi biliari (necessari per una buona digestione) ed è necessario durante l&#8217;età della crescita per la produzione delle cellule. Quello che è sicuramente dannoso per il nostro organismo è il suo eccesso, che può andare a depositarsi nei vasi arteriosi e formare la placca aterosclerotica.</p>
<p>Sicuramente può contribuire a mantenere i valori di colesterolo entro i limiti alcune regole comportamentali come: esercizio fisico; dieta sana (dieta mediterranea), consumare alcol con moderazione; non fumare; rimanere nel peso ideale; preferire grassi vegetali come l&#8217;olio d&#8217;oliva.</p>
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		<title>OEVO &#8211; Olio ExtraVergine d’Oliva</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/oevo-olio-extravergine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 14:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli, Linee Guida e Suggerimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Dall'olivo ai semi]]></category>
		<category><![CDATA[Grassi da condimento]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[OEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Olio]]></category>
		<category><![CDATA[Olivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Breve storia dell’olivo e dell’olio La storia dell’olio e dell’olivo si perde nella notte dei tempi ed è strettamente ed indissolubilmente legata alla storia della civiltà e della cultura mediterranea, di cui rappresenta un elemento caratterizzante della prestigiosa tradizione alimentare e gastronomica, ma anche del paesaggio, perché è facile riscontrare maestose piante secolari, ed infine &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Breve storia dell’olivo e dell’olio</strong></p>
<p>La storia dell’olio e dell’olivo si perde nella notte dei tempi ed è strettamente ed indissolubilmente legata alla storia della civiltà e della cultura mediterranea, di cui rappresenta un <strong>elemento caratterizzante</strong> della prestigiosa tradizione alimentare e gastronomica, ma anche del paesaggio, perché è facile riscontrare maestose piante secolari, ed infine dell’economia di vaste aree.</p>
<p>L’albero, una pianta della famiglia delle oleacee, sarebbe comparso nell’età del rame, età neolitica, VI millennio a.C. nell&#8217;Asia occidentale, in un’ampia zona, prima in Mesopotamia, poi Iran, Siria e Palestina. Di qui la coltivazione si sarebbe diffusa in tutta l&#8217;area mediterranea.</p>
<p>Il codice Babilonese di Hammurabi, che risale a circa 2500 anni prima di Cristo, cita l&#8217;olio di oliva e ne regolamenta la compravendita. In Egitto, ai tempi della XIX dinastia, intorno al 1300 a.C., rami d&#8217;ulivo erano posti sulle tombe dei sovrani e usati come dono dalla dea Iside.</p>
<p>La tradizione pone di fronte all&#8217;antica Gerusalemme il &#8220;<em>Monte degli Ulivi</em>&#8220;, e la bellezza di questa pianta è cantata spesso nell’&#8221;<em>Antico Testamento</em>&#8221; (<em>v. libro del profeta Osea dove il Dio d&#8217;Israele è paragonato alla magnificenza dell&#8217;olivo</em>); sono circa settanta le citazioni che se ne fanno nella bibbia. La popolazione dei Filistei ha lasciato importanti resti sui modi con cui riducevano in pasta le olive, utilizzando mortai in pietra, e la premitura della pasta per estrarre l’olio utilizzando dei dischi filtranti fatti con rami di olivo intrecciati, somiglianti agli odierni fiscoli.</p>
<p>Dalla Siria facile fu il suo trapianto in Grecia dove trovò una inaspettata fortuna e applicazione.</p>
<p>Ad Atene l’olivo era sacro alla dea Atena; infatti si narra che da una contesa sorta per il possesso dell&#8217;Attica, tra Poseidone e Atena, quest’ultima fece germogliare un ulivo accanto al pozzo che aveva donato Poseidone e il tribunale composto da tutte le divinità olimpiche, convocato per decidere chi doveva governare l&#8217;Attica, decise che il dono migliore era stato fatto da Atena. Agli Ateniesi vincitori venivano offerti una corona di olivo ed una ampolla di olio. Sempre dalla mitologia greca, Apollo nacque a Delo sotto una pianta di ulivo e Aristeo, figlio di Apollo e Cirene, apprese dalle Ninfe del mirto come innestare l&#8217;olivastro per ottenere l&#8217;olivo.</p>
<p>Sofocle definiva l’olivo come la “dolce nutrice argentea”, testimoniando la sua presenza in ogni atto di vita dell’uomo. Lo storico Tucidide, nel V secolo a.C., scriveva: “i popoli del Mediterraneo cominciarono ad emergere dalla barbarie quando impararono a coltivare l’olivo e la vite” definendo, in modo molto chiaro, il rapporto tra i popoli del Mediterraneo e la coltivazione dell’olivo.</p>
<p>I Fenici, invece, chiamavano l’olio “<strong><em>oro liquido</em></strong><em>”, </em>in funzione delle sue molteplici proprietà sia alimentari che medicinali. Furono proprio i Fenici, grazie ai loro traffici commerciali, ed i Greci a diffondere la coltivazione dell&#8217;ulivo, utilizzato non solo come alimento, ma anche per le cure del corpo e per l&#8217;illuminazione. L&#8217;olio di oliva, oltre che per la sacralità, fu apprezzato anche per il suo valore terapeutico, come testimoniato dai maggiori medici dell&#8217;antichità, Ippocrate, Galeno e Dioscoride. Nei secoli successivi queste virtù furono sempre meglio conosciute e sfruttate, tanto che si può dire che gli usi ed i fini dell’olio sono estremamente disparati: simbolici-liturgici-religiosi (segno di pace), sportivi (premio ai vincitori delle Panatenee), balsamici-medicamentosi (soprattutto in campo dermatologico: cura, bellezza e massaggio del corpo; depurazione della pelle; unzione), alimentari (sia crudo che per cucinare), ed infine per costruire o arredare (utensili, letto d’Ulisse), per alimentare lampade, etc.</p>
<p>I Romani intrecciavano i ramoscelli di olivo per farne serti, come quelli d&#8217;alloro, per premiare i cittadini più meritevoli. I Cristiani lo consideravano un segno di augurio e di pace. Gli antichi ambasciatori, quando recavano notizie di pace, offrivano ramoscelli di olivo.</p>
<p>In Italia, portato dai coloni greci, l&#8217;ulivo fu coltivato dagli Etruschi, che già nel VII secolo a.C. ne possedevano vaste piantagioni. I Romani coltivarono l&#8217;olivo a partire dal 580 a.C.; più tardi essi organizzarono razionalmente la distribuzione e il commercio dell&#8217;olio. Gaio Plinio Secondo identificava 22 specie di olivo. Sempre a Roma venne istituita l&#8217;arca olearia, una sorta di borsa dell&#8217;olio d&#8217;oliva, dove collegi di importatori, &#8220;negotiatores olearii&#8221;, trattavano prezzi e quantità. Un secolo dopo Cristo, Columella, nel suo <em>De re rustica</em> sosteneva che “<em>Olea prima omnium arborum est</em>“ cioè “<strong>fra tutti gli alberi il più importante è l’olivo</strong>“.</p>
<p>Tra verità e leggende, la storia dell’olivo vanta origini diverse, ma con un significato spesso comune: pace, fecondità, forza e purificazione. Fin dai tempi più remoti l&#8217;ulivo fu considerato d’origine divina, un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità, sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, simbolo di pace e valore. Non a caso la colomba che annuncia a Noè la fine del diluvio e la ricomparsa delle terre emerse porta nel becco un rametto d&#8217;olivo. Lo stesso nome di Gesù, <em>christos</em>, vuol dire semplicemente unto. La Bibbia racconta che fu un Angelo a dare a Seth, il figlio di Adamo, tre semi da mettere fra le labbra del padre dopo la sua morte. Dalle ceneri di Adamo germogliarono così un cedro, un cipresso e un olivo.</p>
<p>Nella tradizione cristiana, da secoli, viene usato olio d&#8217;oliva per la celebrazione di alcuni Sacramenti: Cresima, ordinamento sacerdotale, Estrema Unzione. Ed è un rametto di olivo benedetto che viene distribuito a tutti i fedeli la Domenica delle Palme, in ricordo della resurrezione e come simbolo pace.</p>
<p>Nell&#8217;antica Grecia agli Ateniesi vincitori venivano offerti una corona di ulivo ed un&#8217;ampolla d&#8217;olio; mentre gli antichi Romani intrecciavano ramoscelli di ulivo per farne corone con le quali premiare i cittadini più valorosi.</p>
<p>L&#8217;olio spremuto dalle olive non era soltanto, nell&#8217;antichità, una risorsa alimentare; era usato per illuminazione, ma anche come cosmetico e come coadiuvante nei massaggi. Inoltre, gli atleti, in particolare coloro che si dedicavano alla lotta, usavano cospargere i muscoli di purissimo olio, sia per il riscaldamento degli stessi, sia per contrastare la presa degli avversari.</p>
<p>Secondo i naturalisti romani, l&#8217;olio prodotto era classificato in cinque categorie. Il più pregiato era l&#8217;<em>Oleum</em> <em>ex albis ulivis</em>, ottenuto da olive verde chiaro, cui seguivano il <em>Viride</em>, ottenuto da olive che stanno annerendosi, il <em>Maturum</em>, frutto della spremitura di olive mature, il <em>Caducum</em>, ottenuto da olive raccolte da terra, e il <em>Cibarium</em>, prodotto con olive bacate e destinato solo agli schiavi.</p>
<p>Con la decadenza dell&#8217;impero e la cessazione dei tributi, l&#8217;olivo venne però a mancare e le invasioni barbariche fecero pressoché scomparire la pratica colturale dell&#8217;olivo.</p>
<p>Nel Medioevo sopravvissero oliveti di ridotte dimensioni presso alcuni conventi e nei feudi fortificati che sorsero soprattutto in Toscana. Successivamente, furono proprio i conventi a ricreare oliveti di grandi dimensioni, dati in gestione a contadini con contratti <em>ad laborandum</em>, secondo cui il proprietario dell&#8217;oliveto riceveva parte del raccolto e alcune giornate di lavoro nelle proprie terre; spesso tali contratti erano <em>ad infinitum</em>, cioè senza limiti di tempo, col solo impegno per i contadini di pagare con olio il fitto del terreno.</p>
<p>Gli oliveti ripresero a diffondersi, Firenze divenne un centro importante per la coltivazione ed emanò severe leggi che regolamentavano la coltivazione dell&#8217;olio e il suo commercio; Venezia e Genova cominciarono a commerciare quantità sempre maggiori di olio proveniente da Corinto, Tebe, Costantinopoli e dalla Romania, Provenza, Spagna e Africa del nord.</p>
<p>All&#8217;inizio del XIV secolo, la Puglia divenne un enorme oliveto e piantagioni sorsero in Calabria, Abruzzo, Campania e Sicilia. Tale divenne l&#8217;importanza di questo alimento per queste regioni che, nel 1559, Parafran De Riveira, vicerè spagnolo, fece costruire una strada che collegava Napoli alla Puglia, alla Calabria e all&#8217;Abruzzo per agevolare il trasporto dell&#8217;olio.</p>
<p>Nel corso del XVI secolo, la coltivazione dell’olivo è stata introdotta in America; oggi l&#8217;olivo si trova persino in Cina, Giappone, Australia, Africa del Sud, Argentina.</p>
<p>Dopo una stasi attorno al 1600, dovuta alla dominazione spagnola che aumentò le tasse sulla produzione dell&#8217;olio e instaurò contratti a termine della durata di due o tre anni (non più convenienti per il coltivatore), la produzione riprese a crescere nel 1700 con lo svilupparsi del libero mercato e l&#8217;esenzione di tasse sugli uliveti per la durata di quarant&#8217;anni.</p>
<p>L&#8217;olio italiano venne diffuso in tutta Europa, e la stessa Caterina di Russia ricevette campioni di olio italiano racchiusi in un cofano in legno d&#8217;olivo. Nel 1830 papa Pio VII garantiva un premio in denaro per ogni olivo piantato e curato sino all&#8217;età di 18 mesi. Persino re Umberto, nel 1944, emanò un decreto, ancora oggi in vigore, che vieta l&#8217;abbattimento delle piante d&#8217;olivo.</p>
<p><strong>L&#8217;olivo è ovunque nel mondo</strong> e ogni anno le coltivazioni aumentano, così come cresce l&#8217;interesse per l&#8217;olio d’oliva. Il livello di attenzione in Campania per l’olivo e l’olio fin dall’epoca romana è documentato dai mirabili affreschi rinvenuti nelle ville di Pompei, in cui le scene riguardanti l’olivicoltura sono numerose, come sono numerosi gli esemplari di frantoi romani a vite rinvenuti in varie zone della regione, e i numerosissimi doli, grandi anfore in terracotta, che interrati in cantine, venivano utilizzati per la conservazione degli oli e dei vini. Ancora più remota è la presenza dell’olivo in Penisola Sorrentina, dove il Capo Minerva, l’attuale Punta Campanella, era consacrato al culto della dea della Sapienza, ritenuta dagli antichi inventrice delle olive e dell’olio, come ci viene riferito da Virgilio.</p>
<p>Nel Cilento, in provincia di Salerno, recenti ricerche archeo-botaniche hanno documentato la presenza dell’olivo gia nel VI secolo a.C.; la tradizione vuole che le prime piante fossero introdotte dai Focesi. L’olivo era certamente presente tra i templi di Paestum e le rovine di Velia.</p>
<p><strong>Il frutto dell&#8217;olivo </strong><strong>ed il prodotto</strong></p>
<p>L&#8217;olivo, il cui nome botanico è <strong><em>Olea Europea Sativa</em></strong>, appartenente alla famiglia delle <em>oleacee</em>, è diffuso in un’area compresa tra il 35° e il 45° parallelo nord. Sono oltre 700 le varietà locali esistenti, dette “<strong>Cultivar</strong>”, in una fascia a clima temperato, perfettamente adatto alle sue esigenze di temperatura. Questo insieme di caratteristiche è splendidamente offerto da tutta la fascia costiera mediterranea, che detiene il quasi completo monopolio della produzione mondiale, nonostante negli ultimi decenni si è osservata l&#8217;espansione dell&#8217;olivicoltura in Paesi come l&#8217;Australia, l&#8217;Argentina, la California e la Nuova Zelanda. In questo quadro generale, l&#8217;Italia figura tra i maggiori produttori di olio d&#8217;oliva di qualità.</p>
<p>La <strong>Drupa </strong>è il <strong>frutto dell&#8217;olivo</strong>; essa ha una struttura e una composizione costante, anche se tra una varietà all&#8217;altra ci sono spiccate differenze per aspetto, dimensioni e caratteristiche. La drupa è formata da un&#8217;epidermide, o <strong><em>epicarpo</em></strong>, una parte carnosa, o <strong><em>mesocarpo</em></strong>, che contiene circa il 79% della materia grassa e il nocciolo legnoso, o <strong><em>endocarpo</em></strong>.</p>
<p>La drupa presenta molteplici <strong>caratteri morfologici </strong>che, purché presi nell&#8217;insieme, concorrono a identificare una cultivar. I più evidenti sono i seguenti:</p>
<ul>
<li><strong>peso</strong>: le drupe possono pesare da 1 g fino a 20 g; in genere il <strong>peso identifica la pezzatura</strong>; questo carattere influisce in modo particolare sulla <strong>destinazione dell&#8217;oliva</strong>;</li>
<li><strong>rapporto polpa-nocciolo</strong>: è un altro carattere fondamentale per la destinazione dell&#8217;oliva. La buccia e la polpa sono costituite per il 15-23% da olio (di cui 1 -2% nel seme), da acqua per il 40-55% (a seconda dello stato di maturazione del frutto), e per il 20-40% da altre sostanze, zuccheri, pectine, proteine, ac. organici, tannini, polifenoli, pigmenti e vitamine. Le <strong>cultivar da mensa hanno in generale grande pezzatura e seme piccolo</strong> perciò hanno elevati valori di questo parametro (almeno 5). Le cultivar poco adatte all&#8217;utilizzazione come olive da tavola hanno invece valori piuttosto bassi (inferiore 4);</li>
<li><strong>forma</strong>: alcune cultivar producono drupe sferiche (comunemente chiamate tonde), altre ovoidali, altre ancora formano drupe allungate. Della forma è importante anche il grado di asimmetria, il profilo dell&#8217;apice e della base, la presenza o meno dell&#8217;umbone all&#8217;apice;</li>
<li><strong>colore</strong>: le cultivar si sviluppano durante l&#8217;estate e iniziano a maturare a fine settembre fino a novembre &#8211; gennaio, a seconda del clima e delle cultivar; a seconda della fase di maturazione varia il colore.<strong><br />
</strong></li>
</ul>
<p><strong>Durante la crescita il colore cambia</strong> (“<strong><em>invaiatura</em></strong>”) dal verde al giallo fino al viola e al nero violaceo, a seconda delle cultivar, e, contemporaneamente, nella polpa diminuisce il contenuto in acqua, zucchero e acidi con l’aumento di quello in olio: questa è la maturazione o “<em>inoliazione</em>”.</p>
<p>Alla fine della maturazione l&#8217;oliva risulta così composta:</p>
<table width="390">
<tbody>
<tr>
<td width="130"><strong>Acqua </strong></td>
<td width="76"><strong>50%</strong></td>
<td width="119"><strong>Cellulosa</strong></td>
<td width="65"><strong>6%</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Olio</td>
<td width="76">20-24%</td>
<td width="119">Proteine</td>
<td width="65">1,5%</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Carboidrati</td>
<td width="76">20%</td>
<td width="119">Ceneri</td>
<td width="65">1,5%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>L&#8217;olio extravergine di oliva è fortemente influenzato dalla cultivar</strong> (vedi in seguito).</p>
<p>La richiesta di oli con caratteristiche organolettiche, nutrizionali e commerciali ben definite, ha recentemente rivalutato la funzione delle cultivar come elemento che concorre alla qualificazione delle nostre produzioni olivicole. In particolare, la cultivar ha un ruolo molto importante sulle caratteristiche dei frutti (dimensioni, rapporto polpa/nocciolo, maturazione), sul processo di <strong>inolazione </strong>e sui componenti principali e secondari dell&#8217;olio di oliva in modo più determinante delle stesse condizioni ambientali. Anche le sostanze presenti sono abbastanza differenti fra le varie cultivar.</p>
<p><strong>Tempo di raccolta delle olive</strong></p>
<p>Per ottenere di un extravergine di alta qualità occorre rispettare un <strong>severo capitolato</strong>, a cominciare dal tempo e dal metodo di raccolta delle olive, di stoccaggio dei frutti insieme al grado di maturazione e allo stato sanitario delle olive (frutto sano ovvero non colpito da funghi o da insetti tipo <a href="http://www.frantoionline.it/olivicoltura/attenti-a-quella-mosca-olivo.html">mosca olearia</a>), tutti fattori che influenzano maggiormente la qualità organolettica e nutrizionale dell’<a href="http://www.frantoionline.it/uliveti-e-olio/olio-di-oliva.html"><strong>olio extravergine d&#8217;oliva</strong></a>.</p>
<p>In primo luogo occorre <strong>scegliere il momento migliore per la raccolta</strong> che si ha quando l’invaiatura (cambiamento di colore del frutto che muta dal verde al violaceo ed infine diventa nero) è al 50-60%. Infatti in questo momento si ha la maggior concentrazione quantitativa di olio e di sostanze fenoliche responsabili delle qualità organolettiche e nutrizionali dell’olio.</p>
<p>Lo <strong>stoccaggio</strong> deve essere fatto in <a href="http://www.frantoionline.it/attrezzature-olearie/pallets-in-plastica-e-contenitori.html">contenitori forati</a> in modo da garantire la giusta areazione dei frutti per evitare principi di fermentazione che altererebbero il prodotto finale. Ci sono ancora produttori convinti che le olive raccolte a piena maturazione (invaiatura del 100%, quindi olive nere) hanno una resa maggiore in olio, una convinzione che apparentemente sembra appagare, ma in realtà ciò è dovuto solo ad una progressiva perdita d’acqua da parte della polpa interna all’oliva. La raccolta quindi deve essere eseguita nel momento in cui si è raggiunto il massimo sviluppo delle olive ed una <strong>buona maturazione o “inoliazione”</strong> (<strong>processo di arricchimento in olio di un&#8217;oliva che avviene durante la progressiva maturazione</strong>) in questa fase, nella polpa diminuisce il contenuto in acqua, zucchero e acidi e aumenta quello in olio. L&#8217;inoliazione della drupa inizia già in agosto e termina in novembre (riferimento medio per l&#8217;Italia).</p>
<p><strong>Fasi di maturazione delle olive (invaiatura)</strong></p>
<p>Quando il processo di inoliazione si è completato, la quantità di olio non aumenta nel frutto con la maturazione totale; inizia invece un processo di <strong>graduale aumento dell’acidità</strong> oleica direttamente correlato alla maturazione delle olive con conseguente perdita di molte caratteristiche organolettiche.</p>
<p>Durante la fase di maturazione si assiste, in particolare per alcune <a href="http://www.frantoionline.it/ulivi-e-olio/olivicoltura/cultivar.html"><strong>cultivar</strong></a>, ad una <strong>colorazione progressiva delle olive</strong> (<strong>invaiatura</strong>) che inizialmente interessa la buccia (epidermide) per poi diffondersi, con il passare del tempo, nella parte più interna dei frutti (polpa). Pertanto, il comportamento sulla variazione di colore dell&#8217;epidermide, e più ancora della polpa, dipende molto dalle condizioni climatiche e dalle catteristiche del terreno, oltre che dal tipo di <a href="http://www.frantoionline.it/ulivi-e-olio/olivicoltura/cultivar.html">cultivar</a>.</p>
<p>Un esempio delle diverse fasi di maturazione è riportato nella figura:</p>
<ul>
<li>Fase A -&gt; 100% olive verdi</li>
<li>Fase B -&gt; 20% olive invaiate</li>
<li>Fase C -&gt; 40% olive invaiate</li>
<li>Fase D -&gt; 50% &#8211; 60% olive invaiate</li>
<li>Fase E -&gt; 80% olive invaiate dal colore nero o marrone scuro</li>
<li>Fase F -&gt; 100% olive invaiate dal colore nero</li>
</ul>
<p>Un buon compromesso quantità/qualità olio si ottiene allorquando almeno l’80% delle olive presenti sull’albero ha l&#8217;epidermide quasi totalmente colorata non oltre la Fase E (vedi figura). Infatti in questo stadio la qualità dell&#8217;olio si può ritenere al massimo livello, ovvero ricco di costituenti lipidici, fenolici e volatili. Da sottolineare che non con tutti i <a href="http://www.frantoionline.it/ulivi-e-olio/olivicoltura/cultivar.html">cultivar</a> si assiste a un’omogenea invaiatura, ovvero <strong>non tutte le olive maturano allo stesso tempo</strong>, per cui i produttori che intendono mantenere alta la qualità sono costretti a procedere con la raccolta manuale e selettiva delle olive. Ovviamente questa scelta comporterà inevitabilmente un costo più elevato del prodotto finale.</p>
<p>E’ ampiamente dimostrato che <strong>più la raccolta è tardiva, più difficile è ottenere un prodotto qualitativamente elevato</strong>. Con raccolti tardivi, si ottiene un olio con intensità aromatiche molto ridotte, minore contenuto di sostanze fenoliche, maggiore acidità libera per eventuali attacchi di insetti e/o di crittogame, presenza di <a href="http://www.frantoionline.it/sommelier-olio/guida-allassaggio-dellolio-per-capire-la-qualita.html">difetti organolettici</a>, ecc. Inoltre, nelle zone olivicole più fredde, aumentano i rischi dei danni dovuti alle gelate notturne; il congelamento delle olive infatti comporta gravi conseguenze per la qualità dell&#8217;olio.</p>
<p><strong>Metodi di raccolta delle olive </strong></p>
<p>Il periodo di raccolta delle olive è molto variabile, a seconda della varietà, tra ottobre-novembre, se di varietà precoce fino a dicembre-gennaio, se più tardive; in linea di massima in Italia si va da metà ottobre a tutto dicembre, ed è influenzato da tanti fattori, come le <strong>condizioni climatiche stagionali</strong> (temperatura, piovosità, altitudine, terreno), la tecnica colturale adottata (potatura, concimazione, irrigazione).</p>
<p>Come accennato, durante la maturazione dell&#8217;oliva si ha un graduale aumento della percentuale di olio ed una progressiva diminuzione di quella acquosa. E&#8217; quindi importante che la raccolta avvenga al momento opportuno e con i metodi più idonei. Tra questi:</p>
<ul>
<li>la <strong>raccattatura </strong>
<ul>
<li><strong>caduta spontanea </strong></li>
<li><strong>pettinatura</strong></li>
<li><strong>scrollatura</strong> delle olive</li>
<li><strong>abbacchiatura</strong></li>
</ul>
</li>
<li>la <strong>brucatura a mano </strong></li>
<li>la <strong>raccolta meccanica</strong>, che viene fatta con macchine che scuotendo il tronco fanno cadere le olive su delle reti di plastica, che poi vengono raccolte con speciali aspiratori.</li>
</ul>
<p>I metodi più utilizzati per la raccolta delle olive sono la pettinatura e la scrollatura.</p>
<p><strong>Caduta spontanea</strong></p>
<p>Si tratta di un metodo di raccolta economicamente vantaggioso, in quanto è sufficiente aspettare che la natura faccia il suo corso e le olive cadano spontaneamente nelle reti stese sul terreno. Occorre però tener presente che <strong>le olive si staccano dall&#8217;albero quando sono eccessivamente mature</strong> e ciò determina un decadimento delle qualità organolettiche e nutrizionali dell&#8217;olio (incremento dell&#8217;acidità libera), a causa del distacco degli acidi grassi dal glicerolo e conseguente aumento dell&#8217;acidità libera.</p>
<p>Pertanto, considerando che un olio è tanto più pregiato quanto minore è la sua acidità, la raccattatura per caduta spontanea non sempre è consigliabile.</p>
<p>E’ sconsigliabile l&#8217;impiego di sostanze cascolanti, come acido formico, anidride maleica, acido linoleico e acido ascorbico, in quanto se da una favorisce la caduta spontanea delle olive quando non sono ancora giunte a completa maturazione, dall’altra va a contaminare le drupe e, di conseguenza, l&#8217;olio che da esse si ricava.</p>
<p><strong>Pettinatura </strong></p>
<p>Si usano una sorta di <strong>pettini</strong>, dei grossi <strong>rastrelli</strong> per i rami degli alberi, in modo da staccare le drupe preservando la struttura arborea, mentre sotto gli alberi sono posizionati dei teli per facilitare la raccolta delle olive cadute.</p>
<p><strong>Scrollatura</strong></p>
<p>Si utilizzano dei <strong>bracci meccanici</strong> che avvolgono il fusto o i grossi rami dell&#8217;olivo e li percuotono in modo blando, favorendo la caduta spontanea delle drupe. Anche questa tecnica non incide troppo sulla struttura dell&#8217;albero, che subisce comunque uno stress importante. Non mancano gli svantaggi che in molti casi vengono comunque compensati dal notevole risparmio nei costi di manodopera (alcune macchine sono dotate di ombrelli che raccolgono le olive cadute a mezz&#8217;aria, attenuando i danni causati dall&#8217;impatto con il terreno e velocizzando le procedure di trasferimento al frantoio).</p>
<p>In alternativa si possono impiegare dei piccoli <strong>scuotitori</strong> portati a spalla dagli operatori, che provocano vibrazioni più dolci e meno energetiche rispetto ai grossi scuotitori meccanici.</p>
<p>Potenti <strong>aspiratori</strong> convogliano le olive su appositi carri di raccolta.</p>
<p><strong>Abbacchiatura</strong></p>
<p>Metodo molto utilizzato in passato, consiste nel percuotere i rami degli alberi con delle grosse pertiche; lo svantaggio è che così facendo si vanno a lesionare i ramoscelli più giovani, a cui sarà affidata la fruttificazione nell&#8217;anno successivo, danneggiando la produttività dell&#8217;uliveto. Le olive più mature, inoltre, possono rompersi per l&#8217;impatto con la pertica o con il terreno.</p>
<p><strong>Brucatura a mano</strong></p>
<p>E&#8217; un <strong>metodo di raccolta</strong> <strong>ottimo</strong> perché, raccogliendo le olive a mano, si può effettuare una cernita delle migliori e preservarne l&#8217;integrità. Si tratta, ovviamente, di una tecnica praticabile solo da piccoli olivicultori, che operano a livello familiare, ottenendo prodotti di qualità superiore.</p>
<p><strong>Tra la raccolta delle olive e la conseguente pressatura deve intercorrere il minor tempo possibile, per impedire la degradazione enzimatica dei trigliceridi</strong> (che, come accennato, porterebbe ad un aumento dell&#8217;acidità libera e ad una maggiore tendenza all&#8217;irrancidimento); <strong>in ogni caso non bisogna superare le 24 ore dal raccolto</strong>. Se si supera tale tempo, occorre assicurare una conservazione ottimale delle olive.</p>
<p>Generalmente vengono messe in <strong>magazzini asciutti e ben areati e disposte su graticci sovrapposti, ma in spessori molto piccoli, in modo che i frutti non si schiacciano tra loro.</strong></p>
<p>I traumi subiti dalle olive vanno infatti a ripercuotersi sulle loro cellule, determinando la fuoriuscita dell&#8217;olio contenuto nei vacuoli, con conseguente degradazione enzimatica; il risultato è uno scadimento qualitativo del prodotto ed una perdita economica importante.</p>
<p>Dopo la raccolta le olive vengono portate al frantoio per essere lavorate; le fasi per l&#8217;estrazione dell&#8217;olio sono:</p>
<ol>
<li>lavaggio con acqua e pulitura delle olive per allontanare le materie estranee;</li>
<li>frangitura, consistente nella frantumazione delle olive con la molazza per ottenere la pasta di olive;</li>
<li>gramolatura o rimescolamento delle olive frantumate;</li>
<li>estrazione dell&#8217;olio: consiste nel separare la pasta di olive in olio, sansa e acqua di vegetazione.</li>
</ol>
<p>Ancora oggi, per ottenere un olio d&#8217;oliva di qualità si deve procedere ad una <strong>premitura a freddo delle olive</strong>, pur con innovazioni tecnologiche.</p>
<p><strong>Estrazione dell&#8217;olio</strong></p>
<p><strong>Sistema tradizionale a macine (detto anche a freddo)</strong></p>
<p>Rappresenta il sistema classico di estrazione dell&#8217;olio mediante l&#8217;utilizzazione di <strong>macine o mole</strong> per la frantumazione delle olive così da ottenere una pasta in cui la polpa è triturata finemente, mentre i noccioli vengono rotti solo grossolanamente.</p>
<p>L&#8217;impianto detto anche <strong>molazza</strong> è costituito da un piatto di granito sul quale ruotano due o quattro ruote, anche esse di granito, mosse da un albero centrale azionato da un motore elettrico (una volta la forza motrice era fornita da asini o muli). La macinazione delle olive eseguita con la molazza determina un ottimo mescolamento della pasta favorendo l&#8217;aggregazione delle particelle di olio mosto in gocce sempre più grandi fino a favorirne l&#8217;affioramento.</p>
<p>L&#8217;estrazione avviene poi mediante <strong>spremitura per pressione</strong>: la pasta di molitura viene posta fra dischi filtranti forati al centro detti fescole (di materiale sintetico, ma fino a pochi anni or sono ancora di canapa o fibra di cocco) intervallati da diaframmi della stessa forma in ferro che una volta impilati sono posti sotto un torchio. Oggi si utilizzano <strong>presse idrauliche</strong>, che assolvono alla stessa funzione dei torchi a vite o a leva dell&#8217;antichità e consentono di separare la parte solida, detta sansa (circa 40%), da quella liquida, che rappresenta circa il 60% della massa sottoposta a spremitura.</p>
<p>Per separare l&#8217;olio dall&#8217;acqua di vegetazione, si usa una centrifuga, che sfruttando il diverso peso specifico dei liquidi sottoposti ad un alto numero di giri, riesce a separarli in brevissimo tempo.</p>
<p><strong>Metodo a ciclo continuo </strong></p>
<p>Questa tecnica si differenzia dalla precedente poiché sostituisce alla molazza due macchine, la prima detta <strong>frangitore</strong> (che può essere a dischi o a martelli), che ha il compito di frantumare in modo grossolano le olive mediante un solo passaggio, e una seconda detta <strong>gramola</strong> che posta in successione alla precedente rimescola e omogeneizza la pasta. Anche la pressa idraulica con le fescole viene sostituita da un decanter che ha lo stesso compito, ma per ottenere l&#8217;estrazione lavora con il principio della vite senza fine che agendo all&#8217;interno di un cilindro forato consente la fuoriuscita dei liquidi da un lato e della parte semisolida dall&#8217;altro. A chiudere il ciclo rimane la centrifuga che interviene esattamente come nel caso precedente.</p>
<p><strong>Il processo è definito a ciclo continuo perché le macchine, lavorando in successione, consentono di non dover fare interventi durante le lavorazioni</strong>: da una parte si caricano le olive, dall&#8217;altra esce direttamente l&#8217;olio e i prodotti di scarto.</p>
<p><strong>La resa in olio di un quintale di olive si aggira sul 18-20%, cioè servono circa 5-6 kg di olive per produrre un litro di olio</strong><strong>.</strong> Se le olive vengono raccolte prima del raggiungimento dell’invaiatura al 50% (tra Fase A e C), metodo utilizzato per produrre extravergini dal colore e fragranze più accentuate, oppure perché si è scelto di anticipare il raccolto per evitare danni provocate ad esempio dalla mosca olearia, la resa in olio delle olive risulterà minore e questo comporta inevitabilmente un aumento del prezzo dell’olio.<strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;olio d’oliva: classificazione, caratteristiche, composizione, controlli di qualità</strong></p>
<p><strong>L’Olio d’oliva rappresenta </strong><strong>un componente essenziale e </strong><strong>il cardine dello stile alimentare mediterraneo</strong>.</p>
<p><strong>Il più pregiato, e di conseguenza il più salutare, è l’olio extravergine d’oliva, ottenuto per semplice spremitura meccanica a freddo delle olive</strong> (non per estrazione con solventi, come gli oli di semi), senza altri trattamenti diversi da lavaggio, decantazione, filtrazione (non troppo spinta) e maturazione e senza nessuna aggiunta di additivi chimici. La sua <strong>acidità </strong>(contenuto di acidi grassi liberi) deve essere <strong>&lt;1%</strong>. Inoltre, deve essere chiaramente specificata la provenienza italiana per l’olio d’oliva extravergine del nostro paese e per gli altri oli, sia italiani che esteri. Purtroppo, dato l’alto valore aggiunto di questo prodotto, si tentano diverse frodi a danno dei consumatori utilizzando oli d’oliva di seconda scelta, sia italiano che estero, o persino olio di semi che vengono miscelati o spacciati per oli extravergini. Inoltre, spesso non viene ancora precisata e garantita la provenienza dell’olio per poter almeno scegliere con sicurezza in base alla sua provenienza, se non si vuole consumare solo olio italiano.</p>
<p><strong>Il termine olio d&#8217;oliva è abbastanza generico, e comprende una gamma di prodotti diversi per qualità e caratteristiche</strong>. Al riguardo, i consumatori sull’argomento sono poco informati.</p>
<p>A seguito dell&#8217;emanazione del Reg. CEE 2568/91, relativo alle caratteristiche degli oli d&#8217;oliva e degli oli di sansa di oliva nonché ai metodi ad essi attinenti, <strong>l&#8217;olio d&#8217;oliva viene classificato con riferimento alle sue caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche</strong> (panel test). Con il Reg. CE 1531/2001 del Consiglio del 23 luglio 2001 (che modifica il regolamento n. 136/66/CEE e il regolamento (CE) n. 1638/98, in ordine alla proroga del regime di aiuto e alla strategia della qualità dell&#8217;olio di oliva) e successivo Reg. CEE 356/92 sono state fissate le denominazioni e definizioni degli oli d&#8217;oliva e degli oli di sansa d&#8217;oliva in vigore dal 1° novembre 2003 come di seguito riportato.</p>
<p>Il <a href="http://www.villauva.it/wp-content/uploads/2016/02/Reg-1830-2015-modifica-2568-91-limiti-etil-esteri.pdf">REGOLAMENTO DELEGATO (UE) 2015/1830</a> della Commissione dell’8 luglio 2015 ha modificato il regolamento <a href="http://www.villauva.it/wp-content/uploads/2015/10/Regolamento-CEE-2568-91-con-allegati.pdf">CEE n. 2568/91</a> relativo alle caratteristiche degli oli da olive e degli oli di sansa di olive, nonché ai metodi di analisi ad essi attinenti).</p>
<p><strong>Classificazione degli oli di oliva</strong></p>
<p>La comunità europea stabilisce una rigida classificazione degli oli di oliva, permettendone l’attribuzione di un diverso valore economico alle diverse categorie merceologiche. Il regolamento CEE n. 136/66 e successive modifiche (l’ultima con regolamento CEE n. 1513/2001) all’articolo 35 definisce le seguenti categorie merceologiche:</p>
<ol>
<li><strong>OLI DI OLIVA VERGINI</strong></li>
</ol>
<p>Gli oli ottenuti dal frutto dell&#8217;olivo soltanto mediante processi meccanici o altri processi fisici, in condizioni che non causano alterazione dell&#8217;olio, e che non hanno subito alcun trattamento diverso dal lavaggio, dalla decantazione, dalla centrifugazione e dalla filtrazione, esclusi gli oli ottenuti mediante solvente o con coadiuvanti ad azione chimica o biochimica o con processi di riesterificazione e qualsiasi miscela con oli di altra natura. Detti oli di oliva vergini sono oggetto della classificazione e delle denominazioni seguenti:</p>
<ol>
<li>a) <strong>Olio extra vergine di oliva</strong>: olio di oliva vergine la cui acidità libera, espressa in acido oleico, è al massimo di 0,8 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria;</li>
<li>b) <strong>Olio di oliva vergine</strong>: olio di oliva vergine la cui acidità libera, espressa in acido oleico, è al massimo di 2 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria;</li>
<li>c) <strong>Olio di oliva lampante</strong>: olio di oliva vergine la cui acidità libera, espressa in acido oleico, è superiore a 2 g per 100 g e/o avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li><strong> OLIO DI OLIVA RAFFINATO</strong></li>
</ol>
<p>Olio di oliva ottenuto dalla raffinazione dell&#8217;olio di oliva vergine, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 0,3 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.</p>
<ol start="3">
<li><strong> OLIO DI OLIVA &#8211; COMPOSTO DI OLI DI OLIVA RAFFINATI E OLI DI OLIVA VERGINI</strong></li>
</ol>
<p>Olio di oliva ottenuto dal taglio di olio di oliva raffinato con olio di oliva vergine diverso dall&#8217;olio lampante, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 1 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.</p>
<ol start="4">
<li><strong> OLIO DI SANSA DI OLIVA GREGGIO</strong></li>
</ol>
<p>Olio ottenuto dalla sansa d&#8217;oliva mediante trattamento con solventi o mediante processi fisici, oppure olio corrispondente all&#8217;olio di oliva lampante, fatte salve talune specifiche caratteristiche, escluso l&#8217;olio ottenuto attraverso la riesterificazione e le miscele con oli di altra natura, e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.</p>
<ol start="5">
<li><strong> OLIO DI SANSA DI OLIVA RAFFINATO</strong></li>
</ol>
<p>Olio ottenuto dalla raffinazione dell&#8217;olio di sansa di oliva greggio, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 0,3 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.</p>
<ol start="6">
<li><strong> OLIO DI SANSA DI OLIVA</strong></li>
</ol>
<p>Olio ottenuto dal taglio di olio di sansa di oliva raffinato e di olio di oliva vergine diverso dall&#8217;olio lampante, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleico, non superiore a 1 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.</p>
<p><strong>Caratteristiche e composizione dell&#8217;olio d&#8217;oliva</strong></p>
<p><strong>L&#8217;olio d&#8217;oliva è un grasso che si presenta allo stato fisico liquido a temperatura ambiente (20°C), ha una densità di circa 916 grammi/litro, ed è costituito da un punto di vista chimico per il 98-99% da una miscela di trigliceridi, che costituiscono la frazione “saponificabile</strong>” (perché trattati a caldo con un alcale, come l’idrossido di sodio o potassio, formano i saponi) <strong>e per il rimanente 1-2% da un insieme di composti che rappresentano la frazione “insaponificabile</strong>”, cioè la parte delle sostanze che non subiscono alcuna alterazione se sottoposte all’azione di alcali concentrati.</p>
<p>La <strong>composizione chimica dell’olio è influenzata da numerosi fattori</strong>, fra cui la varietà delle olive, le condizioni dell’ambiente e del clima, il sistema e le tecniche di coltivazione della pianta, epoca e sistema di raccolta delle olive, grado di maturazione, tecnologia e modalità di trasformazione e conservazione del prodotto. In linea generale, l&#8217;olio di oliva ha una composizione in acidi grassi molto <strong>ricca in acido oleico (circa 80%)</strong>, con poco acido palmitico e ancora meno palmitoleico e stearico. A volte sono presenti tracce di acidi a lunga catena (gadoleico e arachidico).</p>
<p>Gli oli d&#8217;oliva si differenziano sia per caratteristiche organolettiche (aroma, odore, sapore), che per le caratteristiche chimiche (composizione, acidità, ecc.). Molti di questi fattori che influenzano la qualità di un olio non sono modificabili (per esempio condizioni pedo-climatiche, ovvero del terreno, del clima e della loro interazione), poiché tipici di un determinato luogo, e pertanto utili per la tracciabilità del prodotto, altri invece possono essere facilmente adattabili, come le tecniche colturali e modalità di estrazione.</p>
<p>Alla <strong>formazione del colore</strong> di un olio d&#8217;oliva contribuiscono un gran numero di pigmenti liposolubili quali xantofille, clorofille, caroteni e carotenoidi. Al prevalere delle clorofille avremo oli verdi, mentre una maggioranza di caroteni e carotenoidi ci darà oli dal colore giallo più o meno intenso. Le sfumature aromatiche organolettiche al gusto e all’olfatto sono determinate da molteplici composti volatili aromatici e dai polifenoli. In molti oli appena estratti tende a prevalere un sentore amaro, piccante ed astringente, tipiche note da attribuire all&#8217;abbondanza di flavonoidi e secoiridoidi.</p>
<p><strong>Gli acidi grassi<br />
</strong>Gli <strong>acidi grassi</strong> sono presenti nell’olio come costituenti dei<strong> trigliceridi</strong> e gliceridi, esteri della glicerina (pochissimi sono gli acidi grassi <strong>liberi</strong>: <strong>quando sono in grandi quantità fanno aumentare il valore dell’acidità</strong>, quindi la possibilità degli oli di ossidarsi, a partire dai radicali liberi, rendendo un olio sgradevole), esteri con altri grassi, oppure esteri misti.</p>
<p>Gli acidi grassi sono formati da molecole contenenti atomi di carbonio legati tra loro da legami semplici (<strong>saturi</strong>, forma cis in quelli naturali: palmitico 7-5%, stearico 1,5-3,5%) o uno o più doppi legami (<strong>monoinsaturi, </strong>oleico 70-80%, e <strong>poliinsaturi</strong>, linoleico 10%, e altri).</p>
<p><strong>Frazione saponificabile (98 &#8211; 99%)<br />
</strong>La frazione saponificabile costituisce <strong>il 98 &#8211; 99% dell&#8217;olio</strong>. Gli acidi grassi che compongono i trigliceridi dell&#8217;olio di oliva presentano una certa variabilità a seconda delle regioni di provenienza. In generale però si può dire che in tutti gli oli esiste una <strong>netta prevalenza dell&#8217;acido oleico</strong>, monoinsaturo, una scarsa percentuale di acidi grassi saturi (palmitico e stearico) ed una discreta percentuale di acidi grassi polinsaturi (linoleico e linolenico) importantissimi per la nostra alimentazione.</p>
<p><strong>Acidi monoinsaturi<br />
Gli </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acidi_grassi"><strong>acidi grassi</strong></a><strong> monoinsaturi sono contenuti in elevata quantità nell&#8217;olio extravergine di oliva e nei pesci</strong> (i grassi di animali terrestri sono invece costituiti in massima parte da grassi saturi, nocivi alle arterie); assunti nelle dovute quantità, <strong>diminuiscono i livelli di LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”) mentre aumentano o lasciano invariato il livello di HDL (cosiddetto colesterolo buono)</strong>. La pericolosità delle LDL risiede nella loro capacità di innescare, se ossidate dai radicali liberi, un meccanismo che conduce alla progressiva occlusione delle coronarie e al conseguente infarto.</p>
<p><strong>L’acido oleico</strong></p>
<p>Analizzando la composizione acidica dell&#8217;olio d&#8217;oliva, la frazione rappresentata dall&#8217;acido oleico è la più abbondante (fino all&#8217;83%); tutti gli altri acidi presentano percentuali molto inferiori. Per molto tempo l’acido oleico (C18) è stato considerato un parametro merceologico fondamentale per stabilire la genuinità dell’olio di oliva, ma negli ultimi anni sono state selezionate specie vegetali OGM che contengono un alto tenore in acido oleico del tutto paragonabile a quello contenuto nell’olio extravergine di oliva.</p>
<p><strong>I trigliceridi<br />
</strong>I trigliceridi, che in origine si trovano quasi esclusivamente nella polpa delle olive, <strong>rappresentano una fonte di energia per l&#8217;organismo, apportano acidi grassi essenziali (non riproducibili dall&#8217;organismo), favoriscono l&#8217;assorbimento di vitamine liposolubili, hanno azione plastica nella strutturazione delle membrane cellulari, azione funzionale come precursori delle prostaglandine, protettiva (quelli insaturi) per l&#8217;azione verso i radicali liberi e il colesterolo nell&#8217;organismo.</strong></p>
<p>Tra gli acidi grassi polinsaturi <strong>prevalgono l&#8217;acido linolenico e linoleico</strong>, generalmente indicati come “acidi grassi essenziali” (AGE) poiché indispensabili per l&#8217;accrescimento e funzionamento dei tessuti, e l&#8217;uomo non è in grado di sintetizzarli; le percentuali sono rispettivamente tra 0,1% e 0,6% e 3,5% e 20,0%. L&#8217;elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi rappresenta l&#8217;elemento distintivo dell&#8217;olio d&#8217;oliva rispetto agli altri grassi di origine vegetale.</p>
<p><strong>Frazione insaponificabile<br />
</strong>La frazione insaponificabile <strong>rappresenta l&#8217;1-2% del totale</strong>. Si tratta della componente che diversifica questo prodotto dagli altri grassi liquidi <strong>e comprende circa 220 sostanze</strong>. Queste sostanze sono responsabili di proprietà importanti degli oli: le <strong>proprietà organolettiche</strong> quali i profumi (fruttato), gli odori (mela, carciofo, mandorla, pinolo, erba foglia), i gusti tipici (amaro piccante dolce&#8230;), le proprietà biologiche quali le capacità antiossidanti conservanti e salutari; sono anche marker (sostanze guida) per evidenziare la presenza di eventuali frodi.</p>
<p>Alcuni di questi costituenti dell&#8217;olio d&#8217;oliva hanno valore terapeutico, altri rappresentano la parte principale della nota aromatica dell&#8217;olio (profumi-sapori), altri ancora sono efficaci antiossidanti naturali in grado di conferire al prodotto resistenza all&#8217;invecchiamento. Tra essi si evidenziano: idrocarburi, tocoferoli, composti fenolici, alcoli, steroli, pigmenti colorati, ed elementi secondari.</p>
<p><strong>Idrocarburi<br />
</strong>Rappresentano circa il 50-60% dell&#8217;insaponificabile, e di questi il 60-70% è rappresentato dallo squalene (idrocarburo saturo) che incide sulle proprietà nutrizionali degli oli, mentre la restante parte svolge funzione preminente per l&#8217;accertamento delle caratteristiche di genuinità e qualità del prodotto.</p>
<p>Gli idrocarburi sono pertanto rappresentati da:</p>
<ul>
<li><strong>squalene</strong> (insat.) C30 &#8211; in quantità notevoli (mg 1,5 Kg) intermedio nella biosintesi di steroidi (precursore del colesterolo), con azione fisiologica nel ricambio umano (crescita);</li>
<li><strong>terpeni</strong> e <strong>politerpeni</strong> (insaturi);</li>
<li><strong>idrocarburi saturi</strong> (paraffine) C10 &#8211; C35;</li>
<li><strong>cere</strong>;</li>
<li>IPA (<strong>idrocarburi policiclici aromatici</strong>) possono essere presenti in tracce e sono indice di inquinamento ambientale, a causa della vicinanza degli oliveti a insediamenti industriali o autostrade;</li>
<li><strong>b</strong><strong>-carotene</strong>, dotato di azione vitaminica A ed anti-ossidante, in concentrazioni variabili (mg 0,3 &#8211; 3,7/Kg).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Steroli (2-3%)<br />
</strong>Alcoli ciclici monovalenti insaturi (C27/C29), chiamati <strong>fitosteroli,</strong> presenti negli oli come esteri di ac. grassi, liberi o esterificati.</p>
<p>Le piante oleaginose hanno una composizione percentuale della frazione sterolica diversa per ciascuna specie. Ogni specie oleosa ha caratteristica composizione sterolica (importanti quindi per azione marker nelle analisi degli oli: sono come l&#8217;impronta digitale per identificare sostanze grasse di origine diversa).</p>
<p>Nell&#8217;olio d&#8217;oliva sono stati identificati i seguenti steroli: β-sitosterolo, sostanza che si oppone all&#8217;assorbimento intestinale del colesterolo, campesterolo, uvaolo, stigmasterolo, brassicasterolo, anche colesterolo (la cui presenza è indice di contaminazione da mosca olearia), eritrodiolo. Questi composti svolgono <strong>funzione di antiossidanti naturali</strong>, ed inoltre accertano la genuinità del prodotto poiché la frazione sterolica è diversa per ogni tipo di pianta oleaginosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Alcoli terpenici (20-35%)<br />
</strong>Si tratta di molecole generalmente molto volatili; evaporando a basse temperature caratterizzano l&#8217;<strong>odore</strong> di un olio (anche se tenui: si riconoscono a fatica). Sono sostanze inoltre <strong>molto labili</strong> chimicamente, <strong>per cui man mano che le olive arrivano a un periodo sempre più lungo di maturazione l&#8217;olio tende a perdere odori</strong>; questo avviene anche per l&#8217;olio che inevitabilmente invecchia.</p>
<p>Nell&#8217;olio si trovano alcoli alifatici (tra cui l&#8217;etanolo, il pentacolo, l&#8217;esanolo, il 3 metil-pentene-lolo, etc.), alcoli biterpenici (fra cui eritrodiolo, uvaolo, ecc., utili per smascherare frodi), e alcoli triperpenici (come il cicloartenolo, il metilen-cicloartenolo, il citrostadienolo ecc., che costituiscono la più vasta parte di alcoli; il b-sitosterolo predominante della frazione sterolica; ostacolano l&#8217;assorbimento del colesterolo nell&#8217;intestino, e sono precursori biogenetici degli steroli).</p>
<p><strong>Composti fenolici (18-35%)<br />
</strong>Nell’olio sono stati identificati <strong>36 differenti composti fenolici</strong>, diversamente rappresentati nei vari tipi di olio. Sono macromolecole contenenti nuclei fenolici legati a radicali di varia natura<strong>: oleuropeina (principio amaro), idrossitirosolo</strong> (da decomposizione del precedente; più attivo della vit. E, ha attività antiossidanti anche nel corpo umano, attività antiherpes, antiradicali liberi, ipotensivo, antiaggregante piastrinico), luteolina, ac. elenoico, flavoni, ac. fenolici.</p>
<p>La grande variabilità di composizione e concentrazione è legata a vari fattori: varietà di oliva, regione di coltivazione, tecnica di coltivazione, maturità del frutto alla raccolta. Fondamentale per gli effetti biologici è il grado di biodisponibilità. Molti studi sono stati condotti anche nell’uomo per valutare i parametri di assorbimento, metabolismo ed escrezione dei composti fenolici presenti nell’olio extra vergine di oliva.</p>
<p>Innanzitutto, bisognerebbe distinguere tra fenoli lipofili, che si ritrovano anche in altri oli e grassi di origine vegetale, dai fenoli idrofili, di quasi un’esclusiva pertinenza dell’olio extra vergine d’oliva.</p>
<p>Nell’oliva se ne possono distinguere ben 7 diverse sottofamiglie: antocianine, flavonoidi, falvoni, acidi fenolici, alcoli fenolici, secoridoidi e acidi idrossicianimidici.</p>
<p>Nell’olio extra vergine di oliva invece si può riscontrare la presenza di: acidi fenolici, alcoli fenolici, secoridoidi, lignani e flavoni.</p>
<p>Ciascuna delle sottofamiglie citate si distingue dalle altre per composizione chimica e reattività, oltre che, presumibilmente, per caratteristiche organolettiche apportate. Inoltre ogni varietà, ogni zona di produzione, le stesse tecniche agronomiche e estrattive possono indurre modificazioni nei rapporti fra i vari polifenoli presenti nell’olio. Questo provoca, di conseguenza, un mutamento nella relazione tra contenuto di polifenoli e attività conseguenti.</p>
<p>Ne consegue <strong>che parlare solo di contenuto totale di polifenoli è abbastanza limitativo</strong>; è più opportuno evidenziare gli attributi positivi di alcuni polifenoli propri ed esclusivi dell’extra vergine, quali, ad esempio, l’oleuropeina e l’idrossitirosolo, afferenti alla sottofamiglia dei secoridoidi.</p>
<p>La sottofamiglia dei secoridoidi tra i fenoli idrofili è quella maggiormente attiva a livello biologico.</p>
<p>Sono stati così identificati due diversi destini metabolici dei fenoli: alcuni sono assorbiti, metabolizzati ed escreti nelle urine, altri sono invece scarsamente assorbiti, degradati nell’intestino ed eliminati con le feci. Questi ultimi eserciterebbero le loro attività antiossidanti ed antimicrobiche a livello intestinale.</p>
<p>I <strong>composti fenolici svolgono un importante ruolo sulla stabilità dell&#8217;olio d&#8217;oliva</strong> per la conservazione dell’olio, considerato che il massimo periodo di conservazione dell’olio extra vergine di oliva è ritenuto essere di 18 mesi. Studi hanno documentato che <strong>se conservato al riparo dalla luce, non esposto ad alte temperature e non a contatto con ossigeno, l’olio conserva inalterate le sue proprietà ed i suoi costituenti</strong> (Lavelli et al, 2006; Gomez-Alonso S et al, 2007; Cicerale S et al, 2011).</p>
<p><strong>Sempre ai composti fenolici si deve la capacità di un olio a resistere all&#8217;ossidazione (irrancidimento)</strong><strong>,</strong> cioè il loro effetto è quello di ossidarsi al posto dei grassi consumandosi nel tempo: hanno quindi azione protettiva (sia sull&#8217;olio che come attività biologica sulle cellule del corpo umano); la loro quantità dipende anche dal tipo di cultivar e dal periodo di raccolta (maggiori nelle olive verdi, diminuiscono con la maturazione) ed è indice del grado di invecchiamento di un olio e della sua conservabilità. La loro quantità nel frutto è massima all&#8217;inizio dello scurimento, dopodiché iniziano a consumarsi. L&#8217;olio di oliva non vergine non contiene CMP (composti minori polari) e tocoferoli.</p>
<p><strong>La loro presenza è avvertita in un olio dal gusto amaro e anche piccante, ma anche da un gusto fruttato</strong>; in quanto molecole termolabili risentono delle lavorazioni meccaniche (in un olio sottoposto a raffinazione queste sostanze non sono presenti).</p>
<p>Nell&#8217;oliva le sostanze fenoliche si trovano sotto forma di glucosidi, esteri e sostanze varie complesse non solubili nell&#8217;olio; nella frangitura e gramolatura l&#8217;idrolisi enzimatica libera sostanze fenoliche semplici solubili nell&#8217;olio, a seconda del tempo e della temperatura di lavorazione.</p>
<p>Essendo idrosolubili, durante il processo di estrazione <strong>una parte consistente di polifenoli viene allontanata con le acque di vegetazione</strong>; inoltre è noto che le azioni enzimatiche che avvengono durante l&#8217;estrazione determinano la scissione in molecole più semplici rispetto a quelle che si trovano nell&#8217;oliva. Gli oli di oliva vergine ed extra-vergine comunque sono gli unici grassi vegetali che contengono naturalmente quantità apprezzabili (50-500 mg/kg) di sostanze fenoliche; il riferimento agli oli vergini non è casuale perché qualsiasi tipo di manipolazione chimica di rettificazione si compia su questo prodotto non può che distruggere completamente il patrimonio fenolico naturale.</p>
<p><strong>I composti fenolici sono dotati di proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie ed antiossidanti </strong>sia <em>in vitro</em> che <em>in vivo</em> (Lavelli V et al, 2006).</p>
<p>In particolare, sono state osservate proprietà antimicrobiche <em>in vitro</em> nei confronti di batteri responsabili di infezioni del tratto intestinale (<em>E. coli</em>, <em>listeria monocytogenes</em>, <em>salmonella enteritidis</em> e finanche <em>H. pylori</em>) e respiratorio, ma forse anche di batteri utili con possibili potenziali effetti negativi) (Gomez-Alonso S et al, 2007).</p>
<p>Grande rilevanza viene attribuita alla capacità dei composti fenolici di operare contro le alterazioni ossidative sia <em>in vitro</em> che <em>in vivo </em>limitando gli effetti negativi dei radicali liberi (Cicerale S et al, 2011).</p>
<p><strong>Tocoferoli (2-3%)<br />
</strong>Nell&#8217;olio d&#8217;oliva i tocoferoli sono presenti con le forme α, β, γ e δ. Il 90% della componente tocofenolica è nella forma α, che è anche quella biologicamente più attiva e nota come <strong>vitamina E</strong> (<strong>circa 150-300 mg/Kg di olio</strong>). I tocoferoli sono lipofili, dotati di un forte <strong>potere antiossidante</strong> soprattutto verso gli acidi grassi polinsaturi che sono i più propensi ad ossidarsi, ed <strong>inibiscono il processo di irrancidimento</strong> del prodotto, e per svolgere questa funzione protettiva occorre che il rapporto tra quantitativo di vitamina E (mg) e quello di acidi polinsaturi (g) non sia inferiore a 0,79 mg/g.</p>
<p>I processi tecnici di lavorazione (specie la raffinazione) dell&#8217;olio riducono inevitabilmente la quantità di questa sostanza, con perdite nelle acque di vegetazione durante l&#8217;estrazione.</p>
<p><strong>Altri elementi secondari<br />
</strong>Si tratta di aldeidi, terpeidi, esteri, chetoni, ecc. che <strong>influenzano la nota aromatica</strong> dell&#8217;olio e quindi composti coinvolti nella sua valutazione edonistica.</p>
<p><strong>Pigmenti colorati<br />
</strong>Sono rappresentati da <strong>clorofille e carotenoidi</strong> e impartiscono le colorazioni caratteristiche all&#8217;olio d&#8217;oliva.</p>
<p>Le clorofille di tipo a e b conferiscono agli oli appena estratti il colore verde intenso, possono oscillare tra 0 a 10 ppm, e anch&#8217;essi variano in relazione alla cultivar ed allo stadio di maturazione dei frutti. Queste sostanze meritano attenzione poiché <strong>in presenza di luce</strong> <strong>agiscono sull&#8217;olio come proossidanti</strong>, si degradano, cambiando il colore dell&#8217;olio a giallo, e hanno effetto dannoso sugli ac. grassi permettendone l&#8217;ossidazione; in assenza di luce invece si comportano da antiossidanti insieme ai polifenoli.</p>
<p><strong>Principali tests analitici per il controllo di qualità</strong><strong>. </strong></p>
<p>L’olio d’oliva extra vergine ha caratteristiche chimico-fisiche ben definite che rappresentano precisi punti di riferimento per verificarne la qualità tramite le relative analisi chimiche. E’ bene precisare che le analisi a carico degli oli di oliva possono avere scopi diversi:</p>
<ul>
<li>verificarne la genuinità e la classificazione (la dicitura posta in etichetta deve rispettare i parametri imposti dalla legge)</li>
<li>appurarne la qualità (genuinità)</li>
<li>evidenziarne le rispondenze alle disposizioni particolari per i prodotti tipici.</li>
</ul>
<p>Come tutti gli altri prodotti alimentari anche gli oli di oliva possono essere fregiati di marchi di qualità, come DOP (denominazione di origine protetta), IGP (indicazione geografica protetta) e STG (specialità tradizionale garantita). Questi tre marchi vengono dati dalla comunità europea sulla base di caratteristiche qualitative particolari. Oltre all&#8217;acidità libera, quindi, l&#8217;UE impone per questi oli un basso contenuto in acidi grassi trans, un determinato contenuto in trilinoleina (trigliceride semplice costituito da glicerolo esterificato con tre molecole di acido linoleico) e un gusto assolutamente perfetto (tramite panel test).</p>
<p>Questi ultimi tre controlli sono obbligatori solamente per gli oli di oliva che hanno un marchio di qualità.</p>
<ol>
<li><strong>Composizione in acidi grassi </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>l’olio extravergine d’oliva è sempre quasi tutto in forma di acidi grassi esterificati con la glicerina che ha 3 gruppi ossidrilici disponibili a questo scopo. E’ apprezzato per il suo moderato contenuto di acidi grassi polinsaturi, tra i quali prevalgono i monoinsaturi ed il contenuto abbastanza basso di oli saturi (15-20%) come l’acido palmitico (c:16, 7,0-17,0%) e l’acido stearico (c:18, 1,5-4,0%).</li>
</ul>
<p>Tra i monoinsaturi, domina l’<strong>acido oleico</strong> (<strong>60-83%</strong> dell’olio), mentre il più abbondante dei polinsaturi è l’<strong>acido linoleico (max. 13,5%</strong>) con 2 doppi legami.</p>
<p>Questa composizione è facilmente verificabile qualitativamente e quantitativamente mediante l’analisi gascromatografica con colonne capillari poco polari ed usando il fid (detector a ionizzazione di fiamma) sugli esteri metilici degli acidi grassi dell’olio.</p>
<p>Gli esteri degli acidi grassi fanno inoltre parte della frazione saponificabile con idrossidi alcalini di sodio e potassio per formare i sali di questi acidi. Quasi tutto l’olio è saponificabile (98,5% o più). Il resto (&lt;1,5%) è formato da steroli, cere, tocoferoli, carotenoidi (che danno il tipico colore giallo-verde insieme alla clorofilla), vitamine, terpeni, clorofilla, alcoli a lunga catena, e così via.</p>
<ol>
<li><strong>Composizione sterolica </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>ogni olio vegetale ha la sua componente di steroli e l’olio d’oliva non fa eccezione; il <strong>limite massimo consentito è 0,5%</strong> per un olio naturale e questa frazione risulta dominata dal beta-sitosterolo (93-97%), seguito da campesterolo (4,0% max.), colesterolo (0,5%), stigmasterolo (sempre &lt; del campesterolo).<br />
Si può analizzare a parte anche la coppia eritrodiolo + uvaolo che sono alcoli bivalenti presenti anch’essi nell’insaponificabile con gli steroli. Negli oli di oliva a pressione, la somma delle loro concentrazioni deve restare &lt;5,0% della frazione sterolica totale, altrimenti, si tratta di un olio additivato con olio di sansa, in cui questi due composti sono abbondanti. <strong>L’analisi degli steroli è importante contro le sofisticazioni</strong> che non possono riprodurli in un olio “fraudolento”. Si realizza sempre con la gascromatografia su colonne poco polari, ma solo a temperatura più alta, circa 250°c, sulla frazione sterolica separata da quella insaponificabile mediante cromatografia su strato sottile. Si iniettano in colonna non tal quali, ma derivatizzati come trimetilsilil eteri, mediante soluzioni di trimetilclorosilano.</li>
</ul>
<p>Uvaolo ed eritrodiolo si analizzano a parte, dato che eluirebbero dalla colonna molto dopo gli steroli, con un’analisi a loro dedicata usando colonne capillari più lunghe, fino a 100 m.</p>
<ol>
<li><strong>Acido palmitico in posizione 2 </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Richiede un’altra analisi gascromatografica più complessa che analizza la <strong>percentuale di acido palmitico</strong> in posizione 2 (intermedia) sulla molecola di glicerina che <strong>non è mai maggiore del 2% nell’olio d’oliva vergine ed extravergine</strong>. Negli oli naturali, infatti, le posizioni degli acidi grassi saturi ed insaturi nelle posizioni 1 della glicerina (terminali) rispettano certe regole e non sono casuali come negli oli esterificati; in questi, infatti, gli acidi grassi si legano tutti casualmente agli ossidrili della glicerina.</li>
</ul>
<p>L’analisi si fa inducendo un’idrolisi enzimatica parziale dell’olio per avere una miscela di glicerina mono-sostituita e bi-sostituita, tra cui quella monosostituita con gli acidi grassi in posizione 2 che ci interessa. Si separa questa frazione con la cromatografia su strato sottile; si metilano i suoi acidi grassi e si analizza questa frazione in gas cromatografia.</p>
<p>La percentuale di acido palmitico in questa posizione 2 deve essere &lt;2%, altrimenti l’olio è esterificato o contiene oli di questo tipo.</p>
<ol>
<li><strong> Analisi all’ultravioletto-visibile</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Questa analisi spettrofotometrica è semplice ma molto importante perché evidenzia gli assorbimenti dell’olio a 268 nm e a 232 nm che è più alto per gli oli più ricchi di acidi grassi insaturi, in quelli rettificati e di sansa. Inoltre, <strong>rivela gli oli che tendono ad irrancidire</strong> per l’attacco dell’ossigeno sui doppi legami e contengono quindi gruppi perossido (-O-O-H) nella molecola. Migliore è la qualità dell’olio, minori sono questi assorbimenti, che sono minimi nell’olio d’oliva. L’analisi si fa dissolvendo il campione di olio all’1% in isottano puro per spettrofotometria e si fanno le letture rispetto ad un bianco di isottano puro; si legge l’assorbanza a sul grafico dello spettro e si calcolano i <strong>coefficienti di estinzione k</strong>:</li>
</ul>
<p>k = a / (b x c)</p>
<p>dove “b” è lo spessore della cella in cm e “c” la concentrazione della soluzione (1%). L’olio extravergine d’oliva fresco deve avere <strong>k = 0,20</strong>, altrimenti, c’è qualcosa che non va.</p>
<ol>
<li><strong>Acidità </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>l’acidità si riferisce alla <strong>quantità di acidi grassi liberi</strong> (cioè non esterificati) nell’olio d’oliva che dipende non dalla varietà di olio, ma dal suo stato di conservazione e dalla qualità. Quindi, è <strong>minima nell’olio extravergine</strong> e sempre maggiore negli oli di sansa e di oliva non di qualità o non ben conservati, come già accennato nelle definizioni degli oli.</li>
</ul>
<p>Si misura con una titolazione acido-base con una soluzione di idrossido di potassio 0,1 n, per acidità &lt;3% oppure 0,5 n per acidità &gt;3%; si dissolvono tra 2 e 20 g di olio (secondo l’acidità presunta) in una miscela solvente di etanolo 95° e etere etilico 1:2; si addiziona con soluzione metanolica di fenolftaleina; si titola fino a viraggio netto.</p>
<p><strong>L’acidità si esprime convenzionalmente come % di acido oleico oppure come “numero di acidità”</strong> (numero di ml di soluzione di idrossido di potassio).</p>
<ol>
<li><strong>Saggio di Villavecchia-Fabris </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Si tratta di un saggio importante e molto semplice <strong>per stabilire se l’olio d’oliva contiene oli di semi</strong>. Per rendere tutti gli oli alimentari sensibili a questa reazione, la legge prescrive di addizionare il 5% di olio di sesamo, il più reattivo, a tutti gli oli di semi in commercio. Il test si effettua sbattendo l’olio con una soluzione di acido cloridrico e una di furfurolo che è la sostanza reattiva. In caso positivo, si ha una colorazione rossa.</li>
</ul>
<ol>
<li><strong>Numero di iodio (saggio di Wijs)</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Misura il grado di insaturazione dell’olio</strong> con una soluzione a titolo noto di 19 g di cloruro di iodio in una miscela acido acetico/tetracloruro di carbonio 7:3 che si addiziona ai doppi legami più facilmente degli alogeni. Si aggiungono 25 ml di reattivo a 0,15-10 g di olio in esame dissolti in 15 ml di tetracloruro di carbonio; si lascia a riposo per 1 ora; si titola l’eccesso del reattivo con 20 ml di una soluzione al 10% di ioduro di potassio (icl + ki — &gt; kcl + i2); lo iodio formato si titola con soluzione di tiosolfato 0,1 n, in presenza di salda d’amido come indicatore.</li>
</ul>
<p>Gli oli extravergini d’oliva danno <strong>valori tra 80 e 88</strong>.</p>
<ol>
<li><strong>Numero di saponificazione </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Misura la quantità di idrossido di potassio 0,5 N che serve a saponificare circa 2 g pesati di olio salificando così tutti gli acidi grassi, liberi ed esterificati. Dato che quasi tutto l’olio è saponificabile, quest’analisi <strong>dà informazioni sul peso molecolare medio dell’olio</strong> perché gli acidi grassi più leggeri, sotto i 10 atomi di carbonio (frequenti nel burro, per es.), più sono abbondanti, più aumentano il n° di moli da titolare.</li>
</ul>
<p>L’olio d’oliva extravergine e di oliva da spremitura ha <strong>valori intorno a 190</strong>, ma il burro, ricco di acidi leggeri, dà valori intorno a 220. Oli ricchi di acidi grassi pesanti come l’acido erucico, con 22 atomi di carbonio hanno, all’opposto, valori intorno a 175, perché contengono meno moli titolabili a parità di peso.</p>
<ol>
<li><strong>Altre proprietà chimico fisiche dell’olio extravergine d’oliva </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>densità a 15°C: 0,915-0,919</li>
<li>indice di rifrazione a 20°c: 1,4677-1,4705</li>
<li>numero di perossido: &lt;20</li>
<li>punto di fumo: 210°c</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La coltivazione dell’olivo in Campania<br />
</strong>In Campania la superficie complessiva coltivata ad olivo, secondo l’ultimo censimento ISTAT (2010), interessa 72.230 ettari e si colloca al sesto posto tra le regioni italiane per superficie olivetata, pari al 7,2% della superficie olivetata nazionale. A tale area corrisponde un patrimonio olivicolo di oltre 8.5 milioni di piante, con una produzione di olive pari, nel 2010, a 2.547.000 quintali e rappresenta il 7.5% della produzione nazionale.</p>
<p>A livello provinciale la provincia di Salerno, da sola, occupa una superficie olivetata pari a 40.201 ettari e rappresenta circa il 55.0% della superficie totale regionale, seguita dalla provincia di Benevento con il 18.6% ed una superficie olivetata di 13.682 ettari.</p>
<p>La coltivazione dell’olivo in Campania interessa oltre 90.000 aziende e l’80% dei comuni della regione, con una produzione media annua che oscilla intorno ai 2.000.000 di quintali di olive. Anche in termini di produzione la provincia di Salerno, con il 62%, conferma la sua leadership. La Campania accoglie oltre 60 varietà di olive autoctone.</p>
<p>Va tuttavia sottolineata la forte frammentazione aziendale del comparto: oltre il 30% della superficie olivetta, infatti, è suddiviso tra aziende di dimensioni inferiori ai 2 ettari; se a queste vengono aggiunte quelle di dimensioni inferiori ai 4 ettari, il dato complessivo raggiunge il 55%. Tutto questo si traduce in un limite allo sviluppo della coltura poiché le “piccole e medie” dimensioni non consentono l’adozione di moderni sistemi di coltivazione intensivi che favoriscono la produttività degli impianti e il contenimento dei costi di produzione. Alla limitata dimensione aziendale va aggiunto anche lo scarso impiego della meccanizzazione, a causa delle difficili caratteristiche orografiche di vaste aree coltivate; in effetti meno del 10% della superficie olivetata in Campania è localizzata in aree di pianura.</p>
<p>Attualmente, <strong>la Campania si può fregiare di diverse eccellenze o oli extravergini di oliva a Denominazione di Origine Protetta (dop):</strong></p>
<ul>
<li>“Colline Salernitane” DOP: Reg. CE n. 1065 del 12.06.97 (GUCE L. 156 del 13.06.97);</li>
<li>“Cilento” DOP: Reg. CE n. 1065 del 12.06.97 (GUCE L. 156 del 13.06.97);</li>
<li>“Penisola Sorrentina” DOP: Reg. CE n. 1065 del 12.06.97 (GUCE L. 156 del 13.06.97);</li>
</ul>
<p>già riconosciuti dalla Comunità Europea,</p>
<ul>
<li>“Irpinia &#8211; Colline dell’Ufita” DOP: Reg. UE n. 203 del 10.03.10 (GUCE L. 61 del 11.03.10);</li>
<li>“Terre Aurunche” DOP: Reg. UE n. 1361 del 19.12.2011 (GUCE L. 341 del 22.12.2011);</li>
<li>“Colline Caiatine”, varietà di oliva detta &#8220;Caiazzara&#8221;, interessa l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni casertani: Alvignano, Bellona, Caiozzo, Capua, Casagiove, Caserta, Castel Campagnano, Castel Morrone, Castel di Sasso, Dragoni, Formicola, Liberi, Piana di Monte Verna, Montelatone, Ruviano, San Prisco</li>
</ul>
<p>già approvati dal Ministero delle Politiche Agricole</p>
<ul>
<li>Terre del Clanis</li>
<li>Terre del Matese</li>
<li>Sannio Caudino-Telesino</li>
<li>Colline Beneventane</li>
</ul>
<p>in fase istruttoria.</p>
<p>A garanzia del consumatore tutti gli oli Dop della Campania sono sottoposti al controllo dell’Ismecert (Istituto Mediterraneo di Certificazione dei prodotti e dei processi del settore agroalimentare), organismo indipendente dal mondo della produzione ed autorizzato dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali.</p>
<p>Va osservato però che la produzione di oli Dop è ancora limitata rispetto alle enormi potenzialità regionali, soprattutto a causa di errate pratiche agronomiche che comportano ancora un’eccessiva produzione di olio lampante. In realtà si ha la coscienza di possedere un prodotto dalle grandi potenzialità, che desta crescente interesse da parte di mercati sempre più ampi, ma che, al momento, non garantisce ai produttori un reddito soddisfacente, per le citate considerazioni (frammentazione, modesta specializzazione, elevata presenza di impianti promiscui, lscarsa possibilità dell’impiego delle macchine a causa delle caratteristiche orografiche dei luoghi di coltivazione, etc.).</p>
<p>Le cultivar campane di maggiore diffusione sono:</p>
<p><strong>PROVINCIA DI AVELLINO</strong></p>
<p><strong>Ravece</strong><br />
La presenza di questa varietà è documentata fin dagli inizi del ’500 in tutta la provincia di Avellino. E’ nota anche come Curatone e Olivona.</p>
<p>La pianta è di media vigoria ed ha portamento assurgente; foglia di grande dimensioni, di forma ellittica-lanceolata; infiorescenze di lunghezza media con circa 13 fiori.</p>
<p>Drupe: di dimensioni grandi, ellissoidale e asimmetrica. Endocarpo: di dimensioni grande, forma ellissoidale.</p>
<p>Invaiatura tardiva. Profilo sensoriale: la varietà fornisce <strong>oli dal fruttato intenso</strong>, con una <strong>armonica presenza di amaro e piccante</strong>. Caratteristica peculiare l’aroma erbaceo.</p>
<p>Composizione in acidi grassi: un <strong>rapporto basso tra oleico (68.68%) e linoleico (10.85%) pari a 6.38</strong>. Composti minori: medio-alta dotazione di composti fenolici.</p>
<p>E’ ritenuta autoincom<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>patibile ed è sensibile agli attacchi di mosca e alle basse temperature; al contrario è poco sensibile alla rogna e resiste all’occhio di pavone.</p>
<p>Nonostante abbia una resa piuttosto bassa, dal 15 al 16%, è molto apprezzata per la produttività, che è costante, ma soprattutto per la qualità dell’olio.</p>
<p>Caratteristica peculiare è l’aroma erbaceo con note di pomodoro verde, a volte anche di carciofo, percepite soprattutto negli oli ottenuti da olive raccolte precocemente.</p>
<p><strong>Ogliarola Campana</strong></p>
<p>E’ la <strong>varietà più diffusa in provincia di Avellino</strong><strong> e soprattutto nell&#8217;Arianese</strong>, conosciuta in altre zone della Campania come Ogliara o Sozza. Il nome deriva probabilmente dalla spiccata attitudine a produrre olio.</p>
<p>La vigoria è medio-bassa, il portamento assurgente con rami fruttiferi penduli; foglie di medie dimensioni, di forma ellittico-lanceolata; infiorescenze lunghe, formate da circa 16 fiori.</p>
<p>Drupe di dimensioni medie, forma ovoidale; endocarpo di dimensioni medio-piccole, forma ellissoidale. Caratteristiche bio-agronomiche e produttive non alterna bensì produce più o meno costantemente. Invaiatura precoce e contemporanea.</p>
<p>Sopporta abbastanza bene le basse temperature.</p>
<p>E&#8217; varietà molto apprezzata per produttività e caratteristiche organolettiche dell&#8217;olio, resa intorno al 20%. La produzione è costante ed elevata. Buona anche la qualità dell’olio. E’ ritenuta autoincompatibile e non alterna; inoltre, è sensibile agli attacchi della mosca, resiste alla rogna e all’occhio di pavone e sopporta abbastanza bene le basse temperature.</p>
<p>Profilo sensoriale: <strong>fornisce oli dal fruttato pulito e dolce</strong>. Composizione in acidi grassi: presenta un <strong>rapporto ottimale tra oleico (73.43%) e linoleico (7.61%) pari a 10.11.</strong> Composti minori: media dotazione di composti fenolici.</p>
<p><strong>PROVINCIA DI BENEVENTO</strong></p>
<p><strong>Ortice</strong><br />
E’ presente in tutta la Campania con nomi diversi (Olivona, Iessana, Testicoli o Coglioni di Gallo, Olivo a Pizzo di Passero, ecc.), ma il suo areale di elezione è la <strong>media ed alta collina del beneventano</strong>.<br />
La pianta è di media vigoria, con chioma alta e portamento assurgente; foglie di piccole dimensioni, ellittiche-lanceolate; infiorescenze di dimensioni piccole, formate da circa 16 fiori. E&#8217; autoincompatibile ed alterna costantemente. Invaiatura tardiva. E&#8217; sensibile alle basse temperature ed alla siccità.</p>
<p>Le drupe, di dimensioni grandi, forma ellissoidale, pur dando un olio eccellente, sono apprezzate anche come prodotto da mensa, sia in salamoia che disidratate al sole.</p>
<p>Questa varietà si caratterizza per una produzione abbondante, ma alternante negli anni. La resa in olio è discreta, intorno al 16%. Profilo sensoriale: fornisce <strong>oli di elevato livello qualitativo caratterizzati dal fruttato medio-alto</strong><strong>, con sentori erbacei e di pomodoro</strong>. Composizione in acidi grassi: un <strong>rapporto basso tra oleico (67.37%) e linoleico (11.12%) pari a 6.13</strong>. Composti minori: buona dotazione di composti fenolici.</p>
<p>Le piante di Ortice sono molto sensibili agli attacchi di mosca, occhio di pavone e soprattutto rogna.</p>
<p><strong>Ortolana</strong><br />
Nota anche con il nome di Melella, per il caratteristico sentore di mela che induce nell’olio.<br />
Risulta particolarmente diffusa nella <strong>zona collinare della Valle Telesina</strong> nel territorio del Comune di San Lorenzo Maggiore, San Lupo, Casalduni e dintorni, ove è apprezzata, oltre che per la buona resistenza alle avversità atmosferiche, soprattutto per le caratteristiche organolettiche dell&#8217;olio, ritenute eccellenti; quest’ultimo è caratterizzato da un fruttato di oliva verde di intensità media con chiari sentori di mela verde. E’ autoincompatibile.</p>
<p>La vigoria della pianta è medio-alta, la chioma è espansa e il portamento è assurgente, ma con alcuni rami fruttiferi penduli; foglie di grandi dimensioni, ellittiche; infiorescenze lunghe, formate da circa 16 fiori. Drupe di dimensioni grandi, forma sferoidale; endocarpo: di dimensioni grandi, forma ellissoidale. La polpa delle drupe è bianca e si distacca abbastanza facilmente dal nòcciolo; per questo motivo viene <strong>apprezzata anche come oliva da mensa</strong>. La resa media in olio è pari al 13%; ma non è costante. Invaiatura medio-tardiva, graduale.</p>
<p>E’ sensibile alle basse temperature, agli attacchi della mosca, all’occhio di pavone, mentre è resistente alla rogna.</p>
<p>Profilo sensoriale: è caratterizzato da <strong>un fruttato di intensità media, con chiari sentori erbacei e di mela verde. Al gusto l’olio si presenta delicato, prevalentemente dolce.</strong></p>
<p>Composizione in acidi grassi: <strong>un rapporto medio tra oleico (74.04%) e linoleico (9.45%) pari a 8.10</strong>. Composti minori: <strong>modesto contenuto di polifenoli</strong>.</p>
<p><strong>Racioppella</strong><br />
<strong>Diffusa nel beneventano e soprattutto nel Comune di Guardia Sanframondi</strong>, ove è la varietà maggiormente coltivata. E’ una varietà apprezzata soprattutto per la costante produttività, per la qualità dell’olio e non tanto per la resa, che è intorno al 10-12%.</p>
<p>E’ chiamata con nomi differenti, tra cui “Ansertarella”, per i grappoli di drupe distribuiti sui rami in serie; “Rappocella”, perché le olive sono sempre raggruppate a grappolo; “Spruarella”, perché durante la raccolta delle olive il movimento delle mani ricorda quello che si effettua durante la mungitura.</p>
<p>E’ ritenuta autoincompatibile, ma la sua costante e abbondante produzione inducono a considerarla autocompatibile. Negli anni in cui, per condizioni ambientali poco favorevoli, le piante portano meno frutti, questi maturano precocemente e cadono. Tale fenomeno <em>in loco</em> è indicato con il termine “fava cotta”.</p>
<p>E’ resistente alla mosca, alla rogna, all’occhio di pavone, alle basse temperature e alla siccità.</p>
<p><strong>PROVINCIA DI CASERTA</strong></p>
<p><strong>Sessana</strong><br />
Diffusa nel Casertano, soprattutto nel <strong>comune di Sessa Aurunca</strong> (da cui prende il nome), ove da sola costituisce la maggior parte degli oliveti locali. Conosciuta in loco anche con il nome di Cecinella, è apprezzata per l’elevata resa, che raggiunge anche il 25%, e per l’elevata qualità dell’olio.</p>
<p><strong>Caiazzana</strong><br />
E’ una varietà precocissima, perfetta, quindi, per la produzione di un olio novello, di tendenza dolce, con una nota di mandorla e gusto delicato. E’ diffusa soprattutto nel <strong>comune di Caiazzo</strong> (in provincia di Caserta), da cui prende il nome, ma anche nel territorio dei Comuni di Caserta, Capua, Guardia Sanframondi e Piedimonte Matese.</p>
<p>E’ considerata a duplice attitudine e risulta particolarmente adatta alla produzione di olive nere appassite.</p>
<p>E’ conosciuta anche con i nomi di “Carica”, per l’abbondante produzione, e “Olivo a Sauce” per la presenza di numerosi rami penduli. Albero è di vigoria medio-alta; foglie di medio grandi dimensioni, ellittiche-lanceolate. Infiorescenze lunghe, formate da circa 19 fiori. Drupe di dimensione medio-grandi, forma ovoidale; endocarpo grande, di forma ellissoidale.</p>
<p>Invaiatura medio-precoce, apprezzata per produttività e qualità dell&#8217;olio, non tanto per la resa (9-10%). E&#8217; anche utilizzata come oliva da mensa sia allo stato verde che nero. La polpa del frutto maturo è colorata di rosso vinoso intenso. Profilo sensoriale: è un <strong>olio dolce leggermente piccante</strong>. Il fruttato è di media intensità. Composizione in acidi grassi: un <strong>rapporto molto basso tra oleico (59.08%) e linoleico (17.06%) pari a 3.59</strong>. Composti minori: buona dotazione di composti fenolici.</p>
<p>E’ ritenuta autoincompatibile ed è mediamente sensibile alla mosca; è resistente alla rogna e all’occhio di pavone.</p>
<p><strong>Tonda</strong></p>
<p>E’ presente in tutta la <strong>zona di Alife</strong> sino al territorio del Comune di Faicchio. Albero di vigoria medio-elevata e portamento tendenzialmente assurgente; foglie di medie dimensioni, di forma ellittico-lanceolata; infiorescenza piccole, formate da circa 24 fiori. Drupe di dimensioni medio-grandi, forma ovoidale; endocarpo: di dimensioni grandi, forma ovoidale.</p>
<p>Si tratta di una varietà molto produttiva, apprezzata per la resa e la qualità dell&#8217;olio. Non alterna bensì produce più o meno tutti gli anni. Invaiatura medio-tardiva, dall&#8217;apice, graduale. Resistente alla siccità. I grappoli portano spesso 4-5 frutti e talvolta anche di più. Resa 20-22%. Profilo sensoriale: <strong>Olio dolce con sentori di fruttato</strong>. Composizione in acidi grassi: un <strong>rapporto ottimale tra oleico (70.29%) e linoleico (7.77%) pari a 9.25</strong>.</p>
<p>Composti minori: non ha un’elevata dotazione di composti fenolici.</p>
<p><strong>PROVINCIA DI SALERNO<br />
Olivo da olio</strong></p>
<p>Si tratta senza dubbio della varietà più diffusa nella <strong>Penisola Sorrentina</strong>, dove rappresenta l’80% circa dell’intero patrimonio olivicolo. Localmente è conosciuta anche come <strong>Minucciolo, Cecinella, Olivo a uoglio</strong> (quest’ultima denominazione è in dialetto napoletano, che tradotto in italiano vuol dire “Olivo da olio”).</p>
<p>Preferita dagli olivicoltori per la sua produttività, qualità e resa in olio (20-22%), è apprezzata anche per l’elevata resistenza alla siccità e ai freddi invernali. La pianta ha vigoria medio-elevata, ha portamento assurgente, ma presenta anche rami produttivi penduli. E’ sensibile agli attacchi di mosca, meno a quelli di rogna, mentre è resistente all’occhio di pavone.</p>
<p><strong>Rotondella</strong><br />
E’ la <strong>varietà più diffusa nel salernitano</strong>, dove è conosciuta con molti sinonimi.<br />
A giudicare dalla mole e dall’età di alcuni esemplari, potrebbe essere, insieme alla Pisciottana, la varietà introdotta dai Focesi all’epoca della fondazione di Velia, nel VI secolo a.C.<br />
E’ molto apprezzata per produttività, resa (intorno al 23%) e qualità dell’olio.<br />
La pianta è di media vigoria e portamento assurgente. E’ ritenuta autoincompatibile ed è sensibile agli attacchi di mosca, alla rogna solo se in vicinanza di altre piante infette, mentre è resistente all’occhio di pavone.</p>
<p><strong>Carpellese</strong></p>
<p>E’ presente nel <strong>comprensorio dell&#8217;Alto Sele e dell&#8217;Alto Calore</strong>, ma soprattutto nel territorio di Campagna e Comuni limitrofi. Albero di vigoria medio elevata con portamento pendulo; foglie di dimensioni molto grandi, ellittiche, lanceolate; infiorescenze lunghe, formate da circa 18 fiori. Drupe di dimensioni medie, forma ellissoidale; endocarpo di dimensioni grandi, forma ellissoidale</p>
<p>Si tratta di una varietà molto apprezzata per produttività e soprattutto per l&#8217;olio ritenuto di qualità fine, resa circa il 20%, produce costantemente ed ha spiccate tendenza alle alte produzioni. Invaiatura tardiva. Profilo sensoriale: si presenta come un olio delicato. Composizione in acidi grassi: <strong>rapporto medio tra oleico (72.00%) e linoleico (7.49%) pari a 10.07</strong>. Composti minori: poco dotati di composti fenolici.</p>
<p><strong>Pisciottana</strong><br />
<strong>E’ la varietà più diffusa nella provincia di Salerno dopo la Rotondella, </strong><strong>soprattutto nel Basso Cilento</strong>, da Agropoli a Sapri, dove rappresenta la varietà dominante. Il nome deriva da Pisciotta, che è il comune in cui essa è l’unica varietà esistente. La pianta è di vigoria molto elevata ed ha portamento tipico assurgente; foglie di grandi dimensioni, ellittiche; infiorescenze di dimensioni medio-piccole, formate da circa 16 fiori. Drupe: di medio piccole, forma ovoidale; endocarpo: di dimensioni piccole, forma ellissoidale. Invaiatura media, graduale.</p>
<p>E’ sensibile agli attacchi di mosca e all’occhio di pavone, mentre è resistente alla rogna e alla siccità. La Pisciottana è apprezzata soprattutto per la produttività e la resa dell’olio (circa il 20%). Vi sono piante che di norma producono oltre 7 quintali di olive e altre che, in particolari annate, superano i 15 quintali. Però l’importanza della varietà va ben oltre l’aspetto produttivo. Infatti, la coltivazione dell’olivo in Cilento svolge anche un’insostituibile azione di difesa del territorio e di contenimento delle frane, assicurando la continua presenza dell’uomo a salvaguardia delle aree a rischio, ed una marcata caratterizzazione dell’ambiente e del paesaggio, che si identificano con le secolari e maestose piante di Pisciottana.</p>
<p>L’olio si presenta in prevalenza con un <strong>fruttato di oliva di media intensità</strong>.</p>
<p>Al gusto è sufficientemente armonico, tendenzialmente dolce. Composizione in acidi grassi: <strong>un rapporto medio tra oleico (68.81%) e linoleico (8.77%) pari a 8.46</strong>. Composti minori: <strong>discreto contenuto di composti fenolici</strong>.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> L&#8217;autoincompatibilità (AI) è l&#8217;incapacità di una pianta ermafrodita a produrre semi tramite autoimpollinazione, sebbene vi siano presenti i gameti. È una strategia riproduttiva per promuovere la fecondazione tra individui che non sono relazionati e, perciò, è un meccanismo creatore di nuova variabilità genetica.</p>
<p><strong>Eccellenze Campane<br />
</strong><em>Prodotti a Denominazione di Origine Protetta (DOP)</em></p>
<ul>
<li>Caciocavallo Silano</li>
<li>Cipollotto Nocerino</li>
<li>Fico bianco del Cilento</li>
<li>Mozzarella di Bufala Campana</li>
<li>Olio extravergine di oliva Cilento</li>
<li>Olio extravergine di oliva Colline Salernitane</li>
<li>Olio extravergine di oliva Irpinia &#8211; Colline dell&#8217;Ufita</li>
<li>Olio extravergine di oliva Penisola Sorrentina</li>
<li>Olio extravergine di oliva Terre Aurunche</li>
<li>Oliva di Gaeta</li>
<li>Pomodorino del Piennolo del Vesuvio</li>
<li>Pomodoro S. Marzano dell&#8217;Agro Sarnese-nocerino</li>
<li>Provolone del Monaco</li>
<li>Ricotta di Bufala Campana</li>
</ul>
<p><em>DOP in fase di istruttoria ministeriale</em></p>
<ul>
<li>Castagna di Roccamonfina</li>
</ul>
<p>________________________________________</p>
<p><em>Prodotti a Indicazione Geografica Protetta (IGP)</em></p>
<ul>
<li>Carciofo di Paestum</li>
<li>Castagna di Montella</li>
<li>Limone Costa d&#8217;Amalfi</li>
<li>Limone di Sorrento</li>
<li>Marrone di Roccadaspide</li>
<li>Melannurca Campana</li>
<li>Nocciola di Giffoni</li>
<li>Pasta di Gragnano</li>
<li>Vitellone Bianco dell&#8217;Appennino Centrale</li>
</ul>
<p><em>IGP in protezione transitoria nazionale e in istruttoria alla UE</em></p>
<ul>
<li>Marrone di Serino</li>
</ul>
<p>________________________________________</p>
<p>Specialità Tradizionale Garantita (STG)</p>
<p><em>STG proposte da organismi italiani riconosciute dalla UE</em></p>
<ul>
<li>Mozzarella</li>
<li>Pizza napoletana</li>
</ul>
<p><strong>Come scegliere un olio extravergine di oliva di qualità</strong></p>
<p>Grazie alle moderne tecnologie <em>High-Throughput Sequencing/Screening</em> è possibile ottenere la carta d’identità contenente la descrizione e la “fotografia” del prodotto, associata a natura e provenienza. In particolare è possibile avere la caratterizzazione molecolare, genotipica e fenotipica, di ogni produzione di olio extra vergine, ove vengono riassunte tutte le caratteristiche e le informazioni circa il prodotto analizzato, ottenendo così uno strumento di tracciabilità in grado di accompagnare ogni confezione di EVOO dall’origine (produttore o oleificio confezionatore) fino allo scaffale del negozio, lungo l’intera filiera olivicola e catena commerciale. In questo modo è possibile verificare non soltanto acidità e perossidi, come prescrive la normativa, ma descrivere in una tabella nutrizionale anche la quantità di polifenoli, acido oleico, fitosteroli, vitamina E e squalene, e tutte quelle proprietà che rendono l’olio d’oliva un nutraceutico, un alimento funzionale in grado di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di alcuni tumori, di aumentare la longevità (Vasto et al, 2014). Le sofisticazioni vengono rese se non impossibili, molto difficili, e le alterazioni immediatamente scopribili (operando i dovuti controlli). La <strong>mappatura genetica dell’olio</strong> è stata ottenuta dopo tre anni di ricerche commissionate dall’UE a 15 università europee e coordinate dal professor Nelson Marmiroli dell’Università di Parma.</p>
<p><strong>Allo stato tuttavia manca un disciplinare che garantisca l’unicità del prodotto</strong>; la conseguenza è che <strong>oggi il 70% dell’olio prodotto in Italia è “olio lampante”,</strong> cioè con acidità superiore a 3,3 (così denominato perché in passato veniva usato per l’illuminazione delle lampare, ndr), che in base alla normativa vigente può essere rettificato, deacidificato fino a raggiungere un’acidità dello 0,5 e addizionato con una percentuale non definita di olio vergine, per essere messo sul mercato con l’etichetta di olio d’oliva. Il detto “<strong>non tutto quello che luccica è oro</strong>” è quanto mai vero per un settore come quello dell&#8217;Olio Extravergine di Oliva (EVOO), come dimostrato da recenti fatti di cronaca, che hanno evidenziato come molti oli (anche di rinomate marche) in circolazione sugli scaffali dei supermercati (e non solo) fossero, nel migliore dei casi, miscelati con altri olii di bassa qualità o addirittura di provenienza straniera, spacciati per olio extra vergine di oliva (ed invece era d’oliva) italiano (ed invece era miscelato con olio o spremute da olive spagnole, greche, turche e tunisine). Una truffa ai danni dei consumatori.</p>
<p>Pertanto è quanto mai opportuno soffermarsi su alcuni concetti fondamentali per dare, se possibile, dei</p>
<p><strong>Brevi suggerimenti per l’acquisto di un olio di oliva di qualità</strong></p>
<p>I principali valori di un olio sono sostanzialmente tre:</p>
<ol>
<li><strong>genuinità</strong>, ovvero rispondenza alle caratteristiche naturali del prodotto;</li>
<li><strong>tipicità</strong>, ovvero peculiarità, caratteristica intrinseca e distintiva del prodotto;</li>
<li><strong>alta qualità</strong>.</li>
</ol>
<p>Innanzitutto occorre tener presente che una prima variante delle caratteristiche di un olio è costituita dall’<strong>andamento</strong> <strong>del raccolto</strong>: non tutte le annate sono uguali; in alcune stagioni la resa può essere molto bassa o qualitativamente non all’altezza, semplicemente per fattori meteorologici e delle condizioni climatiche. Nessun produttore può pertanto assicurare sempre una perfetta costanza di qualità del prodotto.</p>
<p>Il <strong>costo</strong> dell’olio è un fattore importante quando si deve acquistare perché spesso non esiste una dipendenza tra quanto viene fatto pagare l’olio e la qualità che dovrebbe assicurare. Non necessariamente l’olio che costa di più è il migliore, come pure un olio che costa poco, molto meno dei costi sostenuti per produrlo e distribuirlo, deve indurre a qualche riflessione. L’olio, come tutte le cose, ha un <u>giusto</u> costo e l’olio extravergine di oliva di qualità costa di più perché per ottenerlo si devono sostenere costi più elevati. Fondamentale allora è la correttezza del produttore.</p>
<p><strong>Conservazione</strong>: l’EVOO teme la luce ed il calore che possono danneggiarne sia l&#8217;aroma che il gusto; pertanto <strong>l’olio va conservato in bottiglie di vetro scuro e ad una temperatura di 14-15 gradi</strong>.</p>
<p><strong>I colori</strong> dell’olio coprono un ampio spettro andando dal giallo chiaro al verde intenso molto scuro, passando attraverso il giallo oro, il giallo verdolino, il verde brillante, il verdolino, il giallo bruno a seconda della presenza dei pigmenti (clorofille e caroteni) in esso contenuti.</p>
<p>I pigmenti, pur rappresentando solo il 2% del totale dei composti presenti nell&#8217;olio, sono fondamentali per testarne le qualità organolettiche e rivelare le principali frodi e manipolazioni a cui può esser stato sottoposto (basta eseguire uno spettro di assorbimento della regione UV-visibile).</p>
<p>Il colore dell’olio è correlato con lo stadio di maturazione delle olive: se le olive sono verdi e acerbe, l’olio che si ottiene è sicuramente verde, se le olive sono invaiate, otterremo un olio giallo-verde, se le olive sono mature, l’olio sarà sicuramente più giallo. Naturalmente il colore è anche legato alla tipicità varietale.</p>
<p>Al colore è collegata anche la percezione olfattiva: andando dal verde scuro al giallo si passa da una percezione di fruttato verde intenso al fruttato maturo che diventa più morbido e pacato.</p>
<p><strong>Il colore verde è dovuto alla presenza di clorofilla, ottima conservante e antiossidante</strong>; essa però degrada abbastanza rapidamente in presenza di luce in feofitine quando perde il magnesio (se il magnesio è rimpiazzato dallo stagno e dal ferro si hanno colori marroni; quando è rimpiazzato dal rame e zinco si hanno colorazioni verdi); la degradazione si accompagna ad una variazione di attività che passa da anti-ossidante (nell’olio verde) a pro-ossidante. Di conseguenza l’olio diventa in pochissimo tempo da verde a giallo chiaro.</p>
<p>Di qui una delle frodi più frequenti: il tentativo da parte del produttore di recuperare il colore perduto attraverso l’aggiunta di clorofilla sintetica (in genere rameica che è molto più stabile della magnesiaca), o di verdone (olio di seconda spremitura, ottenuto a temperature anche elevate) o l’aggiunta di foglie durante la frangitura (che dà il pigmento verde ma rende l’olio anche molto amaro e squilibrato).</p>
<p>Non è vero che l’olio non ha <strong>scadenza</strong>; anzi la vita dell&#8217;olio extra vergine è relativamente breve: un buon olio dovrebbe avere una scadenza di <strong>18 mesi dalla data di imbottigliamento</strong>; nel caso di un olio DOP, tale indicazione sull’etichetta è obbligatoria.</p>
<p><strong>L’olio raggiunge il pieno della bontà tra gli otto e i dodici mesi, dopo di che comincia una lenta parabola discendente</strong><strong>.</strong> Pertanto se si acquistano grossi quantitativi di olio extravergine, bisognerebbe tenere in forte considerazione questa importante informazione.</p>
<p>Conservando l&#8217;olio per periodi maggiori il suo colore diventa più pallido e il tipico profumo che lo caratterizza quando più giovane va a mano a mano scomparendo.</p>
<p>Dal secondo al terzo anno l&#8217;olio extra vergine perde sapore e odore mentre oltre i tre anni non è assolutamente commestibile.</p>
<p>Si è detto che il colore dell’olio è correlato con lo stadio di maturazione delle olive. E’ allora importante valutare il <strong>tempo di raccolta delle olive</strong>. Per ottenere un olio di qualità, le olive devono essere raccolte nel periodo giusto: quando inizia il cambio di colore da verde a marrone. Molto dipende dal tipo di olive usate, perché ognuna ha il proprio sapore, che dipende dal tipo di cultivar e dal clima dei luoghi in cui vengono coltivate (ad esempio, il nord produce un olio più leggero rispetto al sud dove si ha una produzione più pronunciata), dalla maturazione delle olive (le più mature hanno una colorazione dorata mentre le acerbe hanno una tonalità sul verde); infine le olive devono essere belle, sane e senza punture di insetti. Le olive devono essere raccolte in cassette/bins forate per l&#8217;aerazione e portate immediatamente al frantoio per essere molite al più presto possibile. La temperatura di molitura e la successiva gramolazione deve essere intorno ai 25° – 30° per un tempo massimo di 20/30 minuti. L&#8217;olio va lasciato decantare qualche giorno e poi travasato una prima volta per separare l’olio grosso del fondo, e poi dopo un paio di mesi ripetendo tale operazione per eliminare i residui. <strong>L&#8217;olio va conservato in serbatoi privi di aria e ad una temperatura entro i 20° in locali asciutti e soprattutto al buio</strong>.</p>
<p>Quando fa freddo e si conserva in un posto non riparato, il vero olio artigianale e non miscelato tende a solidificarsi.</p>
<p>Tener presente infine che l’art. 2 del Regolamento UE n. 1019/2002 ha stabilito che l’olio deve essere commercializzato in contenitori etichettati di capacità massima non superiore ai 5 litri.</p>
<p>Il <strong>controllo di qualità</strong> dell’olio è essenziale. Vanno considerati tre parametri</p>
<ol>
<li>l&#8217;<strong>acidità</strong>, un buon olio dovrebbe essere entro lo 0,35% ma per legge può essere fino allo 0,80%;</li>
<li>il <strong>contenuto in polifenoli</strong>, che deve essere il più alto possibile; si tratta di sostanze che scompaiono rapidamente con il tempo, motivo per cui l&#8217;olio con più di 18 mesi non ha più i valori alti del primo anno;</li>
<li>la <strong>presenza di perossidi</strong> espressi come quantità di ossigeno già assimilata dall’olio, olio che ha quindi già iniziato la propria attività ossidativa, e che durante il naturale invecchiamento porta all’irrancidimento con formazione di prodotti che conferiscono sapori e odori sgradevoli al prodotto e devono essere max 20 ma un valore minore è ben accettato.</li>
</ol>
<p><strong>Categoria di olio che si acquista</strong>.<br />
L’olio extra vergine di oliva è quello di categoria superiore e di maggior pregio, anche se buoni oli sono anche l’olio vergine di oliva, l’olio di oliva, l’olio di sansa di oliva.</p>
<p><strong>Dove acquistare l’EVOO</strong>. L’ideale sarebbe disporre di un <strong>frantoio</strong> <strong>o una olearia di riferimento</strong> o Azienda Agricola iscritta alla Camera di Commercio. In mancanza, si è obbligati a comprare olio imbottigliato ed etichettato a norma di legge, che comunque è soggetto ad autorizzazioni, ispezioni sanitarie particolari e controlli frequenti da parte dei NAS, della ASL e dell&#8217;Ufficio Repressione Frodi.</p>
<p>Guardando la bottiglia in controluce l’EVOO appare più o meno limpido, a seconda se è stato filtrato o meno.</p>
<p>Anche il colore è importante, come accennato: non scegliere mai EVOO color rame, marrone o giallo ocra, perché tale colore è indicativo o di eccessiva vetustà o di una cattiva conservazione.</p>
<p><strong>Leggere molto attentamente l’etichetta</strong>, prestando attenzione alla tipicità dell’olio affidandosi agli oli DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Tipica). Purtroppo le regole dell&#8217;UE non consentono di informare adeguatamente il consumatore come si dovrebbe ma seguendo delle regole abbastanza semplici si può capire bene la vera qualità.</p>
<p>Le etichette alimentari devono essere chiare, leggibili e indelebili. Diffidate dalle etichette poco trasparenti, che presentano scritte minuscole e che sono poco chiare sull&#8217;origine dei prodotti.</p>
<p>In armonia con il Regolamento europeo (n. 1169/2011), l’etichetta dell’olio deve riportare in modo chiaramente leggibile alcune indicazioni obbligatorie</p>
<ul>
<li>La <strong>denominazione di vendita</strong>: ogni denominazione deve essere accompagnata da una della dicitura:
<ul>
<li>se &#8220;olio extra vergine di oliva&#8221; da &#8220;olio di oliva catagoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici&#8221;;</li>
<li>se &#8220;olio di oliva composto da oli di oliva raffinati e da oli di oliva vergini” da “olio contenente esclusivamente oli di oliva che hanno subito un processo di raffinazione e oli ottenuti direttamente dalle olive”;</li>
<li>se “olio di sansa e di oliva” da “olio contenente esclusivamente oli derivati dalla lavorazione del prodotto ottenuto dopo l’estrazione dell’olio d’oliva e oli ottenuti direttamente dalle olive” oppure “olio contenente esclusivamente oli provenienti dal trattamento della sansa di olive e oli ottenuti direttamente dalle olive”;</li>
</ul>
</li>
<li>L’informazione sulla <strong>categoria dell’olio</strong>: per esempio “Olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”.</li>
<li><strong>Designazione dell’origine</strong>: <strong>l’etichetta dell’olio extravergine d’oliva</strong> o olio di oliva vergine <strong>deve</strong> inoltre <strong>riportare obbligatoriamente le indicazioni sul Paese di provenienza</strong> che può essere uno Stato Membro della UE, uno stato extracomunitario o l’intera Unione Europea: indicazione non applicabile per l’olio di oliva composto da oli di oliva raffinati e da oli di oliva vergini e per l’olio di sansa e di oliva. La designazione dell’origine può anche essere rappresentata da una <strong>denominazione di origine protetta</strong> o da un’indicazione geografica protetta e deve, in quest’ultimo caso, corrispondere alla zona geografica nella quale le olive sono state raccolte e in cui è situato il frantoio nel quale è stato estratto l’olio. Se, invece, le olive sono state raccolte in uno Stato Membro o in un Paese Terzo, diverso da quello in cui è situato il frantoio nel quale è stato estratto l’olio, la designazione dell’origine deve recare la seguente dicitura: Olio extravergine o vergine di oliva, ottenuto nell’Unione (o nome del Paese dell’Unione) da olive raccolte nell’Unione (o nome del Paese dell’Unione).</li>
<li>Il <strong>quantitativo netto</strong> espresso in litri nelle seguenti capacità: 0,10 – 0,25 – 0,50 – 0,75 – 1 – 2 – 3 e 5 litri.</li>
<li>Il <strong>Nome</strong> o la Ragione sociale o marchio depositato e sede del produttore e del confezionatore o di un venditore che risiede nell’Unione Europea;</li>
<li><strong>Sede dello stabilimento</strong> di confezionamento o di produzione</li>
<li>Il <strong>termine minimo di conservazione</strong> espresso con la dicitura: da consumarsi preferibilmente entro il mese di&#8230;. dell’anno&#8230;. Opp. da consumarsi entro fine dell’anno&#8230;.</li>
<li><strong>Presenza di eventuali sostanze che provocano allergie o intolleranze </strong></li>
<li>Le <strong>condizioni per la conservazione</strong>: &#8220;conservare in luogo asciutto al riparo da luce e fonti di calore”</li>
<li><strong>Indicazione ecologica</strong>: es. raccomandazione: “non disperdere nell’ambiente dopo l’uso”</li>
<li>Il <strong>Lotto di confezionamento</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>l’etichetta nutrizionale</strong>: dal 2016 è obbligatorio apporre sulle etichette di tutti i prodotti alimentari una dichiarazione nutrizionale che informi il consumatore sulla quantità di energia e sulla composizione dei singoli alimenti. Nel caso dell’olio, la tabella nutrizionale deve indicare il quantitativo di energia per 100 grammi e la quantità di grassi, calcolata sempre in 100 grammi. È inoltre importante per il consumatore conoscere la composizione dei grassi e quindi:
<ul>
<li><strong>alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi</strong>: se assunti nelle corrette quantità sono in grado di agire sui grassi del sangue, in particolare colesterolo e trigliceridi, provocando un abbassamento di entrambi.</li>
<li><strong>antiossidanti</strong>: l’olio extravergine d’oliva contiene quantità importanti di polifenoli e di vitamina E, importanti antiossidanti.</li>
</ul>
</li>
</ul>
[Per inciso è importante ricordare, nel fabbisogno medio giornaliero di calorie, che <strong>ogni cucchiaio di olio apporta circa 90 kcal</strong>.].</p>
<p>Potrebbe essere utile consultare il sito dei CARABINIERI:</p>
<p>http://www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/giorno-per-giorno/andiamo-al-supermercato/l&#8217;olio-d&#8217;oliva</p>
<p><strong>Valutazione organolettica dell’EVOO</strong></p>
<p>L<strong>’analisi sensoriale</strong> (valutazione organolettica) è un test fondamentale per la valutazione della qualità dell’EVOO. Le caratteristiche chimiche sono infatti importanti, ma non consentono in assoluto di stabilire la qualità di un olio extravergine, in quanto alcuni oli che presentano bassi valori di questi parametri possono avere difetti organolettici anche gravi. In sostanza, <strong>se il prodotto non possiede determinate caratteristiche percepibili ai sensi, i parametri chimico-fisici hanno un valore relativo</strong>. Non è un caso, infatti, che spesso si verifichino condizioni per le quali un olio risulti “extravergine” alle analisi chimiche, ma non all’esame organolettico, quando invece raramente succede il contrario.</p>
<p>Per questo, l’analisi sensoriale basata sul Panel test (metodologia analitica standardizzata che vede operare un gruppo di assaggiatori selezionati, addestrati ed allenati), contribuisce a dare un giudizio globale sulla qualità di un olio extra vergine di oliva e costituisce un elemento di caratterizzazione e differenziazione fra tanti prodotti proposti sul mercato, analiticamente simili fra loro.</p>
<p>Inoltre, la valutazione dell’odore e del sapore serve a risalire alla storia del prodotto e alla cura con cui è stato ottenuto: la varietà delle cultivar impiegate, il grado di maturazione e di gestione delle olive (dalla raccolta al conferimento in frantoio), il processo di estrazione dell’olio e le condizioni di conservazione del prodotto.</p>
<p>PANEL TEST</p>
<p>Per dare un giudizio sulla qualità delle diverse tipologie dell’olio vergine di oliva bisogna che esso venga degustato oltre che sottoposto ad analisi chimica. Per fare ciò bisogna seguire delle regole ben precise che sono state codificate dal Consiglio Oleicolo Internazionale (C.O.I.) e recepite dalla Comunità Europea, con il Regolamento 2568 del 11 luglio 1991. Pertanto, l’olio vergine d’oliva è il primo prodotto alimentare per il quale l’analisi sensoriale entra fra i parametri/caratteristiche utilizzati con fini di discriminazione merceologica.</p>
<p>Nell’Allegato XII del Regolamento – “Valutazione organolettica dell’olio di oliva vergine” – si stabilisce, infatti, che <strong>un olio dev’essere sottoposto all’assaggio secondo una particolare metodologia al fine di determinare, mediante punteggio, la categoria merceologica di appartenenza</strong>. Il Regolamento, pertanto, istituisce il cosiddetto “Panel test“, cioè una prova effettuata da una giuria &#8211; costituita presso le Camere di Commercio &#8211; di 8/12 assaggiatori professionisti (giudici di analisi sensoriale) che, sulla base di una procedura standardizzata e codificata, emette un giudizio sulle caratteristiche del prodotto, definendole con termini appropriati e costanti. Tale giudizio, unitamente ai parametri chimici, attribuisce ad un olio di oliva vergine una precisa categoria merceologica.</p>
<p>La <strong>prova di assaggio</strong>, con valore di test legale, è addirittura <strong>prioritaria</strong> rispetto alle analisi chimiche di laboratorio. Il giudizio panel assume valenza scientifica in quanto il risultato deve attenersi a criteri di ripetibilità e riproducibilità che costringono ad una severa selezione dei “panelisti” i quali, una volta scelti, sono tenuti ad un continuo allenamento e al confronto costante con altri colleghi.</p>
<p>La struttura e il funzionamento dei panel sono codificati nella puntuale successione delle operazioni, nel “vocabolario” delle sensazioni e nel “range” dei valori da attribuire. Il giudizio finale, espresso da una media statistica e non matematica, stabilisce la qualità e quindi la categoria cui assegnare l’olio esaminato. Per essere commercializzato come “olio extra vergine di oliva”, al Panel test l’olio deve risultare completamente <strong>privo di difetti</strong> (la mediana dei difetti è pari a 0) e deve avere la <strong>caratteristica positiva di fruttato</strong> (la mediana del fruttato è superiore a 0). Comunque, sottoporre un olio vergine ad analisi sensoriale non è esclusivo appannaggio di panels di assaggiatori professionisti. Tutti i consumatori che danno valore alla qualità del prodotto possono da soli compiere un&#8217;operazione di assaggio, seguendo determinate operazioni che, se svolte correttamente, arricchiscono la loro esperienza in maniera sorprendente.</p>
<p>OPERAZIONI PRELIMINARI<br />
L&#8217;assaggio tecnico va fatto seguendo alcune norme generali di comportamento:</p>
<ol>
<li>Non usare alcun profumo, sapone o cosmetico il cui odore persista al momento della prova.</li>
<li>Non fumare almeno 30 minuti prima dell&#8217;assaggio.</li>
<li>Non aver ingerito alcun alimento, almeno un&#8217;ora prima dell&#8217;assaggio.</li>
<li>Non essere raffreddati o comunque avere il naso libero.</li>
</ol>
<p>Per cominciare, si pone una piccola quantità di olio (circa 20 ml.) in un bicchiere scuro e panciuto e tenendolo coperto con una mano si cerca con l’altra di portarlo a una temperatura di circa 28°. Agitando delicatamente, si cerca di far aderire il contenuto su tutta la superficie del bicchiere.</p>
<p>LA PROVA VISIVA<br />
Nella valutazione di un olio. l’aspetto visivo non riveste particolare importanza. La velatura o la brillantezza, infatti, non sono indicatori di qualità ma di tecnologie diverse di estrazione. Inoltre, le diverse sfumature di colore, dal verde al giallo, sono principalmente dovute al grado di maturazione delle olive ed alla cultivar di origine.</p>
<p>Comunque la prova va fatta versando due cucchiaini di olio extravergine di oliva artigianale nel bicchiere di vetro agitandolo e cercando di valutare la densità disponendo l&#8217;olio contro luce: l&#8217;olio extravergine di oliva ha un grado di densità medio-basso, la densità alta è tipica degli oli ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi, come l&#8217;olio di semi.</p>
<p>LA PROVA OLFATTIVA<br />
Per fare questo, scaldare il contenuto del bicchiere con il palmo di una mano agitandolo leggermente; la temperatura ideale è pari a 28°C; coprire poi con l&#8217;altro palmo della mano l&#8217;estremità del bicchiere per poterne mantenere gli aromi; quando la differenza di temperatura tra olio e mano è minima, scoprire il bicchiere, portarlo al naso e inalare piano e profondamente per individuare i componenti olfattivi dell&#8217;olio. Già dal profumo si può valutare la fragranza del fruttato, mentre dagli odori meno gradevoli si possono riconoscere certi difetti che la prova di assaggio dovrà confermare (muffa, riscaldo, rancido ecc.).</p>
<p>LA PROVA GUSTATIVA<br />
La sensazione del gusto è localizzata sulla lingua, dove specifici recettori trasmettono al cervello le informazioni. La loro funzione è specializzata e limitata ai quattro gusti fondamentali (dolce, acido, salato e amaro) che sono alla base di tutte le sensazioni del nostro palato. La sensibilità al gusto dolce è localizzata sulla porzione anteriore della lingua; i gusti salato e acido si percepiscono sui margini laterali della lingua, mentre il gusto dell’amaro viene percepito dalla parte posteriore della lingua.</p>
<p>Oltre a queste peculiari zone del gusto, tutte le mucose della bocca mostrano una sensibilità agli stimoli; si potranno allora valutare sensazioni acide di piccante e astringente, tattili quali il ruvido e il liscio, o di tipo complesso derivanti dalla loro azione reciproca.</p>
<p>L’olio va assaggiato direttamente dal bicchiere con una suzione prima lenta e delicata, poi via via più vigorosa e soprattutto aspirata, portando l’olio a contatto con tutte le papille gustative. La raccomandazione che si può fare a un neofita è quella di non aver fretta di espellere l’olio: certi difetti, infatti, possono essere riconosciuti solo se l’olio permane in bocca per un certo tempo. L&#8217;olio va assaporato per almeno 25-35 secondi; in questo modo si definiscono le percezioni olfattive e si valutano quelle gustative, amaro, piccante, secco-astringente. Le sensazioni tattili, gustative ed olfattive sfociano in un giudizio finale, che tiene conto anche dell’armonia complessiva delle sensazioni.</p>
<p><strong>L’E</strong><strong>VOO</strong> <strong>primo nutraceutico</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’olio extravergine di oliva o EVOO (acronimo da <em>Extra Virgin Olive Oil</em>) può essere ritenuto il primo nutraceutico naturale nella storia dell’uomo.  Gli alimenti nutraceutici vengono anche definiti alimenti funzionali, <em>pharma food</em> o farmalimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un nutraceutico è un “alimento-farmaco” ovvero un alimento che oltre a possedere elevate proprietà nutrizionali espleta una funzione benefica sulla nostra salute. L’olio extravergine di oliva è perfetto da questo punto di vista perché al potere nutrizionale (condimento/alimento principe della dieta mediterranea), all’alta digeribilità e ipoallergenicità, associa un insieme di proprietà benefiche per la salute del consumatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non tutti gli EVOO tuttavia dovrebbero essere accreditati come “nutraceutici”, ma solo quelli di qualità superiore. E’ bene pertanto ribadire quali devono essere gli elementi prioritari o indispensabili.</p>
<p><strong><em>Proprietà nutrizionali </em></strong></p>
<p>L’Olio extravergine di Oliva e l’Olio vergine di Oliva sono gli unici oli alimentari che vengono estratti meccanicamente (spremitura) dalle olive, ovvero i frutti dell&#8217;olivo (<em>Olea europaea</em>); tutti gli altri oli sono invece soggetti a raffinazione (olio di oliva) o a estrazione che avviene mediante solventi chimici (olio di semi, olio di sansa ecc.).</p>
<p>L’<strong>olio Evo</strong> (ExtraVergine di Oliva) di qualità è <strong>fruttato, amaro e piccante</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Fruttato</strong> ovvero deve sapere di oliva! perché ottenuto soltanto dal frutto, l’oliva, mediante l’utilizzo di processi esclusivamente di tipo meccanico. Il fruttato è quindi quell’insieme di sensazioni olfattive percepite per via diretta e/o retro nasale, dipendenti dalla varietà delle olive e comunque caratteristiche dell’olio ottenuto da olive fresche e sane, al giusto grado di maturazione (invaiatura), “verdi” (se le sensazioni olfattive ricordano quelle delle olive verdi, raccolte appena prima o durante l’invaiatura) o “mature” (quando, invece, le sensazioni olfattive ricordano quelle dei frutti maturi, caratteristiche dell’olio ottenuto da olive più mature).</li>
<li><strong>Amaro</strong> è il sapore elementare caratteristico dell’olio ottenuto da olive verdi o appena invaiate (mature), comunque ricche di composti fenolici.</li>
<li><strong>Piccante</strong> è quella sensazione tattile pungente caratteristica degli oli prodotti all’inizio della raccolta, prevalentemente da olive verdi o appena invaiate e comunque ricche di componenti antiossidanti chiamati “polifenoli” dotati di diverse proprietà salutistiche, che può essere percepita particolarmente in gola.</li>
</ul>
<p>Le sostanze fenoliche proteggono l’olio dall’ossidazione (irrancidimento) così come le cellule dell’organismo umano, inducendo tutta una serie di effetti favorevoli sulla salute (Rafehi et al, 2012). Di conseguenza, <strong>più un olio extravergine è amaro e piccante, più sarà ricco di sostanze fenoliche, più sarà capace di indurre effetti favorevoli sulla salute</strong> dei consumatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’extravergine è un olio assolutamente perfetto, senza difetti, con un’acidità libera espressa in acido oleico non superiore a 0.8 g per 100 g</strong> (l&#8217;olio vergine di oliva invece può arrivare fino al 2 per cento); gli oli che, invece, presentano piccole imperfezioni di gusto, vengono destinati alla raffinazione e miscelati con una percentuale variabile di extra vergine diventando così olio di oliva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Parametri chimici qualitativi più importanti</em></strong></p>
<p>L’<strong>acidità </strong>rappresenta un indicatore fondamentale della qualità della materia prima – le olive – in quanto e si forma in seguito alla degradazione della struttura cellulare del frutto. Infatti, olive danneggiate o conservate oltre il tempo massimo di 24 ore o in modo non idoneo producono oli con valori di acidità più elevati rispetto a quelli ottenuti da olive sane. Pertanto   conoscere questo parametro, riscontrabile solo attraverso una specifica analisi chimica, è molto utile per comprendere lo <strong>stato di degrado dell’olio</strong> in seguito all’azione della lipasi, enzima idrolitico specifico che libera acidi grassi dai trigliceridi, che si trova nell’oliva e che svolge la sua attività all’interno del frutto anche dopo la raccolta, se questo ha subito lesioni cellulari. Pertanto, in un olio EVO di qualità i valori di acidità (espressi in percentuale di acido oleico per 100 grammi di olio) dovrebbe tendere allo 0, anche se nella norma si attestano intorno allo <strong>0,1-0,3%</strong> <strong>(inferiori allo 0,8% previsti dalla normativa vigente)</strong>. Valori superiori indicano che potrebbero esserci stati problemi durante la filiera e sono spesso accompagnati da <a href="http://www.villauva.it/olio-extravergine-di-oliva/guida/attributi-negativi/">difetti</a> percepibili sensorialmente con odori e aromi sgradevoli (in particolare: avvinato, riscaldo, muffa) identificabili con il difetto di rancido.</p>
<p>I perossidi si formano per opera dell’ossigeno che è nell’aria e per l’azione catalitica di alcuni specifici enzimi che sono presenti nel frutto (le lipossidasi) in grado di legare l’ossigeno agli acidi grassi che costituiscono i trigliceridi.</p>
<p>L’<strong>ossidazione</strong> è espressa in milliequivalenti di ossigeno per chilo di olio (meq O<sub>2</sub>/kg). In base all’attuale normativa, per gli oli <a href="http://www.villauva.it/olio-extravergine-di-oliva/guida/classificazione-merceologica/">vergini commestibili</a> (sia extravergini che vergini) il limite massimo del <strong>numero di perossidi</strong> è <strong>fissato a 20 meq O<sub>2</sub> attivo/kg di olio, al di sopra del quale l’olio è classificato come “lampante”. In un extravergine di alta qualità</strong>, ottenuto da olive sane e molite entro poche ore dalla raccolta con adeguate tecniche estrattive<strong>, tale valore può essere contenuto entro 4/6 meq O attivo/kg</strong>. <strong>Tanto più basso è questo valore tanto meglio si conserverà il prodotto nel tempo (shelf life) e si ritarderà la possibilità di comparsa del fenomeno di irrancidimento.</strong></p>
<p>Il processo di ossidazione, però, può verificarsi anche nelle <strong>fasi di estrazione</strong> dell’olio, praticamente fino a quando c’è un contatto tra la frazione lipidica e l’acqua di vegetazione in cui sono presenti gli enzimi sopra citati. Pertanto, oltre alle corrette pratiche agronomiche, sono estremamente importanti anche adeguate tecniche estrattive. In particolare, la fase della gramolatura della pasta delle olive che, nei tempi e nelle temperature di gramolazione, presenta due punti critici che, se non adeguatamente e sapientemente controllati, possono determinare un sensibile aumento del numero di perossidi nell’olio.</p>
<p>Anche in fase di <strong>conservazione dell’olio</strong> (gestione del prodotto finito) si possono verificare fenomeni di ossidazione chimica senza l’azione degli enzimi di cui sopra. In tal caso, i catalizzatori dell’ossidazione chimica sono la luce, l’ossigeno e la temperatura elevata oltre i limiti ritenuti ottimali per un corretto stoccaggio del prodotto (che si attestano sui <strong>14°-15°C</strong>). La semplice presenza di ossigeno nell’olio, infatti, può portare alla <strong>formazione di idroperossidi che hanno origine dalla formazione dei radicali liberi.</strong> Una volta cominciata, la reazione procede a catena formando altri radicali liberi e altri idroperossidi. Questi ultimi, essendo molto instabili, si decompongono facilmente in sostanze volatili dagli odori sgradevoli (aldeidi e chetoni) e sono responsabili del citato <strong>irrancidimento</strong>, nonché marcatori del difetto del rancido.</p>
<p>Risulta più che evidente che <strong>tutte le operazioni che portano l’olio a contatto con l’aria sono decisamente negative per l’aumento del contenuto di idroperossidi e quindi per la qualità del prodotto stesso.</strong></p>
<p><strong>Un numero di perossidi alto significa che c’è un processo di ossidazione</strong> già partito e comunque irreversibile. Un basso numero di perossidi non è comunque direttamente correlato alla qualità del prodotto in quanto si può essere già in presenza della fase secondaria di ossidazione, quella in cui i perossidi si sono decomposti. In tal caso è necessario abbinare l’esame dei perossidi all’esame spettrofotometrico e organolettico.</p>
<p>Durante la conservazione dell’olio, a un iniziale aumento del numero dei perossidi può seguire una progressiva diminuzione dei medesimi. Per avere un quadro più preciso sullo stato ossidativo del prodotto è importante valutare i parametri della spettrofotometria nell’ultravioletto. Questa analisi permette sia di valutare lo stato di ossidazione/invecchiamento dell’olio sia di fornire indicazioni riguardo a processi illegali di raffinazione effettuati e, di conseguenza, a rivelare eventuali frodi e/o contaminazioni. Particolarmente importanti sono i <strong>valori dell’assorbimento della luce ultravioletta nelle lunghezze d’onda di 232 e 270 nanometri (nm), indicati come K232, K270 e ΔK</strong>.</p>
<p>Quando l’olio invecchia aumentano i prodotti primari e secondari dell’ossidazione.</p>
<p><strong>Il K232 misura</strong> l’assorbimento della luce ultravioletta alla lunghezza d’onda di 232 nanometri ed è tipico de<strong>i prodotti primari dell’ossidazione</strong> (<strong>idroperossidi</strong>). Pertanto, <strong>un</strong> <strong>aumento del K232 evidenzia un’ossidazione primaria, con formazione di perossidi</strong>. Questo parametro aumenta se sono state lavorate olive eccessivamente mature, danneggiate da operazioni poco accorte di raccolta, fortemente attaccate dalla mosca olearia o comunque conservate a lungo prima delle operazioni di estrazione in frantoio. Anche queste ultime, se condotte in modo non adeguato (come ad esempio lunghe gramolature eseguite a temperature superiori a 30°) possono alterare sensibilmente il valore del K232. <strong>Per gli oli extravergini la legge prevede un valore massimo di 2,5.</strong></p>
<p><strong>Il K270 misura</strong> l’assorbimento della luce ultravioletta alla lunghezza d’onda di 270 nanometri e indica <strong>lo stato di ossidazione secondaria</strong> con formazione di aldeidi e chetoni. Come precedentemente riportato, questi composti sono strettamente collegati al difetto di “rancido” e, pertanto, costituiscono un indicatore importantissimo dello <strong>stato di conservazione dell’olio</strong>. La qualità della materia prima e la conduzione delle operazioni estrattive, infatti, non influenzano sensibilmente tale parametro, mentre il valore dello stesso può aumentare durante la conservazione e l’invecchiamento del prodotto. <strong>Per gli oli extravergini la legge prevede un valore massimo di 0,22.</strong></p>
<p><strong>Il ΔK</strong> misura l’assorbimento alla lunghezza d’onda di 268 nm ed <strong>esprime</strong>, come il K270, <strong>lo stato di ossidazione secondaria</strong> non influenzato dalla qualità della materia prima. <strong>Per gli oli extravergini la legge prevede un valore di ΔK ≤ 0,01.</strong></p>
<p>Negli oli raffinati i valori di K270 e ΔK sono generalmente molto più alti di quelli riscontrabili negli oli vergini e, pertanto, è possibile sfruttare questi parametri per scoprire frodi ed eventuali contaminazioni.</p>
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<p>Altro parametro per valutare la qualità degli oli da olive è rappresentato dagli <strong>alchil-esteri</strong> (AE), composti organici (esteri etilici o EEAG e metilici o MEAG degli acidi grassi) che si <strong>originano dall’esterificazione degli acidi grassi con gli alcoli</strong>. Ciò avviene in seguito a fenomeni di <strong>fermentazione e degradazione che si sviluppano in olive</strong> di scarsa qualità (frutti troppo maturi, danneggiati dalla mosca olearia, conservati troppo a lungo e in cattive condizioni durante le fasi di trasporto e stoccaggio in attesa della lavorazione in frantoio) e che conducono direttamente alla produzione di <a href="http://www.villauva.it/olio-extravergine-di-oliva/guida/classificazione-merceologica/">oli lampanti</a>. Infatti, processi di alterazione delle strutture della drupa, in seguito all’azione di microrganismi ed enzimi, producono alcol etilico e metilico insieme alla liberazione di acidi grassi dai trigliceridi, con conseguente formazione degli alchil-esteri. <strong>Un olio extravergine di ottima qualità ha un valore di alchil esteri generalmente inferiore a 10-15 mg/kg</strong>, e difficilmente superano i 50 mg/kg.</p>
<p>Quindi, <strong>l’elevata presenza di alcol etilico, alcol metilico e acidi grassi negli oli da olive è indice di scarsa qualità della materia prima</strong>.</p>
<p>Gli alchil-esteri si trovano in grandi quantità negli oli lampanti piuttosto che negli oli extravergini di oliva. La loro concentrazione non aumenta in modo significativo durante la conservazione dell’olio e non si riescono ad eliminare tramite processi illegali di deodorazione a cui gli oli di scarsa qualità possono essere sottoposti. <strong>La deodorazione</strong>, infatti, <strong>è un trattamento fraudolento</strong> che elimina buona parte dei composti volatili, tra cui quelli responsabili dei cattivi odori o dei difetti dell’olio. Durante questo trattamento gli alchil-esteri permangono comunque nell’olio costituendo, pertanto, degli ottimi traccianti per stabilire davvero la qualità originaria del prodotto. L’obiettivo di chi attua la deodorazione è quello di abbassare l’acidità di partenza dell’olio, sicuramente superiore al limite consentito dalla normativa per la categoria commerciale dell’extravergine (i cosiddetti oli lampantini), nonché di nascondere alcuni difetti percepibili sensorialmente come ad esempio l’avvinato, il riscaldo, la muffa per arrivare ad ottenere un prodotto “neutro” dal punto di vista aromatico. Quest’ultimo verrà poi sapientemente miscelato con una certa percentuale di extravergine o vergine di oliva in modo da ottenere un prodotto sufficientemente dotato degli odori caratteristici del fruttato di oliva.</p>
<p><strong>La presenza di un alto contenuto di alchil-esteri in un olio extravergine di oliva</strong> assume, pertanto, una duplice valenza: <strong>fornisce un parametro di qualità della materia prima</strong> (le olive) e dell’olio da queste estratto <strong>e mette in evidenza se l’olio viene commercializzato in modo fraudolento come extravergine</strong>. Per gli oli extravergini di oliva il Reg. UE 61/2011 ha stabilito un <strong>valore in alchil-esteri totale</strong> (somma di esteri etilici e metilici) non superiore a 75 mg/kg. Tale parametro è da considerarsi comunque molto alto rispetto ai normali valori di alchil-esteri totali (decisamente molto più bassi) che un olio extravergine di oliva deve possedere. Proprio per questo motivo, su sollecitazione di alcuni paesi europei, si è ritenuto necessario avviare le procedure per <strong>abbassare tale soglia fino ai 15-20 mg/kg</strong>, valore riscontrabile negli extravergine di qualità. Per la campagna olivicola 2015/16 il C.O.I. (Consiglio Olivicolo Internazionale) ha adottato il limite massimo definitivo di 30 mg/kg per i soli etil-esteri.</p>
<p>Occorre tener infine ben in evidenza che l’olio extra vergine di oliva è un prodotto estremamente delicato, molto sensibile soprattutto alle fonti di calore e di luce. Purtroppo, non sempre la distribuzione del prodotto avviene in condizioni ideali, in alcuni casi per ignoranza, in altri casi per superficialità e una inconsapevole vocazione a banalizzare il prodotto, che è poi lo stesso atteggiamento che continua a esserci anche nelle case della maggior parte dei consumatori italiani, grandi consumatori ma scarsi conoscitori dell’olio.</p>
<p>Se poi la vendita è effettuata al di fuori dei confini nazionali, e in Paesi meno affidabili del nostro sul fronte distributivo, allora i rischi di consegnare al consumatore un prodotto non più conforme a quello uscito dall’azienda, è altamente probabile. Tutti possono darsi dei disciplinari rigidi in partenza ma nessuno può garantirne il mantenimento anche in arrivo, sulle tavole dei consumatori. Importante è inserire il<strong> Termine Minimo di Conservazione </strong>che rappresenta la data fino alla quale il prodotto si mantiene inalterato a patto che venga conservato nelle condizioni opportune.</p>
<p>La verifica del livello del tenore degli alchil esteri andrebbe fatto non solo alla “partenza” del prodotto dal frantoio o dallo stabilimento produttivo, ma anche e soprattutto quando viene distribuito e consumato.</p>
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<p>L&#8217;olio ha una vita, per cui va incontro ad invecchiamento naturale che comporta l&#8217;acquisizione di qualche piccolo difetto. Per questo può essere declassato dalle commissioni panel test. E per il declassamento basta un&#8217;analisi che è soggettiva e irripetibile. Inoltre bisogna precisare che solo in Italia un giudizio negativo di un panel test può dare avvio a un&#8217;inchiesta penale; nel resto del mondo il procedimento avviato è di tipo amministrativo. Consideriamo poi che l&#8217;alterazione del gusto può essere dovuta, banalmente, a una cattiva conservazione del prodotto. Per questo è necessario fare attenzione a ciò che si dice.</p>
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<p>Valutare la qualità di un <strong>olio extravergine di oliva</strong> soltanto attraverso i parametri previsti dalla normativa (acidità, alchilesteri, numero dei perossidi K270, K232, ecc.) risulta però decisamente riduttivo. Così andrebbe valutato il <strong>contenuto in sostanze fenoliche bioattive</strong>, cui sono attribuite gran parte delle proprietà salutistiche. Ebbene, il contenuto in sostanze fenoliche bioattive non è riportato in nessuna normativa relativa alla classificazione degli oli extravergini, ma può variare da un minimo di 40 mg/Kg ed un massimo di 900 mg/Kg. Ovviamente, se un extravergine ha 40 mg/kg di sostanze fenoliche bioattive ha scarse proprietà salutistiche rispetto ad oli che ne contengono quantità maggiori. In conclusione, puntare su un prodotto di qualità superiore dall&#8217;extravergine comune, sarebbe salutare per le aziende italiane che potrebbero educare il consumatore aumentandone le conoscenze al riguardo.</p>
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<p>Altri elementi contribuiscono in maniera sostanziale a determinare in modo oggettivo il <strong>livello di qualità</strong> di un olio extravergine di oliva, come ad esempio i sentori olfattivi in grado di caratterizzare e di tipizzare in maniera esclusiva le diverse tipologie di extravergini come, ad esempio, le note aromatiche di tipo erbaceo, vegetale e floreale (erba appena tagliata, erbe aromatiche, fiori, pomodoro, carciofo, mela, banana, frutti di bosco, mandorla, pepe e molte altre ancora).</p>
<p>Responsabili dell’aroma, in funzione della concentrazione e del valore di soglia di percezione sensoriale, sono i taluni composti volatili presenti nell’EVOO. Essi hanno importanza per il <a href="http://www.villauva.it/olio-extravergine-di-oliva/guida/analisi-sensoriale/">giudizio organolettico</a>. L’analisi dei composti volatili, oltre a consentire un controllo qualitativo dei componenti responsabili di pregi e difetti percepibili all’olfatto, è utile anche nel controllo anti-frode, poiché permette il riconoscimento di composti estranei e di cui è vietata l’aggiunta nell’olio.</p>
<p><strong><em>Proprietà salutistiche (funzioni nutraceutiche)<br />
</em></strong>Fin dall’antichità vengono attribuite all’EVOO numerose proprietà salutistiche. Fondamentali gli studi dell’americano Ancel Keys, grazie ai quali sono via via emersi i numerosi effetti benefici della Dieta Mediterranea (Martínez-González et al, 2015) contro le malattie cardiovascolari e le c.d. “malattie del benessere” come obesità, aterosclerosi (Ros et al, 2014), ipertensione, diabete, patologie cronico-degenerative, compreso il cancro; oggi è unanimemente recepito che lo stile mediterraneo e le abitudini alimentari correlate sono tra le più sane del mondo, ottimale per l’alimentazione dell’uomo del III millennio (Lavelli et al, 2006).</p>
<p>L’olio extravergine d’oliva è il condimento con il miglior equilibrio di grassi. È particolarmente <strong>ricco di acidi grassi monoinsaturi</strong>, che tra le sostanze grasse sono le più <strong>attive per la prevenzione dei disturbi cardiovascolari</strong>, e <strong>povero invece di grassi saturi, responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue</strong> e direttamente legati a problematiche come l’occlusione delle arterie, l’arteriosclerosi, l’infarto del miocardio. In effetti, l’olio EVOO ha un alto contenuto (tra il 55 e l’83%) in acido oleico, cui vengono attribuite gran parte delle proprietà salutistiche, compresa la capacità di combattere l’invecchiamento precoce (Virruso et al, 2014).</p>
<p>L’<strong>acido oleico </strong>(18 atomi di carbonio) è un acido grasso monoinsaturo, appartenente alla famiglia degli acidi grassi ω 9. Ha numerose proprietà per l’organismo umano, tra cui:</p>
<ul>
<li>aumenta la secrezione di bile (effetto colecistocinetico del drenaggio della bile), l’apporto di vitamina A, D e E, l’assorbimento delle altre vitamine;</li>
<li>inibisce la secrezione acida dello stomaco e l’ipermotilità;</li>
<li>mostra un buon livello di digeribilità (84%);</li>
<li>facilita l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino;</li>
<li>stimola l’attività pancreatica;</li>
<li>ha effetti antiossidanti;</li>
<li>aumenta la quantità di colesterolo HDL (acronimo dell’inglese High Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo buono”, e riduce la percentuale di colesterolo totale LDL (acronimo dell’inglese Low Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo cattivo”) (Covas MI et al, 2006); in questo modo, rallenta lo sviluppo della malattia cardiaca, limita i rischi di occlusione delle arterie, la pressione arteriosa, il tasso di zucchero nel sangue, previene o limita l’insorgenza della trombosi, di ictus, i rischi di occlusione delle arterie, di infarto del miocardio (Weinbrenner et al, 2004; de la Torre-Carbot et al, 2010). Un basso livello di ac. oleico nelle piastrine circolanti è un marker della patologia cardiovascolare ischemica.</li>
</ul>
<p><strong>L’Efsa, </strong>l’<strong>Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha autorizzato l’impiego di prodotti a base di acido oleico con l’indicazione del mantenimento nella normalità dei livelli di colesterolo</strong>; l’Autorità europea precisa infatti che “la sostituzione di grassi saturi nella dieta con grassi insaturi come l’acido oleico contribuisce al mantenimento dei normali livelli di colesterolo nel sangue”.</p>
<p>I grassi monoinsaturi, inoltre, rendono l’olio extravergine di oliva particolarmente resistente alle alterazioni. E’ stato anche documentato come l’assunzione di composti fenolici sia associato ad una ridotta formazione di prodotti dell’ossidazione del DNA (Machowetz et al, 2007), meccanismo alla base di molte forme di cancro.</p>
<p>L’<strong>effetto antiossidante </strong>è stato inoltre verificato <em>in vitro</em>, documentando una ridotta produzione di radicali liberi, ed <em>in vivo</em> con un aumento dell’attività antiossidante plamatica e dell’equilibrio redox del glutatione (Cicerale S et al, 2009, 2010), ma anche di una ridotta produzione di F2-isoprostano, un derivato della perossidazione dell’acido arachidonico.</p>
<p>Grazie alla modesta presenza di acido arachidonico, l’olio d’oliva ha <strong>un’azione preventiva nella genesi delle prostaglandine ad azione pro-infiammatoria</strong>, laddove grazie al modesto contenuto in acidi grassi polinsaturi omega-6, l’olio d’oliva limita i danni da questi determinati, in particolare, per ciò che concerne l’invecchiamento cellulare.</p>
<p>L’EVOO, se ben conservato, non irrancidisce ma soprattutto sopporta bene la cottura, raggiungendo temperature anche elevate (ad esempio nelle fritture) senza dar luogo alla formazione di sostanze nocive, cosa che invece succede quando si utilizzano oli ricchi di grassi polinsaturi (come la maggior parte degli oli di semi). L’EVOO è il solo condimento che si inserisce nello svezzamento dei lattanti perché contiene grassi polinsaturi essenziali ω6 ed ω3 in corretto rapporto tra loro, analogamente a quanto avviene nel latte materno.</p>
<p>L’olio EVO, così come gli altri oli alimentari, è costituito per la quasi totalità (98-99%) da trigliceridi, e da una c.d. “frazione minoritaria”, così definita solo per via del basso contenuto percentuale (1-2%) nella sostanza grassa ma il cui “valore” è importante.  Di quest’ultima fanno parte agenti come lo <strong>squalene</strong>, un idrocarburo triterpenico, così chiamato perché isolato per la prima volta dal grasso del fegato degli squali, che si trova nell’olio EVO in concentrazioni superiori a tutti gli altri oli vegetali (nell’olio di germe di grano, nell’olio di palma, nell’olio di amaranto, nell’olio di crusca di riso).</p>
<p>La quantità di squalene varia tra 1 e 10 g per kg di olio a seconda della cultivar di oliva, della sua area di produzione, del grado di maturazione delle olive.  Negli oli raffinati è possibile trovare isomeri e idrossi derivati dello squalene, che possono costituire un “marker” di un possibile processo di rettificazione subito anche dall’olio d’oliva.</p>
<p><strong>Lo squalene ha proprietà antiossidanti ed anti-tumorali</strong>; la sua presenza nell’olio d’oliva e nei derivati cosmetici gli permette di penetrare negli strati più profondi della pelle e di riformare il filo idrolipidico, indebolito dai raggi solari e dai detergenti.</p>
<p>Altre <strong>sostanze antiossidanti</strong> naturali presenti nell’EVOO sono i <strong>tocoferoli</strong> (vitamina E), che oltre ad esercitare nell’olio la stessa funzione antiossidante dei polifenoli, proteggono le membrane cellulari dall’azione disgregativa dei radicali liberi che si formano nell’organismo umano.</p>
<p>Il contenuto e la composizione dei tocoferoli varia a seconda della cultivar, dello stato di maturazione delle olive e delle condizioni di conservazione dell’olio; è essenziale per valutare la stabilità nel tempo di un olio extra vergine di oliva e le sue caratteristiche nutraceutiche.</p>
<p>Per poter essere efficace nel contrastare l’ossidazione dei grassi, la <strong>vitamina E deve essere presente in un rapporto equilibrato con l’acido linoleico</strong>, ovvero in una misura superiore a 0.79. Mentre nella maggior parte degli oli di semi tale rapporto varia tra 0,30 e 0,50, nell’olio extravergine di oliva, tale rapporto è pari a 1,87. Questo significa che la vitamina E presente nell’EVOO, non solo è sufficiente a proteggere il grasso dalla formazione di radicali liberi, ma è addirittura in eccesso e “biodisponibile” per svolgere la sua preziosa attività vitaminica. La vitamina E è anche un leggero vasodilatatore, svolge attività antitrombotica e rinforza le pareti dei capillari. Regolarizza la produzione di ormoni sessuali maschili e femminili e li protegge dall’ossidazione. L’apporto di vitamina E nella dieta ha dimostrato di saper incrementare i livelli di colesterolo “buono”. L’olio extravergine di elevata qualità può fregiarsi in etichetta della dicitura “naturalmente ricco di vitamina E”.</p>
<p>Nell’olio EVO di oliva si ritrovano diversi <strong>carotenoidi</strong> i più abbondanti dei quali sono il <strong>beta-carotene</strong> e la <strong>luteina</strong> seguiti da <strong>violaxantina</strong> e <strong>luteoxantina</strong>. È noto che i carotenoidi presentano diverse azioni biologiche; infatti alcuni di questi sono provitamine, in particolar modo il beta-carotene, altri (ad es. la luteina) sembrano importanti per una buona funzionalità della macula della retina, ed altri ancora agiscono da composti antiossidanti.</p>
<p>A tal proposito, risulta interessante conoscere i contenuti medi di carotenoidi negli oli extravergini di oliva così come i parametri che ne possono influenzare la variazione.</p>
<p>Il contenuto totale in carotenoidi può variare in un olio extravergine tra 1 e 20 mg/kg di olio. I fattori che possono influenzare maggiormente il contenuto in carotenoidi sono la varietà, il grado di maturazione delle olive così come le condizioni di conservazione dell’olio.</p>
<p>In conclusione, l’EVOO</p>
<ul>
<li>è il più salutare degli oli, possedendo straordinari valori nutrizionali</li>
<li>è il più digeribile degli oli vegetali, grazie alla sua composizione di acidi grassi;</li>
<li>è più stabile degli altri oli vegetali;</li>
<li>è molto resistente all’ossidazione;</li>
<li>è anche il più sano per friggere a causa del suo più alto punto di fumo (la temperatura alla quale l&#8217;olio inizia a degradarsi generando fumo e liberando sostanze nocive).</li>
</ul>
<p>Una ricerca, pubblicata sull&#8217;<em>American Journal of Clinical Nutrition </em>(Buckland et al, 2012), ha dimostrato che <strong>bastano solo due cucchiai di olio d&#8217;oliva per ridurre quasi della metà il rischio di morire di malattie cardiache</strong>, mentre l&#8217;equivalente di un cucchiaio da tavola riduce il rischio di circa il 28%.</p>
<p><strong>OLIVE OIL CAN HALVE RISK OF DYING FROM HEART DISEASE</strong></p>
<p><strong>L’OLIO DI OLIVA può dimezzare il rischio di morire per malattie cardiache.</strong></p>
<p>Lo studio prospettico europeo, che ha avuto inizio poco più di 20 anni fa, è stato condotto su 40.622 uomini e donne tra i 29 ei 69, monitorati per 13 anni per vedere l&#8217;effetto che l&#8217;olio d&#8217;oliva ha avuto sul tasso di mortalità. Durante lo studio sono morte circa 2.000 persone, 956 delle quali per cancro e 416 per malattie cardiache. Queste si trovavano tra quelli che consumavano meno olio d’oliva. Coloro che consumavano 29 grammi o più d’olio al giorno &#8211; poco più di due cucchiai da tavola – evidenziavano un 44% in meno di probabilità di morire per problemi cardiaci.</p>
<p>L&#8217;EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare, in merito alla salute cardiovascolare, ha concluso che esiste un <strong>rapporto causa &#8211; effetto</strong> tra il consumo di olio di oliva ricco in biofenoli, standardizzato dal contenuto di idrossitirosolo e oleuropeina (almeno 5 mg per 20 g d’olio d’oliva), e la <strong>protezione delle particelle LDL dai danni ossidativi</strong>. Questo è stato ben compreso da alcune aziende spagnole. OliveHeart è un prodotto che viene offerto in tutto il mondo confezionato in bottiglie di vetro e pacchetti di dosi individuali per il viaggio. E’ sviluppato da <em>Olive Innovations</em>, fondata da Jeronimo Díaz, e costituita da un gruppo di dirigenti e ricercatori dell&#8217;industria dell’olio d&#8217;oliva con sede in Spagna e con più di 30 anni di esperienza nel settore, la cui filosofia di mercato è quella di offrire ai clienti qualcosa di completamente nuovo.</p>
<p>Il contenuto ed il profilo delle <strong>sostanze fenoliche</strong> nell’EVOO è di particolare importanza poiché correlate alla stabilità (proteggono l’olio dall’autossidazione e ne aumentano la sua <em>shelf-life</em> ovvero il tempo per il quale un olio può essere conservato) e alle caratteristiche organolettiche del prodotto; la loro concentrazione può variare da meno di 100 mg a 1500 mg per kg di olio; i più rappresentati sono i secoiridoidi e i lignani (70-95%). Tra i vari composti fenolici, è emerso che <strong>l’idrossitiriosolo è dotato di un’elevata attività antiossidante</strong>. All’idrossitirosolo è stato attribuito il potere di inibire l’ossidazione delle LDL <em>in vitro</em> (le lipoproteine che trasportano il colesterolo ossidato, appunto detto in gergo popolare “cattivo”), di ridurre il rischio di malattie coronariche, aterosclerotiche e più in generale i processi ossidativi.</p>
<p>L&#8217;<strong>oleuropeina</strong> è il principale polifenolo presente nelle foglie e nei frutti dell&#8217;olivo; si ritrova nell&#8217;olio di oliva sia nella forma legata a una molecola di glucosio (glicoside), che nella forma non glicata; ed è anche il principale costituente responsabile del sapore amaro delle olive e delle foglie di olivo. Alla oleuropeina sono attribuite numerose proprietà benefiche, da quelle antimicrobiche, fungicide e insetticide contro infezioni e infestazioni, a quelle nei confronti di numerose malattie come neoplasie, patologie cardiovascolari, diabete e malattie neurodegenerative.</p>
<p>L’oleuropeina aglicone è molto attiva nell’inibire l’aggregazione piastrinica nel sangue. Inoltre proprio <strong>i secoridoidi mostrano un effetto, anche a basso dosaggio, nella protezione dall’ossidazione delle lipoproteine</strong>. Come pure <strong>riducono i danni ossidativi a carico degli eritrociti, suggerendo un effetto antitrombotico e preventivo contro l’arteriosclerosi</strong>. Se non bastasse l’oleuropeina aglicone, per alcune forme di cancro, riduce la proliferazione delle cellule tumorali.</p>
<p>L&#8217;azione antidiabetica dell&#8217;oleuropeina è complessa e supportata da numerose sperimentali e cliniche, sancita anche da un brevetto concesso a livello europeo [Use of oleuropein and derivatives in the treatment of type 2 diabetes mellitus and pathologies associated with protein aggregation phenomena &#8211; EP 2285388 B1].</p>
<p>Diversi dati scientifici sosterrebbero l&#8217;efficacia dell&#8217;assunzione giornaliera di dosi adeguate di oleuropeina attraverso l&#8217;integrazione con prodotti nutraceutici del normale contenuto della sostanza nell&#8217;alimentazione, al fine di prevenire e curare la sindrome metabolica e le patologie correlate, in particolare il diabete mellito di tipo 2, anche in considerazione dell&#8217;assenza di effetti collaterali legati all&#8217;assunzione di questo polifenolo (Barbaro et al, 2014).</p>
<p>Un derivato dell’oleuropeina aglicone, l’<strong>oleocantale</strong> [C<sub>17</sub>H<sub>20</sub>O<sub>5</sub>] (deacetossi ligstroside aglicole) o oleocanth (oleo = di oliva; cant = pungente; al = aldeide) una molecola organica naturale isolata dall&#8217;olio extra vergine d&#8217;oliva.</p>
<p>La sua quantità varia a seconda di molti fattori, come la qualità di olio o l’età delle olive nel momento della pigiatura (si trova in maggiori quantità negli oli di recente produzione). La concentrazione media che si può raggiungere varia <strong>dai 22 ai 190 µg per grammo di olio</strong>. Va tuttavia precisato che <strong>l’oleocantale è presente solamente nell’olio spremuto a freddo</strong>.</p>
<p>L’oleocantale è più stabile alla cottura rispetto ad altri fenoli dell’olio extra-vergine di oliva, con una perdita massima di concentrazione del 16%, ma subisce una notevole riduzione dell’attività (fino al 31%) quando riscaldato per un tempo prolungato, indicando una possibile perdita delle proprietà benefiche sulla salute.</p>
<p>L’oleocantale è responsabile della sensazione pungente e acre degli oli extra-vergini di oliva nella faringe e dell’irritazione della gola; l’intensità dell’irritazione è dose-dipendente, ovvero direttamente proporzionale alla concentrazione di oleocantale.</p>
<p>La molecola è stata identificata dai chimici del Chemical Senses Center di Philadelphia, guidati da Gary Beauchamp, principale autore dello studio, il quale ha raccontato di aver avuto per la prima volta il sospetto che l’olio di oliva avesse proprietà antinfiammatorie durante una degustazione d’olio in Sicilia, quando aveva avvertito un leggero pizzicore alla gola. Una sensazione identica a quella che sentiva di solito quando assumeva dell’ibuprofene, un diffuso farmaco anti-infiammatorio non steroideo (FANS o NSAID) (Beauchamp et al, 2005). Da lì, con i suoi collaboratori, cominciò ad analizzare l’olio di oliva fino all’identificazione della sostanza in questione. Secondo la ricerca, <strong>50 grammi di olio </strong><strong>extra-vergine di oliva (4 cucchiai) contengono fino a 200 µg per ml di oleocantale</strong>, quantitativo assorbito per il 50%-90%; questo corrisponderebbe ad un’assunzione della molecola fino a 9 mg al giorno. Tale dose è relativamente bassa, corrispondendo a circa il 10% del dosaggio di ibuprofene raccomandato per gli adulti per la cessazione del dolore. Si tratta quindi di effetti piuttosto modesti se confrontati con quelli di una singola dose di antinfiammatori; ma è risaputo che basse dosi di aspirina, che rappresenta ad esempio un altro inibitore, regolarmente assunte, conferiscono beneficio all’efficienza cardiovascolare. In effetti, la quantità consigliata per attivare l’azione benefica dell’oleocantale si aggirerebbe intorno ai 5-6 cucchiai al giorno, con relativo elevato apporto calorico (100-110 calorie per cucchiaio); tale quota è nettamente superiore a quella fissata dalle linee guida per una corretta alimentazione, che si attesta sui 3-4 cucchiai.</p>
<p>La struttura chimica dell’oleocantale è in effetti simile a quella dell’<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ibuprofen"><strong>ibuprofene</strong></a>, farmaco anti-infiammatorio non steroideo (FANS o NSAID), con il quale condivide il meccanismo di azione e gli effetti.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16235961?ordinalpos=8&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum">E’ stato dimostrato che entrambi gli enantiomeri sono anti-infiammatori non-steroidei (NSAID o FANS) e agenti anti-ossidanti;</a> e<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17685574?ordinalpos=4&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum">ntrambi sono inibitori non selettivi delle COX 1 e 2.</a> Le <a href="http://flipper.diff.org/app/pathways/info/470">ciclo-ossigenasi</a> catalizzano una delle prime tappe della conversione dell&#8217;acido arachidonico in prostaglandine, potenti mediatrici della risposata infiammatoria.</p>
<p>Come l’ibuprofene, andando a ridurre la produzione di prostaglandine, esercita un effetto analgesico.</p>
<p>Può dare alcuni dei benefici a lungo termine che si ottengono con l’uso ripetuto dell’ibuprofene, come la riduzione delle forme di demenza (per esempio il morbo di Alzheimer), del rischio di infarto (la Food and Drug Administration ha autorizzato campagne che indicano l&#8217;olio extra-vergine di oliva capace di ridurre il rischio di disturbi alle coronarie), di ictus nonché di alcuni tipi di tumore (polmonare e mammario).</p>
<p>Non è chiaro se, con una dieta ricca di olio d’oliva, possano insorgere danni renali e digestivi (che sono possibili con un uso a lungo termine dell’ibuprofene).</p>
<p>L’ibuprofene è associato ad una riduzione del rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro e ad una riduzione dell’aggregazione delle piastrine nel sangue.</p>
<p>Un derivato dell’oleuropeina aglicone, l’<strong>oleocantale</strong>, responsabile della sensazione pungente al gusto, espleta attività simili a quelle mostrate dall’assunzione di un farmaco antinfiammatorio non steroideo, come l’ibuprofene. Entrambe le molecole posseggono <strong>proprietà analgesiche e antiinfiammatorie</strong>, inibendo la sintesi di TNF-a nei monociti, l’attività delle ciclossigenasi 1 e 2 (COX-1, COX-2) in maniera dose-dipendente e superiore all’ibuprofene (Beauchamp GK et al, 2005), ma anche la produzione di NO, importante mediatore nella malattia artrosica, nonché la produzione di prostaglandine (in particolare PGE2), sostanze endogene dotate di una spiccata attività algica e infiammatoria. L’oleuropeina aglicone è molto attiva nell’inibire l’aggregazione piastrinica nel sangue. Inoltre <strong>proprio i secoridoidi mostrano un effetto, anche a basso dosaggio, nella protezione dall’ossidazione delle lipoproteine</strong>. Come pure riducono i danni ossidativi a carico degli eritrociti, suggerendo un <strong>effetto antitrombotico e preventivo contro l’arteriosclerosi</strong>. Se non bastasse l’oleuropeina aglicone, per alcune forme di cancro, riduce la proliferazione delle cellule tumorali.</p>
<p>Gli estratti fenolici dell’olio extra vergine di oliva avrebbero anche effetti anti-proliferativi in corso di neoplasie mammarie e prostatiche in parte esercitata attraverso un’azione pro-apoptotica. L’azione antinfiammatoria potrebbe esercitarsi anche attraverso una ridotta espressione di geni (down-regulation) codificanti per molecole pro-infiammatorie (Camargo A et al, 2009).</p>
<p><strong><em>Strategie di marketing</em></strong></p>
<p>L’attenzione posta negli ultimi tempi a valorizzare questo prodotto così importante per la Salute (e l’economia del nostro Paese), ha fatto sì che tutti gli altri oli di oliva siano stati erroneamente messi da parte perché ritenuti quasi “non buoni”. Ciò non risponde al vero in quanto l’intera gamma degli oli di oliva ha aspetti salutistici più o meno evidenti e variabili sulla base di diversi fattori.</p>
<p>Forse, come suggerito da Massimo Occhinegro, esperto di marketing, andrebbero ripensate  le strategie di marketing, aderendo ad una nuova logica se si vuole garantire: a) il valore nutrizionale del prodotto, b) al consumatore la possibilità di fare una scelta di prodotto in maniera consapevole, c) valorizzare la migliore produzione italiana, ossia l’eccellenza.</p>
<p>In una nuova educazione al consumo, l’olio vergine d’oliva potrebbe diventare l’equivalente del vino da tavola, mentre l’extra vergine lo si potrebbe innalzare al pari dei migliori vini. Su tale base, ogni olio ha le sue funzionalità.</p>
<ul>
<li><strong>Olio extra vergine di oliva</strong>, necessariamente di alta qualità per l’uso a crudo e per la cucina, avendo cura di pensare all’abbinamento con i diversi piatti, in virtù delle caratteristiche precipue di ciascun olio</li>
<li><strong>Olio vergine di oliva</strong> per l’uso quotidiano in cucina, per le famiglie</li>
<li><strong>Olio di oliva</strong> per la frittura di qualità</li>
<li><strong>Olio di sansa di oliva</strong> come concorrente diretto degli oli di semi, ovvero per la frittura.</li>
</ul>
<p>Discorso a parte meriterebbe lo sfruttamento di tutto ciò che c’è attorno all’oliva: acque di vegetazione, sansa, foglie, per ottenere antiossidanti da impiegare per uso alimentare o salutistico.</p>
<p><strong>Altri o</strong><strong>li alimentari<br />
</strong>Esistono vari oli alimentari, oltre all’olio d’oliva, ma questi <strong>non fanno parte della cultura mediterranea</strong>. Si sono imposti essenzialmente per essere meno costosi, pur avendo <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/caratteristiche-organolettiche.html">caratteristiche organolettiche</a> inferiori.</p>
<p>L’uso dell&#8217;<strong>olio di semi</strong> è arrivato nel nostro continente dopo la scoperta delle Americhe, dov’era ampiamente diffuso da secoli (in Brasile, già dall&#8217;800 a.C.; i popoli peruviani producevano l&#8217;olio spremendo i semi di arachide). L&#8217;<strong>olio di mais</strong> utilizzato dal popolo Maya (3000 a.C.), fu introdotto in Europa da Cristoforo Colombo, ma il suo inserimento nella nostra cucina è stato molto lento. L&#8217;<strong>olio di soia</strong> è invece originario dell&#8217;<strong>Asia</strong>, dove costituisce la base alimentare da 5000 anni; è stato importato in Europa intorno al 1700. Gli <strong>oli tropicali</strong> invece provengono dalla <strong>Polinesia</strong>, scoperti da spagnoli e portoghesi, sono arrivati intorno al &#8216;500.</p>
<p>Anche per l’estrazione dell’olio dai semi si seguono procedure analoghe a quelle per l’olio d’oliva. In primo luogo devono essere puliti e separati da tutti i contaminanti (terriccio, foglie, etc.). Una volta ottenuto il seme pulito si effettua una sgusciatura e/o una decorticazione e/o una depellicolazione, in base al tipo di seme che stiamo considerando. L&#8217;arachide, per esempio, dev&#8217;essere sgusciata e depellicolata. A questo punto si esegue una macinazione e/o una laminazione. Per semi ad elevato contenuto lipidico si esegue una macinazione, in modo da ridurre il seme in frammenti, che devono comunque essere abbastanza spessi; infatti se i semi sono ridotti a <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/farina-semola.html">farina</a>, tendono poi ad impastarsi quando vengono sottoposti a pressatura per ottenere l&#8217;olio. La laminazione, invece, viene operata soprattutto sui semi a minor contenuto lipidico, che vengono ridotti in scagliette molto simili per facilitare l&#8217;entrata del solvente e la successiva estrazione.</p>
<p>Segue la fase di riscaldamento/condizionamento. In genere questi semi macinati o laminati vengono trattati con vapore umido, che li rende più morbidi facilitando l&#8217;estrazione dell&#8217;olio ed aumentandone la rese. A questo punto il processo si divide. Se si tratta un seme ad elevato contenuto lipidico si esegue una pressatura iniziale, con delle presse continue <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/estrazione-olio-oliva.html">simili a quelle viste per l&#8217;olio di oliva</a>. Da questo processo si ottiene un olio grezzo che dev&#8217;essere <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/oli-di-semi-rettifica.html">rettificato</a>.<strong> Tutti gli oli di semi devono essere rettificati</strong>, in quanto la semplice estrazione porta a difetti del prodotto, sia perché può avere un colore troppo marcato (l&#8217;<a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/olio-di-palma.html">olio di palma</a> è marrone), o perché presenta dei sapori o degli adori sgradevoli, o perché può avere un&#8217;elevata acidità. Il pannello che rimane da questa pressatura, cioè il materiale solido, viene frantumato e sottoposto ad un&#8217;estrazione con solvente, in quanto contiene ancora una minima percentuale di olio non estraibile per semplice pressatura.</p>
<p>Lo stesso dicasi per i semi che hanno una bassa concentrazione lipidica o che sono molto piccoli, come quelli di cotone, per i quali è impossibile operare la pressatura. Similmente a quanto avviene per le <a href="http://www.my-personaltrainer.it/olio-sansa.html">sanse</a>, in questi casi si passa quindi direttamente all&#8217;estrazione con solvente. Il solvente più utilizzato è l&#8217;esano, attraverso un processo simile a quello visto per le sanse. L&#8217;esano scioglie la componente lipidica, ed il prodotto ottenuto viene sottoposto a distillazione in modo da separare il solvente e riutilizzarlo per l&#8217;estrazione dell&#8217;olio di semi. Il prodotto ottenuto è ovviamente un olio grezzo che dovrà poi essere rettificato.</p>
<p>Anche l&#8217;estrazione con solvente può essere fatta in impianti continui o discontinui.</p>
<p>In quelli discontinui si utilizza la macerazione del materiale in esano, in quelli continui il passaggio controcorrente dei semi e dell&#8217;esano.</p>
<p><strong>Uso dell</strong><strong>&#8216;olio di semi</strong></p>
<p><strong>La composizione</strong> di un olio di semi <strong>varia </strong>in funzione di numerosi fattori. Oltre alla specie botanica considerata, le differenze dipendono dalla varietà, dal tipo di coltivazione e dall&#8217;andamento climatico stagionale. La composizione degli acidi grassi può quindi subire delle leggere variazioni in seguito a questi fattori. Inoltre, il profilo accidico può essere modificato mediante piccole modifiche genetiche; tuttavia non possiamo modificare la frazione sterolica, che rimane per questo il principale indice di riconoscimento di un olio.</p>
<p>E’ opportuno tuttavia conoscere le loro caratteristiche organolettiche perché spesso usati in alternativa come se si trattasse di prodotti lipidici simili o analoghi. Per tale motivo è necessario accrescere le conoscenze sull’argomento.</p>
<p><strong>A differenza dell&#8217;olio di oliva, l&#8217;olio di semi è composto principalmente da acidi polinsaturi</strong>; gli oli vegetali sono ricchi di nutrienti essenziali e contengono molte vitamine, se non vengano trattati chimicamente e raffinati. In generale, gli oli alimentari sono prodotti di natura lipidica che a temperatura ambiente si trovano allo stato liquido; derivano in genere dalla spremitura di semi oleosi o delle olive o anche da altri parti di piante che li contengono. Pertanto <strong>la dicitura <em>olio alimentare o olio vegetale</em> non dà nessuna garanzia sulla composizione e origine dell’olio stesso</strong>. Essi differiscono principalmente la composizione in acidi grassi, ma non solo. <strong>La maggior parte degli oli contengono in prevalenza grassi mono e polinsaturi, e pochi grassi saturi</strong>; fanno eccezione gli oli tropicali (oli derivati dalla palma da cocco) che invece contengono una grossa percentuale di grassi saturi.</p>
<p>L&#8217;olio di semi contenendo pochi acidi linoleici <strong>potrebbe sostituire quello di oliva nelle diete ipocaloriche</strong>; in questo caso andrebbe consumato crudo. <strong>L’olio di semi è indicato per condire carni, insalate, pesce lesso, ed è indispensabile per la realizzazione</strong> di molte salse, una per tutte, la <strong>maionese</strong>.</p>
<p><strong>Nonostante che a temperature elevate subisca trasformazioni chimiche che liberano sostanze nocive, </strong><strong>l&#8217;olio di semi viene </strong><strong>spesso utilizzato per le fritture</strong>, poiché è più economico; la sensazione di leggerezza che esso dà alle fritture è in effetti solo apparente; in realtà è molto più difficile da assorbire dal nostro organismo rispetto a una frittura fatta con l&#8217;olio di <a href="http://www.giallozafferano.it/ingredienti/Olive">oliva</a>.</p>
<p><strong>L’olio di semi</strong><strong> viene utilizzato principalmente dall&#8217;industria alimentare, per confezionare prodotti dolciari e da forno, margarina e olio alimentare, e dall&#8217;industria cosmetica.</strong> La composizione in acidi grassi dell&#8217;olio di semi non varia solo da specie a specie, ma dipende anche dalle condizioni climatiche e dal tipo di terreno, nonché da modificazioni genetiche (OGM).</p>
<p><strong>Punto di fumo</strong></p>
<p>Il punto di fumo <strong>è la temperatura minima alla quale un olio</strong> o un grasso <strong>comincia</strong> ad emettere fumi visibili, e corrisponde all’inizio della <strong>decomposizione</strong> della molecola. Quando si frigge, ad una certa temperatura si ha prima una decomposizione parziale dei trigliceridi in acidi grassi liberi e glicerina; a temperatura più alta, e continuando nella cottura, si ha la successiva decomposizione della glicerina in <strong>acroleina</strong>, <strong>composto altamente tossico</strong> (specie per il fegato) e irritante gli occhi (usato, in dosi più concentrate, come gas lacrimogeno).</p>
<p>Vediamo le principali caratteristiche degli oli di semi più importanti.</p>
<p><strong>Olio di arachide<br />
</strong>Estratto dai semi di una leguminosa (<em>Arachis hypogaea</em>), <strong>è uno degli oli di semi migliori</strong> per gusto, stabilità e composizione chimica particolarmente equilibrata in acidi grassi. Contiene circa il 55% (35-72%) di acido oleico, il 25-30% (13-45%) di ac. linoleico, e circa il 15% di acidi grassi saturi; caratteristiche le presenze dell&#8217;ac. arachico (1 &#8211; 2,5%) e del lignocerico (1 &#8211; 2,5%), praticamente assenti negli altri oli. Essendo composto in prevalenza da acidi grassi monoinsaturi è per certi versi simile all&#8217;olio di oliva e come tale è <strong>piuttosto stabile alle alte temperature</strong>. Il suo <strong>elevato punto di fumo</strong>, che si aggira intorno ai 180°C, lo rende un olio vegetale particolarmente <strong>adatto per le fritture</strong>.</p>
<p>Buono anche il contenuto di vitamina E (19.1 mg/100g).</p>
<p>La sua ricchezza in acidi grassi saturi e la sua relativa scarsità in acidi grassi polinsaturi ne fanno <strong>sconsigliare l&#8217;uso a chi ha livelli elevati di colesterolo.</strong></p>
<p><strong>Olio per fritture<br />
</strong>In definitiva, per le fritture, è da preferire l’olio di arachide a quello degli altri oli di semi, eccezion fatta, specie per fritture prolungate e ripetute, per l’olio di oliva, che, pur avendo un punto di fumo leggermente inferiore, è però più ricco di acidi grassi monoinsaturi (più stabili) e di sostanze antiossidanti, e meno ricco di acidi grassi polinsaturi (meno stabili), e pertanto più resistente alle alte temperature.</p>
<p><strong>Olio di cocco<br />
</strong>L’olio di cocco si ottiene per pressione della polpa del frutto spaccato ed essiccato al sole. Contiene quantità elevate di acidi grassi saturi (circa l’80%), è quasi solido a temperatura ambiente, e viene usato per la produzione di margarine. L’olio di cocco e quello di palma rientrano tra i c.d.<strong> oli tropicali</strong>; si tratta di oli <strong>poco diffusi in commercio</strong>, ma vengono molto utilizzati dalle industrie perché economici e in grado di conservarsi a lungo; vengono spesso utilizzati anche per le fritture nei ristoranti al posto degli altri oli vegetali, tutti molto ricchi di grassi monoinsaturi e polinsaturi.</p>
<p>Questi oli tropicali sono ricchissimi in grassi saturi, caratteristica peculiare dei grassi di origine animale, e sono più dannosi per il corpo, poiché aumentano il colesterolo e si accumulano nelle arterie, causando problemi cardiovascolari.</p>
<p><strong>Olio di colza<br />
</strong>L’olio di colza è estratto dai semi di una pianta appartenente alla famiglia delle Crocifere ed al genere Brassica. Avendo un <strong>costo molto contenuto</strong> e una bassa acidità, si è rapidamente diffuso. L’uso alimentare dell’olio di colza ha, però, presentato diversi problemi che ne hanno indotto il <strong>ritiro dal commercio, data la presenza (circa il 45%) di un acido grasso (acido erucico) ritenuto responsabile di alcuni effetti tossici</strong>. Proprio per la presenza di questo acido grasso nocivo l&#8217;olio di colza viene usato per legge esclusivamente in associazione con altri oli, senza superare il 5% del totale. Grazie a procedimenti di selezione genetica vegetale si è riusciti ad abbassare il contenuto di acido erucico nei semi di alcune varietà di colza fino a valori prossimi allo zero; l&#8217;olio estratto da tali coltivazioni ha caratteristiche simili all&#8217;olio di oliva ed è stato ribatezzato olio di canola.</p>
<p>Povero di grassi saturi (8%), non contiene acidi grassi polinsaturi. Viene largamente utilizzato nella composizione degli oli di semi vari, per il suo basso costo.</p>
<p><strong>Olio di girasole<br />
</strong>Estratto dai semi di piante (<em>Helianthus annuus, fam. Composite o Asteraceee</em>) di facile coltura, tipica dell&#8217;Europa dell&#8217;Est, ed elevata resa; è molto simile come composizione a quello di mais, avendo il 50-65% di ac. linoleico ed il 5-13% di ac. grassi saturi. La frazione sterolica è caratterizzata dalla presenza di D7-stigmasterolo (15%), tipico dell&#8217;olio di girasole, oltre a b-sitosterolo e campesterolo.</p>
<p>In particolare l&#8217;olio di semi di girasole è <strong>molto ricco di acido linoleico</strong>, un acido grasso polinsaturo, molto <strong>utile per tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi</strong>. Grazie anche al suo ottimo contenuto di vitamina E (68 mg/100 g) l&#8217;olio di semi di girasole è un condimento che può essere usato crudo sulle pietanze. È particolarmente indicato nelle <strong>diete anti</strong>&#8211;<strong>colesterolo</strong>; inoltre, è una miniera di vitamina E (58% per 100 g). L’olio che si trova in commercio, limpido e chiaro, è ottenuto per chiarificazione e sedimentazione di quello grezzo, che ha un colore variabile dal giallo al rossastro.</p>
<p>È invece <strong>sconsigliato il suo utilizzo nella cottura e nella frittura</strong>, in quanto gli acidi grassi polinsaturi in esso contenuti andrebbero facilmente incontro a processi degenerativi producendo residui nocivi per l&#8217;organismo; vi sono tuttavia varietà di olio di girasole geneticamente modificate (diffuse molto negli USA) che resistono maggiormente alle alte temperature.</p>
<p>E’ però difficile da conservare, per cui <strong>andrebbe, una volta aperto, conservato in frigorifero</strong> in confezioni opache.</p>
<p>Negli ultimi decenni sono state tuttavia selezionate piante con un contenuto in acido oleico superiore (fino al 60% ed oltre), che hanno di fatto aperto una nuova frontiera ai possibili impieghi di questa coltura. Una maggiore percentuale di acido oleico significa infatti migliore resistenza alla degradazione termica ed ossidativa, da cui l&#8217;impiego in friggitoria al posto del più costoso olio di oliva. La minore percentuale di grassi polinsaturi permette di ottenere insaccati meno rancidi dal bestiame alimentato con semi di girasole e sottoprodotti della loro lavorazione. Un maggiore equilibrio tra acido oleico e linoleico significa anche garantire al consumatore un miglior controllo del colesterolo a bassa densità (LDL), con una riduzione degli stati infiammatori cronici e del rischio cardiovascolare. Infine, tale selezione ha aumentato anche i profili di impiego industriale dell&#8217;olio di girasole, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di combustibili e lubrificanti biodegradabili.</p>
<p>Sorprendente il contenuto in <strong>vitamina E</strong> (~60mg su 100 grammi, pari al 300% c.a della dose giornaliera raccomandata), che preserva l&#8217;olio di semi di girasole dall&#8217;irrancidimento conferendogli preziose <strong>proprietà antiossidanti</strong>. Per un corretto mantenimento del prodotto si raccomanda comunque la <strong>conservazione in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce e da fonti di calore</strong>.<strong> </strong></p>
<p><strong>Olio di lino<br />
</strong>L&#8217;olio di lino si ottiene dalla spremitura di semi di lino (una pianta erbacea annuale che cresce spontanea ma può anche essere coltivata), precedentemente essiccati o tostati. Viene usato nell&#8217;alimentazione umana e animale se spremuto dal seme crudo per non alterare il contenuto di omega3 e omega6. L’ olio di lino è <strong>particolarmente utile per riequilibrare il rapporto tra ω3 e ω6</strong>, che a causa dello stile alimentare moderno è troppo sbilanciato a favore di questi ultimi. A tal proposito è sicuramente migliore dell&#8217;olio di oliva e degli oli di semi tradizionali, ma meno efficace rispetto agli oli di pesce, perché povero di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA).</p>
<p>Un adeguato apporto di acido alfa-linolenico indifferenziato, tramite il regolare consumo di olio di semi di lino, è comunque efficace nel proteggere l&#8217;organismo da malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore e da alcune malattie infiammatorie- neurodegenerative. L&#8217;<strong>attività antiossidante </strong>è potenziata dall&#8217;<strong>ottimo contenuto in vitamina E </strong>(17,5 mg per 100 g). Buona anche la presenza di lecitina, un insieme di fosfolipidi necessari per il buon funzionamento del sistema nervoso e del cervello. A quest&#8217;olio sono ascritte anche proprietà antiemorroidali, anticolitiche e regolatrici sulla funzione intestinale.</p>
<p><strong>Due cucchiaini di olio di lino al giorno sono in grado di soddisfare, da soli, il fabbisogno quotidiano di acido alfa-linolenico</strong> (ω3). Per essere assimilati ed elaborati al meglio nei loro derivati, gli acidi grassi polinsaturi presenti nell&#8217;olio di lino vanno assunti, preferibilmente, in pasti poveri di grassi animali e zuccheri semplici.</p>
<p>Inoltre, grazie alle <strong>proprietà emollienti e protettive</strong>, l’olio di lino può essere utilizzato sottoforma di infuso per <strong>calmare le infiammazioni</strong> interne (tubo digerente, vie urinarie) o esterne (pelle). Deve essere mantenuto al riparo dalla luce diretta e in luogo fresco al fine di diminuire il normale processo di ossidazione a cui può andare incontro. Oltre ad essere usato come condimento (in nord Europa condisce il formaggio quark), è un eccellente integratore; già gli antichi greci utilizzavano anche i semi direttamente come aggiunta alimentare per mantenere una buona salute.</p>
<p>Recente è la notizia di uno studio sulle <strong>proprietà antitumorali</strong> dei semi di lino. Dopo aver dimostrato la loro capacità di ridurre la proliferazione del tumore alla prostata sui topi, i ricercatori hanno ottenuto risultati incoraggianti anche nell&#8217;uomo.</p>
<p>La ricchezza di acidi grassi polinsaturi ha tuttavia il difetto di amplificare i problemi di conservabilità; <strong>l&#8217;olio di semi di lino</strong>, infatti<strong>, irrancidisce rapidamente</strong> e deve essere ottenuto per spremitura a freddo, dal momento che questi acidi grassi si alterano facilmente con le alte temperatura (per questo motivo dev&#8217;essere sempre utilizzato crudo, mai per fritture o soffritti). Anche i semi frantumati devono essere utilizzati entro le 24 ore per evitare i suddetti fenomeni di irrancidimento.</p>
<p>L&#8217;ossidazione, che renderebbe questo alimento inadatto per l&#8217;uso dietetico, viene però sfruttata in campo industriale. Infatti, se esposto all&#8217;aria, l&#8217;olio di lino forma una massa bruna solida, che viene utilizzata nella <strong>preparazione di vernici e pitture</strong>. Nella pittura ad olio costituisce uno degli elementi atti a legare i pigmenti di colore e tra tutti gli oli si distingue per una spiccata siccatività. Trova impiego negli stucchi.</p>
<p>L&#8217;olio di lino viene generalmente commercializzato in piccole bottiglie (250 o 500 ml), ha un tempo di conservazione ridotto e dev&#8217;essere necessariamente consumato entro un mese dall&#8217;apertura. Per proteggerlo dalla luce e dal calore va conservato in bottiglie opache ben sigillate e riposto in un luogo fresco (in frigorifero dopo l&#8217;apertura, con il tappo ben chiuso). In commercio si trovano anche capsule o perle di olio di lino che apportano tuttavia un quantitativo modesto di acidi grassi essenziali, a meno che non si consumino diversi opercoli al giorno (equivalenti ad una dose di almeno 3 grammi/die di olio di lino).</p>
<p><strong>Olio di mais<br />
</strong>Non si tratta in realtà di un olio di semi, bensì di un olio contenuto nel germe del mais (per il 15-20% del peso del germe), da cui si ricava per spremitura o per estrazione con solventi. E’ un olio abbastanza stabile per <strong>l’elevato contenuto in tocoferoli</strong> (antiossidanti naturali) e dal gusto gradevole; è composto <strong>prevalentemente da acido linoleico (34 &#8211; 62%), oleico (19 &#8211; 50%) e palmitico (8 &#8211; 19%)</strong>. Tra gli steroli abbondano sitosterolo (66%) campesterolo (23%) stigmasterolo (6%) e D5-avenasterolo. Data la percentuale elevata di ac. linoleico e bassa % di acidi grassi saturi, l’olio di mais è <strong>particolarmente adatto alla preparazione di oli dietetici</strong>, che devono avere almeno il 45% di ac. linoleico, ed essere addizionati di vitamine (E, A, B6).</p>
<p>Per questo è <strong>raccomandato dai dietologi e dai cardiologi</strong>, in particolare per coloro che hanno livelli elevati di colesterolo nel sangue o che soffrono di disturbi cardiovascolari svolgendo un&#8217;efficace opera di prevenzione in malattie come la trombosi e l&#8217;arteriosclerosi.</p>
<p><strong>Olio di noci<br />
</strong>Contiene circa il 63% di acido linoleico ed è povero in acidi grassi saturi. E’ difficile da trovare ed è molto caro.</p>
<p><strong>Olio di palma<br />
</strong>L’olio di palma deriva dalla polpa del frutto della palma da olio (<em>Elaeis guineensis</em>), caratteristica delle regioni costiere dell’Africa Orientale. Come l’olio di cocco, <strong>ha un’elevata percentuale (circa il 50%) di acidi grassi saturi</strong>, con netta prevalenza di acido palmitico; è quasi solido a temperatura ambiente, e viene usato per la <strong>produzione di margarine</strong>. Anche dai semi si ricava un olio, l’olio di palmisto, con un contenuto di acidi grassi saturi di circa l’80%.</p>
<p>Si è molto discusso circa l’<strong>eventuale tossicità dell’olio di palma </strong>come ingrediente alimentare; sull’argomento è intervenuto l’Istituto Superiore di Sanità che ha redatto un “Parere Tecnico Scientifico” concludendo: “Nessun alimento o ingrediente è definibile come ‘tossico’ di per sé. Gli eventuali effetti negativi sulla salute vanno misurati sulla base dei livelli di esposizione”.</p>
<p><strong>Proprio gli acidi grassi saturi quando assunti in elevate quantità sembrano contribuire all’insorgenza di cardiopatie</strong> (EFSA 2010). Dai dati di letteratura non ci sono evidenze dirette che l’olio di palma abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di saturi e mono/polinsaturi, anzi recenti meta-analisi mettono in dubbio l’associazione tra saturi e cardiovasculopatie e/o mortalità in generale. Inoltre, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che l’acido palmitico dell’olio di palma sia anche meno ipercolesterolemizzante e aterogenico dei grassi animali, grazie alla posizione che occupa (sn-1 e sn-3) nei trigliceridi.</p>
<p>L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha prodotto di recente un documento sui rischi relativi al consumo di oli vegetali raffinati, concludendo che i contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età giovane e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età.</p>
<p>In particolare, il Panel on Contaminants in the Food Chain (CONTAM) allerta sulla presenza di sostanze che si formano durante il processo di lavorazione, in particolare quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature (circa 200° C), subendo la parziale idrolisi dei trigliceridi con ossidazione del glicerolo. Si tratta di esteri del glicidolo (GE), del 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e del 2-monocloropropandiolo (2-MCPD). L&#8217;olio di palma raffinato contribuisce in maniera rilevante all’esposizione a 3-MCPD e 2-MCPD nella maggior parte dei soggetti, ma invero la maggior parte degli oli vegetali, quando raffinati, ne contengono quantità considerevoli.</p>
<p>I più elevati livelli di GE, come pure di 3-MCPD e 2-MCPD (compresi gli esteri) sono stati riscontrati in oli di palma e grassi di palma, seguiti da altri oli e grassi. Per i consumatori a partire dai tre anni di età, margarine e &#8216;dolci e torte&#8217; sono risultati essere le principali fonti di esposizione a tutte le sostanze.</p>
<p>L&#8217;esposizione ai GE dei neonati che consumino esclusivamente alimenti per lattanti costituisce motivo di particolare preoccupazione, in quanto è fino a dieci volte il livello considerato a basso rischio per la salute pubblica.</p>
<p>La disamina del gruppo ha messo in luce che i livelli di GE negli oli e grassi di palma si sono dimezzati tra il 2010 e il 2015, grazie a misure adottate volontariamente dai produttori. Ciò ha determinato una diminuzione importante dell’esposizione dei consumatori a dette sostanze.</p>
<p><strong>Olio di palmisti<br />
</strong>L’olio di palmisti si ricava dai semi dei frutti della palma da olio (<em>Elaeis guineensis</em>); è un grasso vegetale solido che si scioglie ad una temperatura di 25°. E’ molto simile all’olio di cocco per colore e per sapore, ma ha un maggiore contenuto di acido oleico.</p>
<p>E’ caratterizzato da un’alta stabilità al calore e può essere conservato a lungo; trova largo impiego nell’industria nella produzione di margarina.</p>
<p><strong>Olio di riso<br />
</strong>L&#8217;olio di riso viene estratto dal germe e dalle pellicole che avvolgono esternamente il chicco di <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/riso.html">riso</a> (dette glume e glumelle o nel complesso pula o lolla). L&#8217;olio di riso viene quindi prodotto a partire dai residui della sbramatura, dalla quale si ottiene il riso integrale per allontanamento della lolla, e della sbiancatura, mediante la quale vengono allontanati l&#8217;embrione e le parti più esterne del chicco (pericarpo, spermoderma e strato aleuronico). Questi procedimenti hanno il duplice scopo di aumentare la conservabilità del chicco ed il suo candore, reso poi brillante e lucente con il processo finale di brillatura.</p>
<p>Per l&#8217;elevato contenuto in olio, la lolla viene anche commercializzata in pellet come carburante alternativo; ha un aspetto farinoso e grigiastro, è soffice, leggera, con forte tendenza ad agglomerarsi e ad irrancidire. Per la produzione dell&#8217;olio di riso, insieme all&#8217;embrione, viene dapprima essiccata ed in seguito sottoposta a spremitura meccanica, seguita da un <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/oli-di-semi-rettifica.html">processo di rettifica</a> mediante filtrazione, centrifugazione ed eventuali procedimenti chimici. Il residuo di questa lavorazione, subisce un&#8217;ulteriore estrazione oleosa con l&#8217;impiego di solventi chimici (poi allontanati per evaporazione), prima di essere veicolato all&#8217;industria mangimistica.</p>
<p>L&#8217;olio di riso è particolarmente apprezzato in campo alimentare e cosmetico.</p>
<p>L’olio di riso è un olio ad <strong>alto contenuto in </strong><a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/acido-oleico.html"><strong>acido oleico</strong></a>, <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/grassi-monoinsaturi.html">monoinsaturo</a> tipico dell&#8217;<a href="http://www.my-personaltrainer.it/olio-oliva.html">olio di oliva</a>, e in acido linoleico, <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/grassi-polinsaturi.html">polinsaturo</a> tipico degli <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/oli-vegetali.html">oli vegetali</a>. Tra i <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/fosfolipidi.html">fosfolipidi</a> sono presenti <a href="http://www.my-personaltrainer.it/bellezza/fosfatidilcolina.html">fosfatidilcolina</a>, fosfatidilinositolo e fosfatidiletanolamina, ma vengono in gran parte allontanati durante i processi di rettifica.</p>
<p>Le principali virtù nutrizionali dell&#8217;olio di riso dipendono dalla frazione insaponificabile, ove si ritrovano <strong>elevate concentrazioni di </strong><a href="http://www.my-personaltrainer.it/vitamina_E.htm"><strong>vitamina E</strong></a> in rapporto 1:1 tra <a href="http://www.my-personaltrainer.it/tocoferolo.html">tocotrienoli e tocoferoli</a>. <strong>Peculiare è la presenza di </strong><a href="http://www.my-personaltrainer.it/integratori/gamma-orizanolo.html"><strong>gamma orizanolo</strong></a>, costituito da una miscela di esteri dell&#8217;acido ferulico con <a href="http://www.my-personaltrainer.it/steroli.htm">steroli vegetali</a> ed alcoli triterpenici; sostanze analoghe vengono oggi utilizzate negli integratori destinati alla riduzione dei <a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/valori-colesterolo.html">livelli plasmatici di colesterolo</a> sotto il nome generico di &#8220;steroli vegetali&#8221; o &#8220;fitosteroli&#8221;. Pertanto, grazie anche all&#8217;abbondante presenza di tocoferoli ed alla ricchezza in acidi grassi monoinsaturi (acido oleico) e polinsaturi (acido linoleico), all&#8217;olio di <strong>riso vengono ascritte proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, </strong><a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/ipocolesterolemizzante.html"><strong>ipocolesterolemizzanti</strong></a><strong>, ipotrigliceridemizzanti e preventive delle </strong><a href="http://www.my-personaltrainer.it/cardiopatia-ischemica/malattie-cardiovascolari.html"><strong>malattie cardiovascolari</strong></a>. Va comunque precisato che molte di queste proprietà vengono notevolmente ridimensionate dai processi di raffinatura ed estrazione con solventi, per cui è buona regola <strong>preferire oli di riso vergini, spremuti a freddo e conservati in bottiglie di vetro scuro</strong>. Per lo stesso motivo, l&#8217;olio di <strong>riso andrebbe utilizzato esclusivamente per condire a crudo</strong>, poiché le sue benefiche proprietà vengono perdute con il calore; visto l&#8217;elevato punto di fumo e la resistenza all&#8217;ossidazione, si tratta di un olio particolarmente adatto alla <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/frittura.html">frittura</a>.</p>
<p>L&#8217;olio di riso è apprezzato anche dall<strong>&#8216;industria cosmetica </strong>per il suo potere emolliente, antinfiammatorio, idratante e protettivo dai <a href="http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/radiazioni-solari.html">raggi UV</a>. I tocoferoli dell&#8217;olio di riso, secondi per concentrazione solamente all&#8217;<a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/olio-di-palma.html">olio di palma</a>, sono largamente impiegati come sostanze funzionali anti-aging, destinate al trattamento ed alla prevenzione dell&#8217;<a href="http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/invecchiamento-cutaneo.html">invecchiamento precoce della pelle.</a> Per tutte queste proprietà, l&#8217;olio di riso viene ampiamente utilizzato in dermatologia, in cosmetica e nei preparati solari.</p>
<p><strong>Olio di sesamo<br />
</strong>Il sesamo (<em>Sesamum indicum</em>, famiglia Pedaliaceae) è una pianta erbacea diffusa dal Medio fino all&#8217;Estremo Oriente, passando per Africa e India dove costituisce da sempre un&#8217;importantissima fonte di olio alimentare. Oggigiorno il sesamo è coltivato esclusivamente in quei Paesi del Sud del mondo dove la manodopera costa poco e dove piccoli produttori in piccoli campi fanno fronte alle richieste internazionali, poiché la raccolta è ancora manuale e richiede molta pazienza.</p>
<p>Il frutto è una capsula deiscente (i semi vengono rilasciati a maturità, da cui la famosa frase: &#8220;Apriti sesamo&#8221;) contenente numerosi e piccolissimi semi, di colore più o meno scuro in relazione alla varietà (ne occorrono circa 500 per mettere insieme un grammo); in ognuno di essi la percentuale di olio oscilla dal 40 al 60% (contro il 15-35% dell&#8217;oliva matura). Da notare che del principio attivo sesamina, con la tostatura si provoca una perdita pari appena al 10%.</p>
<p>L&#8217;olio di sesamo raffinato è di colore giallo chiaro, inodore e con un sapore caratteristico e gradevole. Oltre al tradizionale <strong>uso alimentare</strong>, trova impiego anche nel settore <strong>farmaceutico</strong> come veicolo di medicamenti liposolubili ad uso parenterale (come alcuni ormoni iniettabili) e come <strong>blando lassativo</strong>; a tale scopo si utilizza olio di sesamo di prima qualità spremuto a freddo. Si registrano impieghi anche in cosmetica, per saponi e shampoo.</p>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, i semi di sesamo sono <strong>ricchi di acido oleico</strong> (tipico dell&#8217;olio di oliva) ed <strong>acido linoleico</strong> (precursore degli acidi grassi omega sei, importanti per la salute della pelle), contenuti in simili proporzioni (40% c.a. ciascuno); tra gli acidi grassi saturi abbondano il palmitico e lo stearico. Molto importante risulta anche il &#8211; seppur modesto &#8211; contenuto in vitamina E, che preserva l&#8217;olio dall&#8217;irrancidimento (insieme al sesamolo) e conferisce ai semi preziose proprietà antiossidanti.</p>
<p>I semi di sesamo sono <strong>ricchi di proteine</strong>, nel cui profilo aminoacidico <strong>spicca l&#8217;elevata percentuale di metionina e triptofano</strong>; l&#8217;amminoacido limitante, lo stesso del frumento, è la lisina. Nei semi di sesamo ritroviamo ottime quantità di calcio, fosforo e ferro, e di alcune vitamine (tiamina, piridossina, niacina, folati e riboflavina); da segnalare, comunque, anche la presenza di fitati ed ossalati, che tende a ridimensionare leggermente l&#8217;elevatissimo apporto di calcio e ferro.</p>
<p>Per questa loro importanza nutrizionale, ma anche per la croccantezza ed il caratteristico sapore, <strong>i semi di sesamo sono largamente impiegati per decorare</strong> ed impreziosire, anche dal punto di vista alimentare, <strong>diversi prodotti da forno</strong> (pane, crackers, ecc.), barrette dietetiche e sostitutive del pasto, muesli, verdure e persino alcuni dessert. Non molto conosciuti nelle regioni settentrionali, i semi di sesamo rappresentano pertanto un ingrediente particolarmente versatile, importante soprattutto nella cucina giapponese ed in quella indonesiana; abbrustoliti e mescolati con sale marino (10-20 parti di sesamo per una di sale) danno origine al gomasio, una valida e sicuramente più salutare alternativa al sale da cucina.</p>
<p>E’ <strong>molto usato in dermatologia</strong>, per cosmesi e come olio per massaggi. E’ particolarmente raccomandato per le pelli grasse, dalle quali viene perfettamente assorbito. L&#8217;uso esterno dell&#8217;olio di sesamo, che ha proprietà lenitive, trova indicazioni nel trattamento delle irritazioni ma anche della secchezza della pelle e della fragilità e mancanza di tono della pelle. Sempre per via esterna, in Cina viene usato nel trattamento delle piaghe e delle emorroidi. Possiede proprietà emollienti, nutrienti, antiossidanti e una leggera protezione solare (fattore 4).</p>
<p><strong>Olio di soia<br />
</strong><strong>E’ l’olio più diffuso nel mondo</strong>, grazie alle estesissime coltivazioni di soia nei diversi continenti e, in particolare, negli Stati Uniti; è contenuto nei semi delle varietà di soia, fagiolo giapponese, poi coltivato un po’ ovunque. Secondo la varietà, il seme di soia contiene dal 15 al 20% di olio, che è estratto per pressione a caldo o con solventi. L’olio di soia commerciale è ottenuto per raffinazione, deodorazione e decolorazione di quello grezzo. Presenta, a volte, un odore sgradevole che diventa più intenso con la stagionatura; inoltre scaldato libera un odore di pesce fastidioso. Poiché sembra che ciò sia dovuto alla presenza di acidi altamente insaturi, si è cercato di porvi rimedio, idrogenando selettivamente l’olio, in modo da ridurre il contenuto di questi acidi. Contiene, in media, circa <strong>il 50% di acido linoleico e l’8% di acido linolenico</strong>. Gli acidi grassi saturi sono intorno al 15%.</p>
<p>E’ uno degli oli maggiormente impiegati nell’industria per la <strong>preparazione delle margarine</strong>.</p>
<p><strong>Olio di semi di papavero<br />
</strong>I semi di papavero per l&#8217;alimentazione si ottengono prevalentemente dal <em>Papaver nigrum</em> (anche detto papavero mediterraneo o papavero dai semi neri, originario della Turchia e strutturalmente molto simile al papavero bianco dell&#8217;oppio) e dal <em>Papaver setigerum </em>(anche detto papavero da seta o da olio, spontaneo in quasi tutto il bacino del Mediterraneo e anche in Italia), due varietà derivanti dalla stessa filiera botanica. Ovviamente, i semi di papavero colti per l&#8217;alimentazione non contengono i principi farmacologici del <em>Papaver somniferum</em> e il loro utilizzo si limita alla produzione dell&#8217;olio o alla torrefazione per il consumo generico.</p>
<p>I semi di papavero <em>nigrum</em> o <em>setigerum</em> sono neri o blu e caratterizzano fiori con petali neri (nigrum) o bianchi macchiati di viola o porpora (setigerum); oggi, le coltivazioni di papavero da semi sono colture marginali e l&#8217;utilizzo dei suoi derivati alimentari si limita a un consumo di nicchia.</p>
<p>L&#8217;olio di papavero è un <strong>buon grasso da condimento</strong>, ma in base ad alcuni approfondimenti medici e nutrizionali (seppur datati), sarebbe utile anche:</p>
<ul>
<li>nella cura della <a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/stipsi-stitichezza.html"><strong>stipsi</strong></a><strong> intestinale</strong></li>
<li>nella remissione delle <strong>affezioni scrofolose</strong> [infezioni croniche delle <a href="http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/sistema-linfatico.html">ghiandole linfatiche</a> dovute al <a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/tubercolosi.html"><em>Mycobacterium tuberculosis</em></a> (<a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/batteri.html">batterio</a> della tubercolosi), che in stadio avanzato provoca <a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/ascesso.html">ascessi</a> <a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/odore-vaginale.html">maleodoranti</a> nel collo, nelle ascelle e nell&#8217;inguine, sfigurando chi ne rimane colpito]</li>
<li>nella remissione del <a href="http://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/rachitismo.html">rachitismo</a></li>
<li>come emolliente nelle affezioni della <a href="http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/vescica.html">vescica</a></li>
<li>ad uso topico: in tamponi, nella remissione delle ulcerazioni e infiammazioni della <a href="http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/pelle.html">pelle</a>; spalmato per la pulizia e l&#8217;idratazione della stessa.</li>
</ul>
<p><strong>Macronutrienti</strong><strong> per 100g di olio di semi di papavero<br />
</strong>L&#8217;olio di semi di papavero è composto al 99,9% da <a href="http://www.my-personaltrainer.it/grassi-lipidi.html">lipidi</a> e contiene solo poche tracce di acqua.</p>
<p>L&#8217;olio di semi di papavero è <strong>ricco di </strong><a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/grassi-polinsaturi.html"><strong>acidi grassi polinsaturi</strong></a>, soprattutto 18:2 indifferenziato, cioè un <a href="http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/acidi-grassi.html">Acido Grasso</a> Essenziale (AGE) della famiglia ω6; si tratta di lipidi altamente ossidabili che possono garantire una conservabilità &#8220;minima&#8221; solo in presenza in <a href="http://www.my-personaltrainer.it/tocoferolo.html">tocoferoli</a> <a href="http://www.my-personaltrainer.it/antiossidanti.htm">antiossidanti</a> (vit. E), presenti nell&#8217;olio di semi di papavero in quantità di poco inferiori a quelle dell&#8217;<a href="http://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/olio-extravergine-di-oliva.html">olio extravergine</a> d&#8217;oliva. Si evidenzia anche una discreta concentrazione di fitosteroli che, in associazione ai suddetti ω6, può risultare utile nella terapia dietetica contro l&#8217;<a href="http://www.my-personaltrainer.it/salute/colesterolemia.html">ipercolesterolemia</a>.</p>
<p><strong>Olio di vinaccioli</strong></p>
<p>E’ ottenuto per estrazione con solventi dai semi dell’uva. E’ l’olio con il maggior tenore di ac. linoleico (70%). Gli acidi grassi saturi sono intorno al 10%. Per il suo bel colore dorato e il gusto delizioso fruttato, è un olio leggero e perfettamente equilibrato adatto però solo per il consumo a crudo.</p>
<p><strong>Olio di zucca<br />
</strong>L&#8217;olio di semi di <a href="http://www.my-personaltrainer.it/erboristeria/zucca.html">zucca</a> si ottiene per spremitura a freddo dei semi dell&#8217;omonima pianta (<em>Cucurbita pepo</em> L.).</p>
<p>Specialità culinaria tradizionale di alcune regioni austriache, croate ed ungheresi, al punto da essere tutelato dall&#8217;Unione Europea attraverso il marchio IGP (<em>Indicazione Geografica Protetta</em>), l&#8217;olio di semi di zucca sta raccogliendo un rinnovato interesse anche in ambito fitoterapico e nutrizionale.</p>
<p>Di colore verde scuro intenso, ha un sapore inusuale per il palato abituato a quello d&#8217;oliva, ma gradevole. Se si opera un’accurata spremitura, l’olio conserva molti principi attivi dei semi, ad alto valore nutritivo perché contiene gran parte degli acidi grassi essenziali, nonché molta vitamina E e selenio. <strong>È facilmente digeribile, ricco di vitamine, sali minerali, fitosterine e aminoacidi. E&#8217; indicato per condire insalate e anche carni grigliate</strong>.</p>
<p>Interessanti le proprietà fitoterapiche dell&#8217;olio di semi di zucca, derivanti dalla <strong>sua ricchezza in </strong><strong>b</strong><strong>-steroli</strong> strutturalmente simili agli androgeni e agli estrogeni; trattandosi di composti lipofili, queste sostanze presenti nei semi di zucca si ritrovano in ottime quantità anche nell&#8217;olio che da essi si ricava. Queste sostanze si sono dimostrate <strong>utili per abbassare i livelli di colesterolo, migliorare i sintomi da carenza estrogenica nella post-menopausa, ed alleviare i sintomi dell&#8217;ipertrofia prostatica</strong>, effetto che sembra legato in parte alla capacità di inibire la conversione del testosterone in diidrotestosterone, ed in parte all&#8217;ostacolo offerto nei confronti del legame tra recettori degli androgeni e diidrotestorone.</p>
<p>In uno studio pilota randomizzato, a doppio cieco con placebo, a 35 donne entrate in menopausa per ragioni naturali o iatrogene (chirurgia per patologie benigne), sono stati somministrati 2 grammi di olio di semi di zucca al giorno per un periodo di 12 settimane. Rispetto al gruppo di controllo trattato con placebo, la somministrazione di olio di semi di zucca ha garantito un significativo incremento dei valori di HDL associato ad un calo della pressione arteriosa; inoltre, la compilazione di un questionario riguardante la percezione dei più comuni disturbi post-menopausali ha permesso di osservare un significativo miglioramento dei sintomi da carenza estrogenica, soprattutto in termini di riduzione delle vampate di calore, del mal di testa e dei dolori articolari.</p>
<p>Un recente studio ha valutato l&#8217;attività ipotensiva dell&#8217;olio di semi di zucca confrontandola con quella dell&#8217;amlodipina (un farmaco ad azione anti-ipertensiva), dimostrando &#8211; nei ratti &#8211; l&#8217;effetto cardioprotettivo ed ipotensivo dell&#8217;olio, presumibilmente dovuto ad un&#8217;aumentata sintesi di ossido nitrico.</p>
<p>In uno studio clinico randomizzato, a doppio cieco con placebo, condotto su 47 pazienti coreani, di età media pari a 53.3 anni, affetti da iperplasia prostatica benigna si è testata l&#8217;efficacia dell&#8217;olio di semi di zucca somministrato per 12 mesi da solo (320 mg/al giorno) o in associazione ad olio di <em>Serenoa repens</em> (320 mg/al giorno di uno + 320 mg/al giorno dell&#8217;altro); i risultati sono stati confrontati con quelli del gruppo trattato con placebo (320 mg di fecola di patate dolci) o con il solo olio di serenoa (320 mg/al giorno). Nessuno dei trattamenti proposti ha garantito una riduzione significativa del volume prostatico; i valori sierici del PSA si sono ridotti nel gruppo che assumeva i due oli insieme, mentre la qualità di vita è migliorata dopo 6 mesi. I due fitoterapici assunti separatamente hanno garantito un miglioramento dei sintomi prostatici espressi attraverso l&#8217;IPSS (International Prostatic Symptom Score) nell&#8217;arco di tre mesi, mentre il flusso urinario massimo è migliorato dopo sei mesi nel gruppo trattato con olio di semi di zucca, e dopo 12 mesi nel gruppo trattato con olio di serenoa.</p>
<p><strong>Olio di semi vari<br />
</strong>Viene ottenuto dalla spremitura di diversi semi (arachide, mais, girasole); la sua <strong>qualità</strong> è generalmente <strong>scarsa</strong>.</p>
<p><strong>La Margarina<br />
I grassi idrogenati</strong> sono grassi ottenuti dall’idrogenazione di oli animali o vegetali, contenenti trigliceridi di acidi grassi insaturi.</p>
<p>Per effetto dell’idrogenazione (operazione in cui si ha l’addizione di idrogeno, in presenza del catalizzatore nichel, ai doppi legami degli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi della miscela di trigliceridi di cui è formato l’olio animale o vegetale), gli oli di partenza da liquidi diventano solidi, e cioè si trasformano in grassi, che, per il modo in cui sono stati ottenuti, sono detti appunto grassi idrogenati.</p>
<p>I grassi idrogenati sono impiegati principalmente nella produzione della margarina, per cui, in definitiva, possiamo definire la margarina una <strong>emulsione di grassi, idrogenati e non</strong>, di origine vegetale ed animale diversi però dal burro e dai grassi suini.</p>
<p>Il grasso idrogenato va venduto in confezioni sigillate, di peso non superiore a 1Kg; sui lati della confezione deve leggersi: “grasso idrogenato”.</p>
<p>Per legge, la margarina deve avere una acidità non superiore all’1%, e deve contenere il 5% di olio di sesamo (per svelare eventuali frodi di adulterazione per aggiunta di margarina al burro, cui somiglia solo per l’aspetto). Inoltre, deve contenere grassi in misura non inferiore all’80% per la margarina normale, circa il 60% per la margarina leggera a ridotto tenore di grassi, e circa il 40% per la margarina leggera a basso tenore di grassi.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<ul>
<li>Barbaro B, Toietta G, Maggio R, Arciello M, Tarocchi M, Galli A, Balsano C. Effects of the olive-derived polyphenol oleuropein on human health. Int J Mol Sci. 2014 Oct 14;15(10):18508-24 [<sup>x</sup><sup>xiii</sup>]</li>
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